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  1. #916
    Partecipante Esperto
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Ma guarda Gieko, tu hai sicuramente ragione, io non ho assolutamente la possibilità non solo di controbattere – essendo paziente – ma neanche di capire chi possa aver ragione tra voi quando dibattete.
    Da parte mia c’è sicuramente confusione sul concetto di verità in analisi. Quindi ti ringrazio per le tue parole perchè magari mi aiutano a chiarirmi su cosa intendevo personalmente con quella frase.

    Forse confondo verità con Sé, intendendolo nella sua accezione junghiana. Poi ognuno, nella sua scuola, lo chiami un po’ come gli pare. Quindi, la confusione è mia sicuramente.

    Ecco, dico allora che il Sé – e che io inopportunamente ho chiamato verità – credo sia qualcosa che un analista può tecnicamente aiutarti a rimmetterlo insieme, a superare la sua momentanea frammentazione attraverso anche quello che dici tu, lavoro di associazione e interpretazione, che naturalmente si fa’ anche in ambito junghiano.
    In questo senso allora dico che non riesco proprio ad immaginarmi come un analista possa anche solo ipotizzare quale sia il mio Sé, al massimo potrà fornirmi tutti i supporti necessari per sentirlo il Sé, per sentire cioè che è nuovamente in situazione di buon equilibrio nel rapporto tra le sue singole parti, e come questo faccia parte del processo individuativo che stai vivendo attraverso l’analisi, ammesso che ci stai riuscendo.

    Immagino che la mia sia un’idea un po’ da “schizzata”, questo vedere l’analista da una parte come un tecnico con mezzi e strumenti che ti aiutano a mettere a fuoco contenuti insieme a lui, dall’altra come il motore – attraverso i sentimenti che egli solleva – di un’operazione individuativa che si può paragonare a quella che avviene in una relazione amorosa profonda, con un uomo o con un figlio, comunque un legame che porta, attraverso il cambiamento profondo che esso provoca, ad una nuova centratura della tua pesona.

    Ma qui Luigi può meglio di me...

    Giulietta.O

  2. #917
    benedetta14
    Ospite non registrato

    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da Megiston Matema Visualizza messaggio
    ; non ho invece riflettuto a sufficienza sul fatto che per guardare la relazione l’analista debba porsi all’esterno, da un punto terzo, usando quella sorta di “secondo sguardo” dei Baranger (in questo caso mi pare che la “oggettivi”), oppure può dirne qualcosa pur rimanendo all’interno ed esprimendone così l’immediatezza del vissuto.
    Concludo col dire che non è la relazione ad essere strumento terapeutico, ma la “presenza a se stessi” che viene veicolata e facilitata attraverso la relazione.
    Caro Megiston,
    scusa se riprendo questo post, ma in che modo si veicola la "presenza a se stessi" attraverso la relazione?

    Saluti

  3. #918
    benedetta14
    Ospite non registrato

    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da lalangue Visualizza messaggio
    La pulsione è un concetto limite, uno shibboleth. La teoria psicoanalitica dell'affetto e della rappresentazione si basa proprio su questo concetto. L'affetto-rappresentazione è il rappresentante psichico di una cosa, la pulsione, che è "il tentativo di svolgere coerentemente un'idea, per la curiosità di vedere dove va a finire" (Freud, OSF Vol. IX, p. 210).
    Già il fatto che quello che noi vediamo in analisi sia il rappresentante psichico, detto anche rappresentante rappresentativo, rappresentante di rappresentanza o come diavolo lo si voglia chiamare, ti dà la misura di quanto lontani siamo dal biologico in senso stretto. Tuttavia la questione della pulsione serve per ancorare l'interpretazione ad un discorso etico. Ovviamente non parlo di etica nel senso di morale, ma di orientamento. La teoria pulsionale ci dice che dobbiamo sempre tenere conto di varie "spinte", non tutte alla diretta portata del paziente. Il fatto che ci siano queste spinte costituisce anche un limite alle interpretazioni: queste spinte avranno dei sensi (e ci sta l'ermeneutica) e delle direzioni (e qui ci sta un po' di meno).
    L'interpretazione dovrebbe portare a livello conscio l'intersezione di tutte queste linee "di condotta", riallacciando quindi rappresentazioni ed affetti.

    Ora mi ricollego al mio biologico e vado a mangiare. Ci metto anche un po' di soddisfazione orale.
    Scusami lalangue se riprendo questo post, ma potresti chiarirmi meglio la frase in neretto? O meglio, questa lontananza dal biologico riesco a capirla se il rappresentante psichico della pulsione si forma a seguito delle relazioni con l'esterno, ma se è innato lo vedo molto vicino. Quando cominciamo a rappresentare la pulsione? (domanda sicuramente formulata male, ma confido nella vostra capacità di interpretare)
    Saluti

  4. #919
    Partecipante Super Esperto L'avatar di lalangue
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    La rappresentazione nasce nei momenti di soddisfazione, di assenza/frustrazione e di angoscia (anche se l'angoscia buca un po' la trama rappresentativa).
    Abbiamo delle rappresentazioni del piacere (ad esempio quella del bambino-al-seno), delle rappresentazioni del dispiacere (ad esempio l'assenza del bambino-al-seno) e quelle dell'angoscia (di cui la capostipite è l'angoscia della nascita).
    Le rappresentazioni psichiche subiscono varie modificazioni e riscritture, pur riconducendo alla rappresentazione primaria.
    Non si tratta della soddisfazione di un bisogno, ma della ricerca del piacere e dell'evitamento del dispiacere psichico. La rappresentazione ha una sua funzione psichica nel momento in cui l'assenza diventa un vissuto angoscioso e, a quel punto, lo psichico arriva a lenire il dolore e ci mette la pezza (la rappresentazione dell'assenza, che permette di elaborare il vissuto e di agire sull'esterno per modificare gli eventi e garantire la soddisfazione).
    Ultima modifica di lalangue : 11-02-2010 alle ore 00.33.10
    Citazione Originalmente inviato da complicata Visualizza messaggio
    Ma per caso la reincarnazione di Freud è Tinto Brass?
    La descrizione calzerebbe a pennello, manca solo il cubano..
    Sorella Psicoanalisi e Il Piccolo Mondo Antico

  5. #920
    Megiston Matema
    Ospite non registrato

    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da benedetta14 Visualizza messaggio
    Caro Megiston,
    scusa se riprendo questo post, ma in che modo si veicola la "presenza a se stessi" attraverso la relazione?

    Saluti
    Cara Benedetta,
    questa faccenda della “presenza a se stesso” non è molto semplice, lo so, io ci ho messo un po’ a capirla; adesso mi viene più facile mostrarla ai miei pazienti all’interno della relazione analitica che spiegarla fuori.
    Teoricamente ci possiamo arrivare attraverso vie diverse:

    1) la prima è quella di dirci che la presenza a se stessi è il prendere atto (sentire come proprie) delle nostre percezioni, emozioni, sentimenti, pensieri, desideri e motivazioni all’interno di una relazione, e contemporaneamente il prendere atto (sentire come inerenti) delle percezioni, emozioni, sentimenti, pensieri, desideri e motivazioni dell’altro polo della relazione. E’ la sincronicità con cui ciò avviene fra l’uno e l’altro delle due polarità relazionali. Ed è anche l’aver presente la funzionalità reciproca della relazione, a cosa ci serve ad entrambi relazionarci in questo modo piuttosto che in un altro.
    In un certo senso è come un gioco di specchi, un rimando reciproco, una danza complessa, che si instaura fra due persone in cui ci siano i presupposti fondamentali dell’unicità, della specificità e della ritmicità.
    Ciò significa semplicemente che la “presenza a te stessa” difficilmente può avvenire durante un’interazione con l’impiegato delle poste, sezione telegrafi, mentre stai dettando un testo breve di condoglianze alla tua amica lontana che ha perso il gatto.
    2) La seconda è quella del sorgere dell’autocoscienza in Hegel, attraverso la dialettica servo/padrone e la lotta per il reciproco riconoscimento. Ciascuno di noi si riconosce e vuole essere riconosciuto come padrone da un servo o come servo da un padrone. Il padrone ha sfidato la morte e pensa in questo modo di essere diventato autonomo e autoreferenziale, ma non accetta il rapporto con l’oggetto, dunque si consegna per la sua sopravvivenza nelle mani del servo; il servo non accetta il rischio della morte, sottomettendosi così ai voleri di un padrone, ma conosce l’arte della trasformazione dell’oggetto che garantisce la sua sopravvivenza e quella del suo padrone.
    Tra loro due esiste una reciproca funzionalità fisica ed esistenziale, ciascuno esiste e può esistere solo in funzione dell’altro; ciò che ciascuno di loro non scorge di sé accentuando l’essere servo o l’essere signore e pretendendo (addirittura Hegel parla di lotta) il riconoscimento da parte dell’altro, è che egli è nello stesso tempo l’una e l’altra cosa, servo e signore, e che il pretendere di essere soltanto una delle due può essere fatto a condizione di negare l’altra parte di sé e di proiettarla al di fuori in un’altra coscienza.
    Questa lotta per il riconoscimento è nello stesso tempo una riproposizione sempre più rigida della propria posizione e nello stesso tempo uno slancio per un suo superamento; se chiedo il riconoscimento lo chiedo senza dubbio su quello che sono, ma anche su ciò che posso diventare, sulle mie potenzialità, non soltanto sull’essere ma sul divenire.
    3) La terza è la metafora dell’occhio che vede se stesso, nella necropoli reale di Saqqara in Egitto c’è l’immagine di un uomo seduto che osserva accanto ad un occhio, la didascalia sotto l’immagine dice:
    “Il soggetto, che come l’occhio vede tutto ma non vede se stesso, si determina interamente negli oggetti visti”.
    Si può passare attraverso il motto delfico del “Conosci te stesso”, la “cavallinità” del Manuale di Epitteto che sferzava chi lascia definire il proprio valore dal possesso di un bel cavallo, fino all’attuale lasciarsi determinare da una casa o una macchina prestigiosa o da qualche pixel in più del televisore o del pc. Questo determinarsi attraverso l’oggetto non significa che non ci vediamo, ma che ci vediamo come oggetti e come oggetti vediamo gli altri; il rapporto reciproco è quello funzionale, l’uso. Difficile a questo punto non pensare alle dipendenze, al dipendere da una cosa (un oggetto) che ti rende a tua volta oggetto privo di volontà. O a quelle ragazzine che si prostituiscono per una ricarica telefonica.
    Diverso il discorso del bambino di non ancora due anni, che col nasino dipinto, guardandosi in uno specchio per la prima volta si pulisce il nasino e non lo specchio; accade proprio in quell’età, pressappoco, e si chiama riflessività. E’ la base per l’autocoscienza, per ogni presenza a se stesso, ed è specie specifica, nonostante qualche etologo l’abbia descritta nei delfini e in altri animali superiori.
    L’analista relazionale è ben consapevole che tutto ciò che accade in psicoanalisi è duale, perché duale è il dispositivo terapeutico, e sa che ciò che il paziente manifesta è una polarità dialettica, l’altra è inconscia ed è proiettata sul terapeuta stesso. In altre parole, sa che se è presente un servo (o un padrone) da qualche parte c’è un padrone (o un servo). Per sbloccare la rigidità strutturale e processuale de funzionamento del paziente bisogna reintegrare le due polarità, bisogna prendere contatto con la polarità eclissata. Ma non si tratta di dinamiche intrapsichiche del paziente, ma di dinamiche relazionali, la polarità sconosciuta è nella relazione, così come è relazionale quella manifesta che chiede il riconoscimento al terapeuta.
    Qualunque intervento del terapeuta non può non partire da una sua presenza a se stesso nella relazione, che viene trasmessa al paziente attraverso una semplice constatazione (sta accadendo questo fra noi), un’interpretazione relazionale (sta accadendo questo fra noi perché ...), o un riconoscimento, o un gesto, una sottolineatura, o l’espressione del sentimento che mancava.
    Quello che il terapeuta fa è affidato alla sua intuizione, alla sua sensibilità e alla sua creatività, già la stessa Anna Freud riconosceva qualche valore alla creatività tecnica dell’analista, purché non perda di vista l’obiettivo del suo metodo.
    Solo una psicoanalisi ormai irrigidita ha potuto identificarsi nel setting che essa stessa aveva istituito per facilitare la cura, arrivando a dire che il lettino è psicoanalisi, la poltrona no, l’interpretazione si, l’empatia no, Green è uno psicoanalista, Bowlby un comportamentista e Lacan è un transgender.
    Ciao .

  6. #921
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Diverso il discorso del bambino di non ancora due anni, che col nasino dipinto, guardandosi in uno specchio per la prima volta si pulisce il nasino e non lo specchio; accade proprio in quell’età, pressappoco, e si chiama riflessività. E’ la base per l’autocoscienza, per ogni presenza a se stesso, ed è specie specifica, nonostante qualche etologo l’abbia descritta nei delfini e in altri animali superiori.
    Cosa succede quando il piccolo d'uomo nasce cieco?

  7. #922
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da Megiston Matema Visualizza messaggio
    Qualunque intervento del terapeuta non può non partire da una sua presenza a se stesso nella relazione

    Questa è la presenza a se stessi. Una semplice tautologia. Perchè se tiri fuori Hegel e gli uomini primitivi, evidentemente rimani su una serie di congetture indedicibili, esteticamente intriganti, teoricamente arruffate, senza spiegare cosa sia la presenza a se stessi se non rinviare alla coscienza interpersonale o ad un discorso di pura relazione di secondo ordine (Palo Alto). é strano che insisti su questa formula. Non è mica una delle arrendevoli tentazioni della vena sottterranea filosofica di ogni buon psicologo che si comporta come i presocratici che precedono la scienza di un archimede? Perchè una buona parte, consistente di psicologi si ostinano a rimanere in una condizione prescientifica, non aggiornata, non falsificabile e non critica nel xxi secolo tirando fuori dal cilindro l'egitto e il tempio di Delfi con tutto il rispetto della conversazione bricolage filosofico culturale?

    ciaz.
    Ultima modifica di neuromancer : 11-02-2010 alle ore 19.34.15

  8. #923
    Partecipante Super Esperto L'avatar di lalangue
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da Megiston Matema Visualizza messaggio

    [...]

    L’analista relazionale è ben consapevole che tutto ciò che accade in psicoanalisi è duale, perché duale è il dispositivo terapeutico, e sa che ciò che il paziente manifesta è una polarità dialettica, l’altra è inconscia ed è proiettata sul terapeuta stesso. In altre parole, sa che se è presente un servo (o un padrone) da qualche parte c’è un padrone (o un servo). Per sbloccare la rigidità strutturale e processuale de funzionamento del paziente bisogna reintegrare le due polarità, bisogna prendere contatto con la polarità eclissata. Ma non si tratta di dinamiche intrapsichiche del paziente, ma di dinamiche relazionali, la polarità sconosciuta è nella relazione, così come è relazionale quella manifesta che chiede il riconoscimento al terapeuta.
    Qualunque intervento del terapeuta non può non partire da una sua presenza a se stesso nella relazione, che viene trasmessa al paziente attraverso una semplice constatazione (sta accadendo questo fra noi), un’interpretazione relazionale (sta accadendo questo fra noi perché ...), o un riconoscimento, o un gesto, una sottolineatura, o l’espressione del sentimento che mancava.
    Quello che il terapeuta fa è affidato alla sua intuizione, alla sua sensibilità e alla sua creatività, già la stessa Anna Freud riconosceva qualche valore alla creatività tecnica dell’analista, purché non perda di vista l’obiettivo del suo metodo.
    Solo una psicoanalisi ormai irrigidita ha potuto identificarsi nel setting che essa stessa aveva istituito per facilitare la cura, arrivando a dire che il lettino è psicoanalisi, la poltrona no, l’interpretazione si, l’empatia no, Green è uno psicoanalista, Bowlby un comportamentista e Lacan è un transgender.
    Ciao .
    Io ho sempre pensato che in psicoanalisi le relazioni si contassero da tre in su!
    Citazione Originalmente inviato da complicata Visualizza messaggio
    Ma per caso la reincarnazione di Freud è Tinto Brass?
    La descrizione calzerebbe a pennello, manca solo il cubano..
    Sorella Psicoanalisi e Il Piccolo Mondo Antico

  9. #924
    Megiston Matema
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da ikaro78 Visualizza messaggio
    Cosa succede quando il piccolo d'uomo nasce cieco?
    Gli danno la pensione come non vedente, ha diritto ad un cane guida, ad un bastone flessibile per tastare gli ostacoli e al pagamento di una retta per una scuola privata che utilizzi l'alfabeto Braille. Se, invece, uno cieco lo è diventato ciò è dipeso, come sappiamo, da una cattiva educazione sessuale precoce
    Ultima modifica di Megiston Matema : 11-02-2010 alle ore 23.51.02

  10. #925
    Megiston Matema
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da lalangue Visualizza messaggio
    Io ho sempre pensato che in psicoanalisi le relazioni si contassero da tre in su!
    Hai ragione, quattro è il numero perfetto per una briscola o per uno scopone scientifico

  11. #926
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da Megiston Matema
    Questo determinarsi attraverso l’oggetto non significa che non ci vediamo, ma che ci vediamo come oggetti e come oggetti vediamo gli altri; il rapporto reciproco è quello funzionale, l’uso. Difficile a questo punto non pensare alle dipendenze, al dipendere da una cosa (un oggetto) che ti rende a tua volta oggetto privo di volontà. O a quelle ragazzine che si prostituiscono per una ricarica telefonica.
    Non so Megiston, è sicuremente bello dipingere sé stessi in relazione agli altri come un qualcosa che non soddisfa mai funzioni o bisogni. Purtroppo però quando andiamo ad osservare il comportamento umano ci accorgiamo che anche uno psicoterapeuta, proprio come la bambina che tu additi moralmente e che si prostituisce per una ricarica telefonica, "prostituisce" proprio come quella bambina una sua prestazione per un certo compenso, un lauto compenso. Non è che la cosa a ben vedere sia così diversa, è soltanto la prestazione che cambia, ma se è il vendere una prestazione o il barattarla con qualcos'altro che ci fa dipendere da un oggetto e ci toglie volontà, la dovrebbe togliere anche a voi che fate questo lavoro, anzi la dovrebbe togliere a qualsiasi persona svolga un impiego sotto la condizione di esser pagata o di ricevere qualcosa in cambio.
    Togliamo la paga allo psicoterapeuta e vediamo che fine fanno tutte le relazioni che intrattiene con i suoi clienti. Le relazioni spesso si instaurano proprio in funzione di una serie di bisogni reciproci. Che motivo ci sarebbe di stare insieme?
    Se questo significa "dipendere da una cosa" quasi nessuno può tirarsi fuori da questo meccanismo. Inoltre un essere umano senza ossigeno muore, la sua esistenza dipende da una serie di oggetti e da un determinato ambiente, non è mica pazzo chi riesce a rendersi conto di tutto questo, la nostra esistenza dipende dal poter disporre di certe cose materiali ed è più vicina ad una favola la storia di chi si racconta il contrario.

    Saluti
    Ultima modifica di Char_Lie : 12-02-2010 alle ore 13.42.53

  12. #927
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Purtroppo però quando andiamo ad osservare il comportamento umano ci accorgiamo che anche uno psicoterapeuta, proprio come la bambina che tu additi moralmente e che si prostituisce per una ricarica telefonica, "prostituisce" proprio come quella bambina una sua prestazione per un certo compenso, un lauto compenso. Non è che la cosa a ben vedere sia così diversa, è soltanto la prestazione che cambia, ma se è il vendere una prestazione o il barattarla con qualcos'altro che ci fa dipendere da un oggetto e ci toglie volontà, la dovrebbe togliere anche a voi che fate questo lavoro, anzi la dovrebbe togliere a qualsiasi persona svolga un impiego sotto la condizione di esser pagata o di ricevere qualcosa in cambio.
    Dimentichi che esistono rapporti produttivi oltre che parassitari.

    Saluti
    gieko

  13. #928
    Megiston Matema
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Non so Megiston, è sicuremente bello dipingere sé stessi in relazione agli altri come un qualcosa che non soddisfa mai funzioni o bisogni. Purtroppo però quando andiamo ad osservare il comportamento umano ci accorgiamo che anche uno psicoterapeuta, proprio come la bambina che tu additi moralmente e che si prostituisce per una ricarica telefonica, "prostituisce" proprio come quella bambina una sua prestazione per un certo compenso, un lauto compenso. Non è che la cosa a ben vedere sia così diversa, è soltanto la prestazione che cambia, ma se è il vendere una prestazione o il barattarla con qualcos'altro che ci fa dipendere da un oggetto e ci toglie volontà, la dovrebbe togliere anche a voi che fate questo lavoro, anzi la dovrebbe togliere a qualsiasi persona svolga un impiego sotto la condizione di esser pagata o di ricevere qualcosa in cambio.
    Togliamo la paga allo psicoterapeuta e vediamo che fine fanno tutte le relazioni che intrattiene con i suoi clienti. Le relazioni spesso si instaurano proprio in funzione di una serie di bisogni reciproci. Che motivo ci sarebbe di stare insieme?
    Se questo significa "dipendere da una cosa" quasi nessuno può tirarsi fuori da questo meccanismo. Inoltre un essere umano senza ossigeno muore, la sua esistenza dipende da una serie di oggetti e da un determinato ambiente, non è mica pazzo chi riesce a rendersi conto di tutto questo, la nostra esistenza dipende dal poter disporre di certe cose materiali ed è più vicina ad una favola la storia di chi si racconta il contrario.

    Saluti
    Caro Char_lie,
    il mio discorso sulla ragazzina che si prostituisce non era moralistico, forse avrei dovuto approfondirlo di più, ma volevo dire che quella ragazzina ritiene molto importante possedere un oggetto (la ricarica telefonica) al punto da porsi come oggetto sessuale per averlo. E’ ciò che intendo per farsi determinare dall’oggetto, usare ed essere usati, possedere ed essere posseduti, credendo fermamente che questo sia tutto.
    Una relazione fra due soggetti è ben altro, non è certo improntata esclusivamente sulla reciproca soddisfazione materiale, né ti fa sentire soltanto uno strumento relazionale, un erogatore di qualcosa per avere in cambio qualcos’altro.
    E veniamo alla relazione terapeutica, fondamentalmente quella che cerco di instaurare io è certamente un rapporto professionale, che prevede un compenso pattuito per le singole “prestazioni” e che in cambio di questo ci si rende disponibili ad un lavoro congiunto che ha un obiettivo comune.
    Io non perdo mai di vista tutto questo e ciò da un lato riporta il rapporto ad una realtà professionale (senza slanci eccessivamente salvifici, fantasie di gratitudine o richieste di accudimento) e dall’altro proprio questa consapevolezza mi permette di non essere semplicemente un funzionario della psicoanalisi e di occuparmi del mio paziente immergendomi con profondità nella sua vita e nei suoi problemi.
    L’obolo, come forma di pagamento simbolico che veniva erogato a Caronte dalle anime che volevano attraversare l’Acheronte il Cocito o lo Stige, era necessario più per il traghettato che per il traghettatore, serviva infatti più per evitare che la propria anima vagasse senza pace nel regno delle tenebre, che ad arricchire il “vecchio bianco per antico pelo” (ti sei mai chiesto dove Caronte poteva spendere i suoi numerosi oboli nell’Ade?).
    E’ proprio questa consapevolezza che pure all’interno di un rapporto professionale e risarcito, in cui ciascuno si attende qualcosa, che ci rende soggetti e non determinati come oggetti nella relazione; ed è esattamente per questo che io mi accontento dell’obolo, perché talvolta non ci sarebbero soldi sufficienti per ripagarmi di certe sedute o di certi momenti drammatici e nello stesso tempo non c’è gratificazione maggiore di taluni momenti positivi nel corso della terapia.
    Ho lavorato per anni con i tossicodipendenti, ho notato (ma non sono stato l’unico a farlo), che il rapporto con l’altro è quasi esclusivamente d’uso reciproco e che sono molto spaventati dal gesto gratuito e quando accade loro tendono a sospettare che in realtà sia “interessato”. Mi capitano pazienti che si trovano a loro agio in rapporti dove l’altro sta con te per interesse e tu stai con l’altro per interesse, questo li tranquillizza, sanno esattamente cosa l’altro vuole da loro e se interessati decidono di pagarlo, purché non ci siano implicazioni relazionali e responsabilità personali. Parlo non soltanto di rapporti lavorativi, ma anche e soprattutto di rapporti “affettivi”. E mi spiego in questi termini il ricorso sempre più massiccio (al punto che potremmo modificare quasi l’articolo 1 della nostra Carta Costituzionale, da “l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro” a “l’Italia è una Repubblica (democratica?) fondata sul meretricio) ai rapporti mercenari da parte di uomini politici, di potere o personaggi famosi.
    Chiedi se il terapeuta intratterrebbe ancora relazioni con i suoi clienti se non venisse pagato? Non ho difficoltà a risponderti, molti psicoterapeuti vivono degli introiti delle terapie, se glieli togli togli loro anche la fonte della sussistenza; ma io non ho saputo di nessun analista che abbia messo alla porta un paziente perché a causa della crisi non poteva più pagarlo.
    Ciao.
    Ultima modifica di Megiston Matema : 12-02-2010 alle ore 15.11.45

  14. #929
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Ah, sì?
    Megiston, grazie dell'informazione..

  15. #930
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    ma volevo dire che quella ragazzina ritiene molto importante possedere un oggetto (la ricarica telefonica) al punto da porsi come oggetto sessuale per averlo.
    Ah, sì?
    Megiston, grazie dell'informazione..

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