
Originalmente inviato da
willy61
Ciao Megiston
Che, a livello teorico, pulsione e relazione siano cose ben diverse, mi pare giusto. La questione, semmai, è quanto ci aggrappiamo alle nostre rispettive teorie, ai nostri personalissimi modi di percepire e di trasformare la percezione del mondo in realtà del mondo. Vale per me, che continuo ad avere dubbi sull'opportunità di scegliere un unico modello d'uomo/donna (che si tratti dell'uomo pulsionale, dell'uomo interazionale o dell'uomo relazionale), pur sapendo che - comunque - ad un modello occorrerà riferirsi.
Mi pare valga per tutti noi.
Al limite, mi chiedo come mai, noi che siamo capaci di consentire ad altri di "crescere", di "sviluppare capacità autopoietiche", di "modificare le proprie vite", di "curarsi", facciamo così fatica a farlo con noi stessi e tra di noi.
Ci dev'essere qualcosa che ci fa molta paura nell'altro, nel diverso da noi e, tuttavia, simile a noi (perché collega, psicoanalista, "psi" in generale), per costringerci a barricarci dietro concetti sempre più astratti, e sempre più slegati dal sentire e dal corpo.
Back to basics, diceva Lowen un po' di anni fa... e non mi sento di dargli torto.
Buona vita
Guglielmo