Mi sembra molto opportuno, come proponi tu Ilenia, fornire delle corrette informazioni nutrizionali, spiegare gli effetti deleteri sull’organismo di abitudini alimentari squilibrate e lavorare sugli aspetti emotivi e sociali.

Secondo me questo approccio va preceduto da un’accurata valutazione della motivazione al cambiamento da parte del cliente. In effetti a volte può far comodo mantenere certi comportamenti malsani (come quello di seguire un regime rigoroso durante la settimana per poi concedersi delle vere e proprie abbuffate nei week end, credendo, così, di concedersi quello che piace di più e di salvaguardare la linea).

Quindi, quanto è importante per il cliente il cambiamento?

Quanta fiducia ha di riuscire a cambiare le sue abitudini?

E quanto è disponibile a lavorare su di sé per modificare il suo attuale rapporto con il cibo?

Credo, inoltre, che tutte le persone che consultano un dietologo per perdere peso, abbiamo bisogno di porsi domande di questo tipo prima di iniziare un qualunque percorso di dimagrimento.

Cosa ne pensate di una collaborazione tra psicologo e dietologo-dietista-nutrizionista?




Pamela Serafini
Ordine degli Psicologi del Lazio n. 14572