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  1. #166
    Megiston Matema
    Ospite non registrato

    Riferimento: quando funziona una psicoterapia?

    Citazione Originalmente inviato da Saoshyant Visualizza messaggio
    Non sono un eccellente scrittore/narratore e dunque proveo come posso ad espormi nella speranza che tu possa co-costruire con me un senso che potrebbe rimanere almeno in parte poco chiaro. Queste parole che hai scritto contengono una bellezza notevole e provocano curiosità; allora ti chiedo di dirmi se secondo il tuo parere: ad un artista tutto è concesso? Intendo dire: l'artista ha la possibilità di fare tutto ciò che desidera? E in seconda battuta, oltre gli artisti (che fanno qualcosa) ci sono i critici d'arte (che osservano e discutono, in particolare sui significati ma non solo): quanto la critica ha il diritto (cioè: fin dove ci si può spingere a discutere) di comprimere dentro un discorso l'opera dell'artista? Quando l'opera d'arte assume dignità e riconoscimento artistico? E' possibile stabilirlo con delle regole definit(iv)e?
    Caro Saoshyant,
    ciascuno di noi può creare ciò che vuole, ma il creare è sempre qualcosa che avviene all’interno di una relazione, fra almeno due persone; ciò che viene creato appartiene sempre alle persone in relazione (John Donne, ripreso successivamente da Nietzsche, diceva che “Nessun uomo è un’isola”), ma le persone in questione possono decidere insieme che appartiene ad uno di loro. Nello stesso modo, un artista ha bisogno che qualcuno riconosca la sua opera come “arte” per potersi definire tale, ma necessita anche che lui desideri essere riconosciuto come artista, allo stesso modo in cui è importante il riconoscimento dell’altro. Se vediamo la cosa all’interno di un dispositivo dialettico, potremmo dire che il fare, il creare è la tesi, il riconoscimento altrui è l’antitesi, e il dirsi artista è la sintesi. L’artista può fare ciò che desidera? No, l’altro è già il limite del suo fare già prima e durante la creazione. Quanto la critica ha diritto ....? Anche la critica (o il fruitore) hanno come limite l’opera d’arte e l’artista già prima di esprimere la loro critica o la loro opinione (il riconoscimento è sempre reciproco). Si possono stabilire regole definitive? Ci hanno provato in tanti, ma le regole valgono finché c’è accordo sulla loro validità, se non c’è accordo le regole saltano.
    Un saluto.

  2. #167
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: quando funziona una psicoterapia?

    Citazione Originalmente inviato da _daimon_ Visualizza messaggio
    L'attivazione di risorse che il paziente non riesce ad utilizzare ma di cui in qualche modo "sente" di poter disporre (altrimenti non cercherebbe aiuto, si rassegnerebbe alle sue difficoltà) non consiste in un insegnamento.
    Non si lavora sul livello cosciente, anche se questo viene coinvolto in una fase successiva.
    Vorrei capire come il paziente possa sentire contemporaneamente di disporre di risorse e non poterne usufruire senza tirare in ballo il concetto di resistenza e di fine secondario del sintomo.

    Citazione Originalmente inviato da _daimon_ Visualizza messaggio
    Cosa intendi per struttura? E per rigidità della struttura? Le tue descrizioni fanno riferimento ai sistemi cibernetici, ai sistemi dinamici e a Maturana (dato che giù citi il concetto di autopoiesi), oppure al modello psicodinamico? Non l'ho ancora capito.
    Mi sembra di ricordare che ebbi già a spiegarlo, per quanto possibile. I riferimenti vanno sia alla concezione di struttura propria delle teorie del caos, che a quelle di struttura inconscia della psicoanalisi.
    Sarei curioso di capire invece quali sono i tuoi riferimenti e come vengono applicati nella clinica.


    Citazione Originalmente inviato da _daimon_ Visualizza messaggio
    Ci sono dei rischi se smantelli una struttura, che il paziente non si trovi dei punti di riferimento in sua sostituzione.
    Si possono invece costruire e far emergere nuove strutture accanto a quelle esistenti, ed ampliare le possibilità di scelta inconscia del paziente.
    Mi sembra che tu attribuisca all'inconscio una volontà che non c'è. Si può parlare al massimo di un desiderio strutturale, che è ben altra cosa. Quanto allo smantellamento della struttura, la psicoanalisi conosce da molto tempo quali sono i rischi insiti e qui nasce tutta la questione del tempo in analisi. Non per niente si distinguono catastrofi strutturali che vengono operate senza una necessario ambiente di conoscenza con esiti di tracollo completo (vedi Bion).

    Citazione Originalmente inviato da _daimon_ Visualizza messaggio
    E' chiaro che sia il paziente, anzi la sua mente inconscia, a trovare altre strade. E la stimolazione delle risorse attraverso l'attivazione di ricerche nel patrimonio esperienziale del paziente ad un livello inconscio serve proprio a questo.
    Senza causare tutta quella sofferenza che ritieni necessaria (al limite può essere incidentale).
    Non mi pare così chiaro da quanto dici, almeno senza l'approfondimento della questione delle resistenze di cui sopra. Sulla sofferenza ho detto e ripeto, che è strutturalmente insita al conflitto che porta il paziente, non viene nè attribuita nè cavalcata dall'analista, che anzi cerca di renderla il più tollerabile possibile.

    Saluti
    gieko

  3. #168
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: quando funziona una psicoterapia?

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Tu soluzioni per i problemi che un'altra persona ti pone, ne possiedi? Sì o No?
    [...]
    Qualcosa di alternativo e di praticabile di fronte a certi problemi lo possiedi o no?
    A quanto pare sì. Non come la intendi tu forse, ma sembra proprio che serva.

    Saluti
    gieko

  4. #169
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: quando funziona una psicoterapia?

    Citazione Originalmente inviato da Megiston Matema Visualizza messaggio
    Se, poi, l’analista è il garante del processo analitico, come possiamo pensare ad un processo senza vederlo dispiegarsi nel tempo, e non esiste tempo senza memoria. L’analista è la memoria storica dell’analisi, colui che all’inizio lega insieme ad uno stesso filo ciascuna perla costituita dalla singola seduta.
    Credo che le nostre due concezioni divergano proprio in un punto, tu mi pare di capire cerchi di far emergere qualcosa di autentico dal paziente (una specie di “vero Sé”), stando attento a non inquinare questo processo; io, invece, penso che non esista a priori niente di autentico da far emergere (se non delle potenzialità), tutto ciò che bisogna fare è sviluppare e creare la verità, l’autenticità, la realtà insieme al paziente.
    L'analista può accantonare, ponendosi in una posizione parallela a quella dell'analizzando (il pensiero onirico della veglia) forme di pensiero troppo strutturate, lasciandosi andare nei momenti della seduta che lo richiedono, al proprio flusso associativo esattamente come fa l'analizzando.
    Non credo che tutto ciò abbia a che vedere con una ricerca del "vero Sè" dove l'analista è in posizione di neutralità, semmai è estremamente partecipe e cerca, insieme al lavoro che sta svolgendo l'analizzando, qualcosa di autentico di ciò sta avvenendo in quel momento, un pensiero condiviso che non trova posto nella mente di nessuno dei due. Si cerca la "verità" della seduta, ed in seduta si è in due.
    L'inserimento in un contesto più strutturato può avvenire dopo (il "fatto scelto" di cui parla Bion), come avviene per l'analizzando e significato a posteriori (Nachträglichkeit)

    Saluti
    Ultima modifica di gieko : 15-03-2010 alle ore 14.50.15
    gieko

  5. #170
    Megiston Matema
    Ospite non registrato

    Riferimento: quando funziona una psicoterapia?

    Citazione Originalmente inviato da _daimon_ Visualizza messaggio
    Ma come, qualcuno mi ha detto che insegnare è un semplice intervento adattativo, che non comporta nel discente nè sofferenza, nè fatica. Lo psicoanalista quindi insegna o no ?

    Comunque, mi sembra che tu non abbia colto il punto di vista di Charlie. Quando Charlie parlava di non-fatica non si riferiva all'assenza di sudore, infatti ha citato l'esempio della bicicletta, e quindi se l'attività gli è gradevole è disposto anche a compiere le dodici fatiche di Ercole . Non si trova invece ben disposto a fare delle cose contro la sua "natura" .
    Caro Daimon,
    è possibile che "insegnare" non sia stato un termine molto felice, ma il riferimento all ’Áskēsis (con una breve specificazione) mi faceva sperare si potesse cogliere che non intendevo niente di simile all’indottrinamento con questo termine.
    Sul resto, invece, hai perfettamente ragione, di Char_lie non ho colto quasi nulla (altrimenti non staremmo qui a ridiscutere sempre le stesse cose), spero prima o poi di riuscire a capire qualcosa; aggiungerei soltanto un elemento che mi pare importante: la bicicletta è un mezzo meccanico, produce un tipo di fatica tutto sommato accettabile, il problema di Char_lie mi pare inizi quando il rapporto è con le persone. Persone con le quali desidererebbe moltissimo (più che andare in bicicletta) una relazione, ma che, contrariamente all’andare in bicicletta, non sembra così semplice da realizzare. L’ “andare contro natura” non è riferito al desiderio, ma a ciò che si è disposti a fare per il desiderio; in altre parole, per Char_Lie (e va a sapere perché ...) le ragazze con cui vuole avere la relazione dovrebbero cascargli fra le braccia senza alcun sudore e alcuna fatica (come l’uva e le ciliege si trovano sulla tavola di molti, senza che tutti abbiamo faticato a raccoglierle), e ogni altra soluzione sembra essergli impervia, faticosa e persino talvolta contro natura.
    Un saluto.

  6. #171
    Megiston Matema
    Ospite non registrato

    Riferimento: quando funziona una psicoterapia?

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Tu soluzioni per i problemi che un'altra persona ti pone, ne possiedi? Sì o No?
    Saluti
    “Ma voi”, gridai quasi in un impeto di ribellione, “perché non prendete posizione, perché non mi dite dove sta la verità?”.
    Guglielmo stette alquanto in silenzio, sollevando verso la luce la lente alla quale stava lavorando. Poi la abbassò sul tavolo e mi mostrò, attraverso la lente, un ferro da lavoro: “Guarda,” mi disse “cosa vedi?”. Il ferro, un poco più grande”.
    “Ecco, il massimo che si può fare è guardare meglio”.
    “Ma è sempre lo stesso ferro!”.
    “Anche il manoscritto di Venanzio sarà sempre lo stesso manoscritto quando avrò potuto leggerlo grazie a questa lente. Ma forse quando avrò letto il manoscritto conoscerò meglio una parte della verità. E forse potremo renderebbe migliore la vita dell’abbazia”.
    (Umberto Eco, Il nome della rosa, Bompiani, Milano, 1980, p. 207-208).

    Un saluto.

  7. #172
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    Riferimento: quando funziona una psicoterapia?

    Posso commentare?
    Mi sembrate in forma...
    Avete fatto pesistica?)

  8. #173

    Riferimento: quando funziona una psicoterapia?

    il mondo stesso in cui abitiamo e ciò che noi chiamiamo il vero sé, la nostra autenticità, la nostra verità, non sono affatto delle dotazioni di serie nell’essere umano, ma delle cose che l’individuo deve costruirsi a partire da alcune potenzialità specie-specifiche.
    Voglio partire da questo passo per tentare di definire ciò che intendo per sviluppo sano della personalità. Ognuno costruisce la propria personalità a partire dalle proprie specifiche potenzialità individuali, attraverso le esperienze che si trova ad affrontare nell'ambiente in cui vive. Che questo processo porti allo sviluppo pieno delle potenzialità dell'individuo, dipende molto da quanto l'ambiente è adatto e in sintonia con la specifica "personalità potenziale" dell'individuo. Dal mio punto di vista, la "sanità" di una personalità non ha molto a che fare con il fatto che la persona sia più o meno omologata alla società in cui vive. Per fare un esempio banale, considero altrettanto normali un modesto impiegato e un giocoliere che gira il mondo esibendosi nelle piazze, laddove in entrambi i casi la loro personalità risulta essere
    la traduzione"in atto" della loro personalità potenziale.
    Mi rendo conto che è un discorso abbastanza semplicistico e schematico, ma ho tentato di semplificare al massimo in modo che fosse chiaro il concetto di base che voglio esprimere.

  9. #174
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    Riferimento: quando funziona una psicoterapia?

    Citazione Originalmente inviato da Megiston Matema
    “Ma voi”, gridai quasi in un impeto di ribellione, “perché non prendete posizione, perché non mi dite dove sta la verità?”.
    Guglielmo stette alquanto in silenzio, sollevando verso la luce la lente alla quale stava lavorando. Poi la abbassò sul tavolo e mi mostrò, attraverso la lente, un ferro da lavoro: “Guarda,” mi disse “cosa vedi?”. Il ferro, un poco più grande”.
    “Ecco, il massimo che si può fare è guardare meglio”.
    “Ma è sempre lo stesso ferro!”.
    “Anche il manoscritto di Venanzio sarà sempre lo stesso manoscritto quando avrò potuto leggerlo grazie a questa lente. Ma forse quando avrò letto il manoscritto conoscerò meglio una parte della verità. E forse potremo renderebbe migliore la vita dell’abbazia”.
    La risposta alla mia domanda però non ho capito se è sì o è no. Lo sappiamo tutti che quando c'è un problema, per trovare una soluzione bisogna cercarla, ma tu possiedi sistemi migliori per cercarla? O al limite possiedi un sistema per trovarla? Se le risposte a queste domande sono No... No e No, in più cosa aggiungi alla mia ricerca personale e solitaria?
    Potresti farmi osservare qualcosa che mi serve, ma può anche darsi che potresti sviarmi e farmi perder tempo ad osservare cose inutili rispetto a quelle che avrei potuto osservare da solo.
    O questo lo sai fare meglio di me in relazione ai problemi che pongo e perciò ti assumi la responsabilità di saperlo far meglio "prendendo posizione" oppure è meglio che dici che non sei sicuro di saperne niente di più, di suggerimenti vaghi e quasi tautologici come "per risolvere un problema bisogna cercare una soluzione" che vengono spacciati per gran saggezza, io non so che farmene. In tal senso potrebbe essermi di aiuto qualsiasi cosa, il punto è che dove mi trovo non posso sapere cosa può funzionare e non posso provare tutto.
    Se uno ti chiede "Ma sa dov'è via ...?" è meglio che rispondi di "No" se non lo sai. Se inizi a filosofeggiare come hai fatto con me dicendogli "io non lo so, ma il massimo che si può fare è guardare meglio" magari indicandogli anche il panorama cittadino circostante, se poi il tipo ti molla un cazzotto sospettando che lo stai prendendo per i fondelli non è da biasimare .

    Saluti
    Ultima modifica di Char_Lie : 16-03-2010 alle ore 00.29.39

  10. #175
    Partecipante Super Esperto L'avatar di lalangue
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    Riferimento: quando funziona una psicoterapia?

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Io mi sento come una persona che vuole ottenere certe cose con certi mezzi, così mi sento, e mi sento frustrato perché per ora non ci riesco, tutto qui. Se essere "un uomo riuscito" significa riuscire a fare certe cose che fanno anche altri uomini potrei non essere così d'accordo, per la verità ci ho anche provato supponendo un po' quello che suggerisce elephantman, supponendo che fosse una questione di debolezza ma poi ho capito che quando veniva fuori una paura, un malore o altro, nel fondo c'era sempre la mia volontà: la paura o altro vengono fuori quando qualcosa non la si vuol fare, e a desiderare di non farla non era certo il mio inconscio, ero sempre io.

    Io personalmente qualche miglioramento l'ho avuto proprio quando sono andato nella direzione contraria, non pensando più di avere una personalità debole rispetto a quella dei cosiddetti "altri", ma una personalità specifica, mia, mia come il mio corpo. E' vero il mio discorso sfocia in una forma di relativismo morale in cui non è più possibile giudicare se non soggettivamente qualcosa, ma credo che sia anche più giusto così.

    Io voglio, per così dire, riuscire a modo mio e non riuscire secondo i vostri canoni o di qualcun altro, ed è una cosa particolarmente complicata, spero non impossibile .

    Per questo l'unico aiuto per me sensato è rappresentato da certi tipi di tecniche che permettano proprio a questa mia "debole struttura di personalità" (secondo svariati punti di vista: i vostri ) di raggiungere certi scopi provando ad usare proprio questa debolezza come un qualcosa di specifico di cui tener conto (come l'altezza del mio corpo) piuttosto che come un difetto da correggere tramite una faticosa autocostrizione rieducativa.
    Insomma siccome a questo punto so che, diciamo così, per natura riguardo a certi compiti sono abbastanza sfaticato e pigro, più che oppormi in continuazione a questa mia tendenza, visto che così non ottengo molto (quando ho provato a farlo, davvero io ho fatto sempre molta fatica non riuscendo poi nemmeno ad ottenere granché ), preferisco provare ad assecondarla questa tendenza e ad usare strategie consone a questa mia modalità, in sostanza sento che è questo quello che voglio e non tanto altre cose che mi vengono suggerite.

    Poi insomma ho proprio paura che non sia il mio inconscio che non vuol farmi fare certe cose, sono io che non le voglio fare (anche se non saprei dire di certo questa mia volontà da dove arrivi, è comunque mia come le altre sensazioni che provo). Se non hai intenzione di far qualcosa e provi a costringerti, è quasi ovvio che poi ti viene mal di pancia ed altro .
    Immaginate uno che si alza la mattina di malavoglia per andare a lavorare in un bar iper affollato, e ci credo che magari dopo un po' questa persona inizia ad avere questo o quel malore che le "impedisce" di alzarsi dal letto. A quel punto io mi chiedo davvero cosa si debba curare visto che quella era davvero l'unica cosa sana da fare. Secondo me è proprio tutta l'esistenza che non funziona bene per quel tipo di persona ed il problema non è così facilmente riformulabile nel fatto che questa, rispetto ad altre, ha una personalità debole e deve cercare di renderla forte e quindi adattarla a star bene in quella situazione o in altre situazioni, probabilmente questa persona cerca proprio altro rispetto a chi si è ben inserito in quel contesto, è la sua volontà che tende verso qualcos'altro. Quando vuoi fare qualcosa, anche scalare una montagna, la fatica psichica non l'avverti, se non ne hai voglia, che in sostanza significa che la tal cosa in buona misura non la vuoi fare, inizi ad avvertire fatica.
    Per me una persona è riuscita a trovare la direzione giusta per sé proprio quando agisce senza fatica, non riconosco niente di autentico nella fatica psicologica, anzi secondo me quando c'è si sta facendo qualcosa che in fondo non si vuol fare, altrimenti perché la si avvertirebbe?
    Questa presenza come la si giustifica?

    Saluti
    La tua determinazione ha dell'incredibile. Sembra quasi vitale, se non si muovesse "in direzione ostinata e contraria".

    La fatica è del cambiamento perché lo psichismo tende a preferire le situazioni in cui ne fa il meno possibile (principio di piacere). Talvolta è disposto a dilazionare questo piacere per procurarsene uno più stabile e meno pericoloso (principio di realtà).
    Quando si sta facendo qualcosa che si avverte come ripetitivo e sulfureamente e soporiferamente attraente, ci si dovrebbe chiedere se c'è lo zampino del Demonio. Qualcosa di questo, se non vado errato, dovrebbe essere chiamato "vantaggio secondario", poiché, pur causando un certo livello di sofferenza, permette di evitare la fatica del cambiamento.

    Farai fatica ad "apprendere dall'esperienza"?
    Citazione Originalmente inviato da complicata Visualizza messaggio
    Ma per caso la reincarnazione di Freud è Tinto Brass?
    La descrizione calzerebbe a pennello, manca solo il cubano..
    Sorella Psicoanalisi e Il Piccolo Mondo Antico

  11. #176
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    Riferimento: quando funziona una psicoterapia?

    Citazione Originalmente inviato da lalangue
    La tua determinazione ha dell'incredibile. Sembra quasi vitale, se non si muovesse "in direzione ostinata e contraria".

    La fatica è del cambiamento perché lo psichismo tende a preferire le situazioni in cui ne fa il meno possibile (principio di piacere). Talvolta è disposto a dilazionare questo piacere per procurarsene uno più stabile e meno pericoloso (principio di realtà).
    Quando si sta facendo qualcosa che si avverte come ripetitivo e sulfureamente e soporiferamente attraente, ci si dovrebbe chiedere se c'è lo zampino del Demonio. Qualcosa di questo, se non vado errato, dovrebbe essere chiamato "vantaggio secondario", poiché, pur causando un certo livello di sofferenza, permette di evitare la fatica del cambiamento.

    Farai fatica ad "apprendere dall'esperienza"?
    Guarda, mangio ogni giorno anche con un certo piacere (Mi attrae mangiare? Direi di sì), la cosa è abbastanza ripetitiva: mandibole che si muovono, cibi macinati coi denti, insalivati ed ingoiati. Deduco da quel che dici che allora è sicuramente il Demonio che ci mette lo zampino e mi spinge anche a nutrirmi .
    L'unica cosa che mi possiede è la mia stessa persona, il Demonio di cui parli sono io stesso, ed è la stessa persona che preferisce certe cose rispetto ad altre, se queste preferenze per te sono perverse io cosa ci posso fare? Se sono un Demonio ne prenderò atto .

    Scherzi a parte, se preferisco qualcosa di secondario rispetto a te in cosa sbaglio? Nel preferire qualcosa di diverso rispetto a quel che preferisci tu? Qualcosa che tu metti dopo e che io metto prima?

    Io certi tipi di fatica non li voglio fare, si vede che per me rappresenta un male maggiore soggettivamente rispetto a voi e che non risolve affatto quel che ritengo problematico nella mia esistenza. La fatica in me genera un bel po' di frustrazione ed in cambio poi pretendo un buon guadagno, se il guadagno è abbastanza scarso io lascio perdere e comunque non sono disposto a faticare oltre certi livelli, anzi si può dire che al di sotto di questi non c'è fatica ma solo qualche fastidio. Se Megiston mi dice che per gli occhi di una donna innamorata è disposto ad attraversare il fuoco io non è che ci creda molto, magari i tipi come lui sono capaci di mollare una donna perché lascia il tubetto di dentifricio aperto, mentre altri devono essere disposti allegramente a sopportare di tutto oltre ogni misura perché questo rientra nelle teorie psicoanalitiche?!?
    Ma fatemi capire una cosa, devo per forza irregimentarmi nei vostri schemi di cosa sia la psiche e la realtà? Se io posso ostinarmi contro certe idee, vuol dire che c'è qualcosa nel vostro schema che non funziona e non in me che non mi adatto al vostro schema. Un fisico costruisce un modello di atomo e poi se la prende con gli atomi che si ostinano ad andare contro questo modello ... Ma vi sembra davvero razionale la cosa?

    Saluti
    Ultima modifica di Char_Lie : 16-03-2010 alle ore 01.42.18

  12. #177
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Riferimento: quando funziona una psicoterapia?

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    La risposta alla mia domanda però non ho capito se è sì o è no. Lo sappiamo tutti che quando c'è un problema, per trovare una soluzione bisogna cercarla, ma tu possiedi sistemi migliori per cercarla? O al limite possiedi un sistema per trovarla? Se le risposte a queste domande sono No... No e No, in più cosa aggiungi alla mia ricerca personale e solitaria?
    Potresti farmi osservare qualcosa che mi serve, ma può anche darsi che potresti sviarmi e farmi perder tempo ad osservare cose inutili rispetto a quelle che avrei potuto osservare da solo.
    Già, Char_Lie. Potrebbe essere. Ma anche no. In fondo, non lo so io, non lo sai tu, e non lo sa neanche Megiston, temo (o meglio, spero).
    La vita a me pare un problema NP completo dove le scorciatoie sono lunghe quanto le strade normali, se non di più.
    Aggiungere, togliere, somme e differenze. A quanto pare non sembra ci sia posto per la diversità, in un mondo algoritmico che contempla solo la possibilità della differenza.
    E, se la tua ricerca fosse davvero solitaria, che ci faresti da queste parti, in compagnia di altri?
    Cerchi sicurezze? Spiacente. Tutto qurl che ti possiamo offrire sono incertezze, come in ogni tipo di misura e determinazione. Quanto è lungo un metro? Beh, dipende con che metro lo misuri...

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    O questo lo sai fare meglio di me in relazione ai problemi che pongo e perciò ti assumi la responsabilità di saperlo far meglio "prendendo posizione" oppure è meglio che dici che non sei sicuro di saperne niente di più, di suggerimenti vaghi e quasi tautologici come "per risolvere un problema bisogna cercare una soluzione" che vengono spacciati per gran saggezza, io non so che farmene. In tal senso potrebbe essermi di aiuto qualsiasi cosa, il punto è che dove mi trovo non posso sapere cosa può funzionare e non posso provare tutto.
    E credi che io, o chiunque altro, lo sappia? Che vuoi che ne sappia se funziona o no? Se funziona "meglio" (ma meglio de che?) o peggio? Hic Rhodus, hic salta. No. Te ne stai a pié pari, perché vuoi essere sicuro di dove cadrai, e come, e quante molecole di silicio calpesterai nell'esatto istante in cui i tuoi calzari pesteranno il sacro suolo dell'obiettivo raggiunto...
    Una volta, in un monastero zen, morì il monaco che lo reggeva. Così si aprì un concorso di poesie per decidere chi fosse il suo degno successore.
    Il poeta migliore del onastero scrisse che lo zen era togliere via lapolvere dagli specchi della mente. E tutti erano convinti che sarebbe stato lui il successore.
    Non fosse che il cuoco del monastero, una notte, mentre tutti dormivano, scrisse sulla parete: "Non esistono specchi. Da dove dovremmo togliere la polvere?".

    E, mentre ti struggi per l'impossibilità di porvare tutto, ti precludi comunque la possibilità di provare una cosa. Perché vorresti sapere prima cosa proveresti provandola. Un po' come se il lattante si chiedesse se il latte sarà buono o no. In fondo, sta a te decidere se morire di fame o meno.

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Se uno ti chiede "Ma sa dov'è via ...?" è meglio che rispondi di "No" se non lo sai. Se inizi a filosofeggiare come hai fatto con me dicendogli "io non lo so, ma il massimo che si può fare è guardare meglio" magari indicandogli anche il panorama cittadino circostante, se poi il tipo ti molla un cazzotto sospettando che lo stai prendendo per i fondelli non è da biasimare .

    Saluti

    Vedi tu. Come diceva Guccini: "Tra un fico e un cazzotto nei denti, ognuno ormai sceglier saprà".

    Buona vita
    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
    Ordine Psicologi Lombardia n° 10126

  13. #178
    Megiston Matema
    Ospite non registrato

    Riferimento: quando funziona una psicoterapia?

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    La risposta alla mia domanda però non ho capito se è sì o è no. Lo sappiamo tutti che quando c'è un problema, per trovare una soluzione bisogna cercarla, ma tu possiedi sistemi migliori per cercarla? O al limite possiedi un sistema per trovarla? Se le risposte a queste domande sono No... No e No, in più cosa aggiungi alla mia ricerca personale e solitaria?
    Potresti farmi osservare qualcosa che mi serve, ma può anche darsi che potresti sviarmi e farmi perder tempo ad osservare cose inutili rispetto a quelle che avrei potuto osservare da solo.
    O questo lo sai fare meglio di me in relazione ai problemi che pongo e perciò ti assumi la responsabilità di saperlo far meglio "prendendo posizione" oppure è meglio che dici che non sei sicuro di saperne niente di più, di suggerimenti vaghi e quasi tautologici come "per risolvere un problema bisogna cercare una soluzione" che vengono spacciati per gran saggezza, io non so che farmene. In tal senso potrebbe essermi di aiuto qualsiasi cosa, il punto è che dove mi trovo non posso sapere cosa può funzionare e non posso provare tutto.
    Se uno ti chiede "Ma sa dov'è via ...?" è meglio che rispondi di "No" se non lo sai. Se inizi a filosofeggiare come hai fatto con me dicendogli "io non lo so, ma il massimo che si può fare è guardare meglio" magari indicandogli anche il panorama cittadino circostante, se poi il tipo ti molla un cazzotto sospettando che lo stai prendendo per i fondelli non è da biasimare .

    Saluti
    “PSICOANALISI è il nome: 1) di un procedimento per l’indagine di processi psichici cui altrimenti sarebbe pressoché impossibile accedere; 2) di un metodo terapeutico (basato su tale indagine) per il trattamento dei disturbi nevrotici; 3) di una serie di conoscenze psicologiche acquisite per questa via che gradualmente si assommano e convergono in una nuova disciplina scientifica”. (Sigmund Freud, Due voci di enciclopedia: “Psicoanalisi” e “Teoria della libido”, 1922, in Opere, Boringhieri, Torino, vol. 9, p. 439).

    Caro Char_lie,
    io di risposte pre-confezionate e che non costano nulla non ne ho, ma non farai fatica a trovare chi ne ha da vendere, non mancano i nuovi supermercati e nuovi centri commerciali della psiche (o dello spirito) dove puoi trovare il possibile e l’impossibile, male che vada ci sono sempre Lourdes, Fatima, Medjugorje e San Giovanni Rotondo.
    Io aiuto ogni giorno diverse persone a ritrovare faticosamente se stesse e a mettere un po’ di ordine nella loro vita, a riappropriarsi della loro parola e della loro azione; non mi pare poco e non pare poco neppure a loro quando cominciano a capire cosa stiamo facendo.
    Non risolvo problemi altrui, semplicemente perché continuerei una forma di dipendenza e di parassitismo, li aiuto semplicemente a conoscere (o a costruirsi) le risorse per risolvere da soli i loro problemi; non cerco immediatamente la soluzione del sintomo, perché il sintomo è il mio migliore alleato, perché non è quello il problema (semmai è un tentativo di soluzione non riuscito). Anche se occuparsi solo del sintomo, farlo sparire, sarebbe davvero la cosa più semplice e Freud e Breuer l’hanno dimostrato ampiamente nel testo congiunto Studi sull’isteria del 1892-95, quando con l’uso dell’ipnosi si accorsero che i sintomi, anche i più tenaci e ostinati, crollavano improvvisamente dopo che erano stati portati alla luce col metodo catartico, come le mura di Gerico al suono delle trombe di Giosuè.
    Poi Freud accantonò questo metodo di lavoro per uno più proficuo che nelle sue linee guida essenziali dura inalterato fino ai nostri giorni: e nacque così la psicoanalisi!
    Infine, mi pare che tu stia mostrando una certa aggressività, sicuro che ti faccia bene frequentare questi forum? Non credo che qui troverai le soluzioni ai tuoi problemi, né le rassicurazioni che cerchi; qui troverai solo alcune discussioni teoriche più o meno interessanti.
    Mi pare che tu stia inseguendo un doppio equivoco: il primo, è quello di pensare di poter trovare delle risposte (o forse anche delle soluzioni, vista l’ostinazione con cui proponi i tuoi problemi) in questi forum, se davvero hai qualche problema e davvero vuoi venirne a capo, chiedi un consulto a qualche professionista nella tua città, non scambiare questi forum per psicoterapia; il secondo, è quello (dopo chiedere aiuto senza chiederlo davvero) di non trovare nulla che possa fare al caso tuo, di denigrare sistematicamente ogni possibilità, ogni opportunità e ogni risposta.
    Alla lunga questo sistema non solo stanca l’altro, ma lo sfinisce, lo irrita, lo indispone nei tuoi confronti.
    Un saluto.

    P.S. Se potessi evitare di fare esempi con “cazzotti” e di dare giudizi sommari su cosa sono disposto a fare io per gli occhi di una donna innamorata (considerato anche che non mi conosci), te ne sarei infinitamente grato .
    Ultima modifica di Megiston Matema : 16-03-2010 alle ore 09.59.28

  14. #179
    Partecipante Affezionato L'avatar di Giovanna73
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    Riferimento: quando funziona una psicoterapia?

    Citazione Originalmente inviato da complicata Visualizza messaggio
    Io questo non l'ho capito.
    Mi dovete spiegare come fa un terapeuta a intuire il livello di tollerabilità della sofferenza da parte del paziente, se questo non gli dice nulla.

    Citazione Originalmente inviato da Giovanna Visualizza messaggio
    Probabilmente lo capisce semplicemente perchè, nel momento in cui il paziente vive la sofferenza come intollerabile, dice qualcosa. Se non dice nulla, vuol dire che la sofferenza non è ancora intollerabile.

    Ciao,
    G.

    Citazione Originalmente inviato da complicata Visualizza messaggio
    Cara Giovanna, secondo me non può essere così.

    Non so perchè, ma non mi convince questo ragionamento.

    Be', in genere le proprie confutazioni andrebbero motivate...

  15. #180
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    Riferimento: quando funziona una psicoterapia?

    Citazione Originalmente inviato da Giovanna
    Probabilmente lo capisce semplicemente perchè, nel momento in cui il paziente vive la sofferenza come intollerabile, dice qualcosa. Se non dice nulla, vuol dire che la sofferenza non è ancora intollerabile.
    Ma io lo sto dicendo chiaramente che non sono disposto a sottopormi a queste fatiche e nemmeno riesco a convincerli, figurati poi dopo tutto questo se in seduta una persona parla.

    Per Willy

    Insomma non siete capaci di darmi qualche certezza in più? Ossia di assumervela questa responsabilità? E' così?

    Allora non è detto che quel che fate serva di più rispetto all'andare al cinema o fare altro, magari anche un percorso religioso potrebbe dare qualche idea. Questo soltanto è il mio ragionamento.

    Faccio un esempio...

    Se in una biblioteca non si ha alcuna certezza in più rispetto al fatto che certe persone hanno catalogato i libri presenti, e quindi possiedono probabilmente informazioni riguardo alla loro dislocazione, non avrebbe tanto senso mettersi a chiedere a questi di avere dei cataloghi, si potrebbe tentare qualsiasi altra cosa o sistema per trovare un libro che ci interessa: magari chiedere a qualcuno che si trova nei dintorni come nel caso della ricerca della strada. Ma anche il ripetere la stessa cosa o percorso potrebbe funzionare prima o poi perché non è detto che l'ambiente circostante sia stabile nei confronti del nostro obiettivo (come quando si cerca un posto per l'auto ad esempio, ripassare nello stesso posto dove si è già passati prima, fallendo, non è in generale sbagliato perché nel frattempo qualcuno magari si è spostato).
    Si presuppone che certi esperti queste informazioni le possiedano e le sappiano trattare agevolmente in qualità di esperti, se non vogliono assumersi queste responsabilità, rispetto a qualsiasi altra persona, secondo me dovrebbero cambiare mestiere.

    Comunque se qualcuno ci chiede qualcosa e non la conosciamo e non presupponiamo di sapere qualcosa in più rispetto a questo per fargliela conoscere, è meglio che diciamo chiaramente che non sappiamo aiutarlo e basta, mi sembra meglio e più saggio di tutto il resto.

    Ad esempio io per strada una volta non conoscevo dov'era la strada ma sapevo dov'era una stazione dei vigili urbani nelle vicinanze e suggerii alla persona che mi chiedeva informazioni di recarsi lì a chiedere indicandogli il posto col dito. In questo caso non conoscevo direttamente quel che serviva ma conoscevo un sistema probabilmente fruttuoso. Ma se non si ha nemmeno questo in mano, se non hai idea nemmeno tu di come fare per aiutare l'altra persona è meglio dire di "No" e basta, io personalmente queste piccole responsabilità me le assumo gratuitamente. Non mi metto poi a dire all'altro che mi chiede qualcosa "che cerca certezze", che senso ha.
    Un archivista che si mette a rispondere così "io non so il libro che cerca dov'è, ma perché lei è qui in cerca di certezze? Perché invece di perdere tempo a chiedermi informazioni non fa qualcosa per trovare il libro?" a cosa serve?
    Se delle persone che vengono pagate per far questo non vogliono assumersi la responsabilità di possedere certe informazioni in più, io lo trovo davvero paradossale.

    "Se vuoi che qualcuno conosca qualcosa digliela"

    Saluti
    Ultima modifica di Char_Lie : 16-03-2010 alle ore 11.17.50

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