@Giulietta: Reset. Sei andata troppo oltre.
1) Ma cosa potrà mai capire del mio transfert? Tutto dai libri? Ma non scherziamo, prima vivilo e poi ne riparliamo. E prova a spiegarmela, ma a me paziente però, perchè dovrei indagare la mia psiche con uno che della sua non sa un’acca?
La psiche può conoscerla anche chi non ha sperimentato un transfert: sia la propria che quella altrui. Il transfert non è una cosa così chiara e decifrabile da farti avere luce sulla psiche, tutt'al più può farti avere un altro tipo di conoscenza, che sia esclusivamente inerente a te stessa, se sei brava anche al tuo funzionamento, ma non alla psiche in generale né a quella di tutti gli esseri umani: si da il caso che siamo molteplici, differenti e molto ma molto complessi. La psicologia è una cosa seria. La psicoanalisi anche. Tuttavia, una persona che non ha studiato psicologia ma ha soltanto sperimentato un transfert non sarà competente in materia e non ne saprà mai di psiche quanto un laureato in psicologia. Dunque, il transfert è un processo prettamente psicoanalitico con cui i desideri inconsci si attualizzano su determinati oggetti nell'ambito di una determinata relazione stabilita con essi e soprattutto nell'ambito della relazione analitica - non in altre; è una via di conoscenza verso se stessi (non verso tutti gli esseri umani). Certamente il vantaggio di uno psicoanalista sarà quello di poter gestire in modo appropriato il transfert, ma non dimentichiamo che prima di diventare uno psicoanalista ha studiato psicologia e ha fatto quattro anni di specializzazione in psicoterapia usando i libri, ed è grazie a questo che conosce la psiche... altrimenti di certo non ne saprebbe nulla. Qualche analista preferisce concentrarsi sulla "relazione" piuttosto che sul transfert inteso come proiezione di vissuti arcaici; dunque anche all'interno della stessa psicoanalisi esistono perplessità rispetto all'argomento - che è controverso. Per quella tradizionale si tratta di una ripetizione di prototipi infantili vissuta con un forte senso di attualità. Detto questo, esistono orientamenti che interpretano il transfert diversamente e che non lo chiamano transfert ma che sono comunque in grado di gestire certi vissuti dei pazienti. Perché quando il paziente si attacca al terapeuta - per intenderci - che sia psicoanalisi, orientamento cognitivo-comportamentale, sistemico-relazionale o altro ancora, certamente il paziente non viene brutalmente lasciato ai propri agiti soltanto perché non è nelle mani di un analista (anzi, forse, tecnicamente direi che è proprio il contrario). Viene interpretato in modi differenti e risolto adeguatamente.
2) "Sul non lasciare spazio ad altri francamente non so cosa risponderti. Davvero trovi che sia così? Siccome sto effettivamente facendo un’analisi (e se in questo c’è il togliere spazi ad altri che non l’hanno fatta, allora davvero non capisco) e siccome il transfert è abbastanza un nocciolo della psicologia analitica, e siccome il thread porta addirittura il titolo sul transfert...beh, mi spiace davvero se in questo ci hai visto quello che dici di averci visto, cioè un mio togliere spazio in virtù di un’esperienza personale attraverso la quale portare solo qualche elemento di riflessione ulteriore."
Quello che poi volevo dire era soltanto inerente l'inadeguatezza di giudizi rispetto alla presunta incompetenza di persone che sono invece perfettamente competenti, i quali andrebbero risparmiati o anche evitati (e il mio intervento si fermava quì, poi ci hai ricamato tanto altro per sminuire il nocciolo). Il fatto che tu faccia un'analisi non vedo come possa togliere spazio o entrarci con quanto io dicevo, mi appare surreale - non l'ho mai sostenuto né ipotizzato - ma dev'essere un ricamo andato a male...
Comunque anche "la relazione" - peraltro presente già nel titolo unitamente al transfert - sarebbe, sempre per gli analisti, l'alternativa al transfert come tradizionalmente inteso, una sorta di via di lettura alternativa.
Un saluto a te.







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