Capisco il tuo concetto e lo condivido, ma converrai che è un terreno scivoloso in questo post e che così rischiamo di confondere unlteriormente le idee di Marco, che vuole cercare di capire se la psicologia è la sua strada o meno.
Se passa il concetto che quando ti trovi di fronte una persona con un disturbo del linguaggio riconosci la sua patologia con una speculazione filosofica, tanto i metodi non servono a nulla, scusami ma ci ritroviamo una schiera di ragazzi delusi che mollano al primo anno.
Noi conosciamo i limiti oggettivi dei metodi della disciplina, ma ugualmente
esistono ed esiste rigore nella sperimentazione.
Preferisco dare questo messaggio anzichè discutere adesso e in questa sede fino a che punto può arrivare ad essere certi che un bambino iperattivo diventi un giorno una persona violenta.
Ciao.
nessuno..solo che se leggo "mi accotenterei di essere solo una buon terapeuta"...mi vien facile rispondere non vedo di buon occhio usare il termine "accontentarsi" in questa maniera...
hai detto "mi accontenterei" in un contesto che epsrimeva "mi accontento di fare il mio lavoretto e stop..."....ed io ho risposto semplicemente...dal mio punto di vista fa bene anche una certa determinazione (volendo pure un pizzico di presunzione) e volontà di non fermarsi che nei post precedenti non emergeva affatto...tutto qui...
se non ti "accontenti" son felice...è quello che spero...ma dal post precedente mi era quasi parso di capire altro...
detto questo...concordo in buonissima parte su tutto ciò che ha detto duccio nel post precedente...
Ecco...era implicito...ma tu l'hai interpretato "mi accontento" non riferito al mestiere, ma con uno schema preattivato che hai in mente "solo io amo migliorarmi???". Ok, scaccia via quello schema se puoi e cerca di pensare che anche gli altri hanno voglia di migliorarsi. Ok?![]()
Ciao a tutti,
scusate se m'intrometto, ma la discussione è molto stimolante!
Se posso, vorrei dire la mia.
Innanzitutto, penso che non sia corretto dire che la Psicologia si possa "sganciare" dalla Filosofia. Possiamo dire, piuttosto, che alcune branche della Psicologia sfruttano anche il metodo sperimentale, che a sua volta parte da posizioni di natura forzatamente filosofica. Vi sono alcuni ottimi esempi che chiarificano l'idea: alcuni studiosi sperimentali hanno posizioni fortemente riduzioniste e fisicaliste, nel senso che, secondo loro, l'attività mentale si riduce, in definitiva, a processi puramente biologici. Questo ha effetti diretti e importanti sulla scelta dei metodi sperimentali (uso di fMRI, EEG, DTI, PET, studi di carattere neurobiologico, eventuale rilievo della genetica ecc.) e sul tipo di ipotesi sperimentali che vengono sviluppate (si fanno ipotesi sul funzionamento di popolazioni neurali, specifiche strutture, circuiti, aree, nuclei sottocorticali ecc.). Altri, sempre aderendo al metodo sperimentale, non condividono questa idea di fondo, abbracciandone una più moderata (per esempio il "riduzionismo di principio", se non ricordo male) o effettivamente distinta, come certe posizioni ancora vicine al funzionalismo. Ancora: alcuni danno molta importanza alla modellistica con reti neurali, circa la comprensione della mente umana, altri invece no, considerando più valido e "reale" il solo approccio sperimentale diretto. Si potrebbe andare avanti molto, molto a lungo. Ora, nell'ambito del metodo sperimentale, le posizioni teoriche generali di partenza possono, entri certi limiti, essere corroborate o falsificate dalla sperimentazione (è il caso del comportamentismo, che si è dimostrato teoricamente troppo fragile per poter affrontare in modo esauriente la struttura della mente umana). Alcune problematiche di fondo sono, invece, ancora aperte - è il caso del dibattito modularismo/olismo che, diversamente da quanto si pensa, è tutt'altro che risolto.
Vi sono poi molte branche della Psicologia che scelgono di non adoperare il metodo sperimentale. Ciò ha una influenza diretta su come vengono costruite le teorie e le ipotesi. Di fondo, il problema centrale è che una teoria che non deve essere sperimentata non sviluppa, ovviamente, ipotesi sperimentabili e, dunque, non può essere nè falsificata nè dimostrata. Chi abbraccia una posizione sperimentale dirà che proprio questo dimostra che l'approccio non sperimentale è errato. Questa obiezione, però, è scorretta: non ha senso criticare una posizione teorica che per definizione non crede nello sperimentalismo perchè sviluppa teorie non sperimentabili. Molte teorie della Psicologia Dinamica "Classica" - Freud, Lacan, Jung - non sono, in effetti, sperimentabili, per come sono state formulate.
Ora, la domanda cruciale: è possibile capire chi ha ragione e chi torto? Il metodo scientifico è irrinunciabile per la comprensione della mente umana? Oppure è solo "di aiuto"? Oppure non serve proprio a nulla?
Si tratta, come si può vedere, di scegliere tra diverse impostazioni filosofiche
Io non sono assolutamente in grado di dare una risposta, naturalmente. Posso dire che, personalmente, credo nell'uso del metodo sperimentale, ma non posso esser certo che la effettiva realtà della mente umana non possa essere compresa solo tramite strumenti di altro tipo.
Posso solo proporre una ragionamento sul "pericolo" di criticare il fondamento del metodo scientifico (e poi concludere, finalmente!)
Scegliere di non dare "troppo peso" al metodo sperimentale ha una conseguenza diretta, e cioè quella di non prestare fede all'argomentazione logica stretta e, comunque, di non argomentare attenendosi alla logica. Questo rende molto difficile confrontare ipotesi differenti, soprattutto quando esse debbano avere delle implicazioni pratiche (es., psicoterapia).
ok, ma la psicologia dinamica è una branca interna alla psicologia, quindi non è "tutta" la psicologia, la quale resta, per definizione una scienza. Anche nella psicologia dinamica, anzi, si cerca per quanto possibile di utilizzare un approccio scientifico: Bowlby ha elaborato la teoria dell'attaccamento, ma l'ha sottoposto a indagine scientifica (dando una definizione di "attaccamento", trovandone le fasi, ecc...) e successivamente la sua allieva Ainsworth ha elaborato un metodo standardizzato per sondare gli stuli di attaccamento (l'AAI), con tanto di categorie ben precise (sicuro-evitante-ambivalente).
Esempi del genere li possiamo fare con quasi tutti i concetti della psicologia dinamica.
cito un passo del "manuale di psicologia dinamica" di Lis-StellaZennaro (pag. 444)
"quando Freud ha ideato la psicoanalisi, auspicava che potesse rientrare nelle teorie scientifiche. Molte critiche alla psicoanalisi come scienza derivano dall'appropccio positivistico alla scienza; ma con l'avvento delle posizioni anti-positivistiche all'interno della metodologia scientifica il dibattito sulla scientificità della psicoanalisi si apre e difatti in riferimento alle concezioni attuali, più che di "teorie" sarebbe più corretto parlare di "modelli".
Riguardo al metodo: il procedimento con cui nella psicoanalisi classica si costruiscono le ipotesi è induttivo-deduttivo, basato sullo studio qualitativo del caso singolo; la verifica , modificazione e ampliamento delle ipotesi avvengono tramite lo studio dei casi e l'applicazione stessa del metodo psicoanalitico. Il cammino induttivo-deduttivo era paradossalmente più evienziato da Freud, che descriveva dettagliatamente il cammino induttivo-deduttivo che lo portava alle sue conclusioni, mentre gli studiosi attuali non sempre mostrano questo procedimento.
Le concezioni scientifiche non-positivistiche o antipositivistiche della scienza rendono quindi il dibattito più ampio e varegato".
Interessante il passo che citi; in realtà, vorrei chiederti, secondo te, se davvero i concetti sviluppati da Freud o da altri psicoanalisti possano in qualche modo considerarsi sperimentabili. Mi interessa molto la questione, in particolare se avessi qualche esempio da citarmi, anche solo una tua idea.
Sono al corrente delle teorie sull'attaccamento e dei notevoli sforzi fatti per renderle verificabili... Mi chiedo, però, se e in che modo concetti come "formazione reattiva", "rimozione" o altri "grandi classici" possano essere formulati in modo tale da implicare specifiche previsioni sperimentali.
"Ma io non sono un folle e non sono mai stato ragionevole come ora, semplicemente mi sono sentito all'improvviso un bisogno di impossibile. Le cose cosi' come sono non mi sembrano soddisfacenti...siate realisti domandate l'impossibile."
Camus
Questo lo avevo scritto io non Patty. Ho ritirato su questo post in relazione a quanto hai scritto tu (ti quoto qui sotto)...
"Sarei gia' felicissima di essere una BUONA terapeuta" a casa mia non significa accontentarsi!
Sono abbastanza cresciutella e so quello che voglio. Non mi conosci e non conosci le mie scelte passate che mi hanno portata a fare un percorso accademico che credimi non tutti avrebbero scelto. Ma tu cosa ne sai della mia determinazione? Cosa ne sai di fin dove IO sono disposta ad arrivare o meno? Cosa nei sai della mia volonta'? Per favore magari evita di sparare sentenze a vanvera grazie! Non sei l'unico ambizioso a questo mondo. Anzi, se tu davvero lo fossi adesso partiresti in quarta come un kamikaze senza avere il bisogno di stare qui a sindacare sulla volonta' e le ambizioni altrui. Io ho fatto cosi' e i risultati si sono visti.
Ecco grazie....
Ultima modifica di chiaravarri : 26-04-2010 alle ore 17.15.07
"Ma io non sono un folle e non sono mai stato ragionevole come ora, semplicemente mi sono sentito all'improvviso un bisogno di impossibile. Le cose cosi' come sono non mi sembrano soddisfacenti...siate realisti domandate l'impossibile."
Camus
Grazie dell'indicazione, ho subito dato uno sguardo e ho trovato il sito di Grunbaum, dove s citano tutti i suoi lavori. Purtroppo, nessuno di quelli inerenti la scientificità della psicoanalisi sembra essere liberamente scaricabile dal web. Sapresti dirmi il "nucleo centrale" della faccenda? Condividi la sua posizione?
Grazie Patrizia,
ho letto con interesse l'articolo riassuntivo che hai postato... ma mi sembra che vi siano alcuni punti difficoltosi. Per esempio, l'autore scrive:
"Grünbaum osserva, in Introduzione alla psicoanalisi, nuova serie di lezioni, revisione della teoria del sogno, 1932, come Freud ridiscusse gli assunti fondamentali della sua teoria più nota, quella del sogno come appagamento allucinatorio dei desideri , per tener conto dei sogni dei pazienti affetti da nevrosi traumatiche, i quali, per sua stessa ammissione, facevano venir meno la funzione del sogno e la cui discussione non portava ad una soluzione soddisfacente. Inoltre in Ossessione, paranoia, perversione 1915 era pronto a mettere in discussione la teoria dell’omosessualità alla base della paranoia mediante la presentazione di un caso in contrasto con tale teoria"
Ora, entrambe le revisioni, da un punto di vista logico, non sono necessarie, a mio avviso. SE io suppongo che la volontà di appagare i miei desideri venga esaudita in sogno, il fatto che alcuni sogni non corrispondano a tale modello non è una falsificazione. Lo sarebbe se io supponessi che il sogno non può essere altro che un appagamento allucinatorio dei desideri. Lo stesso dicasi per la questione della paranoia.
Ora, se Freud pensava di poter identificare una ed una sola causa per i fenomeni psichici, siano essi normali e patologici, allora non solo non si comportava da buon "logico", ma soprattutto non si comportava da buon Psicologo.
Inoltre, riportare due esempi in cui un autore "sottopone a revisione" alcune sue teorie non ci dice molto circa le volte in cui non potrebbe non averlo fatto. Dato che di teorie Freud ne propose molte, il tentativo - logicamente non corretto, per quel che ne posso capire - di rivederne due potrebbe essere visto come "poco significativo".
Se si legge attentamente il testo di Freud ci si accorge di come quasi sempre serpeggi il dubbio, pur nell'incedere di quello che ho definito 'furor logicus'. Anche io non sono d'accordo su molte delle idee freudiane ma devo ammettere che, per quella classe di fenomeni, la teoria freudiana rimane insuperata: non a caso mi ritrovo nella riflessione junghiana che, diatribe a parte, è spesso un controcanto, una conferma ancora più estesa, una coraggiosa applicazione e un aggiustamento del discorso freudiano e non la sua negazione. Ti posso assicurare che Freud mise in dubbio molte sue costruzioni e non solo un paio...alcune le rigettò completamente perchè erronee. Sono d'accordo con te quando dici che non è ''necessario'' (in senso logico) estendere una proprietà all'intera classe dei fenomeni (i sogni per esempio): ma questa è una posizione che si matura venendo a contatto con la psicoanalisi gradualmente, con lo studio, con l'esperienza...generalmente è molto facile che in analisi ognuno si crei una propria teoria del sogno: come risultato di un venire sperimentalmente in contatto con i livelli più primitivi della propria esperienza psichica. Freud ha spianato la strada...
Saluti,
Luigi
Blog: Spazio di Psicoanalisi