Hai ragione Ikaro; è comunque correlato a quanto leggevo dell'intervista, quindi cercherò di approfondire. Come setting ballerino, in questo caso, posso solo intuire che vengano messe in atto delle modifiche inerenti i tempi, l'interruzione delle sedute con un certo uso della forza e dell'improvvisazione (e si parla di sedute che possono durare anche cinque minuti e cioè dove vi sia
l'impossibilità, persino, di raccontare un sogno), un allontanamento dai concetti fondamentali come l'esplorazione dell'inconscio o le emozioni. Da quel che ho percepito pare che il pensiero di Lacan vada in tutt'altra direzione, e cioè verso quella di un "significante puro" ponendosi nei confronti dei propri analizzandi come una sorta di maestro zen cui bisogna obbedire sopra ogni cosa malgrado le regole mutevoli; o ancora, malgrado queste mancassero del tutto, per essere precisi. Infatti pare non abbia lasciato chiare indicazioni sulla pratica clinica che quì viene definita "incomprensibile a molti" e proprio questo sembra essere il motivo per cui Lacan viene molto apprezzato da filosofi e studiosi di letteratura, sia in Inghilterra che negli Stati Uniti, ma non dagli analisti... Green dice Lacan abusava dei suoi pazienti - anche se il senso non l'ho compreso, perché non riporta meteriale verificabile - che era un tiranno assoluto, e insiste sul fatto che serva del tempo per comprendere che Lacan ha scritto quello che avrebbe fatto sin dal primo istante;
quasi a volerlo giustificare (e penso che quì se ne intuisca l'ambivalenza nella sua massima espressione). Questo è, a grandi linee, il quadro generale dell'intervista o comunque gli aspetti violenti a cui lalangue credo volesse riferirsi circa le accuse mosse da Green a Lacan.
Il punto di ancoraggio con quanto dicevo, forse, ha a che fare con un concetto che viene esaltato a un certo punto dell'intervista, e cioè l'importanza del masochismo primordiale. Pare che Lacan sostenesse - anche se è un punto controverso e non vorrei averlo frainteso - che il masochismo di un paziente,
qualora non venga alimentato, faccia ricorso a situazioni più complesse e pericolose; dunque secondo il suo parametro questo masochismo deve essere alimentato (e per quanto le modalità restino ancora oscure, mi pare di non concordare con il concetto in generale). Viene esaltata anche l'asimmetria di questi rapporti tra Lacan e la massa anonima dei suoi discepoli e viene definito come completamente insensibile al concetto di rapporto reciproco; gli altri gli dovevano tutto ma lui non doveva nulla a questi. Ecco, in questo senso mi domandavo se e fino a che punto una simile regola vada bene proprio per tutti. E cioè, se un paziente mostra una certa
sofferenza rispetto ad una mancanza assoluta di rapporto o di equilibrio nel portare avanti le sedute, rispetto all'aridità di questa logica che mette da parte le emozioni, il passato, il rapporto ma che si concentra piuttosto su un'esaltazione del linguaggio come portatore di un senso che è maggiore rispetto a quello dell'individuo stesso; e che è l'individuo stesso (ma forse, perché
sto ancora provando a comprenderlo). Come se l'inconscio passasse quasi in sencondo piano, persino, e l'individuo fosse opera del linguaggio che prende il posto dell'inconscio... che è l'inconscio. In sintesi, la discutibilità della pratica lacaniana pare avere a che fare con
problemi di natura etica.
Il tutto pare basato sull'abbandono della neutralità e l'imposizione della volontà dello psicoanalista;
quasi come soddisfazione perpetua del desiderio dell'analista (che di nulla deve privarsi).
Dunque, perdona la poca chiarezza Ikaro... ma Lacan è faticoso anche in un'intervista che appare semplice. A me pare che tutto questo sia discutibile, non mi riferisco alla più generale teoria lacaniana o ai suoi scritti che non conosco; ma al setting che non pare -
ammesso sia vero ciò che è riportato - adeguabile alle diverse tipologie di paziente. Poniamo il caso di un paziente che si senta mancato di rispetto, perché ha degli orari da rispettare, perché ha bisogno di un tempo a disposizione che per sua esigenza vorrebbe che fosse sempre uguale, perché paga una persona per risolvere dei problemi - presunti o immaginari - e perché questo è quel che vorrebbe:
un equilibrio. E immaginiamo ora che casino se un chirurgo facesse durare cinque minuti un'operazione di quattro ore,
lasciando un paziente sul lettino a cuore aperto perché quello è il suo desiderio di quel momento e lui deve esaudirlo come un bambino capriccioso. Perché così gli va e se ne infischia dell'istituzione. Temo che a un certo punto diventi
una questione di rispetto e professionalità).