
Originalmente inviato da
Megiston Matema
[...]Una teoria non si cristallizza, va valutata per le sue potenzialità euristiche, perché permette di organizzare la propria esperienza analitica in maniera soddisfacente a molti professionisti che vi si riconoscono e che vi attuano tutte le modifiche teoriche e tecniche che ritengono necessarie, insomma è un corpo vivente che si modifica in continuazione e si arricchisce continuamente con gli apporti di tutti.[...]Ma Mitchell ha dato un contributo ancora più prezioso alla psicoanalisi, quello di considerare la personalità del terapeuta, la sua umanità, i suoi limiti, come risorsa fondamentale in una analisi, piuttosto che come un impiccio; e quello di permetterci di ampliare il nostro sguardo spostandoci dal focus unico sul paziente, a quello multiplo sul paziente, sul terapeuta e sulla relazione.
In questo senso l’esempio di Gabbard postato da Missfreedom e improvvisamente sparito di quel giovane analista che fa un lapsus con la sua paziente invitandola ad accomodarsi sul “letto” invece che sul “lettino”, potrebbe essere un’ottima esemplificazione sul differente modo di lavorare.
Molti analisti che conosco si sarebbero chiesti perché questa paziente stesse cercando di sedurli, io mi chiederei anche perché mi sto facendo sedurre; ma soprattutto mi chiederei se l’imbarazzo evidente mostrato dall’analista quando la paziente gli fa osservare il suo lapsus ed evidenziato dalla negazione immediata, non evidenzi l’imbarazzo dell’analista nel presentarsi alla sua paziente così com’è (persino sensibile al suo fascino, forse dietro a questi timori c'è un'idea che l'analista dovrebbe essere algido come un calippo), senza dover travestire e paludare il suo operato in un confortevole ruolo protettivo, mentre mi interrogherei anche sull’imbarazzo della paziente che per riacquistare un po’ di controllo su una situazione in cui si sente magari svantaggiata, usa l’arma della seduzione per sentirsi più sicura. Se l’analista avesse potuto sentire il suo imbarazzo ed esplicitarlo, avrebbe creato lo spazio perché anche la sua paziente potesse a sua volta dirsi in imbarazzo in quella situazione, e avrebbero capito che l’imbarazzo di entrambi si può affrontare meglio sentendolo che negandolo o erotizzandolo.
[...]In realtà, è bene ribadirlo per chi non ha esperienza diretta, il lavoro dell’analisi è molto più serio, a volte faticoso e non ha molto a che vedere con la “rivelazione” di ciò che mi sfugge (almeno nella mia concezione), ma con la costruzione congiunta di terapeuta e paziente di una dimora psicologica più confortevole, non tanto dei muri e delle suppellettili, ma dell’abilità stessa di poter co-costruire, che viene così tramandata.
Un saluto a tutti.