Comincio io, altrimenti partite da un livello troppo evoluto e non riesco a starvi dietro.
Allora, ho provato a fare una lettura dei primi concetti. Pare che la parola d'ordine con la quale Lacan inauguri il suo pensiero sia: l'inconscio è strutturato come un linguaggio, e questo è interessante; tuttavia questo ha un senso solo se rapportato alla teoria linguistica di F. Saussure, alla quale tutto il movimento strutturalista francese si riferisce. Ora, secondo Saussure la vita dei segni pare avere sua propria autonomia rispetto al parlante; e questo significa che non c'è un pensiero che inventa o sceglie i segni linguistici in quanto il pensiero emerge entro i segni stessi che ad esso, pare preesistano, ma anche se non intenzionalmente manipolati dal corpo sociale, i segni sono comunque un fenomeno sociale. La facoltà del dire "la parole" si esercita solo in virtù della langue, lo strumento creato ed offerto dalla collettività; è "la langue" che garantisce l'unità del linguaggio soggiacente a tutte le differenti espressioni individuali. Separando la lingua dalle parole, Saussure distingue tra sincronia e diacronia, ossia, tra ciò che è sociale e ciò che è individuale, tra l'elemento essenziale e quello accidentale del linguaggio. La lingua è un sistema di segni che uniscono un'immagine acustica a un concetto, un significante a un significato. Entrambi i termini sono esclusivamente psichici, cioè non necessariamente connessi ad un referente reale. Benché il rapporto tra significante e significato sia arbitrario, ogni senso ha un proprio valore che si evidenzia solo all'interno della lingua. Significante e significato non possono essere mai definiti in positivo ma solo in opposizione a tutti gli altri. Si comprende, a questo punto, come l'analogia posta da Lacan tra inconscio e linguaggio vada intesa innanzitutto come il riconoscimento, in entrambi, di elementi distinti tra di loro per differenza e dotati della capacità di produrre legami associativi indipendentemente dalla intenzionalità del parlante. (cfr. storia della psicoanalisi, S. Vegetti Finzi).
Questo è il mio primo approccio con Lacan; devo ammettere, però, che mi ha lasciata un po' perplessa. Inizialmente pare tutto abbastanza chiaro - pare - perché
sul finale io mi perdo. La mia domanda adesso, prima di qualunque altra cosa è: che cosa intende, Lacan, per la capacità di stabilire legami associativi indipendentemente dalla volontà del parlante; che quello che diciamo cela un inconscio secondario; e cioè, che oltre al tradizionale inconscio ne esiste uno Linguistico, o che questi sono esattamente sovrapponibili - dunque: il linguaggio è proprio l'inconscio (ad un certo punto parla dell'uomo come
animale in preda al suo linguaggio, sicché...)?
Scommetto che sono fuori pista; illuminatemi. Strano,
lalangue, che non sia un lacaniano (vado a cena).
