
Originalmente inviato da
giulietta.o
Il punto, forse, non è essere rifiutati o meno, è piuttosto come la prendi. Se lo vivi cioè non come un rifiuto che accade, ma come un giudizio sulla tua persona, come qualcosa che ti manda in pappa per capirci. Così come a noi è capitato di rifiutare altri a nostra volta, senza per questo pensare che fossero delle persone che non valevano, ma solo perchè qualcosa non scattava.
Ma se si soffre così tanto, per qualcosa oltretutto che non è successo – qualcosa che non si è evoluto intendo, non un matrimonio, una relazione importante, qualcosa che avrebbe potuto (e aversti voluto) che fosse ma non è stato - beh, diamine, ma questo è il pane dell’analista!
Parlo a casaccio e non su una base analitica, non sono un analista e non mi sono mai incavolata se non ricambiata, ma certo ho avuto persone intorno a me che ne hanno fatto dei casi esistenziali, e che per lungo tempo non sono riuscita a capire in quelle che pensavo fossero loro esagerazioni, e che l’analisi mi ha insegnato a vedere con un occhio diverso, pur trattandoli lateralmente ai miei temi, ma erano pur sempre persone che avevo rifiutato, e qualche dubbio di essere una stronza patentata me lo avevano pur messo alla fine. E di problemi ne avevo già di per me, così, "d'ufficio", come si dice.