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  1. #526
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    anche io avevo intrappreso un analisi, avevo motivazioni anche personali per continuarla ma è stata con l'analista un vero e proprio braccio di ferro "se non ti impegni finiamo", ma così dicendomi so9no passati due anni. Io ho finito con lei, la terapeuta dispiaciuta avrebbe continuato all'infinito, nonostante non procedessi bene. lupi

  2. #527
    darlinda
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Il denaro spinge certi a continuare certe relazioni fallimentari Lupaccia,e la dipendenza,la debolezza tipica della personalità che chiede disperatamente aiuto,sono la risorsa disponibile,su cui certi fanno affidamento.Comunque per prima cosa,perchè ti sei data questo nomignolo,seconda cosa se hai delle resistenze tientele,anzi rafforzale. Scusa ho visto che sei di Roma,ho capito il perchè del tuo pseudonimo.
    Ultima modifica di darlinda : 08-01-2010 alle ore 19.54.40

  3. #528
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di luigi '84
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da darlinda Visualizza messaggio
    Vorrei chiedere a Luigi,quando parla della consapevolezza dello schizofrenico,dell'io e delle sue debolezze,se intende riferirsi alla dissociazione e alla scissione dello stesso.
    Si, in un certo senso. Mi riferisco alla dissociazione e alla frammentazione di quella ''unità'' di senso ''psichica'' che anche il nevrotico conserva...per esempio nelle ossessioni nevrotiche è evidente una 'dissociazione' (non vorrei dilungarmi su questo concetto) ma altrettanto convincente è il fatto che l'Io nevrotico non abbandona mai il suo ''posto'' e sente l'ossessione come estranea. Lo schizofrenico non percorre direzioni di senso ma si attiene tremendamente alla oggettività delle sue rappresentazioni. In certo senso lo schizofrenico perde il suo carattere ''soggettuale'' per cui è il pensiero stesso a pensare, un pensiero che diventa essenzialmente ''rivelazione'' e non è ''inventato'', che precede la coscienza stessa che, in un certo senso, diventa ''oggetto'' e non più il centro di una organizzazione 'costante'. Per questo, noi non capiamo lo schizofrenico.

    Saluti,
    Luigi

  4. #529
    Partecipante Super Figo L'avatar di francesca63
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Per soddisfare il desiderio di Alej.: "Mi sembra ottimo mettere Freud in discussione e girare e rigirare le sue idee, sopratutto con la sua opera davanti.",provo a riportare i punti più interessanti ai fini del 3d., di un articolo dal titolo:"Quel che resta di Freud", scritto da U.Galimberti nella Repubblica di qualche giorno fa .
    Freud, dopo aver rifiutato di considerare la nevrosi come una malattia del sistema nervoso, ne ha trasferito il concetto da un piano biologico ad uno culturale. Lo ha fatto definendo la nevrosi come un conflitto tra il mondo delle pulsioni e le esigenze della società che ne chiedono il contenimento e il controllo. In questa dinamica è possibile scorgere il tragitto dell'umanità e il suo disagio che Freud condensa in queste espressioni:"Di fatto l'uomo primordiale stava meglio perchè ignorava qualsiasi restrizione pulsionale. In compenso la sua sicurezza di godere a lungo di tale felicità era molto esigua. Luomo civile ha barattato una parte della sua possibilità di felicità per un pò di sicurezza."
    Questa concezione del disagio pischico, che sposta la lettura della sofferenza dal piano biologico a quello culturale, è la grande scoperta di Freud, tuttora alla base delle successive teorie psicoanalitiche, che per quanto differenti tra loro, rifiutano di reperire le spiegazioni della sofferenza psichica nel fondo biologico dell'organismo. Tra esigenze della specie(inconscio pulsonale o es) e le esigenze della società(inconscio sociale o Super -io), la nostra parte cosciente, c'è il nostro io che raggiunge il suo equilibrio nel dare adeguata e limitata soddisfazione a queste esigenze contrastanti, la cui forza può incrinare l'equilibrio dell'io(e in questo caso abbiamo la nevrosi)o addirittura può dissolvere l'io, sopprimendo ogni spazio di mediaziane tra le due forze in conflitto, e allora abbiamo la psicosi o la follia. La psicoanalisi che per curare ha bisogno dell'alleanza dell'io, può operare solo con la nevrosi, aggiustando le incrinature dell'io, mentre è impotente con la psicosi, dove inconscio pulsionale e sociale confliggono, senza uno spazio di mediazione. Ma proprio perchè la psiche è "storica" e perciò muta col tempo non si può restare fedeli a questa grande intuizione di Freud, se non superando Freud , perchè il suo concetto di nevrosi è obsoleto perchè si inserisce in una "società della disciplina" dove la nevrosi è un desiderio di infrangere la norma che inibisce il desiderio. Oggi la società è la "società dell'efficenza" dove la contrapposizione tra 'il permesso e il proibito' ha lasciato il posto ad una contrapposizione ben più lacerante tra il 'possibile e l'impossibile'. Ai fini della sofferenza psichica significa che come osserva A. Ehrenberg in "la fatica di essere se stessi", nel rapporto tra individuo e società, l'individuo non è più regolato da un ordine esterno, ma deve fare appello alle sue risorse interne, alle sue competenze per raggiungere quei risultati per cui sarà valutato. In uno scenario sociale dove non c'è più norma, il disagio psichico è originato da un senso di insufficienza per ciò che si potrebbe fare e non si è in grado di fare secondo le attese altrui, a partire delle quali ognuno misura il valore di se stesso.
    Alla domanda iniziale, cosa resta di Freud a 70 anni dalla sua morte: aver intuito che il disagio si modifica di epoca in epoca, per cui compito della psicoanalisi, più che cercare tante denominazioni per le nevrosi, è di individuare le modificazioni culturali che caratterizzano le varie epoche e che tanta ripercussione hanno sulla modalità di ammalarsi"nervosamente".
    Saluti
    Ultima modifica di francesca63 : 08-01-2010 alle ore 21.08.05
    FRANCESCA

    Potranno tagliare tutti i fiori ma non fermeranno mai la primavera....(P. Neruda)

  5. #530
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di luigi '84
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da ikaro78 Visualizza messaggio
    Idem... il bello è che la discussione di Luigi iniziava così:

    "Io la farei semplice (cioè spiegherei la questione dal punto di vista del paziente): mettendo in parentesi ogni linguaggio tecnico"

    Poi si è lasciato invadere dal Dio Sym-ballein e questo è il risultato!

    Saluti,
    ikaro
    Bella questa! Lo ammetto, gli intenti iniziali erano diversi!hihi!
    Ma il signor ikaro (a meno che non voglia fare la fine di charlie!) è pregato a leggere più attentamente se interessato...visto che del ruolo del simbolo ho parlato spesso! Chissà perchè ma ho la strana sensazione che molti altri abbiano capito! In fondo ho confermato quasi una evidenza!
    E Va bene, va bene...ritorno sui miei passi...!

    Saluti,
    Luigi

  6. #531
    Partecipante Super Esperto L'avatar di lalangue
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Beh, che siano cambiamenti ragionati nonchè continui direi che è ovvio. Le riflessioni sui passaggi di modello epistemico si sprecano, la letteratura è vastissima.



    E' interessante il riferimento al "metodo classico"... come se fosse il paziente a dovresi adattare al metodo e non il contrario. Cosa che permette di interpretare (senza virgolette) anche con utenti non-nevrotici. Insomma la famosa creatività della tecnica...



    In estrema sintesi e grossolanamente (con l'invito a ricercare i miei precedenti post sull'argomento): nevrosi=condizione di rigidità strutturale relativa a polarità desiderative riguardanti sè in relazione agli altri.
    Metodologia psicoanalitica=intervento sulla psicopatologia attraverso l'interpretazione della relazione analizzando-analista.
    Tecnica=modalità concreta di intervento che tenga conto della struttura del paziente e delle dinamiche relazionali per consentire l'interpretazione delle stesse.

    A te la difesa del "metodo classico" e la giustificazione epistemologica dello stesso oltre che di una classificazione psicopatologica basata sulla teoria "classica", nonchè della definizione del dispositivo psicoanalitico mediante criteri estrinseci.

    Saluti
    Mi fa un po' sorridere il fatto di mettermi, io, a difendere "l'ortodossia freudiana". Il fatto è che si è operata una rimozione, perché evidentemente il fastidio era tanto, su tutta una serie di dati, teorie e conferme che hanno poi preso il nome di psicoanalisi.
    L'interpretazione "si autorizza" per delle buone ragioni. Innanzitutto Freud ha iniziato, con Charcot, alla Salpêtrière, ad utilizzare il metodo della suggestione ipnotica con le pazienti (supposte) isteriche, e funzionava. Non sempre, però. Si è chiesto: "ma com'è che su alcune sì e su altre no? Cos'è il motore del cambiamento?". Si è sempre più distaccato dal metodo catartico. Utilizzava sempre la suggestione, ma in maniera più sfumata. Prima la mano sulla fronte, poi le libere associazioni. In quella, il buon Josef Breuer, psichiatra e fidato collega del giovane Sigmund, ha troncato il suo "rapporto terapeutico" con Bertha Pappenheim, un po' per la gelosia dimostrata dalla moglie, un po' per i suoi sensi di colpa per una relazione che stava trascendendo l'ambito terapeutico (la cara Bertha gli ha "buttato le braccia al collo"). Il testamento di Breuer, nell'abbandonare la psicoanalisi, è stato: un viaggio con la moglie e un bel bambino; una gravidanza per la sua paziente, Bertha (isterica lei e isterica pure la gravidanza); la nascita della teoria sul transfert, come risarcimento per l'"amico" Sigmund, abbandonato per due donne e un senso di colpa. Freud fa un po' di congetture e deduce da tutta questa faccenda che la nevrosi, in particolare l'isteria (da cui tutto è "nato"), si basa su un trauma infantile rimosso, di natura fantasmatica (gli stati dissociativi, nei casi di traumi reali, di solito sono di intensità molto maggiore, tanto da portare gli americani alla diagnosi di Multiple Personality Disorder, ora Dissociative Identity Disorder). In analisi le pazienti affette da isteria erano facilmente suggestionabili, così Freud suppose che alla base del loro psichismo ci fosse qualche meccanismo dissociativo, il che permetteva di ottenere una condizione di suggestione anche senza ricorrere all'ipnosi (sembra tautologico, ma è andata più o meno così). Quando si arrivava al nocciolo, queste pazienti portavano sempre a galla la "reale" tipologia di trauma: si trattava di un trauma di origine sessuale. Freud commise il grave errore di confondere il mondo fantasmatico delle sue pazienti con la realtà, e per questo fece ammenda più volte.

    Dopo cena la seconda parte.

  7. #532
    Partecipante Assiduo
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Grazie francesca, molto interessante è , con tutto rispetto per Galimberti, se mi consenti vorrei rivolgermi ad un altro autore prima di riposarmi. e poi ogni uno fa le proprie conclusione
    Benedetta, anche a te proverò rispondere più tardi anche se a quest'ora pensare non è la mia attività preferita
    A dopo.
    Alej.

  8. #533
    Partecipante Assiduo
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Pero Freud era molto poco ortodosso !!! (lalangue e gieko)... -il problema sono stati i suoi seguaci !!)
    saluti.
    Alej,

  9. #534
    Partecipante Super Esperto L'avatar di lalangue
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Seconda parte. Prolissa.

    Freud era molto poco ortodosso, ma aveva ben chiaro che, per costruire una nuova disciplina, occorreva una clinica efficace, una teoria salda e una tecnica adeguata.
    Quindi, grazie al suo eclettismo, passò agilmente dal metodo ipnotico a quello delle libere associazioni. Perché? Perché vide che le guarigioni che riusciva ad ottenere per mezzo dell'ipnosi non avevano una lunga durata e, in più, appena c'era un motivo di scontro tra il medico e la paziente (parlo al femminile perché si trattava di isteriche), si ritornava al punto di partenza. Non solo: a volte le malate guarivano (remissione dei sintomi), ma, poco dopo, si presentavano all'attenzione del medico per altre affezioni. Freud ne dedusse un po' di cose: l'ipnosi instaurava una dissociazione nella mente del paziente; il medico a quel punto ordinava ad una parte dello psichismo di eliminare la costrizione sintomatologica, ma, quando il paziente si svegliava, nulla, nella sua Coscienza, sembrava serbare memoria di quanto accaduto. Con la libera associazione, cioè con un metodo che permetteva alle due parti "dissociate" di farsi vive a tempi alterni nella stessa seduta, riuscì a capire che c'erano due spinte, due forze contrapposte che si fronteggiavano, l'una per arrivare alla soddisfazione di un desiderio e l'altra per impedirlo. L'Inconscio freudiano (psicoanalitico) ha delle regole ben precise, che derivano da una teoria-tecnica-clinica che è un'unità (i tre punti spesso citati alla voce "Cos'è la psicoanalisi" sono da intendersi come inscindibili). La faccenda di Breuer e tutta la questione dei contenuti sessuali emergenti portò Freud a formulare in seguito due costrutti teorici: quello della sessualità infantile, che sconvolse (e sconvolge) l'opinione pubblica e i colleghi, e quello del transfert, che da quel momento è vissuto come un'ingiustizia nei confronti dei pazienti.

    La questione è che l'interpretazione psicoanalitica si basa sulla tecnica della libera associazione, da una parte, e dell'attenzione liberamente fluttuante, dall'altra. Queste due tecniche permettono l'emersione di contenuti inconsci, altrimenti non osservabili, e la loro interpretazione, che spezza il falso nesso imperniato sulla rimozione secondaria e permette di ricongiungere la pulsione con una rappresentazione (si spera) più adeguata alla sua meta. La faccenda del "sessuale" ha a che fare con l'après-coup (Nachträglichkeit), cioè con la risignificazione a posteriori del trauma come trauma sessuale, che ha come corollario la generazione di "fantasmi originari" (Urphantasien) e la possibilità di traslare queste dinamiche sul medico nella sitazione analitica.
    Questi corollari hanno ulteriori conseguenze: da un lato, il sintomo isterico è interpretabile, in quanto compromesso tra l'Inconscio e la Coscienza (conflitto) e in quanto incarnazione simbolica (conversione isterica, tradotta in "linguaggio" sessuale), ma l'interpretazione può avere un senso di questo tipo solo nel momento in cui la libera associazione renda disponibile all'analista il materiale inconscio di cui ha bisogno per ricomporre il conflitto al livello della Coscienza del paziente; dall'altro lato abbiamo la possibilità di interpretare i moti transferali, visto che in ogni psicoanalisi si crea una nevrosi di traslazione, cioè un falso rapporto analista/paziente, falso nel momento in cui il paziente trasferisce sull'analista delle pulsioni che erano dirette verso un altro oggetto (e questo è possibile solo per la teoria della rimozione primaria, dei fantasmi originari e, detto altrimenti, della sessualità infantile). In ultimo, il nocciolo della questione, cioè i contenuti sessuali (Urphantasien), sono lo zoccolo duro dell'analisi, tanto che ci sono interpretazioni di transfert, ma alla fine ci può essere solo una costruzione verosimile di questa "realtà ultima", punto di capitone del simbolismo psicoanalitico (che è ben diverso da un'ermeneutica).
    Ultima modifica di lalangue : 08-01-2010 alle ore 22.44.51

  10. #535
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Ti ringrazio per la ricapitolazione storica. Tuttavia avevo chiesto una cosa ben diversa, ovvero una lettura critico-epistemologica del modello pulsionale o classico.

    Saluti
    gieko

  11. #536
    Partecipante Super Esperto L'avatar di lalangue
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Se finisco di leggere l'articolo di Migone, divento vecchio e non vado più a dormire. In ogni caso, una cosa tra le altre: il transfert (nevrotico), come teoria, e l'interpretazione di transfert, nella tecnica, hanno senso solo se inseriti in un contesto freudiano classico, proprio per le faccende di poco conto di cui raccontavo sopra (sessualità infantile e modello pulsionale su tutti). Poi possiamo parlare del transfert come lo intende Tizio o come lo intende Caio, ma mi dovete dare delle indicazioni sul perché si debba utilizzare un concetto interamente basato su una teoria che viene quasi totalmente ricusata, se non per una terminologia-feticcio.

    L'interpretazione e la catena del significante (e le libere associazioni, che mi viene difficile pensare "libere" nella vis à vis), la resistenza e la questione economica (quest'ultima archiviata come reliquia. A breve seguirà anche la prima), il concetto di "difesa" e la faccenda del conflitto (se si può fare tutto senza lo scalino Conscio-Inconscio, come di fatto è togliendo tutti questi vetusti orpelli tecnici e/o teorici, tra che cos'è il conflitto e chi si difende da cosa) e così via.
    Giustificazione epistemologica? E allora tiriamo fuori le simpatiche e popolari diatribe tra "la presenza dell'osservatore di per sé inquina l'osservazione" e "non si può prescindere dall'osservatore, perciò i risultati della ricerca sono da considerarsi a fortiori relativi", con il lieto fine: "facciamo una bella statistica e vediamo".
    La psicoanalisi non è un mercatino dell'usato da cui si possa attingere a proprio piacimento: la clinica, la teoria e la tecnica, in psicoanalisi, sono intimamente saldate. Per questo sostenevo che le modificazioni della teoria si trovano in corrispondenza con modificazioni del "target" e della tecnica (ad esempio, Melanie Klein con i bambini e l'interpretazione del gioco, che ha portato Wilfred Bion alle sue teorie sull'identificazione proiettiva in senso "utile" e all'inclusione di pazienti gravi all'interno di un contesto psicoanalitico).

  12. #537
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Mi pare che hai le idee un po' confuse su cosa sia l'epistemologia e cosa significhi ricollocare i concetti teorici in cornici differenti... Stando a quanto dici quindi, un analista che debba definirsi tale lavorerà classicamente (cosa si intenda poi è tutto da capire, visto che ogni analista lavora a modo suo...) con il nevrotico, kleinianamente con i bambini, bionianamente con i pazienti gravi... Mi sembra - questo sì - un mercatino dell'usato, dove non c'è un modello articolato e complesso, ma un'accozzaglia di frammenti incoerenti.
    Vabbè si vede che esimi psicoanalisti che non si riconoscono più nel modello pulsionale (e quanti ce ne sono!) non hanno capito nulla...

    Saluti
    gieko

  13. #538
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    Quando ho le idee confuse, non c'è teoria né tecnica: c'è la terapia del Traum.

    A domani

  14. #539
    Partecipante Assiduo
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Buongiorno amici e colleghe.
    A proposito di l'articolo di Galimberti gentilmente trascritto ieri volevo condividere un altro scritto anche... ieri.
    "L'interrogativo inizialmente posto si può dunque formulare cosi: le cause individuate sopra delle malattie nervose sono presenti nell'esistenza moderna in proporzione cosi accresciuta da spiegarci il rilevante aumento di tale malattie? A questo interrogativo si può senz'altro rispondere di si, come mostrerà un rapido sguardo alla nostra vita moderna e alla forma che è venuta assumendo.
    Ciò risulta subito evidente da tutta una serie di fatti generali:le straordinarie conquiste dell'epoca moderna, le scoperte e le invenzioni in tutti i campi, il mantenimento del progresso di contro alla crescente competizione, tutto ciò è stato ottenuto e può essere mantenuto solo con un grande lavoro intellettuale. Il grado di prestazione richieste all'individuo nella lotta per l'esistenza è notevolmente aumentato ed egli può soddisfare a tali richieste solo impegnando tutte le proprie energie spirituali; allo stesso tempo i bisogni del singolo e le sue esigenze di godimento della vita son aumentati in tutti le classi, un lusso inaudito si è diffuso in strati della popolazione che prima ne erano rimasti esclusi; l'irreligiosità, l'insoddisfazione e l'avidità sono aumentate in vaste sfere sociale. Attraverso la smisurata intensificazione del traffico e le reti della comunicazioni che abbracciano tutto il mondo, le condizione del commercio sono totalmente cambiate:tutto viene fatto nella fretta e nell'agitazione, la notte è impiegata per viaggiare e il giorno per gli affari; per fino i viaggi 'di svago' sono diventati occasioni di strapazzo per il sistema nervoso. Grande crisi politiche, industriali e finanziare diffondono l'agitazione in strati della popolazione molto più vasti di prima; la partecipazione alla vita politica è diventata generale: le lotte politiche, religiose e sociali, la attività di partito, le campagne elettorali, lo smisurato aumento delle associazioni infiammano le animi e costringono le menti a sempre nuovi sforzi, sottraendo tempo allo svago, al sonno e al riposo. La vita nelle grandi città diventa sempre più raffinata e inquieta. I nervi esausti cercano ristoro in stimoli più intensi, in piaceri piccanti, per stancarsi ancora di più. La letteratura moderna si occupa prevalentemente dei problemi più scabrosi, che sommuovono tutte le passioni, incoraggiano la sensualità e la sete di godimento, il disprezzo di tutti i principi etici e di tutti gli ideali; essa presenta allo spirito del lettore figure patologiche, problemi di psicopatia sessuale, rivoluzionari e d'altro genere. Le nostre orecchie sono stimolate e sovraeccitate da una musica invadente e chiassosa, somministrata in grandi dosi, i teatri tengono avvinti tutti i sensi con i loro spettacoli provocanti; anche le arti figurative si rivolgono di preferenza al ripugnante, al deforme e all'eccitante e non esitano a metterci sotto gli occhi con rivoltante verismo anche gli aspetti più mostruosi offerti dalla realtà " Wilhem Erb -1893-
    (Opere SF, "La morale sessuale 'civile' e il nervosismo moderno", Vol 5, pag. 412 Bollati Boringhieri)

    Buuoona
    Saluti.
    Alejandro.

  15. #540
    Partecipante Super Esperto L'avatar di lalangue
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Ogni tanto ci si stupisce di alcune cose del passato, Alejandro!

    Visto che il discorso è serio, permettetemi di fare un gioco, perché in fondo anche il godimento vuole la sua parte nelle faccende di cui stiamo trattando, e la spinta alla conoscenza, come ogni spinta, ci deve portare alla scarica, e non all'accumulo.

    Quindi, per portare alle conseguenze estreme quanto ho articolato fin qui, vi chiedo di seguirmi sino al punto oltre al quale non si può andare, giungendo a vedere quanto, alla fine, la teoria della psicoanalisi sia saldamente legata alle verità ultime della vita. Gioco inconscio, fantasia, ma con tanto affetto, perché è questo poi che dà vita al discorso stesso. Quanto affetto?

    Un affetto che mi porta a ricordare il modo in cui due grandi pensatori hanno dimostrato, alla loro maniera e non senza una certa compiacenza, come il destino dell'uomo sia quello di ogni forma vivente, cioè quello di ritornare all'inanimato. Quello che rende la nostra forma di vita così particolare è il giro che ci è imposto, dirò, da ciò che c'è di più umano nello psichico, ovvero la pulsione, nel raggiungere una meta alla quale già eravamo destinati. Al di là del piacere, in questo principio che segna il nostro affacciarci al mondo, c'è anche l'equilibrio tra una forza che ci spinge a ricercarlo nella scarica completa e quell'altro, più morigerato e parsimonioso, che ci adatta alla nostra realtà di materiale vitale.

    Materiale kafkiano, si direbbe, ma un nodo alla gola ci dovrebbe prendere quando leggiamo di due morti illustri e delle loro modalità, sigillo indelebile delle beffe dell'Inconscio.
    Quale destino poteva attendersi lo studioso che per primo si interessò di quel fenomeno, l'isteria, che incarna il simbolo del legame mente/corpo in una maniera tutta speciale, all'inizio così attraente per tutti e poi, come era stato dallo stesso studioso previsto, allontanata dalla coscienza? Come poteva l'Inconscio scegliere una giusta morte per chi l'aveva preso così in parola da credere che ci fosse anche dell'amore in tutto ciò, e passionale, per giunta?!
    Si tende invece a non parlare proprio delle ultime cose che l'altro, e qui i nodi vengono al pettine, non ha potuto nemmeno articolare rispetto a un discorso in cui l'affetto, con tutta evidenza, era qualcosa che si sarebbe dovuto sciogliere e che invece è rimasto legato a un Nome che non si poteva pronunciare, quello di un Padre ancora troppo presente.

    Cosa ci resta di queste impressioni?
    In questa storia, a volerla valutare nel suo giusto peso, c'è una certa compiacenza, espressione che, sotto la penna di Freud, ha a che fare con quella base organica che permette al sintomo isterico di rientrare nel biologico, pur essendo al contempo massimamente simbolico. Tutt'altra portata ha la compiacenza del sogno, che, per allinearsi ad un desiderio, quello dell'analista, che non si può (non si deve?) conoscere, dimentica quale sia la meta di una pulsione.

    Tertium non datur? La pulsione epistemofilica a volte si presta a strane perversioni.
    Ultima modifica di lalangue : 09-01-2010 alle ore 15.20.55

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