Caro Luigi,
ogni epoca ha le sue metafore per darsi conto del mondo, non che cambino i sentimenti che l’uomo prova da uno scorcio temporale ad un’altro, cambiano le sfumature, le nuances, forse anche il ritmo stesso della modulazione dell’emotività e della simbolicità. Certo, Freud e Jung sono stati dei geni, probabilmente inarrivabili e sicuramente non ancora raggiunti, ma noi viviamo nel presente, con persone che si rappresentano il mondo e se stessi in maniera del tutto differente di come facessero le persone all’epoca di Freud. In confronto ai grandi della psicoanalisi o della psicologia dinamica del passato, che erano dei giganti, noi siamo dei nani, che però stanno sulle spalle di quei giganti (la metafora non è mia, mi sarebbe piaciuto che lo fosse, è di Umberto Eco).
E’ possibile che un estimatore di Arcangelo Corelli e suo contemporaneo, trovi il jazz più raffinato dei nostri tempi, o la musica fusion un’incredibile baraonda di rumori; al contrario, noi che apprezziamo Miles Davis, Dave Brubeck, John Coltrane e Duke Ellington, possiamo dirci estasiati anche nell’ascolto della “sonata per violino, la follia in D minore”.
Anche se ormai sappiamo solo interpretare e ascoltare questa musica, nessuno dei musicisti contemporanei è più capace di comporla; i ritmi sincopati del rock e del jazz esprimono meglio la nostra epoca e la disarmonia dei nostri sentimenti.
Noi, che ci siamo dati il compito di leggere gli altri e noi stessi (o gli altri in rapporto a noi, come preferisco rappresentarmi il “legame”), non possiamo trascurare né l’universalità della possibilità di simbolizzare e di esprimersi né le forme via via diverse che l’espressione umana assume nel tempo, nelle varie culture e nel singolo individuo.
Un saluto.
Arcangelo Corelli, Sonata di violino in D minore, la “follia”:
YouTube - Corelli: Sonata for violin, La follia / Jordi Savall
Qui il violino è accompagnato dal piano:
YouTube - A. Corelli La Folia for violin and piano
The Dave Brubeck Quartet, Take Five, 1961:
YouTube - Dave Brubeck - Take Five