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  1. #31
    Johnny
    Ospite non registrato

    Riferimento: quando funziona una psicoterapia?

    Citazione Originalmente inviato da complicata Visualizza messaggio
    Comunque ora mi leggo cosa dice Galimberti nel suo libro "I miti del nostro tempo".

    Toh, ho beccato un capitolo intitolato "Il mito della psicoterapia"
    Paragrafo: La medicalizzazione della condizione umana.

    E c'è anche " il mito della follia".

    Promette bene.
    "
    Galimberti è un filosofo, che è diventato psicoanalista frequentando direttamente un certo Jaspers il quale è, per chi non lo sapesse, uno dei mostri sacri della psichiatria/psicoterapia ad orientamento fenomenologico, che è l'approccio più lontano possibile immaginabile dal modello medico.

    Effettivamente si, la "condizione" umana (termine tipicamente usato nell'approccio fenomenologico-esistenziale) è oggi fortemente medicalizzata, perché è più facile prendere 5 gocce di benzodiazepine e star "bene" per un giorno (in realtà non si sta bene ma si è rincoglioniti, che è diverso), piuttosto che investire tempo e impegno in una psicoterapia (più o meno lunga, costosa, e soprattutto che porta a mettere in discussione le proprie certezze).

    Ecco, il modello medico dà questo: l'illusione della certezza
    Ultima modifica di Johnny : 24-02-2010 alle ore 20.46.12

  2. #32
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    Riferimento: quando funziona una psicoterapia?

    Sì, parla di questo Jaspers e di tanti altri..
    E poi dice che "la follia non risponde agli impianti teorici degli psicoterapeuti, ma ne è lo sbaragliamento"

    e che "per inseguire la follia nei suoi imprevedibili percorsi di fuga bisogna affidarsi al racconto...()"

    E tante altre cose..

    Poi è ovvio, ognuno dalla lettura di un libro prende le proprie personali suggestioni..
    Ultima modifica di complicata : 24-02-2010 alle ore 21.38.27

  3. #33
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    Riferimento: quando funziona una psicoterapia?

    Citazione Originalmente inviato da Johnny
    Effettivamente si, la "condizione" umana (termine tipicamente usato nell'approccio fenomenologico-esistenziale) è oggi fortemente medicalizzata, perché è più facile prendere 5 gocce di benzodiazepine e star "bene" per un giorno (in realtà non si sta bene ma si è rincoglioniti, che è diverso), piuttosto che investire tempo e impegno in una psicoterapia (più o meno lunga, costosa, e soprattutto che porta a mettere in discussione le proprie certezze).
    Però io non ho mai visto mettere in discussione la vostra certezza che seguire una psicoterapia darà sicuramente quel che cerca alla persona che chiede aiuto. I farmaci se non altro viene spiegato cosa fanno, ed in certi casi viene spiegato anche in che modo influiscono sullo stato di salute, ad esempio la forte tristezza può causare problemi relazionali e questi causare nuovamente motivi per far sentire la persona triste, se le cause sono di questo tipo, cioé circolari ed il circolo si riesce a spezzare in certi punti con l'ausilio di un certo farmaco che attenua questi sintomi depressivi, ci possono essere dei miglioramenti, il circolo viene un po' alla volta smontato, ed i sintomi vengono attenuati, diciamo così, ancora di più dalla ricorsione.
    Certo i farmaci produrranno probabilmente un miglioramento modesto visto che tutti i problemi esistenziali di una persona non verranno certo risolti, i farmaci si sa che influiscono solo su certi sintomi e miglioreranno perciò la situazione esistenziale del soggetto solo in relazione ai problemi alimentati da questi sintomi stessi. Una persona non molto intelligente e depressa resterà tale magari anche dopo che quel tipo di circolo vizioso viene spezzato perché magari nella sua situazione specifica sono soprattutto i problemi alimentati da certe forme di imperizia che, restando irrisolti, causano la sua forte tristezza, ed i farmaci serviranno a poco, abbasseranno i sitomi depressivi in un punto ma la tristezza verrà comunque di nuovo incrementata da certi altri problemi e può darsi che non saranno utili nemmeno certe forme particolari di psicoterapia.
    Al centro vanno messi in evidenza i problemi individuali: perché una persona chiede aiuto a qualcun altro? Cosa sta cercando? Le risposte costruite da un medico, da uno psichiatra, da uno psicoterapeuta, da un filosofo, da un prete, da un mago, o da altri sono pertinenti rispetto ai problemi che si pone e pone ad altri quell'individuo?
    Prima di affermare che io sono capace di risolvere o migliorare la situazione di qualcun altro devo capire prima verso cosa si vuol muovere o spostare quell'individuo, poi posso cercare di elaborare un qualche sistema per farlo spostare là dove desidera andare visto che sembra che non ci riesca (supposto che sia possibile, perché non è detto che lo sia).
    Io riformulerei la domanda iniziale, invece di spiegare quando funziona una psicoterapia io vorrei capire proprio viceversa in quali casi non risulta utile.

    Saluti

  4. #34
    Partecipante Super Esperto L'avatar di lalangue
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    Riferimento: quando funziona una psicoterapia?

    Citazione Originalmente inviato da complicata Visualizza messaggio
    Sì, parla di questo Jaspers e di tanti altri..
    E poi dice che "la follia non risponde agli impianti teorici degli psicoterapeuti, ma ne è lo sbaragliamento"

    e che "per inseguire la follia nei suoi imprevedibili percorsi di fuga bisogna affidarsi al racconto...()"

    E tante altre cose..

    Poi è ovvio, ognuno dalla lettura di un libro prende le proprie personali suggestioni..
    Il caso vuole che proprio ieri sera mi fosse venuta in mente una provocazione da fare a neuromancer nell'altro thread. Dopo quella del sogno, volevo proporgli quella del delirio.
    Gli autori classici dell'area fenomenologica si sono prodigati per spiegare quale potesse essere il vissuto soggettivo del paziente delirante, la sua maniera di vivere il mondo. Il delirio visto come chiave interpretativa dell'esistenza, e non come una serie di cose sbagliate o senza senso.
    Jaspers fa sicuramente parte di quella psichiatria "illuminata", ma soprattutto umana, che ha preso in parola Heidegger e si è "presa cura" del paziente, cercando di stare il più possibile presso di lui, di empatizzare con lui nel senso più radicale del termine. La vita del paziente, ed ancor di più il racconto che lui stesso ne fa, diventano il centro della relazione, valore imprescindibile, al di sopra di ogni terapia, sia essa farmacologica, psicologica o di altro tipo.

    @Char_Lie: nel processo della cura non sempre è in gioco la maggiore o minore intelligenza del paziente. Di sicuro è uno dei requisiti di base per iniziare una psicoanalisi. Tuttavia, tra i fattori che si devono considerare alla base del cambiamento, il primo è sicuramente la motivazione, più o meno consapevole. Un fattore altrettanto importante, a livello prognostico, è la capacità di mentalizzare, di trattare alcuni fatti come eventi anche psichici.

    Come tu stesso dici, "prima di affermare che io sono capace di risolvere o migliorare la situazione di qualcun altro devo capire prima verso cosa si vuol muovere o spostare quell'individuo, poi posso cercare di elaborare un qualche sistema per farlo spostare là dove desidera andare visto che sembra che non ci riesca (supposto che sia possibile, perché non è detto che lo sia)".

    In quali casi non risulta utile? Quando non ci sia la disponibilità del soggetto. Perché? Perché il suo psichismo è organizzato in maniera molto rigida, quindi i cambiamenti arrecherebbero più danni che benefìci. Quando non ci siano energie psichiche disponibili, come nei casi della scarsa tolleranza alla frustrazione, del rifiuto dello psichico e del passaggio all'atto (condotte antisociali, ad esempio), quando l'intelligenza emotiva sia scarsa e quella cognitiva sia molto bassa (pensiero concreto).
    In tutti questi casi la psicoterapia ad indirizzo analitico arranca. Non è detto che si areni, ma di sicuro incontrerà grosse difficoltà e non è detto che sia il trattamento elettivo.

    Per inciso, anche se la psicoanalisi ha allargato i suoi orizzonti ed ha abbracciato disturbi sempre più gravi, il supporto farmacologico, psichiatrico e residenziale rimane un punto fermo nel trattamento di questi casi, solida base alla quale la psicoanalisi stessa può, per quanto in maniera fruttuosa, solo affiancarsi e non sostituirsi.
    Citazione Originalmente inviato da complicata Visualizza messaggio
    Ma per caso la reincarnazione di Freud è Tinto Brass?
    La descrizione calzerebbe a pennello, manca solo il cubano..
    Sorella Psicoanalisi e Il Piccolo Mondo Antico

  5. #35
    Johnny
    Ospite non registrato

    Riferimento: quando funziona una psicoterapia?

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Però io non ho mai visto mettere in discussione la vostra certezza che seguire una psicoterapia darà sicuramente quel che cerca alla persona che chiede aiuto. I farmaci se non altro viene spiegato cosa fanno, ed in certi casi viene spiegato anche in che modo influiscono sullo stato di salute, ad esempio la forte tristezza può causare problemi relazionali e questi causare nuovamente motivi per far sentire la persona triste, se le cause sono di questo tipo, cioé circolari ed il circolo si riesce a spezzare in certi punti con l'ausilio di un certo farmaco che attenua questi sintomi depressivi, ci possono essere dei miglioramenti, il circolo viene un po' alla volta smontato, ed i sintomi vengono attenuati, diciamo così, ancora di più dalla ricorsione.
    i farmaci "si sa" come agiscono, ma questo fa parte di quella "certezza" che dicevo...invece la psicoterapia porta verso prospettive nuove, nuovi orizzonti che non puoi sapere prima, verso l'ignoto (per citare Bion).

    Fra l'altro, non è completamente vero che sappiamo come agiscono i farmaci, perché ogni tanto salta fuori qualche effetto collaterale nuovo.


    Certo i farmaci produrranno probabilmente un miglioramento modesto visto che tutti i problemi esistenziali di una persona non verranno certo risolti, i farmaci si sa che influiscono solo su certi sintomi e miglioreranno perciò la situazione esistenziale del soggetto solo in relazione ai problemi alimentati da questi sintomi stessi. Una persona non molto intelligente e depressa resterà tale magari anche dopo che quel tipo di circolo vizioso viene spezzato perché magari nella sua situazione specifica sono soprattutto i problemi alimentati da certe forme di imperizia che, restando irrisolti, causano la sua forte tristezza, ed i farmaci serviranno a poco, abbasseranno i sitomi depressivi in un punto ma la tristezza verrà comunque di nuovo incrementata da certi altri problemi e può darsi che non saranno utili nemmeno certe forme particolari di psicoterapia
    non capisco la contraddizione nel tuo discorso: se dici che i farmaci spezzano un circolo vizioso e portano a un miglioramento (ad esempio dei vissuti depressivi) è un controsenso dire che poi la persona sarà comunque depressa

    Al centro vanno messi in evidenza i problemi individuali: perché una persona chiede aiuto a qualcun altro? Cosa sta cercando? Le risposte costruite da un medico, da uno psichiatra, da uno psicoterapeuta, da un filosofo, da un prete, da un mago, o da altri sono pertinenti rispetto ai problemi che si pone e pone ad altri quell'individuo?
    probabilmente ognuna di queste figure si pone a livelli diversi, legge il pòroblema su piani diversi e complementari tra loro: il prete dal punto di vista religioso, il filosofo dal punto di vista filosofico, lo psicoterapeuta secondo la sua teoria di riferimento (cognitivismo, psicodinamica, transazionale, ecc...), il medico dal punto di vista biologico.


    Prima di affermare che io sono capace di risolvere o migliorare la situazione di qualcun altro devo capire prima verso cosa si vuol muovere o spostare quell'individuo, poi posso cercare di elaborare un qualche sistema per farlo spostare là dove desidera andare visto che sembra che non ci riesca (supposto che sia possibile, perché non è detto che lo sia).
    bè diciamo che uno psicologo psicoterapeuta non ha la pretesa (narcisistica) di risolvere i problemi del paziente, ma semplicemente di accompagnarlo in un percorso che porta a una maggiore consapevolezza (nel caso della psicoanalisi) o alla modificazione di pensieri e interpretazioni non funzionali (cognitivismo), portando così alla risoluzione dei sintomi.
    Ne parla proprio il codice deontologico: il clinico non può garantire al 100% che i risultati saranno ottenuti, ma deve fare il massimo e aigre in scienza e coscienza affinché riesca a risolvere il problema che gli pone il cliente.


    Io riformulerei la domanda iniziale, invece di spiegare quando funziona una psicoterapia io vorrei capire proprio viceversa in quali casi non risulta utile.
    in alcuni casi la psicoterapia non è utile. E' documentato che può essere inutile o addirittura dannosa (iatrogena) facendo comparire sintomi nuovi o aumentando quelli già in corso.
    E, sempre citando il codice deontologico, lo psicoterapeuta deve accorgersi quando la psicoterapia non sta funzionando ed è ragionevole pensare che non lo sarà neanche in futuro, per proporre al cliente l'interruzione o l'invio da altro terapeuta.
    Ho messo in corsivo "è ragionevole pensare che non lo sarà neanche in futuro" perché è normale che in una terapia ci siano momenti di stasi che hanno una loro utilità, quindi il terapeuta deve capire se il paziente si trova in un momento di stasi o se la terapia non funziona; e "proporre" perché il potere decisionale spetta sempre al paziente.


    Detto questo vorrei chiarire la mia idea sugli psicofarmaci per evitare fraintendimenti: secondo me possono essere molto utili, ma non vanno considerati l'unica soluzione. Cioè vanno bene se usati nella fase acuta, o all'inizio della terapia per avere un effetto immediato sui sintomi in modo da poter aiutare la persona a svolgere una vita normale e dare un senso di fiducia, ma vanno comunque sempre integrati con una psicoterapia che pian piano aiuta il soggetto ad avere gli stessi risultati ma senza farmaci (che, secondo la letteratura a riguardo 1.sono sostanze esterne 2.provocano dipendenza 3.demotivano il soggetto ad affrontare realmente i problemi alla radice)
    Ultima modifica di Johnny : 26-02-2010 alle ore 09.13.19

  6. #36
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    Riferimento: quando funziona una psicoterapia?

    Citazione Originalmente inviato da johnny
    Detto questo vorrei chiarire la mia idea sugli psicofarmaci per evitare fraintendimenti: secondo me possono essere molto utili, ma non vanno considerati l'unica soluzione. Cioè vanno bene se usati nella fase acuta, o all'inizio della terapia per avere un effetto immediato sui sintomi in modo da poter aiutare la persona a svolgere una vita normale e dare un senso di fiducia, ma vanno comunque sempre integrati con una psicoterapia che pian piano aiuta il soggetto ad avere gli stessi risultati ma senza farmaci (che, secondo la letteratura a riguardo 1.sono sostanze esterne 2.provocano dipendenza 3.demotivano il soggetto ad affrontare realmente i problemi alla radice)
    Però bisognerebbe inquadrare i problemi per poter poi parlare di soluzioni, secondo me già a monte si parte da un'incomprensione.
    Per me non è che una psicoterapia non funziona, magari funziona anche, ma per risolvere qualcosa che a quel particolare soggetto magari non interessa affatto risolvere, se una persona volesse aprire una noce di cocco e qualcuno gli passasse un cavatappi, dal suo malcontento dedurre che il cavatappi non funziona è sbagliato, per stappare bottiglie va bene, ma forse per spaccare una noce di cocco non risulta particolarmente maneggevole.
    Le psicoterapie per quanto si voglia rigirare la frittata sono comunque tecniche per far qualcosa, questo qualcosa che voi volete risolvere interessa davvero alla persona che si rivolge a voi?
    Non si può parlare di un vago star meglio, bisogna anche inquadrare sostanzialmente per voi e per il paziente o cliente in cosa dovrebbe consistere questo star meglio, solo se se le due cose coincidono lo si potrà aiutare, per questo non dico nemmeno che gli psicofarmaci da soli sono inutili, dipende tutto sempre da quali sono i problemi che quella particolare persona vuol risolvere con l'ausilio di un mezzo che voi (insieme a psichiatri medici vari ed altri) mettete sul mercato. Il mezzo funziona o meno in relazione ad un qualche problema, non in assoluto. Spesso c'è proprio un fraintendimento a monte nei confronti di quale sia il problema. I problemi da affrontare alla radice insomma quali sono?

    Ad esempio lalangue ha scritto

    Citazione Originalmente inviato da lalangue
    In quali casi non risulta utile? Quando non ci sia la disponibilità del soggetto. Perché? Perché il suo psichismo è organizzato in maniera molto rigida, quindi i cambiamenti arrecherebbero più danni che benefìci. Quando non ci siano energie psichiche disponibili, come nei casi della scarsa tolleranza alla frustrazione, del rifiuto dello psichico e del passaggio all'atto (condotte antisociali, ad esempio), quando l'intelligenza emotiva sia scarsa e quella cognitiva sia molto bassa (pensiero concreto).
    Ma in generale se non si sa nemmeno quel soggetto cosa sta cercando come si fa a parlare di utilità senza fissare degli scopi?
    Danni e benefici come li si fa a quantificare, ad esempio si può mettere a punto un'operazione per far cambiare sesso a qualcuno, l'operazione potrebbe anche funzionare perfettamente ma portarla a compimento secondo l'ottica di qualcuno rappresenta un danno per altri un beneficio. Dipende sempre tutto da quel che si vuole ottenere.
    Se ci si trova proprio in contrasto sui fini, accade quello che ho descritto nell'esempio di sopra, si vuol dare un cavatappi a qualcuno ma a questo magari interessava un mezzo per spaccare una noce di cocco, sicuramente il suo atteggiamento è rigido, ma lo è anche l'atteggiamento di chi non vuole essere affatto operato per cambiare sesso, ma questo cosa c'entra? Vi sembra ragionevole dire che essere sottoposto a questa operazione per un individuo non rappresenta qualcosa di buono, che il soggetto non è ben disposto perché il suo psichismo risulta rigido?
    Lo psichismo di una persona è organizzato in maniera rigida quando non vuole o non le interessa ottenere quel che le vendete ma tutt'altro?
    Se le vostre soluzioni per questa persona non rappresentano affatto soluzioni, se i problemi che inquadrate e dei quali fornite delle soluzioni non coincidono affatto con i problemi che vorrebbe risolvere quell'individuo, questo vuol dire che il suo psichismo non funziona bene? Che è rigido?
    Una tecnica secondo me funziona in relazione ad un problema, se il problema del paziente e quello che tende a risolvere la tecnica di un "generico guaritore" non coincidono affatto o non collimano abbastanza, quella tecnica a quella persona, secondo me, semplicemente non serve, io questo volevo mettere in evidenza, ma sembra che per voi questa situazione non può proprio delinearsi... Perché mi chiedo?
    Io riformulerei la spiegazione della mancanza di disponibilità del soggetto, spesso non c'è disponibilità non perché quella persona è più rigida rispetto ad un'altra, ma semplicemente perché rifiuta quel che le offrite, perché quel che le offrite non rappresenta un qualcosa che le torna utile rispetto all'altra, non è una questione di rigidità, sono in gioco proprio gli scopi.
    Perché a chi sta male dovrebbe per forza servirgli il vostro tipo di aiuto? Può essere vero che questa persona vorrebbe che esistesse una soluzione ma se la sua domanda e l'offerta che proponete non coincidono questo non vuol dire che il suo psichismo è rigido, è solo diverso dallo psichismo di qualche altro, quel che si avverte come problematico non collima.
    Anche un esponente politico potrebbe tirare fuori questa storia della rigidità psichica se qualcuno non lo sostiene, e questa è una bella mossa retorica . Chi non vuol votare per lui perché pensa semplicemente che gli scopi che questo tale vuol portare avanti, (non so portare la nazione in guerra con questo o quel paese) non coincidono affatto con quel che si vorrebbe ottenere allora si viene qualificati come rigidi e non disposti al cambiamento, non disposti a negoziare riguardo agli scopi. Ma se quel tipo di cambiamento non ci interessa, non rappresenta una soluzione, ma perché mai dovremmo cambiare?!?

    Un saluto
    Ultima modifica di Char_Lie : 26-02-2010 alle ore 22.38.14

  7. #37
    Partecipante Super Esperto L'avatar di lalangue
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    Riferimento: quando funziona una psicoterapia?

    Rigido rispetto al tipo di richiesta che una psicoanalisi avanza, perciò rigido rispetto al cambiamento di prospettiva che gli si propone. Sto dicendo che quel paziente non è adatto alla psicoanalisi, perciò non lo prenderei in terapia. Di certo non posso risarcirlo rispetto a promesse che non gli ho mai fatto!
    Convengo con te: se un certo tipo di cambiamento non ti interessa, perché dovresti cambiare? Alla fine, ritorniamo sempre lì: ma tu cosa cerchi? Se non cerchi nulla, è inutile che tu chieda. Se cerchi qualcosa per cui non c'è risposta, è altrettanto inutile. Se cerchi altro, prego! Se cerchi di stabilire cosa è sbagliato per te e, di conseguenza, cerchi di allargare il discorso al resto del mondo, forse c'è qualcosa che non va.
    Citazione Originalmente inviato da complicata Visualizza messaggio
    Ma per caso la reincarnazione di Freud è Tinto Brass?
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  8. #38
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di luigi '84
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    Riferimento: quando funziona una psicoterapia?

    Citazione Originalmente inviato da lalangue Visualizza messaggio
    Alla fine, ritorniamo sempre lì: ma tu cosa cerchi? Se non cerchi nulla, è inutile che tu chieda. Se cerchi qualcosa per cui non c'è risposta, è altrettanto inutile. Se cerchi altro, prego! Se cerchi di stabilire cosa è sbagliato per te e, di conseguenza, cerchi di allargare il discorso al resto del mondo, forse c'è qualcosa che non va.
    Uff...lascia perdere guarda. Fatica pressochè sprecata!

    Saluti,
    Luigi

  9. #39
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    Riferimento: quando funziona una psicoterapia?

    Citazione Originalmente inviato da lalangue
    Di certo non posso risarcirlo rispetto a promesse che non gli ho mai fatto!
    Convengo con te: se un certo tipo di cambiamento non ti interessa, perché dovresti cambiare? Alla fine, ritorniamo sempre lì: ma tu cosa cerchi? Se non cerchi nulla, è inutile che tu chieda. Se cerchi qualcosa per cui non c'è risposta, è altrettanto inutile.
    Cioé se io sono in contrasto con tipi di realtà che per ora nessuno è capace ancora di modificare non è che il vostro aiuto mi tornerà utile, quello su cui non riesco a concordare con quello che dite qui o altrove è che avete in mente di poter mettere a posto le cose, ma se qualcosa per me è storto, solo qualcuno che ha il potere di raddrizzarlo davvero mi può aiutare, il resto non risolve nulla.
    Io cerco diverse cose, se vuoi potrei anche elencartele, cerco certi tipi di relazioni ad esempio, quelle che trovo mi lasciano fortemente insoddisfatto, che tu mi dica che non esistono le relazioni che cerco, come hai fatto in un altro post ad esempio, dicendo che le relazioni che cerco non sono da persona matura non risolve il problema di fondo che pongo, che sia inutile chiedere aiuto di fronte all'irrimediabile non aggiusta di sicuro ciò che è irrimediabile, non è che poi mi si viene a dire che questo male siccome lo creo io è qualcosa di patologico (altra cosa che in una certa misura mi è stata detta), questo mi sembra ovvio, qualcosa è male per me, non esiste un male oggettivo. E contro questo tipo di male che espongo voi non disponete di vere soluzioni, su questo almeno dovrete essere comunque d'accordo, a meno che non ci si metta di nuovo a giocare con la semantica e il linguggio. Io uso il linguaggio "in modo rigido" per voi, perché occhio e croce so abbastanza precisamente quel che dico, ed è così anche per le cose che vorrei ottenere, certo se si cambiano certi problemi in altri mettendosi a giocare retoricamente sulle loro formulazioni si può risolvere tutto, io voglio solo evidenziare che questo metodo di di risoluzione poetico che fa uso di metonimie e altro a me non sta bene e chissà, se lo si mettesse bene in evidenza forse non starebbe bene nemmeno ad altre persone. Se un cerchio non lo si può quadrare con riga e compasso non lo si può quadrare, non è che poi si va dallo psicoanalista e questo ci permette di risolvere i problemi alla radice, se il problema alla radice è ad esempio questo nessuno può risolverlo, ed il male che ne consegue resta tale. Io poi non ho niente altro da aggiungere.

    Saluti
    Ultima modifica di Char_Lie : 27-02-2010 alle ore 13.32.21

  10. #40
    Partecipante Super Esperto L'avatar di lalangue
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    Riferimento: quando funziona una psicoterapia?

    Direi che abbiamo risolto!
    Citazione Originalmente inviato da complicata Visualizza messaggio
    Ma per caso la reincarnazione di Freud è Tinto Brass?
    La descrizione calzerebbe a pennello, manca solo il cubano..
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  11. #41
    Johnny
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    Riferimento: quando funziona una psicoterapia?

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Per me non è che una psicoterapia non funziona, magari funziona anche, ma per risolvere qualcosa che a quel particolare soggetto magari non interessa affatto risolvere, se una persona volesse aprire una noce di cocco e qualcuno gli passasse un cavatappi, dal suo malcontento dedurre che il cavatappi non funziona è sbagliato, per stappare bottiglie va bene, ma forse per spaccare una noce di cocco non risulta particolarmente maneggevole.
    bisogna vedere se quella che il paziente vede come una noce di cocco lo è veramente.
    Tante volte, in psicoterapia, è possibile vedere i problemi da altri punti di vista, così le noci di cocco diventano dei palloncini pieni d'aria e basta un piccolo ago per farli scoppiare
    Ultima modifica di Johnny : 27-02-2010 alle ore 13.48.00

  12. #42
    Megiston Matema
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    Riferimento: quando funziona una psicoterapia?

    Studente: Cos'è la scienza?
    Professore: È cercare un gatto nero in una stanza buia.
    Studente: Cos'è la filosofia?
    Professore: È cercare un gatto nero in una stanza buia e il gatto non c'è.
    Studente: Cos’è la psicoterapia?
    Professore: È cercare un gatto nero in una stanza buia dove il gatto non c 'è e trovarlo.

    “Quando funziona una terapia?”, quando ha raggiunto gli obiettivi concordati insieme al paziente con gli strumenti costruiti lungo il percorso, a partire dalle comuni risorse di base prima di iniziarla. E quando entrambi ne sono contenti.

    Char_lie,
    e se il tuo problema più grande non fosse tanto quello di trovare relazioni soddisfacenti, ma il pensare che gli altri debbano avere delle soluzioni soddisfacenti per te? In altre parole, sembri più interessato a rinfacciare all’altro che non ha niente per te, che non può aiutarti, che è impotente, più che a creare relazioni soddisfacenti a partire dalla comprensione della tua diffidenza.
    Comprendo comunque la tua diffidenza e la tua paura, una relazione si costruisce pian piano, faticosamente, esponendosi alla sofferenza, alla possibilità del rifiuto, alle ferite che gli altri possono infliggerci tanto più noi teniamo a loro e tanto più ci sono care.
    Se non sei disposto a rischiare resterai fermo a pensare che gli altri non hanno soluzioni per te, una posizione che magari ti solleverà dalle tue responsabilità, ma che ti fa vivere male comunque.
    Un buon fine settimana a tutti.

  13. #43
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    Riferimento: quando funziona una psicoterapia?

    Comprendo comunque la tua diffidenza e la tua paura, una relazione si costruisce pian piano, faticosamente, esponendosi alla sofferenza, alla possibilità del rifiuto, alle ferite che gli altri possono infliggerci tanto più noi teniamo a loro e tanto più ci sono care.
    Il problema Megiston è proprio quello di questa sofferenza, alla fine ci si espone si sta male e comunque poi si avverte che non si guadagna abbastanza. Ma questo è sempre qualcosa di mio, è ovvio che tutti questi parametri li fisso io ed io li avverto (io sono misura del mio bene e del mio male), per me è già insito il problema di fondo in quel "faticosamente", una relazione "faticosa" a lungo andare la lasci perdere o magari maledici il giorno che hai deciso di intraprenderla, io non avvertirei alcun malcontento se tutte queste relazioni reali e vere e proprie che posso procurarmi non le avvertissi come faticose, come insoddisfacenti.
    Che tu mi dica che questa "fatica" è qualcosa di naturale non aggiunge nulla al problema. Non è che poi questa idea sia tanto diversa da quella di certe donne che pur di stare con certi tipi di uomini si lasciano malmenare da loro, i problemi sono proprio questi in sostanza. E più patologico accettare relazioni faticose soggettivamente ed in cui è insita un bel po' di sofferenza o non cercarle proprio?
    Tra queste opzioni per me non c'è nulla di soddisfacente, cerco qualcosa ma né la prima situazione, né la seconda.
    C'è chi è felice di constatare che qualcosa risulta faticoso... Io no, alla fine ci si trova stretti tra dei mali che sono grosso modo equivalenti, almeno per me.
    Per ora sono infelice e quel che mi si propone non scalfisce il malcontento, cerco di inventarmi qualcosa, ma non sta funzionando tanto.

    Saluti

  14. #44
    Megiston Matema
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    Riferimento: quando funziona una psicoterapia?

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Il problema Megiston è proprio quello di questa sofferenza, alla fine ci si espone si sta male e comunque poi si avverte che non si guadagna abbastanza. Ma questo è sempre qualcosa di mio, è ovvio che tutti questi parametri li fisso io ed io li avverto (io sono misura del mio bene e del mio male), per me è già insito il problema di fondo in quel "faticosamente", una relazione "faticosa" a lungo andare la lasci perdere o magari maledici il giorno che hai deciso di intraprenderla, io non avvertirei alcun malcontento se tutte queste relazioni reali e vere e proprie che posso procurarmi non le avvertissi come faticose, come insoddisfacenti.
    Che tu mi dica che questa "fatica" è qualcosa di naturale non aggiunge nulla al problema. Non è che poi questa idea sia tanto diversa da quella di certe donne che pur di stare con certi tipi di uomini si lasciano malmenare da loro, i problemi sono proprio questi in sostanza. E più patologico accettare relazioni faticose soggettivamente ed in cui è insita un bel po' di sofferenza o non cercarle proprio?
    Tra queste opzioni per me non c'è nulla di soddisfacente, cerco qualcosa ma né la prima situazione, né la seconda.
    C'è chi è felice di constatare che qualcosa risulta faticoso... Io no, alla fine ci si trova stretti tra dei mali che sono grosso modo equivalenti, almeno per me.
    Per ora sono infelice e quel che mi si propone non scalfisce il malcontento, cerco di inventarmi qualcosa, ma non sta funzionando tanto.

    Saluti
    Caro Char_lie,
    non esiste la possibilità di non essere in relazione per non soffrire, anche lo schizofrenico è in una relazione dove cerca di tenere insieme i frammenti della sua identità in maniera delirante e l’asceta ha smesso di frequentare gli uomini perché ha iniziato a frequentare Dio, in un rapporto esclusivo.
    Per noi che non siamo né asceti né schizofrenici esiste il mondo intermedio della nobile fatica di stare insieme agli altri. E’ un po’ come andare in bicicletta o imparare a nuotare, all’inizio ti fa un po’ paura, pensi di non farcela, avverti la fatica che le tue esili gambe o braccia fanno nel girare il pedale o nel fendere l’acqua. Poi, pian piano diventa sempre meno faticoso, perché i tuoi muscoli hanno più tono, ci provi anche piacere, la fatica c’è ancora, ma tu sei diventato più forte.
    Una relazione non sarà mai solo soddisfacente, per quanto ci hai investito, per quanto ci hai lavorato, capita talvolta che le persone che pure ti vogliono bene ti feriscano proprio perché ti vogliono bene (e tu soffri proprio perché gliene vuoi a loro). Ma le soddisfazioni che può darti una buona relazione non sono minimamente paragonabili a tutte le sofferenze che ti sono costate e che continuano a costarti. Prova a pensare agli occhi con cui ti guarda una donna innamorata, attraverseresti il fuoco mille volte per questo.
    Più che sperare in una soluzione esterna o in tue invenzioni, singolarmente, dovresti mettere insieme le tue invenzioni, le tue soluzioni e l’aiuto che qualcuno (qualificato) potrebbe darti. Da sole queste cose sono incomplete e insufficienti, insieme possono aiutarti a risolvere il problema.
    Ciao.
    Ultima modifica di Megiston Matema : 27-02-2010 alle ore 15.30.53

  15. #45
    Partecipante Super Esperto L'avatar di lalangue
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    Riferimento: quando funziona una psicoterapia?

    Mi ricorda una canzone (sì, lo so ikaro, ma sono così in questo periodo).

    Dedicata a Char_Lie: My Dying Bride - From darkest skies.

    Una delle canzoni più tristi che io abbia mai sentito. Qui il testo, per chi ama questo mood: TESTO CON TRADUZIONE
    Citazione Originalmente inviato da complicata Visualizza messaggio
    Ma per caso la reincarnazione di Freud è Tinto Brass?
    La descrizione calzerebbe a pennello, manca solo il cubano..
    Sorella Psicoanalisi e Il Piccolo Mondo Antico

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