Alla faccia della demolizione dell'avversario !!
Prima di giudicare si dovrebbero conoscere i concetti espressi da chi ti risponde.
(Daimon)
Non c’è dubbio, ma io sono una paziente, mica un esperto, e se chiedo qualche delucidazione e mi si risponde che è troppo complicato e mi si droppano la vision e la mission manco fossi ad un corso di addestramento ad un call center, beh, ma scusa, chi è qui che si pone nei confronti dei pazienti come dei soggetti incapaci?
Nella mia ignoranza, io non ho nulla contro le terapie “brevi”, soprattutto dal momento che ne sto facendo una “lunga” e sono dunque ben consapevole dell’impegno e del coinvolgimento che tale tipo di cura mette in gioco, e mi figuro senza problemi che molti non se la sentano.
Il paziente di un’analisi “lunga” attraversa innumerevoli momenti nei quali si domanda se valga la pena di continuare, se gli stati d’animo terribili che gli capita di attraversare portino a qualcosa, così come i momenti di stallo; e non c’è dall’altra parte un sadico che ti tiene inchiodata alla poltrona esercitando chissà quale coercizione: come dice benissimo Complicata il paziente, per quanto, mantiene comunque la lucidità necessaria per capire se vuole rimanere o meno anche nei momenti più bui o nei quali i dubbi abbondano. Sarà che è portato ad essere, in analisi, molto soggetto?... Così come capisce se ha finito la terapia o se la “gamba gli fa ancora male”. Anzi, quello è proprio uno dei momenti chiave della terapia, quand cioè inizi ad avvertire anche solo il pensiero che forse si potrebbe concludere.
Senza contare che, in ogni caso, la relazione analitica è tale (sto “mito del transfert”...) che quando hai delle incertezze rispetto alla natura del trattamento, queste vengono discusse e analizzate comunque insieme all’analista, e tra l’altro possono rappresentare momenti davvero pregnanti del percorso.
Oppure, il paziente sparisce. In ogni caso, decide: e nessuno lo va a rincorrere come fosse un adepto dei testimoni di geova da riportare al tempio.
Ma quello che continua a sfuggirmi - ma fino ad un certo punto - è la necessità di demolire una disciplina come la psicanalisi per poter avvalorare la propria tecnica. Perchè non ditemi che l’articolo che apre il thread non fa questo!
“Falsi miti”: cos’è, se non una demolizione?
Il transfert serve a niente
Scavare nella storia del paziente pure
La lunghezza del trattamento poi non ne parliamo
I risultati dei trattamenti analitici sono sconosciuti...
...oh, ma dai!
Giulietta.O
Cara giuletta,
nel lontano 1910 le cose non andavano diversamente e c'è da credere, a tal punto, che lo scandalo psicoanalitico sia rimasto pressochè intatto nella sua forza. Giusto per una illustre citazione:
''Lo psicoanalista sa molto bene che i profani, anche quelli con una cultura relativamente scarsa, sono in grado di comprendere la natura e il fondamento logico della psicoanalisi. E questo vale anche per le persone colte, siano esse studiosi, giornalisti, artisti o insegnanti. Comprendono anche molto bene perchè la psicoanalisi non può essere esposta nella forma convincente di un problema matematico. [...] Ogni ramo della scienza può offrire soltanto delle prove che si accordano con il suo materiale. Sarebbe interessante sapere che genere di prove empiriche si aspettano i nostri critici, se non delle prove sull'evidenza dei fatti empirici. Esistono questi fatti? Noi indichiamo le nostre osservazioni. I nostri critici, comunque, dicono semplicemente ''no''. Allora, cosa dobbiamo offrire se le nostre osservazioni positive vengono negate recisamente? [...] In generale, dobbiamo aspettarci la resistenza più violenta dai medici e dagli psicologi, principalmente a causa dei pregiudizi scientifici basati su un diverso modo di pensare al quale si attaccano ostinatamente. I nostri critici, diversamente dai primi, sono più progrediti, in quanto hanno tentato di essere più seri e fare osservazioni più caute: ma commettono tuttavia l'errore di criticare il metodo psicoanalitico come se esso si basasse su dei principi 'a priori', mentre in realtà è puramente empirico e manca di una struttura teorica 'finale'. [...] Se la critica si limita al metodo, un giorno si arriverà facilmente a negare l'esistenza dei fatti - un punto di vista che ci riporterebbe felicemente in pieno Medioevo.'' C.G.Jung ''Sulla critica alla psicoanalisi'' 1910
e aggiungo:
''Siete di nuovo qui!Inaudito!Sparite!Abbiamo pure illuminato il mondo!'' Faust
Saluti,
Luigi
Blog: Spazio di Psicoanalisi
Se nel dire la propria, si evitasse di andare sul personale, sarebbe meglio, anche perchè, non sono qui per farmi offendere...
Tornando alla tua domanda di ieri, la mia risposta è stata su un modello terapeutico, che integra aspetti cognitivi, con altri di ipnosi indiretti; un approccio, basato sul come, e non sul perchè.
La complessità della risposta, è data che nelle stesse terapie brevi, esistono tanti altri approcci, ognuno basato su presupposti teorici diversi, ecco perchè dare una risposta univoca di terapie breve, è un' impresa alquanto ardua.
Ciao
Se nel dire la propria, si evitasse di andare sul personale, sarebbe meglio, anche perchè, non sono qui per farmi offendere...
E no, questo il vecchio giochino di tirare il sasso e nascondere la mano. Spiacente, ma se si cita un articolo di tale fatta demolitoria e si dichiara a più riprese la propria totale adesione qualche responsabilità capita ce la si deva pur assumere, o no?
Altrimenti, se è sempre tutto troppo complicato da spiegare (La complessità della risposta, è data che nelle stesse terapie brevi, esistono tanti altri approcci, ognuno basato su presupposti teorici diversi, ecco perchè dare una risposta univoca di terapie breve, è un' impresa alquanto ardua...e qualche virgola di meno magari aiuterebbe anche ad una comunicazione migliore...) perchè mai sollevare la questione?
Mi arrabbio, eccome se mi arrabbio. Molto personalmente, hai ragione, e non ci vedo niente di sbagliato in questo. E come sempre come quando chi, per affermare la sua idea, spara a zero sugli altri. Dunque, non facciamone una questione di galateo, non mi sembra proprio questo il caso.
...ma commettono tuttavia l'errore di criticare il metodo psicoanalitico come se esso si basasse su dei principi 'a priori', mentre in realtà è puramente empirico e manca di una struttura teorica 'finale'.
Luigi, tu carissimo, la citazione da Jung che hai postato per quanto mi riguarda chiude il discorso. Ti ringrazio di avercelo proposto e ricordato e, per chi non conoscesse questo scritto, di avergli dato modo di riflettere ulteriormente sulla questione attraverso queste parole ancora così attuali, appunto.
Giulietta.O
Se proprio ci tieni, allora ti rispondo a tono!
Ti sei permessa di dare giudizi sulle mie competenze, e sulla strada che dovrei percorrere! ma come ti permetti? ma chi ti conosce? ma chi ti ha mai coperto? un conto è criticare un concetto, un'altra è criticare una persona senza sapere nulla di lui! oltretutto scrivi, di un argomento che neanche conosci, dichiari di non essere psicologa, ma solamente una paziente! e allora cosa entri in argomenti che nemmeno conosci? giudicando articoli scritti da professionisti! se essi vengono giudicati, da una persona del campo, ciò è legittimo, ma tu che ne sai? racconta la tua esperienza personale di paziente e stop.
UN proverbio dice " ognuno l'arte sua e le pecore al lupo!", appunto, io non dico ad un architetto come ristrutturare casa, ad un allenatore di calcio come si gioca con il 4-3-3, a un meccanico come è fatta una frizione, quindi non so tu come puoi volere insegnare, ad una persona del settore, sia che sia laureato in psicologia,che sia psicologo, o psicoterapeuta! meno arroganza, e più umiltà ti farebbero onore.
saluti
Ultima modifica di bella primavera : 06-05-2010 alle ore 09.27.26
Scusa, bellaprimavera, ma da quando gli psicologi conoscono i pazienti meglio di quanto i pazienti conoscano se stessi?
In subordine, non si parlava di "ascolto"? E non stai dimenticando che il paziente ha il pieno diritto di incazzarsi con il terapeuta, svalutarlo, demolirlo, cercare di annientarlo...?
Rispetto, rispetto per l'arte della sopravvivenza esercitata dai pazienti.
Buona vita
Guglielmo
Ultima modifica di willy61 : 06-05-2010 alle ore 09.33.05
Dott. Guglielmo Rottigni
Ordine Psicologi Lombardia n° 10126
''Lo psicoanalista sa molto bene che i profani, anche quelli con una cultura relativamente scarsa, sono in grado di comprendere la natura e il fondamento logico della psicoanalisi. E questo vale anche per le persone colte, siano esse studiosi, giornalisti, artisti o insegnanti. Comprendono anche molto bene perchè la psicoanalisi non può essere esposta nella forma convincente di un problema matematico. [...] Ogni ramo della scienza può offrire soltanto delle prove che si accordano con il suo materiale. Sarebbe interessante sapere che genere di prove empiriche si aspettano i nostri critici, se non delle prove sull'evidenza dei fatti empirici. Esistono questi fatti? Noi indichiamo le nostre osservazioni. I nostri critici, comunque, dicono semplicemente ''no''. Allora, cosa dobbiamo offrire se le nostre osservazioni positive vengono negate recisamente? [...] In generale, dobbiamo aspettarci la resistenza più violenta dai medici e dagli psicologi, principalmente a causa dei pregiudizi scientifici basati su un diverso modo di pensare al quale si attaccano ostinatamente. I nostri critici, diversamente dai primi, sono più progrediti, in quanto hanno tentato di essere più seri e fare osservazioni più caute: ma commettono tuttavia l'errore di criticare il metodo psicoanalitico come se esso si basasse su dei principi 'a priori', mentre in realtà è puramente empirico e manca di una struttura teorica 'finale'. [...] Se la critica si limita al metodo, un giorno si arriverà facilmente a negare l'esistenza dei fatti - un punto di vista che ci riporterebbe felicemente in pieno Medioevo.'' C.G.Jung ''Sulla critica alla psicoanalisi''
Scusatemi però se l'idea è quella che basta osservare qualcosa personalmente e dire "il metodo per osservarla è questo" ed è cioé quello di ubriacarsi o farsi di acido e così via per stabilire che esiste davvero quel che si è osservato poi come si fa? Come facciamo a capire se abbiamo un'allucinazione o no?
Per me tutto sommato il giudizio interpersonale costruito grazie ad uno scontro dialettico e critico, una costruzione teorica solida, l'uso di strumenti meccanici e formali più raffinati e tutto il resto sono utili e necessari per far questo, perciò non sono affatto d'accordo con queste affermazioni autorevoli di Jung. Si torna al medioevo se si ritiene che qualcosa possa essere osservata solo con metodologie private quasi magiche senza spiegare adeguatamente quale sia la teoria che permette di rendere l'oggetto al quale ci si vuol riferire osservabile anche da altre persone, strumenti e così via. Certo una persona può dire che è stato proprio lo spirito di sua madre che le è apparso la scorsa notte, ma tutti noi possiamo davvero affidarci a questo tipo di osservazioni? Quella persona ha avuto una apparizione ma per arrivare a dire che ha osservato quel che afferma di aver osservato, ci vuole una teoria condivisa che permette di osservare questi spiriti e questi enti che producono degli effetti non soltanto in modo privato e sporadicamente.
La mancanza poi di una teoria operativa abbastanza chiara è un problema quando poi si inizia a dire che si è osservato qualcosa, Jung forse non se ne rendeva conto all'epoca e la cosa mi meraviglia, noi connettiamo suoni immagini e quello che ascoltiamo dicendo poi l'ha detto la tal persona proprio grazie ad una teoria di quel che esiste oggettivamente, di cosa sono le persone e così via, senza teoria avremmo solo sensazioni e percezioni, non oggetti o enti, il "puramente empirico" inteso in questo senso si riduce alle sensazioni immediate.
Questo non significa negare i fatti, significa comprendere bene come si riesce ad osservare un fatto, e distinguerlo da un'allucinazione o da eventi di altro tipo.
Saluti
Ultima modifica di Char_Lie : 06-05-2010 alle ore 10.29.03
Beh, ma un paziente in psicoanalisi non è che l'anticamera del futuro analista, basandosi l'analisi sull'interpretazione e la conoscenza della propria questione inconscia. Quindi, a mio modesto parere, chi è veramente autorizzato a criticare un articolo del genere è proprio il ''paziente psicoanalitico''. Cioè l'unico che può saperne qualcosa ''in sostanza''. E non lo psicologo o il medico o un qualunque ricercatore. La psicoanalisi la può criticare soltanto chi ha potuto, tramite il mezzo analitico, ''sperimentare'' l'inconscio, toccarlo con mano: è così difficile? Il ''sapere'' qui c'entra molto poco: qui parliamo di esperienza diretta. Infatti, non tutto in psicoanalisi può essere reso senza snaturarne l'essenza. Ma non mi si fraintenda: la teoria e la tecnica ricoprono un ruolo essenziale che può essere padroneggiato solo dopo lunghi anni di studio sull'opera e sui testi passati, presenti e futuri. E ovviamente su tutto ciò che si incontra per strada ad un livello multidisciplinare. Questo è ovvio. Poi quel ''solamente una paziente'' dice molto sullo stato in cui versa la psicologia, e non solo essa...
Saluti,
Luigi
Ultima modifica di luigi '84 : 06-05-2010 alle ore 10.24.30
Blog: Spazio di Psicoanalisi
Cioè, ma ci rendiamo conto? Totalmente fuori da ogni considerazione ragionevole.
Charlie...sai cosa ha risposto Dalema (a volte ritornano si...) a quell'idiota-servo del Giornale un paio di giorni fa? Non lo scrivo perchè sono educato. Ipotesi finale: tu devi avere seri problemi a comprendere la comunicazione umana, a sintonizzarti sulle frequenze terrestri. Spero che cambierai atteggiamento un giorno.
Saluti,
Luigi
Blog: Spazio di Psicoanalisi
Luigi, da altri interventi fatti su questo thread mi è sembrato di capire che la situazione in questi cento anni sia un pò cambiata e che la psicoanalisi, pur con un vivace dibattito interno che vede ancora parti contrapposte, abbia manifestato delle aperture verso la verifica empirica dei propri risultati.
Cito un intervento di gieko:
Che fai, l'americano ?![]()
Il paziente, può benissimo raccontare la sua esperienza, e la sua impressione di vita sull'analisi, ci mancherebbe.
Non criticavo questo, ma il voler entrare negli ambiti tecnici e personali, l'autore dell' articolo, ha usato un linguaggio tecnico, elencando ricerche, studi sistematici, cosa ne sa un pazainete della ricerca empirica in psicologia, di linearità causa effetto, o di circolarità? cosa ne sà, se il ricercatore, che redige uno studio, l'ha fatto eseguendo tutti i parametri richiesti? (e mi riferisco all'articolo falsi miti, non il paziente psicodinamico). Raccontare la propria esperienza e le proprie impressioni, è più che giusto, ma entrare nella tecnica, quando non si è tecnici è più che discutibile.
Guardiamo al sottoscritto, ho parlato di metamodello, metaprogrami, elementi elencati anche dalla clinica pnl, vision, time line, tecniche di ipnosi indiretta, e l'utente pensa che gli voglio vendere un'aspirapolvere!!!!!!!!se avesse avuto le competenze tecniche, avrebbe saputo che il linguaggio da me usato, per quanto a lei poco congeniale (cosa più che lecita), era conforme ad un indirizzo clinico, che poi venga usato con parametri diversi, anche in ambito commerciale, è un altro paio di maniche. EPPOI C'è STATA LA CRITICA AL SOTTOSCRITTO, SUL PIANO PERSONALE, RIPETO PUOI ESSERE NON ESSERE D'ACCORDO CON LA MIA ESPOSIZIONE, MA NON è CORRETTO ENTRARE NELLA MIA PROFESIONALITà ADDIRITTURA CONSIGLIANDOMI, CHE STRADA PERCORRERE, IO POSSO AFFERMARE WILLI NON CONCORDO CON TE, lUIGI, PER ME FAI UN ERRORE TECNICO, MA NON MI SOGNEREI MAI DI ATTCCARVI SUL PIANO PERSONALE.
ps. spero di essermi spiegato meglio.
SALUTI
Ultima modifica di bella primavera : 06-05-2010 alle ore 11.49.14
Il paziente sa di transfert, sa di inconscio, sa dei tempi dell’analisi, sa dei cambiamenti strutturali che avvengono. E sa quanto questi non siano dei “falsi miti”.
Giulietta. O
Mio Caro,
una caduta di stile molto clamorosa la tua, quel “solamente paziente” per me è più illuminante di 100 discorsi; capito Giulietta? Sei “solamente” paziente e sei pregata di star zitta, non ti intromettere nei discorsi dei grandi! Ma andiamo!!! Oltre che caduta di stile mi sembra una replica poco meditata, a parte che quell’articolo che hai postato contiene solo alcune considerazioni sulla ricerca e non è una ricerca, ma anche se lo fosse non capisco perché un non addetto ai lavori (paziente o meno che sia) non possa dire la sua.
La ricerca non è soltanto finalizzata ad una divulgazione inter nos per permetterci una conoscenza più precisa e accurata dei modelli clinici esistenti e delle loro referenze o delle indicazioni terapeutiche; la ricerca serve soprattutto al paziente per potersi orientare anche da solo nel bailamme delle teorie e delle offerte psicopatologiche.
Se fosse scritta in modo da essere compresa e analizzata solo da psicologi o da esperti (professionisti), allora sarebbe scritta male; tanto varrebbe creare un club esclusivo, una loggia coperta e parlarci solo fra di noi, ma questo equivarrebbe a fare i conti senza l’oste e il nostro “oste” è il paziente, non dimenticarlo.
Sugli esempi che porti, il ponte di Calatrava a Venezia è stato criticatissimo, lo stesso architetto ha replicato alle accuse, ma non si è mai sognato di dire che i cittadini veneziani e i turisti non avessero diritto di criticarlo (sugli aspetti prettamente tecnici è giusto che sia un collegio di pari a stabilire, ma sugli aspetti funzionali ed estetici è un’altro discorso).
Fra poco inizieranno i mondiali, ed io per primo (insieme a 60 milioni di italiani) sarò CT della Nazionale anche se non capisco niente (ma proprio niente) di calcio; non pretendo di insegnare ad un meccanico com’è fatta una frizione, ma le garanzie sul lavoro che sta facendo, sull’affidabilità della vettura, il rispetto del tariffario, l’accuratezza del lavoro e un conto onesto certamente si.
Prima e più importante di ogni considerazione di efficacia di una terapia c’è il problema della serietà professionale e del rispetto del paziente, qualunque cosa poi tu faccia o proponga a quel paziente se non è accompagnata dall’onesta intellettuale e professionale e da un profondo rispetto potrebbe essere un grande fallimento.
Dice un aforisma zen che: “Gli strumenti migliori nelle mani dell’uomo sbagliato diventano strumenti sbagliati”.
Ti lascio riflettere su questo breve scambio di domande e risposte fra una paziente e un ricercatore che sta valutando l’esito della sua psicoterapia:
R. – Per quale motivo ha iniziato il trattamento presso il Centro? Che cosa c’era che non andava?
P.- Ho iniziato presso questo Centro perché non potevo più andare avanti così. Piangevo in continuazione, se qualcuno suonava al cancello ero ossessionata, non riuscivo a dormire di notte ed inoltre continuavo a tremare.
R.- In che cosa si sente migliorata? Quali aspetti sono migliorati?
P.- Ora riesco a dormire, non piango più anzi proprio non mi scende neanche una lacrima anche quando ci vorrebbe, però la paura mi assilla ancora.
R.- In che cosa si sente peggiorata? Quali aspetti sono peggiorati?
P.- Sono diventata insensibile
Un saluto
Cioé renditi conto tu, le mie considerazioni sono irragionevoli ed io ho problemi con la comunicazione mentre le tue sarebbero ragionevolissime quando poi diverse persone qui hanno espresso chiaramente che riescono a seguire difficilmente quel che dici.Originalmente inviato da luigi
Tieni presente che anche Jung e Lacan sono stati soggetti a diverse critiche proprio riguardo al loro modo di scrivere un po' fumoso da parte di persone che non sono schierate proprio contro la psicoanalisi, ad esempio Jervis, (scomparso qualche tempo fa).
Io poi ho già detto che va distinto l'ambito speculativo da quello sperimentale e di verifica, il primo è libero, ed è giusto che non ci sia né metodologia, né la necessità di sistematizzare operativamente le cose, il secondo no perché là bisogna esporre dei risultati, delle prove.
Se l'intuizione ci suggerisce qualche connessione possiamo provare a costruirci su delle teorie, inventarle, solo che nel far questo bisogna preoccuparsi anche del fatto che siano comunicabili e fruibili e cioé ben agganciate a quel che si può osservare a monte. Se voi che fate parte di questi ambiti non riuscite a capirvi quando parlate, ed è così che capita in diverse discussioni qui, le cose non funzionano tanto bene secondo me, ci si dovrebbe preoccupare della cosa seriamente e non far finta di niente come continuate a fare: nessuno riesce a capire di che sta parlando l'altro, cercare di sistematizzare meglio almeno tutto quello su cui speculate al livello teorico ed agganciarlo a quel che si osserva già sarebbe un bel passo avanti per cercare di effettuare poi qualche verifica e poter esporre dei risultati, invece no, tutto deve restare confuso, guai a delineare meglio ed in maniera stringente un concetto determinando cosa si dovrebbe osservare, almeno in linea di principio, affinché un individuo si possa dire strutturalmente di un certo tipo o meno e così via, questo non lo si fa, si parla di una struttura non visibile (invisibile nel senso che non è osservabile né deducibile con nessuno strumento) e non si spiega mai cosa dovrebbe accadere affinché ciò non sia vero oltre al fatto che la struttura di quell'individuo è di quel tipo, fatta così e così, in caso contrario no.
Se si perde ogni punto di contatto con quel che si dovrebbe osservare o se questi punti sono estremamente limitati, mi chiedo davvero se quello di cui si parla si possa dire che esista davvero.
Siamo liberi di immaginare che ci sia quel che vogliamo dietro ad ogni nostra esperienza, ma costruire qualcosa di sensato, coerente e che si comporta con la regolarità stabilita dalla teoria, osservando poi che i dati osservativi grezzi si assemblano bene in conformità agli oggetti teorici mantenendo la "coerenza" prevista (mentre questo sarebbe anche potuto non accadere) allora diciamo qualcosa, negli altri casi abbiamo a che fare con costruzioni più o meno fantastiche che potrebbero funzionare ma che non hanno mostrato ancora molti elementi di fondatezza a causa sia delle formulazioni teoriche vaghe che delle prove.
Se io dicessi che ad occhio nudo e secondo tutti gli strumenti osservativi costruiti fino ad ora ogni oggetto ha questa o quella forma mentre in realtà nasconde una struttura cubica, senza spiegare mai cosa bisognerebbe osservare per dire che un oggetto non ha una struttura cubica secondo questa mia (falsa) teoria, come posso essere smentito?
Mi potrò difendere dicendo, "Eh ma non si può verificare tutto" ma è un argomento davvero ragionevole come vuole sostenere qualcuno di voi?
Questa teoria in fin dei conti potrebbe essere anche vera una volta che sia stata formalizzata adeguatamente e ben connessa con svariati dati osservativi di qualche tipo (insomma dovrebbe divenire praticamente qualcos'altro e perdere questa vaghezza), ma formulata così rimane solo qualcosa di confuso e fuorviante, un insieme di ipotesi incerte in cui non si sa bene nemmeno in che modo le osservazioni possibili si connettono agli oggetti di questa teoria.
Saluti