
Originalmente inviato da
giulietta.o
Le sensazioni che potete sollevare ad un paziente nel leggere le vostre discussioni a volte sono davvero inquietanti.
La chiusura verso le altre posizioni o orientamenti, a parte un paio di eccezioni (Luigi e Megiston) lascia perplessi, soprattutto a fare due conti con la vostra età, se per esempio Icaro ’78 è effettivamente del ’78 tanto per capirci.
Oh, intendiamoci, in tutte le discipline ci sono le sacche di ortodossia e rigidità: nella mia (l’architettura) esiste sempre qualcuno che salta su e dice che dopo “quel tale lì” (da Vitruvio a Le corbusier, a seconda dei gusti...) non è stato più detto niente.
Suscitano l’ilarità degli studenti, e dei colleghi, ma loro non se accorgono mai, confortati come sono dai loro dogmi. Per loro la città sarebbe dovuta essere costruita tutta allo stesso modo, il loro. Salvo poi non abitare mai nelle loro architetture, ma possibilimente in vecchio edificio del centro storico radical chic.
Ecco, diciamo che se di un vecchio barone prossimo alla pensione non mi stupisco – ma non lo giustifico però – che non sia capace di apertura e contaminazione, da parte di gente che occhio e croce si è affacciata alla professione da poco questo fa’ un po’ senso. Sarà per quello che mi sono scelta un’analista d’esperienza e mi sono andata a leggere quel che scriveva? Così come di solito è bene conoscere le architetture progettate da quel tale professionista prima di farsi fare una casa, visto che non costa due soldi e poi ci dovete vivere dentro per lungo tempo, magari per sempre...
Le posizioni differenti sono sacrosante, stupiscono i toni che usate e la totale mancanza di dubbi in proposito.
Da quello che dice che non è necessaria l’analisi personale per analizzare gli altri (i tuoi argomenti, per l’aggressività con cui sono espressi, fanno rabbrividire anche una profana-paziente come me, e fanno pensare soprattutto che invece un po’ di analisi ti farebbe un gran bene) a quello che dice che le pulsioni sono al centro di tutto: può darsi, ma tanti hanno confutato questa posizione, Jung in testa. E quello che mi piace degli junghiani è che conoscono Freud a menadito, ma dei freudiani non si può mai dire l’inverso.
Poi, l’altra cosa che fa’ specie, è il quasi totale disinteresse che suscitano gli interventi dei pazienti appunto, o degli apriranti tali, o lo scherno che suscitano coloro che in modo anche polemico o esagitato chiedono chiaramente aiuto (ma siete psicologi o cosa?).
Questo forum è sul transfert, la relazione tra paziente e analista: non so, vedete voi, spero che in seduta non la viviate in modo così autoreferenziale. Tantopiù che non credo, vista l’età, che grondiate di esperienze fatte con pazienti, magari questa potrebbe essere anche un’occasione per arricchire le vostre informazioni tramite altre testimonianze.
Tanto per tornare a Neuromancer, da paziente mi terrorizzerebbe l’idea di aver a che fare con qualcuno che tratta il mio transfert analitico senza mai averne vissuto uno in prima persona. Ma cosa potrà mai capire del mio transfert? Tutto dai libri? Ma non scherziamo, prima vivilo e poi ne riparliamo. E prova a spiegarmela, ma a me paziente però, perchè dovrei indagare la mia psiche con uno che della sua non sa un’acca?
Ci sono delle questione che sono state poste molto seriamente da molti, dalla lunghezza dell’analisi al rapporto tra due soggetti piuttosto che un soggetto e un oggetto, e che troppo spesso finiscono in stizzite bagarre tra voi. Secondo me stiamo tutti perdendo un’occasione preziosa.
Giulietta.O