Personalmente credo che sia un istinto biologico quello della sopravvivenza. Se si pensa alla morte da annegamento per esempio, fino all'ultimo si annaspa per cercare aria. Quindi è intanto insito nell'uomo cercare di sopravvivere al di laà di tutto (catastrofi comprese).
In secondo luogo quello che credo faccia più paura non è la morte in se ma l'idea di non rivedere più le persone amate. Benchè si sappia (poi bisogna anche entrare in merito alla religione, se si è credenti di qualsiasi religione si crede con fiducia che la persona sia andata in un mondo migliore, se si è atei con la morte finisce tutto) che è una cosa naturale e che deve accadere si crede che non debba mai succedere a noi o alle persone care.
Poi anche lì le paure sono legate a ciò che sentiamo o a ciò che accade intorno a noi. Io sono una mamma di due bambine piccole (e non si sa se è meglio quando sono piccoli e te la fanno sotto gli occhi o sono adolescenti e decidono di ritornare a casa alle 3 di notte con il motore) e di pericoli ne sento a bizzeffe : rapimenti, stupri, morte di bambini.
ora anche la persona più tranquilla e meno ansiosa del mondo qualche problemino e qualche preoccupazione se la farebbe....
Cmq concludo con il dire che Epicuro, aveva creato una corrente filosofica, con molteplici "seguaci", che preoccupava i cittadini romani, perchè gli epicurei avevano portato a Roma un'idea nuova, ossia l'idea di dare agli uomini la consapevolezza che non si deve avere paura nè della morte propria, nè della morte degli altri, nè della vecchiaia nè della solitudine...Ma nonostante ciò, i romani hanno continuato a temere queste cose, e questa credenza si è tramandata nei secoli, e anche adesso la gente teme queste cose, magari dice "io non ho paura di..." ma in realtà, inconsciamente, quella paura li tormaenta e logora dentro, senza che loro sappiano a cosa ricollegare quell'angoscia che li distrugge.
Per cui è una paura ancestrale che ci porteremo nel secoli dei secoli:-)P