• Opsonline.it
  • Facebook
  • twitter
  • youtube
  • linkedin
Pagina 69 di 222 PrimoPrimo ... 1959676869707179119169 ... UltimoUltimo
Visualizzazione risultati 1,021 fino 1,035 di 3322
  1. #1021
    Megiston Matema
    Ospite non registrato

    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Ma se non avete modo di osservarlo il "Sé", se cioé non c'è alcun referente comune, come fate a sapere che parlate della stessa cosa e non avete a che fare con cose diverse? Se uno dice "l'ippopotamo è coperto da una folta pelliccia ed ha il manto maculato" ed un altro dice "no l'ippopotamo è di colore grigio e non ha pelliccia" io inizio a sospettare che non si riferiscano alla stessa cosa, usano solo lo stesso nome per parlare e riferirsi a cose diverse.
    Voi come fate a sapere che il "Sé" al quale si riferisce un certo autore coincide col "Sé" al quale si riferisce un altro?
    Cioé non avete a monte qualcosa su cui c'è un accordo riguardo al riferimento e volete capire meglio come funziona effettivamente, nel vostro caso manca proprio qualcosa di comune a monte, cioé può darsi che hai ragione sia tu che neuromancer perché col termine "Sé" intendete proprio cose diverse (o quantomeno concetti diversi).
    Io penso che un organismo una qualche unità per essere quell'organismo dovrà pur possederla ed anche una forma di continuità. Ad esempio si può parlare di più personalità anche quando si è arrabbiati o allegri e descrivere la cosa in questi termini: in un momento ha preso il sopravvento il sé arrabbiato in un altro il sé allegro, ma si può anche descrivere il tutto come se le due cose fossero espressioni diverse della stessa persona. Cioé bisogna capire con "sé" a cosa ci si vuol riferire... Alla persona stessa? O a certe funzioni, processi, azioni emotive che svolge quella stessa persona? Le persone col passare del tempo cambiano eppure possiamo dire che ognuna lungo gli svariati percorsi che intraprende resti comunque la stessa persona. Di funzioni emotive ed espressive ce ne sono tante, di persone sempre una sola.

    Saluti
    Caro Char_lie,
    nessun fisico ha mai osservato un neutrino, eppure alcuni fisici ne hanno calcolato la massa, hanno costruito dei rivelatori di neutrini e sono capaci di misurarne la velocità su strada e su pista e il tempo di frenata sia sull’asciutto che sul bagnato .
    Il Sé, paradossalmente, se lo vediamo come una funzione, è più visibile di un neutrino, possiamo vederlo in atto nel momento in cui si manifesta; è come, nel gioco del tennis, ogni volta che un giocatore colpisce la palla prima che rimbalzi sul proprio campo è un colpo volée oppure se la colpisce immediatamente dopo il rimbalzo, in controbalzo, allora è un colpo demi-volée, non è difficile in entrambi i casi osservare quando si verificano.
    Più difficile se pensiamo al Sé come una struttura, ma molto spesso la consistenza delle strutture (e non solo di quelle psichiche) è quella di un costrutto teorico, di un modello che raccoglie insieme e spiega una quantità di dati osservativi, senza necessariamente porsi come realtà esistente.
    Sulla questione se psicologi diversi parlando del Sé si riferiscano alla stessa cosa: assolutamente no; molto spesso in psicologia dietro termini uguali non c’è lo stesso concetto e lo stesso significato. Ti faccio un esempio, per un comportamentista l’aggressività è l’atto aggressivo, se una persona manifesta aggressività con parole o azioni allora possiamo definirla aggressiva e possiamo misurarne la durata e l’intensità in base a quanto dura l’atto aggressivo e alla frequenza del gesto (quante volte sta picchiando l’altro ad esempio), se non c’è alcuna manifestazione a livello comportamentale, allora non è possibile parlare di aggressività.
    Per uno psicoanalista il comportamento manifesto non necessariamente ci fornisce la spiegazione di ciò che sta accadendo, dietro un gesto aggressivo può esserci in realtà un desiderio di essere amati o, viceversa, dietro un comportamento gentile e amorevole potrebbe esserci una forte carica aggressiva (in questo caso è in atto una formazione reattiva).
    Riguardo al tuo ultimo interrogativo, possiamo dire che il senso di essere sempre la stessa persona nonostante la molteplicità e la discontinuità delle percezioni e delle rappresentazioni che possiamo avere di noi stessi, sia il nucleo stesso di una soggettività che cerca di rendersi coerente.
    Buon fine settimana.

  2. #1022
    Partecipante Assiduo L'avatar di marco_84
    Data registrazione
    24-12-2006
    Messaggi
    146

    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da neuromancer Visualizza messaggio
    In sintesi la vulgata vuole che: soltanto dopo essere passati da una terapia personale possiamo capire cosa significhi la psicologia del profondo per il paziente e in ultima analisi cosa sia nella sua essenza la psicologia dell'inconscio. Con tutte le inevitabili storture soprattutto in ambito clinico oltre che le semplificazioni tautologiche e i paradossi che questo discorso implica.
    Mi fermo per non dilungarmi troppo e rinviandoti all'argomento aperto su questo sito nel quale si dibatte sul mito e i paradossi della terapia personale del terapeuta.
    Aggiungo che una analisi personale rimane un requisito sufficiente ma non necessario per uno psicoterapeuta al contrario della necessaria supervisione integrata all'esperienza, nè tanto meno ritengo che la durata di una analisi sia variabile indipendente attraverso cui misurare la qualità di una terapia o la competenza del professionista. Ne deriva la constatazione che collegare la terapia personale alla qualità tecnica e clinica del terapeuta sia arbirtario e a mio parere persino pericoloso.
    (c'è da dire che i pazienti sono molto più intelligenti dei terapeuti essendo probabilmente gli unici esaminatori faziosi affidabili del nostro operato).
    Solo chi non è passato per un analisi personale può sostenere che questa non sia necessaria. Invece è necessaria, anche se non sufficiente.
    Ed è così ovvio che è quasi imbarazzante stare a spiegare il perché.

    Si può evitare un analisi personale solo se adottiamo una prospettiva volgarmente "scientista" che, ignorando decenni di filosofia della scienza, ritiene che il soggetto-analista possa essere un osservatore abbastanza neutrale da non avere la necessità di conoscersi ne di essere "presente a se stesso", e che il paziente per essere "compreso" e "curato" vada oggettivato piuttosto che essere trattato (per la prima volta?) come soggetto.
    Da una prospettiva simile, dove non è relazione in sé ad essere terapeutica, resta solo un insieme di tecniche dove la coppia assume i ruoli di "scienziato" e di "oggetto_di_studio/cura".
    Qualcosa che assomiglia alla psicoanalisi di 100 anni fa.

  3. #1023
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di luigi '84
    Data registrazione
    25-03-2008
    Residenza
    Lecce
    Messaggi
    1,011

    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da neuromancer Visualizza messaggio
    se stesso e le cause proprie in quanto possibili informazioni sul lavoro fatto con il proprio terapeuta, cosa possono servire nel nostro lavoro terapeutico al paziente?
    Servono in una psicoanalisi. Non ''nel nostro lavoro terapeutico'' in generale. Questo perchè: l'analisi è solo in parte identificabile con una ''terapia'' e in maniera maggiore invece identificabile con il concetto di cura che la stessa psicoanalisi contempla. ''Cura'' che non è ''terapia'' in senso psicologico nè tantomeno in senso medico. L'analisi applica un principio fondamentale per cui ogni manifestazione del paziente è assoggettata a livelli di organizzazione affettivo-emotiva più primitivi (inconsci) che dirigono ogni stato tensivo-motivazionale superiore (anche il livello più ''corticale'' della cognizione, per così dire). Stante questo principio, elaborato da Freud e rimasto pressochè immutato e insuperato, ad esso sarà assoggettata anche la cosiddetta ''terapia''. Che se è presente in psicoanalisi, lo è solo e soltanto come fattore secondario rispetto alla comprensione del livello strutturale-dinamico che viene ad esprimersi in seduta attraverso l'impiego di un setting che favorisca alcuni processi ritenuti essenziali per lo strutturarsi del campo analitico (paziente-analista). Il processo cardine è quello di traslazione e l'interpretazione della stessa. La fondata convinzione clinica (ormai più che centenaria) è che la comprensione di queste dinamiche siano l'unico punto fermo da cui si dispiega il secondario livello terapeutico (il quale appunto è possibile solo se si considerano gli assunti di cui sopra). Il rischio fondamentale indicato dalla psicoanalisi è che, messi da parte questi assunti, ogni ''intervento terapeutico'' sia perlomeno ''sospetto''. Se non quasi inutile. Capisci come in una situazione del genere, brevemente delineata, la cosiddetta ''analisi personale'' è l'unica via, ma proprio l'unica, che permette allo psicoanalista di essere tale. E quindi anche di ''intervenire'', per cosi dire.

    Saluti,
    Luigi

  4. #1024
    Partecipante Super Esperto L'avatar di neuromancer
    Data registrazione
    04-03-2006
    Residenza
    Roma
    Messaggi
    626
    Blog Entries
    8

    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da marco_84 Visualizza messaggio
    Solo chi non è passato per un analisi personale può sostenere che questa non sia necessaria. Invece è necessaria, anche se non sufficiente.
    Ed è così ovvio che è quasi imbarazzante stare a spiegare il perché.

    Si può evitare un analisi personale solo se adottiamo una prospettiva volgarmente "scientista" che, ignorando decenni di filosofia della scienza, ritiene che il soggetto-analista possa essere un osservatore abbastanza neutrale da non avere la necessità di conoscersi ne di essere "presente a se stesso", e che il paziente per essere "compreso" e "curato" vada oggettivato piuttosto che essere trattato (per la prima volta?) come soggetto.
    Da una prospettiva simile, dove non è relazione in sé ad essere terapeutica, resta solo un insieme di tecniche dove la coppia assume i ruoli di "scienziato" e di "oggetto_di_studio/cura".
    Qualcosa che assomiglia alla psicoanalisi di 100 anni fa.
    Evidentemente non hai letto altri miei post per affermare ciò che dici. Sebbene, c'è da aggiungere, lo stesso post che citi è tutto il contrario di quanto affermi. Anzi direi che non vedo come puoi dedurre dal mio post le tue conclusioni. A proposito, ciò che ovvio per te, può non esserlo per altri.
    Una lezione che ho imparato da Montanelli mi suggerisce di tenere in considerazione il fatto che non è il lettore che sbaglia ma lo scrivente.
    Me ne assumo le responsabilità. Mi sono espresso male.
    Ma credimi, le tue interpretazioni sono piuttosto strane se riferite a quanto affermo.


    ciaz.

  5. #1025
    Partecipante Super Esperto L'avatar di neuromancer
    Data registrazione
    04-03-2006
    Residenza
    Roma
    Messaggi
    626
    Blog Entries
    8

    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da luigi '84 Visualizza messaggio
    Servono in una psicoanalisi. Non ''nel nostro lavoro terapeutico'' in generale. Questo perchè: l'analisi è solo in parte identificabile con una ''terapia'' e in maniera maggiore invece identificabile con il concetto di cura che la stessa psicoanalisi contempla. ''Cura'' che non è ''terapia'' in senso psicologico nè tantomeno in senso medico. L'analisi applica un principio fondamentale per cui ogni manifestazione del paziente è assoggettata a livelli di organizzazione affettivo-emotiva più primitivi (inconsci) che dirigono ogni stato tensivo-motivazionale superiore (anche il livello più ''corticale'' della cognizione, per così dire). Stante questo principio, elaborato da Freud e rimasto pressochè immutato e insuperato, ad esso sarà assoggettata anche la cosiddetta ''terapia''. Che se è presente in psicoanalisi, lo è solo e soltanto come fattore secondario rispetto alla comprensione del livello strutturale-dinamico che viene ad esprimersi in seduta attraverso l'impiego di un setting che favorisca alcuni processi ritenuti essenziali per lo strutturarsi del campo analitico (paziente-analista). Il processo cardine è quello di traslazione e l'interpretazione della stessa. La fondata convinzione clinica (ormai più che centenaria) è che la comprensione di queste dinamiche siano l'unico punto fermo da cui si dispiega il secondario livello terapeutico (il quale appunto è possibile solo se si considerano gli assunti di cui sopra). Il rischio fondamentale indicato dalla psicoanalisi è che, messi da parte questi assunti, ogni ''intervento terapeutico'' sia perlomeno ''sospetto''. Se non quasi inutile. Capisci come in una situazione del genere, brevemente delineata, la cosiddetta ''analisi personale'' è l'unica via, ma proprio l'unica, che permette allo psicoanalista di essere tale. E quindi anche di ''intervenire'', per cosi dire.

    Saluti,
    Luigi
    Perdonami Luigi, io seguo il tuo ragionamento, che alla fine converge sulla interpretazione che teoricamente è necessario fare una analisi personale per arrivare a capire il mondo dell'altro. Questa per me è una affermazione insostenibile. Non solo, teoricamente non sappiamo a quale epistemologia la tua psicoanalisi si fonda per poter fare tutti questi passaggi. Se poi passiamo alla clinica, non esiste nessuna valutazione seria che possa falsificare l'ipotesi che solo attraverso una terapia personale si possa lavorare insieme al paziente con utili risultati per i suoi specifici e personali problemi.

    ciaz.

  6. #1026
    Partecipante Assiduo L'avatar di marco_84
    Data registrazione
    24-12-2006
    Messaggi
    146

    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da neuromancer Visualizza messaggio
    Evidentemente non hai letto altri miei post per affermare ciò che dici. Sebbene, c'è da aggiungere, lo stesso post che citi è tutto il contrario di quanto affermi. Anzi direi che non vedo come puoi dedurre dal mio post le tue conclusioni. A proposito, ciò che ovvio per te, può non esserlo per altri.
    Una lezione che ho imparato da Montanelli mi suggerisce di tenere in considerazione il fatto che non è il lettore che sbaglia ma lo scrivente.
    Me ne assumo le responsabilità. Mi sono espresso male.
    Ma credimi, le tue interpretazioni sono piuttosto strane se riferite a quanto affermo.


    ciaz.
    Forse ti sei espresso male, forse ti ho frainteso... tuttavia affermavi e continui ad affermare che l'analisi personale non è necessaria per essere psicoterapeuti.

    Secondo me questa opinione è sostenibile solo se non si è mai svolta un analisi personale. Da quello che scrivi posso azzardarmi a dire che tu non sei stato in analisi, o per lo meno non l'hai portata a termine. Sbaglio?
    L'analisi non è necessaria "solo" per capire il mondo dell'altro.
    La psicoanalisi è una disciplina che si occupa specificatamente del soggettivo. Lo psicoanalista è quindi l'osservatore, lo scienziato, lo strumento stesso della cura, nel momento in cui si pone in relazione con il soggetto-paziente in una maniera per lui inedita. Lavora usando la sua stessa persona, non è un mero esecutore di tecniche, non esiste l'analista generico.

    Mi sembra di aver capito che per te la filosofia della scienza coincida (e forse finisca) con Popper. Quindi immagino che il tuo discorso sia valido per quelle psicoterapie evidence-based che vantano come punto di forza l'oggettivazione del paziente e la genericità dello scienziato-terapeuta.
    In questo caso hai ragione, l'analisi personale serve a poco. Anzi, credo che dopo un analisi personale sarebbe molto difficile lavorare in quel modo tanto ""scientifico"" quanto rassicurante, quindi potrebbe anche essere dannosa.

  7. #1027
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
    Data registrazione
    06-07-2004
    Residenza
    Milano
    Messaggi
    1,975

    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Solo chi non è passato per un analisi personale può sostenere che questa non sia necessaria. Invece è necessaria, anche se non sufficiente.
    Ed è così ovvio che è quasi imbarazzante stare a spiegare il perché.

    Si può evitare un analisi personale solo se adottiamo una prospettiva volgarmente "scientista" che, ignorando decenni di filosofia della scienza, ritiene che il soggetto-analista possa essere un osservatore abbastanza neutrale da non avere la necessità di conoscersi ne di essere "presente a se stesso", e che il paziente per essere "compreso" e "curato" vada oggettivato piuttosto che essere trattato (per la prima volta?) come soggetto.
    Da una prospettiva simile, dove non è relazione in sé ad essere terapeutica, resta solo un insieme di tecniche dove la coppia assume i ruoli di "scienziato" e di "oggetto_di_studio/cura".
    Qualcosa che assomiglia alla psicoanalisi di 100 anni fa.
    L'esigenza di una analisi personale dell'analista nasce praticamente con la psicoanalisi, non è certo un'invenzione dei relazionali, basta con queste cavolate!!
    Ultima modifica di ikaro78 : 20-02-2010 alle ore 14.12.28

  8. #1028
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di luigi '84
    Data registrazione
    25-03-2008
    Residenza
    Lecce
    Messaggi
    1,011

    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da neuromancer Visualizza messaggio
    Perdonami Luigi, io seguo il tuo ragionamento, che alla fine converge sulla interpretazione che teoricamente è necessario fare una analisi personale per arrivare a capire il mondo dell'altro. Questa per me è una affermazione insostenibile. Non solo, teoricamente non sappiamo a quale epistemologia la tua psicoanalisi si fonda per poter fare tutti questi passaggi. Se poi passiamo alla clinica, non esiste nessuna valutazione seria che possa falsificare l'ipotesi che solo attraverso una terapia personale si possa lavorare insieme al paziente con utili risultati per i suoi specifici e personali problemi.

    ciaz.
    Non il ''mondo'' dell'altro. Per i mondi degli altri abbiamo numerosi modi di indagine più o meno incisivi che richiedono magari pazienza e dedizione ma non una analisi. Ma per l'inconscio, che io considero sempre approssimativamente rilevabile (cioè materia da trattare con i guanti), serve l'analisi. Per esempio, cosa te ne fai tu (senza analisi personale) del dispositivo psicoanalitico principale? Cioè le associazioni del paziente (la regola fondamentale)?
    Sull'epistemologia non mi voglio dilungare, anche perchè servirebbe un tale sovvertimento dei comuni moduli di intendere la ''scienza'' che ci porterebbe lontano. Si potrebbe dire soltanto che una ''epistemologia'' che non contempli i dati della clinica psicoanalitica non può poi permettersi facili critiche. Allo stesso modo si potrebbe dire che Freud inaugura una stagione nella scienza occidentale per cui essa, date le scoperte psicoanalitiche, non può più essere considerata la stessa. Si potrebbe dire inoltre quello che già Freud ebbe a dire sulla condizione della psicoanalisi e cioè che, perlomeno, bisognerebbe farne esperienza. Umiltà scientifica estrema mi pare. D'altro canto, prima di criticare un assunto biologico cerchiamo di capirlo, prima di criticare un assunto logico cerchiamo di capirlo...generalmente ciò non avviene con la psicoanalisi. L'orientamento che io seguo maggiormente (junghiano) contempla tutta una serie di riflessioni epistemologiche legate per esempio allo statuto della psicologia come scienza, al ruolo dell'empiria nella costituzione delle teorie sull'inconscio, al ruolo di altre discipline nella comprensione psicopatologica. Non vedo affatto un totale distacco da posizioni auto-critiche, anzi. Il problema è sempre lo stesso: l'inconscio. E' chiaro che una volta introdotta questa ''variabile'' il corso della storia scientifica è segnato per sempre: che senso ha continuare a martellarsi le palle con la psicologia delle funzioni dell'Io e intanto l'analisi continua a dirci che l'Io è un fenomeno sospetto? Continuare a non considerare l'empiria del processo psicoanalitico non fa che confermare la natura 'sintomatica' della stessa psicoanalisi: per cui, ti dicevo tempo fa, c'è un inconscio in ogni luogo costituito dall'uomo per difendersene; c'è un inconscio nella scienza in generale, un inconscio nella psicologia, un inconscio nella psicoterapia, un inconscio nella filosofia e nella logica da essa dispiegata. C'è un inconscio nella stessa psicoanalisi, ebbene si!

    Saluti,
    Luigi

  9. #1029
    Partecipante Assiduo L'avatar di marco_84
    Data registrazione
    24-12-2006
    Messaggi
    146

    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da ikaro78 Visualizza messaggio
    L'esigenza di una analisi personale dell'analista nasce praticamente con la psicoanalisi, non è certo un'invenzione dei relazionali, basta con queste cavolate!!
    Io non ho detto che è un invenzione dei relazionali.
    Però non possiamo far finta che Freud avesse gli strumenti teorici che abbiamo oggi. Freud riteneva, coerentemente con l'epistemologia del suo tempo, che fosse possibile la neutralità dell'analista, e che quindi potesse esistere un analista generico.
    Quindi oggi l'analisi personale è importante come e anche più di un tempo.
    Ho detto cavolate?
    Ultima modifica di marco_84 : 20-02-2010 alle ore 14.26.20

  10. #1030
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
    Data registrazione
    06-07-2004
    Residenza
    Milano
    Messaggi
    1,975

    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Io non ho detto che è un invenzione dei relazionali.
    Però non possiamo far finta che Freud avesse gli strumenti teorici che abbiamo oggi. Freud riteneva, coerentemente con l'epistemologia del suo tempo, che fosse possibile la neutralità dell'analista, e che quindi potesse esistere un analista generico.
    Quindi oggi l'analisi personale è importante come e anche più di un tempo.
    Ho detto cavolate?
    Sì, a meno che tu non mi dica dove Freud dice che "può esistere un analista generico", Freud peraltro era tutto fuorché generico (nell'Interpretazione racconta e interpreta persino i suoi sogni, non sono cose di cui non possiamo tenere conto). Ad ogni modo, perchè l'analisi personale sarebbe più importante di un tempo? Stando al tuo ragionamento dovrebbe essere proprio il contrario. Sull'epistemologia ne abbiamo già parlato, anzi diciamo pure che nonsei più intervenuto nella discussione...

  11. #1031
    Partecipante Super Esperto L'avatar di neuromancer
    Data registrazione
    04-03-2006
    Residenza
    Roma
    Messaggi
    626
    Blog Entries
    8

    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da marco_84 Visualizza messaggio
    Forse ti sei espresso male, forse ti ho frainteso... tuttavia affermavi e continui ad affermare che l'analisi personale non è necessaria per essere psicoterapeuti.

    Secondo me questa opinione è sostenibile solo se non si è mai svolta un analisi personale. Da quello che scrivi posso azzardarmi a dire che tu non sei stato in analisi, o per lo meno non l'hai portata a termine. Sbaglio?
    Quindi se io ho praticato o pratico una analisi personale posso fare lo psicoterapeuta. Dimmi tu cosa aggiunge in termini esplicativi la tautologia che proponi. Il fatto che abbia sostenuto una terapia personale non mi autorizza a sostenere, e non so per quali motivazioni diverse dalla cornice teorica personale, che sia indispensabile per fare lo psicoterapeuta. Che sia utile personalmente, mai messo in discussione. E mi pare che sia saggio ribadirlo dato le libere interpretazioni che fai. Metto in discussione questo assunto in un thread creato appositamente e a cui puoi fare riferimento.

    Citazione Originalmente inviato da marco_84 Visualizza messaggio
    L'analisi non è necessaria "solo" per capire il mondo dell'altro.
    La psicoanalisi è una disciplina che si occupa specificatamente del soggettivo. Lo psicoanalista è quindi l'osservatore, lo scienziato, lo strumento stesso della cura, nel momento in cui si pone in relazione con il soggetto-paziente in una maniera per lui inedita. Lavora usando la sua stessa persona, non è un mero esecutore di tecniche, non esiste l'analista generico.
    Beh, sì qui mi descrivi a sommi capi cosa pensi della psicoanalisi, tutto e nulla, ma non importa perchè non è il mio ambito.
    Da incorniciare:

    Citazione Originalmente inviato da marco_84 Visualizza messaggio
    Lo psicoanalista è quindi l'osservatore, lo scienziato, lo strumento stesso della cura, nel momento in cui si pone in relazione con il soggetto-paziente in una maniera per lui inedita. Lavora usando la sua stessa persona, non è un mero esecutore di tecniche, non esiste l'analista generico.
    C'è tutto, l'osservatore che coincide con lo strumento e con la cura. Come non darti ragione!


    Citazione Originalmente inviato da marco_84 Visualizza messaggio
    Mi sembra di aver capito che per te la filosofia della scienza coincida (e forse finisca) con Popper.
    Evidentemente se conosci solo Popper non posso che darti ragione che secondo te per me la filosofia della scienza (sic!) coincida e forse finisca con Popper.

    Citazione Originalmente inviato da marco_84 Visualizza messaggio
    Quindi immagino che il tuo discorso sia valido per quelle psicoterapie evidence-based che vantano come punto di forza l'oggettivazione del paziente e la genericità dello scienziato-terapeuta.
    E qui non posso che allargare le braccia e confessarti che mi sono perso! Ok, la scienza, l'oggettivazione, le psicoterapie evidence-based (sic!) e compagnia bella (caro Holden) non so cosa c'entrino con i miei discorsi.
    Sarà che come al solito, proprio di sabato mi metto a lavare la casa e sono arrendevolmente critico (incazzato, sic!) con me stesso di tutto il casino che lascio per il fine settimana.

    ciaz.

  12. #1032
    Partecipante Assiduo L'avatar di marco_84
    Data registrazione
    24-12-2006
    Messaggi
    146

    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da ikaro78 Visualizza messaggio
    Sì, a meno che tu non mi dica dove Freud dice che "può esistere un analista generico", Freud peraltro era tutto fuorché generico (nell'Interpretazione racconta e interpreta persino i suoi sogni, non sono cose di cui non possiamo tenere conto). Ad ogni modo, perchè l'analisi personale sarebbe più importante di un tempo? Stando al tuo ragionamento dovrebbe essere proprio il contrario. Sull'epistemologia ne abbiamo già parlato, anzi diciamo pure che nonsei più intervenuto nella discussione...
    Non ho il talmud sotto mano per vedere se effettivamente Freud ha pronunciato esplicitamente la frase "può esistere un analista generico"... non credo che l'abbia fatto (e se l'avesse fatto immagino che allora lo dovremmo credere anche noi, e viceversa), ma ritenere che fosse possibile essere neutrali, che il lavoro dell'analista è in qualche modo analogo a quello dell'archeologo ecc... che cosa significa? che può esistere un analista generico, colui che rispetta un certo setting e certe norme.
    Sono d'accordo con te sul fatto che nessun analista, nemmeno Freud, assomiglia a questo "generico" analista neutrale.

    mi sembra che l'altra discussione era deragliata malamente con battute su un lapsus di digitazione... ma vado a vedere se mi sono perso qualcosa.

  13. #1033
    Partecipante Super Esperto L'avatar di neuromancer
    Data registrazione
    04-03-2006
    Residenza
    Roma
    Messaggi
    626
    Blog Entries
    8

    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da luigi '84 Visualizza messaggio
    Non il ''mondo'' dell'altro. Per i mondi degli altri abbiamo numerosi modi di indagine più o meno incisivi che richiedono magari pazienza e dedizione ma non una analisi. Ma per l'inconscio, che io considero sempre approssimativamente rilevabile (cioè materia da trattare con i guanti), serve l'analisi. Per esempio, cosa te ne fai tu (senza analisi personale) del dispositivo psicoanalitico principale? Cioè le associazioni del paziente (la regola fondamentale)?
    Sull'epistemologia non mi voglio dilungare, anche perchè servirebbe un tale sovvertimento dei comuni moduli di intendere la ''scienza'' che ci porterebbe lontano. Si potrebbe dire soltanto che una ''epistemologia'' che non contempli i dati della clinica psicoanalitica non può poi permettersi facili critiche. Allo stesso modo si potrebbe dire che Freud inaugura una stagione nella scienza occidentale per cui essa, date le scoperte psicoanalitiche, non può più essere considerata la stessa. Si potrebbe dire inoltre quello che già Freud ebbe a dire sulla condizione della psicoanalisi e cioè che, perlomeno, bisognerebbe farne esperienza. Umiltà scientifica estrema mi pare. D'altro canto, prima di criticare un assunto biologico cerchiamo di capirlo, prima di criticare un assunto logico cerchiamo di capirlo...generalmente ciò non avviene con la psicoanalisi. L'orientamento che io seguo maggiormente (junghiano) contempla tutta una serie di riflessioni epistemologiche legate per esempio allo statuto della psicologia come scienza, al ruolo dell'empiria nella costituzione delle teorie sull'inconscio, al ruolo di altre discipline nella comprensione psicopatologica. Non vedo affatto un totale distacco da posizioni auto-critiche, anzi. Il problema è sempre lo stesso: l'inconscio. E' chiaro che una volta introdotta questa ''variabile'' il corso della storia scientifica è segnato per sempre: che senso ha continuare a martellarsi le palle con la psicologia delle funzioni dell'Io e intanto l'analisi continua a dirci che l'Io è un fenomeno sospetto? Continuare a non considerare l'empiria del processo psicoanalitico non fa che confermare la natura 'sintomatica' della stessa psicoanalisi: per cui, ti dicevo tempo fa, c'è un inconscio in ogni luogo costituito dall'uomo per difendersene; c'è un inconscio nella scienza in generale, un inconscio nella psicologia, un inconscio nella psicoterapia, un inconscio nella filosofia e nella logica da essa dispiegata. C'è un inconscio nella stessa psicoanalisi, ebbene si!

    Saluti,
    Luigi
    Intanto mi inchino alla tua coerenza e alla piacevole lettura a cui mi dedico volentieri (come sono cambiati i tempi eh!). Non condivido quasi nulla di ciò che dici, ma starei ad ascoltarti per ore.
    Più tardi, se ne ho le forze, ti dico i principali punti su cui ho i miei SOSPETTI DELL'IO!

    ciaz.

  14. #1034
    Partecipante Assiduo L'avatar di marco_84
    Data registrazione
    24-12-2006
    Messaggi
    146

    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Neuromancer, mi dispiace che tu non veda i nessi tra quello che sostieni sulla necessità di un analisi personale e le mie osservazioni sulla natura del ruolo di psicoterapeuta (analista o terapeuta "evidence-based"(sic)).

    saluti!

  15. #1035
    Partecipante Super Esperto L'avatar di lalangue
    Data registrazione
    27-12-2009
    Messaggi
    549

    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Quanta carne al fuoco! Cioè, non mi sembra proprio carne. Sa un po' di mummia. Io, poi, di mummie me ne intendo

    L'analisi personale è imprescindibile per fare lo psicoanalista, perché l'inconscio, oltre ad essere un illuminante presupposto teorico, è anche un'esperienza clinica (ove per esperienza si debba intendere "qualcosa che si sperimenta su di sé", ma non fatemi spiegare qui cosa sia il "sé", vi prego!). Necessaria, ma non sufficiente. In questo sono d'accordo con... Neuromancer!
    [la supervisione è una buona sponda per affinare la tecnica]

    Come giustamente notava Ikaro, con le fresche leve relazionali si arriva finalmente al paradosso: l'analista non può essere un osservatore neutrale, ma per fare il suo lavoro dev'essere purificato dall'analisi. Vado a confessarmi e poi torno.

    L'inconscio è un'esperienza di rottura, non di continuità. Non c'è nulla di duale in un'analisi che non si sappia già prima o che non nuoccia alla cura. Che l'analista non fosse neutrale lo sapeva già Freud, quando si interrogava sui sogni "compiacenti".
    Ultima modifica di lalangue : 20-02-2010 alle ore 15.11.19
    Citazione Originalmente inviato da complicata Visualizza messaggio
    Ma per caso la reincarnazione di Freud è Tinto Brass?
    La descrizione calzerebbe a pennello, manca solo il cubano..
    Sorella Psicoanalisi e Il Piccolo Mondo Antico

Pagina 69 di 222 PrimoPrimo ... 1959676869707179119169 ... UltimoUltimo

Privacy Policy