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Discussione: Abuso professione

  1. #106
    Partecipante Super Esperto L'avatar di quattrostracci
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    06-07-2006
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    Riferimento: Abuso professione

    Citazione Originalmente inviato da Johnny Visualizza messaggio
    perché in Italia non succede, secondo te? Chi gestisce l'Ordine non sa queste cose? fanno gli gnorri, hanno uno scopo, hanno le mani legate? non riesco a capire
    Non lo so, davvero. A me pare che in tutta onestà la gestione dell'ordine fin dal suo esordio sia stata pessima. La posizione sempre di retroguardia e le istanze sempre corporative.

    Le spiegazioni potrebbero essere tantissime, sicuramente di molte possibili ne abbiamo parlato sia in questo 3d che in altri.

  2. #107
    Partecipante Esperto
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    28-05-2004
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    329

    Riferimento: Abuso professione

    Citazione Originalmente inviato da Johnny Visualizza messaggio
    perché in Italia non succede, secondo te? Chi gestisce l'Ordine non sa queste cose? fanno gli gnorri, hanno uno scopo, hanno le mani legate? non riesco a capire
    L'istituzione esiste già. Si chiama Ordine degli Psicologi. Svolge importanti funzioni di tutela, di servizio, di garanzia, a favore della comunità professionale. Come ogni istituzione a volte lo fa bene, a volte lo fa meno bene. Ha i suoi pregi, ed i suoi difetti. Ma rimane l'istituzione di garanzia. Di legge, e di sostanza.
    E chi volesse indebolire la professione di Psicologo in quanto tale, ad esempio potrebbe farlo cercando proprio di indebolire o attaccare l'istituzione Ordinistica in quanto tale.

    L'Ordine tutela tutti gli psicologi, operanti in tutte le aree professionali e con tutti gli approcci. E' un'ente di diritto pubblico, non un'associazione privata, magari a scopo di lucro. Che è un pò diverso.

    Un fenomeno interessante (stiamo facendo un discorso astratto, of course, senza alcun riferimento preciso) è che ci potrebbero però magari essere dei gruppi che - da fuori dell'Ordine, da fuori della Professione - potrebbero cercare di "mettere abilmente il cappello" su aree professionali che sono strutturalmente di competenza della psicologia; e per fare questo gli cambiano nome: le denominano "counselling", per cercare di "differenziarle", nella percezione collettiva, dalla Psicologia.

    Sono aree professionali e scientifiche che sono ovviamente interne alla psicologia; ma - in maniera artificiosa - questi gruppi dicono: "No ! Noi abbiamo autonomamente deciso che, da questo punto convenzionale in poi, la professione psicologica non è più di competenza dello psicologo, ma del cosiddetto counsellor !" (?!)- ovvero, di un "ruolo" che non esiste nemmeno nell'ordinamento delle professioni (!).

    Per fare questo si usano due strategie: una "legale", ed una mediatica.

    Da un lato, si cerca di usare una serie di strategie legali per cercare di ritagliare a forza limiti "normativi", laddove non sono riusciti a definire dei limiti scientifico-professionali reali. Strategia che a volte va male, a volte va bene.

    Dall'altra, e questa è la mossa più interessante, si cerca pazientemente di convincere gli psicologi stessi che il counselling è qualcosa di diverso, o esterno, o complementare, alla professione psicologica.

    Come se volessi far credere al pasticcere che, nell'ambito del suo lavoro quotidiano, tutto quello che concerne la panna montata di colpo non è più (per "magia definitoria") Pasticceria, ma PannaMontatologia, da apprendere separatamente dai normali corsi per pasticcere.

    E se magari si riuscisse a farlo credere ad un pò di psicologi, magari giovani, magari raccontandola per bene, ad un certo punto potrebbero forse anche acquisire un pò di influenza e visibilità.

    Un'"influenza" non loro, ovviamente, ma che gli deriverebbe proprio e paradossalmente dalla "auto-rinuncia" degli psicologi stessi al riconoscimento di un fatto elementare: in questo caso, che il counselling è il nome che si dà ad una serie di competenze psicologiche, di tecniche psicologiche, di approcci psicologici. Quindi ciò a cui ci si riferisce con quel termine è interno alla psicologia, e non esterno o diverso.

    In pratica, questi ipotetici propugnatori del "counselling autonomo", cercherebbero (nel nostro esempio astratto) di costruirvi intorno una (presuntamente) diversa "identità sociale", che però non corrisponde ad una reale alterità dello stesso, nè normativa nè scientifico-professionale.

    Sempre per fare un esempio astratto di fantasia, pour parler... ecco il racconto di fantascienza dei Pontonieri:

    Immaginiamo insieme un gruppo di persone che un mattino si sveglia, e dice che secondo loro la costruzione dei Ponti non fa più parte delle competenze dell'Ingegnere civile, ma che da oggi deve essere oggetto di una nuova "professione", che non esiste ancora: il Pontoniere.

    Ed inizia a ripeterlo in maniera continua.
    Con siti, con libri, con pubblicazioni.
    Con conferenze. Con altri libri, ed altri siti. Per mesi, e per anni. Argomenta, teorizza. Pubblica altri articoli, giornali, siti.

    Citano i ponti degli antichi Romani, meravigliose opere architettoniche che ovviamente non erano state costruire da Ingegneri come li intendiamo oggi: "e se l'hanno fatto loro", chiedono retoricamente, "dei sono ponti anche migliori di quelli di oggi, perchè non lo possiamo fare anche noi ? Non serve un ingegnere, per fare un bel ponte, quella è la prova !". Qualcuno, preso da questa dialettica e da questi sillogismi un pò fallaci, inizia ad ascoltarli.

    Ma non basta. Continuano a martellare. "La Pontoneria - dicono - è un'antica disciplina autonoma, che i cattivi Ingegneri chiusi nelle loro lobbies malvage ed autoreferenziali hanno cercato ingiustamente di "fare propria", gestendola poi malissimo: guardate tutti i ponti che cascano al mondo, costruiti da ingegneri certificati ! Invece noi diamo garanzie migliori, siamo specialisti... e non serve essere ingegneri, perdendo tempo con tutti quegli esami inutili di matematica all'università ! Ecco, in due anni insegniamo a chiunque le tecniche di base per costruire un buon ponte, e nessuno ce lo può impedire !"

    Davanti alle prime ovvie opposizioni, partono in quarta cercando di andare in Tribunale per dimostrarlo.

    Istituiscono il loro "codice deontologico dei Pontonieri".

    Istituiscono addirittura un "Elenco privato Pontonieri d'Italia" (privo di alcuna validità legale, ma il nome bisogna ammettere che fa la sua figura).

    Avviano corsi a pagamento di "Pontologia applicata", con "rigidi criteri selettivi".

    Istituiscono assicurazioni legali per tutelare i Pontonieri non laureati con avvocati e consulenti, quando l'Ordine degli Ingegneri si allarma e li denuncia.

    Potrebbero magari andare anche nei siti e nei forum frequentati da giovani ingegneri, a presentare la "pontonologia" come disciplina autonoma, per provare ad indebolire la loro fiducia nell'Ordine degli Ingegneri, e conquistare "mente e cuore" della "concorrenza". Sai mai che funzioni...

    Chiedono a qualche famoso ingegnere in pensione di fare lezione ai corsi per pontonologi, in modo tale da "far figura", e sfruttare la loro presenza nel corpo docente come "garanzia di qualità e serietà formativa" degli stessi.

    E poi, un bel giorno, i gruppi che organizzano corsi per Pontonieri vanno all'Ordine degli Ingegneri e dicono: "ecco ! Noi siamo qui ! Adesso, costituiamo insieme un'Istituzione unitaria che rappresenti davvero tutti, Ingegneri e Pontonieri !".

    Ma, in realtà, aldilà delle belle parole, il costruire ponti è sempre stato - e rimane - competenza degli Ingegneri; e gli interessi legittimi di chi costruisce ponti (e di chi ci deve passare sopra - nel nostro caso, ad esempio, sarebbero "i pazienti") sono rappresentate - appunto - dall'Ordine degli Ingegneri.

    Sarebbe surreale andare all'Ordine degli Ingegneri e dirgli che la costruzione dei ponti "ha anche dei correlati con l'Ingegneria civile, ma è strutturalmente un'altra cosa", e quindi deve essere gestita da una "figura professionale" diversa....

    Gli Ingegneri, che su queste cose sono molto seri e responsabili, se si vedessero apparire un "Elenco privato di Pontonieri", ed i rappresentanti di questo immaginario "Elenco privato dei Pontonieri" si presentassero all'Ordine degli Ingegneri per invocare "istituzioni di rappresentanza comune", sapete come gli risponderebbero?

    Credo così:


    Ovviamente questo dei Pontonieri è solo un racconto di fantasia: queste cose nella realtà non succedono.

    Seriamente: l'Ordine degli Psicologi è la casa formale e sostanziale della psicologia professionale. L'unica vera e legittima. Se va bene o male, se rappresenta bene o male i nostri interessi, dipende anche dalla partecipazione attiva degli psicologi, più giovani in particolare, alle sue attività. Non dal suo demolirla, o indebolirla, magari "da dentro". E' esattamente il contrario.

    E dall'altra parte, se chi per vent'anni ha lottato espressamente contro l'Ordine, e ha cercato in tutti i modi di farvi iscrivere dei non laureati a suon di avvocati, e adesso forma/certifica/sostiene dei "lavoratori non laureati" proprio nelle aree di competenza professionale tutelate da quell'Ordine... e che adesso viene a sollevare dubbi sull'utilità stessa dell'Ordine... beh, qualche domanda è forse normale che la possa sollevare, nel dibattito politico-professionale...

  3. #108
    Partecipante Super Esperto L'avatar di quattrostracci
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    Riferimento: Abuso professione

    Citazione Originalmente inviato da Lpd Visualizza messaggio
    L'istituzione esiste già. Si chiama Ordine degli Psicologi. Svolge importanti funzioni di tutela, di servizio, di garanzia, a favore della comunità professionale. Come ogni istituzione a volte lo fa bene, a volte lo fa meno bene. Ha i suoi pregi, ed i suoi difetti. Ma rimane l'istituzione di garanzia. Di legge, e di sostanza.
    E chi volesse indebolire la professione di Psicologo in quanto tale, ad esempio potrebbe farlo cercando proprio di indebolire o attaccare l'istituzione Ordinistica in quanto tale.

    L'Ordine tutela tutti gli psicologi, operanti in tutte le aree professionali e con tutti gli approcci. E' un'ente di diritto pubblico, non un'associazione privata, magari a scopo di lucro. Che è un pò diverso.

    Un fenomeno interessante (stiamo facendo un discorso astratto, of course, senza alcun riferimento preciso) è che ci potrebbero però magari essere dei gruppi che - da fuori dell'Ordine, da fuori della Professione - potrebbero cercare di "mettere abilmente il cappello" su aree professionali che sono strutturalmente di competenza della psicologia; e per fare questo gli cambiano nome: le denominano "counselling", per cercare di "differenziarle", nella percezione collettiva, dalla Psicologia.

    Sono aree professionali e scientifiche che sono ovviamente interne alla psicologia; ma - in maniera artificiosa - questi gruppi dicono: "No ! Noi abbiamo autonomamente deciso che, da questo punto convenzionale in poi, la professione psicologica non è più di competenza dello psicologo, ma del cosiddetto counsellor !" (?!)- ovvero, di un "ruolo" che non esiste nemmeno nell'ordinamento delle professioni (!).

    Per fare questo si usano due strategie: una "legale", ed una mediatica.

    Da un lato, si cerca di usare una serie di strategie legali per cercare di ritagliare a forza limiti "normativi", laddove non sono riusciti a definire dei limiti scientifico-professionali reali. Strategia che a volte va male, a volte va bene.

    Dall'altra, e questa è la mossa più interessante, si cerca pazientemente di convincere gli psicologi stessi che il counselling è qualcosa di diverso, o esterno, o complementare, alla professione psicologica.

    Come se volessi far credere al pasticcere che, nell'ambito del suo lavoro quotidiano, tutto quello che concerne la panna montata di colpo non è più (per "magia definitoria") Pasticceria, ma PannaMontatologia, da apprendere separatamente dai normali corsi per pasticcere.

    E se magari si riuscisse a farlo credere ad un pò di psicologi, magari giovani, magari raccontandola per bene, ad un certo punto potrebbero forse anche acquisire un pò di influenza e visibilità.

    Un'"influenza" non loro, ovviamente, ma che gli deriverebbe proprio e paradossalmente dalla "auto-rinuncia" degli psicologi stessi al riconoscimento di un fatto elementare: in questo caso, che il counselling è il nome che si dà ad una serie di competenze psicologiche, di tecniche psicologiche, di approcci psicologici. Quindi ciò a cui ci si riferisce con quel termine è interno alla psicologia, e non esterno o diverso.

    In pratica, questi ipotetici propugnatori del "counselling autonomo", cercherebbero (nel nostro esempio astratto) di costruirvi intorno una (presuntamente) diversa "identità sociale", che però non corrisponde ad una reale alterità dello stesso, nè normativa nè scientifico-professionale.

    Sempre per fare un esempio astratto di fantasia, pour parler... ecco il racconto di fantascienza dei Pontonieri:

    Immaginiamo insieme un gruppo di persone che un mattino si sveglia, e dice che secondo loro la costruzione dei Ponti non fa più parte delle competenze dell'Ingegnere civile, ma che da oggi deve essere oggetto di una nuova "professione", che non esiste ancora: il Pontoniere.

    Ed inizia a ripeterlo in maniera continua.
    Con siti, con libri, con pubblicazioni.
    Con conferenze. Con altri libri, ed altri siti. Per mesi, e per anni. Argomenta, teorizza. Pubblica altri articoli, giornali, siti.

    Citano i ponti degli antichi Romani, meravigliose opere architettoniche che ovviamente non erano state costruire da Ingegneri come li intendiamo oggi: "e se l'hanno fatto loro", chiedono retoricamente, "dei sono ponti anche migliori di quelli di oggi, perchè non lo possiamo fare anche noi ? Non serve un ingegnere, per fare un bel ponte, quella è la prova !". Qualcuno, preso da questa dialettica e da questi sillogismi un pò fallaci, inizia ad ascoltarli.

    Ma non basta. Continuano a martellare. "La Pontoneria - dicono - è un'antica disciplina autonoma, che i cattivi Ingegneri chiusi nelle loro lobbies malvage ed autoreferenziali hanno cercato ingiustamente di "fare propria", gestendola poi malissimo: guardate tutti i ponti che cascano al mondo, costruiti da ingegneri certificati ! Invece noi diamo garanzie migliori, siamo specialisti... e non serve essere ingegneri, perdendo tempo con tutti quegli esami inutili di matematica all'università ! Ecco, in due anni insegniamo a chiunque le tecniche di base per costruire un buon ponte, e nessuno ce lo può impedire !"

    Davanti alle prime ovvie opposizioni, partono in quarta cercando di andare in Tribunale per dimostrarlo.

    Istituiscono il loro "codice deontologico dei Pontonieri".

    Istituiscono addirittura un "Elenco privato Pontonieri d'Italia" (privo di alcuna validità legale, ma il nome bisogna ammettere che fa la sua figura).

    Avviano corsi a pagamento di "Pontologia applicata", con "rigidi criteri selettivi".

    Istituiscono assicurazioni legali per tutelare i Pontonieri non laureati con avvocati e consulenti, quando l'Ordine degli Ingegneri si allarma e li denuncia.

    Potrebbero magari andare anche nei siti e nei forum frequentati da giovani ingegneri, a presentare la "pontonologia" come disciplina autonoma, per provare ad indebolire la loro fiducia nell'Ordine degli Ingegneri, e conquistare "mente e cuore" della "concorrenza". Sai mai che funzioni...

    Chiedono a qualche famoso ingegnere in pensione di fare lezione ai corsi per pontonologi, in modo tale da "far figura", e sfruttare la loro presenza nel corpo docente come "garanzia di qualità e serietà formativa" degli stessi.

    E poi, un bel giorno, i gruppi che organizzano corsi per Pontonieri vanno all'Ordine degli Ingegneri e dicono: "ecco ! Noi siamo qui ! Adesso, costituiamo insieme un'Istituzione unitaria che rappresenti davvero tutti, Ingegneri e Pontonieri !".

    Ma, in realtà, aldilà delle belle parole, il costruire ponti è sempre stato - e rimane - competenza degli Ingegneri; e gli interessi legittimi di chi costruisce ponti (e di chi ci deve passare sopra - nel nostro caso, ad esempio, sarebbero "i pazienti") sono rappresentate - appunto - dall'Ordine degli Ingegneri.

    Sarebbe surreale andare all'Ordine degli Ingegneri e dirgli che la costruzione dei ponti "ha anche dei correlati con l'Ingegneria civile, ma è strutturalmente un'altra cosa", e quindi deve essere gestita da una "figura professionale" diversa....

    Gli Ingegneri, che su queste cose sono molto seri e responsabili, se si vedessero apparire un "Elenco privato di Pontonieri", ed i rappresentanti di questo immaginario "Elenco privato dei Pontonieri" si presentassero all'Ordine degli Ingegneri per invocare "istituzioni di rappresentanza comune", sapete come gli risponderebbero?

    Credo così:


    Ovviamente questo dei Pontonieri è solo un racconto di fantasia: queste cose nella realtà non succedono.

    Seriamente: l'Ordine degli Psicologi è la casa formale e sostanziale della psicologia professionale. L'unica vera e legittima. Se va bene o male, se rappresenta bene o male i nostri interessi, dipende anche dalla partecipazione attiva degli psicologi, più giovani in particolare, alle sue attività. Non dal suo demolirla, o indebolirla, magari "da dentro". E' esattamente il contrario.

    E dall'altra parte, se chi per vent'anni ha lottato espressamente contro l'Ordine, e ha cercato in tutti i modi di farvi iscrivere dei non laureati a suon di avvocati, e adesso forma/certifica/sostiene dei "lavoratori non laureati" proprio nelle aree di competenza professionale tutelate da quell'Ordine... e che adesso viene a sollevare dubbi sull'utilità stessa dell'Ordine... beh, qualche domanda è forse normale che la possa sollevare, nel dibattito politico-professionale...
    Come romanziere hai un futuro... però la tua ricostruzione è veramente molto fantasiosa. Senti la mia e dimmi se ti piace (premessa: io non userò nomi di fantasia).

    Il counseling arriva in Italia intorno agli anni '70 grazie ad alcune (poche) figure che vent'anni dopo sarebbero diventati psicologi. I primi due nomi, così, al volo, sono: Edoardo Giusti, attuale presidente dell'ASPIC e Alberto Zucconi, Presidente del CNSP (la più grande associazione di scuole di psicoterapia italiana) e direttore dello IACP (approccio centrato sulla persona).

    La ragione è semplice: sono entrambi, come formazione di base, rogersiani. Zucconi rimarrà tale, mentre Giusti andrà verso il modello integrato.

    Il primo di corso di counseling in Italia c'è durante gli anni '80 (prima dell'istituzione dell'ordine), è riconosciuto dalla regione Lazio (dunque è un titolo pubblico) e si chiama corso per "operatore socio-psico-pedagogico" per due ragioni, come lo stesso Giusti ha più volte asserito nel corso degli anni: 1) il termine inglese era di difficile traduzione; 2) infondo sociologia, psicologia e pedagogia sono delle materie trasversali proprie al counseling.

    Nel frattempo si costituisce l'Ordine. La Legge di Ordinamento arriva dopo vent'anni di gestazione. E' ahimè una pessima Legge, che tale è perché è nata con una estenuante mediazione tra futuri psicologi e medici. Ai medici è rimasta la psicoterapia, agli psicologi è andato l'ambito psicologico in senso lato.

    La psicoanalisi è volutamente esclusa dalla Legge in quanto la SPI si oppone fortemente (e con essa buona parte dell'accademia).

    Le norme transitorie sono un pasticciaccio ancor peggiore ovvero: chi fino ad oggi ha fatto lo psicologo, come lo saniamo? Visto che solo da dopo l'entrata in vigore della legge è obbligatorio essere laureati in psicologia per essere psicologi.

    Un paio di articoli (il 32 e il 33) non destano preoccupazione: sono fatti ad hoc per far entrare i professoroni universitari che diventeranno professori a psicologia, e una serie di liberi professionisti operanti nel campo da molti anni. Alcuni entrano solo per titoli. Altri devono anche sostenere l'esame di Stato.

    L'articolo più problematico è stato l'articolo 34. Tale articolo è stato pensato dal legislatore per sanare tutti coloro che, al momento dell'entrata in vigore della legge, sono iscritti ad una scuola di specializzazione in psicoterapia. Non esistendo ancora le scuole riconosciute, e non esistendo ancora la professione di psicologo, è evidente che le scuole dell'epoca iscrivessero chi gli pareva.

    Alcune decine di questi iscritti non erano laureati, ma diplomati. E l'articolo non specificava l'obbligo di una laurea. E d'altra parte le scuole non erano obbligate ad iscrivere solo laureati in quanto i corsi dell'epoca erano privatistici.

    All'interno del costituendo ordine qualcuno si oppose, ed ecco che il Mopi, sigla storica dell'associazionismo italiano della psicologia, segue le vicende legali di questa manciata di persone. Da ricordare che costoro hanno fatto e superato un esame di Stato al pari degli altri.

    L'ordine si oppone ed ecco che si apre una vertenza. Viene tentata una mediazione, che però non dà esito. A distanza di anni - processi in corso - il parlamento vara una legge e nel 1999 sana quelle poche decine di persone. Purtroppo la legge, oltre a sanare il vecchio, riapre per un certo periodo i termini dell'articolo 34, ed è in questa occasione che avviene un'iscrizione di massa da parte di alcune centianaia di persone.

    Tornando al counseling. Nel 1993 nasce la sico, con l'idea di strutturare fin da subito una professione autonoma (questo a torto o a ragione).

    Il malcontento che non si riesce a sanare in una certa parte della categoria è che gli psicologi scimmiottano i medici, danno troppa importanza all'area clinica, dimenticano altre aree strategiche ed importanti della psicologia, tra cui la prevenzione e la promozione del benessere.

    Insieme a SICo nascono anche i primi corsi di formazione che si rifanno agli standard previsti dall'associazione europea di counseling. Tra i soci fondatori italiani dell'associazione europea di counseling si annovera il primo presidente della sico (aldo dinacci) ed Anna Maria Di Fabio, docente alla facoltà di psicologia di Firenze.

    I corsi aumentano, aumentano i diplomati e parallelamente aumenta la necessità di tutela dei professionisti che esercitano (ben pochi, a dire il vero).

    Nel tentativo estremo da parte dell'ordine di ritenere le prerogative del counseling proprie allo psicologo, gioca un ruolo determinante quella ciofeca che è l'articolo 1 della 56/89.

    Un contenitore vuoto che tale è stato per accontentare i medici, che altrimenti non avrebbero dato l'OK alla nascita dell'ordine degli psicologi.

    Ma gli psicologi ci provano a denunciare i counselor. Ad oggi le cause che hanno visto counselor contro psicologi sono due, entrambe perse dall'ordine. la prima in sicilia un po' di anni fa, l'ultima in Toscana poco tempo fa.

    Le altre cause dove compare il termine "counseling" non fanno testo perché in sede dibattimentale si è appurato che gli imputati di mestiere facevano altro (naturopati, etc.).

    Nel frattempo le scuole di formazione in psicoterapia, per allargare la propria offerta formativa, iniziano a fare corsi di counseling, attirandosi le ire degli psicologi "ortodossi" che chiaramente inveiscono.

    Nel frattempo nascono molte altre associazioni di categoria, tutte però con un handicap iniziale: sono state fondate presiedute da psicologi. Così, dopo la sico, la faip e il cncp.

    L'emancipazione del counseling dalla psicologia prosegue e le nuove associazioni che si strutturano nascono infatti ad opera di counselor, prive di legami con gli psicologi e con le scuole di formazione.

    E' il caso di ancore, reico (che però è legata inizialmente all'aspic) sicool e assocounseling.

    L'obiettivo generale è quello di ritenere che l'intervento di counseling sia diverso dalla consulenza psicologica. E come tale non prerogativa degli psicologi.

    Su questo punto vertono le cause e così sarà anche in futuro.

    In tutto questo marasma l'Italia sta attraversando una difficile riforma delle professioni che vede contrapposti gli ordini professionali (rappresentati dal cup) alle associazioni delle professioni non regolamentate (raprpesentate dal colap e da assoprofessioni-cna).

    L'idea è quella di potenziare i eprcorsi formativi differenziati a seconda della professione che si concludono con l'esame di stato (license sul modello usa) e non obbligare nessuno a essere iscritto all'ordine in quanto si tende a favorire la nascita delle associazioni di categoria (modello uk).

    La logica di base è che l'ordine, di per sè, è un'istituzione obsoleta e, soprattutto, incapace di tutelare professionista e cittadino.

    E' indubbio che l'affaire counseling sia attarversato da interessi economici:

    - le scuole erogano corsi
    - gli psicologi insegnano nei corsi (sempre meno, per fortuna)
    - gli psicoterapeuti fanno supervisione ai counselor (sempre meno, per fortuna)

    Le associazioni di categoria non dovrebbero avere come scopo il guadagno, ma il tutelare il professionista e il cittadino.

    E' vero che alcune non sono troppo trasparenti, ed infatti secondo me è possibile tracciare un vademecum che dovrebbero seguire le associazioni per essere definite tali:

    - non erogare formazione in quanto la formazione è confliggente con la tutela professionale
    - non vendere servizi a pagamento
    - iscrivere solo counselor (non scuole, non psicologi)
    - richiedere come unico impegno la quota sociale
    - erogare servizi di tutela per l'iscritto unitamente al rilascio dell'attestato di competenza

    In tutto questo io, più che una battaglia, vedo una normale evoluzione di una società che cambia. la vera pecca dell'ordine (se di pecca si può èarlare) è quella di essere nato in un momento storico in cui si discuteva (già allora) di abolire gli ordini.

    Nell'ordine degli psicologi in particolare un ruolo determinante è giocato dal complesso d'inferiorirtà verso i medici e da una vera e propria subalternità alla medicina, che si reifica con le ormai arcinote decisioni insensate prese dall'ordine negli ultimi anni.

    Il dare eccessiva importanza all'area clinica ha fatto sì che nuovi spazi di mercato si siano aperti per altri (counseling, mediazione famliare, coaching, etc.).

    Non so se questo sia giusto o sbagliato, sicuramente la vedo dura tornare indietro.

    PS Ho appena riletto il tutto, ci sono molti errori di battitura (non lapsus, lpd, errori...), vado di fretta e non ce la faccio a correggerli. Mi scuso in anticipo...

  4. #109
    Partecipante Figo L'avatar di bella primavera
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    Praticamente, cosa dovrebe fare l'ordine per tutelare veramente la prof, di psicologo? come dovrebbe esere ristrutturato lo stesso ordine?, come andrebbe rilanciata la figura dello psicologo?
    Ti faccio, questa domanda, perchè vista la tua esperienza, sembri avere le idee ben chiare.
    Grazie
    Ciao

  5. #110
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    Citazione Originalmente inviato da bella primavera Visualizza messaggio
    Praticamente, cosa dovrebe fare l'ordine per tutelare veramente la prof, di psicologo? come dovrebbe esere ristrutturato lo stesso ordine?, come andrebbe rilanciata la figura dello psicologo?
    Ti faccio, questa domanda, perchè vista la tua esperienza, sembri avere le idee ben chiare.
    Grazie
    Ciao
    Per esempio sensibilizzare la società civile affinché non vadano più in onda servizi come quello mandato dalle Iene ieri sera, dove lo psicologo è stato raffigurato con il camice bianco addosso e dove la macchina, spazio improvvisato per una seduta, è stata chiamata studio medico.

    Al di là del fatto che, quanto accaduto ieri, apre interrogativi di tipo deontologico non da poco (la psicologa che fa una seduta in macchina di un'ora e trenta, esce e snocciola una diagnosi che va dal disturbo naricistico di personalità all'evidenziazione di tratti antisociali di fronte a x milioni di telespettatori) il vero problema è che l'immagine che si continua a dare dello psicologo è:

    - il medico dei matti
    - con tanto di camice bianco indosso
    - con tanto di studio medico mobile al seguito

    E poi ci lamentiamo se il counseling fa leva sulla salute e la promozione del benessere... e fanno bene! Noi si continua a scimmiottare i medici, anche in televisione!

  6. #111
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    Avete bisogno di riacquistare fiducia in voi stessi? Vi sentite depressi? non riuscite più a comunicare col vostro patner, con vostro figlio? Avete problemi sul lavoro?
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  7. #112
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    Della serie: in tempi di crisi ognuno si arrangia come può...

  8. #113
    Johnny
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    Per esempio sensibilizzare la società civile affinché non vadano più in onda servizi come quello mandato dalle Iene ieri sera, dove lo psicologo è stato raffigurato con il camice bianco addosso e dove la macchina, spazio improvvisato per una seduta, è stata chiamata studio medico.
    l'ho visto anch'io!! eccolo qui. Fra l'altro non dice il nome e cognome, e non presenta chiaramente la sua formazione (si definisce genericamente "psicologa" ma secondo me è psicoterapeuta e a indirizzo psicoanalitico perché parla di IO e Io ideale)

    http://www.video.mediaset.it/video/i...atologico.html

    mezz'ora prima avevano fatto un servizio con uno psicoterapeuta specialista in ipnosi che mi ha messo un po' di ansia eccolo
    http://www.video.mediaset.it/video/i...di-fumare.html


    Ultima modifica di Johnny : 01-04-2010 alle ore 13.03.41

  9. #114
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    mezz'ora prima avevano fatto un servizio con uno psicoterapeuta specialista in ipnosi che mi ha messo un po' di ansia eccolo
    Le Iene - VIVIANI: Nardi smette di fumare? - Video Mediaset

    Quello non l'avevo visto! ma pensa che strana la vita: gli psicologi "ortodossi" danno contro chi insegna counseling nelle scuole perché, secondo loro, confliggerebbe con l'articolo 21 del c.d. (insegnamento di tecniche psicologiche).

    Poi gli psicologi vanno in televisione e fanno induzioni ipnotiche di fronte a mezzo mondo, oppure le postano su YouTube...

    Ah ah ah, che categoria confusa e allo sbando!

    PS Mi raccomando: da domani tutti con il camice. Il vero psicologo non può non averlo. Ah ah ah...

  10. #115
    Johnny
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    ma in questi casi l'Ordine PUO' fare qualcosa, visto che questi sono psicologi iscritti all'albo. Infatti spero che abbiano dei richiami (la psicologa del secondo servizio non ha detto nenache come si chiama, quindi bisognerebbe capire chi è, almeno quello del primo servizio ha dato le sue generalità con tanto di foto e cartellino)

  11. #116
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    ma in questi casi l'Ordine PUO' fare qualcosa, visto che questi sono psicologi iscritti all'albo. Infatti spero che abbiano dei richiami (la psicologa del secondo servizio non ha detto nenache come si chiama, quindi bisognerebbe capire chi è, almeno quello del primo servizio ha dato le sue generalità con tanto di foto e cartellino)
    Carissimo, la domanda corretta è: è più logico aprire un procedimento disciplinare verso chi fa induzioni ipnotiche in televisione (con dichiarti fini terapeutici) o contro chi insegna psicologia dello sviluppo all'interno di un corso di counseling?

    Sotto il profilo giuridico (quello di cui molti utenti di questo forum si dimenticano, dando fiato alla bocca per dire castronerie che giuridicamente non stanno nè in cielo nè in terra...) l'insegnamento di una materia (psicologia dello sviluppo, ad esempio) non può essere sottoposto a vincoli in quanto è garantito dall'articolo 33 della Costituzione. Su questo la Cassazione si è peraltro già espressa decine di volte negli anni confermando in pieno la Costituzione.

    Cosa diversa è l'insegnamento di una tecnica che si ritiene riserva di legge di una professione.

    Ora va da sè che mentre la tecnica della riformulazione, ad esempio, non può rientrare in tali riserve (è una tecnica, per così dire, trasversale che chiunque può usare e non solo gli psicologi), le tecniche di induzione ipnotica rappresentano invece una riserva di sicuro, essendo l'ipnosi terapeutica (bada bene, terapeutica) riservata ai medici e agli psicologi.

    Sotto il profilo fattuale è evidente che nemmeno un genio può imparare a gestire induzioni solo dall'aver visto un video spezzettato di 5 minuti... quindi danni in tal senso non se ne fanno. Ma è proprio il principio che conta, per la deontologia. Ed è infatti un piano diverso da quello giuridico in senso stretto.

  12. #117
    Partecipante Esperto
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    Perché fai paragoni che non hanno senso? Il counselor pubblicizza abuso di professione, lo psicologo no. Se lo psicologo avesse pubblicizzato la prescrizione di farmaci allora sarebbero stati sullo stesso livello. Perché giustifichi un abusivo portando un "cattivo" esempio di uno psicologo? Forse lo psicologo si deve "arrangiare" perché ci sono gli abusivi (che probabilmente tu formi), ma lo psicologo non ha commesso nessun reato.
    Il tuo modo di giustificare l'abuso di professione portando un cattivo esempio di psicologo mi fa dubitare su molte cose. E' come se un chirurgo giustificasse un abusivo che fa interventi chirurgici dicendo che ci sono anche cattivi chirurghi. Ti interessano i pazienti e la tutela della professione? Dai tuoi interventi ne dubito! Scusa la durezza ma come si può non reagire.
    Ultima modifica di evolution : 01-04-2010 alle ore 14.38.54

  13. #118
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    Perché fai paragoni che non hanno senso? Il counselor pubblicizza abuso di professione, lo psicologo no. Se lo psicologo avesse pubblicizzato la prescrizione di farmaci allora sarebbero stati sullo stesso livello. Perché giustifichi un abusivo portando un "cattivo" esempio di uno psicologo? Forse lo psicologo si deve "arrangiare" perché ci sono gli abusivi (che probabilmente tu formi), ma lo psicologo non ha commesso nessun reato.
    Il tuo modo di giustificare l'abuso di professione portando un cattivo esempio di psicologo mi fa dubitare su molte cose. E' come se un chirurgo giustificasse un abusivo che fa interventi chirurgici dicendo che ci sono anche cattivi chirurghi. Ti interessano i pazienti e la tutela della professione? Dai tuoi interventi ne dubito! Scusa la durezza ma come si può non reagire.
    Ma cosa stai dicendo?

    Perché faccio paragoni?

    Primo perché l'annuncio che tu hai postato non dice che è di un counselor. Questa è una tua liberissima interpretazione. Potrebbe essere di chiunque. Anche di uno psicologo, per quanto ne sapppiamo.

    Secondo perché un non-psicologo non-iscritto ad alcun ordine fa pubblicità come e quando vuole, mentre uno psicologo è sottoposto sia alla legge sulla pubblicità sanitaria, sia al regolamento dell'ordine in materia.

    E fare un annuncio su un sito del tipo vendo/offro/scambio tipo eBay (visto che Koji è di eBay, tra l'altro...) non è molto decoroso... visto che il codice deontologico prescrive anche qualcosa riguardo il decoro della professione.

    Perché non provi a sentire se il CNOP ti assume? Dai tanto l'idea di passare il tuo tempo a cercare su internet gli abusivi...

    Spendilo meglio nel cercare i tuoi pari e i tuoi simili (gli psicologi) che postano su YouTube induzioni ipnotiche o vanno in televisione col camice bianco addosso a fare diagnosi!

    Quanto alla tua domanda sei fuori strada: io, come ho già scritto, non mi occupo di formazione, ma di clinica.

    E solo perché sono psicologo dovrei difendere gli psicologi? Quando fanno palesemente una cappellata dietro l'altra e stanno affondando la professione? No di certo. Per me l'ordine è inutile e dannoso, come ho già scritto decine di volte. E la mia speranza è che vanga abolito. Non se d'accordo? Liberissima, ovviamente.

    La tassa di iscrizione per lavorare si è costretti a pagarla, ma ancora - fortunatamente - si è liberi di esprimere le proprio opinioni!

  14. #119
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    E solo perché sono psicologo dovrei difendere gli psicologi? Quando fanno palesemente una cappellata dietro l'altra e stanno affondando la professione? No di certo. Per me l'ordine è inutile e dannoso, come ho già scritto decine di volte. E la mia speranza è che vanga abolito. Non se d'accordo? Liberissima, ovviamente.

    La tassa di iscrizione per lavorare si è costretti a pagarla, ma ancora - fortunatamente - si è liberi di esprimere le proprio opinioni!
    Ho letto con molto interesse gli interventi di LpD,
    MA ritorno a scrivere x sostenere al 100% il post sopra di 4Stracci.
    L'ho scritto anch'io e diverse volte per descrivere casi di Psicologi e Psicoterapeuti, che ho incontrato nel mio lavoro (in azienda), ma sono
    stati tacciati di <<casi singoli>>, in senso svalutativo da qualcuno. Anche il caso del nostro Psicoterapeuta (che conoscevo di fama, già prima delle Iene)
    è un caso singolo, MA è stato reso pubblico, ed è questo lo scandalo: tutti hanno visto e hanno potuto giudicare (di quanto facile sia approcciare-cioè avvicinarsi e non apprendere in un batter d'occhio, certo) cosa significhi rendere pubbliche alcune tecniche, che dovrebbero rimanere "riservate", cioè non pubblicizzate, perchè a rischio di essere insegnate, infrangendo la "riserva" del Codice, citata. E a rischio di essere apprese da eventuali malintenzionati x truffare l'ignaro interlocutore (questo era il paradossale scopo dichiarato della pubblicizzazione del caso!).
    A me ha scandalizzato anche un altro caso pubblico: uno Psicologo su "Mi manda Raitre", contestato dai genitori di alcune classi, dove aveva "insegnato" Educazione sessuale, in modo assolutamente "aperto" (raccogliendo sulla lavagna qualsiasi - e sottolineo qualsiasi - domanda) ai ragazzi adolescenti venisse in mente...non vi dico naturalmente che tipo di domande erano uscite in aula - con perfino alcune con chiari riferimenti alle "coreografie" dell'odierna (odierna, cioè ai miei tempi era inimmaginabile cosa sarebbe diventata...) pornografia. In studio una nostra collega gli ha fatto una semplice domanda: <<Ma non potevi approfondire l'Affettività?>>. Ma va?? Il nostro non era riuscito a capire che ai nostri adolescenti (visti e sentiti anche i recenti casi di cronaca...) "forse" manca un educazione all'Affettività.
    Dopo aver assistito a questo stupendo spettacolo mi sono detto: che bella pubblicità agli Psicologi! Che bella figura di .......[lascio il dettaglio ai fuori-onda, tipici del Direttore del TG di Retequattro].
    C'è da riflettere e da meditare. I fronti su cui combattere sono due e non uno: in questo il nostro 4Stracci ha ragione da vendere, purtroppo.
    Ultima modifica di IT_Modeler : 01-04-2010 alle ore 19.18.11
    psi_net

  15. #120
    Partecipante Super Esperto L'avatar di quattrostracci
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    in questo il nostro 4Stracci ha ragione da vendere, purtroppo.
    Ti ringrazio per l'apprezzamento. E' uno di quei rari casi dove non si è troppo felici di avere ragione...

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