
Originalmente inviato da
ikaro78
Gieko mi interesserebbe sapere cosa ne pensi anche sul resto della risposta, e cioè:
considero la psicoanalisi come una vera e propria rivoluzione copernicana e quindi un discorso di rottura nella storia del pensiero occidentale, di rottura perché introduce -con l’inconscio- un’altra ragione, qualcosa che prima non era affatto pensabile (ma solo intuibile come passione, impulso, etc.) e che ha degli effetti su tutti gli altri Saperi che non tengono in conto, nel loro discettare, di quella dimensione inconscia che divide e anima il soggetto, compreso lo scienziato. Non ho detto che ‘la filosofia della scienza non sa risponderne’ e basta ho detto che ‘la filosofia della scienza non sa rispondere se non…’, cioè non può risponderne se non attraverso le sue categorie che, fino a prova contraria, non sono quelle dell’inconscio freudiano ma piuttosto quel del ‘cogito’. Ora, è chiaro che sto radicalizzando il discorso, ma intendo dire che se seguiamo questa via siamo destinati veramente a bonificare l’inconscio (che poi è esattamente quello che ha fatto e sta facendo la ‘psicologia psicoanalitica’), mentre se vogliamo che qualcosa resti, particolarmente oggi, della psicoanalisi è necessario portare avanti e fino alle estreme conseguenze questo discorso, provando a percorre anche un’altra via possibile, e cioè: da quale teoria è falsificabile la scienza?