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  1. #1096
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    06-07-2004
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    N.B.: Lo specifico per ikaro, che altrimenti mi rimprovera che non rispondo (sigh!invece lui...).
    Anche qui, mi dite a cosa non rispondo? O meglio, rispondo meno degli altri? Perchè mi sembra che spesso rispondo e scrivo anche tanto, forse troppo, ma poi le cose cadono..

  2. #1097
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    @ ikaro78
    Allora...ho controllato la mia presunta non risposta al tuo post sulle pulsioni.
    Tu ti inserisci dopo l'intervento di Megiston nel quale scriveva che relazionalità significava maggiore scambio dialettico con l'esterno rispetto a quanto sostenuto da Freud.
    Tu intervieni riportando che non si può negare una certa relazionalità nell'apertura del corpo che diventa relazione e scambio con l'altro. Io metto a confronto questo tuo post con quello di lalangue sul “non esiste rapporto sessuale” perché quell'incontro non c'è. Tu mi chiarisci che l'ha detto Lacan invece di Freud e concludi che il concetto di relazione per i relazionali è diverso da quello di Freud. Cosa avrei dovuto risponderti??
    Non so cos'altro avresti dovuto rispondermi, forse però se 10 pagine dopo riproponi gli stessi dubbi sulla pulsione, riducendola ancora a istinto, significa che: a) non mi sono spiegato; b) mi sono spiegato e non hai capito; c) mi sono spiegato, ma non sei d'accordo. In quest'ultimo caso ti chiederei perchè. Tutto qui. Nell'altra discussione secondo me c'era parecchia carne al fuoco, e credo di aver dato il mio modesto contributo.

    Saluti,
    ikaro

    PS "Il non c'è rapporto sessuale" di Lacan implica un'altra cosa ancora, non lo tirerei in ballo.
    Ultima modifica di ikaro78 : 22-02-2010 alle ore 13.07.05

  3. #1098
    benedetta14
    Ospite non registrato

    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    E basta ikaro78! ...s'è capito! vuoi che ti dica che hai ragione? Va bene, te lo scrivo: hai ragione te.

  4. #1099
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    E basta ikaro78! ...s'è capito! vuoi che ti dica che hai ragione? Va bene, te lo scrivo: hai ragione te.
    Guarda della ragione ne faccio anche a meno, diciamo che da buon ossessivo mi piace mettere i puntini sulle i... Per il resto, basta davvero.

    Saluti,
    ikaro

  5. #1100
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Signori, la proiezione è una brutta bestia, e spesso ha effetti comici involontari.
    Impossibile, questa volta, darti torto...

  6. #1101
    Partecipante Esperto
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Le sensazioni che potete sollevare ad un paziente nel leggere le vostre discussioni a volte sono davvero inquietanti.
    La chiusura verso le altre posizioni o orientamenti, a parte un paio di eccezioni (Luigi e Megiston) lascia perplessi, soprattutto a fare due conti con la vostra età, se per esempio Icaro ’78 è effettivamente del ’78 tanto per capirci.
    Oh, intendiamoci, in tutte le discipline ci sono le sacche di ortodossia e rigidità: nella mia (l’architettura) esiste sempre qualcuno che salta su e dice che dopo “quel tale lì” (da Vitruvio a Le corbusier, a seconda dei gusti...) non è stato più detto niente.
    Suscitano l’ilarità degli studenti, e dei colleghi, ma loro non se accorgono mai, confortati come sono dai loro dogmi. Per loro la città sarebbe dovuta essere costruita tutta allo stesso modo, il loro. Salvo poi non abitare mai nelle loro architetture, ma possibilimente in vecchio edificio del centro storico radical chic.
    Ecco, diciamo che se di un vecchio barone prossimo alla pensione non mi stupisco – ma non lo giustifico però – che non sia capace di apertura e contaminazione, da parte di gente che occhio e croce si è affacciata alla professione da poco questo fa’ un po’ senso. Sarà per quello che mi sono scelta un’analista d’esperienza e mi sono andata a leggere quel che scriveva? Così come di solito è bene conoscere le architetture progettate da quel tale professionista prima di farsi fare una casa, visto che non costa due soldi e poi ci dovete vivere dentro per lungo tempo, magari per sempre...
    Le posizioni differenti sono sacrosante, stupiscono i toni che usate e la totale mancanza di dubbi in proposito.
    Da quello che dice che non è necessaria l’analisi personale per analizzare gli altri (i tuoi argomenti, per l’aggressività con cui sono espressi, fanno rabbrividire anche una profana-paziente come me, e fanno pensare soprattutto che invece un po’ di analisi ti farebbe un gran bene) a quello che dice che le pulsioni sono al centro di tutto: può darsi, ma tanti hanno confutato questa posizione, Jung in testa. E quello che mi piace degli junghiani è che conoscono Freud a menadito, ma dei freudiani non si può mai dire l’inverso.
    Poi, l’altra cosa che fa’ specie, è il quasi totale disinteresse che suscitano gli interventi dei pazienti appunto, o degli apriranti tali, o lo scherno che suscitano coloro che in modo anche polemico o esagitato chiedono chiaramente aiuto (ma siete psicologi o cosa?).
    Questo forum è sul transfert, la relazione tra paziente e analista: non so, vedete voi, spero che in seduta non la viviate in modo così autoreferenziale. Tantopiù che non credo, vista l’età, che grondiate di esperienze fatte con pazienti, magari questa potrebbe essere anche un’occasione per arricchire le vostre informazioni tramite altre testimonianze.
    Tanto per tornare a Neuromancer, da paziente mi terrorizzerebbe l’idea di aver a che fare con qualcuno che tratta il mio transfert analitico senza mai averne vissuto uno in prima persona. Ma cosa potrà mai capire del mio transfert? Tutto dai libri? Ma non scherziamo, prima vivilo e poi ne riparliamo. E prova a spiegarmela, ma a me paziente però, perchè dovrei indagare la mia psiche con uno che della sua non sa un’acca?
    Ci sono delle questione che sono state poste molto seriamente da molti, dalla lunghezza dell’analisi al rapporto tra due soggetti piuttosto che un soggetto e un oggetto, e che troppo spesso finiscono in stizzite bagarre tra voi. Secondo me stiamo tutti perdendo un’occasione preziosa.

    Giulietta.O

  7. #1102
    Banned
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Sì, colpevolizziamoli, mi piace!

  8. #1103
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Oh, intendiamoci, in tutte le discipline ci sono le sacche di ortodossia e rigidità: nella mia (l’architettura) esiste sempre qualcuno che salta su e dice che dopo “quel tale lì” (da Vitruvio a Le corbusier, a seconda dei gusti...) non è stato più detto niente. Suscitano l’ilarità degli studenti, e dei colleghi, ma loro non se accorgono mai, confortati come sono dai loro dogmi. Per loro la città sarebbe dovuta essere costruita tutta allo stesso modo, il loro. Salvo poi non abitare mai nelle loro architetture, ma possibilimente in vecchio edificio del centro storico radical chic.
    A onor del vero, non so quante volte mi toccherà ripeterlo, non ho detto che "dopo Freud non è stato detto più niente" o che "Freud ha già detto tutto". Ho detto, e ribadisco, che non necessariamente ciò che viene dopo è un avanzamento rispetto a ciò che viene prima. La mia è certamente una difesa dell'opera di Freud, perchè sono fermamente convinto che il testo freudiano sia un testo ancora vivo e da interrogare e che in molti aspetti non sia affatto superato dai post-freudiani. E' un discorso così assurdo? Se questo significa essere chiuso e dogmatico, allora mi sta bene: sono chiuso e dogmatico.

    Saluti,
    ikaro
    Ultima modifica di ikaro78 : 23-02-2010 alle ore 14.04.36

  9. #1104
    Partecipante Super Esperto L'avatar di neuromancer
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da giulietta.o Visualizza messaggio
    Tanto per tornare a Neuromancer, da paziente mi terrorizzerebbe l’idea di aver a che fare con qualcuno che tratta il mio transfert analitico senza mai averne vissuto uno in prima persona. Ma cosa potrà mai capire del mio transfert? Tutto dai libri? Ma non scherziamo, prima vivilo e poi ne riparliamo. E prova a spiegarmela, ma a me paziente però, perchè dovrei indagare la mia psiche con uno che della sua non sa un’acca?
    A prescindere del dibattito che in prima persona ho aperto sul tema e che sono pronto nella discussione appropriata a continuare, a prescindere dal fatto che non ho mai considerato inutile o inopportuna la terapia personale dello psicoterapeuta, nè tanto meno ho mai asserito di conoscerla attraverso i libri, nè tanto meno potrei mai supporre, avendola eventualmente fatta, di saperla spiegare ad un'altra persona dato che trattando elementi emotivi personali sia improbabile utilizzarli a mo di didattica formativa e figuriamoci allo scopo di curare l'altro.

    Fatte le dovute premesse: continua il ragionamento dato che io ho i miei dubbi al contrario di te (ah dare per scontate le proprie certezze!) e spiegami come una persona sarebbe in grado di conoscere appieno la sua psiche (sic!) e fatto ciò (se possibile e in che termini e su che criteri) possa equivalere al fatto di risolvere la sofferenza altrui.

    ciaz.
    Ultima modifica di neuromancer : 23-02-2010 alle ore 14.07.21

  10. #1105
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di luigi '84
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da giulietta.o Visualizza messaggio
    Le sensazioni che potete sollevare ad un paziente nel leggere le vostre discussioni a volte sono davvero inquietanti.
    La chiusura verso le altre posizioni o orientamenti, a parte un paio di eccezioni (Luigi e Megiston) lascia perplessi, soprattutto a fare due conti con la vostra età, se per esempio Icaro ’78 è effettivamente del ’78 tanto per capirci.
    Oh, intendiamoci, in tutte le discipline ci sono le sacche di ortodossia e rigidità: nella mia (l’architettura) esiste sempre qualcuno che salta su e dice che dopo “quel tale lì” (da Vitruvio a Le corbusier, a seconda dei gusti...) non è stato più detto niente.
    Suscitano l’ilarità degli studenti, e dei colleghi, ma loro non se accorgono mai, confortati come sono dai loro dogmi. Per loro la città sarebbe dovuta essere costruita tutta allo stesso modo, il loro. Salvo poi non abitare mai nelle loro architetture, ma possibilimente in vecchio edificio del centro storico radical chic.
    Ecco, diciamo che se di un vecchio barone prossimo alla pensione non mi stupisco – ma non lo giustifico però – che non sia capace di apertura e contaminazione, da parte di gente che occhio e croce si è affacciata alla professione da poco questo fa’ un po’ senso. Sarà per quello che mi sono scelta un’analista d’esperienza e mi sono andata a leggere quel che scriveva? Così come di solito è bene conoscere le architetture progettate da quel tale professionista prima di farsi fare una casa, visto che non costa due soldi e poi ci dovete vivere dentro per lungo tempo, magari per sempre...
    Le posizioni differenti sono sacrosante, stupiscono i toni che usate e la totale mancanza di dubbi in proposito.
    Da quello che dice che non è necessaria l’analisi personale per analizzare gli altri (i tuoi argomenti, per l’aggressività con cui sono espressi, fanno rabbrividire anche una profana-paziente come me, e fanno pensare soprattutto che invece un po’ di analisi ti farebbe un gran bene) a quello che dice che le pulsioni sono al centro di tutto: può darsi, ma tanti hanno confutato questa posizione, Jung in testa. E quello che mi piace degli junghiani è che conoscono Freud a menadito, ma dei freudiani non si può mai dire l’inverso.
    Poi, l’altra cosa che fa’ specie, è il quasi totale disinteresse che suscitano gli interventi dei pazienti appunto, o degli apriranti tali, o lo scherno che suscitano coloro che in modo anche polemico o esagitato chiedono chiaramente aiuto (ma siete psicologi o cosa?).
    Questo forum è sul transfert, la relazione tra paziente e analista: non so, vedete voi, spero che in seduta non la viviate in modo così autoreferenziale. Tantopiù che non credo, vista l’età, che grondiate di esperienze fatte con pazienti, magari questa potrebbe essere anche un’occasione per arricchire le vostre informazioni tramite altre testimonianze.
    Tanto per tornare a Neuromancer, da paziente mi terrorizzerebbe l’idea di aver a che fare con qualcuno che tratta il mio transfert analitico senza mai averne vissuto uno in prima persona. Ma cosa potrà mai capire del mio transfert? Tutto dai libri? Ma non scherziamo, prima vivilo e poi ne riparliamo. E prova a spiegarmela, ma a me paziente però, perchè dovrei indagare la mia psiche con uno che della sua non sa un’acca?
    Ci sono delle questione che sono state poste molto seriamente da molti, dalla lunghezza dell’analisi al rapporto tra due soggetti piuttosto che un soggetto e un oggetto, e che troppo spesso finiscono in stizzite bagarre tra voi. Secondo me stiamo tutti perdendo un’occasione preziosa.

    Giulietta.O
    Guarda, sarà che oggi mi sento un pò tanto empatico, sarà che fra poco prenderò un pò di ferie, sarà che sono pure un pò stanco di scrivere di teoria e di cose tecniche...ma mi ritrovo in quello che scrivi...e come darti torto! Ma solo perchè anch'io, a volte, ho le stesse impressioni: come se si perdesse l'oggetto (o il soggetto...) della discussione. E' un errore che mi capita spesso di fare.
    A parte questo, solo su una cosa mi sento di non essere d'accordo: Jung, più propriamente, dice che il sessuale non è al centro di tutto (il sessuale si intendeva allora in termini ancora troppo biologisti e anche Jung soffre di questa interpretazione ristretta) non le pulsioni che rimangono comunque nucleari. Il ''centro'' è comunque un ''centro pulsionale'' (inizialmente indifferenziato) intorno a cui gravitano tutte le forme umane di relazione e legame (anche sessuali). Solo un minimo appunto quindi.

    Saluti,
    Luigi

    P.s. Il prossimo futuro della psicoanalisi spero sia, almeno in parte, incentrato al recupero, in ambito più propriamente freudiano, delle letture junghiane (in parte l'integrazione già avviene); in quanto, come ben dici, non c'è mai stata in ambito junghiano (parlo della scuola inglese e italiana; il resto è un cimitero di ideologie inutili) la tendenza al 'recinto': tanto che sono arrivato al punto di dire (sostenuto da vaste letture) che pochi orientamenti analitico-dinamici hanno a cuore (sia a livello teorico, sia clinico) come quello junghiano l'insegnamento di Freud. Nel senso di una convinzione profonda non del fatto che Freud fosse un genio (l'ultima trovata per mandarmi a casa, diceva il maestro viennese), no...ma del fatto che le sue scoperte sono insuperate e come tali ''funzionano'' terribilmente...terribilmente funzionano per la loro ''attualità''. Il problema molto semplice è che, nella lettura di Freud, spesso ci lasciamo andare ad arie di sufficienza veramente ridicole: infatti, a distanza di tanto tempo, non sono ancora riuscito a capire perchè di Freud esistono solo ''letture'' (il povero positivista, che poteva saperne lui, la scienza bla bla ecc...) e non ''ri-letture'' critiche che rimettano in moto lo stesso testo freudiano, che ridiano vita a parole importanti...perchè davvero ne abbiamo bisogno: sento di dire che noi abbiamo bisogno di Freud. E sono contento che questo affetto, questo rispetto, questa voglia di attualizzare e mai far morire nelle accademie, questa spinta a rimettere in ''circolo clinico'' i testi di Freud provenga molto spesso dallo junghismo. Con le dovute differenze che non guastano mai.

  11. #1106
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Nel senso di una convinzione profonda non del fatto che Freud fosse un genio (l'ultima trovata per mandarmi a casa, diceva il maestro viennese) , no...ma del fatto che le sue scoperte sono insuperate e come tali ''funzionano'' terribilmente...terribilmente funzionano per la loro ''attualità''. Il problema molto semplice è che, nella lettura di Freud, spesso ci lasciamo andare ad arie di sufficienza veramente ridicole: infatti, a distanza di tanto tempo, non sono ancora riuscito a capire perchè di Freud esistono solo ''letture'' (il povero positivista, che poteva saperne lui, la scienza bla bla ecc...) e non ''ri-letture'' critiche che rimettano in moto lo stesso testo freudiano, che ridiano vita a parole importanti...
    Esatto Luigi, forse ti ascolteranno perchè hai modi (apparentemente) più diplomatici del sottoscritto, ma è precisamente quello che intendevo dire da un po' di tempo a questa parte.

    PS Bellissimo quel "l'ultima trovata per mandarmi a casa", chi ha orecchie per intendere intenda...

  12. #1107
    Megiston Matema
    Ospite non registrato

    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da benedetta14 Visualizza messaggio
    Faccio una breve e personale considerazione (e non mi aspetto certo risposte).
    Mi sorprende questo categorico rifiuto di aprirsi verso il nuovo e, se fossi paziente, un po' mi spaventerebbe (insomma i toni mi sembrano forti – “me ne sbatto e me ne fotto”), così come mi spaventerebbe che l'analista considerasse come sola e unica verità la teoria pulsionale, escludendo tutte le successive integrazioni solo per il fatto che non la sostituiscono in tutto. Anche sui motori motivazionali è stata da più parti contestata la teoria delle pulsioni come unica verità: allora perché sbattersi e fottersi di quello che è stato detto dopo Freud?
    Teoria che comincerò a fatica a studiare da sola, dal momento che credo il thread sulle pulsioni e loro destini sia ormai caduto in prescrizione.

    Ancora, dopo mesi e mesi di frequentazione di questo forum non ho capito se, qualora soffrissi di nevrosi, mi rivolgerei ad una terapia analitica o ad una comportamentale.
    Posso sbagliarmi, anzi sicuramente mi sbaglierò, ma non mi sento un essere umano mosso da sole pulsioni (sto parlando come fine ultimo, naturalmente) e mi spaventerebbe essere in qualche modo “guidato” verso quella direzione.
    Chi e come si costruisce una volta decostruito?
    L'intervento di gieko:
    era in linea con quanto mi aspettavo da una psicoterapia analitica, ma comprende un concetto (l'autopoiesi) che non credo rientri nella teoria pulsionale e quindi, a rigor di logica, è contestabile, se si considerano gli ultimi posts.
    Rimango perplessa e forse capisco perché le terapie cognitivo-comportamentali incontrano maggior favore della terapia psicoanalitica: forse estingueranno solo il sintomo e non cambieranno la struttura del soggetto, ma sono più rapide ed economiche.
    Citazione Originalmente inviato da willy61 Visualizza messaggio
    Sono francamente incuriosito di questo "dentro-fuori". Una bella applicazione del processo secondario, fatta da chi dovrebbe intendersene parecchio del primario.

    Credo che quando si comincia a ragionare (attività corticale, superiore, slegata dal corpo), si finisce esattamente in questo dualismo del "dentro-fuori".

    Sarò matto, ma preferisco il processo primario, che non conosce la negazione, né la scissione (però mi pare ne sappia qualcosa della dissociazione).

    Alla fine, nel profondo di noi stessi, non c'è distinzione tra pulsione e relazione.
    Sento così, che ci volete fare?

    Buona vita
    Guglielmo
    Citazione Originalmente inviato da ikaro78 Visualizza messaggio
    Impossibile, questa volta, darti torto...
    Io ripartirei da questi tre interventi rispettivamente di Benedetta, di Willy e di Ikaro perché li considero i più significativi di queste ultime pagine.
    Quella di Benedetta è una considerazione personale, molto amara e in realtà rivolta a tutti, sul nostro barricarci nelle rispettive teorie e su queste basi valutare il mondo e gli altri, con chiusura e sufficienza più che con apertura e rispetto. E allora, davvero possiamo poi pretendere, così chiusi come siamo, di poter essere di sollievo a chi sta male? La questione della teoria comportamentale, più breve e meno costosa, io la prendo semplicemente come una provocazione, e ci sta tutta (ancora più rapidi e meno costosi sono i farmaci ), non credo minimamente al fatto che Benedetta pensi davvero ad una maggiore efficacia della terapia comportamentale rispetto alla psicoanalisi, se lo pensasse non avrebbe avuto bisogno di arrabbiarsi. Chi si arrabbia è perché vorrebbe crederci ancora e non riesce a crederlo perché la realtà non è all’altezza delle sue speranze, ma in realtà, come certi pazienti in terapia, ci sta dando un’altra possibilità. Non tanto e non solo sulla terapia, non credo che sia davvero interessata a fare una terapia, ma sul voler capire chi siamo, cosa pensiamo, come lavoriamo, quali le somiglianze e quali le differenze teoriche e cliniche (o più semplicemente di stare qui insieme a discutere di queste cose).
    Willy con la sua efficace descrizione della discussione come un “dentro-fuori” e con la sua metafora del processo primario/secondario, sta mettendo l’accento sul fatto che siamo più preoccupati a stabilire cos’è ortodosso e cosa è eretico, cosa normale e cosa anormale, cosa sia giusto e cosa sbagliato, secondo parametri di appartenenza a teorie e a scuole.
    Operiamo molti distinguo che in realtà non interessano a nessuno, anzi appesantiscono inutilmente il dibattito, perché a nessuno gliene frega niente se uno è ortodosso o ha il pedigree giusto secondo i canoni tradizionali della Società Psicoanalitica Internazionale.
    Qui, come anche quando un paziente si presenta per la prima volta ad un analista, le credenziali valgono zero, perché ciò che conta è quello che dici e come ti poni nel rapporto con gli altri, per questo un ortodosso vale quanto un eretico, uno psicoanalista quanto un cognitivista, un rabbino quanto un prete cattolico e un uomo di colore africano quanto un bianco mitteleuropeo.
    In settantaquattro pagine di thread i momenti più intensi e più costruttivi sono accaduti quando ci siamo dedicati ad un argomento che ci ha intrigato, appassionato, ci ha spinto a scrivere ciò che pensavamo e ad esporci nella nostra diversificata esperienza di vita.
    Non vorrei eliminare le critiche o i contrasti, anche serrati, né l’ironia, né il dibattito, vorrei semplicemente che, come dei musicisti, stessimo “sul pezzo”, cioè che i contrasti si limitassero all’argomento, nel più ampio rispetto dell’altro, della sua posizione, del suo pensiero, del suo diritto di parlare, del suo sentire e della sua esperienza.
    Invece, per quanto mi riguarda, spesso io mi sono sentito il fiato sul collo riguardo alle mie posizioni, da “credi davvero di dire delle cose nuove?”, come se la psicoanalisi fosse soltanto una sublime ed eterna ricapitolazione del verbo freudiano, oppure “dici cose talmente strane da essere al di fuori dell’ambito psicoanalitico”, con una concezione sostanzialmente statica del pensiero, dove non c’è progresso, non c’è evoluzione, ma soltanto una stasi mortifera, una palude stagnante e malsana. Conoscete qualcuno che voglia passare le sue vacanze in una palude? E perché mai pensate che un paziente debba essere attirato da una teoria con le caratteristiche di una palude? Qualcuno dice . “non è detto che tutto ciò che è nuovo debba essere migliore, potrebbe essere anche peggiore”; qui è proprio la questione del “migliore” e del “peggiore” che non funziona, da psicoanalista (ma anche un logico passabile potrebbe fare la stessa cosa) farei presto a dimostrare che in realtà “se la psicoanalisi nuova che sostieni tu non è migliore di quella ortodossa che sostengo io, allora non è vero che tu sei migliore di me”. Perché uno debba porsi il problema del “migliore/peggiore” se è saldo nella sua esperienza e nelle sue soddisfazioni cliniche e teoriche (che poi è l’ambito più adeguato in cui cercare le soddisfazioni)?
    In definitiva, non solo dovremmo tenere in mente ciò che il senatore Simmaco ricordava al vescovo Ambrogio nel 384 d. C.:
    “Che cosa importa attraverso quale sapienza ciascuno di noi arriva alla verità? Non è possibile pervenire per un unico cammino a un mistero così sublime”.

    Ma dovremmo iniziare a pensare non più alla verità come qualcosa di unico, ma alle “verità”, che sono molteplici, così come sono molteplici i modi di intendere la psicoanalisi non soltanto in termini di scuole esistenti, ma di psicoanalisti operanti (perché ciascuno di noi interpreta in modo assolutamente unico e peculiare il ruolo analitico in base al proprio pensiero, alla propria esperienza, alla propria maturità e alla propria sensibilità).
    Infine, ma non ultimo, vengo all’intervento di Ikaro, che considero un autentico miracolo (anche se non sono credente) e di buon auspicio; non importa se l’accordo espresso sia sulla mia lettura degli ultimi avvenimenti del thread o semplicemente sul fatto che davvero la proiezione possa avere esiti di comicità involontaria, il fatto che mi dia ragione vuol dire che mi legge non dando per scontato che io abbia torto qualunque cosa scriva (come sembra talvolta).
    Accetto questo riconoscimento anche se “costretto” come qualcosa di positivo e di auspicabile, non perché mi sta dando ragione, quanto perché sta mostrando di poter rispettare ciò che scrivo e anche me col solo fatto di leggerlo senza pregiudizio (o mettendo il giudizio fra parentesi).
    Spero che tutto questo sia autentico e non frutto dell’inquinamento da petrolio che ha colpito Milano riversandosi sul Lambro
    Un saluto a tutti.
    Ultima modifica di Megiston Matema : 23-02-2010 alle ore 14.54.23

  13. #1108
    Partecipante Esperto
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Icaro, coda di paglia!
    Figurati che non mi riferivo neanche a te, ma a un tizio spagnoleggiante che era intervenuto a lungo in questo forum.
    Che il testo di Freud sia ancora vivo non lo mette credo in discussione nessuno (guarda che bel post quello di Luigi!) così come che Leon Battista Alberti abbia fissato i canoni della forma dell’architettura del suo tempo e dei quali siamo tutti debitori. Poi, che ci siano delle macchiette che se ne vanno in giro a fare delle straordinarie forme di Leon Battista Alberti dei formalismi... beh, immagino che succeda in tutte le parrocchie, vostra compresa.
    Dico solo, tanto per cominciare, prova buttare un occhio a Jung, mica morde sai?...
    Anche sul setting meno asimmetrico, mica che il paziente ti salta addosso sai? (o l’analista...).

    Neuromancer, non siamo in seduta, quindi non rigirare la domanda a me. In primo lugo non ho mai detto “conoscere completamente la sua psiche”...sono architetto ma non deficiente...ho detto “non conoscerne un’acca”... Mi sembra diverso, non trovi?
    Già che ci siamo, prova tu ad approfondire la stupefacente affermazione (e con linguaggio comprensibile ad un paziente) tale per cui:

    “...nè tanto meno potrei mai supporre, avendola eventualmente fatta (la terapia personale) di saperla spiegare ad un'altra persona dato che trattando elementi emotivi personali sia improbabile utilizzarli a mo di didattica formativa e figuriamoci allo scopo di curare l'altro”.

    Giulietta.O

  14. #1109
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Icaro, coda di paglia!
    Figurati che non mi riferivo neanche a te, ma a un tizio spagnoleggiante che era intervenuto a lungo in questo forum.
    Sì, sarò anche coda di paglia ma sai com'è, una riga sopra mi hai "nominato" (come al GF), e non certo per decantare la mia apertura...

    Che il testo di Freud sia ancora vivo non lo mette credo in discussione nessuno (guarda che bel post quello di Luigi!)
    Qui, invece ti sbagli. A parte Luigi, i più considerano Freud e il suo testo superato o, al massimo, come un testo apprezzabile per il suo valore storico e culturale.

    Dico solo, tanto per cominciare, prova buttare un occhio a Jung, mica morde sai?... Anche sul setting meno asimmetrico, mica che il paziente ti salta addosso sai? (o l’analista...).
    Lo so, lo so.. Anche tu però prova a buttare un occhio qua e là!

  15. #1110
    Partecipante Esperto
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Icaro, in effetti non sembri di un’apertura di quelle che si notano, ma sarà colpa mia, proverò a leggere con maggiore attenzione quello che scrivi. Però un po’ acidino ogni tanto lo risulti. Magari è questo che svia...

    Guarda, sul testo di Freud forse avrai ragione, in effetti per chi non è della parrocchia sfugge se gli si sta facendo il funerale e in che soprattutto modo lo si sta facendo. Però, come si dice in architettura, il valore di un maestro dell’architettura è quello di aver fatto l’architettura del suo tempo. Noi, bisogna che ci rimbocchiamo le maniche e facciamo quella del nostro.

    Una volta avevo scritto che noi donne non siamo più le isteriche che passeggiano in giardino con l’ombrellino fantasticando il conte Vronsky. A volte ho il sospetto che la lettura del transfert da parte di alcuni si nutra ancora molto di dimaniche che non sono più presenti in questa società. Non so, davvero è così peregrino pensare che ciò non abbia alcuna influenza? Rispetto, intendo, anche a chi ha elaborato le sue teorie a ridosso di una società e di un femminile che aveva caratteristiche ben differenti da oggi?
    Io non lo so, ma mi piacerebbe capire per esempio anche cose così rispetto al testo freudiano (o junghiano, o altro).

    Giulietta.O

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