Megiston volevo rispondere, anche se fuori tema, comunque poi continuate la discussione sul transfert.
Io penso che una persona che è motivata a far qualcosa dal male permane nel male. Immagina un uomo che lavora per paura di patire una punizione e cioè lavora per sfuggire ad un male, psicologicamente una persona così per me non sta poi tanto bene, chi si muove spinto dalla paura di patire una sofferenza, muovendosi o cambiando continuerà sempre a permanere in uno stato di sofferenza psichica e così ogni cambiamento attuato in questo modo verrà sentito dal soggetto come coatto (se non fai così allora...).
Se l'analisi ritiene che questi meccanismi sono addirittura dei motori insostituibili per l’azione, allora davvero non è qualcosa che fa per me, la sofferenza per me non rappresenta uno stimolo, finché si resta ad un livello di stimolo (soggettivamente) secondo me non si può parlare ancora di sofferenza, la sofferenza c’è quando già si è superata di gran lunga la soglia dello stimolo. Quindi non bisogna far confusione tra stimolo e dolore. Insomma io diffido al contrario dei cambiamenti avvenuti tramite grosse sofferenze. Se qualcosa è stimolante non rappresenta una sofferenza, ma è appunto uno stimolo: soggettivamente ci troviamo a che fare con altro.
Io ho un mio modo di interpretare e vedere le cose e credo che proprio non riesce a trovare molti punti in comune col vostro. Io probabilmente giudico negativamente qualcosa che per voi risulta positivo, e se ci troviamo su fronti diversi rispetto a certi valori di base non possiamo trovare un accordo.
Partiamo da sistemi di valori diversi, tu dici ad esempio che la sofferenza è un fenomeno naturale, ma guarda che tutto quel che succede o è successo è naturale, niente può andare contro la natura. In realtà siamo noi a dover scegliere cosa risulta bene e cosa male, un pezzo della natura è proprio rappresentato dal nostro giudizio riguardo a cosa sia positivo o negativo all'interno di certi stati di cose. La psicoanalisi, la scienza, l'inquisizione, il terzo reich, l'inquinamento e tutto il resto, essendo prodotti dell'uomo (un animale) sono prodotti naturali, così come lo è il miele un prodotto naturale (prodotto dalle api) i virus, le malattie, e compagnia bella. Dobbiamo concludere che l'inquinamento è un bene perché è un prodotto naturale? Che il cancro è un bene perché un prodotto naturale?
Per me è davvero paradossale sostenere che il male patito che colpisce tanti esseri umani lo si può poi vedere come un bene visto che poi ha permesso di "generare" questa o quella grande opera d'arte, a me non importa nulla dell'arte quando c'è in gioco la salute ed il benessere reali, poi l'idea che tutta la grande arte debba venir fuori dalla carne maciullata di qualcuno, la trovo davvero aberrante. Comunque anche se fosse vero, preferirei avere lo svantaggio di vivere in un mondo in cui non ci sono questi capolavori della letteratura ma in cui almeno gli esseri umani sono più felici.
Saluti