Maledico il giorno in cui ho lanciato la moda di youtubbare nelle discussioni, ormai non vi si può più leggere!!
"Fate come me, non imitatemi!" (JL)
Maledico il giorno in cui ho lanciato la moda di youtubbare nelle discussioni, ormai non vi si può più leggere!!
"Fate come me, non imitatemi!" (JL)
ikaro, prenditi un tazzone di camomilla, ascolta la musica e rilassati: è musicoterapia!
Dopo questo celestiale pout pourri di soavi note, immagino sarà traumaticamente spiacevole riprendere le fila del discorso sul transfert; alle fulgide e dolcissime melodie di Bach, alle eccelse note dei notturni di Chopin, al lirismo inarrivabile del Liebesträume n° 3 di Liszt, dovrò molto più prosaicamente aggiungere un po’ di ritmo.
Per entrare nell’atmosfera giusta leggete il testo ascoltando questa: YouTube - Instant funk - I got My Mind Made Up (1979).
Riprendo qui questo esempio (già utilizzato da me in un’altra discussione) tratto da un articolo di Louis W. Sander, Pensare differentemente. Per una concettualizzazione dei processi di base dei sistemi viventi. La specificità del riconoscimento, Ricerca Psicoanalitica, Anno XVI, n° 3, 2005, p. 267-300:
“Compresi molti anni fa quanto il lavorio misterioso del “meccanismo della specificità”, indicato da Weiss, sia necessario nella costruzione della “organizzazione” o della totalità del sistema vivente al suo livello più complesso. Avvenne quando Dan Stern mi offrì l’opportunità di riesaminare, immagine per immagine, alcuni filmati di neonati che avevamo girato per il nostro studio longitudinale. La scena in questione riguardava dei filmati di breve durata ripresi dalla nostra équipe durante una visita a domicilio fatta ad una delle nostre neonate all’ottavo giorno di vita e tre giorni dopo che la madre e la piccola erano ritornate a casa dall’ospedale (1958). Un operatore del nostro gruppo di ricerca parlava con il padre nel giardino. La madre gli stava vicina tenendo in braccio la bambina e parlando con il responsabile del gruppo. A un certo punto, la bambina iniziò ad agitarsi. La madre cercò di calmarla, ma invano e, allora, sentendosi un po’ imbarazzata dalla presenza del responsabile, decise di servire il rinfresco. Diede la bambina al padre, che stava in piedi li vicino parlando con un ricercatore e rientrò in casa. I successivi due o tre minuti del filmato mostrano il padre mentre tiene la bambina con il braccio sinistro continuando a parlare con il ricercatore e poi la bambina che si addormenta mentre loro continuano a parlare. Questo è tutto ciò che si vede nel film proiettato alla normale velocità di trenta fotogrammi al secondo. Proiettando, invece, la stessa scena fotogramma dopo fotogramma, si vede il padre dare di sfuggita un’occhiata al volto della bambina, mentre, strano a dirsi, anche la bambina guarda il volto del padre. Poi, il braccio sinistro della bambina, che era appoggiato sul braccio sinistro del padre, inizia a muoversi verso l’alto. Quindi la mano della bambina e la mano del padre si muovono verso l’alto nello stesso istante. Infine, proprio quando si incontrano sul pancino della bambina, la mano sinistra della bambina afferra il mignolo della mano destra del padre. In quel preciso istante gli occhi della neonata si chiudono e lei si addormenta, mentre il padre continua a parlare, apparentemente senza accorgersi del piccolo miracolo di specificità di tempo, luogo e movimento che è avvenuto fra le sue braccia” (p. 275-276).
Quello della specificità è un principio universalmente presente nel mondo vivente, essenziale per la comunicazione, il riconoscimento, le relazioni intime di attrazione, la selettività, ecc.
Si tratta di una sorta di risonanza tra due o più persone, sintonizzate reciprocamente su proprietà corrispondenti (specificità di tempo, luogo, movimento). Edward Z. Tronick, uno psicoanalista che si occupa di bambini e di ricerca con bambini, sostiene che:
“Ogni individuo è un sistema che si auto-organizza e crea i propri stati di coscienza (stati di organizzazione del cervello) che diventano stati più coerenti e complessi in collaborazione con un altro sistema auto-organizzante. Quando la [specificità] della collaborazione tra due cervelli ha successo, ciascuno dei due accresce la coerenza e la complessità dei rispettivi sistemi. Di conseguenza, l’infante diventa capace di compiere delle azioni nel sistema diadico che non sarebbe in grado di svolgere da solo”. (Tronick E. Z., Bruscheweiler N., Harrison A., Lyons-Ruth K., Morgan A. C., Nahum J. P., Sander L. W, Stern D. N., (1998), Dyadically expanded states of consciousness and the process of therapeutic change, J. Inf. Mental Health, 19: 290-299, p. 296).
In definitiva, dice che in due si fa prima e meglio che da soli. E non c’è alcun dubbio che quanto descritto sopra sia un esempio di specificità, ma la specificità da sola non potrebbe rendere conto della complessità di quei brevissimi istanti di interazione fra padre e figlia, si può notare anche una sorta di sincronia, quasi una danza, fra l’incrocio degli sguardi e il movimento delle mani dei due soggetti, che avviene anche senza guardare, come se ciascuno sapesse istantaneamente cosa farà l’altro e gli rispondesse o lo anticipasse facendosi trovare la dove è atteso. Questa sincronicità appartiene ad un altro principio fondamentale degli esseri viventi, quello cioè della ritmicità.
I due principi, della specificità e della ritmicità si affiancano reciprocamente e garantiscono una maggiore coerenza e mantengono il sistema "uomo" al contempo stabile perché possa mantenere la propria identità e flessibile perché possa accettare il cambiamento.
La ritmicità opera attraverso l’entrainment (trascinamento, sincronizzazione armonica o risonanza) e la sincronia dei ritmi biologici. L’entrainment è un fenomeno osservato per primo dal fisico Christian Huygens nel 1666, che lo descrive come: un processo nel quale due sistemi oscillanti che abbiano un periodo (numero di cicli nell’unità di tempo) differente quando sono isolati, interagendo tendono ad assumere lo stesso periodo. I due sistemi possono giungere alla sincronicità (cioè il coordinamento dei sistemi coinvolti necessario per operare un sistema all’unisono), ma sono anche possibili relazioni di fase. Il sistema con la frequenza maggiore rallenta e l’altro accelera. Il sistema vivente può essere considerato come una sinfonia di accordi bioritmici.
Ho qualche altro appunto sull'argomento, non so se riportarlo come seconda parte dopo averci lavorato un po', o utilizzarlo di volta in volta nel corso della discussione ... ci penserò
Auguro un buon fine settimana a tutti.
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Il transfert nevrotico, per come lo concepisco di solito, è un po' differente dai meccanismi proiettivi. Diciamo che, se nel caso del nevrotico ho la netta sensazione di fare le veci di un genitore autoritario (pur non essendolo), nel caso di patologie più gravi ho più l'impressione di essere un carnefice (tra tanti). Nel primo caso il paziente si aspetta da me che lo denigri, che non consideri sufficientemente adulti/buoni/eleganti/presentabili i suoi desideri o le sue idee/associazioni. Nel secondo caso il paziente mi fa capire che lo sto torturando in qualche modo, che ce l'ho con lui, che sono d'accordo con altri...
A volte anche in strutture nevrotiche si può avere un meccanismo proiettivo in azione, ma 1) secondo me è difficile evidenziarlo al di fuori della stanza d'analisi (troppe variabili in gioco) e 2) è talmente forte la dissonanza col resto del materiale che, in seduta, balza subito all'occhio.
Il problema della "proiezione" è proprio il fatto che sia un termine usato ma soprattutto abusato. Troppe volte ho sentito dire "tu stai proiettando" nella stessa maniera in cui, in ambito extraclinico, si utilizza "ne fai un uso politicizzato", "stai strumentalizzando" e così via.
Scusate...non ho avuto modo di leggere tutta la discussione...facendo qualche ricerca sull'insight per psicologia clinica, mi sn imbattutta in questa lunghissima discussione;
potreste spiegarmi in modo chiaro e conciso questa frase?
Per ottenere che il paziente raggiunga l'insght, l'analista deve partire da un processo di insight in se stesso, che è sempre come risolvere un conflitto di controtransfert.
In parte ho capito...
ma come si da insight al paziente? Potreste farmi degli esempi (riportando magari qualche caso clinico)...
Dicamo che l'insight del paziente mi è chiaro... non mi è altrettando chiaro quello dell'analista...non riesco a trovare le parole giuste per esprimere questo concetto...
Grazie...
Ultima modifica di Nicaredda : 14-04-2010 alle ore 16.57.32
..."non pensare mai che avere il desiderio di vedere nell'animo di una persona sia qualcosa di sbagliato...
l'anima è sempre affamata di emozioni...
a volte lascia andare il freno dell'emotività
non temerla
non gestire tutto con la ragione
non temere di mostrarti come sei dentro
né di seguire l'emotivita..."
L'insight nasce da un processo relazionale ed è favorito dall'interpretazione dell'analista. Il paziente porta le sue associazioni e l'analista ascolta con attenzione liberamente fluttuante. Il materiale associativo proprio e del paziente può essere condensato nella reverie e da qui produrre l'interpretazione.
Per alcuni esempi ti rimando ad uno dei molti testi disponibili: Reverie ed interpretazione di Th. Ogden (Astrolabio Editore).
Saluti
Ultima modifica di gieko : 14-04-2010 alle ore 21.06.26
gieko
..."non pensare mai che avere il desiderio di vedere nell'animo di una persona sia qualcosa di sbagliato...
l'anima è sempre affamata di emozioni...
a volte lascia andare il freno dell'emotività
non temerla
non gestire tutto con la ragione
non temere di mostrarti come sei dentro
né di seguire l'emotivita..."
Cara Nicaredda,
Ho qualche difficoltà a trattare degli esempi clinici tratti dalla mia esperienza personale in un forum (per una questione di privacy e di segreto professionale, mai sufficientemente mantenuti), mi scuserai se prendo in prestito un esempio fatto da R. Horacio Etchegoyen nel suo libro I fondamenti della tecnica psicoanalitica, Astrolabio, Roma, 1990 (un libro che fino a qualche anno fa era molto usato nei corsi di psicologia dinamica e che ha formato molti psicologi).
“Una paziente, per un periodo di tempo abbastanza lungo, mi raccontò sogni molto interessanti, che io interpretavo con vero piacere e con ‘successo’, senza che il processo andasse avanti. Allora sognai che avevo un rapporto anale con lei. Questo mi provocò una dolorosa sorpresa e una forte depressione, ma mi fece comprendere quello che mi stava succedendo. Pochi giorni dopo, la paziente sognò che si stendeva sul lettino a faccia in giù e muoveva il sedere in modo eccitante. Raccontò il sogno senza angoscia e con un tono quasi divertito; le sembrava bizzarro e le sarebbe piaciuto sapere come lo avrei interpretato. Con queste associazioni, e sulla base dell’insight che avevo avuto sul mio controtransfert, le interpretai che il sogno che mi stava raccontando era concretamente il suo sedere; lei era più interessata ad eccitarmi con il racconto del sogno che a indagare ciò che significava” (ibid. p. 742-743).
Etchegoyen fa un’interpretazione dell’intera vicenda in maniera classicamente impeccabile, la paziente sta cercando di eccitare, di sedurre il terapeuta (dove il termine seduzione non va fatto derivare dal latino se-ducere, condurre a sé, ma da sed-ducere, condurre in disparte), di sviarlo dal suo compito principale e da un livello di lavoro terapeutico (dove si ricerca il significato inconscio di ciò che si manifesta nel transfert) per indugiare invece in un rapporto in cui è lei con il suo materiale “eccitante” a neutralizzare la funzione terapeutica.
Sui motivi che spingono questa donna a sedurre il suo terapeuta Etchegoyen non ci riferisce molto, sembrerebbe che la seduzione sia utilizzata a scopo difensivo contro ogni presa di coscienza autentica del significato profondo dei suoi sogni.
Il terapeuta, dal canto suo, sembra colludere con l’intenzione inconscia dalla paziente di sviarlo attraverso materiale eccitante, finché un sogno non gli rivela cosa sta accadendo; questo sogno deve farsi strada faticosamente fra i meandri della sua psiche, lo sconvolge, lo sorprende (un terapeuta non può desiderare di avere un rapporto sessuale con i suoi pazienti) e lo deprime (avverte un senso di colpa e di inadeguatezza).
Il sogno del terapeuta è l’insight, l’illuminazione, che gli deriva dal sentire il suo controtrasfert, che gli permette di comprendere ciò che accade, il motivo per cui nonostante i sogni della paziente siano interpretati con ‘successo’ in realtà poi non accada nulla nel processo analitico.
Il controtransfert è né più né meno il sentimento che suscita la paziente in Etchegoyen, in questo caso l’eccitazione, il piacere interpretativo e la sensazione di ‘successo’; non si tratta di sentimenti originari nell’analista, è come se letteralmente la paziente avesse iniettato in lui il suo desiderio di sedurlo, di eccitarlo.
Etchegoyen può stare, dunque, tranquillo, non desidera avere un rapporto anale con la sua paziente e non ha motivo di stupirsi o di deprimersi. Questa concezione trova conferma nel sogno speculare della paziente, che al contrario dell’analista non è angosciata all’idea di sedurre il suo analista, ne è anzi divertita ed esprime anche un lieve gesto di sfida e agita ancora una volta il suo sogno in maniera seducente quando dice che le sarebbe piaciuto sapere come lo avrebbe interpretato l’analista.
Fin qui Etchegoyen, ma noi potremmo considerare tutta la vicenda da un punto di vista relazionale e dare una diversa lettura; i due sogni sono l’immagine speculare di come una empasse relazionale fra paziente e terapeuta sia in atto. Ciascun sogno la rappresenta in maniera diversa, da un punto di vista diverso, ma esprimono entrambi lo sessa situazione di stallo; fra i due c’è un rapporto basato sulla reciproca seduzione (e non su una seduzione a senso unico, a cui l’analista soggiace finché non ha l’insight e riprende il livello analitico).
La seduzione avviene a livello di potere: la paziente riequilibra la disparità dei ruoli fra lei e il terapeuta soggiogandolo, mentre l’analista si sente terapeuticamente potente nelle sue interpretazione, che fa con ‘piacere’.
Avviene anche a livello sessuale, in sostanza fra i due sta avvenendo un simbolico coito ‘contronatura’, coito perché si adagiano sul reciproco piacere contronatura perché la ‘natura’ dell’analisi è quella di svelare ciò che è inconscio, di comprendere i significati impliciti nell’agire.
E’ ipotizzabile, infatti, che l’analista possa non essere stato del tutto indifferente alle ‘grazie’ della sua paziente, in particolar modo al suo sedere (è stupefacente come non si possa nascondere poi molto dei propri sentimenti, pensieri, desideri ai nostri pazienti; se non ci riferiscono di averli colti è solo perché colludono col nostro imbarazzo a dirci che anche noi proviamo queste cose e le consideriamo pericolose per il lavoro che stiamo svolgendo, per il ruolo che ci imponiamo e per la nostra stessa autostima), mentre è altrettanto ipotizzabile che pure la paziente riponesse una certa fiducia sulle caratteristiche di attraenza e di seduttività di quella sua parte anatomica.
La differenza fra i due modelli non sta nei contenuti, che in questo caso coincidono, ma nel fatto che il primo analista parte dal desiderio difensivo della paziente e glielo interpreta, autoassolvendosi perché il suo desiderio è soltanto il riflesso di quello della paziente assunto per identificazione proiettiva.
Nel secondo caso il terapeuta parte dal proprio desiderio, una volta riconosciutolo può vedere quello altrettanto evidente della paziente e la loro funzionalità reciproca.
Un saluto
P. S. Tutto il 49° capitolo da cui ho tratto l'esempio citato, parla di insight, che è un termine ormai desueto, non lo si incontra più tanto spesso.
Ultima modifica di Megiston Matema : 20-04-2010 alle ore 12.17.09
Ciao Megiston...
ti ringrazio tantissimo per aver risposto e chiarito i miei "prImissimi" dubbi...
Il libro su cui sto incominciando a studiare questa a dir poco "affascinante" materia è proprio l'Etchegoyen (ancora usatissimo in molti corsi di laurea) ... ho iniziato da poco lo studio, motivo per cui, non avendo ancora preso molta confidenza con i libri, ho incominciato ad avere dei dubbi.
Spero di riuscire molto presto ad avere un'idea chiara di tutto questo intrigante discorso su transfert e contransfert, insight e e molto altro ancora.
Sebbene io abbia già fatto in passato delle letture al riguardo, c'è ancora tantissimo da legere e scoprire...in realtà prima ancora dell'insight devo approfondire quello che è l'asse portante della psiconanalisi, ovvero il "transfert".
Buona giornata...
Ultima modifica di Nicaredda : 20-04-2010 alle ore 13.06.51
..."non pensare mai che avere il desiderio di vedere nell'animo di una persona sia qualcosa di sbagliato...
l'anima è sempre affamata di emozioni...
a volte lascia andare il freno dell'emotività
non temerla
non gestire tutto con la ragione
non temere di mostrarti come sei dentro
né di seguire l'emotivita..."
..."non pensare mai che avere il desiderio di vedere nell'animo di una persona sia qualcosa di sbagliato...
l'anima è sempre affamata di emozioni...
a volte lascia andare il freno dell'emotività
non temerla
non gestire tutto con la ragione
non temere di mostrarti come sei dentro
né di seguire l'emotivita..."
Gieko, così sembri l’oracolo di Delfi! Mi sembra si tratti di un giovane studente, o no?
E’ come se io dicessi ad un architetto che non può capire a fondo l’architettura se prima non costruisce qualcosa, se non passa attraverso l’esperienza diretta con materiali, le difficoltà del cantiere, gli imprevisti, la committenza, i cambi in corso d’opera, i rapporti con un gruppo di progettazione. Che è vero, per carità. Ma un tempo per ogni cosa, o no?
Megiston, che interessante l’esempio che hai portato, anche grottesco e divertente tra l’altro, quindi piacevole da leggere.
Ho provato a leggerlo al contrario, ritrovandomici. Sono sempre stata inconsciamente terrorizzata che si potesse inquinare la scena analitica: il mio inconscio ha prodotto sogni in proposito per molti mesi, ora li iniziamo ad analizzare anche in questo senso, ora cioè che la relazione analitica viene a sua volta analizzata.
E’ un momento straordinariamente intenso e produttivo quello nel quale si inizia ad analizzare il transfert insieme, paziente ed analista. Il rapporto stesso cambia completamente.
Ma perchè non riprendiamo questa discussione sulla relazione analitica? Era incredibilmente interessante!
Giulietta.O
Ciao giulietta...nn sn una giovane studentessa ma nemmeno vecchissima...poi dipende dai punti di vista
...sn una studentessa di psicologia (laurea quinquennale v.o., rimasta un pò indietro con lo studio...adesso però mi sono ripresa alla grande, "direi", dato che mi manca poco per finire ... all'inizio pensavo che gieko si riferisse all'esperienza da professionista...ma credo, invece, si riferisse all'esperienza da paziente...nn mi è ancora chiaro
...
cmq non sono mai andata in analisi, anche se c'è stato un periodo della mia vita in cui forse ne avrei avuto bisogno...e penso ci debbano andare in molti...
Tutto qui...
Buon pomeriggio
..."non pensare mai che avere il desiderio di vedere nell'animo di una persona sia qualcosa di sbagliato...
l'anima è sempre affamata di emozioni...
a volte lascia andare il freno dell'emotività
non temerla
non gestire tutto con la ragione
non temere di mostrarti come sei dentro
né di seguire l'emotivita..."