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  1. #646
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
    Data registrazione
    06-07-2004
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    Milano
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Che strane cose chiedono gli psicoanalisti!

    Spiegare? Qui c'è tutto quello che puoi sapere: "Come si svolge la cura psicoanalitica".

    Il tuo intervento mi ha fatto ammazzare dalle risate: hai dato corpo istantaneamente a tutto quello che può succedere in un'analisi al solo introdurre la "regola fondamentale"
    A me invece ha fatto ammazzare dalle risate (per non piangere!) questa paginetta spuntata sul sito della SPI, non so voi ma io l'ho trovata di una banalità sconcertante.

    Saluti,
    ikaro

  2. #647
    Partecipante Esperto
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    18-01-2010
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    305

    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Scusate se riporto per un attimo la discussione tra profani, ma nelle pagine precedenti del forum mi era sembrata interessante anche l’interazione tra pazienti, aspiranti analisti ed esperti.
    Sono in analisi da circa un anno, provo a ragionare da paziente sul rapporto tra analista e paziente e ad aggiungere la mia testimonianza, e lo faccio da incompetente totale: come paziente mi importa poco giocare al piccolo psicologo, faccio un altro mestiere che mi appassiona e che mi assorbe molto. Premetto anche che il mio analista è junghiano, perlomeno facente parte di un’associazione di categoria tale – poi va a sapere se sia un ortodosso o meno, o se con la sottoscritta usi un metodo piuttosto che un altro, francamente mi interessa assai poco - il setting è a vis-a-vis, non saprei neanche dirvi se è un setting rigido o meno: ci si stringe la mano, ci si chiede come va’, a volte si scambiano battute di spirito, a volte capita ci si facciano anche grasse risate, siamo entrambi dotati di senso dell’umorismo e ironia e questo non ha mai tolto nulla alla serietà del lavoro fatto insieme.
    Non ho mai visto nel mio analista un padre o una madre; non lo vivo come un guru, un soggetto supposto sapere, un maestro, un salvatore, un prete al quale confessarmi, un amante da conquistare, un amico, un capro espiatorio, un bidone della della mia spazzatura, una sanguisuga dei miei sudati risparmi, un vate o qualcuno di superiore ( o inferiore) a me. E’ un signore con il quale - e attraverso il quale - cerco di capire me stessa, con il quale sto’ imparando ad ascoltare il mio inconscio e ad integrarne o accettarne i contenuti a seconda dei casi – operazione faticosa e che può generare molta sofferenza – e a capire il senso e l’origine di alcuni nodi soprattutto nelle relazioni con gli altri, con tutto lo scavare anche nel passato che questo comporta. So’ bene di avere delle resistenze, di alcune mi rendo conto da sola e non è mai piacevole comunque affrontarle.
    Non lo idealizzo, nella sua vita non ho la più pallida idea di come possa essere, magari un nevrotico tanto quanto me, e non gli ho mai fatto domande sulla sua vita personale perchè non me ne importa sostanzialmente un’acca. Lo sento coinvolto umanamente, penso che altrimenti non farebbe un mestiere come questo. Sarà per questo che non mi sento tarlupinata quando devo compilare l’assegno a fine mese, anzi, penso che il pagarlo renda la relazione libera per entrambi, paradossalmente la renda disinteressata, quindi davvero autentica e sentita umanamente.
    Io insegno all’università e sono coinvolta anche umanamente dai miei studenti, e non perchè ci vada a bere un caffè (cosa che non ho mai fatto); ciò non toglie che la relazione sia molto intensa e profonda, sicuramente più di quanto loro pensino e immaginino. Subentrano non solo le preoccupazioni relative all’insegnamento di una disciplina – con tutte le menate mentali di istruire lasciando però sempre aperta la strada al personale sentire, alla possibilità del talento dove c’è di esprimersi ed evolversi, di allevare il dubbio, di toglierli il più possibile dalle sgrinfe di un orotodossia che spesso nelle aule universitarie impera più per pigrizia dei docenti che per convinzione degli stessi: è incredibilmente comodo per noi adagiarci in un sapere cristallizzato e allevare schiere di replicanti dei replicanti dei replicanti dei maestri... – ma è indubbio che subentrino anche componenti umane significative: la relazione con generazioni più giovani e dunque portatrici di valori, contesti e istanze diverse dalle tue, fino all’esercizio di una sorta di “genitorialità” che devi sapere tenere a bada nei suoi aspetti più retorici, ma della quale servirti per esempio per saper accogliere meglio. Sorvolo sulla deriva narcisista – sempre in agguato – dell’insegnamento, una bestia nera con la quale devi combattere quotidianamente.
    Dico questo perchè, dopo il quadretto analitico idilliaco che ho tratteggiato, la relazione con l’analista è fortissima, i sentimenti che smuove estremamente coinvolgenti. Sul transfert, aspetto sul quale credo tutti i pazienti si facciano domande, mi sono fatta l’idea che non necessariamente sia la riedizione di una qualche relazione passata. Da subito, ho avuto proprio l’impressione che sia una specie di simulazione di ciò che potrebbero essere le mie relazioni in futuro fuori dalla stanza.
    Non ho mai fatto un associazione libera in un anno, si rimane sempre attinenti al tema, sia esso un sogno o qualsiasi altra cosa; discutiamo dei lapsus quando avvengono, a volte le interpretazioni dell’analista le sento subito convincenti e puntalmente succede che da queste scaturiscano e si aprano nuovi filoni da analizzare, o materiale da ricollocare entro quella visione; altre invece non sono convicenti affatto, magari lo sento subito, magari dopo una settimana, magari arriva un sogno che dice che dobbiamo aggiustare il tiro e anche di brutto. Lo sento saldo il mio analista, questo sì, questa è la ragione che mi fa’ dire che sia un bravo analista, e come avrebbero potuto esserlo molti altri del resto. Saldo anche quando sbaglia, nel senso che non ha problemi ad ammetterlo e a spiegarti allora cosa c’era forse di sbagliato, questo è molto utile per il paziente, sgombra il campo da ciò che non deve ingombrarlo. Non è uno specchio riflettente, questo è sicuro, e non è neutrale: prende posizione e anche con decisione. I suoi sentimenti di coinvolgimento con la mia persona e con i conflitti e i disagi che le mie nevrosi comportano sono assolutamente espliciti e manifesti. E se così non fosse stato non sarebbe il mio analista. Se mi avesse comunicato in un qualche modo di aver paura dei suoi sentimenti nei miei confronti, o ancora peggio di non averne, o peggio che mai di non doverli esprimere, non lo avrei certo sentito saldo nel suo mestiere.

    Giulietta O.

  3. #648
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di luigi '84
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    25-03-2008
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da giulietta.o Visualizza messaggio
    Non ho mai fatto un associazione libera in un anno, si rimane sempre attinenti al tema, sia esso un sogno o qualsiasi altra cosa; discutiamo dei lapsus quando avvengono
    Bella questa testimonianza. Su quello che ho citato potrei dire soltanto che si, è il modo junghiano di lavorare coi pazienti; e che ha portato dall'iniziale impostazione associativa 'classica' (che certamente ancora permane come modalità di lavoro),per così dire, ad una dimensione narrativo-dialogica del vissuto. In questa trama (mai direzionata dall'analista comunque) si inserisce egli stesso con l'interpretazione o altri dispositivi qualora nel flusso della narrazione si evidensiassero 'sacche' di particolare evidenza emotiva, di particolare pertinenza con la struttura complessuale del paziente, o barlumi di soluzioni superiori del conflitto che ancora non sono di pertinenza dell'Io. Il faccia a faccia junghiano (anche se molti utilizzano anche il lettino) è in fondo solo una dichiarazione di intenti abbastanza chiara: spogliare l'analista di ogni Ombra di potere, di influenzamento suggestivo e tenere sempre presente, anche se lo sforzo è grande, il fastidio di una ''faccia'' che rimane lì, tutto il tempo.

    Saluti,
    Luigi

  4. #649
    Partecipante Super Esperto L'avatar di lalangue
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    27-12-2009
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da ikaro78 Visualizza messaggio
    A me invece ha fatto ammazzare dalle risate (per non piangere!) questa paginetta spuntata sul sito della SPI, non so voi ma io l'ho trovata di una banalità sconcertante.

    Saluti,
    ikaro
    In effetti è abbastanza banale. Di fatto serve per illustrare due o tre cose per chi sia intenzionato ad intraprendere un percorso psicoanalitico come paziente. La pagina viene letta anche da "non addetti ai lavori". Nella sua semplicità e banalità (a volte rasenta l'ovvio, altre restituisce un modello ipersemplificato sia dell'analisi sia delle altre discipline, risultando quasi offensiva), è una paginetta che va incontro alle spiegazioni chieste da Char_Lie, e lì si ferma.

    Ringrazio Giulietta O. per la testimonianza, ma, coda di paglia, ho di nuovo bisogno di spiegare meglio: non dico che la psicoanalisi è una panacea, ma di sicuro dimostra una certa coerenza interna e una profondità concettuale di un certo livello. Il signor Adolf Grünbaum, ad esempio, nella sua critica serrata alla psicoanalisi tende a banalizzare e ad ipostatizzare concetti che, per definizione, sono nettamente dinamici. Paul Ricoeur, qualche anno prima, non ha commesso lo stesso errore ed ha fatto una valutazione nettamente più rispondente di tutto l'apparato psicoanalitico.
    Detto ciò, credo che molte delle psicoterapie attuali siano perfettamente valide. Tutto sta a definire il loro campo di azione e le loro modalità di cura.
    La psicoanalisi ha dovuto per questo attraversare varie scissioni, posteriori al narcisismo debordante del suo "creatore", ogni volta che si è avvicinata a differenti tipologie di paziente. La diatriba tra Melanie Klein e Anna Freud, con il Padre della psicoanalisi ancora in vita, era incentrata sull'analizzabilità o meno dei bambini sotto una certa età (Melanie Klein ha introdotto il gioco in chiave psicoanalitica e l'Edipo precoce), oltre che su giochi di potere; Otto Kernberg e Heinz Kohut si sono fronteggiati, e si fronteggiano tuttora, sul narcisismo e sulle modifiche che i pazienti che portano questa problematica rendono necessarie, nella teoria e nella tecnica; Bion ha "sfidato" la sua seconda analista, Melanie Klein, per portare avanti la sua esperienza coi gruppi, mentre Foulkes portava avanti la sua gruppoanalisi e la scuola francese, con Anzieu e Kaës, si distingueva, sempre in quest'ambito, per il suo solito linguaggio retro. Questo per fare degli esempi sulle domande che si pongono gli analisti quando approcciano delle realtà differenti (da quelle che Freud era abituato a considerare come uniche possibili per un trattamento psicoanalitico). Ogni volta che si apre un nuovo fronte, tuttavia, sarebbe opportuno riflettere sulle implicazioni a livello teorico e tecnico che questo fatto avrà, sia su quello che si va formando (nuove teorie, nuove possibilità cliniche), sia su tutto quello che c'è stato prima. In questo caso, l'esempio più lampante è proprio il concetto di transfert nella situazione gruppale: alcuni lo utilizzano come se fosse lo stesso strumento, altri dicono che è improprio parlare di transfert nel gruppo, altri ancora utilizzano la teoria del transfert per introdurre una complessificazione delle dinamiche gruppali a mio modo di vedere inutilizzabile da un punto di vista clinico.
    Citazione Originalmente inviato da complicata Visualizza messaggio
    Ma per caso la reincarnazione di Freud è Tinto Brass?
    La descrizione calzerebbe a pennello, manca solo il cubano..
    Sorella Psicoanalisi e Il Piccolo Mondo Antico

  5. #650
    Partecipante Esperto
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Luigi '84:
    Sì, il fastidio, l'hai detto, o il piacere anche.
    Certo l'analista è "spoglio", e la relazione è umanamente simmetrica; tecnicamente ovviamente no.
    Forse, tanto per fare un esempio, è per questo che le regressioni ci sono anche qui, ma non assumono forme capricciose e infantili o che si riversano sull’analista e, attraverso di lui, rivissute e forse elaborate. Credo che la regressione in analisi junghiana sia vissuta senza passare per la figura del terapeuta, se non come colui che ti aiuta a interpretare il sentito e ciò che eventualmente è connesso.
    Insomma, detto in una parola: difficile che ci si senta frustrati dal terapeuta. La cura – se ha senso poi chiamarla così – è davvero qualcosa a quattro mani.
    Una cosa solo mi sconcerta di questo forum: non si capisce perchè gli junghiani (ma qui forse sei l’unico mi pare) abbiano letto sempre tutto di tutti e gli altri invece diano l’impressione di starersene chiusi nel loro campicello.

    Lalangue:
    Non credo che tu stessi parlando con me, vero? E’ ovvio che, come ho detto chiaramente nel mio post, non ho alcuna possibilità di replicare a ciò che dici, non conosco una sola delle cose o persone che hai citato se non per “sentito dire”. Se così fosse invece, mi spiace che tu non l’abbia capito: certo mi auguro che in seduta tu non ti ponga su questo piano con i tuoi pazienti...

    Saluti
    Giulietta

  6. #651
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da lalangue Visualizza messaggio
    In effetti è abbastanza banale. Di fatto serve per illustrare due o tre cose per chi sia intenzionato ad intraprendere un percorso psicoanalitico come paziente. La pagina viene letta anche da "non addetti ai lavori". Nella sua semplicità e banalità (a volte rasenta l'ovvio, altre restituisce un modello ipersemplificato sia dell'analisi sia delle altre discipline, risultando quasi offensiva), è una paginetta che va incontro alle spiegazioni chieste da Char_Lie, e lì si ferma.
    Bah, comunque la pagina ripete le stesse cose che hai già detto tu, non spiega meglio nulla, io ti avevo chiesto cosa significasse che "Le idee non si associano liberamente" e non si è comunque capito, ripetere la stessa cosa non è che fa comprendere meglio.
    Ordini come "Associa liberamente le tue idee" sono simili ad ordini del tipo "Sii spontaneo". Già naturalmente, sempre le idee le si associa liberamente, forse sarebbe meglio e più corretto dire "associa le tue idee usando questo sistema" (un sistema che avete in mente voi e che bisognerebbe cercar di spiegare all'altro) perché voi avete in mente qualcosa di specifico.
    Osservate una persona che associa le sue idee in un certo modo e poi magari dite "Eh ma risulta chiaro che non le ha associate liberamente!"... Ma che significa?
    Le ha associate come gli pareva a lui, se poi per voi l'associazione non risulta libera vuol dire che avete in mente un qualche sistema che l'altra persona dovrebbe seguire ad un qualche livello per associare le idee, ma che comunque supponete di poter definire visto che suggerite alla persona di dover seguire questa regola. Se c'è una regola da seguire, la si dovrebbe anche poter trasgredire: in cosa consiste la trasgressione?
    "nel non associare liberamente le idee" direte voi, ma non è che si è capito molto .
    Poi quel che passa per la testa ad una persona sono diversi pensieri, voi davvero credete che sia possibile associare un racconto a quel che pensiamo? Per la testa ora mi girano anche le immagini delle faccine sul monitor, il fruscio della ventola del computer, pensieri a volte spezzati che vanno e vengono, i passi nel corridoio, cosa dovrei fare descrivere anche queste cose ad uno psicoanalista? Per la testa a me personalmente nello stesso momento girano troppe cose, come si fa a descriverle tutte?
    Se ci riuscite siete dei geni .
    Si dica chiaramente quel che si desidera ottenere da un paziente, senza far finta di lasciarlo libero di associare e parlare di quel che vuole, visto che se lo fa, per voi può non risultare "libero". Se è così dovrà seguire qualche sistema coatto che voi avete in mente per risultare "libero", dovrà costringersi a fare qualcosa che voi gli suggerite di fare, se suggerite di fare sostanzialmente qualcosa all'altro.
    Questo è un bel trucco per ottenere obbedienza: far credere a qualcuno che per essere "libero" deve fare qualcosa di specifico che gli ordiniamo di fare. Anche i surrealisti parlavano di "scrittura automatica" credendo di poter davvero descrivere quello che gli passava per la testa, ma diciamoci la verità: perché gli altri modi di scrivere non dovrebbero risultare automatici? Cioé perché non dovrebbero descrivere allo stesso modo quel che passa per la testa?

    Saluti

  7. #652
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di luigi '84
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da giulietta.o Visualizza messaggio
    Una cosa solo mi sconcerta di questo forum: non si capisce perchè gli junghiani (ma qui forse sei l’unico mi pare) abbiano letto sempre tutto di tutti e gli altri invece diano l’impressione di starersene chiusi nel loro campicello.
    L'hai detto cara!Questa è una questione complicata che si perde nell'oscurità di fatti mai troppo luminosi.
    Certamente però c'è un pregiudizio: se ne potrebbe parlare. Sempre che a qualcuno faccia piacere, ogni tanto, qualche invasione di ''campo''...o campicello...

    Saluti,
    Luigi

    Ps. Non sono junghiano, ma maneggio bene quel tipo di masturbazione mentale più di altre!

  8. #653
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Se c'è una regola da seguire, la si dovrebbe anche poter trasgredire: in cosa consiste la trasgressione? "nel non associare liberamente le idee" direte voi, ma non è che si è capito molto
    La si può trasgredire semplicemente: basta omettere qualcosa, comunque la regola non è "associ liberamente" ma "dica tutto quello che le passa per la mente", quindi tu puoi anche associare, ma non dire e in questo caso trasgrediresti la regola.

    Saluti,
    ikaro

  9. #654
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Veramente io ho letto che c'è anche chi suggerisce di dire, tra ciò che viene a mente, quello che non si vorrebbe dire.
    Anche qui non c'è univocità.

    Queste "istruzioni", guardate, fanno sorridere.
    Ultima modifica di complicata : 19-01-2010 alle ore 18.43.07

  10. #655
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Veramente io ho letto che c'è anche chi suggerisce di dire, tra ciò che viene a mente, quello che non si vorrebbe dire.
    Anche qui non c'è univocità.

    Queste "istruzioni", guardate, fanno sorridere.
    Ma sì infatti, la regola fondamentale è semplicissima, qualcuno l'ha riformulata anche come "dica non importa cosa", in ogni caso la direzione è sempre quella di provare a sospendere l'intenzione cosciente del discorso e dire qualsiasi cosa, più semplice di così...

  11. #656
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Eh, sì..

    si potrebbe fare anche come quando siamo in automobile e guidiamo..

    Tanto non c'è il problema di andare a sbattere contro un albero

  12. #657
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di luigi '84
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da giulietta.o Visualizza messaggio
    Luigi '84:
    Sì, il fastidio, l'hai detto, o il piacere anche.
    Certo l'analista è "spoglio", e la relazione è umanamente simmetrica; tecnicamente ovviamente no.
    Forse, tanto per fare un esempio, è per questo che le regressioni ci sono anche qui, ma non assumono forme capricciose e infantili o che si riversano sull’analista e, attraverso di lui, rivissute e forse elaborate. Credo che la regressione in analisi junghiana sia vissuta senza passare per la figura del terapeuta, se non come colui che ti aiuta a interpretare il sentito e ciò che eventualmente è connesso.
    Insomma, detto in una parola: difficile che ci si senta frustrati dal terapeuta. La cura – se ha senso poi chiamarla così – è davvero qualcosa a quattro mani.
    Su questo però (come se non bastasse già la confusione presente nello junghismo) le cose sono diverse a seconda degli orientamenti (esistono anche lì!). Io sono per il cosiddetto junghismo critico che, fortunatamente, ha recuperato in tempo molti dispositivi clinici junghiani dimenticati dall'ideologia dei primi seguaci. Intendo con questo un riavvicinamento al primo Jung (quindi ad una clinica più 'classica') e alle implicazioni che quelle riflessioni hanno avuto nell'organizzare il costante confronto-dialogo con altre posizioni di matrice freudiana. Quindi, sotto questo aspetto, il lettino è ancora una opzione desiderabile e l'associazione ancora praticata (si ricordi il monito junghiano sulla necessità di procedere secondo i dettami di Freud nella prima parte della cura...). Accanto a questo esiste poi una 'cifra' certamente junghiana: il metodo costruttivo, l'amplificazione, il costante riferimento al sogno sono quei mezzi che rendono l'analista junghiano, per così dire, più ''presente''. Ma di certo non è uno che dispensa consigli!
    Questo atteggiamento è figlio di uno stretto legame che Jung ebbe con la clinica delle psicosi.

    Saluti,
    Luigi

  13. #658
    Partecipante Esperto
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Ho presente, Mario Trevi il Cipa e compagnia, l’estrazione del mio analista è quella.
    No, certo, consigli mai, e se faccio domande che ha senso rimbalzarmi lo fa’, viceversa risponde.
    Umiltà tanta però, insieme all’empatia e alla presenza, altro tratto che tu giustamente citi.
    Non so’ dirti sull’efficacia del lettino rispetto al faccia a faccia, può essere, ma essendo la mia esperienza unicamente questa davvero non sono in grado di dire nulla, né di come questo influisca nel rapporto. Vero è che all’inizio è abbastanza dura, anche per chi è abituata come me al confronto continuo nella quotidianità, quando per esempio hai davanti un poveraccio che fa’ l’esame e che in quel momento sta’ vivendo una grande tensione. Ma la tensione è anche tua, tirare fuori il meglio laddove capisci che potenzialmente vi è, ma senza direzionare la cosa altrimenti non serve a niente, non serve allo studente intendo, lo imboccheresti e basta (perdona la metafora universitaria, mi muovo con quel che posso mutuandolo dalla mia esprienza personale).
    Hai ragione anche quando dici che l’analista non conduce, sei tu che ti siedi e lo fai, capita qualche volta che arrivino delle domande precise su qualcosa. L’associazione c’è, è evidente, però non è centrifuga. Quando analizzi un sogno per esempio (ma non solo quello) è chiaro che ti muovi per associazioni, ma si rimane per così dire sul “pezzo”. Che poi magari non è tanto il sogno o il suo significato archetipico quando c’è, ma la questione che questi solleva.
    Ma quel che colpisce di questo tipo di analisi è l’apertura: scusa ma mi viene solo questo termine qui per il momento. Il ché non è sicuramente parlare di filosofia o di Dio o di chissà cosa, sei lì a fare analisi, mica un bignami di tutto.
    Grazie comunque delle riflessioni che mi proponi, sono molto interessanti. Vorrei poterti essere di stimolo altrettanto, ma posso solo proporre il punto di vista del paziente.

    Saluti
    Giulietta

  14. #659
    Partecipante Super Esperto L'avatar di lalangue
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da giulietta.o Visualizza messaggio

    [...]

    Una cosa solo mi sconcerta di questo forum: non si capisce perchè gli junghiani (ma qui forse sei l’unico mi pare) abbiano letto sempre tutto di tutti e gli altri invece diano l’impressione di starersene chiusi nel loro campicello.

    Lalangue:
    Non credo che tu stessi parlando con me, vero? E’ ovvio che, come ho detto chiaramente nel mio post, non ho alcuna possibilità di replicare a ciò che dici, non conosco una sola delle cose o persone che hai citato se non per “sentito dire”. Se così fosse invece, mi spiace che tu non l’abbia capito: certo mi auguro che in seduta tu non ti ponga su questo piano con i tuoi pazienti...

    Saluti
    Giulietta
    Prima o poi dovrò leggermi qualcosa di Jung
    (è per questo che difficilmente commento sull'argomento, anche se i post di Luigi di solito mi intrigano, differenze di linguaggio a parte)

    No, Giulietta O., non stavo parlando con te, ma mi riallacciavo a un po' di discorsi. La tua esperienza e il tuo racconto sono cose belle ed interessanti, ma non mi permetto di entrare nel merito (la relazione di "cura" è tra te ed il tuo terapeuta; al più dei commenti li potrà fare un supervisore, eventualmente). Nella sostanza, quello che importa è la funzione che svolge per te il terapeuta, e credo che in questo caso sia più che positiva. Ovviamente una parte è anche tua, perché, e questo te lo dico anch'io da paziente, a volte si fa proprio fatica!

    Citazione Originalmente inviato da complicata Visualizza messaggio
    Eh, sì..

    si potrebbe fare anche come quando siamo in automobile e guidiamo..

    Tanto non c'è il problema di andare a sbattere contro un albero
    Ecco, il senso è proprio quello.

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Bah, comunque la pagina ripete le stesse cose che hai già detto tu, non spiega meglio nulla, io ti avevo chiesto cosa significasse che "Le idee non si associano liberamente" e non si è comunque capito, ripetere la stessa cosa non è che fa comprendere meglio.
    Ordini come "Associa liberamente le tue idee" sono simili ad ordini del tipo "Sii spontaneo". Già naturalmente, sempre le idee le si associa liberamente, forse sarebbe meglio e più corretto dire "associa le tue idee usando questo sistema" (un sistema che avete in mente voi e che bisognerebbe cercar di spiegare all'altro) perché voi avete in mente qualcosa di specifico.
    Osservate una persona che associa le sue idee in un certo modo e poi magari dite "Eh ma risulta chiaro che non le ha associate liberamente!"... Ma che significa?
    Le ha associate come gli pareva a lui, se poi per voi l'associazione non risulta libera vuol dire che avete in mente un qualche sistema che l'altra persona dovrebbe seguire ad un qualche livello per associare le idee, ma che comunque supponete di poter definire visto che suggerite alla persona di dover seguire questa regola. Se c'è una regola da seguire, la si dovrebbe anche poter trasgredire: in cosa consiste la trasgressione?
    "nel non associare liberamente le idee" direte voi, ma non è che si è capito molto .
    Poi quel che passa per la testa ad una persona sono diversi pensieri, voi davvero credete che sia possibile associare un racconto a quel che pensiamo? Per la testa ora mi girano anche le immagini delle faccine sul monitor, il fruscio della ventola del computer, pensieri a volte spezzati che vanno e vengono, i passi nel corridoio, cosa dovrei fare descrivere anche queste cose ad uno psicoanalista? Per la testa a me personalmente nello stesso momento girano troppe cose, come si fa a descriverle tutte?
    Se ci riuscite siete dei geni .

    Si dica chiaramente quel che si desidera ottenere da un paziente, senza far finta di lasciarlo libero di associare e parlare di quel che vuole, visto che se lo fa, per voi può non risultare "libero". Se è così dovrà seguire qualche sistema coatto che voi avete in mente per risultare "libero", dovrà costringersi a fare qualcosa che voi gli suggerite di fare, se suggerite di fare sostanzialmente qualcosa all'altro.
    Questo è un bel trucco per ottenere obbedienza: far credere a qualcuno che per essere "libero" deve fare qualcosa di specifico che gli ordiniamo di fare. Anche i surrealisti parlavano di "scrittura automatica" credendo di poter davvero descrivere quello che gli passava per la testa, ma diciamoci la verità: perché gli altri modi di scrivere non dovrebbero risultare automatici? Cioé perché non dovrebbero descrivere allo stesso modo quel che passa per la testa?

    Saluti
    Ultima modifica di lalangue : 19-01-2010 alle ore 20.47.42
    Citazione Originalmente inviato da complicata Visualizza messaggio
    Ma per caso la reincarnazione di Freud è Tinto Brass?
    La descrizione calzerebbe a pennello, manca solo il cubano..
    Sorella Psicoanalisi e Il Piccolo Mondo Antico

  15. #660
    Megiston Matema
    Ospite non registrato

    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da giulietta.o Visualizza messaggio
    Scusate se riporto per un attimo la discussione tra profani, ma nelle pagine precedenti del forum mi era sembrata interessante anche l’interazione tra pazienti, aspiranti analisti ed esperti.
    Sono in analisi da circa un anno, provo a ragionare da paziente sul rapporto tra analista e paziente e ad aggiungere la mia testimonianza, e lo faccio da incompetente totale: come paziente mi importa poco giocare al piccolo psicologo, faccio un altro mestiere che mi appassiona e che mi assorbe molto. Premetto anche che il mio analista è junghiano, perlomeno facente parte di un’associazione di categoria tale – poi va a sapere se sia un ortodosso o meno, o se con la sottoscritta usi un metodo piuttosto che un altro, francamente mi interessa assai poco - il setting è a vis-a-vis, non saprei neanche dirvi se è un setting rigido o meno: ci si stringe la mano, ci si chiede come va’, a volte si scambiano battute di spirito, a volte capita ci si facciano anche grasse risate, siamo entrambi dotati di senso dell’umorismo e ironia e questo non ha mai tolto nulla alla serietà del lavoro fatto insieme.
    Non ho mai visto nel mio analista un padre o una madre; non lo vivo come un guru, un soggetto supposto sapere, un maestro, un salvatore, un prete al quale confessarmi, un amante da conquistare, un amico, un capro espiatorio, un bidone della della mia spazzatura, una sanguisuga dei miei sudati risparmi, un vate o qualcuno di superiore ( o inferiore) a me. E’ un signore con il quale - e attraverso il quale - cerco di capire me stessa, con il quale sto’ imparando ad ascoltare il mio inconscio e ad integrarne o accettarne i contenuti a seconda dei casi – operazione faticosa e che può generare molta sofferenza – e a capire il senso e l’origine di alcuni nodi soprattutto nelle relazioni con gli altri, con tutto lo scavare anche nel passato che questo comporta. So’ bene di avere delle resistenze, di alcune mi rendo conto da sola e non è mai piacevole comunque affrontarle.
    Non lo idealizzo, nella sua vita non ho la più pallida idea di come possa essere, magari un nevrotico tanto quanto me, e non gli ho mai fatto domande sulla sua vita personale perchè non me ne importa sostanzialmente un’acca. Lo sento coinvolto umanamente, penso che altrimenti non farebbe un mestiere come questo. Sarà per questo che non mi sento tarlupinata quando devo compilare l’assegno a fine mese, anzi, penso che il pagarlo renda la relazione libera per entrambi, paradossalmente la renda disinteressata, quindi davvero autentica e sentita umanamente.
    Io insegno all’università e sono coinvolta anche umanamente dai miei studenti, e non perchè ci vada a bere un caffè (cosa che non ho mai fatto); ciò non toglie che la relazione sia molto intensa e profonda, sicuramente più di quanto loro pensino e immaginino. Subentrano non solo le preoccupazioni relative all’insegnamento di una disciplina – con tutte le menate mentali di istruire lasciando però sempre aperta la strada al personale sentire, alla possibilità del talento dove c’è di esprimersi ed evolversi, di allevare il dubbio, di toglierli il più possibile dalle sgrinfe di un orotodossia che spesso nelle aule universitarie impera più per pigrizia dei docenti che per convinzione degli stessi: è incredibilmente comodo per noi adagiarci in un sapere cristallizzato e allevare schiere di replicanti dei replicanti dei replicanti dei maestri... – ma è indubbio che subentrino anche componenti umane significative: la relazione con generazioni più giovani e dunque portatrici di valori, contesti e istanze diverse dalle tue, fino all’esercizio di una sorta di “genitorialità” che devi sapere tenere a bada nei suoi aspetti più retorici, ma della quale servirti per esempio per saper accogliere meglio. Sorvolo sulla deriva narcisista – sempre in agguato – dell’insegnamento, una bestia nera con la quale devi combattere quotidianamente.
    Dico questo perchè, dopo il quadretto analitico idilliaco che ho tratteggiato, la relazione con l’analista è fortissima, i sentimenti che smuove estremamente coinvolgenti. Sul transfert, aspetto sul quale credo tutti i pazienti si facciano domande, mi sono fatta l’idea che non necessariamente sia la riedizione di una qualche relazione passata. Da subito, ho avuto proprio l’impressione che sia una specie di simulazione di ciò che potrebbero essere le mie relazioni in futuro fuori dalla stanza.
    Non ho mai fatto un associazione libera in un anno, si rimane sempre attinenti al tema, sia esso un sogno o qualsiasi altra cosa; discutiamo dei lapsus quando avvengono, a volte le interpretazioni dell’analista le sento subito convincenti e puntalmente succede che da queste scaturiscano e si aprano nuovi filoni da analizzare, o materiale da ricollocare entro quella visione; altre invece non sono convicenti affatto, magari lo sento subito, magari dopo una settimana, magari arriva un sogno che dice che dobbiamo aggiustare il tiro e anche di brutto. Lo sento saldo il mio analista, questo sì, questa è la ragione che mi fa’ dire che sia un bravo analista, e come avrebbero potuto esserlo molti altri del resto. Saldo anche quando sbaglia, nel senso che non ha problemi ad ammetterlo e a spiegarti allora cosa c’era forse di sbagliato, questo è molto utile per il paziente, sgombra il campo da ciò che non deve ingombrarlo. Non è uno specchio riflettente, questo è sicuro, e non è neutrale: prende posizione e anche con decisione. I suoi sentimenti di coinvolgimento con la mia persona e con i conflitti e i disagi che le mie nevrosi comportano sono assolutamente espliciti e manifesti. E se così non fosse stato non sarebbe il mio analista. Se mi avesse comunicato in un qualche modo di aver paura dei suoi sentimenti nei miei confronti, o ancora peggio di non averne, o peggio che mai di non doverli esprimere, non lo avrei certo sentito saldo nel suo mestiere.

    Giulietta O.
    Cara Giulietta,
    trovo molto bello il tuo primo intervento, senza andare nell’intimo della tua esperienza di analisi esponi a partire da essa tutta una serie di problematiche e di fattori inerenti con l’argomento di questo thread: parli della relazione, del transfert, dell’idealizzazione, delle resistenze, della neutralità, di timori e sentimenti, del senso che si può dare alle regole del setting (fra le quali c’è anche il saldo dell’onorario), ecc.
    Poi, la parte che mi pare più interessante, è il parallelismo che istituisci fra la tua analisi e il tuo insegnamento, dove c’è uguale interesse e uguale rispetto della libertà e della dignità dell’altro.
    Di tutto questo, spero, potremo continuare a parlarne qui di seguito se ti fa piacere.
    Ma vorrei soffermarmi sulla tua prima frase: “Scusate se riporto per un attimo la discussione tra profani, ma nelle pagine precedenti del forum mi era sembrata interessante anche l’interazione tra pazienti, aspiranti analisti ed esperti”, perché penso che meriti un approfondimento.
    Rileggendomi (parlo per me) mi accorgo della mia tendenza talvolta ad affermare la teoria che seguo, la mia esperienza, le mie convinzioni (dove affermare non va inteso come imporre, ma come asserire, far conoscere) e che per farlo mi perdo in discussioni specialistiche, con citazioni dirette ai soli addetti ai lavori e un linguaggio non immediatamente comprensibile a tutti.
    Beninteso, non considero questo fatto come negativo in sé, è naturale che un professionista cerchi il confronto con gli altri colleghi, ma lo diventa qualora tende ad assolutizzarsi, a tagliare fuori gli altri e a perdere così il piacere di un dialogo aperto quanto più possibile, trascurando i temi da approfondire; in questo senso concordo col tuo ritenere più interessante “l’interazione tra pazienti, aspiranti analisti ed esperti”.
    Un saluto.

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