
Originalmente inviato da
Johnny
difatti, nella somministrazione e interpretazione dei test bisogna tenere presente alcuni "rischi" che possono invalidare o influenzare il risultato. Uno di questi è la soggettività dell'esaminatore, che può manifestarsi in vari modi...
Anche se la somministrazione del test deve essere il più possibile oggettiva e standardizzata, comunque la somministrazione di un test è una forma di interazione (dinamica) in cui sono coinvolti 3 elementi: il soggetto, l'esaminatore, il test. Come in tutte le interazioni possono esserci atteggiamenti favorevoli o sfavorevoli, da parte dell'esaminato, nei confronti sia del test, sia dell'esaminatore.
Il test, infine, non va preso come "oro colato" (questo è un luogo comune spesso diffuso nell'opinione pubblica). Il test è solo uno strumento, che va usato (secondo una certa logica) e integrato con altri dati ottenuti con strumenti qualitativi, ad esempio il colloquio.
appunto, se non sei una paziente e non hai problemi...e dai test che hai fatto è risultato che non hai problemi....non vedo qual è il problema (scusa il gioco di parole) sulla validità dei test
perché non è da usare "in nessun caso"? se una persona si rivolge a un professionista (medico, o psicologo, o altro) richiedendo un aiuto specialistico perché è in una situazione di sofferenza, può essere definito "paziente" (l'etimo infatti significa: "portatore di una sofferenza"). Ciò non significa togliergli dignità, anzi al contrario significa riconoscere che tra il professionista e il paziente esiste una relazione a-simmetrica, il che comporta per il professionista una serie di obblighi etici e morali oltre che professionali.
a me sinceramente non sembra, visto che parti da pposizioni preconcette e difendi la tua posizione senza tener conto delle informazioni che ti stiamo dando nella discussione. Poi ovviamente possono esserci psicologi più o meno bravi (come in ogni altro ambito professionale) che possono sbagliare a usare i test (infatti la scelta dei test più adeguati allo scopo che si vuole raggiungere è tutt'altro che facile. ma in questo caso il problema non è il test in sé, ma l'operato dell'esaminatore).
quando parlo di "motivazioni" non mi riferisco a "risvolti patologici": tutto ciò che facciamo sottende delle motivazioni....comunque non mi riferivo nello specifico a te, ma a un ipotetico soggetto che, sottoposto a un test o una valutazione, pensa a priori di manipolarne i risultati dando per scontato che essi siano fallaci.
ciao