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  1. #676
    Partecipante Esperto
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    18-01-2010
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Caro Megiston,
    il tuo intervento mi ha colpita, provo ad aggiungere qualche mia sciocchezza volante, come sempre solo il punto di vista del paziente.
    Ricordo che tipo alla terza seduta arrivai armata di “Frammento” e lessi questo passaggio per spiegare un mio stato d’animo (non relativo all’analisi o all’analista):

    “ In vista di un appuntamento che mi esalta, io faccio accuratamente la mia toilette. Questa parola non ha solamente un significato di graziosità; senza parlare dell’uso scatologico che se ne fa, essa designa anche i “preparativi ai quali viene sottoposto il condannato a morte prima di essere condotto al patibolo”; e ancora, “la membrana oleosa e chiara che viene adoperata in macelleria e in salumeria per avvolgere certi tagli”. E’ come se, alla fine di ogni toilette, vi fosse sempre, compreso nell’eccitazione che essa suscita, il corpo ucciso, imbalsamato, laccato, imbellito alla maniera di una vittima. Vestendomi, io faccio bello ciò che sta per essere guastato dal desiderio.”
    (Littré, in Roland Barthes, “Frammenti di un discorso amoroso”)

    Chissà, forse dietro alla scelta di questo brano per spiegare quel che andavo vivendo in quel momento fuori dalla stanza, si gettavano i presupposti della relazione analitica. Riprendere in mano a distanza di un anno questo brano mi fa’ comunque molta impressione.
    Il transfert – o relazione – ha inziato a delinearsi e a farsi presente in me nel momento in cui, a colpacci di insight, emergevano soprattutto le caratteristiche – e i legami con il mio passato – di coloro che avevo scelto di avere accanto nella vita.
    Il rapporto con l’analista ha preso corpo cioè nel momento in cui ho potuto vedere qualcosa della natura diciamo così dei rapporti con gli altri. E da subito si è mosso su presupposti a me inediti, mai praticati o sentiti prima intendo. Mi ritrovo infatti molto nel passaggio dove dici:

    “...creare qualcosa insieme al paziente, qualcosa che non c’è, che non appartiene al passato, un passato che sembrava decidesse tutto e decretasse ineluttabilmente il destino di un individuo”.

    Il ruolo che ha sollevato da subito questa relazione analitica (e senza passare prima per qualcosa di diverso, una riedizione cioè di un tipo di rapporto già vissuto) è stata come la risposta che andavo cercando, ma che era sepolta da un massa di eventi e vissuto, nonché una struttura difensiva molto ben organizzata nel tempo.

    Portate pazienza, è così difficile spiegare: come ha detto qualcuno che non ricordo nei precedenti post, è decisamente “a perdere”...

    Giulietta.O

  2. #677
    Partecipante Super Esperto L'avatar di lalangue
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    27-12-2009
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio

    [...]

    Chiedo perdono ma qui sento necessario entrare nel tecnico. Mi pare che ci sia una concezione dell'interpretazione come disvelamento dell'esistente (far riemergere) nonchè di verbalizzazione (dare contenitore verbale), che mi può stare anche bene, ma che non ritengo sia - come scrivevo sopra - l'obbiettivo. Si tratta principalmente di giungere alla catastrofe strutturale lasciando spazio ad un "vuoto creatore" (per dirla con Bion: catastrofe in ambiente K). Altra dubbio è sul sostrato fortemente imperniato sul discorso pulsionale ed energetico: e se non fosse la pulsione il motore motivazionale?

    Saluti
    Affrontando la faccenda in maniera schematica e un po' fredda, potrei dire che l'interpretazione, vista appunto in maniera bioniana, cerca di trovare una forma al materiale in via di emersione (che fosse sotto il dominio della rimozione, quindi materiale "ri-emerso", o che si trattase di non-simbolizzato, poco importa), fornendo delle rappresentazioni anticipatorie in un clima di risonanza affettiva col paziente (con la O del paziente). Bion sembra fare un parallelo tra la catastrofe destrutturante come si verifica nel Wahnstimmung, lo stato d'animo delirante che precede la formazione di un delirio, e la formazione di nuove configurazioni rappresentative nel corso della terapia. L'interpretazione in sé, per quanto sia considerata l'intervento risolutivo e quasi magico, ha una grande rilevanza a livello teorico, perché è incastonata tra tutta una serie di dispositivi (libera associazione e attenzione fluttuante), di concetti fondanti (pulsioni) e di deduzioni (teoria dell'affetto e della rappresentazione in psicoanalisi). Tuttavia va ricordato che il corpus psicoanalitico prevede tutta una serie di strumenti che non sono per nulla accessori, e che, anzi, contribuiscono a creare le condizioni perché si possano fare interpretazioni generiche e interpretazioni di transfert. Il transfert stesso è una delle basi. L'interpretazione, genericamente intesa, può rivolgersi ad un lapsus, ad un atto mancato, ad un sogno e ad una vasta gamma di materiale che, se aiuta il processo psicoanalitico, di certo non è l'asse portante. La reale scommessa della psicoanalisi è di comprendere il funzionamento della struttura che supporta il sintomo, di capirla economicamente (da qui l'importanza del pulsionale) e di trovare una soluzione "globale", permettendo una ristrutturazione dell'intera personalità del paziente. Questo, in sostanza, significa lavorare per l'emersione dei vari conflitti, studiare il funzionamento delle istanze psichiche del singolo paziente ed il loro funzionamento (valutare come vengono utilizzate le difese e per che cosa vengono erette delle resistenze; comprendere il temperamento del paziente e le forze che spingono verso il cambiamento; osservare i principi morali che permeano la vita del paziente e l'eventuale masochismo in essi annidato), instaurare un clima di collaborazione conscia (tramite il contratto) e inconscia (tramite il transfert), il tutto cercando di rispettare i tempi del paziente stesso e le sue capacità di mentalizzazione.
    Il "vuoto creatore", in un certo senso, dev'essere più nella mente dell'analista (concetto di "capacità negativa" di Bion), che deve fare spazio a tutta questa meta-rappresentazione dello psichismo del paziente e trovare, grazie al filo rosso del desiderio stesso del paziente, il modo perché questi si svincoli da modalità ripetitive e dispendiose ed acquisti una maggiore plasticità. Tutto questo, ribadisco, sotto l'egida del desiderio del paziente, senza aggiunte moralistico-educative e senza farsi guidare dal proprio modo di essere-nel-mondo.
    Ultimo chiarimento: per il transfert forse faccio molto riferimento alla teorizzazione che ne ha dato Lacan, perché mi sembra più "ficcante"
    In questo senso dicevo che non va verbalizzato tanto il discorso "stai ripetendo queste modalità che sono tipiche della tua relazione con figure parentali introiettate", ma piuttosto occorre operare una destituzione progressiva del Soggetto supposto Sapere (rappresentato in analisi dal terapeuta), dopo aver creato un legame particolare col paziente (transfert e conseguente nevrosi di transfert). Un esempio potrebbe essere quello di far sentire al paziente che il suo desiderio è rispettato, non giudicato e dipendente dalla sua volontà (e, fuori dalla stanza di analisi, dalla realizzabilità effettiva).
    Citazione Originalmente inviato da complicata Visualizza messaggio
    Ma per caso la reincarnazione di Freud è Tinto Brass?
    La descrizione calzerebbe a pennello, manca solo il cubano..
    Sorella Psicoanalisi e Il Piccolo Mondo Antico

  3. #678
    Partecipante Super Esperto L'avatar di lalangue
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da Megiston Matema Visualizza messaggio

    [varie citazioni, tutte molto belle, Freud compreso]

    Oggi le nuove correnti epistemologiche che permeano il nostro fare scienza, a tutti i livelli ci mettono in guardia circa ogni concetto di realtà, verso la credenza di una realtà oggettiva separata dall’osservatore e in qualche modo conoscibile attraverso un metodo scientifico rigoroso che riduce al minimo la presenza inquinante della soggettività dell’osservatore (quello di “verità” era stato messo in crisi dalla scienza positivistica, sostituito dalla “realtà scientifica”).
    E se non esiste più un concetto ben delineato di realtà, difficilmente possiamo sostenere ancora concetti come “idealizzazione”, “fantasia”, “illusione”, o funzioni come l’ “esame di realtà, o concezioni come “adattamento alla realtà”.
    Ora, penso che ci si debba interrogare collettivamente su queste nostre concezioni a monte per arrivare a rispondere alla domanda finale di Benedetta riguardo al “fattore terapeutico”:

    Citazione Originalmente inviato da benedetta14 Visualizza messaggio
    Interpretazione del transfert (o della relazione), delle associazioni libere, del non verbale, ecc...: dove risiede l'aspetto terapeutico? Portare alla coscienza quanto è fino a quel momento sconosciuto è sufficiente?
    Grazie

    Insomma, occorre lavorare a colpi di insight, di iniezioni di razionalità sotto forma di interpretazioni, per giungere alla “realtà” del paziente sepolta dal massiccio controinvestimento della rimozione, o bisognerà non solo rivedere il concetto stesso di “presa di coscienza”, ma cercare di creare qualcosa insieme al paziente, qualcosa che non c’è, che non appartiene al passato, un passato che sembrava decidesse tutto e decretasse ineluttabilmente il destino di un individuo?
    Un saluto.
    Visto che a questo punto mi serve un esempio, e visto che l'esempio stesso è a portata di mouse, toccherà farlo. Char_Lie si presterà ben volentieri!
    Quale sarebbe la realtà "esterna", il noumeno kantiano, a cui si riferisce Char_lie nella sua critica accanita alla psicoanalisi? A me sembra che non sia mai stato da uno psicoanalista, che faccia confusione tra le varie psicoterapie e che applichi lo stesso metro a tutti i possibili terapeuti, pur non conoscendoli. Cos'è questo, se non qualcosa che lui stesso porta nella relazione? Anzi, prima della relazione e nonostante la relazione. Cos'è, se non qualcosa che fa parte del suo psichismo? Qualche oggetto interno, castrante nella migliore delle ipotesi ai fini del cambiamento, persecutorio nella più nefasta. Chi non vede i resti delle unghie di Char_Lie, ancora incastonati in una modalità di stallo dalla quale non si vuole smuovere (cambiamento e resistenze annesse)? E chi non vede nel suo stile di scrittura e nelle sue modalità espressive un tentativo di razionalizzare, di imbrigliare attraverso il ragionamento e la forma geometrica del discorso una forza, una voglia che solo con uno sforzo inane si può tenere a bada?
    Ipotesi.

    P.S.: tutto ciò al solo invocare l'associazione come qualcosa di libero, quando invece è già determinata internamente da tutta una serie di "ma" e di "però". Da qui anche un vago senso del grottesco, quando una persona che si dice disposta al cambiamento aggiunge in seguito: "sì, ma con i miei vincoli", quando proprio questi vincoli sono gli impedimenti stessi. Doppia funzione del Super-Io, come illustrata da Freud in "L'Io e l'Es": da un lato ideale verso il quale tendere, dall'altro limitazione con funzione di regolazione dell'angoscia di castrazione (o di persecuzione, a seconda del livello di sviluppo di questa istanza).

    [permettimi questo giochino, Char_Lie, ben sapendo che siamo in un forum, che continui a mantenere l'anonimato e che tutto questo mi serve per illustrare qualcosa agli altri, e non corrisponde assolutamente ad alcun tipo di rapporto terapeutico]
    Ultima modifica di lalangue : 21-01-2010 alle ore 07.45.52
    Citazione Originalmente inviato da complicata Visualizza messaggio
    Ma per caso la reincarnazione di Freud è Tinto Brass?
    La descrizione calzerebbe a pennello, manca solo il cubano..
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  4. #679
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da lalangue
    Visto che a questo punto mi serve un esempio, e visto che l'esempio stesso è a portata di mouse, toccherà farlo. Char_Lie si presterà ben volentieri!
    Quale sarebbe la realtà "esterna", il noumeno kantiano, a cui si riferisce Char_lie nella sua critica accanita alla psicoanalisi? A me sembra che non sia mai stato da uno psicoanalista, che faccia confusione tra le varie psicoterapie e che applichi lo stesso metro a tutti i possibili terapeuti, pur non conoscendoli. Cos'è questo, se non qualcosa che lui stesso porta nella relazione? Anzi, prima della relazione e nonostante la relazione. Cos'è, se non qualcosa che fa parte del suo psichismo? Qualche oggetto interno, castrante nella migliore delle ipotesi ai fini del cambiamento, persecutorio nella più nefasta. Chi non vede i resti delle unghie di Char_Lie, ancora incastonati in una modalità di stallo dalla quale non si vuole smuovere (cambiamento e resistenze annesse)? E chi non vede nel suo stile di scrittura e nelle sue modalità espressive un tentativo di razionalizzare, di imbrigliare attraverso il ragionamento e la forma geometrica del discorso una forza, una voglia che solo con uno sforzo inane si può tenere a bada?
    Guarda Kant il noumeno supponeva fosse inconoscibile, io quando parlo di realtà parlo di qualcosa che si può conoscere, parliamo perciò di cose diverse.
    Poi ci sono stato da uno psicoanalista e le unghie per la verità le uso ora per cercare di grattar via gli orpelli che qualcuno di voi usa per nascondere quel che fa in realtà, io comunque ancora non l'ho capito. Io magari non so cosa sia la psicoanalisi, ma praticamente sono in buona compagnia, da quel che scrivete e dalle discussioni che fate, io deduco che non lo sappiate nemmeno voi.
    "Razionalizzare"... Concetto interessante, certo uno psicoanalista potrà sempre giocarsi questa carta quando qualcun altro sottopone a qualche critica razionale quel che fa ed afferma. Anche Freud ha sempre parlato di resistenze quando qualcuno osava mettere in dubbio la fondatezza di tutte le sue speculazioni. Ma perché poi non poteva essere anche che in realtà le resistenze erano proprio le sue, di Freud?

    Chi si sta difendendo in realtà? Tu per tenere in piedi tutta la tua stessa struttura di personalità che si è andata costruendo proprio intorno ad una certa idea che hai di cosa sia la psicoanalisi, avendo messo su anche una professione su tutto ciò e con questo ci campi, o io?

    Poi comunque è come hai detto, io se lascio ferme certe cose è perché le voglio lasciare ferme, parli di resistenze, di forze opposte, ma in fin dei conti sono tutte mie, i conflitti sono miei, io non sento affatto come pressante l'inconscio come un qualcosa di esterno che devo tenere a bada (idea che forse Freud ha preso da Schopenhauer e che voi continuate a trascinarvi dietro), i desideri sono i miei, non li sento certo come qualcosa di esterno e diverso e per questo non ho mai pensato che controllassi qualcosa, non consumo energie per evitare di vedere falli o cose del genere dappertutto, questa lettura appartiene a voi, non a me, io semplicemente quel che dite spesso non lo vedo proprio, se poi cerco di spiegare perché, poi qualcuno di voi ribatte che razionalizzo, ma devo costringermi a vedere quel che vedete voi? Se Freud ai suoi tempi era convinto che inconsciamente un po' tutti volevano far l'amore con la propria madre e qualcuno non ci credeva a questa sua costruzione per una serie di motivi piuttosto razionali notando che spesso la mamma non è che sia una donna con questo grande sex appeal soprattutto per i secondogeniti ed i figli che sono venuti dopo che l'han conosciuta già abbastanza sfiorita, insomma se si cerca di far notare queste cose ad uno psicoanalista questo parla di razionalizzazioni per evitare di vedere quel che vede lui... E cosa devo dirti, crediamo a tutto quel che ci viene raccontato e mettiamo da parte le razionalizzazioni.

    Comunque bella l'introduzione retorica che hai usato nel tuo discorso "Chi non vede..." . Introduzione che ti permette di non motivare la tua lettura di quel che avviene visto che non mi conosci nemmeno più di tanto, se fosse così faticoso resistere tanto da dover tenere a bada questa forza immane che io dovrei imbrigliare, probabilmente non lo farei proprio , perciò credo che siamo proprio all'opposto. Il tuo discorso mi ricorda nello stile quello che fece il cavaliere una volta: "Non posso credere che ci siano in giro così tanti coglioni che possano votare facendo il proprio disinteresse".

    Le energie poi io personalmente le consumo quando devo fare certe cose senza ottenere abbastanza soddisfazione non certo per imbrigliare queste forze della natura interne che vedete solo voi, in questi altri casi sì che le consumo, e vorrei proprio che qualcuno avesse qualcosa di meglio da offrire e non sempre solo tanto fumo e parole al vento. In questo caso uno psicoanalista si limita ad osservare, come hai fatto anche tu qualche post fa, che la vita è faticosa... Grazie... Ma magari era proprio questo il problema... Che diavolo ci son venuto a fare da te?

    [Permettimi anche a me di rispondere al giochino ]

    Saluti
    Ultima modifica di Char_Lie : 21-01-2010 alle ore 14.47.25

  5. #680
    benedetta14
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da lalangue Visualizza messaggio
    L'interpretazione in sé, per quanto sia considerata l'intervento risolutivo e quasi magico, ha una grande rilevanza a livello teorico, perché è incastonata tra tutta una serie di dispositivi (libera associazione e attenzione fluttuante), di concetti fondanti (pulsioni) e di deduzioni (teoria dell'affetto e della rappresentazione in psicoanalisi).
    ...
    La reale scommessa della psicoanalisi è di comprendere il funzionamento della struttura che supporta il sintomo, di capirla economicamente (da qui l'importanza del pulsionale) e di trovare una soluzione "globale", permettendo una ristrutturazione dell'intera personalità del paziente.
    In tale tentativo di comprensione della struttura e data la rilevanza che si dà a livello teorico all'interpretazione incastonata tra dispositivi, concetti fondanti e deduzioni di cui sopra, quanta importanza si dà al biologico? (con particolare riferimento alla teoria dell'affetto e della rappresentazione).

    Quanto c'è di biologico nell'energia psichica (alla quale fai riferimento nell'altro post) che viene restituita al paziente mediante lo scioglimento dei nodi per effetto dell'interpretazione?

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Non credo che sia sufficiente, anzi penso proprio che il portare alla coscienza non sia di per sè necessario. E' una conseguenza - frequente quanto vogliamo - ma non un obbiettivo, almeno per come la vedo io. L'obbiettivo dell'interpretazione, raggiungibile proprio grazie alle associazioni da un lato e all'attenzione fluttuante dell'analista dall'altro, è rendere più viva la struttura e, soprattutto, perturbarla.
    Come si fa a perturbarla?

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Altra dubbio è sul sostrato fortemente imperniato sul discorso pulsionale ed energetico: e se non fosse la pulsione il motore motivazionale?
    E cos'altro? (troppo ardita? )

    Saluti
    Ultima modifica di benedetta14 : 21-01-2010 alle ore 14.13.52

  6. #681
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Guarda Kant il noumeno supponeva fosse inconoscibile, io quando parlo di realtà parlo di qualcosa che si può conoscere, parliamo perciò di cose diverse.
    Poi ci sono stato da uno psicoanalista e le unghie per la verità le uso ora per cercare di grattar via gli orpelli che qualcuno di voi usa per nascondere quel che fa in realtà, io comunque ancora non l'ho capito. Io magari non so cosa sia la psicoanalisi, ma praticamente sono in buona compagnia, da quel che scrivete e dalle discussioni che fate, io deduco che non lo sappiate nemmeno voi.
    "Razionalizzare"... Concetto interessante, certo uno psicoanalista potrà sempre giocarsi questa carta quando qualcun altro sottopone a qualche critica razionale quel che fa ed afferma. Anche Freud ha sempre parlato di resistenze quando qualcuno osava mettere in dubbio la fondatezza di tutte le sue speculazioni. Ma perché poi non poteva essere anche che in realtà le resistenze erano proprio le sue, di Freud?

    Chi si sta difendendo in realtà? Tu per tenere in piedi tutta la tua stessa struttura di personalità che si è andata costruendo proprio intorno ad una certa idea che hai di cosa sia la psicoanalisi, avendo messo su anche una professione su tutto ciò e con questo ci campi, o io?

    Poi comunque è come hai detto, io se lascio ferme certe cose è perché le voglio lasciare ferme, parli di resistenze, di forze opposte, ma in fin dei conti sono tutte mie, i conflitti sono miei, io non sento affatto come pressante l'inconscio come un qualcosa di esterno che devo tenere a bada (idea che forse Freud ha preso da Schopenhauer e che voi continuate a trascinarvi dietro), i desideri sono i miei, non li sento certo come qualcosa di esterno e diverso e per questo non ho mai pensato che controllassi qualcosa, non consumo energie per evitare di vedere falli o cose del genere dappertutto, questa lettura appartiene a voi, non a me, io semplicemente quel che dite spesso non lo vedo proprio, se poi cerco di spiegare perché, poi qualcuno di voi ribatte che razionalizzo, ma devo costringermi a vedere quel che vedete voi? Se Freud ai suoi tempi era convinto che inconsciamente un po' tutti volevano far l'amore con la propria madre e qualcuno non ci credeva a questa sua costruzione per una serie di motivi piuttosto razionali notando che spesso la mamma non è che sia una donna con questo grande sex appeal soprattutto per i secondogeniti ed i figli che sono venuti dopo che l'han conosciuta già abbastanza sfiorita, insomma se si cerca di far notare queste cose ad uno psicoanalista questo parla di razionalizzazioni per evitare di vedere quel che vede lui... E cosa devo dirti, crediamo a tutto quel che ci viene raccontato e mettiamo da parte le razionalizzazioni.

    Le energie poi io personalmente le consumo quando devo fare certe cose senza ottenere abbastanza soddisfazione, là sì che le consumo, e vorrei proprio che qualcuno avesse qualcosa di meglio da offrire e non sempre solo tanto fumo e parole al vento. In questo caso uno psicoanalista si limita ad osservare, come hai fatto anche tu qualche post fa, che la vita è faticosa... Grazie... Ma magari era proprio questo il problema... Che diavolo ci son venuto a fare da te?
    Mettere in conto a Freud una resistenza, cosa peraltro condivisibile, significa comunque avvallare la sua teoria, ti pare? Qualche dubbio sul "ci sono stato da uno psicoanalista" rimane, fin troppo facilmente oggi ci si definisce psicoanalisti e magari si fa veramente tutt'altro. Ma a parte questo, mi chiedo perchè continui a "consumare energie" in queste discussioni... Comunque continuo a leggerti volentieri!

    Un saluto,
    ikaro

  7. #682
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    Citazione Originalmente inviato da ikaro78 Visualizza messaggio
    Mettere in conto a Freud una resistenza, cosa peraltro condivisibile, significa comunque avvallare la sua teoria, ti pare? Qualche dubbio sul "ci sono stato da uno psicoanalista" rimane, fin troppo facilmente oggi ci si definisce psicoanalisti e magari si fa veramente tutt'altro. Ma a parte questo, mi chiedo perchè continui a "consumare energie" in queste discussioni... Comunque continuo a leggerti volentieri!

    Un saluto,
    ikaro
    E si vede che ce ne ha tante, di energie!
    Perchè voi!
    da che pulpitooooo..

  8. #683
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    E si vede che ce ne ha tante, di energie!
    Perchè voi!
    da che pulpitooooo..
    Voi che? Anche tu non scherzi comunque...

  9. #684
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    Citazione Originalmente inviato da ikaro78 Visualizza messaggio
    Voi che? Anche tu non scherzi comunque...
    Eeeeh, caro Ikaro, io ho ormai esaurito la propulsione, l'antimateria, me l'ha esaurita la psicoterapia, vado avanti per forza d'inerzia...

  10. #685
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da ikaro78 Visualizza messaggio
    Mettere in conto a Freud una resistenza, cosa peraltro condivisibile, significa comunque avvallare la sua teoria, ti pare? Qualche dubbio sul "ci sono stato da uno psicoanalista" rimane, fin troppo facilmente oggi ci si definisce psicoanalisti e magari si fa veramente tutt'altro. Ma a parte questo, mi chiedo perchè continui a "consumare energie" in queste discussioni... Comunque continuo a leggerti volentieri!

    Un saluto,
    ikaro
    Se consumassi così tante energie probabilmente non interverrei, non lo trovo così faticoso, rappresenta solo una piccola vendetta personale, poi mi diverte anche provare a perturbarvi . Se mi pagassero per far questo, guarda avrei risolto gran parte dei miei problemi .
    Le resistenze secondo me rappresentano una specie di contro argomenti, non sono qualcosa che va semplicemente abbandonato, ma che, al limite, va smontato con qualcosa di plausibile per quella persona. Se una persona mi dice le "cose stanno così", bene dovrà anche spiegarmi perché dovrebbero stare così, se mi convince con quello che mi dice io non devo andare contro nessuna mia resistenza, perché mi avrà semplicemente convinto, se non ci riesce invece beh è meglio che non cerchi di usare trucchi retorici per farlo, io ne conosco diversi e me ne accorgerei e la diffidenza nei suoi confronti aumenterebbe. Questi meccanismi più che con la psicoanalisi hanno a che fare con la persuasione. Uno psicoanalista può dire che un'altra persona resiste riguardo al fatto che l'altro non è convinto che quel che dice lo psicoanalista abbia qualche fondamento, l'altro può dire, allo stesso modo come lo psicoanalista, che è in realtà lo psicoanalista a resistere nel non ammettere che quel che afferma lo psicoanalista sia privo di fondamento. Di questi bracci di ferro ce ne sono parecchi...
    Comunque pace, come diceva un personaggio di Brancaleone, un ebreo che si era imbarcato alle crociate "Ognuno c'ha la fede sua"...

    Un saluto
    Ultima modifica di Char_Lie : 21-01-2010 alle ore 18.00.54

  11. #686
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da lalangue Visualizza messaggio
    La reale scommessa della psicoanalisi è di comprendere il funzionamento della struttura che supporta il sintomo, di capirla economicamente (da qui l'importanza del pulsionale) e di trovare una soluzione "globale", permettendo una ristrutturazione dell'intera personalità del paziente.
    Sono d'accordo sulla globalità, aggiungerei che la scommessa oltre alla comprensione è la perturbazione. Continui a non specificare perchè la comprensione debba per forza basarsi sul sostrato pulsionale, sul punto di vista economico. La teoria psicoanalitica può poggiare solidamente su altre basi (la motivazione soggettuale, l'organizzazione relazionale dello psichico).

    Citazione Originalmente inviato da lalangue Visualizza messaggio
    Questo, in sostanza, significa lavorare per l'emersione dei vari conflitti, studiare il funzionamento delle istanze psichiche del singolo paziente ed il loro funzionamento (valutare come vengono utilizzate le difese e per che cosa vengono erette delle resistenze; comprendere il temperamento del paziente e le forze che spingono verso il cambiamento; osservare i principi morali che permeano la vita del paziente e l'eventuale masochismo in essi annidato), instaurare un clima di collaborazione conscia (tramite il contratto) e inconscia (tramite il transfert), il tutto cercando di rispettare i tempi del paziente stesso e le sue capacità di mentalizzazione.
    Emergenze della struttura del soggetto insomma, che possono essere osservate psicoanaliticamente. Ma oltre all'osservazione è necessaria la perturbazione dell'esistente. Altrimenti si simbolizza e finita lì...

    Citazione Originalmente inviato da lalangue Visualizza messaggio
    Il "vuoto creatore", in un certo senso, dev'essere più nella mente dell'analista (concetto di "capacità negativa" di Bion), che deve fare spazio a tutta questa meta-rappresentazione dello psichismo del paziente e trovare, grazie al filo rosso del desiderio stesso del paziente, il modo perché questi si svincoli da modalità ripetitive e dispendiose ed acquisti una maggiore plasticità. Tutto questo, ribadisco, sotto l'egida del desiderio del paziente, senza aggiunte moralistico-educative e senza farsi guidare dal proprio modo di essere-nel-mondo.
    Credo che la sensazione di destrutturazione debba essere avvertita da entrambi gli attori, ognuno rispetto al proprio desiderio. D'altronde il desiderio dell'analista è ineliminabile, nonostante debba tendere a rimanere sullo sfondo. Ma proprio potendolo considerare, l'analista può avere una visione più chiara della struttura relazionale transferale.

    Saluti
    gieko

  12. #687
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da benedetta14 Visualizza messaggio
    Come si fa a perturbarla?
    Rendendo presente e mettendo in crisi la struttura - e questa è la funzione dell'interpretazione -, permettendo di farne sentire sia la funzione che il limite. Al paziente (e all'analista per parte sua) il superamento grazie alla creazione di una condizione di vuoto struttura, di esaurimento della soluzione soggettiva del paziente.

    Citazione Originalmente inviato da benedetta14 Visualizza messaggio
    E cos'altro? (troppo ardita? )
    Un motore motivazionale potrebbe essere l'esigenza del soggetto di mantenere una condizione di apertura e contemporaneamente di coerenza. Impresa non facile, che rischia di scivolare sulla seconda polarità, comportando il sintomo.

    Un saluto
    gieko

  13. #688
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Se mi pagassero per far questo, guarda avrei risolto gran parte dei miei problemi .
    A chi lo dici!

    se non ci riesce invece beh è meglio che non cerchi di usare trucchi retorici per farlo, io ne conosco diversi e me ne accorgerei e la diffidenza nei suoi confronti aumenterebbe. Questi meccanismi più che con la psicoanalisi hanno a che fare con la persuasione.
    Aridaje, ma credo di averti già detto che se uno psicoanalista opera via persuasione, cioè cercando di convincerti di aver ragione o, peggio ancora, sulla base della sua autorità suggestiva, puoi star certo che quel tale non sta praticando la psicoanalisi. Questi meccanismi quindi hanno a che fare con la persuasione, ma non hanno a che fare con la psicoanalisi, o almeno non dovrebbero...

    Uno psicoanalista può dire che un'altra persona resiste riguardo al fatto che l'altro non è convinto che quel che dice lo psicoanalista abbia qualche fondamento, l'altro può dire, allo stesso modo come lo psicoanalista, che è in realtà lo psicoanalista a resistere nel non ammettere che quel che afferma lo psicoanalista sia privo di fondamento. Di questi bracci di ferro ce ne sono parecchi...
    Beh, se lo psicoanalista gioca a braccio di ferro, nel senso che si impunta, è lui che resiste (a meno che non abbia dei motivi validi per farlo, ma è comunque strano), anche lì non resta che fare una cosa sola: andarsene.

    Saluti,
    ikaro

  14. #689
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di luigi '84
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    l'organizzazione relazionale dello psichico
    Mi verrebbe da fare una precisazione o più che altro fornire un'opinione. L'organizzazione relazionale dello psichico implica, per Jung, una configurazione complessuale dell'individuo. Ma questa organizzazione-struttura (inconscia) prevede che la si mantenga attraverso investimenti e disinvestimenti libidici (stadi evolutivi). Questa libido si configura si come a-sessuale ma allo stesso tempo, alimentandosi i complessi di relazioni (primarie ecc ecc..), essa può tranquillamente essere definita in termini ''pulsionali'' (energetici). Quindi, direi che l'organizzazione relazionale dello psichico, come tu rilevi, rimane sempre e comunque una ''organizzazione desiderante'' giacchè nessuna struttura potrebbe di per sè ''agire'' se non motivata. Ho spesso fatto cenno al fatto che la dimensione ''motivazionale'' (desiderante) può essere tranquillamente ricondotta ad un movimento (e-mozione) che procede da una ''insufficienza costitutiva'' (ex-movere). Questa è per me l'origine del desiderio: insomma, prima del sessuale (come inteso da Freud e quindi fuor da ogni metafora in questo caso particolare) c'è questa dimensione del pulsionale intesa (in senso simbolico, come tentativo di riunire gli opposti psichici) come un continuo emergere, trascendere una condizione di insufficienza per raggiungere l'altro. L'angoscia più primitiva è quella di chi vede minacciato, frustrato sul nascere questo movimento ''tensivo'' (che è poi la matrice di ogni essere ''Io'' inteso come referente essenziale e campo unificatore d'esperienza)...mi viene in mente, a tal proposito, la fase schizoparanoide della Klein ma sempre con dovute contestualizzazioni...vabbè! Mi defilo!

    Saluti,
    Luigi
    Ultima modifica di luigi '84 : 21-01-2010 alle ore 19.46.31

  15. #690
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Caro luigi, come sai non mastico molto la terminologia junghiana. Tuttavia da quanto scrivi mi viene da pensare che se il desiderio ha a che fare con una tensione, o una pulsione (spinta) che in questa accezione non è fondata tanto nel biologico quanto nello psicologico.
    Mi sembra un discorso molto interessante, dunque, perchè si muove in un orizzonte meno riduzionista rispetto al modello freudiano.

    Saluti
    gieko

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