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  1. #856
    Partecipante Esperto
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    18-01-2010
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    305

    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Bella questa immagine di voi come eterni ripetenti, e non sono ironica. In effetti, da paziente, a me capita spesso di avere la sensazione tangibile che il mio analista si stia analizzando attraverso di me.

    Comunque, Megiston, le questioni di rivendicazione femminile uscivano da uno scambio con le ragazze dopo un mio intervento più serio su cosa un paziente può percepire del transfert, poi ci siamo solo un po' divertite. Speravo avessi qualcosa da commentare su quello, un confronto e soprattutto una tua chiave di lettura mi sarebbe stata molto utile, i tuoi scritti sono molto interessanti per me, e generosi.

    Anche la questione "passato-presente" nella relazione analitica e che sta' emergendo negli ultimi vostri interventi mi sembra valga la pena di approfondirla se ne avete voglia, era quello che maldestramente cercavo di focalizzare con il mio intervento ma che ora, grazie a te e a Gieko, sta' assumendo un significato molto più strutturato di quanto disordinatamente vagheggiava la mia mente.

    Buon weekend

    Giulietta.O

  2. #857
    Partecipante Super Esperto L'avatar di lalangue
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    27-12-2009
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    549

    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da Megiston Matema Visualizza messaggio

    [...]

    Nel caso dell’Edipo, poi, si tratterebbe di rappresentazioni ataviche, ancestrali, codificate geneticamente attraverso trasmissione ereditaria, quindi assolutamente intoccabili (su di esse si fonda la sessualità umana, il Super-Io e la socialità dell’individuo).
    Se vogliamo un soggetto capace di catturare e interiorizzare davvero il mutamento dei tempi, non possiamo semplicemente pensare di dare una rinfrescatina all’impalcatura metateorica freudiana per farci entrare più cose, ci serve un’impalcatura teorica che sia fondata sullo scambio dialettico con l’esterno, non qualcosa per cui l’esterno è soltanto una necessaria valvola di sfogo, utile tuttalpiù per scaricare un surplus energetico.
    La co-costruzione, per come la intendo io, non si riferisce ai contenuti (o alle rappresentazioni), ma ai processi; non è mia intenzione sostituire contenuti "più adattivi" a quelli "meno adattivi" del paziente, né scaricare una versione più aggiornata di software (il relational 2.0) nell'inconscio del paziente.
    Ciao, buon fine settimana.
    "Maria ignorata da un Edipo ormai scaltro
    mima una sua nostalgia di natività"

    Hai riprodotto esattamente il mio pensiero, almeno nella parte che ho segnalato. Ovviamente io ne traggo le conclusioni opposte, ma... vai a capire se io sono la tua nemesi o tu la mia! Facciamo un po' per uno?
    Citazione Originalmente inviato da complicata Visualizza messaggio
    Ma per caso la reincarnazione di Freud è Tinto Brass?
    La descrizione calzerebbe a pennello, manca solo il cubano..
    Sorella Psicoanalisi e Il Piccolo Mondo Antico

  3. #858
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di luigi '84
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    25-03-2008
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    1,011

    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da ikaro78 Visualizza messaggio
    E soprattutto, a differenza degli insegnanti, non andiamo in pensione...!
    E menomale...almeno, è l'unica soluzione per mettersi un paio d'anni di contributi e attendere il dolce abbraccio della morte!

    Saluti,
    Luigi

  4. #859
    Partecipante Esperto L'avatar di missfreedom
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    07-07-2009
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Carissima, passato e presente permeano sempre contemporaneamente il transfert, così come elementi difensivi uniti a modalità adattive. Il setting permette sì di mettere in luce più alcuni aspetti, ma è soprattutto l'assetto mentale dell'analista e la sua modalità di lavoro che illumina il materiale in maniera differente.
    Tornando [semi]seria. Mi trovi d'accordo sull'idea che passato e presente permeano contemporaneamente il transfert, anche se la percepisco una cosa molto complessa, e mi domandavo in che misura e in che termini differissero questo passato e questo presente proprio per una maggiore necessità di comprensione. Ma mi rendo conto che non c'è una risposta univoca. Condivido anche l'idea che elementi difensivi si presentino unitamente a modalità adattive, tuttavia quì forse bisognerebbe comprendere quale sia l'origine di questi elementi, in quanto credo che - come dicevo - possono manifestarsi come sovrapposti e soprattutto non necessariamente originare nello stesso luogo. Forse, in questo caso, ciò che è importante è che sia ben chiaro all'analista; che egli riesca a discriminare tra proiezioni del passato ed elementi che possono essere intrinseci delle modalità relazionali del paziente e quindi presentarsi in modo separato dalle manifestazioni transferali e a prescindere da queste; proprio perché appartengono al presente. Del resto pare che un accenno anche abbastanza forte all'intrinseca conflittualità del transfert sia riscontrabile già in Freud quando lo definisce come un compromesso tra le forze tendenti alla guarigione e quelle che ad essa invece, sembrano opporsi. O ancora, penso che si possa avere una conflittualità inerente i sentimenti "teneri e ostili" rintracciabili in termini di componenti positive e negative del complesso edipico. Quello che mi lascia un senso di difficoltà è proprio il fatto che penso esista un continuum tra stato per così dire "nevrotico" e "normale" in un paziente; e che questi si presentino a intermittenza. Certamente credo che questo accada nella vita di ogni uomo, a prescindere dalle varie terapie, tuttavia penso che durante un'analisi questi due stati vengano esasperati e si presentino, forse, in un modo che non sempre consentirebbe facilissime separazioni.

    A questo proposito Laplanche e Pontalis pongano una questione interessante che rimanda al rapporto tra transfert e realtà. E cioè, che sostegno forniscono concetti problematici come quello di dereale e di realtà della situazione analitica, al fine di valutare se un fenomeno comparso nella cura sia adattato o meno a tale realtà, se sia transferale o meno? (cfr. Laplanche e Pontalis). Chiaramente pare altrettanto complessa la spiegazione che ne viene data. Quando si riferiscono ad un concetto di realtà pare che lo intendono come il contenuto di un desiderio scevro dei suoi ricordi, ché sono quelli che poi ci consentirebbero di collocare quello stesso desiderio nel passato (e credo che questo sia uno dei principali motivi di confusione per un paziente). E in questo caso il desiderio, per quanto reale, bisognerebbe intenderlo come falso nesso direzionato all'analista; quì si vede ancora il transfert come riedizione di impulsi e fantasie... è interessante invece il fatto che i transfert siano molti, non qualitativamente ma quantitativamente; inoltre Freud rilevava che questi non fossero di natura diversa a seconda che si rivolgessero all'analista o a un'altra persona. Questo mi fa venire in mente un'altra cosa che poi forse coinciderebbe anche con il più generale scopo di una terapia di questo tipo (intesa in senso ortodosso, non so in termini relazionali). Sostanzialmente tutto questo processo legato al desiderio - come è stato detto se non erro proprio da Lalangue - porterebbe alla sostituzione della nevrosi con una "nevrosi di traslazione" che appare come nuova e che condurrebbe alla guarigione (che forse oggi sarebbe più opportuno definire cambiamento strutturale, almeno credo) attraverso il lavoro terapeutico. Ora, quello che mi domando rispetto a questo ultimo punto è quante nuove nevrosi di traslazione possano darsi all'interno di un'analisi; non c'è il pericolo che questo conduca sulla via di una guarigione impossibile?



    @Ikaro; RosadiMaggio; Megiston; Lalangue: Chiaramente era un modo di estremizzare l'ortodossia del mio analista (in un momento di insonnia e di ubriachezza, quasi molesta). Si veda l'ora.

    @Lalangue: temo sicuramente il redshift dei buchi neri; ma soprattutto i tuoi interventi su Lacan.
    Siamo noi gli inabili che pure avendo a volte non diamo. R. Zero

  5. #860
    Partecipante Super Esperto L'avatar di lalangue
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Se per guarigione intendiamo il completo disvelamento di tutti i complessi inconsci, delle fantasie rispetto alla scena primaria, di soluzione di qualsiasi conflitto e di dissolvimento di ogni difficoltà e di ogni elemento "storico", come probabilmente ha inteso Freud nel suo momento più "positivista", siamo fuori strada. In ogni caso, al fondo, rimane uno strato roccioso, la riserva dell'increato di Green. Per questo alla fine si parla di costruzioni in analisi come qualcosa di verosimile, mentre invece, rispetto alle interpretazioni, si può dire che siano esatte rispetto al loro cogliere la realtà del desiderio e al loro portare a livello conscio una parte del conflitto che prima era sottratta alla coscienza. Inoltre è impossibile pensare di risolvere ogni tipo di residuo arcaico, perché si tratterebbe di dissolvere sia l'Io (che è il precipitato di tutte le identificazioni con l'oggetto) sia il Super-Io (che è il risultato della rimozione delle relazioni tra gli oggetti interni genitoriali, intesi come figura del padre e della madre).
    Una guarigione intesa in tal senso è impossibile, perché si distruggerebbe qualsiasi entità psichica e qualsiasi contenitore.
    Ci si accontenterà di ottenere un Io più dinamico rispetto alle richieste delle altre istanze, liberandolo dalla sua tirannia rispetto a se stesso. Questa operazione si ottiene sciogliendo i vari nodi che vengono a galla nella situazione transferale. Il transfert non è solo ripetizione, in quanto sfocia, appunto, in una "nevrosi di transfert", in cui il desiderio viene vivificato e l'energia pulsionale è disponibile per essere diretta sul nuovo oggetto (l'analista). La differenza tra l'attuale e l'arcaico passa in secondo piano. Ciò che conta sono i punti di arresto nelle associazioni del paziente, segni tangibili di una difficoltà ad accettare la realtà del proprio desiderio. Risolvendo questi inciampi si può costruire con il paziente la sua storicità, la sua nuova storia, creando anche la possibilità di una futurizzazione (altrimenti impossibile, visto il peso dell'Inconscio che, come è già stato detto, è atemporale, perciò se ne sbatte delle categorie del "prima" e del "dopo", rimanendo tendenzialmente uguale a se stesso).
    Ultima modifica di lalangue : 31-01-2010 alle ore 01.45.06
    Citazione Originalmente inviato da complicata Visualizza messaggio
    Ma per caso la reincarnazione di Freud è Tinto Brass?
    La descrizione calzerebbe a pennello, manca solo il cubano..
    Sorella Psicoanalisi e Il Piccolo Mondo Antico

  6. #861
    Partecipante Esperto L'avatar di missfreedom
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da lalangue Visualizza messaggio
    Se per guarigione intendiamo il completo disvelamento di tutti i complessi inconsci...
    Sono d'accordo con quello che dici, e temo di aver utilizzato male il termine guarigione in fase di chiusura; volevo piuttosto intendere la fine di un'analisi e non la guarigione del paziente in senso stretto (tant'è che precedentemente ho anche utilizzato "cambiamento strutturale" per evitare fraintendimenti). Temo che il continuo e approssimativamente infinito ripetersi di nevrosi transferali possa determinare un'impossibilità di terminarla, o almeno questo era il mio dubbio... intesa come potenziale inesauribilità della nevrosi. Ed era a questo che volevo collegarmi con la molteplicità dei transfert... (!).

    Non mi stavo chiedendo dei punti di arresto, so che sono molto importanti.
    E so che tendenzialmente l'inconscio se ne sbatte di cosa venga prima o dopo (non era in discussione).
    Proverò a spiegarmi meglio in seguito, perché non è a questo che mi riferivo.
    Siamo noi gli inabili che pure avendo a volte non diamo. R. Zero

  7. #862
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    "Maria ignorata da un Edipo ormai scaltro
    mima una sua nostalgia di natività"

    Hai riprodotto esattamente il mio pensiero, almeno nella parte che ho segnalato. Ovviamente io ne traggo le conclusioni opposte
    Caro lalangue,
    non posso che essere d'accordo con te! Complimenti per la citazione...

  8. #863
    Partecipante Esperto L'avatar di missfreedom
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da lalangue Visualizza messaggio
    Se per guarigione intendiamo il completo disvelamento di tutti i complessi inconsci, delle fantasie rispetto alla scena primaria, di soluzione di qualsiasi conflitto e di dissolvimento di ogni difficoltà e di ogni elemento "storico", come probabilmente ha inteso Freud nel suo momento più "positivista", siamo fuori strada.[...]Per questo alla fine si parla di costruzioni in analisi come qualcosa di verosimile, mentre invece, rispetto alle interpretazioni, si può dire che siano esatte rispetto al loro cogliere la realtà del desiderio e al loro portare a livello conscio una parte del conflitto che prima era sottratta alla coscienza. Inoltre è impossibile pensare di risolvere ogni tipo di residuo arcaico, perché si tratterebbe di dissolvere sia l'Io (che è il precipitato di tutte le identificazioni con l'oggetto) sia il Super-Io (che è il risultato della rimozione delle relazioni tra gli oggetti interni genitoriali, intesi come figura del padre e della madre). Una guarigione intesa in tal senso è impossibile, perché si distruggerebbe qualsiasi entità psichica e qualsiasi contenitore.[...]La differenza tra l'attuale e l'arcaico passa in secondo piano. [...]Risolvendo questi inciampi si può costruire con il paziente la sua storicità, la sua nuova storia, creando anche la possibilità di una futurizzazione (altrimenti impossibile, visto il peso dell'Inconscio che, come è già stato detto, è atemporale, perciò se ne sbatte delle categorie del "prima" e del "dopo", rimanendo tendenzialmente uguale a se stesso).
    Come dicevo, lungi da me citare il lato positivista di Freud, non penso che questo possa evincersi da quel che ho scritto. Temo che affermiamo la stessa cosa quando parli di riportare in luce la realtà del desiderio e non era mia intenzione risolvere ogni tipo di residuo arcaico; mi domando piuttosto in che modo ti sia fantasticato che io volessi avanzare la pretesa di mettere in moto un meccanismo simile (mi pare che non sia contemplato in alcun posto). Infatti la prima parte del tuo intervento mi pare lontana dalle risposte che cercavo o dalle domande che mi ponevo. Quanto alla seconda parte, sono ancora daccordo quando parli di nevrosi di transfert, esattamente come lo ero prima. Tuttavia la differenza che volevo mettere in evidenza non era riducibile ad elementi inconsci, né alle loro generali caratteristiche; non era una questione "topica" quella che mi ponevo, proprio in virtù del fatto che pare non basti semplicemente trasferire i contenuti dell'inconscio nella coscienza, mi pare che i due registri siano differenti, cosa che implicherebbe una certa traduzione (e temo che questo rimandi alla distinzione tra rappresentazione di cosa e di parola); sicché è proprio improbabile che un'ipotesi di quel tipo possa avanzarsi, a prescindere dalla questione, per così dire, "temporale": l'inconscio se ne sbatte anche del modo in cui comunichiamo, se proprio vogliamo essere precisi.

    Procediamo con cautela. Suppongo che le caratteristiche dell'inconscio - che non erano in discussione - siano ben distinguibili dalle modalità di relazionarsi del paziente. Ma anche questo è un concetto fraintendibile, quindi provo a spiegarmi meglio: con questo voglio dire che normalmente l'inconscio è sopito e tende ad emergere solo a seguito del lavoro dell'analista che allenta le resistenze. La modalità relazionale del paziente, invece - buona o cattiva che essa sia - esiste a prescindere dal lavoro analitico. Tenuto presente questo, non credo che il paziente possa essere preda di un "transfert perpetuo", sicché, nel momento in cui si presenta uno "stallo transferale" in cui il paziente riesce ad essere se stesso nella misura in cui lo sarebbe fuori dal setting, quello che mi domandavo è se l'analista riesca a distinguere questa sua propria modalità per ciò che effettivamente è, o se non possa, talvolta, confonderla con l'emergere di materiale inconscio. E dunque, erroneamente attribuirlo ad altro.

    Credo sia in questi termini che Laplanche e Pontalis volessero porsi la questione quando parlano di transfert e "di realtà della situazione analitica, al fine di valutare se un certo fenomeno comparso nella cura sia adattato o meno a tale realtà, sia transferale o meno". Lascio perdere il resto perché pare sia già complicata una comprensione in pillole.
    Siamo noi gli inabili che pure avendo a volte non diamo. R. Zero

  9. #864
    benedetta14
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da Megiston Matema Visualizza messaggio
    nella concezione classica freudiana l’inconscio contiene rappresentazioni incompatibili rimosse, tutto ciò che potrebbe essere soggetto a veto (e quindi non avere possibilità realistiche di gratificazione) crea un surplus energetico che non solo è spiacevole per l’ “apparato”, ma è addirittura pericoloso. Ecco perché si impiegano massicci contro-investimenti affinché la rappresentazione incompatibile rimanga stabilmente al di sotto della soglia di coscienza.
    Non potrebbe essere altrimenti, se la pulsione è il dato ultimo del soggetto, la rappresentazione non può che derivare da un meccanismo difensivo alle spinte interne di derivazione biologica, ho capito bene?
    Per cui è inutile che Freud mi parli di “relazionalità” se di questa ne fa quasi un corollario e non va a modificare sostanzialmente questa impostazione.
    Nella concezione classica l'analista deve tendere alla neutralità non tanto per evitare la sua influenza a livello di contenuti, quanto perché è solo il singolo che può analizzarsi fino alla sua essenza biologica, considerando le interazioni con l'esterno solo come effetto e non come (parziale?) chiave interpretativa del suo essere?
    Se si riconoscesse il potere di modificare l'inconscio alle relazioni esterne (quanto meno in parte?), la relazione stessa con l'analista diventerebbe un fattore terapeutico che va oltre la sua funzione di “strumento di comprensione”?


    Citazione Originalmente inviato da Megiston Matema Visualizza messaggio
    La co-costruzione, per come la intendo io, non si riferisce ai contenuti (o alle rappresentazioni), ma ai processi; non è mia intenzione sostituire contenuti "più adattivi" a quelli "meno adattivi" del paziente, né scaricare una versione più aggiornata di software (il relational 2.0) nell'inconscio del paziente
    Non mi riferivo ai contenuti, quanto alla co-costruzione di un punto terzo di osservazione, nei termini in cui l'ha espresso gieko.

    Saluti.

  10. #865
    Postatore Epico L'avatar di RosadiMaggio
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da benedetta14 Visualizza messaggio
    Se si riconoscesse il potere di modificare l'inconscio alle relazioni esterne (quanto meno in parte?), la relazione stessa con l'analista diventerebbe un fattore terapeutico che va oltre la sua funzione di “strumento di comprensione”?



    Non mi riferivo ai contenuti, quanto alla co-costruzione di un punto terzo di osservazione, nei termini in cui l'ha espresso gieko.

    Saluti.
    Scusami benedetta, ti riferisci alla relazione a livello reale?

    Grazie
    Gaia

    Tessera n° 15 Club del Giallo

    Guardiana Radar del Gruppo insieme a Chiocciolina4

  11. #866
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Non potrebbe essere altrimenti, se la pulsione è il dato ultimo del soggetto, la rappresentazione non può che derivare da un meccanismo difensivo alle spinte interne di derivazione biologica, ho capito bene?
    Per cui è inutile che Freud mi parli di “relazionalità” se di questa ne fa quasi un corollario e non va a modificare sostanzialmente questa impostazione.
    Non credo di aver capito, potreste rispiegarmelo? Sento forti echi giekiani, ad ogni modo. A parte questo, sembra quasi che si debba concludere che esista una sola idea di 'relazionalità' (che poi sarebbe quella dei relazionali, appunto, con l'eccezione di Sandro Panizza), forse sarebbe bene esplicitare perchè la relazionalità di Freud sarebbe solo un corollario e quella dei relazionali no, forse perchè questi hanno eliminato il concetto di 'pulsione', che continua peraltro ad essere ridotta ad una 'mera spinta interna di origine biologica' (ridotta cioè ad istinto, alla fin fine)? Ribadisco e cerco di approfondire che il concetto di 'pulsione' è articolato in quattro elementi: la fonte, la spinta, l'oggetto e la meta. Ora Freud definisce la pulsione come il concetto di qualcosa al limite tra il somatico e lo psichico, perchè? Perchè da un lato appare chiaro che si tratta di un tendere in modo completamente diverso da quello animale: data la spinta della pulsione, infatti, l'oggetto occasione della soddisfazione è in fondo indifferente e il raggiungimento della meta non è per nulla garantito nella struttura stessa della pulsione. Ciò che è implicito è qui il problema della meta, e non l'effettivo raggiungimento di essa, che è affidato al giro più largo delle vicissitudini simboliche del soggetto nelle relazioni con i suoi altri. Ora, forse questa non è l'idea di una relazionalità secondo i relazionali, ma potreste dire che non c'è un'idea di relazionalità in questo? E' solo ed esclusivamente una questione di scarica energetica per soddisfare un istinto biologico? Dall'altro lato è sempre di corpo vivente che si tratta in questo tendere pulsionale, e infatti la fonte è una zona del corpo, e guarda caso in genere un'apertura del corpo (apertura a chi?!), che diventa elettivamente zona di relazione e scambio con l'altro, o no? Non è forse qualcosa di relazionale questo, o è solo un effetto? Se sì, vorrei capire perchè. E poi, se solo il singolo -e da solo- può analizzarsi, come sostieni, perchè avrebbe bisogno di andare dall'analista? Non basterebbe lo specchio del suo bagno? Per tornare, infine, alla questione dell'inconscio -che a quanto pare non è più in nessun modo quello freudiano, e mi piacerebbe sapere se esiste un'altra teoria dell'inconscio, al di là dell'idea del superamento delle rappresentazioni per i processi, a cui ci sono arrivati anche i cognitivisti, almeno credo- mi piacerebbe capire come i contemporanei spiegano, in una teoria epistemologica complessa e coerente, quel che Freud ha individuato e cercato di spiegare nel suo lavoro: il sogno e i suoi meccanismi, l'atto mancato, il lapsus, il motto di spirito, la teoria del sintomo e tutte le altre formazioni dell'inconscio e il loro rapporto con il desiderio, e soprattutto l'uso che ce ne facciamo, ammesso che ci sia quest'uso, nella cura. Mi piacerebbe anche sapere se queste teorie contemplano, come fece Freud, una psicoanalisi che vada al di là della terapeutica e quindi che possa applicarsi anche ad altri ambiti dell'esistenza umana e della civiltà: magari a partire dal posto che questa occupa rispetto ad altri discorsi, in primis quello della scienza, posto che è sempre stato piuttosto instabile e scomodo, mentre qui si dà per scontata una linearità che a mio parere è estranea alla natura stessa della psicoanalisi.

    Un saluto,
    ikaro
    Ultima modifica di ikaro78 : 31-01-2010 alle ore 14.03.02

  12. #867
    Partecipante Super Esperto L'avatar di lalangue
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da missfreedom Visualizza messaggio
    Come dicevo, lungi da me citare il lato positivista di Freud, non penso che questo possa evincersi da quel che ho scritto. Temo che affermiamo la stessa cosa quando parli di riportare in luce la realtà del desiderio e non era mia intenzione risolvere ogni tipo di residuo arcaico; mi domando piuttosto in che modo ti sia fantasticato che io volessi avanzare la pretesa di mettere in moto un meccanismo simile (mi pare che non sia contemplato in alcun posto). Infatti la prima parte del tuo intervento mi pare lontana dalle risposte che cercavo o dalle domande che mi ponevo. Quanto alla seconda parte, sono ancora daccordo quando parli di nevrosi di transfert, esattamente come lo ero prima. Tuttavia la differenza che volevo mettere in evidenza non era riducibile ad elementi inconsci, né alle loro generali caratteristiche; non era una questione "topica" quella che mi ponevo, proprio in virtù del fatto che pare non basti semplicemente trasferire i contenuti dell'inconscio nella coscienza, mi pare che i due registri siano differenti, cosa che implicherebbe una certa traduzione (e temo che questo rimandi alla distinzione tra rappresentazione di cosa e di parola); sicché è proprio improbabile che un'ipotesi di quel tipo possa avanzarsi, a prescindere dalla questione, per così dire, "temporale": l'inconscio se ne sbatte anche del modo in cui comunichiamo, se proprio vogliamo essere precisi.

    Procediamo con cautela. Suppongo che le caratteristiche dell'inconscio - che non erano in discussione - siano ben distinguibili dalle modalità di relazionarsi del paziente. Ma anche questo è un concetto fraintendibile, quindi provo a spiegarmi meglio: con questo voglio dire che normalmente l'inconscio è sopito e tende ad emergere solo a seguito del lavoro dell'analista che allenta le resistenze. La modalità relazionale del paziente, invece - buona o cattiva che essa sia - esiste a prescindere dal lavoro analitico. Tenuto presente questo, non credo che il paziente possa essere preda di un "transfert perpetuo", sicché, nel momento in cui si presenta uno "stallo transferale" in cui il paziente riesce ad essere se stesso nella misura in cui lo sarebbe fuori dal setting, quello che mi domandavo è se l'analista riesca a distinguere questa sua propria modalità per ciò che effettivamente è, o se non possa, talvolta, confonderla con l'emergere di materiale inconscio. E dunque, erroneamente attribuirlo ad altro.

    Credo sia in questi termini che Laplanche e Pontalis volessero porsi la questione quando parlano di transfert e "di realtà della situazione analitica, al fine di valutare se un certo fenomeno comparso nella cura sia adattato o meno a tale realtà, sia transferale o meno". Lascio perdere il resto perché pare sia già complicata una comprensione in pillole.
    Prima cercavo di aprire un po' il discorso e di specificare tutti gli "addentellati" che crea. Ora cercherò di rispondere in modo più sintetico e specifico.

    Secondo me, la modalità di relazione del paziente e delle persone in genere, fuori e dentro l'analisi, è comunque il frutto della sintesi tra una modalità "sua proprio sua", strutturale e intenzionale (il soggetto e la parte conscia dell'Io) e una parte inconscia, più o meno rimossa, più o meno sintomatica, non necessariamente dannosa. In analisi non c'è pura "nevrosi di transfert". Modalità relazionali pure, scevre da riferimenti all'arcaico, sono per me inconcepibili. Il frutto del nostro comportamento è determinato dalla sintesi di queste parti. Di fatto sì, la risposta che devo dare è: "sì, il transfert, come modalità organizzativa pulsionale-relazionale, rimarrà sempre e comunque attivo". Non credo che sia utile distinguere se quello che agisco in questo momento appartenga all'arcaico o al nuovo, perché di fatto qualcosa si è inceppato e va analizzato. Se va liscio, che appartenga alla mia storia o al mio futuro o al mio presente, è comunque il benvenuto.

    Mi sono piaciuti anche alcuni spunti più o meno critici di benedetta. Più tardi, forse, avrò il tempo di evidenziarli.
    Citazione Originalmente inviato da complicata Visualizza messaggio
    Ma per caso la reincarnazione di Freud è Tinto Brass?
    La descrizione calzerebbe a pennello, manca solo il cubano..
    Sorella Psicoanalisi e Il Piccolo Mondo Antico

  13. #868
    Megiston Matema
    Ospite non registrato

    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da lalangue Visualizza messaggio
    "Maria ignorata da un Edipo ormai scaltro
    mima una sua nostalgia di natività"

    Hai riprodotto esattamente il mio pensiero, almeno nella parte che ho segnalato. Ovviamente io ne traggo le conclusioni opposte, ma... vai a capire se io sono la tua nemesi o tu la mia! Facciamo un po' per uno?
    "Qualcuno ha lasciato la luna nel bagno
    accesa soltanto a metà
    quel poco che mi basta per contare i caduti,
    stupirmi della loro fragilità,
    e adesso puoi togliermi i piedi dal collo
    amico che m'hai insegnato il "come si fa"
    se no ti porto indietro di qualche minuto
    ti metto a conversare, ti ci metto seduto
    tra Nelson e la statua della Pietà,
    al ballo mascherato della celebrità".

    La tua citazione, come anche la mia, appartengono ad una canzone di Fabrizio de André: Al ballo mascherato, del 1973, tratta dall'album Storia di un impiegato.
    Questo per quanti non hanno colto il riferimento e magari avrebbero voluto sapere di che si tratta e da dove saltava fuori il virgolettato; ed anche per togliere la conversazione da una sorta di egocentrismo e di autoreferenzialità, come quei bambini che ti dicono: "Sai. oggi Andrea ...." senza curarsi se tu sai chi sia l'Andrea di cui parlano.
    Nemesi dici? Io non ho niente in contrario al lacanismo, considero anzi Lacan fra i più grandi psicoanalisti mai esistiti, e sono circondato da colleghi lacaniani con cui abbiamo accese dispute, purché sia comprensibile !
    Buona domenica.

  14. #869
    Megiston Matema
    Ospite non registrato

    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da benedetta14 Visualizza messaggio
    Non potrebbe essere altrimenti, se la pulsione è il dato ultimo del soggetto, la rappresentazione non può che derivare da un meccanismo difensivo alle spinte interne di derivazione biologica, ho capito bene?
    Per cui è inutile che Freud mi parli di “relazionalità” se di questa ne fa quasi un corollario e non va a modificare sostanzialmente questa impostazione.
    Nella concezione classica l'analista deve tendere alla neutralità non tanto per evitare la sua influenza a livello di contenuti, quanto perché è solo il singolo che può analizzarsi fino alla sua essenza biologica, considerando le interazioni con l'esterno solo come effetto e non come (parziale?) chiave interpretativa del suo essere?
    Se si riconoscesse il potere di modificare l'inconscio alle relazioni esterne (quanto meno in parte?), la relazione stessa con l'analista diventerebbe un fattore terapeutico che va oltre la sua funzione di “strumento di comprensione”?
    Non mi riferivo ai contenuti, quanto alla co-costruzione di un punto terzo di osservazione, nei termini in cui l'ha espresso gieko.
    Saluti.
    Cara Benedetta,
    per Freud le rappresentazioni inconsce o sono dinamiche, cioè secondarie alla rimozione, quindi provengono dall’esperienza del soggetto, oppure sono ereditarie, attraverso un complesso sistema che non ha mai convinto nessuno, come l’Edipo, quindi travalicano l’esperienza ontologica del soggetto per fissarsi nella filogenesi della specie umana.
    Queste rappresentazioni sono immodificabili, tuttalpiù dopo aver rinunciato alle loro pretese (che sono fondamentalmente quelle dell’incesto e del patricidio), puoi sublimarle, cioè modificarne la meta. Nel senso che se hai delle pulsioni sessuali irrisolte potresti in alternativa fare una collezione di farfalle, hai visto mai che ti aiutino nella tua vita sentimentale (puoi sempre invitare qualcuno a vederle); oppure, se se si tratta di pulsioni aggressive, puoi sempre fare il chirurgo e porle al servizio della collettività.
    Il conflitto freudiano è intrapsichico, fra istanze differenti, solo in casi di grave malattia (la nevrosi narcisistica) il conflitto è fra l’Io e la realtà esterna; per i relazionali le polarità dialettiche sono fra due soggetti distinti.
    Con buona pace dei colleghi che sostengono il contrario, Freud non avrebbe mai potuto dirsi “relazionale”, perché il relazionale presuppone un cambiamento di paradigma epistemologico, dal positivismo al costruttivismo, e presuppone l’esistenza di due soggetti in interazione, mentre Freud non ne concepisce nemmeno uno (non è soggetto l’Io e non è soggetto l’oggetto della pulsione).
    Per non parlare dell’apparato psichico che è chiuso alla nascita (narcisismo primario) e si apre all’esterno soltanto per necessità (la scelta d’oggetto “anaclitica” e quella “narcisistica”; come dire che noi ci cerchiamo per bisogno oppure ricerchiamo noi stessi nell'altro, nulla di più, nulla di meno ... molto limitativo rispetto alla pluralità delle modalità relazionali che osserviamo); in questa visione gli stimoli esterni sono soltanto un fastidio, anzi un pericolo da eliminare al più presto possibile per ripristinare un livello energetico ottimale.
    Niente a che vedere con la concezione di un bambino aperto fin dalla nascita alla relazione e che, anzi, la ricerca attivamente per se stessa come cosa altamente gratificante in sé (al pari, se non più importante della gratificazione dei bisogni primari).
    La rispettiva concezione del transfert rispecchia fedelmente la concezione dell’ altro; se penso che l’altro sia da intendere come l’oggetto della pulsione, che può essere anche parziale, che in ogni caso è la parte più variabile della stessa quindi intercambiabile (“questa o quella per me pari sono...” come Don Giovanni), allora è bene che io sia neutro, quasi trasparente (ma l’analista trasparente “riflette”, non interpreta; l’interpretazione comprende sempre l’aver colto un po’ di sé e un po’ dell’altro: è sempre il cogliere il sé in relazione all’altro); se penso che l’altro sia un soggetto specifico e la relazione sia un riconoscimento reciproco di specificità e di unicità che ci definisce entrambi, allora sono relazionale.
    Non credo che l’obiettivo terapeutico sia quello di modificare l’inconscio (o le sue rappresentazioni; ammesso che si possa ancora concepire l’inconscio come un contenitore di rappresentazioni e non come un processo che sottrae alla coscienza esperienze soggettive o l’assenza di potenzialità mai sviluppate, come se non avessimo mai imparato ad usare un arto pur avendolo, anzi come se non sapessimo neppure di averlo).
    Obiettivo della terapia, per ciò che mi riguarda, è la “presenza a se stessi”, che non è l’insight freudiano o post freudiano, troppo razionalizzato per essere un’esperienza completa, né qualcosa di meramente metafisico da essere impalpabile; si tratta piuttosto di esclamare “Questo sono io!” di fronte a qualche aspetto dell’altro che suscita forti emozioni (positive o negative) e che alimenta il rapporto fra me e l’altro (è come se ci accorgessimo di non usare un nostro arto, per riprendere l'esempio precedente, solo perché vediamo l'altro che ne ha due). Da associare alla dialettica “servo-padrone” di Hegel, dove il servo si scopre anche padrone e il padrone si scopre anche servo, e alla fine entrambi si riconoscono in qualcosa di completamente diverso da ciò che erano prima, ma anche di ciò che scoprono essere e persino della somma delle due cose.
    Attraverso l’altro avviene un’espansione diadica della coscienza, un ampliamento che accade nel soggetto ma che non sarebbe pensabile senza l’altro.
    Gieko ha un’ottima conoscenza della Relational Psychoanalysis, che coniuga felicemente con i più recenti sviluppi della psicoanalisi bioniana; al momento attuale non sono in grado di valutare a fondo, per una mia ignoranza parziale su questi ultimi, quanto potrei riconoscermi in questa sua concezione.
    Sono d’accordo con lui, comunque, che l’analista debba non soltanto interpretare le dinamiche del paziente, ma quelle della relazione; non ho invece riflettuto a sufficienza sul fatto che per guardare la relazione l’analista debba porsi all’esterno, da un punto terzo, usando quella sorta di “secondo sguardo” dei Baranger (in questo caso mi pare che la “oggettivi”), oppure può dirne qualcosa pur rimanendo all’interno ed esprimendone così l’immediatezza del vissuto.
    Concludo col dire che non è la relazione ad essere strumento terapeutico, ma la “presenza a se stessi” che viene veicolata e facilitata attraverso la relazione.
    Buona domenica.
    Ultima modifica di Megiston Matema : 31-01-2010 alle ore 15.54.08

  15. #870
    Partecipante Super Esperto L'avatar di lalangue
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Touché, monsieur Megiston!
    La questione è che se dico tutto subito, poi gli altri, che non conoscono, non si interessano. Anche i cognitivisti sostengono che l'attenzione sia importante, e persino il clima emotivo in cui si apprende, perché si impari qualcosa. Insomma, dobbiamo lavorare in ambiente K.

    Citazione Originalmente inviato da benedetta14 Visualizza messaggio
    Non potrebbe essere altrimenti, se la pulsione è il dato ultimo del soggetto, la rappresentazione non può che derivare da un meccanismo difensivo alle spinte interne di derivazione biologica, ho capito bene?
    Per cui è inutile che Freud mi parli di “relazionalità” se di questa ne fa quasi un corollario e non va a modificare sostanzialmente questa impostazione.
    Nella concezione classica l'analista deve tendere alla neutralità non tanto per evitare la sua influenza a livello di contenuti, quanto perché è solo il singolo che può analizzarsi fino alla sua essenza biologica, considerando le interazioni con l'esterno solo come effetto e non come (parziale?) chiave interpretativa del suo essere?
    Se si riconoscesse il potere di modificare l'inconscio alle relazioni esterne (quanto meno in parte?), la relazione stessa con l'analista diventerebbe un fattore terapeutico che va oltre la sua funzione di “strumento di comprensione”?




    Non mi riferivo ai contenuti, quanto alla co-costruzione di un punto terzo di osservazione, nei termini in cui l'ha espresso gieko.

    Saluti.
    La rappresentazione nasce a fatica quando la scarica non può avvenire attraverso il motorio. Da lì parte tutta una serie di meccanismi che permette di mentalizzare progressivamente tutto ciò che è perdita, mancanza ad essere. Per inciso, Freud sostiene che, per differenziare l'interno dall'esterno, lo psichismo faccia questa operazione: posso evitarlo attivando il sistema motorio, quindi è esterno; non mi posso sottrarre alla sua influenza tramite il motorio, quindi è interno.
    La rappresentazione è adattiva, non difensiva. Aggiunge la possibilità di non essere sopraffatti dall'angoscia e quindi di non frantumare l'apparato per pensare i pensieri, da un lato, mentre dall'altro prova a dilazionare la scarica, ottenendo quella parziale indipendenza dal biologico e dalla causalità lineare che tanto spesso viene ricercata in chissà quale anfratto della relazionalità. A questo proposito, Megiston, prova a chiedere ai tuoi colleghi cosa intendeva Lacan quando diceva che "il rapporto sessuale non esiste".
    Citazione Originalmente inviato da complicata Visualizza messaggio
    Ma per caso la reincarnazione di Freud è Tinto Brass?
    La descrizione calzerebbe a pennello, manca solo il cubano..
    Sorella Psicoanalisi e Il Piccolo Mondo Antico

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