in realtà stavo cercando corsi di counseling...siccome ho letto, proprio qui du OPS, che prossimamente le scuole di psicoterapia saranno aumentate a 5 anni (sempre se questa informazione è esatta), sto valutando varie possibilità, corsi, master, ecc...per evitare di fare la specializzazione...allora ho cercato anche corsi di counseling.
Da una parte sarebbe utile, e interessante, ma quando mi imbatto in questi "corsi" da quattro soldi o penso che è inutile aver studiato 5 anni (più tirocinio e esame di stato) per fare quello che può fare un counselor (3 anni, se va bene, nel week-end, che sono in grado di "fare" ma senza sapere il "perché") e avere loro come concorrenti, non mi esalta più di tanto
.
Non è che se faccio un corso biennale fra qualche anno non potrò più fare counseling (che ora è per legge una delle competenze dello psicologo) perché sarà diventata attività esclusiva dei coounselor? Ormai va tutto al contrario
Fra l'altro, mi sto anche chiedendo perché in Italia esiste questa situazione. Da quando hanno costituito l'Ordine delgli Psicologi, la psicologia è andata frammentandosi anziché compattarsi. Come mai? E' intenzionale, o è solo dovuto alla "distrazione" di certe persone?
Pensandoci bene, l'unico ambito che è rimasto ancora solo ed esclusivamente dello psicologo sono i testo sbaglio?
mi piacerebbe anche sapere se questa sitauzione ha a che fare col fatto che la psicologia è diventata una professione sanitaria
Ultima modifica di Johnny : 01-01-2010 alle ore 17.19.19
Perdonami ma la vena sarcastica da parte mia non c'era proprio, se però ho involontariamente trasmesso questo messaggio me ne dispiace, sinceramente io apprezzavo il dibattito e non avevo la presunzione di far cambiare idea a nessuno solo di far vedere le situazioni anche da diverse angolature.
Mah, io ho avuto modo più volte di scrivere per cercare di fare un po' di chiarezza... una formazione in counseling non è affatto la stessa cosa di una formazione in psicoterapia: presupposti, modalità e - soprattutto - lavoro che si va a fare dopo è molto diverso.
La mia storia personale vede un approccio all'inverso... prima ho scoperto la psicoterapia e dopo... il counseling. Posso certificarti - per quella che è la mia esperienza - che non si tratta affatto della stessa professione. Non solo, essendomi formato alla psicoterapia, ho avuto non poche difficoltà, in seguito, per adeguarmi all'intervento di counseling.
Al di là della confusione generale che impera... spesso si tende a fare confusione per una ragione molto semplice: ci sono psicoterapeuti che si prendono in carico pazienti che non avrebbero affatto bisogno di una psicoterapia (ma di un buon intervento di counseling sì) e ci sono counselor che si prendono in carico clienti che non avrebbero affatto bisogno di un intervento di counseling (ma di un buon intervento di psicoterapia sì).
E' sempre la vecchia storia... dipende da come si vuol guardare la faccenda.
Non è vero, non sono tutti corsi da quattro soldi... dipende. Anche qui occorre non generalizzare.
Anche questa è una leggenda da smentire... non è affatto vero che il counseling sia per legge competenza dello psicologo. Dove sta scritto? Una cosa è "cosa piacerebbe agli psicologi", altra cosa è "quello di di fatto è". Mi spiego: non esiste legge che dica questo, e per una sentenza (all'apparenza) favorevole alla causa degli psicologi, ce ne sono almeno dieci che dicono il contrario. la verità è che una norma certa, ad oggi, non c'è. Ma su questo mi sentirei di dirti: stai tranquillo. Stiamo andando in una direzione che sembra tollerare poco le riserve professionali... figurati se domani potrebbe venir mai fuori o l'albo dei counselor o una riserva di legge che vieti di fare counseling a chi non è counselor...
Eh eh... qui ci sarebbe da scrivere tutta la notte. Se proprio non hai di meglio da fareprova a cercarti i miei vecchi post: ho scritto paginate di interventi su questo punto.
Questa cosa è uno degli ultimi tasselli (in negativo).
Questo è anche esattamente quello che fa l'assitente sociale. Probabilmente non siete i solo a lavorare con le relazioni per promuovere il benessere dell'individuo e della comunità. Non siete i soli a fare consulenze e trattare i disagi vari dei singoli e dei gruppi.
Uno sguardo alle altre professioni e meno autorefenzialità forse aiuterebbe anchhe chi ha fatto psicologia a relazionarsi meglio nel proprio lavoro e nelle professioni limitrofe.
Credo che sia vera questa storia dei test e del fatto che anche nella mia esperienza sono gli unici ambiti che sono di esclusiva competenza degli psicologi.
Non credo però che ciò sia dovuto al fatto che la psicologia è diventata una professione sanitaria.
Se i counselor sono apparsi sul mercato del lavoro recentemente recentemente c'erano già altre professioni che già da prima degli psicologi trattavano tematiche inerenti al benessere e ai disagi interiori ( assitenti sociali, educatori, filosofi...ad esempio la professione di assitente sociale è ben più antica a livello Italiano rispetto a quella di psicologo).
Il fatto è che adesso c'è una grande crisi occupazionale per gli psicologi a allora rivendicate una esclusività che DI FATTO non è storicamente mai esitita in quanto i laureati in pedagogia (ora scienze dell'educazione) che svolgevano la professione di educatori e gli assitenti sociali si sono sempre occupati di colloqui e consulenze volti alla promozione del benessere a alla soluzioni dei vari disagi delle persone, mentre per la cura delle patologie psichiche, delle quali queste due categorie non si occupano, i medici possono fare gli psicoterapeuti come i laureati in psicologia.
Questo non significa che anche gli psicologi non si possano occupare di benessere di di promozione di stili di vita positivi anche attraverso i colloqui, ci mancherebbe, ma che sbagli chi pensa che solo loro lo possano fare!!
ciao monica, sono d'accordo infatti io mi riferivo specificatamente alla figura del counselor. Voi assisitenti sociali lavorate per "promuovere il benessere dell'individuo, gruppo, comunità", ma, appunto, avete un corso di laurea di 5 anni, l'esame di stato, l'iscrizione all'albo e quindi siete competenti e autorizzati a fare ciò, avete i vostri strumenti, le vostre metodologie, avete un codice deontologico a cui rendere conto, ecc...
E difatti nella pratica lo psicologo e l'assistente sociale spesso collaborano, così come si collabora con altre figure (educatori, medici, psicoterapeuti, psichiatri per le consulenze farmacologiche, ecc..).
Lenggendo alcuni siti internet di counselor e consulenti filosofici vari, dopo la pappardella in cui si dice che l'approccio è basato sull'ascolto, sul rispetto e la condivisione, l'essere umano come individuo , ecc...nelle pagine successive, spesso, alla faccia di ciò che è stato appena affermato, si legge che il sedicente professionista della relazione in questione tratta vari disturbipsichiatrici , cui segue un elenco di sintomi e sindromi psichiatriche (depressione, attacchi di panico, fobie, anoressia, dismorfofobia, disturbi della personalità...in sostanza i disturbi più famosi e di moda), nonché un'insalata di riferimenti psicoanalitici (conflitti inconsci, "problemi del passato che emergono del presente", leggevo su un sito), e così via. Cioè, se uno i problemi non li ha, leggendo queste cose gli vengono.
Leggendo queste cose mi riesce difficile credere nella professionalità di queste figure, tutto qua.
mi pare però di aver letto, proprio da te, in post precedenti, che si tratta di "counseling sociale" (correggimi se sbaglio) e che quindi logicamente fa parte delle vostre competenzeTra l'altro è opinione comune dell'Ordine degli Assitenti Sociali nonchè del nostro sindacato che il counseling sia una dello nostre competenze, non esclusive, ma una delle varie attività che correntemente un assitente sociale può svolgere.
Ultima modifica di Johnny : 04-01-2010 alle ore 10.26.37
Per me queste cose sono al limite...diciamo le considero come l'astrologia....certo bene alle categorie professionali nostre non fanno....però cavolo...i corsi di counselign rivolti ai diplomati vari li fanno tutti i VOSTRI colleghi psicologi didatti e formatori.....le varie scuole di psicoterapia...ehhhhh insommaaaaaa.....![]()
Sì, ma l'ordine di limita a dire counseling....senza altro aggettivo...e poi se qualcuno mi sa dare una distinzione tra l'ambito sociale e quello psicologico precisa, dal momento che oramai molti psicologi sono impegnati nel sociale....mah....io credo che al di là delle patologie tutto quello che rigurda le relazioni della persona con l'altro e con la società e tutto quello che rigurda la promozione del benessere è sociale, prima che personale, ma sai...sono sottigliezze difficili da cogliere.
Io credo che il counseling sia counseling sociale proprio perchè lo fa una assitente sociale, ma non so poi di fatto quali sono le cose che lo differiscono dal counseling psicologico. Ma forse questo perchè per esperienza personale diretta non conosco a perfezione le competenze dello psicologo come libero professionista mentre conosco molti psicologi che lavorando nel settore pubblico e nelle cooperative si occupano di ambiti più legati al sociale??
ti rispondo quotando un post che ho trovato in un thread che si trova in un'altra sezione del forum (intitolato "counselor o counsellor") di una psicologa emigrata in Inghilterra
in quello stesso thread ci sono anche testimonianze su vari disastri combinati da counselor improvvisati.Se l'intenzione e' quella di rifarsi ad un modello anglosassone ho come l'impressione che l'impresa non sia riuscita, o magari non ancora. Il counsellor qui in inghilterra non si sovrappone alla figura dello psicologo, ma semmai a quella dello psicoterapeuta. Ho appena conseguito il mio diploma di Counsellor Psicodinamico presso l'universita' di Reading. Per accedere corsi di counselling (che sono sempre post-lauream e non ad un livello inferiore a questo) bisogna avere gia' conseguito un degree inerente alla psicologia. In quello da me frequentato e c'e' pure un limite di eta' non inferiore ai 25 anni per accedervi. Si fanno colloqui e controcolloqui per essere ammessi. Nei due anni di corso la teoria e la pratica sono assolutamente intersecati. I pazienti vengono visti con la supervisione settimanale di un Supervisor . In piu' si e' obbligati a sottoporsi a psicoterapia psicoanalitica (a proprie spese) per tutta la durata del corso. Dopo questi due anni si puo' scegliere di aggiungere il master di un anno che non e' altro che l'elaborazione di una tesi sperimentale (con soggetti ed elaborazione qualitativa dei dati). Io ora sto frequentando il mio anno di master ma sono gia' un Counsellor psicodinamico qualificato. Posso condurre una terapia a breve o lungo termine di tipo dinamico (transfert e controtransfert sono il mio pane quotidiano)anche come libera professionista. C'e' un albo professionale ed un codice etico molto severo a cui devo continuamente rendere conto tramite case studies e corsi di aggiornamento post-professione. Ora non so quanto tutto questo sia comune alla vostra esperienza. Ma volevo puntualizzare che per me diventare counsellor e' stato un arricchimento della mia precedente conoscenza (sempre troppo teorica purtroppo)e condizione di psicologo clinico. Inoltre non mi sento assolutamente in competizione con lo psicologo che qui, come anche in Italia, si occupa prettamente di Diagnosi e non di psicoterapia. L'unica differenza tra il Counsellor psicodinamico ed uno psicoanalista qui e' che lo psicoanalista puo' vedere i sui pazienti piu' di una volta a settimana per una terapia piu' 'profonda', mentre io vedo i miei pazienti una volta a settimana. Ma gli strumenti psicoterapeutici sono esattamente gli stessi. Mi piacerebbe avere qualche feedback da questo forum, se non altro per chiarirmi le idee su come il Counsellor sia percepito in Italia. Dal
detto questo le cose sono più chiare: la figura del counselor è stata importata in Itala ma come accade di solito nel nostro Paese è stata importata nel peggiore dei modi: invece di essere un master post-laurea, è diventato un corso aperto a tutti. Allegria.
Ultima modifica di Johnny : 05-01-2010 alle ore 15.59.26
Voglio provare a fare un minimo di sintesi, anche ad uso di chi si affaccia ora a questo 3d che sta cominciando a comporsi di molte pagine.
La domanda è molto semplice: l'attività di counseling può essere ritenuta riserva di Legge della professione di psicologo? Oppure, in altri termini: chi esercita il counseling senza essere psicologo, compie il reato di esercizio abusivo?
Proviamo ad analizzare alcuni aspetti:
Ordine degli psicologi
L'Ordine degli psicologi (almeno ufficialmente) sostiene che il termine "counseling" in Italia debba essere adottato per definire la locuzione "consulenza psicologica". Tale affermazione si fonda sostanziamente su una questione di principio, poiché per la lingua anglosassone, tale termine non significa affatto "consulenza psicologica".
Punti a favore: l'Ordine essendo un organo di diritto pubblico ha naturalmente un peso maggiore rispetto ad altre opinioni minori.
Punti a sfavore: l'Ordine non fa seguire tale posizione ad una esposizione rigorosa da un punto di vista scientifico ed epistemologico sulla reale natura del counseling.
Legislatore
Il Legislatore ad oggi in Italia non ha regolato il counseling, né si è espresso in alcun modo relativamente ad esso.
Il Legislatore ad oggi si è espresso con la L. 56/89 che è la legge di ordinamento della professione di psicologo, all'interno della quale il termine counseling non è riportato (come, del resto, il termine psicoanalisi - ma questa è un'altra storia...).
Laddove il Legislatore si è espresso inserendo in una norma il termine counseling (ad esempio in una Legge degli anni '90 sul sostegno ai malati di AIDS), non ha mai riferito lo stesso alla professione di psicologo. Né esplicitamente né implicitamente.
Giurisprudenza
Ad oggi i Giudici si sono trovati coinvolti nella necessità di esprimere un parere relativamente al counseling inteso come abuso di professione. Fino ad ora nessuna sentenza ha mai definito l'equazione counseling = abuso di professione di psicologo. Laddove vi sono state delle condanne, queste sono state ad personam. presumibilmente di persone che, sotto la dicitura "counseling", facevano tuttaltro.
Va tuttavia notato di come il peso attribuito alla professione di psicologo in Tribunale sia molto scarso, lo si vede molto bene - ad esempio - dal fatto che i reati contestati sono quasi sempre 2: l'esercizio abusivo della professione di psicologo viene quasi sempre fatto precedere da quello di abuso della professione di medico.
Psicologi
Gli psicologi hanno rispetto a questo delle visioni molto eterogee. Vi sono gruppi che osteggiano in maniera aperta il counseling esercitato dai non psicologi. Altri che palesemente lo difendono.
Al momento, solo due dati di fatto sono incontrovertibili:
1. Molti docenti di counseling sono psicologi iscritti all'Ordine.
2. Molte scuole di counseling sono scuole gestite interamente da psicologi.
Università
L'Università solo di recente ha iniziato ad occuparsi di counseling erogando corsi, master, etc. Casualmente, solo da quando ha iniziato ad erogare corsi, ha preso anche una posizione nettamente favorevole al counseling come riserva di Legge degli psicologi (sarà un caso?).
Vi sono tuttavia sia Facoltà che Dipartimenti che aprono anche ai non psicologi. Ad esempio: Università di Bari (Facoltà di Lettere e Filosofia), master di primo livello in counseling; idem l'Università di Messina (sempre Facoltà di Lettere); l'Università Federico II di Napoli ha fatto invece partire a settembre un master di secondo livello in Counseling psicodinamico sotto la Facoltà di Medicina e Chirurgia. Idem l'Università di Siena, master di primo livello.
Counselor
I counselor sostengono invece che il loro intervento non è sovrapponibile a quello della consulenza psicologica né tantomeno a quello della psicoterapia. C'è chi rispetto a questo ha una visione molto più ampia e ritiene che l'intervento di counseling sia piucchealtro un modo di condurre il cambiamento attraverso tecniche, prassi e presupposti specifici. In questo caso si tende a parlare di "abilità di counseling" (counseling skills) come acquisizione di strumenti utilizzabili in vari contesti professionali.
Approfondimenti
Non sono riuscito a trovare articoli dove si spieghino le differenze tra i due interventi scritti da psicologi (senza pretesa di cercare articoli scientifici, ma non ne ho trovati neppure di divulgativi). Di psicologi ho trovato solo articoli - quasi sempre polemici - dove si fa molta propaganda, ma non si scende nel dettaglio del rigore.
La rete è invece piena di articoli scritti da non-psicologi dove (anche qui senza nessuna pretesa di scientificità), si cerca di spiegare un punto di vista al di là della polemica (in questo devo dire che i non-psicologi sono stati più bravi, quanto meno a spiegare le loro posizione).
Confronto
Ho trovato la possibilità di comparare 3 diversi punti di vista rispetto ad un tema unico: la sentenza del Tribunale di Ravenna che condanna un naturopata per esercizio abusivo:
1. Il punto di vista dello psicoanalista
2. Il punto di vista del counselor
3. Il punto di vista dello psicologo
Il contesto internazionale
Nel contesto internazionale la figura del counselor è nettamente distinta da quella dello psicologo. In alcuni paesi il percorso propedeutico è identico (il BA, che dura due anni) e poi c'è la specilizzazione (l'MA, che dura tre anni) che li differenzia.
In altri i due percorsi sono distinti fin dall'inizio con percorsi totalmente diversi.
In altri paesi ancora - dove sostanzialmente non esiste la figura dello psicoterapeuta - le "veci" dello psicoterapeuta sono fatte dallo psicologo clinico, lo psicologo e basta di fatto è solo un "tecnico" che opera laboratorio con i test, gli esperimenti, etc. e il counselor che si occupa di quella che noi oggi in Italia chiameremo brief therapy.
Più omogenea la situazione europea dove la figura del counseling è quasi ovunque nettamente distinta da quella dello psicologo (Austria, Germania, Belgio, Russia, Grecia, Spagna e - in parte - Inghilterra).
Forse un punto di incontro?
Negli Stati Uniti, dove pur non esistono gli Ordini professionali, per esercitare il counseling è obbligatorio conseguire la così detta license (l'equivalente, più o meno, del nostro esame di Stato) che lì è valida per ogni singolo Stato (ovvero se ottengo la license nel Nevada non posso esercitare in Texas e viceversa).
I percorsi per arrivare all'ottenimento della license sono più di uno. Chi vi arriva da un percorso marcatamente psicologico tenderà ad iscriversi all'APA - counseling division. Chi vi arriva da un percorso diverso tenerà ad iscriversi ad altri organismi di certificazione (la NBCC, l'ACA, etc.).
Negli USA "counseling" e "counseling psicologico" sono equiparati in tutto e per tutto, anche dal punto di vista assicurativo (in USA, cioè, le assicurazioni provate contemplano anche il rimborso del counseling non psicologico, cosa che fino ad un paio di anni fa non facevano).
Sì, quello che dici è vero, ma in realtà nella Uk ( facendo una rapida scorsa di siti inglesi) i corsi post laurea in counseling non sono aperti soltanto ai laureati in psicologia.
Negli Stati uniti poi, esiste la figura del Clinical Social Worker ( assitente sociale clinico) che si occupa di salute e benessere mentale oppure, addirittura, un laureato in psicologia può lavorare come assistnete sociale ( e viceversa) quindi possiamo vedere quanto le realtà professionali dei paesi anglosassoni siano obiettivamente diversissime dalla nostra per quello che rigurda le nostre professioni
Quello che io ti chiedevo era di darmi, nella realtà italiana, dove sempre più psicologi lavorano nel sociale, quali sono, secondo te, le differenze tra questi due ambiti, quello sociale e quello psicologico.
Credo che sia una cosa che difficilmente otterranno
- sia per gli interessi che ci sono di mezzo ( come dici tu quasi tutte le scuole di counseling sono rette da psicologi),
-sia per gli interessi delle altre professioni e degli altri ordini: L'ordine degli Assistenti sociali (CNOAS) per esempio ha presentanto una proposta di legge dove il counseling è previsto tra le normali competenze degli assitenti sociali specialisti. Non come riserva di legge ma come una delle competenze specifiche previste insieme a molte altre ( per fortuna la nostra professione ha molte sfaccettature)
fosse per me, anche in Italia limiterei l'accesso a corsi di counseling ad alcune lauree, non necessariamente solo quella in psicologia. Sarebbe sempre meglio della situazione attuale, in cui possono accedere tutti. Poi ovviamente ci sono scuole più serie, e alcune meno serie, alcune sono più selettive, altre meno e lo si vede anche dal programma didattico. D'altronde se
non esiste una legislazione specifica ogni scuola si organizza come piuò.
queste differenze, credo, sono dovute anche al fatto che in altri Paesi non esiste come in Italia l'ordine degli psicologi, sono realtà completamente diverseNegli Stati uniti poi, esiste la figura del Clinical Social Worker ( assitente sociale clinico) che si occupa di salute e benessere mentale oppure, addirittura, un laureato in psicologia può lavorare come assistnete sociale ( e viceversa) quindi possiamo vedere quanto le realtà professionali dei paesi anglosassoni siano obiettivamente diversissime dalla nostra per quello che rigurda le nostre professioni
ti riferisci al lavoro dello psicologo che include la realizzazione di progetti che in genere hanno una "portata" sociale? Se è questo, il "progetto" è una delle prove dell'esame di stato, quindi è autorizzato a svolgerli. Certamente la realizzazione di questi progetti avviene secondo un'ottica "psicologica"; difatti nella premessa, in cui viene descritta la situazione, gli obiettivi, il contesto, ecc...in genere deve essere esplicitata la teoria di riferimento da cui derivano gli strumenti di intervento (ad esempio, in un progetto di prevenzione del bullismo, si può fare riferimento alla teoria umanistica di Rogers, vedendo i comportamenti devianti come espressione di una mancata realizzazione del Sè, da cui derivano gli strumenti di intervento, che in questo caso sarebbero discussioni di gruppo, creazione di un ambiente facilitante, ecc...).Quello che io ti chiedevo era di darmi, nella realtà italiana, dove sempre più psicologi lavorano nel sociale, quali sono, secondo te, le differenze tra questi due ambiti, quello sociale e quello psicologico.