
Originalmente inviato da
lalangue
La fatica del terapeuta, tra le altre cose, sta in quella che Bion chiamava "capacità negativa", ovvero la capacità di mantenere un pensiero insaturo, sgombro di pregiudizi ed aperto alle evoluzioni suggerite dalle comunicazioni del paziente. Uno dei pregi di questo presupposto teorico è la fiducia che si può dare a darlinda, non in quanto detentrice del sapere sulla patologia psichiatrica (o sulla schizofrenia, nello specifico) e nemmeno sulla complessità psichiatrica della problematica che porta. Di sicuro, però, si fa portavoce della sua sofferenza, ed è altrettanto certamente ed in maniera unica la chiave di volta per l'accesso al suo mondo-della-vita.
Mi vengono sempre in mente le voci: non si tratta di credere a quello che dicono, né di confermare o disconfermare al paziente la loro esistenza; si tratta piuttosto di capire che emozione sottostante veicolano e in che maniera, attorno al dolore, si sia strutturato il delirio. In questo la Daseinsanalyse è stata illuminante, proponendo delle letture "interne al delirio". La psicoanalisi, da par suo, cerca delle spiegazioni, perciò utilizza questa comprensione del modo-di-esserci dello psicotico come base affettivo-rappresentativa per cogliere delle motivazioni più profonde.