Caro Ziogargamella,
temo che il termine che ha suscitato qualche perplessità sia quello di “analisi”, quando si parla di analisi non possono esserci dubbi, ci si riferisce senza ombra di dubbio alla “psico-analisi”, le altre chiamatele “psicoterapia”, “training”, o quant’altro. E questo non perché voglio stabilire un sistema di valori fra tutte queste cose e decidere cosa è migliore e cosa non lo è, ma semplicemente per distinguere e non creare confusione.
“Analisi” indica un’esperienza esistenziale, un procedimento di ricerca e di esposizione molto minuzioso, un esame accurato, un’indagine attenta quantitativa e qualitativa che attinge le migliori informazioni nelle profondità dell’essere umano; pertanto, sarebbe incompatibile non soltanto con un termine di 30 ore, ma con qualsiasi termine prestabilito in partenza.
Mi piacerebbe capire in cosa consiste questo tirocinio a cui ti stai sottoponendo, su quali principi si basa, a cosa pensi possa esserti utile e se è differente dal lavoro che eserciti con i tuoi pazienti.
Dici che. “La diversità è ricchezza, non limite ...”, in linea generale condivido, ma è ricchezza nella misura in cui sei sufficientemente definito e strutturato da poter fare i confronti fra te e ciò che è diverso, fra il tuo metodo di lavoro e quello altrui; se non hai un’identità professionale molto ben strutturata, la diversità crea solo confusione, rifiuto e ulteriore chiusura.
Un saluto







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