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  1. #31
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Riferimento: La psicologia morale e l'etica della psicoanalisi

    Citazione Originalmente inviato da missfreedom Visualizza messaggio
    ...Chiaramente il discorso sarebbe più lungo, ma credo che la trama della battaglia su cui incespichiamo continuamente sia quella tra paura e coraggio.

    Pilastri portanti di tutta la scena. Per me.


    Sentirai che tuo padre ti è uguale, lo vedrai un po' folle, un po' saggio
    nello spendere sempre ugualmente paura e coraggio,
    la paura e il coraggio di vivere come un peso che ognuno ha portato,
    la paura e il coraggio di dire: " io ho sempre tentato,
    io ho sempre tentato... "
    Francesco Guccini: E un giorno...

    Buona vita
    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
    Ordine Psicologi Lombardia n° 10126

  2. #32
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    Riferimento: La psicologia morale e l'etica della psicoanalisi

    Citazione Originalmente inviato da RosadiMaggio Visualizza messaggio
    Ed anche, credo, molto interessante nei suoi possibili diversi risvolti e retroscena (talvolta drammatici).
    Potresti chiarire un pò meglio questo punto, se ti é possibile?
    Con questi due termini mi riferisco alla nostra capacità di guardare a noi stessi o meno; di conseguenza sono in relazione al materiale che di volta in volta tenta di emergere e che con coraggio possiamo tentare di osservare oppure no; mi riferisco a una presa di coscienza fino in fondo (e in verità alla presunta consapevolezza che ce la possiamo fare). Fino al punto in cui non saremmo arrivati mai in autonomia, proprio in virtù di quelle distorsioni cui accennavo, e che sono prima appartenenti alla realtà - credo - e poi molto probabilmente interiorizzate fino a permeare tutto il misconosciuto, che è fatto e incastrato nella stessa sostanza del divieto (dunque del desiderio). Si ha paura di riconoscere un desiderio perché potrebbe divincolarsi dalla norma e prendere pieghe strane che sono del tutto avulse dalla realtà, secondo i nostri schemi sani o distorti (dipende sia dal desiderio che dagli schemi interiorizzati, chiaramente). La paura, talvolta, potrebbe essere tale da inibire del tutto la volontà, il bisogno di conoscenza e da respingerla indietro attraverso le resistenze, probabilmente alla base della paura vi è anche un bisogno d'altro come a dire un collante della paura stessa; e cioè la necessità di placare l'angoscia che potrebbe derivare dallo scoprire che non siamo all'altezza di quel desiderio che quindi ricacciamo indietro continuamente. Chiaramente penso che entrambi - paura e coraggio - abbiano salde radici nelle modalità di attaccamento... [come credo voglia suggerire anche il buon willy].
    Siamo noi gli inabili che pure avendo a volte non diamo. R. Zero

  3. #33
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Riferimento: La psicologia morale e l'etica della psicoanalisi

    Si, missfreedon, credo di aver voluto dire una cosa del genere, citando quella canzone di Guccini.
    Attaccamento, nel senso di modalità di costruzione dei legami e delle relazioni. E, forse, varrebbe la pena ricordare che "coraggio" viene da "cor, cordis". E che ci vuole cuore per essere coraggiosi.
    Sai, in bioenergetica il core di una persona è il suo centro, la sua essenza. Un centro che non può mai venire conosciuto fino in fondo, ma che richiede di venire ascoltato e realizzato. Ha qualcosa a che vedere con il desiderio di cui parli, mi pare.

    Buona vita
    Guglielmo
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  4. #34
    Partecipante Esperto L'avatar di missfreedom
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    Riferimento: La psicologia morale e l'etica della psicoanalisi

    Citazione Originalmente inviato da willy61 Visualizza messaggio
    E, forse, varrebbe la pena ricordare che "coraggio" viene da "cor, cordis". E che ci vuole cuore per essere coraggiosi. Sai, in bioenergetica il core di una persona è il suo centro, la sua essenza. Un centro che non può mai venire conosciuto fino in fondo, ma che richiede di venire ascoltato e realizzato. Ha qualcosa a che vedere con il desiderio di cui parli, mi pare.
    Sai, non avevo mai pensato che ci volesse cuore per esser coraggiosi; è interessante questo punto di vista bioenergetico (e in verità mi incuriosisce). Che cosa strana, si parla di mille minuziose parlicolarità, si usano terminologie complesse e che rimandano a chissà quali oscuri meccanismi per poi perdere di vista qualche cosa che è così importante...

    e insieme così semplice: il cuore.
    Siamo noi gli inabili che pure avendo a volte non diamo. R. Zero

  5. #35
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    Riferimento: La psicologia morale e l'etica della psicoanalisi

    Con questi due termini mi riferisco alla nostra capacità di guardare a noi stessi o meno; di conseguenza sono in relazione al materiale che di volta in volta tenta di emergere e che con coraggio possiamo tentare di osservare oppure no; mi riferisco a una presa di coscienza fino in fondo (e in verità alla presunta consapevolezza che ce la possiamo fare). Fino al punto in cui non saremmo arrivati mai in autonomia, proprio in virtù di quelle distorsioni cui accennavo, e che sono prima appartenenti alla realtà - credo - e poi molto probabilmente interiorizzate fino a permeare tutto il misconosciuto, che è fatto e incastrato nella stessa sostanza del divieto (dunque del desiderio). Si ha paura di riconoscere un desiderio perché potrebbe divincolarsi dalla norma e prendere pieghe strane che sono del tutto avulse dalla realtà, secondo i nostri schemi sani o distorti (dipende sia dal desiderio che dagli schemi interiorizzati, chiaramente). La paura, talvolta, potrebbe essere tale da inibire del tutto la volontà, il bisogno di conoscenza e da respingerla indietro attraverso le resistenze, probabilmente alla base della paura vi è anche un bisogno d'altro come a dire un collante della paura stessa; e cioè la necessità di placare l'angoscia che potrebbe derivare dallo scoprire che non siamo all'altezza di quel desiderio che quindi ricacciamo indietro continuamente. Chiaramente penso che entrambi - paura e coraggio - abbiano salde radici nelle modalità di attaccamento... [come credo voglia suggerire anche il buon willy].
    Beh per me la paura è un'emozione legittima come le altre perciò se la paura è molta di fronte al prospettarsi di certe situazioni so che probabilmente sono io stesso a non preferire certe cose esercitando quindi nuovamente sempre la mia volontà. La paura e tutte le altre emozioni sono nostre, non sono qualcosa che un'entità esterna (l'inconscio o altro) impone alla nostra volontà come se fosse una specie di demone, per questo continua a non convincermi questa specie di lotta che viene spesso descritta tra conscio ed inconscio che sembra simile alla descrizione di due volontà di due individui separati ed in lotta, un angelo ed un demone o viceversa (a seconda della situazione) o cose del genere. Io personalmente "un esterno volontario" un po' come se fosse un'altra persona che si oppone a qualcosa che io voglio fare non lo riesco a vedere, la paura e tutto il resto sono emozioni mie, volerle spaccare e dividere in più pezzi come facevano certi stregoni un tempo credendo che fossero degli spiriti che vanno per conto loro e devono trovare una specie di accordo per darsi un governo o seguendo l'idea che sia necessario cacciare via qualche spirito maligno che ci impedisce di far qualcosa la trovo abbastanza assurda. Quello spirito che avvertiamo sono emozioni nostre, la paura e tutto il resto non è qualcosa che è altro da noi stessi né deve essere qualcosa da domare e dominare per me, l'io è debole perché non domina la paura?
    Se si resiste alla paura, secondo me invece di dire di essere coraggiosi, in fin dei conti si può dire che tanta paura non la si prova più: la volontà di un individuo che resiste è sempre la stessa, ma se resiste vuol dire che l'individuo non prova più tanta paura.
    Sia quando si fa qualcosa per qualche motivo, sia quando non la si fa per qualche altro motivo, la volontà agisce sempre per certi motivi, in fin dei conti se questa volontà controlla realmente qualcosa agirà sempre e non potrà essere bloccata da certi motivi visto che agisce proprio in virtù di certi motivi, anche il blocco di un'azione per paura di certe conseguenze sarà comunque ancora una volta volontario: perché dovremmo farlo ricadere al di fuori della volontà?
    Per come la vedo io la volontà stessa finisce con l'essere una specie di concetto controverso, non si riesce mai davvero a capire di cosa si parla. Per me è più chiaro il concetto di desiderio e preferenza che quello di volontà. Anche la libertà per me non è rappresentata tanto dall'esser padroni della propria vita, dal resistere a questo o quell'altro. Chi se ne frega di mettersi al comando di qualcosa che magari non mi interessa nemmeno tanto o non mi soddisfa, io vorrei poter soddisfare meglio tutto il mio corpus di preferenze individuali e star bene. Io non mi sento né padrone né servo di me stesso, io già mi sento al di fuori di questa dialettica (non mi costringo proprio a far nulla), se ho fame preferisco mangiare, se ho sete preferisco bere, e se ho paura preferisco scappare da certe situazioni .

    Saluti

  6. #36
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di luigi '84
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    Riferimento: La psicologia morale e l'etica della psicoanalisi

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    un'entità esterna (l'inconscio o altro)
    Esterna eh?



    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Io personalmente "un esterno volontario" un po' come se fosse un'altra persona che si oppone a qualcosa che io voglio fare non lo riesco a vedere
    Quanto a questo beh, sono d'accordo...nessuno ci riesce...proprio per questo esiste l'analisi!

    Saluti,
    Luigi

  7. #37
    benedetta14
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    Riferimento: La psicologia morale e l'etica della psicoanalisi

    Citazione Originalmente inviato da missfreedom Visualizza messaggio
    Sai, non avevo mai pensato che ci volesse cuore per esser coraggiosi; è interessante questo punto di vista bioenergetico (e in verità mi incuriosisce). Che cosa strana, si parla di mille minuziose parlicolarità, si usano terminologie complesse e che rimandano a chissà quali oscuri meccanismi per poi perdere di vista qualche cosa che è così importante...

    e insieme così semplice: il cuore.
    Vero...belle riflessioni.

    Se mi permetti, vorrei dirti che hai messo un avatar "di cuore": coraggioso il soggetto (la Giuditta che decapita Oloferne), coraggiosa la pittrice (Artemisia Gentileschi) e coraggiosa la tela, scampata per miracolo all'attentato terroristico del 1993 di Via Georgofili a Firenze. Bello, mi piace molto.


    Scusate l'O.T.

  8. #38
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: La psicologia morale e l'etica della psicoanalisi

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Beh per me la paura è un'emozione legittima come le altre perciò se la paura è molta di fronte al prospettarsi di certe situazioni so che probabilmente sono io stesso a non preferire certe cose esercitando quindi nuovamente sempre la mia volontà.
    ‹‹Quando ci si accosta all’inconscio – vale a dire, a ciò che non conosciamo, non a ciò che conosciamo – noi, il paziente non diversamente l’analista, siamo certi di essere disturbati. Chiunque sta per vedere un paziente domani dovrebbe, a un certo punto provare paura. In ogni stanza d’analisi devono trovarsi due persone piuttosto spaventate: il paziente e l’analista. Se così non è, ci si chiede perché stanno lì a preoccuparsi di scoprire ciò che tutti sanno››
    (W. R. Bion)

    ‹‹temerarietà e la forza d’animo che ad essa si associa, per insistere sul diritto di essere se stesso [perché] un pensiero, un’idea non reclamata possa mettersi in circolo […] in cerca di dimora››
    (W. R. Bion)

    Un saluto
    gieko

  9. #39
    Partecipante Esperto L'avatar di missfreedom
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    Riferimento: La psicologia morale e l'etica della psicoanalisi

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Beh per me la paura è un'emozione legittima come le altre perciò se la paura è molta di fronte al prospettarsi di certe situazioni so che probabilmente sono io stesso a non preferire certe cose esercitando quindi nuovamente sempre la mia volontà. La paura e tutte le altre emozioni sono nostre, non sono qualcosa che un'entità esterna[...]Quello spirito che avvertiamo sono emozioni nostre, la paura e tutto il resto non è qualcosa che è altro da noi stessi né deve essere qualcosa da domare e dominare per me, l'io è debole perché non domina la paura?[...]anche il blocco di un'azione per paura di certe conseguenze sarà comunque ancora una volta volontario: perché dovremmo farlo ricadere al di fuori della volontà? Per come la vedo io la volontà stessa finisce con l'essere una specie di concetto controverso, non si riesce mai davvero a capire di cosa si parla.[...]Io non mi sento né padrone né servo di me stesso, io già mi sento al di fuori di questa dialettica (non mi costringo proprio a far nulla)[...]e se ho paura preferisco scappare da certe situazioni
    Caro Char_Lie, sono d'accordo quando dici che la paura è un'emozione legittima come le altre; né mi pare di averlo mai negato. Affermare che la paura possa avere delle radici non equivale certo a negarne l'esistenza. O persino la funzione. Tuttavia, quando vieni a dirmi che sei tu stesso a non preferire certe cose esercitando la tua volontà mi pare di leggervi una necessità di non ammettere che ognuno di noi, in fondo, può essere anche debole. Se così fosse, caro Char, penso che ognuno di noi sarebbe perfettamente in grado, in ogni momento della sua vita, di mettere in pratica la sua volontà; tuttavia non è così. Dunque non sto affermando che qualunque persona al mondo sia priva della propria volontà, ma piuttosto che in alcuni casi quella volontà può essere messa da parte da una paura invalidante; come dicevo, questo può dipendere da molti fattori, tra cui le modalità con cui sono state portate avanti le relazioni più importanti della nostra vita: quelle con gli adulti significativi (che potrebbero essere auspicabilmente i genitori o chi per loro). Dunque non ho affermato che la paura sia un'entità esterna, ma che piuttosto non sia sempre controllabile, proprio perché forse addirittura troppo interna, talmente interna da passare inosservata ai nostri stessi occhi.

    Sicché eviterei di ragionare in termini così estremi, la vita è fatta di sfumature. Quando mi dici che la paura è un blocco volontario bisognerebbe anche contestualizzare; se ci trovassimo di fronte un coccodrillo probabilmente la tua logica volontà di fuggire sarebbe anche quella di tutti gli altri, e in questi termini la paura è sicuramente dettata dalla volontà di non morire. Contrariamente, quando si parla di istanze psichiche e di emozioni, non è tutto così ovvio e matematico come un morso di coccodrillo. In questo caso la paura potrebbe ricadere anche al di fuori della nostra volontà; dipende. In ultimo, la volontà è certamente un concetto controverso per alcuni, si capisce però che cosa sia se si hanno chiare le molteplici interpretazioni della volontà; che in alcuni casi io vedo molto affini ai concetti psicoanalitici, o almeno a grandi linee: c'è la volontà di potenza che è una esaltazione della volontà, una prospettiva secondo cui bisognerebbe continuamente aggiornare il proprio punto di vista ond'evitare di fissarsi su una presunta verità con la pretesa che sia vera, perché così facendo si negherebbe la pulsione vitale al cambiamento. Abbiamo la volontà generale che per Rousseau era un'idea, una verità oggettivamente esistente in ogni individuo a prescindere dal fatto che egli la percepisse o meno; e pare che il compito dell'uomo fosse proprio quello di scoprirla. O ancora la volontà nella filosofia di Schopenhauer, intesa come volontà che si afferma al di là e al di sopra di ogni rappresentazione, negli esseri viventi, e che va convertita in non-volontà. Anche l'autonomia della volontà, di Kant, non è da sottovalutare... e poi c'è la volontà di Dio (per i credenti). O in alternativa la buona volontà che spero prima o poi ti colga nell'intento di venirci incontro.

    Ma lasciamo cadere l'elenco filosofico in tema di volontà, che era sì scherzoso ma anche mirato a farti comprendere quante sfumature possa racchiudere un singolo concetto (che non necessariamente non devono coesistere); e torniamo in tema. Quella a cui mi riferivo non ha molto di controverso, e mi appare chiara sin dalle origini: ecco la mia definizione. La spontaneità della volontà non è un concetto da sottovalutare, inteso come Impulso Interno. E non vedo cosa ci sia di esterno. E a guararla bene, questa definizione, noteresti persino che volontà e desiderio siano in qualche modo correlati. Dunque, è chiaro che non ti costringi a far niente, non c'è nulla di più comodo. Quello di cui tendenzialmente quì si parla implica un Sforzo, e anche parecchio grande; se non concepisci questo non vedo come tu possa concepire tutto il resto; è un po' come costruire una casa senza fondamenta.



    Citazione Originalmente inviato da benedetta14 Visualizza messaggio
    Vero...belle riflessioni.

    Se mi permetti, vorrei dirti che hai messo un avatar "di cuore": coraggioso il soggetto (la Giuditta che decapita Oloferne), coraggiosa la pittrice (Artemisia Gentileschi) e coraggiosa la tela, scampata per miracolo all'attentato terroristico del 1993 di Via Georgofili a Firenze. Bello, mi piace molto.


    Scusate l'O.T.
    Grazie, del resto anche la povera Artemisia, non ebbe vita facile o felice.
    Adoro questo quadro, e adoro il modo in cui dipinge. Ma soprattutto la violenza delle scene.
    E anche se non è di cuore, è proprio quella che lo segna.
    Ultima modifica di missfreedom : 04-02-2010 alle ore 02.53.45
    Siamo noi gli inabili che pure avendo a volte non diamo. R. Zero

  10. #40
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di luigi '84
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    Riferimento: La psicologia morale e l'etica della psicoanalisi

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    ‹‹Quando ci si accosta all’inconscio – vale a dire, a ciò che non conosciamo, non a ciò che conosciamo – noi, il paziente non diversamente l’analista, siamo certi di essere disturbati. Chiunque sta per vedere un paziente domani dovrebbe, a un certo punto provare paura. In ogni stanza d’analisi devono trovarsi due persone piuttosto spaventate: il paziente e l’analista. Se così non è, ci si chiede perché stanno lì a preoccuparsi di scoprire ciò che tutti sanno››
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    ‹‹temerarietà e la forza d’animo che ad essa si associa, per insistere sul diritto di essere se stesso [perché] un pensiero, un’idea non reclamata possa mettersi in circolo […] in cerca di dimora››
    (W. R. Bion)

    Un saluto
    Bellissime le citazioni!
    A proposito di paura e inconscio, mi viene in mente:

    ''Perché, finché non ne intendiamo il significato, tali fantasie sono un diabolico miscuglio di sublime e di ridicolo. Sottopormi ad esse mi era penoso, ma era il destino ad esigerlo. Solo con uno sforzo supremo alla fine riuscii ad evadere dal labirinto.
    Per poter cogliere le fantasie che mi sollecitavano dal "sottosuolo", dovevo, per così dire, sprofondarmi in esse: cosa che provocava in me non solo una violenta opposizione, ma una vera paura. Temevo di perdere il controllo di me stesso e di divenire preda dell'inconscio e, quale psichiatra, sapevo fin troppo bene che cosa ciò volesse dire. Comunque, dopo lunghe esitazioni, mi resi conto che non c'era altro modo di venirne a capo. Dovevo accettare la sorte, e dovevo tuttavia osare impadronirmi di quelle immagini, poiché altrimenti correvo il rischio che fossero esse ad impadronirsi di me. Un motivo importante per fare questo tentativo era il convincimento che non avrei potuto attendermi dai miei pazienti una cosa che non avessi osato fare io stesso.
    Era la festività dell'Avvento, nel 1913 (il 12 dicembre), quando mi risolsi al passo decisivo. Ero seduto alla scrivania, meditando ancora una volta sui miei timori. Poi mi abbandonai. Improvvisamente fu come se il terreno sprofondasse, nel vero senso della parola, sotto i miei piedi, e precipitassi in una profondità oscura. Non potei fare a meno di provare un sentimento di panico;
    Sei giorni dopo, il 18 dicembre 1913, feci il sogno seguente. Mi trovavo con uno sconosciuto, un giovane di pelle scura, un selvaggio, in un paesaggio solitario di montagne rocciose. Era poco prima dell'alba, il cielo a levante era già chiaro e le stelle stavano per spegnersi. Allora risuonava per le montagne il corno di Sigfrido, e sapevo che dovevamo ucciderlo. Eravamo armati di carabine, e stavamo appostati su uno stretto sentiero roccioso.
    Improvvisamente appariva Sigfrido, alto sulla cresta della montagna, nella luce dei primi raggi del sole nascente. Era su un carro fatto di ossa di morti, e scendeva a velocità pazza giù per il ripido pendìo; non appena svoltava dietro a una curva, gli sparavamo, ed egli cadeva colpito a morte...Rimaneva soltanto un insopportabile senso di colpa.
    Non appena mi svegliai mi misi a meditare sul sogno, ma senza riuscire a capirlo. Cercai perciò di riprendere sonno; ma una voce di dentro mi diceva: "Devi capire il sogno, e devi capirlo subito!" Questa spinta interiore divenne sempre più forte, finché giunse il terribile momento in cui la voce disse: "Se non lo capisci, devi spararti!" Nel cassetto del comodino c'era un revolver carico, e cominciai a spaventarmi. Mi misi allora a riflettere di nuovo, e improvvisamente il significato del sogno mi si rivelò...''

    (C.G.Jung)

    Saluti,
    Luigi

  11. #41
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    Riferimento: La psicologia morale e l'etica della psicoanalisi

    Citazione Originalmente inviato da missfreedom
    Sicché eviterei di ragionare in termini così estremi, la vita è fatta di sfumature. Quando mi dici che la paura è un blocco volontario bisognerebbe anche contestualizzare; se ci trovassimo di fronte un coccodrillo probabilmente la tua logica volontà di fuggire sarebbe anche quella di tutti gli altri, e in questi termini la paura è sicuramente dettata dalla volontà di non morire. Contrariamente, quando si parla di istanze psichiche e di emozioni, non è tutto così ovvio e matematico come un morso di coccodrillo. In questo caso la paura potrebbe ricadere anche al di fuori della nostra volontà; dipende. In ultimo, la volontà è certamente un concetto controverso per alcuni, si capisce però che cosa sia se si hanno chiare le molteplici interpretazioni della volontà; che in alcuni casi io vedo molto affini ai concetti psicoanalitici, o almeno a grandi linee: c'è la volontà di potenza che è una esaltazione della volontà, una prospettiva secondo cui bisognerebbe continuamente aggiornare il proprio punto di vista ond'evitare di fissarsi su una presunta verità con la pretesa che sia vera, perché così facendo si negherebbe la pulsione vitale al cambiamento. Abbiamo la volontà generale che per Rousseau era un'idea, una verità oggettivamente esistente in ogni individuo a prescindere dal fatto che egli la percepisse o meno; e pare che il compito dell'uomo fosse proprio quello di scoprirla. O ancora la volontà nella filosofia di Schopenhauer, intesa come volontà che si afferma al di là e al di sopra di ogni rappresentazione, negli esseri viventi, e che va convertita in non-volontà. Anche l'autonomia della volontà, di Kant, non è da sottovalutare... e poi c'è la volontà di Dio (per i credenti). O in alternativa la buona volontà che spero prima o poi ti colga nell'intento di venirci incontro
    Beh per me si pone comunque lo stesso problema, come si dovrebbe fare a convertire la volontà in non volontà o viceversa?
    Ad esempio poi come si fa a dire che si è preda di un'emozione piuttosto che di un'altra quando si fa qualcosa?
    Cioé si può non agire in certi contesti per paura, ma magari in altri si agisce proprio perche si è guidati da un'emozione positiva, in entrambi i casi la volontà assume un senso proprio all'interno di una cornice di motivazioni, anzi la volontà forse è proprio rappresentata da un'insieme di motivazioni, tolta questa cornice secondo me di quella che chiamiamo volontà non resta nulla.
    Si può agire contro i propri interessi per ignoranza, ma non contro la propria volontà, perché ad agire siamo sempre noi, non qualcun altro.
    Poi riguardo all'idea dell'autonomia anche qui c'è da chiedersi come si può pretendere di affermare che l'altro è autonomo proprio quando si comporta in certi modi e non in altri, non si può certo dettar legge quando si parla di autonomia, che autonomia sarebbe?

    Temevo di perdere il controllo di me stesso e di divenire preda dell'inconscio e, quale psichiatra, sapevo fin troppo bene che cosa ciò volesse dire. Comunque, dopo lunghe esitazioni, mi resi conto che non c'era altro modo di venirne a capo. Dovevo accettare la sorte, e dovevo tuttavia osare impadronirmi di quelle immagini, poiché altrimenti correvo il rischio che fossero esse ad impadronirsi di me. Un motivo importante per fare questo tentativo era il convincimento che non avrei potuto attendermi dai miei pazienti una cosa che non avessi osato fare io stesso.
    E' che io ad esempio più che di aver paura di divenire preda dell'inconscio, avrei più paura del fatto che magari è proprio tutta questa immagine che ci si è costruiti che sia inconsistente: che ci sia un inconscio che ci guida e che ci toglie il controllo. Io direi che noi già normalmente agiamo in modo inconscio, non riesco ad osservare queste opposizioni.
    La paura di perdere il controllo la si può avere quando già si crede di controllare qualcosa, io già sono fuori da questo modo di vedere le cose, adesso che sto scrivendo qualcosa ad esempio, controllo o sono controllato?
    Se non si crede che esistano spiriti che possano prendere il sopravvento, se già non ci si vede così "divisi" sicuramente non si cadrà in preda a possessioni maligne.
    So ora che grosso modo faccio qualcosa che preferisco fare e questo mi basta, che sia sotto il mio controllo, o sotto il controllo di un io, o sotto il controllo di qualche divinità, di uno spirito esterno o che la cosa cada completamente al di fuori di ogni controllo, non mi interessa nemmeno molto.
    Io tutto questo non lo avverto come problematico, non ho paura di impazzire perché per come la vedo io può darsi che pazzo e fuori controllo già lo sono ora.

    Saluti

  12. #42
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    Riferimento: La psicologia morale e l'etica della psicoanalisi

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Se non si crede che esistano spiriti che possano prendere il sopravvento, se già non ci si vede così "divisi" sicuramente non si cadrà in preda a possessioni maligne.
    Non ne sarei così sicuro. Vatti a dare uno sguardo alla fenomenologia dell'isterismo e in generale ai fenomeni isterico-dissociativi. Poi, se vuoi proprio destabilizzarti un pò, vedi anche come si manifesta il processo schizo-frenico, magari nella variante paranoide...poi fammi sapere se credi di essere ancora tanto ''unito''...Spaltung, mio caro, spaltung veniva definita la progressiva o subitanea disaggregazione della personalità propria dei fenomeni isterici e psicotici (un dispositivo psicopatologico utilizzato dal buon vecchio Bleuler e a mio parere ancora attualissimo)...io tutta questa unità non ce la vedo. Poi, puoi anche credere che ci sia: ma sarebbe come negare l'esistenza della circolazione sanguigna. L'inconscio è operante nel sottosuolo, che piaccia o meno: puoi anche negare di avere una circolazione sanguigna, ma il sangue fa lo stesso i suoi bravi giri, ogni giorno.

    Saluti,
    Luigi

  13. #43
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    Riferimento: La psicologia morale e l'etica della psicoanalisi

    Citazione Originalmente inviato da luigi '84
    Non ne sarei così sicuro. Vatti a dare uno sguardo alla fenomenologia dell'isterismo e in generale ai fenomeni isterico-dissociativi. Poi, se vuoi proprio destabilizzarti un pò, vedi anche come si manifesta il processo schizo-frenico, magari nella variante paranoide...poi fammi sapere se credi di essere ancora tanto ''unito''...Spaltung, mio caro, spaltung veniva definita la progressiva o subitanea disaggregazione della personalità propria dei fenomeni isterici e psicotici (un dispositivo psicopatologico utilizzato dal buon vecchio Bleuler e a mio parere ancora attualissimo)...io tutta questa unità non ce la vedo. Poi, puoi anche credere che ci sia: ma sarebbe come negare l'esistenza della circolazione sanguigna. L'inconscio è operante nel sottosuolo, che piaccia o meno: puoi anche negare di avere una circolazione sanguigna, ma il sangue fa lo stesso i suoi bravi giri, ogni giorno.
    Beh io non riesco a vedere una divisione nella volontà, nel senso che non credo che un braccio non voglia muoversi ed un altro sì, la volontà in fin dei conti è dell'individuo, non di un pezzo, poi si può anche credere di "essere posseduti" da qualcosa come fate voi, poi è ovvio che questa credenza finirà con l'avere certe conseguenze, per essere posseduti bisogna credere a monte che noi siamo una specie di spirito che controlla il corpo, ma la mia volontà per me già è qualcosa che essenzialmente è fuori controllo, poi che le cose siano diverse non significa che siano divise, in un corpo c'è il cuore, il cervello, le braccia, un'unità non è detto che non abbia parti, usavo quel "divisi" riguardo a questa idea che un po' accomuna la psicoanalisi anche a certe pratiche stregonesche di un tempo in cui si credeva che esistesse e uno spirito guida principale (l'anima o ritradotto in termini moderni l'io o il soggetto) mentre poi ci sarebbero altri spiriti più deboli che di tanto in tanto finiscono col prendere il sopravvento e far fare (Ma far fare a chi? Mi chiedo...) qualcosa che non si vuole, a volere è qualcos'altro. Se la paura in me prendesse il sopravvento non la sentirei certo come qualcosa di estraneo, qualcosa che appartiene ad un'altro carattere o ad uno spirito, o che so all'inconscio (la potrei ritenere fastidiosa e così via è vero, ma questo è un altro discorso), l'aver paura farà parte comunque di me, perché dovrei vederla come un fenomeno che uno spirito esterno al mio induce in me e non come una manifestazione del mio stesso spirito?
    Anche quando mi arrabbio sono sempre io ad arrabbiarmi, poi come si fa a capire se mi arrabbio volontariamente o meno?
    E' sempre presente la stessa ed identica lettura da anni ed anni, certe idee e le emozioni irrompono un po' come dei demoni nella coscienza facendo perdere al soggetto il controllo... Ma secondo me non si può perdere questo controllo perché a monte non c'è proprio niente che controlla niente.
    E' già magari una certa lettura di quel che avviene che produce questo tipo di malattie per questo a me non servono "esorcismi", né mi serve ottenere un qualche maggior controllo su di me... Non mi serve nemmeno divenire padrone della mia vita nel vostro senso.

    Saluti

  14. #44
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Riferimento: La psicologia morale e l'etica della psicoanalisi

    Non mi serve nemmeno divenire padrone della mia vita nel vostro senso.
    Parafrasando Caltagirone: "A' Cha', che te serve?"

  15. #45
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    Riferimento: La psicologia morale e l'etica della psicoanalisi

    Citazione Originalmente inviato da ikaro78
    Parafrasando Caltagirone: "A' Cha', che te serve?"
    Me servono Soluzioni pe' certe situazioni problematiche che me pongo . Gli stessi problemi rispetto ai quali magari l'umanità si è arrovellata per anni ed anni. Se qualcuno possedesse buone soluzioni certi malcontenti dovrebbero sparire, eppure guardandomi intorno questo non lo osservo. In altre parole quel che cerco sono conoscenze che non possiedo e che migliorino davvero la mia vita, se ce ne sono.

    Un saluto

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