quando Jung parla di
sincronicità (i link postati pèarlano di sincronicità junghiana), non credo che si riferisca alla possibilità di "indovinare" il futuro con un mazzo di carte

io non sono un esperto su Jung (in questo forum c'è chi ne sa molto più di me), ma da quel che mi risulta, Jung era molto influenzato dalla filosofia orientale, e dalla concezione dell'essere umano per così dire "olistica", che andava ben oltre la visione meccanicistica e positivistica di Freud (alla base del pensiero freudiano c'è proprio il principio del
determinismo psichico secondo cui la vita psichica è dettata dalla legge causa-effetto). Quello di Jung è un tentativo di uscire da questi rigidi schemi causa-effetto.
Anzi, direi che Jung non è stato l'unico, ma è stato un po' il precursore di qeusta concezione perché dagli anni '50 la fisica ha influenzato il corso psicoanalisi per via della teoria del campo che ha determinato l'abbandono della nozione di causalità lineare a favore della causalità circolare e interazione reipoca tra gli elementi del campo.
ho sottolinato in grasseto la parola "ovvviamente" perché non sembra così ovvio. Se dici che Jung usava le immagini dei tarocchi come test proiettivo, che c'azzecca la possibilità di predire il futuro?
capite che se esistono gli archetipi, significa che certi simboli sono innati e universali, perciò un tarocco disegnato 1000 anni fa ha un significato che può essere
intuìto da un bambino del giorno d'oggi? e che i sogni, se sono espressione di archetipi, hanno dei collegamenti con le allucinazioni di uno schizofrenico? lo capite? non c'entra niente la magia.
se lo scopo ultimo di una persona è quello di raggiungere l'individuazione, significa che la vita è come un cammino, in cui c'è una meta "finale", un compimento (non a caso, come Buddha o Gesù Cristo) e quindi nel momento in cui si nasce c'è una sorta di "percorso" che è per così dire "scritto" nel destino di ognuno. Ciò non significa che lo si può indovinare con un mazzo di carte (
capite che è ridicolo?), significa invece che la persona sente una spinta interiore a realizzare questo disegno che nessuno sa, e in uncerto senso non lo sa neanche la persona interessata, perché è dettato dall'inconscio, ma a cui ognuno è chiamato perché tutti perché l'individuazione fa parte dell'inconscio collettivo e quindi comune a tutti.
Se proprio vogliamo dare una connotazione "soprannaturale" a tutto ciò, dovremmo chiamare in causa la religione e Dio, non certo la magia. Jung infatti era molto credente (alla domanda "lei crede in Dio?" rispose "io non credo, sò") e quindi, penso, questo cammino verso il compimento di sè potrebbe avere sfumature soprannaturali nel senso che fa parte di un piano divino.
Potremmo dire che relazione tra Jung e la chiromanzia è la stessa che esiste tra religione e la chiromanzia, cioè zero, anche se a volte usano parole che si assomigliano.
se Jung vedesse i siti che sono stati linkati qui sopra credo che si rivolterebbe nella tomba