L'istituzione esiste già.
Si chiama Ordine degli Psicologi. Svolge importanti funzioni di tutela, di servizio, di garanzia, a favore della comunità professionale. Come ogni istituzione a volte lo fa bene, a volte lo fa meno bene. Ha i suoi pregi, ed i suoi difetti. Ma rimane l'istituzione di garanzia. Di legge, e di sostanza.
E chi volesse indebolire la professione di Psicologo in quanto tale, ad esempio potrebbe farlo cercando proprio di indebolire o attaccare l'istituzione Ordinistica
in quanto tale.
L'Ordine tutela tutti gli psicologi, operanti in tutte le aree professionali e con tutti gli approcci. E' un'ente di diritto pubblico, non un'associazione privata, magari a scopo di lucro. Che è un pò diverso.
Un fenomeno interessante (stiamo facendo un discorso astratto, of course, senza alcun riferimento preciso) è che ci potrebbero però magari essere dei gruppi che - da fuori dell'Ordine, da fuori della Professione - potrebbero cercare di "mettere abilmente il cappello" su aree professionali che sono strutturalmente di competenza della psicologia; e per fare questo gli cambiano nome: le denominano "counselling", per cercare di "differenziarle", nella percezione collettiva, dalla Psicologia.
Sono aree professionali e scientifiche che sono ovviamente interne alla psicologia; ma - in maniera artificiosa - questi gruppi dicono: "No ! Noi abbiamo autonomamente deciso che, da questo punto convenzionale in poi, la professione psicologica non è più di competenza dello psicologo, ma del cosiddetto
counsellor !" (?!)- ovvero, di un "ruolo" che non esiste nemmeno nell'ordinamento delle professioni (!).
Per fare questo si usano due strategie: una "legale", ed una mediatica.
Da un lato, si cerca di usare una serie di strategie legali per cercare di ritagliare a forza limiti "normativi", laddove non sono riusciti a definire dei limiti scientifico-professionali
reali. Strategia che a volte va male, a volte va bene.
Dall'altra, e questa è la mossa più interessante, si cerca pazientemente di convincere gli psicologi stessi che il counselling è qualcosa di diverso, o esterno, o complementare, alla professione psicologica.
Come se volessi far credere al pasticcere che, nell'ambito del suo lavoro quotidiano, tutto quello che concerne la panna montata di colpo non è più (per "magia definitoria")
Pasticceria, ma
PannaMontatologia, da apprendere separatamente dai normali corsi per pasticcere.
E se magari si riuscisse a farlo credere ad un pò di psicologi, magari giovani, magari raccontandola per bene, ad un certo punto potrebbero forse anche acquisire un pò di influenza e visibilità.
Un'"influenza" non loro, ovviamente, ma che gli deriverebbe proprio e paradossalmente dalla "auto-rinuncia" degli psicologi stessi al riconoscimento di un fatto elementare: in questo caso, che
il counselling è il nome che si dà ad una serie di competenze psicologiche, di tecniche psicologiche, di approcci psicologici. Quindi ciò a cui ci si riferisce con quel termine è interno alla psicologia, e non esterno o diverso.
In pratica, questi ipotetici propugnatori del "counselling autonomo", cercherebbero (nel nostro esempio astratto) di costruirvi intorno una (presuntamente) diversa "identità sociale", che però non corrisponde ad una
reale alterità dello stesso, nè normativa nè scientifico-professionale.
Sempre per fare un esempio astratto di fantasia, pour parler... ecco il racconto di fantascienza dei Pontonieri:
Immaginiamo insieme un gruppo di persone che un mattino si sveglia, e dice che
secondo loro la costruzione dei Ponti non fa più parte delle competenze dell'Ingegnere civile, ma che da oggi deve essere oggetto di una nuova "professione", che non esiste ancora: il Pontoniere.
Ed inizia a ripeterlo in maniera continua.
Con siti, con libri, con pubblicazioni.
Con conferenze. Con altri libri, ed altri siti. Per mesi, e per anni. Argomenta, teorizza. Pubblica altri articoli, giornali, siti.
Citano i ponti degli antichi Romani, meravigliose opere architettoniche che ovviamente non erano state costruire da Ingegneri come li intendiamo oggi: "e se l'hanno fatto loro", chiedono retoricamente, "dei sono ponti anche migliori di quelli di oggi, perchè non lo possiamo fare anche noi ? Non serve un ingegnere, per fare un bel ponte, quella è la prova !". Qualcuno, preso da questa dialettica e da questi sillogismi un pò fallaci, inizia ad ascoltarli.
Ma non basta. Continuano a martellare. "La Pontoneria - dicono - è un'antica disciplina autonoma, che i cattivi Ingegneri chiusi nelle loro lobbies malvage ed autoreferenziali hanno cercato ingiustamente di "fare propria", gestendola poi malissimo: guardate tutti i ponti che cascano al mondo, costruiti da ingegneri certificati ! Invece noi diamo garanzie migliori, siamo specialisti... e non serve essere ingegneri, perdendo tempo con tutti quegli esami inutili di matematica all'università ! Ecco, in due anni insegniamo a chiunque le tecniche di base per costruire un buon ponte, e nessuno ce lo può impedire !"
Davanti alle prime ovvie opposizioni, partono in quarta cercando di andare in Tribunale per dimostrarlo.
Istituiscono il loro "codice deontologico dei Pontonieri".
Istituiscono addirittura un "Elenco privato Pontonieri d'Italia" (privo di alcuna validità legale, ma il nome bisogna ammettere che fa la sua figura).
Avviano corsi a pagamento di "Pontologia applicata", con "rigidi criteri selettivi".
Istituiscono assicurazioni legali per tutelare i Pontonieri non laureati con avvocati e consulenti, quando l'Ordine degli Ingegneri si allarma e li denuncia.
Potrebbero magari andare anche nei siti e nei forum frequentati da giovani ingegneri, a presentare la "pontonologia" come disciplina autonoma, per provare ad indebolire la loro fiducia nell'Ordine degli Ingegneri, e conquistare "mente e cuore" della "concorrenza". Sai mai che funzioni...
Chiedono a qualche famoso ingegnere in pensione di fare lezione ai corsi per pontonologi, in modo tale da "far figura", e sfruttare la loro presenza nel corpo docente come "garanzia di qualità e serietà formativa" degli stessi.
E poi, un bel giorno, i gruppi che organizzano corsi per Pontonieri vanno all'Ordine degli Ingegneri e dicono: "ecco ! Noi siamo qui ! Adesso, costituiamo insieme un'Istituzione unitaria che rappresenti davvero tutti, Ingegneri e Pontonieri !".
Ma, in realtà, aldilà delle belle parole, il costruire ponti è sempre stato - e rimane - competenza degli Ingegneri; e gli interessi legittimi di chi costruisce ponti (e di chi ci deve passare sopra - nel nostro caso, ad esempio, sarebbero "i pazienti") sono rappresentate - appunto - dall'Ordine degli Ingegneri.
Sarebbe surreale andare all'Ordine degli Ingegneri e dirgli che la costruzione dei ponti "ha anche dei correlati con l'Ingegneria civile, ma è strutturalmente un'altra cosa", e quindi deve essere gestita da una "figura professionale" diversa....
Gli Ingegneri, che su queste cose sono molto seri e responsabili, se si vedessero apparire un "Elenco privato di Pontonieri", ed i rappresentanti di questo immaginario "Elenco privato dei Pontonieri" si presentassero all'Ordine degli Ingegneri per invocare "istituzioni di rappresentanza comune", sapete come gli risponderebbero?
Credo così:
Ovviamente questo dei Pontonieri è solo un racconto di fantasia: queste cose nella realtà non succedono.
Seriamente: l'Ordine degli Psicologi è la casa formale e sostanziale della psicologia professionale. L'unica vera e legittima. Se va bene o male, se rappresenta bene o male i nostri interessi, dipende anche dalla partecipazione attiva degli psicologi, più giovani in particolare, alle sue attività. Non dal suo demolirla, o indebolirla, magari "da dentro". E' esattamente il contrario.
E dall'altra parte, se chi per vent'anni ha lottato espressamente contro l'Ordine, e ha cercato in tutti i modi di farvi iscrivere dei
non laureati a suon di avvocati, e adesso forma/certifica/sostiene dei "lavoratori non laureati" proprio nelle aree di competenza professionale tutelate da quell'Ordine... e che adesso viene a sollevare dubbi sull'utilità stessa dell'Ordine... beh, qualche domanda è forse normale che la possa sollevare, nel dibattito politico-professionale...
