• Opsonline.it
  • Facebook
  • twitter
  • youtube
  • linkedin
Pagina 7 di 17 PrimoPrimo ... 56789 ... UltimoUltimo
Visualizzazione risultati 91 fino 105 di 245

Discussione: falsi miti

  1. #91
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
    Data registrazione
    28-03-2004
    Residenza
    Milano
    Messaggi
    2,312

    Riferimento: falsi miti

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Un qualche sistema per verificare che ci sono stati certi miglioramenti veramente al di là delle convinzioni di un'altra persona, che sia lo psicoterapeuta o il paziente, dovrà pur essere individuato. Potrebbe darsi anche che si verifichi il caso contrario, e cioé che il paziente ritiene di non aver risolto nulla ed il terapeuta insiste che invece è migliorato per convincerlo a continuare una terapia che risulta inutile se non dannosa.

    Qua c'è poco da fare, bisogna assoggettarsi, psicoanalisi o no, psicoterapia o no, ad un qualche sistema di verifica condiviso e ritenuto affidabile da chi se ne intende di queste cose e che risulti il più oggettivo possibile per monitorare se ci sono stati miglioramenti, se no abbiamo a che fare sempre con opinioni o dei pazienti o degli psicoterapeuti e le opinioni non sono dati di fatto.
    E dai, ancora con questa storia? Opinioni un corno! Le verifiche si fanno, tuttavia non ci si assoggetta perchè c'è chi sceglie di non andare unicamente dietro a metodi di verifica che hanno limiti, ma di confrontare con questi dati di fatto clinici, creando un dialogo tra clinica e ricerca.
    Abbiamo capito che non ti sta bene, sono 3 anni che ce lo stai ripetendo fino alla nausea. Fattene una ragione e lascia stare la psicoterapia visto che non ti convince.
    gieko

  2. #92
    Banned
    Data registrazione
    21-03-2008
    Residenza
    Salerno
    Messaggi
    1,546

    Riferimento: falsi miti

    Citazione Originalmente inviato da gieko
    E dai, ancora con questa storia? Opinioni un corno! Le verifiche si fanno, tuttavia non ci si assoggetta perchè c'è chi sceglie di non andare unicamente dietro a metodi di verifica che hanno limiti, ma di confrontare con questi dati di fatto clinici, creando un dialogo tra clinica e ricerca.
    Ma se tu stesso hai scritto che

    Citazione Originalmente inviato da gieko
    Il problema è che non risulta per nulla semplice come prospetti, stabilire se la persona ha veramente superato le proprie problematiche.
    Come le fate ad effettuare queste verifiche? Io questo contestavo. Si può verificare qualcosa quando si è chiarito in modo abbastanza univoco cosa dovrebbe accadere, se a monte la cosa è così vaga cosa si verifica?

    Sempre nell'articolo citato all'inizio alla voce "Mito della guarigione definitiva" viene discusso anche questo controargomento che proponi.

    Saluti
    Ultima modifica di Char_Lie : 05-05-2010 alle ore 11.04.20

  3. #93
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
    Data registrazione
    28-03-2004
    Residenza
    Milano
    Messaggi
    2,312

    Riferimento: falsi miti

    Ci sono metodi che mirano alla verifica del processo psicoterapeutico e psicoanalitico, dei cambiamenti che avvengono ed in che modo. Non è però possibile seguire una modalità lineare, e non tutto è verificabile. E' più chiaro così? Tu contesti senza nemmeno conoscere. Prenditi la briga di leggere qualcosa di più sull'argomento e semmai ne riparliamo.
    Ultima modifica di gieko : 05-05-2010 alle ore 11.09.47
    gieko

  4. #94
    Postatore OGM L'avatar di willy61
    Data registrazione
    20-09-2004
    Residenza
    Albino (BG)
    Messaggi
    4,192
    Blog Entries
    281

    Riferimento: falsi miti

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    I miei problemi si possono riassumere in questo: non ho la vita che vorrei
    E allora? C'è scritto da qualche parte che uno debba avere quel che vuole?
    Comunque, sei in buona compagnia. Non credo che su questo forum ci sia una sola persona, me compreso, che abbia esattamente la vita che desidererebbe...

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    se la raggiungo questo tipo di vita o qualcuno è capace davvero di permettermi di accedere a tutto questo (ammesso che sia possibile) rispettando i vincoli che descrivono questa situazione
    Purché tu non pretenda anche di definire tu stesso quali siano i vincoli. Non puoi fare contemporaneamente il controllore ed il controllato....

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Proprio per questo è importante stabilire cosa una terapia fa (cosa permette di ottenere in modo trasparente)
    Mi pare che Gieko e altri te lo stiano ripetendo da anni. Ora, se non capisci, che ci possiamo fare? Cioè, un dubbio, ogni tanto, che la spiegazione che ti viene data sia corretta ma che, per svariati motivi, tu non riesca ad afferrarla, non ti è mai venuto?


    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    e se funziona o meno.
    Proposizione indefinita, pregasi riformulare la domanda.
    Hai presente la vecchia leggenda del braccio di scimmia magico?

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Come fa un soggetto a scegliere il tipo di intervento di cui ha davvero bisogno se non può sapere questo?

    Saluti
    Un soggetto lo si diventa dopo l'intervento. Nella maggior parte dei casi, prima si è dei buoni automi. E gli automi, per definizione, non scelgono un accidente di nulla.

    Buona vita
    Guglielmo
    Ultima modifica di willy61 : 05-05-2010 alle ore 12.44.53 Motivo: Correzioni sintattiche ed ortografiche
    Dott. Guglielmo Rottigni
    Ordine Psicologi Lombardia n° 10126

  5. #95
    Postatore Epico L'avatar di RosadiMaggio
    Data registrazione
    10-02-2006
    Residenza
    Tra le Alpi e gli Appennini
    Messaggi
    11,960

    Riferimento: falsi miti

    Originalmente inviato da Char_Lie Proprio per questo è importante stabilire cosa una terapia fa (cosa permette di ottenere in modo trasparente).

    Ad es., di gettare luce sulle proprie ombre, restando in termini di "trasparenza". (so già che non ti convince, ma quello che ho scritto é un mio vincolo non dal quale non si può prescindere). Ma fa anche molte altre cose, esprimibili con altri termini.



    Citazione:
    Originalmente inviato da Char_Lie e se funziona o meno.
    ---------------------------------------------------------------------------------------

    Mettiamo che rispetto alla tua richiesta iniziale la psicoterapia sta funzionando bene, secondo le tue aspettative; se poi tu decidi improvvisamente seguendo una libera scelta che senti fortemente ed intimamente tua, che ciò che vuoi ottenere é una cosa del tutto diversa da quella che pensavi convintamente all'inizio, cosa potrebbe o "dovrebbe" accadere secondo te?
    Ultima modifica di RosadiMaggio : 05-05-2010 alle ore 13.23.32
    Gaia

    Tessera n° 15 Club del Giallo

    Guardiana Radar del Gruppo insieme a Chiocciolina4

  6. #96
    Partecipante Assiduo
    Data registrazione
    15-09-2009
    Messaggi
    178

    Riferimento: falsi miti

    Citazione Originalmente inviato da Megiston Matema Visualizza messaggio
    Penso di essere in accordo con quanto ti ha risposto Gieko. Non credo ci sia alcuna sottovalutazione della “soddisfazione” del “cliente”, anzi tengo in così grande considerazione la sua risposta che non mi accontento di una risposta parziale. Vedo di spiegarmi meglio: se una persona che è violenta con la moglie, con i figli , con i vicini e a cui capita di creare pretesti per una rissa, si rivolge ad una terapia e questa terapia fa in modo che questo individuo non sia più violento, questo è un successo terapeutico senza alcun dubbio. Può darsi che questo successo sia limitato nel tempo, come è possibile che sia duraturo; potrei considerarmi soddisfatto di aver risolto il problema e di sapere come ciò è avvenuto (ho applicato delle tecniche standardizzate di provata efficacia e queste hanno funzionato).
    Ed è un risultato da sottovalutare ??

    E invece io sono molto curioso e mi chiedo perché* [*Sulla ricerca del “perché” sono di parere avverso al tuo, la concezione scientifica positivista (e neo-positivista) guardava con sospetto la ricerca del perché, considerandola prossima ad un finalismo e ad un teleologismo estraneo a ciò che si intendeva per scienza rigorosa, in cui tutto era legato da precisi nessi causali linerari e tutto aveva un senso. La scienza che sui ispira al paradigma costruttivista non teme di misurarsi con la ricerca del “perché”, sapere perché una terapia ha funzionato è altrettanto importante del sapere il “quanto” e il “come”. Solo chiedersi perché una terapia ha funzionato ci permette di interrogarci a fondo su quali sono stati i suoi “fattori terapeutici”, quale il “processo”) seguito e di trarne insegnamento per i futuri percorsi] ciò ha funzionato
    Il termine "perchè" può essere usato in sensi diversi e crea confusione in quanto può evocare risposte sia di tipo causale che finalistico.
    Una ricerca sul processo che cerca di indagare "perchè" qualcosa funzioni mi sembra sia da intendere nel senso che cerca di spiegare "cosa" succeda. Un processo tra l'altro è un sostantivo che si riferisce a "come" qualcosa viene attuato.
    Il "come" poi, mette in relazione delle variabili che non necessariamente stabiliscono una causalità lineare e ha valore anche nella prospettiva cibernetica del primo e del secondo ordine (causalità circolare, feedback, feed-forward, etc.) e nella teoria dei sistemi dinamici non-lineari (in cui ci sono variabili legate da relazioni matematiche quantitative).
    Tranne che tali prospettive non siano deformate metaforicamente.

    Secondo il costruttivismo poi ogni persona che agisce nel mondo elabora teorie attraverso cui cerca di dare significato agli eventi, e anche lo scienziato si trova intrappolato nelle trame della propria epistemologia e quindi nelle teorie che elabora per dare spiegazione al proprio operato. Ma i significati, i perchè e le risposte che si danno, hanno senso solo nell'ambito della propria teoria.

    e dove è andata a finire tutta l’aggressività di questa persona? Perché per me l’aggressività non è soltanto un comportamento manifesto, se uno picchia è aggressivo altrimenti non lo è, e più picchia più è aggressivo; io credo, piuttosto, che l’aggressività appartenga ad un assetto di personalità, faccia parte della coerenza di un sistema uomo, se privo quell’uomo della sua aggressività metto in pericolo la sua coerenza e il suo equilibrio. E’ pur vero che ogni sistema che subisca un mutamento si riassesta cercando il miglior equilibrio che può trovare in quella situazione data e in base alle risorse di cui dispone; per questo ha molto senso la domanda precedente, per questo non posso accontentarmi del fatto che non è più aggressivo. In psicoanalisi io posso sospettare la presenza di aggressività anche in assenza di manifestazioni aggressive manifeste, anzi addirittura in presenza di comportamenti apparentemente opposti (in base al meccanismo della formazione reattiva).
    L'aggressività è un'entità reale che si trova all'interno della persona o è la migliore risposta che la persona, come sistema, possa manifestare data la sua configurazione?
    Se separiamo un comportamento dall'intenzione che vi sta dietro e viene soddisfatta l'intenzione con comportamenti non distruttivi, rendendo disponibili nuove risorse e facendo quindi assestare il sistema ad un livello diverso, non ti sembra un risultato accettabile ??

    L’osservazione della variabilità del sintomo discende dai resoconti degli antichi esorcisti ed è stata descritta con un certo rigore e frequenza dai primi ipnotisti; le lezioni del venerdì di Charcot con i pazienti isterici della Salpêtrière in cui il grande neurologo francese induceva con l’ipnosi a suo piacimento qualsiasi sintomo, oppure eliminava quelli presenti nei pazienti, o ancora scatenava o bloccava un attacco isterico, a cui assistette anche Freud oltre ai maggiori neurologi e psichiatri dell’epoca, la vicenda clinica di Anna O. curata attraverso la terapia catartica, e che alla fine quando tutti i sintomi sembravano miracolosamente sconfitti, sembra abbia annunciato una gravidanza (isterica) e abbia individuato il dr. Breuer come il responsabile del suo stato e padre del bambino. Le prime vicende dello stesso Freud, dalla giovane madre incapace di allattare il proprio bambino, che viene sbloccata attraverso la suggestione ipnotica con sole due sedute, ma che necessita dello stesso intervento un anno dopo, in occasione della nascita di un altro figlio.
    Negli scritti di Freud dei primi anni si nota tutta l’insoddisfazione per uno strumento (come quello dell’ipnosi) che da risultati straordinari immediati, ma che non sempre era applicabile (la variabilità soggettiva e la permeabilità dei soggetti in momenti diversi era ben nota anche ai suoi tempi) e non dava risultati affidabili nel tempo.
    Freud ha faticosamente cercato e trovato un metodo diverso, più impegnativo in termini di tempo ed energie, che va più in profondità e non si occupa soltanto dei sintomi, ma dell’intero soggetto. Di recente il cognitivismo costruttivista ha messo in discussione il dogma dell’efficacia delle tecniche e del focus sintomatologico per mettere mano ad una più onerosa ristrutturazione della personalità, concedendosi più tempo per realizzarla.
    Chi è adesso che critica uno strumento basandosi su valutazioni vecchie di cento anni ??
    E che non tiene conto della raffinatezza delle metodologie messe in atto da Milton Erickson, basate sull'utilizzazione sistematica delle caratteristiche individuali di ogni persona ??
    Sei rimando indietro su questo, caro Megiston Matema, ma sono sicuro che la tua personalità poco incline al dogmatismo potrà incuriosirsi.

    L’insistenza di alcuni modelli teorici sul breve e sul sintomatico, non mi creerebbero alcun problema se fossero corredate da una certa correttezza e da un certo rigore nell’esplicitare ciò che realmente fanno; in fondo non è cosa di poco conto privare una persona del suo sintomo, spesso molto fastidioso, in alcuni casi sostituendolo con una modalità relazionale o comportamentale più adattiva.
    Capita anche in analisi che alcuni pazienti si ritengano soddisfatti della sparizione (o attenuazione) sintomatica e che decidano unilateralmente di interrompere la terapia; io in genere in questi casi dico che a mio parere il lavoro non è concluso, che il sintomo è diventato transfert, che occorrerebbe comprenderlo a fondo, analizzarlo per essere sicuri di aver capito qual’era il significato soggettivo di quel sintomo e pensare di poterlo padroneggiare davvero. Se il paziente è risoluto nel voler concludere, rispetto la sua volontà e non mi oppongo in alcun modo.
    La nota dolente a mio parere non sta nella soluzione sintomatologia, che può anche essere definitiva per quel che riguarda quel sintomo, ma nel pensare che in fondo le terapie più o meno brevi e quelle più lunghe psicodinamiche o cognitive facciano la stessa cosa, solo che le prime la realizzano in un tempo molto minore, con un minor dispendio di risorse psicologiche e materiali.
    Questa insistenza sui criteri sintomatici e quantitativi mi pare paragonabile al modo di lavorare di quella cameriera che scopa il salotto e butta la polvere sotto il tappeto, poi alla padrona mostra il pavimento pulito, soprattutto negli angoli più visibili, ma cerca in tutti i modi di evitare che si alzi il tappeto, perché si scoprirebbe il suo inganno.
    O come quell’illusionista che ha fatto sparire la carta con molta maestria e mostra bene il palmo delle mani, ma evita accuratamente di mostrare il dorso perché la carta è li, tenuta fra le pieghe di due dita e proprio la dimostrazione ostentata che non c’è nasconde accortamente dov’è.
    Un meccanico onesto, di fronte ad una vecchia carretta ti dice che forse sarebbe meglio comprarne una nuova, ma se non vuoi o se non puoi, ti dice che può sistemarla per farla durare ancora qualche anno, dopo forse bisognerà rimetterci le mani, fare qualche altra modifica; un meccanico disonesto ti dice di lasciare fare a lui che te la renderà come nuova.
    Non sarei così assolutista, forse l'eliminazione del sintomo può comportare i problemi che citi, forse ... non sempre.
    In ogni caso con la sostituzione del sintomo si tiene conto dei bisogni della personalità, rispettando l'ecologia del soggetto come sistema.


    In fondo, gli stregoni, gli esorcisti, i maghi, gli ipnotizzatori da piazza, i santoni, le ostensioni della Sindone, i luoghi sacri di culto, non è detto che non abbiano dei risultati, talvolta anche miracolosi; si diceva che persino il solo toccare il re di Francia fosse taumaturgico e puntualmente i cronisti raccontano di guarigioni impressionanti e miracolose avvenute davvero.
    Lo scienziato differisce da tutta questa gente, che pure ha dei risultati, beninteso, per la serietà della sua proposta e perché oltre ad accettare che il risultato c’è stato, e spiegare come è avvenuto (anche loro sono in grado di dar conto, a modo loro, di queste cose) è anche capace di spiegare il perché è avvenuto, cioè di averne compreso il processo.
    Un saluto.
    Nell'ottica costruttivista non esistono posizioni privilegiate. In quello che hai scritto ora hai mescolato tra loro concetti costruttivisti con altri positivisti, facendo confusione tra paradigmi.
    E poi non lo dite anche voi che la psicoanalisi non è ancora una scienza ?
    Mi piace il tuo pensiero trasversale. Anche il modo in cui associ l'ipnosi con maghi, santoni etc. etc. .... :-((
    Ultima modifica di _daimon_ : 05-05-2010 alle ore 13.55.43

  7. #97
    benedetta14
    Ospite non registrato

    Riferimento: falsi miti

    Citazione Originalmente inviato da _daimon_ Visualizza messaggio
    L'aggressività è un'entità reale che si trova all'interno della persona o è la migliore risposta che la persona, come sistema, possa manifestare data la sua configurazione?
    Se separiamo un comportamento dall'intenzione che vi sta dietro e viene soddisfatta l'intenzione con comportamenti non distruttivi, rendendo disponibili nuove risorse e facendo quindi assestare il sistema ad un livello diverso, non ti sembra un risultato accettabile ??
    Occorre tener presente il paziente e ciò che vuole. Se al paziente non bastasse un assestamento ad un livello diverso, ma volesse modificare la sua configurazione?
    Poi chi è che decide il livello a cui assestarsi e come? Spererei che fosse il paziente a deciderlo e dunque come si fa a misurare questi risultati che appaiono essere molto soggettivi?

  8. #98
    Partecipante Assiduo
    Data registrazione
    15-09-2009
    Messaggi
    178

    Riferimento: falsi miti

    Citazione Originalmente inviato da giulietta.o Visualizza messaggio

    Rsposta troppo complessa per un forum...Il sottoscritto (anche se non sono un terpaeuta), usando la pnl, sarebbe andato su aspetti del MILTON-MODEL, leggendo i tuoi metaprogrammi, e usando domande metamodello, sicuramente avrei lavorato sulle tue credenze di base, col tempo avresti scoperto te stessa la tua Mission, e poi la Vision.
    Prego?
    Sono basita.
    Ma è questo che dite ai pazienti? Entrano in terapia e, siccome è troppo complicato per loro, gli parlate di “vision”? Di “mission”? E gli fate domande metamodello?
    Gieko è stato fin troppo cortese nel suo commento: se i terapisti brevi fossero come li fai apparire tu, penserei che sono dei venditori di aspirapolveri.
    Alla faccia della demolizione dell'avversario !!
    Prima di giudicare si dovrebbero conoscere i concetti espressi da chi ti risponde.

  9. #99
    Partecipante Assiduo
    Data registrazione
    15-09-2009
    Messaggi
    178

    Riferimento: falsi miti

    Citazione Originalmente inviato da benedetta14 Visualizza messaggio
    Occorre tener presente il paziente e ciò che vuole. Se al paziente non bastasse un assestamento ad un livello diverso, ma volesse modificare la sua configurazione?
    Poi chi è che decide il livello a cui assestarsi e come? Spererei che fosse il paziente a deciderlo e dunque come si fa a misurare questi risultati che appaiono essere molto soggettivi?
    I risultati non li misura nessuno, sono sperimentati. Dal paziente. Ma c'è chi non gli dà importanza.
    L'assestamento su un livello diverso è un espressione metaforica e non lo decide nessuno. E' un processo inconscio.

  10. #100
    benedetta14
    Ospite non registrato

    Riferimento: falsi miti

    Citazione Originalmente inviato da _daimon_ Visualizza messaggio
    I risultati non li misura nessuno, sono sperimentati. Dal paziente. Ma c'è chi non gli dà importanza.
    Chi? Mi sembra che il paziente sia al centro dell'attenzione di molti tipi di psicoterapia.

    L'assestamento su un livello diverso è un espressione metaforica e non lo decide nessuno. E' un processo inconscio.
    Nasce casualmente, come effetto di un'azione da parte del terapeuta o dalle capacità autopoietiche del soggetto in trattamento?

  11. #101
    Megiston Matema
    Ospite non registrato

    Riferimento: falsi miti

    Citazione Originalmente inviato da bella primavera Visualizza messaggio
    ..e comunque si Sta andando fuori dal tema della discussione, "l'articolo di SIbilia". (A chi mi ispirerò io, con tutto il rispetto che ho per te , sarà solamente una mia scelta!)
    Saluti
    Caro Bella Primavera,
    sull'articolo di Sibilia, chi voleva esprimersi l'ha fatto in maniera chiara e distinta, per poter aggiungere qualcos'altro dovrei prima consultare il mio avvocato ; chi non si è espresso non è certo perché non ne ha avuto tempo: o non era interessato, oppure il suo silenzio è più assordante di tutte le parole che sono state scritte
    Piuttosto, tu non ti sei ancora espresso, lo condividi? Perché l’hai postato?
    Un saluto.

  12. #102
    Partecipante Figo L'avatar di bella primavera
    Data registrazione
    17-01-2007
    Residenza
    roma
    Messaggi
    768

    Riferimento: falsi miti

    Citazione Originalmente inviato da Megiston Matema Visualizza messaggio
    Caro Bella Primavera,
    sull'articolo di Sibilia, chi voleva esprimersi l'ha fatto in maniera chiara e distinta, per poter aggiungere qualcos'altro dovrei prima consultare il mio avvocato ; chi non si è espresso non è certo perché non ne ha avuto tempo: o non era interessato, oppure il suo silenzio è più assordante di tutte le parole che sono state scritte
    Piuttosto, tu non ti sei ancora espresso, lo condividi? Perché l’hai postato?
    Un saluto.
    l'HO postato, perchè mi sembrava un articolo interessante, che includesse vari aspetti, della ricerca psicoterapeutica. L'Autore del testo, poi sicuramente non è uno sprovveduto.
    Per quanto riguarda il testo in questione, il sottoscritto, concorda su molte cose.

  13. #103
    Partecipante Figo L'avatar di bella primavera
    Data registrazione
    17-01-2007
    Residenza
    roma
    Messaggi
    768

    Riferimento: falsi miti

    thank you Daimon!

  14. #104
    Banned
    Data registrazione
    14-09-2009
    Residenza
    toscana
    Messaggi
    1,780
    Blog Entries
    126

    Riferimento: falsi miti

    Io penso che i terapeuti comunque debbano fare le loro valutazioni, secondo il loro metro, rispetto al "funzionamento" o meno di una terapia.
    Se sono corretti, al momento in cui ritengono che non funzioni, lo comunichino al paziente.

    Dal canto suo, chi è in terapia non è uno sprovveduto, o una persona che ha perso la misura del "giudizio", per cui se ne accorgerà se la gamba gli fa ancora male, statene certi!

    Obnubilati fino a un certo punto, eh?

  15. #105
    Megiston Matema
    Ospite non registrato

    Riferimento: falsi miti

    Citazione Originalmente inviato da _daimon_ Visualizza messaggio
    Ed è un risultato da sottovalutare ??
    Assolutamente no, talvolta è già tanto che si riesca a fare questo anche in una analisi; sarebbe piuttosto molto corretto dire al paziente esplicitamente e prima di intraprendere ogni terapia, in che cosa consiste il proprio lavoro, quale obiettivo pensiamo di potere (o dover) raggiungere e che altri colleghi lavorano in maniera diversa dalla nostra. Questo per non ingenerare inutili e deleterie conclusioni che qualcuno ottenga gli stessi risultati in minor tempo, o che le cure brevi siano semplici palliativi e perdite di tempo per il paziente, perché non gli risolvono il problema.

    Citazione Originalmente inviato da _daimon_ Visualizza messaggio
    Il termine "perchè" può essere usato in sensi diversi e crea confusione in quanto può evocare risposte sia di tipo causale che finalistico.
    Una ricerca sul processo che cerca di indagare "perchè" qualcosa funzioni mi sembra sia da intendere nel senso che cerca di spiegare "cosa" succeda. Un processo tra l'altro è un sostantivo che si riferisce a "come" qualcosa viene attuato.
    Il "come" poi, mette in relazione delle variabili che non necessariamente stabiliscono una causalità lineare e ha valore anche nella prospettiva cibernetica del primo e del secondo ordine (causalità circolare, feedback, feed-forward, etc.) e nella teoria dei sistemi dinamici non-lineari (in cui ci sono variabili legate da relazioni matematiche quantitative).
    Tranne che tali prospettive non siano deformate metaforicamente.
    Secondo il costruttivismo poi ogni persona che agisce nel mondo elabora teorie attraverso cui cerca di dare significato agli eventi, e anche lo scienziato si trova intrappolato nelle trame della propria epistemologia e quindi nelle teorie che elabora per dare spiegazione al proprio operato. Ma i significati, i perchè e le risposte che si danno, hanno senso solo nell'ambito della propria teoria.
    Noi non possiamo prescindere dalla ricerca del “perché” per il semplice fatto che l’individuo si muove in base a motivazioni proprie che giustificano il suo comportamento; il perché un soggetto si muove ricade nell’ambito specifico della Psicologia. Se dovessi spiegare solo “come” un soggetto si è mosso, perderei l’essenziale di qual movimento, il senso stesso del muoversi.
    Storicamente le motivazioni sono state individuate nell’ambito del biologico e del corredo genetico, mutuate pari pari dalla biologia, oppure attribuite all’ambiente esterno; solo di recente si è vista la necessità di un soggetto che crea le proprie motivazioni a partire dalle proprie condizioni biologiche e dall’ambiente. Mettere un soggetto al centro del proprio corredo genetico e nell’interscambio fra interno ed esterno, cambia radicalmente ogni prospettiva. Ciò significa che il determinismo positivista va rivisto fin dalle fondamenta, significa anche che determinate condizioni iniziali di un soggetto non danno per niente una risposta scontata, ma un’infinita possibilità di risposte, che solo a posteriori può essere determinabile.
    Significa anche che per scoprire il “perché” bisogna interrogare il soggetto specifico, non pensare di conoscerlo già in base allo studio degli istinti biologici, della genetica o delle condizioni ambientali; significa anche comprendere nell’interrogazione il fatto che gran parte delle motivazioni funzionano in maniera automatica o “dinamica”, sono cioè al di sotto della soglia della consapevolezza, vale a dire il soggetto stesso talvolta non sa consapevolmente e razionalmente perché si muove e che bisogna spostare il focus motivazionale nell’inconscio.
    Non solo, è mia convinzione (come è convinzione degli psicoanalisti relazionali e intersoggettivi) che gran parte della soggettività si formi a partire da una relazione (inconscio compreso), quindi non solo è necessario creare una relazione (terapeutica) per scoprire il bandolo della matassa motivazionale, ma spesso la motivazione stessa è relazionale, cioè i muovo per qualcuno, mi muovo verso qualcuno e così via, non esiste mi muovo e basta.
    La Infant Research (che non finirò mai di consigliare di accostarvisi) ha scoperto modalità straordinarie per individuare i “perché” relazionali nelle micro-interazioni madre-figlio, il bambino parla con il linguaggio di cui è capace e sa essere anche molto espressivo, se soltanto sappiamo cogliere ciò che intende esprimere; è straordinario poter applicare alcuni di questi processi relazionali nella clinica adulta e poter leggere anche materiale come il gesto, la postura, l’emotività, ecc. all’interno di una relazione, non soltanto in maniera simbolica (cosa che già faceva Freud), ma come linguaggio a-simbolico o pre-simbolico, eppure estremamente comunicativo (questo ci ritorna molto utile nella clinica attuale dove spesso non è scontata la simbolicità della comunicazione non verbale del paziente, talvolta il gesto è segno e non simbolo, talaltra qualcosa a cui il paziente non riesce ad attribuire alcun significato, e sentirebbe estranea non soltanto come contenuto ma anche nella forma ogni nostra interpretazione).
    La ricerca sul processo cerca di cogliere il perché del processo stesso, di ricostruirlo anche nelle motivazioni condivise fra terapeuta e paziente e di renderne conto nella ricerca dei fattori terapeutici (certo che inseguendo il “come” o semplicemente gli esiti di una terapia, non sfioriamo nemmeno cosa ha funzionato, sapremo solo che qualcosa ha funzionato, quella terapia, ma sembra che bene o male funzionino quasi tutte e in una terapia si fanno molte cose oltre a quelle che si dice di fare: ad esempio non c’è terapia senza un minimo di relazione fra paziente e terapeuta, ma questo è un altro discorso).

    Citazione Originalmente inviato da _daimon_ Visualizza messaggio
    L'aggressività è un'entità reale che si trova all'interno della persona o è la migliore risposta che la persona, come sistema, possa manifestare data la sua configurazione?
    Se separiamo un comportamento dall'intenzione che vi sta dietro e viene soddisfatta l'intenzione con comportamenti non distruttivi, rendendo disponibili nuove risorse e facendo quindi assestare il sistema ad un livello diverso, non ti sembra un risultato accettabile ?? [
    L’aggressività è una potenzialità soggettiva che il soggetto si gioca sul crinale fra eco-organizzazione (cioè il suo stato interno, lo stato attuale del sistema, le condizioni ambientali e tutto ciò che possiamo considerare estraneo al soggetto ma con cui il soggetto deve fare i conti) e l’auto-organizzazione (cioè la possibilità di un doppio movimento che si articola in un iniziale mettere fra parentesi tutte queste cose, operare quella che gli antichi filosofi stoici greci denominavano apatheia e Husserl chiamò epoché, prima di assumere la risposta come qualcosa di proprio, un proprio desiderio, il secondo momento soggettivo che gli stoici chiamavano metriopatheia). In sostanza, e in termini più semplici: l’aggressività è qualcosa di soggettivo (auto-organizzato) che partecipa delle condizioni reali del soggetto (eco-organizzate).
    I perché hanno senso in base alla mia teoria, alla teoria del paziente e alla sintesi teorica che deriva dalla nostra relazione terapeutica; come vedi non è una ricerca preconcetta, non esistono “perché” assoluti e non esistono perché definitivi a priori, ogni perché viene costruito nella relazione terapeutica (o nella ricerca).

    Citazione Originalmente inviato da _daimon_ Visualizza messaggio
    Chi è adesso che critica uno strumento basandosi su valutazioni vecchie di cento anni ??
    E che non tiene conto della raffinatezza delle metodologie messe in atto da Milton Erickson, basate sull'utilizzazione sistematica delle caratteristiche individuali di ogni persona ??
    Sei rimando indietro su questo, caro Megiston Matema, ma sono sicuro che la tua personalità poco incline al dogmatismo potrà incuriosirsi.
    Non sarei così assolutista, forse l'eliminazione del sintomo può comportare i problemi che citi, forse ... non sempre.
    In ogni caso con la sostituzione del sintomo si tiene conto dei bisogni della personalità, rispettando l'ecologia del soggetto come sistema.
    Nell'ottica costruttivista non esistono posizioni privilegiate. In quello che hai scritto ora hai mescolato tra loro concetti costruttivisti con altri positivisti, facendo confusione tra paradigmi.
    E poi non lo dite anche voi che la psicoanalisi non è ancora una scienza ?
    Mi piace il tuo pensiero trasversale. Anche il modo in cui associ l'ipnosi con maghi, santoni etc. etc. .... :-((
    Vorrei tanto far passare l’idea che la mia non è “critica”, ma necessità di comprensione e di chiarezza, che a volte è espressa male a causa della mia imperizia e della mia ignoranza parziale delle terapie ipnotiche moderne (nel mio scritto stavo semplicemente facendo un’introduzione storica, non penso che le terapie ipnotiche odierne siano ferme a Charcot e a Bernheim).
    Altra cosa, quando parlo di ipnotisti senza alcuna specificazione faccio riferimento agli ipnotisti da fiera o da televisione, alla Giucas Casella per intenderci, non mi permetterei mai di fare accostamenti irriverenti.
    E’ vero che nell’ottica costruttivista non esistono posizioni privilegiate, ma ciò non significa che sia tutto uguale; se Vanna Marchi vende una crema di bellezza miracolosa e questa crema non solo non mi rende più bello ma mi fa diventare addirittura più brutto, io non me la prenderò con Vanna Marchi perché è stata poco accurata scientificamente (contraddicendo così il mio spirito costruttivista secondo cui anche la posizione di Vanna Marchi a priori dovrebbe essere alla pari di quella di chiunque altro, di Vichy ad esempio), me la prenderò con Vanna Marchi perché ciò che sosteneva facesse la sua crema non si è verificato. E qui torniamo all’inizio di questo intervento, alla concordanza cioè fra ciò che si dice di fare e ciò che realmente si fa: questa è la correttezza scientifica.
    Un saluto.
    Ultima modifica di Megiston Matema : 05-05-2010 alle ore 16.28.27

Pagina 7 di 17 PrimoPrimo ... 56789 ... UltimoUltimo

Privacy Policy