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  1. #466
    Partecipante Esperto L'avatar di missfreedom
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    07-07-2009
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    Milano
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da ikaro78 Visualizza messaggio
    Bene, hai risolto L'enigma! Complimenti!
    Ma l'enigma è la - mancata - serenità dell'uomo. Mica altro.
    Il problema è vostro per quanto mi riguarda.
    E cioè, bisognerebbe che la donna potesse liberamente continuare a non sapere cosa vuole,
    così da poter - sempre liberamente - cambiare idea ogni mattina, e l'uomo dovrebbe pure adeguarsi a un certo punto.

    E ti ho risolto un altro enigma, con la vostra più umile rassegnazione,
    e accondiscendenza, grazie.
    ps. mi sa che è ot.
    Siamo noi gli inabili che pure avendo a volte non diamo. R. Zero

  2. #467
    Partecipante Assiduo
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    06-12-2009
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Ragazzi.
    Credo di aver proposto alcuni punti in questa bella giornata per dilettarsi con la nostra passione psicoanalitica, cioè:

    a) il transfert e il suo rapporto con la frequenza settimanale;
    b) la corporeità del analista e il transfert;
    c) analisi al telefono;
    d) il transfert nella vita quotidiana;

    Quando dico di parlarne le cose come stanno non nego le teorie pero mi chiedo: è possibile che nessuna di queste abbia interessato ? O invece su questo non c'è riferimento bibliografico e quindi sono problemi insistenti ?
    Ragazzi, bisogna creare ed siamo noi a farlo, nel lettino, dietro il lettino, mentre si studia o mentre si gioca a pensare insieme.
    Buona serata.
    Alejandro.

    Ps. domenica vi proporrò un bel argomento che riguarda Freud e Mitchell. Grazie per le ricche partecipazione che mi hanno stimolato tanto.Buon lavoro !!!

  3. #468
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    06-07-2004
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Ma l'enigma è la - mancata - serenità dell'uomo. Mica altro.
    Il problema è vostro per quanto mi riguarda.
    E cioè, bisognerebbe che la donna potesse liberamente continuare a non sapere cosa vuole, così da poter - sempre liberamente - cambiare idea ogni mattina, e l'uomo dovrebbe pure adeguarsi a un certo punto.
    Sì, d'accordo! Ma se il problema, per quanto ti riguarda, è solo nostro, che ci vai fare in analisi? Affare tuo beninteso, però... Basterebbe cambiare idea ogni mattina e trovare un uomo che si adegui, ma non mi dire che ogni volta ti piantano in asso, eh! Sarebbe un bel dramma...

  4. #469
    Partecipante Esperto L'avatar di missfreedom
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    07-07-2009
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    304

    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da ikaro78 Visualizza messaggio
    Sì, d'accordo! Ma se il problema, per quanto ti riguarda, è solo nostro, che ci vai fare in analisi? Affare tuo beninteso, però... Basterebbe cambiare idea ogni mattina e trovare un uomo che si adegui, ma non mi dire che ogni volta ti piantano in asso, eh! Sarebbe un bel dramma...
    Era ot perché stavo scherzando, e perché nulla aveva a che fare con la mia analisi.
    Ma con l'uomo e con la donna in un senso un po' più ampio, e scherzoso soprattutto. Non andrei mai in analisi per una cosa simile.
    Ma come fa a sembrarti una cosa seria? E vabe.

    Ci saranno tempi migliori anche per me.

    E comunque, era una battuta, proprio perché oggi molte donne sanno cosa vogliono,
    e ahité; forse è proprio questo che vi fa scappare. Quindi sfatiamo il vecchio mito e montiamolo all'inverso.
    Ultima modifica di missfreedom : 07-01-2010 alle ore 08.50.08

  5. #470
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    21-03-2008
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da lalangue
    Gli psicoterapeuti sono uomini. Tuttavia la gente, a vario titolo, ne fa quasi delle divinità, per poi distruggerli. Un pochettino di transfert io continuo a vedercelo.
    Beh, in genere diventano divinità questi psicoterapeuti perché spesso passa il messaggio... "Stai male, risolveremo i tuoi problemi", cosa che può essere interpretata come un vero e proprio intervento miracoloso. Visto che poi però le cose si risolvono magari in qualcosa di molto ma molto più modesto che una vera e propria risoluzione dei problemi posti (cioé quel che in fin dei conti cercava chi ha chiesto questo tipo di aiuto), è ovvio che poi si resta delusi.
    Voi ditelo chiaramente che i problemi così come sono posti dalle persone non verranno risolti affatto, che il vostro intervento risulta molto ma molto più modesto rispetto ad una vera e propria soluzione e che quel che si otterrà molto probabilmente non corrisponde affatto a quel che una persona cercava inizialmente.
    Operate in questo modo, dite che la psicoanalisi è inefficace per risolvere certi problemi e nessuno più vi vedrà come divinità, tornerete ad essere considerati allo stesso livello del medico della mutua ... Un raffreddore magari questo è capace di aiutarti a curarlo, ma per il resto poi sono cavoli tuoi. Avete mai visto un idraulico essere considerato una divinità?
    Tutto sommato darlinda qualche post fa non aveva tutti i torti nell'affermare che certe dinamiche le innescate voi stessi con un certo atteggiamento, poi non potete far finta di nulla.
    Qualcuno che mi incontra per strada, ad esempio, mi scambia per caso con una divinità? Ovviamente no.
    Ma se io so che versa in una situazione per lui spiacevole e gli dico con una certa convinzione che ho qualche formula salvifica per risolvere ogni suo problema, appoggiandomi, per essere più credibile, ad una qualche tradizione storica consolidata, mostrando di possedere un qualche bagaglio teorico astruso e cose del genere, che risultano inaccessibili alla sua cultura ed ai non iniziati (anche le pratiche astrologiche e magiche hanno un loro gergo, certe tecniche e così via...) poi non posso lamentarmi del fatto che questo finirà col vedermi come una specie di divinità. Tenete presente che non voglio dire che la psicoanalisi è come l'astrologia o la teosofia, ma la psicoanalisi proprio come l'astrologia ed altre pratiche simili risulta suggestiva se presentata in un certo modo, anche la medicina stessa risulta suggestiva se un medico non si preoccupa velocemente di smontare in un paziente certe aspettative irrealistiche nei confronti di certe sue pratiche, se un medico restasse sul vago e dicesse di poter risolvere i malanni di una persona finirebbe anche lui con l'essere visto come una specie di divinità, mentre se chiarisce ed informa riguardo a cosa può realisticamente far ottenere ad un suo paziente questa dinamica verrà smontata a monte e forse chissà magari perderà qualche cliente. Così come una persona investe un mago di certi poteri e conoscenze che non possiede, investirà anche lo psicoanalista di poteri e conoscenze che non possiede.
    Se si smonta con una certa forza tutto questo (dicendo "io non possiedo affatto vere e proprie soluzioni e non è detto nemmeno che sappia come risolvere certi problemi che tu poni, io posso solo farti ottenere questo se ti interessa, e può darsi anche che resterai deluso, perciò pensaci bene) nessuno vedrà più nemmeno lo psicoanalista come una divinità e questo tornerà ad essere visto come un comune mortale, come l'idraulico capace di riparare qualche perdita, l'ortopedico capace di mettere a posto qualche articolazione e così via. Ma se lo psicoanalista insiste riguardo al fatto di possedere certe formule salvifiche nei confronti di questo o quel malcontento esistenziale, un qualche sistema per rendere il mondo più retto e felice e così via, non si lamenti poi del fatto che molte persone finiranno col considerarlo come una specie di mago, non si sta comportando in maniera tanto diversa da questo.

    Saluti
    Ultima modifica di Char_Lie : 07-01-2010 alle ore 00.06.35

  6. #471
    Partecipante Super Esperto L'avatar di lalangue
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Giusto. Aggiungo: ci sono persone adatte per l'analisi e altre che non lo sono. Altra aggiunta: ci sono altre terapie, dalle farmacologiche alle cognitivo comportamentali, al parapendio, allo sciamanesimo, alla religione, al lavoro... Di solito uno trova quella con cui riesce a produrre di più e ci si impegna.
    Una domanda diretta per te, Char_Lie: se io conoscessi il segreto per avere soldi a palate, donne a non finire, fama, successo, salute e tutto ciò che c'è di più desiderabile (...), ma ovviamente senza che io debba cambiare di una virgola il mio modo di essere (mettendo dei vincoli, diciamo), non credi che sarebbe tutto molto più semplice (per me)? Purtroppo non è così per me, non è così per te e, in linea di massima, se qualcuno vuole qualcosa, deve faticare per ottenerla. Facciamo che io vado dal concessionario della Lamborghini e gli chiedo: "mi dai una Gallardo?". Lui: "bene, fanno 200.000€". Io: "ma io ho in tasca 30€!". Lui: "vattene, straccione! Se torni coi soldi te la vendo, se no quella è l'uscita". Io: "certo che sei proprio un incapace: ti stavo proponendo di contrattare un affare, ma non sai nemmeno accettare delle limitazioni...".
    Ogni cosa ha un prezzo, che si misuri in Euro, fatica o altro.

  7. #472
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da lalangue Visualizza messaggio
    - la psicoanalisi in senso stretto si applica a pazienti nevrotici;

    - gli altri pazienti non producono una nevrosi di traslazione, ma possono essere accolti in un setting diverso, considerato che il loro transfert è di tipo "oggetto-Sé", nel caso di una struttura/organizzazione borderline, e... credo che non sia sensato parlare di transfert nella psicosi;
    Su questi punti ci sarebbe molto da dire perchè lasci intendere che l'analisi non sia data dal metodo ma dalla tecnica nel primo caso, e nel secondo che i pazienti non-nevrotici (peraltro distinzione che lascia fuori le riflessioni sui nuclei psicotici nelle nevrosi) non siano esseri umani in grado di sviluppare una relazione (transferale). Eppure pare che autori non di certo secondari come Ferenczi, Klein, Winnicott, Bion, Meltzer, Resnik, Rosenfeld solo per citarne alcuni, lavorassero analiticamente con questi pazienti.

    Saluti
    gieko

  8. #473
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    comunque, per quel che ho visto io, lo psicoanalista assume apposta il ruolo del "mago", perchè altrimenti non sarebbe sul quel gradino, su quel livello più su, che gli consente di restare saldamente al timone della psicoterapia.
    Non è così?

  9. #474
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    ...Se si smonta con una certa forza tutto questo (dicendo "io non possiedo affatto vere e proprie soluzioni e non è detto nemmeno che sappia come risolvere certi problemi che tu poni, io posso solo farti ottenere questo se ti interessa, e può darsi anche che resterai deluso, perciò pensaci bene) ...

    Beh, Char_Lie, è un bel po' di tempo che gli psicoanalisti dicono esattamente questo:

    'Molto sarà guadagnato se riusciremo a trasformare la sua infelicità nevrotica in una infelicità comune. Contro l'infelicità comune lei potrà difendersi meglio, con una vita psichica risanata'
    S. FREUD - J. BREUER, Studien über Hysterie (1893-95); tr. it. Studi sull’isteria, in Opere, I, p. 439.
    Buona vita
    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
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  10. #475
    Megiston Matema
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Carissimi,
    vedo un addensarsi di nubi su Mitchell, e mi paiono più o meno le solite cose: è stato veramente innovativo? E’ ormai tramontato? Cosa ha veramente detto di nuovo? Quali sono le risposte che ha dato agli atavici enigmi esistenziali?
    Capisco perfettamente che ciascuno di noi ha delle teorie e degli autori che preferisce, a cui è particolarmente affezionato, che sente più vicine di altre, ma perché sentirsi minacciati da teorie diverse, da chi la pensa in maniera diversa pur provenendo dallo stesso ambito teorico? Perché invece non possiamo sentirci arricchiti dalla diversità?
    La questione sulla innovatività di Mitchell è un falso problema, non ce ne frega niente se è una novità assoluta (come se si trattasse di haute mode parisienne o come se bastasse osservargli le squame, gli occhi e le branchie come un pesce appena pescato). Una teoria non si cristallizza, va valutata per le sue potenzialità euristiche, perché permette di organizzare la propria esperienza analitica in maniera soddisfacente a molti professionisti che vi si riconoscono e che vi attuano tutte le modifiche teoriche e tecniche che ritengono necessarie, insomma è un corpo vivente che si modifica in continuazione e si arricchisce continuamente con gli apporti di tutti. Su Mitchell, forse sarebbe più utile cercare di capire cosa ha detto.
    Mi pare ovvio che così come Freud (e tanti altri prima e dopo di lui) non sono nati dal nulla e non hanno creato dal nulla ciò che hanno detto, come l’illusionista tira fuori il coniglio dal suo cilindro, nemmeno Mitchell ha forgiato la psicoanalisi relazionale dal nulla, ma dal fuoco e dalla tempesta che si erano addensati da tempo sulla “neutralità” degli psicologi dell’Io (perché, ed è bene saperlo, Freud prendeva il the con alcuni suoi pazienti; ciò non significa che fosse relazionale, anzi non lo era manco per niente, ma non aveva l’ossessione alla neutralità che dimostrarono i suoi epigoni).
    Non ho la pretesa di spiegarvi né Mitchell né la Relational Psychoanalysis, una buona disamina di quest’ultima la trovate nel libro di Sandro Panizza, La prospettiva relazionale in psicoanalisi. Storia, teoria e clinica, Franco Angeli, 2008, 25 € e un buon libro per iniziare a leggere Mitchell è certamente Il modello relazionale, Raffaello Cortina, 2002, 20.50 €.
    Qui mi preme di dire che Stephen Mitchell è stato fin dal suo libro del 1983 (tradotto in Italia nel 1986), Object Relactions in Psychoanalytic Theory, scritto insieme a Jay Greenberg uno dei principali promotori di un salto di livello epistemologico della psicoanalisi, che dal positivismo freudiano è traghettata saldamente sulle rive del costruttivismo, ordine epistemico in cui si riconosce gran parte della psicologia moderna (dal cognitivismo all’interazionismo simbolico, con eccezione di Skinner e di qualche cantone svizzero).
    Questo significa che molti termini e concetti della psicoanalisi classica andrebbero rivisitati profondamente prima di collocarli tout court nel nuovo ambito epistemico (e in questo thread sto cercando di discutere proprio su questo, i termini di transfert e di controtransfert nascono all’interno della teoria freudiana e di un impianto teorico ed epistemologico energetico e intrapsichico; necessitano di alcune modifiche sostanziali prima di inserirli in una prospettiva relazionale, Mitchell li ha riuniti in un unico concetto che è quello di “matrice relazionale”, dove non perdono molto del loro originario valore, delle grandi intuizioni ed osservazioni cliniche che costituiscono l’esperienza della psicoanalisi, anzi, acquistano una prospettiva diversa e più ricca, a mio parere, della precedente).
    Ma Mitchell ha dato un contributo ancora più prezioso alla psicoanalisi, quello di considerare la personalità del terapeuta, la sua umanità, i suoi limiti, come risorsa fondamentale in una analisi, piuttosto che come un impiccio; e quello di permetterci di ampliare il nostro sguardo spostandoci dal focus unico sul paziente, a quello multiplo sul paziente, sul terapeuta e sulla relazione.
    In questo senso l’esempio di Gabbard postato da Missfreedom e improvvisamente sparito di quel giovane analista che fa un lapsus con la sua paziente invitandola ad accomodarsi sul “letto” invece che sul “lettino”, potrebbe essere un’ottima esemplificazione sul differente modo di lavorare.
    Molti analisti che conosco si sarebbero chiesti perché questa paziente stesse cercando di sedurli, io mi chiederei anche perché mi sto facendo sedurre; ma soprattutto mi chiederei se l’imbarazzo evidente mostrato dall’analista quando la paziente gli fa osservare il suo lapsus ed evidenziato dalla negazione immediata, non evidenzi l’imbarazzo dell’analista nel presentarsi alla sua paziente così com’è (persino sensibile al suo fascino, forse dietro a questi timori c'è un'idea che l'analista dovrebbe essere algido come un calippo), senza dover travestire e paludare il suo operato in un confortevole ruolo protettivo, mentre mi interrogherei anche sull’imbarazzo della paziente che per riacquistare un po’ di controllo su una situazione in cui si sente magari svantaggiata, usa l’arma della seduzione per sentirsi più sicura. Se l’analista avesse potuto sentire il suo imbarazzo ed esplicitarlo, avrebbe creato lo spazio perché anche la sua paziente potesse a sua volta dirsi in imbarazzo in quella situazione, e avrebbero capito che l’imbarazzo di entrambi si può affrontare meglio sentendolo che negandolo o erotizzandolo.
    Infine, noto che negli ultimi interventi aleggia molto l’idea di trovare risposte a domande non espresse o inevase, domande che talvolta sfiorano i grandi argomenti esistenziali o l’essenza delle cose (delle donne in particolare), questo esprime l’idealizzazione sacrale che viene fatta dell’analisi e di alcuni “venerabili” psicoanalisti dai pazienti e sostenuta dagli stessi analisti in alcuni casi (quando ad esempio si pensa di trovare in Freud, o in chiunque altro, tutte le risposte) o si pensa anche soltanto che l’analisi dia delle risposte ai nostri problemi, che abbia già in tasca la mia verità di soggetto, basta solo che vada a prendermela ad un tot di euro ogni ora.
    Tutto un cerimoniale, l'atteggiamento ieratico di alcuni analisti e l'uso stesso del lettino, come se non fosse importante ciò che l'analista è ma solo ciò che dice, come se fosse l'oracolo di Apollo delfico, portano verso quella concezione del transfert che Lacan chiama il "soggetto supposto sapere", cioè colui che sa qual'è il senso della mia stessa esistenza, la mia verità (con la differenza però che Lacan molto accortamente e intelligentemente invitava i suoi analisti a sottrarsi continuamente da questo ruolo, così come a sua volta aveva fatto Socrate con suo: "So di non sapere").
    In realtà, è bene ribadirlo per chi non ha esperienza diretta, il lavoro dell’analisi è molto più serio, a volte faticoso e non ha molto a che vedere con la “rivelazione” di ciò che mi sfugge (almeno nella mia concezione), ma con la costruzione congiunta di terapeuta e paziente di una dimora psicologica più confortevole, non tanto dei muri e delle suppellettili, ma dell’abilità stessa di poter co-costruire, che viene così tramandata.
    Un saluto a tutti.
    Ultima modifica di Megiston Matema : 07-01-2010 alle ore 14.22.43

  11. #476
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    perché, ed è bene saperlo, Freud prendeva il the con alcuni suoi pazienti; ciò non significa che fosse relazionale, anzi non lo era manco per niente, ma non aveva l’ossessione alla neutralità che dimostrarono i suoi epigoni.
    Forse bisognerebbe dire che non era "relazionale" secondo la prospettiva a cui fai riferimento, no? Peraltro è uscito un libro ancora più recente di Panizza, "Il piacere di leggere Freud tra l'intrapsichico e il relazionale", per cui forse quel "manco per niente" andrebbe rivisto...

    Infine, noto che negli ultimi interventi aleggia molto l’idea di trovare risposte a domande non espresse o inevase, domande che talvolta sfiorano i grandi argomenti esistenziali o l’essenza delle cose (delle donne in particolare)
    Beh, non sono solo questioni esistenziali, sono anche questioni strettamente cliniche: si pensi, ancora, all'isteria. Poi se tu non te ne vuoi occupare va anche bene, però non è un buon motivo per scartarle a priori secondo me...

  12. #477
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da willy61
    'Molto sarà guadagnato se riusciremo a trasformare la sua infelicità nevrotica in una infelicità comune. Contro l'infelicità comune lei potrà difendersi meglio, con una vita psichica risanata'
    Ma anche questa posizione è discutibile, qui è magari Freud (se questo scritto è di Freud) che decide in modo arbitrario che l'infelicità comune è migliore dell'infelicità nevrotica per giustificare una qualche utilità oggettiva di certe pratiche, quel "Molto sarà guadagnato" rappresenta un suo giudizio di valore. Per me non c'è una vera e propria differenza, esiste l'infelicità e l'assenza di questa con svariate sfumature, e tutto questo è sempre un soggetto a doverlo giudicare, fuori non c'è scritto sulle cose, questa è buona, questa è cattiva, le situazioni non contengono cartelli "buona" o "cattiva" e così via, cosa è bene o meno peggiore per me in fin dei conti basilarmente sono soltanto io a poterlo giudicare, ci possono essere errori nell'applicare giudizi complessi, ma alla base chi può sostituirsi a noi per giudicare se una situazione sia preferibile ad un'altra? Se un male è preferibile ad un altro male...

    Saluti
    Ultima modifica di Char_Lie : 07-01-2010 alle ore 13.46.27

  13. #478
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Ma anche questa posizione è discutibile, qui è magari Freud (se questo scritto è di Freud) che decide in modo arbitrario che l'infelicità comune è migliore dell'infelicità nevrotica per giustificare una qualche utilità oggettiva di certe pratiche, quel "Molto sarà guadagnato" rappresenta un suo giudizio di valore. Per me non c'è una vera e propria differenza, esiste l'infelicità e l'assenza di questa con svariate sfumature, e tutto questo è sempre un soggetto a doverlo giudicare, fuori non c'è scritto sulle cose, questa è buona, questa è cattiva, le situazioni non contengono cartelli "buona" o "cattiva" e così via, cosa è bene o meno peggiore per me in fin dei conti basilarmente sono soltanto io a poterlo giudicare, ci possono essere errori nell'applicare giudizi complessi, ma alla base chi può sostituirsi a noi per giudicare se una situazione sia preferibile ad un'altra? Se un male è preferibile ad un altro male...

    Saluti
    Nessuno. Quindi, perché tutte queste domande?

    Buona vita
    Guglielmo
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  14. #479
    Partecipante Esperto L'avatar di missfreedom
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da Megiston Matema Visualizza messaggio
    [...]Una teoria non si cristallizza, va valutata per le sue potenzialità euristiche, perché permette di organizzare la propria esperienza analitica in maniera soddisfacente a molti professionisti che vi si riconoscono e che vi attuano tutte le modifiche teoriche e tecniche che ritengono necessarie, insomma è un corpo vivente che si modifica in continuazione e si arricchisce continuamente con gli apporti di tutti.[...]Ma Mitchell ha dato un contributo ancora più prezioso alla psicoanalisi, quello di considerare la personalità del terapeuta, la sua umanità, i suoi limiti, come risorsa fondamentale in una analisi, piuttosto che come un impiccio; e quello di permetterci di ampliare il nostro sguardo spostandoci dal focus unico sul paziente, a quello multiplo sul paziente, sul terapeuta e sulla relazione.
    In questo senso l’esempio di Gabbard postato da Missfreedom e improvvisamente sparito di quel giovane analista che fa un lapsus con la sua paziente invitandola ad accomodarsi sul “letto” invece che sul “lettino”, potrebbe essere un’ottima esemplificazione sul differente modo di lavorare.
    Molti analisti che conosco si sarebbero chiesti perché questa paziente stesse cercando di sedurli, io mi chiederei anche perché mi sto facendo sedurre; ma soprattutto mi chiederei se l’imbarazzo evidente mostrato dall’analista quando la paziente gli fa osservare il suo lapsus ed evidenziato dalla negazione immediata, non evidenzi l’imbarazzo dell’analista nel presentarsi alla sua paziente così com’è (persino sensibile al suo fascino, forse dietro a questi timori c'è un'idea che l'analista dovrebbe essere algido come un calippo), senza dover travestire e paludare il suo operato in un confortevole ruolo protettivo, mentre mi interrogherei anche sull’imbarazzo della paziente che per riacquistare un po’ di controllo su una situazione in cui si sente magari svantaggiata, usa l’arma della seduzione per sentirsi più sicura. Se l’analista avesse potuto sentire il suo imbarazzo ed esplicitarlo, avrebbe creato lo spazio perché anche la sua paziente potesse a sua volta dirsi in imbarazzo in quella situazione, e avrebbero capito che l’imbarazzo di entrambi si può affrontare meglio sentendolo che negandolo o erotizzandolo.
    [...]In realtà, è bene ribadirlo per chi non ha esperienza diretta, il lavoro dell’analisi è molto più serio, a volte faticoso e non ha molto a che vedere con la “rivelazione” di ciò che mi sfugge (almeno nella mia concezione), ma con la costruzione congiunta di terapeuta e paziente di una dimora psicologica più confortevole, non tanto dei muri e delle suppellettili, ma dell’abilità stessa di poter co-costruire, che viene così tramandata.
    Un saluto a tutti.
    Buongiorno Megiston, non so come tu abbia fatto ma sei riuscito a dare una risposta - e nella misura in cui me l'aspettavo - al quesito centrale di quel famoso post, successivamente rimosso per amor di pace, e non per altro. Questione che nessuno ha colto in certi termini, e cioè come io la intendevo (sono la prima a cui non piace percepire alcune risonanze, figuriamoci nel momento in cui devo essere io a provocarle). Tuttavia sono contenta che sia giunta comunque una risposta seria e scevra da risentimenti. Complimenti dunque, condivido ogni singola parola, a partire dal modo in cui si guardi o meno a una teoria, fino al punto in cui citi l'intrinseca fatica di un'analisi. Magari avessimo (e avessero, alcuni) il tuo temperamento.

    E questo te lo quoto tutto, perché mi piace.
    Appena ho un attimo di tempo dedico la giusta attenzione al tuo discorso, ché l'immagine dell'analista come un calippo fa troppo gola.
    Quanto a quest'ultima, non mi resta che meditare e assaporarne - non so ancora se con rassegnazione - gli sviluppi sulla mia pelle; certo, apriori non mi è dato di saperlo:

    Tutto un cerimoniale, l'atteggiamento stesso di alcuni analisti e l'uso stesso del lettino, come se non fosse importante ciò che l'analista è ma solo ciò che dice, come se fosse l'oracolo di Apollo delfico, portano verso quella concezione del transfert che Lacan chiama il "soggetto supposto sapere", cioè colui che sa qual'è il senso della mia stessa esistenza, la mia verità (con la differenza però che Lacan molto accortamente e intelligentemente invitava i suoi analisti a sottrarsi continuamente da questo ruolo, così come a sua volta aveva fatto Socrate con suo: "So di non sapere").
    E certamente sono confusa. Del resto, può capitare.
    Ultima modifica di missfreedom : 07-01-2010 alle ore 14.13.02

  15. #480
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Willy quali domande?
    Io voglio solo capire una certa pratica cosa produce, verso quale direzione si dirige, poi a giudicare se la direzione verso cui mi farebbe andare questa pratica mi sta bene o meno, questo, posso essere soltanto io a deciderlo.
    Per capirci un medico mi illustrerà occhio e croce cosa succederà dopo un certo intervento, se ci saranno effetti collaterali e così via, queste informazioni le userò io per giudicare se l'intervento medico per me rappresenta più un bene o un male anche se non conosco nei dettagli l'operazione. Non è né il medico né la medicina però che possono decidere questo per me, in questo io devo e voglio essere lasciato libero.
    Questa differenza anche gli psicoanalisti devono cercare di afferrarla. Una qualsiasi tecnica se applicata in certi modi produce degli effetti, non sta al tecnico che applica quel che applica giudicare se questi effetti siano preferibili o meno, se c'è un guadagno per il paziente. Uno strumento lo si usa per fare qualcosa, se questo qualcosa interessa davvero è la persona che usa lo strumento che deve deciderlo.
    Spero di aver chiarito la differenza.

    Saluti
    Ultima modifica di Char_Lie : 07-01-2010 alle ore 14.23.05

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