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Discussione: falsi miti

  1. #196
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: falsi miti

    Citazione Originalmente inviato da _daimon_ Visualizza messaggio
    Mi sorprende la tua ostinazione a voler parlare di casi, senza tener conto dell'individualità della persona che manifesta il problema.
    Mi sorprende ancor di più la tua reazione, proprio considerando il fatto che parlare di un caso, seppure ipotetico, significa proprio calarsi almeno un po' nell'individualità imprescindibile della clinica. Ancora: sono sorpreso dal fatto che sempre in questa discussione hai parlato della psicoanalisi come di un orientamento che osteggia la verifica della propria clinica (cosa peraltro non vera) perchè sostiene l'impossibilità della standardizzazione, e ora proponi il medesimo argomento. Insomma, mi pare un po' contraddittorio come atteggiamento, non pensi?

    Citazione Originalmente inviato da _daimon_ Visualizza messaggio
    Vorrei ancora una volta farti notare che nell'approccio ericksoniano non ci sono procedure specifiche per un problema così come non ci sono suggestioni adatte, come se fossero delle pillole da somministrare ad un essere che le subisce passivamente.
    Una persona è unica nel modo e nei contesti in cui esibisce un problema e nelle motivazioni che ne stanno alla base.
    Guarda, sfondi una porta aperta, perchè in quanto al fatto che ogni situazione sia un caso a parte e che non esistano sistemi standard la psicoanalisi ha molto da dire. Non per nulla Bion parlava di essere "senza memoria e senza desiderio", liberi da teorie e preconcetti, sintonizzati il più possibile su ciò che l'analizzando porta nel momento della singola seduta. Ciò tuttavia non significa che non esista un metodo di lavoro derivato dalla teoria, con cui mettersi necessariamente in dialogo, ma che si situa ad un altro livello epistemico.

    Citazione Originalmente inviato da _daimon_ Visualizza messaggio
    Il lavoro iniziale è esplorativo, teso ad individuare le potenzialità del soggetto, ad utilizzarne gli atteggiamenti, le motivazioni e gli schemi di risposta, ad attivare ricerche inconsce e a stimolare risorse, attraverso l'uso di un linguaggio analogico-metaforico.
    Il terapeuta si attiene alla situazione in corso, non alle sue aspettative, tenendo conto dell'eventuale imprevedibilità delle risposte (autopoiesi) ed utilizzandole per quanto possibile a fini terapeutici.
    Sarei curioso di saperne di più sulle modalità di attivazione di ricerche inconsce, ovvero sul metodo utilizzato. Se ti andasse di spiegare...

    Saluti
    gieko

  2. #197
    Partecipante Assiduo
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    Riferimento: falsi miti

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Mi sorprende ancor di più la tua reazione, proprio considerando il fatto che parlare di un caso, seppure ipotetico, significa proprio calarsi almeno un po' nell'individualità imprescindibile della clinica.
    Beh, mi sembra che un caso clinico ipotetico non permetta di calarsi sull'individualità e che visto in tale ottica sia anzi un paradosso. Forse quello che si può fare dall'esempio, sollecitando un pò la fantasia, è scrivere un romanzo.

    Ancora: sono sorpreso dal fatto che sempre in questa discussione hai parlato della psicoanalisi come di un orientamento che osteggia la verifica della propria clinica (cosa peraltro non vera) perchè sostiene l'impossibilità della standardizzazione, e ora proponi il medesimo argomento. Insomma, mi pare un po' contraddittorio come atteggiamento, non pensi?
    Potrei sbagliarmi, ma non mi ricordo di aver scritto queste cose, al limite ho argomentato contro alcune vostre argomentazioni, che è leggermente diverso. Forse mi confondi con Charlie.

    Guarda, sfondi una porta aperta, perchè in quanto al fatto che ogni situazione sia un caso a parte e che non esistano sistemi standard la psicoanalisi ha molto da dire. Non per nulla Bion parlava di essere "senza memoria e senza desiderio", liberi da teorie e preconcetti, sintonizzati il più possibile su ciò che l'analizzando porta nel momento della singola seduta. Ciò tuttavia non significa che non esista un metodo di lavoro derivato dalla teoria, con cui mettersi necessariamente in dialogo, ma che si situa ad un altro livello epistemico.
    Necessariamente?! In fondo la teoria è solo una metafora in attesa di momenti migliori

    Sarei curioso di saperne di più sulle modalità di attivazione di ricerche inconsce, ovvero sul metodo utilizzato. Se ti andasse di spiegare...
    Preferisco di no, anche per le motivazioni esternate da Megiston Matema, cioè alle stesse parole si possono dare significati diversi ... specialmente da parte di chi fa dell'interpretazione una professione

    E dai, permettimela questa battuta , ammiro la tua compostezza e professionalità , ma ormai siamo stati abbandonati a singolar tenzone su questo thread
    Ultima modifica di _daimon_ : 14-05-2010 alle ore 22.13.25

  3. #198
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: falsi miti

    Citazione Originalmente inviato da _daimon_ Visualizza messaggio
    Beh, mi sembra che un caso clinico ipotetico non permetta di calarsi sull'individualità e che visto in tale ottica sia anzi un paradosso.
    Sono di avviso contrario. Senza pretese di esaustività e completezza, attenersi alla clinica permette di avere un'idea più precisa delle applicazioni del metodo in situazioni concrete. Comunque prendo atto della tua posizione.

    Citazione Originalmente inviato da _daimon_ Visualizza messaggio
    Potrei sbagliarmi, ma non mi ricordo di aver scritto queste cose, al limite ho argomentato contro alcune vostre argomentazioni, che è leggermente diverso. Forse mi confondi con Charlie.
    Citazione Originalmente inviato da _daimon_ Visualizza messaggio
    In ogni caso, se è vero che il processo del cambiamento appartiene al dominio della complessità e che non può essere ridotto ad una semplice relazione causale, lo stesso non si può dire riguardo alla efficacia del cambiamento.
    In questo caso c'è una semplice relazione lineare: una persona sperimenta un disagio per cui richiede l'intervento di uno specialista e si valuta se ne abbia tratto un beneficio.

    Tra l'altro le critiche alla natura effimera del cambiamento prodotto dalle terapie brevi è una argomentazione degli psicoanalisti, tutta da dimostrare. Ma come fanno se non prevedono neanche la possibilità o delle modalità con cui si possano verificare empiricamente i loro risultati?
    Non saprei, certo che quanto avevi scritto lascia pensare che la verifica dei risultati sia "misurabile" con metodi standardizzati (valutazione dell'outcome), mentre negli ultim anni ci sono state forti critiche a questa metodologia di ricerca e non solo da parte dei ricercatori ad orientamento psicoanalitico. Inoltre la parte sottolineata mi sembra lasci intendere che la psicoanalisi è refrattaria a qualsivoglia metodo e possibilità di valutazione.
    Ad ogni modo ancora non ho capito bene cosa contesti alla psicoanalisi e a che livello ponga la tua critica. Magari su questo punto potresti chiarire...

    Citazione Originalmente inviato da _daimon_ Visualizza messaggio
    Necessariamente?! In fondo la teoria è solo una metafora in attesa di momenti migliori
    Sono d'accordo sulla natura transitoria della teoria, tuttavia essa costituisce uno dei poli rispetto a cui il clinico si confronta, volente o nolente. Da qui il "necessariamente".

    Citazione Originalmente inviato da _daimon_ Visualizza messaggio
    Preferisco di no, anche per le motivazioni esternate da Megiston Matema, cioè alle stesse parole si possono dare significati diversi ... specialmente da parte di chi fa dell'interpretazione una professione
    Si può anche cercare di spiegare cosa si intenda rispetto alla terminologia utilizzata e quali siano i presupposti utilizzati. Ad ogni modo prendo anche qui atto della tua posizione.

    Saluti
    gieko

  4. #199
    Partecipante Assiduo
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    Riferimento: falsi miti

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Sono di avviso contrario. Senza pretese di esaustività e completezza, attenersi alla clinica permette di avere un'idea più precisa delle applicazioni del metodo in situazioni concrete. Comunque prendo atto della tua posizione.
    Un caso clinico è un fatto "storico" descritto nel suo evolversi da uno dei partecipanti, che racconta l'individualità del paziente e le risposte del terapeuta alla sua individualità. Un caso ipotetico è un'invenzione, in cui prendi un pò qua un pò là, non c'è un'individualità che si esprime, se non quella del romanziere.
    In questo senso un caso clinico ipotetico è un paradosso.

    Non saprei, certo che quanto avevi scritto lascia pensare che la verifica dei risultati sia "misurabile" con metodi standardizzati (valutazione dell'outcome), mentre negli ultim anni ci sono state forti critiche a questa metodologia di ricerca e non solo da parte dei ricercatori ad orientamento psicoanalitico. Inoltre la parte sottolineata mi sembra lasci intendere che la psicoanalisi è refrattaria a qualsivoglia metodo e possibilità di valutazione.
    Ad ogni modo ancora non ho capito bene cosa contesti alla psicoanalisi e a che livello ponga la tua critica. Magari su questo punto potresti chiarire...
    Riporto un passo dell'articolo citato da Megiston Matema sulle ricerche in psicoterapia
    "La process research invece è la ricerca sui vari aspetti del "processo" della terapia, misurabili anche mentre la terapia è in corso e indipendentemente dal risultato; un esempio di process research è lo studio del rapporto tra misurazioni della "alleanza terapeutica" (tramite precise scale di valutazione) in varie fasi della terapia rapportate ad altre variabili del processo stesso quali sesso o età di entrambi paziente e terapeuta, percentuale del tempo della seduta occupato dalle parole dell'uno o dell'altro, numero delle sedute o durata della terapia, frequenza settimanale, tipo e gravità della diagnosi, caratteristiche della personalità del terapeuta, e così via. E' da notare però che alcuni autori rifiutano una dicotomia netta tra risultato e processo, sostenendo che si tratta di due facce della stessa medaglia, nel senso che gli studi sul processo possono rappresentare misurazioni ad interim del risultato, e che comunque si tratta pur sempre di studiare gli "effetti" di determinati comportamenti o processi (American Psychiatric Association Commission on Psychotherapies, 1982). Si può aggiungere che la ricerca sul processo ha ben poco valore se non viene mai correlata col risultato del processo stesso, per cui può essere giustificato considerare questi due settori di ricerca come non separati, tenendo anche conto che molte ricerche sul processo correlano singoli aspetti del processo con alcune variabili del risultato."
    da
    © PSYCHOMEDIA - Paolo Migone, 'La ricerca in psicoterapia: storia, principali gruppi di lavoro, stato attuale degli studi sul risultato e sul processo'

    Non occorre che ti commenti la misurabilità, la standardizzazione, e le correlazioni causa-effetto che si individuano anche nelle ricerche sul processo.

    Poi mi riporti una affermazione che ho fatto per contrapporla ad una vostra pretesa argomentazione della
    natura effimera del cambiamento prodotto dalle terapie brevi, che è un argomento tipico degli psicoanalisti (tranne Megiston ).
    In ogni caso avevo riformulato l'affermazione nel post successivo, che non hai riportato, chissà perchè ...

    Non contesto la psicoanalisi, nel cui ambito certamente è stato accumulato un patrimonio ricchissimo di esperienza, ciò che contesto sono solo le argomentazioni che portate contro altre terapie.
    Oddio, qualcosa la contesterei , ma non voglio per ora impelagarmi in altre discussioni improduttive.

  5. #200
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: falsi miti

    Citazione Originalmente inviato da _daimon_ Visualizza messaggio
    Non occorre che ti commenti la misurabilità, la standardizzazione, e le correlazioni causa-effetto che si individuano anche nelle ricerche sul processo.
    Sì, non occorre perchè penso di saperne qualcosa, visto che me ne sono occupato per qualche tempo... Appunto per questo penso di poter esprimere un'opinione piuttosto fondata.

    Citazione Originalmente inviato da _daimon_ Visualizza messaggio
    Poi mi riporti una affermazione che ho fatto per contrapporla ad una vostra pretesa argomentazione della natura effimera del cambiamento prodotto dalle terapie brevi, che è un argomento tipico degli psicoanalisti (tranne Megiston).
    In ogni caso avevo riformulato l'affermazione nel post successivo, che non hai riportato, chissà perchè ...
    Saremo d'accordo sul fatto che si tratta di cambiamenti di tipo diverso? In caso contrario spiega come è possibile ottenere i medesimi risultati (cambiamento strutturale) - perchè è su questo punto che si discute - con metodi differenti. Non è in gioco un giudizio, ma semplicemente la constatazione che si giunge ad obbiettivi diversi. Ci sono poi dei motivi per cui è opportuno seguire una strada piuttosto che un'altra, basta che la scelta sia fondata.

    Citazione Originalmente inviato da _daimon_ Visualizza messaggio
    Non contesto la psicoanalisi, nel cui ambito certamente è stato accumulato un patrimonio ricchissimo di esperienza, ciò che contesto sono solo le argomentazioni che portate contro altre terapie.
    Oddio, qualcosa la contesterei, ma non voglio per ora impelagarmi in altre discussioni improduttive.
    Quando lo riterrai, rendici partecipi delle tue perplessità. Potrebbero essere interessanti...

    Saluti
    gieko

  6. #201
    Partecipante Figo L'avatar di bella primavera
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    Riferimento: falsi miti

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Mi sorprende ancor di più la tua reazione, proprio considerando il fatto che parlare di un caso, seppure ipotetico, significa proprio calarsi almeno un po' nell'individualità imprescindibile della clinica. Ancora: sono sorpreso dal fatto che sempre in questa discussione hai parlato della psicoanalisi come di un orientamento che osteggia la verifica della propria clinica (cosa peraltro non vera) perchè sostiene l'impossibilità della standardizzazione, e ora proponi il medesimo argomento. Insomma, mi pare un po' contraddittorio come atteggiamento, non pensi?



    Guarda, sfondi una porta aperta, perchè in quanto al fatto che ogni situazione sia un caso a parte e che non esistano sistemi standard la psicoanalisi ha molto da dire. Non per nulla Bion parlava di essere "senza memoria e senza desiderio", liberi da teorie e preconcetti, sintonizzati il più possibile su ciò che l'analizzando porta nel momento della singola seduta. Ciò tuttavia non significa che non esista un metodo di lavoro derivato dalla teoria, con cui mettersi necessariamente in dialogo, ma che si situa ad un altro livello epistemico.



    Sarei curioso di saperne di più sulle modalità di attivazione di ricerche inconsce, ovvero sul metodo utilizzato. Se ti andasse di spiegare...

    Saluti
    Caro Gieko, l'attivazione inconscia è legata alle teorie analitiche in chiave Junghiana, attraverso l'utilizzo di simboli arcaici, dell'inconscio collettivo, che sarebbero vere e proprie, strutture psichiche.
    PS. però, la discussione, più che alla contrapposizione Ipnosi vs. psicoanalisi, dovrebbe essere legata, alla teoria dell'autore dell'articolo; e cioè che a livello clinico, le uniche teorie realmente accreditate, sono quelle cognitivo comportamentali.

  7. #202
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: falsi miti

    Citazione Originalmente inviato da bella primavera Visualizza messaggio
    Caro Gieko, l'attivazione inconscia è legata alle teorie analitiche in chiave Junghiana, attraverso l'utilizzo di simboli arcaici, dell'inconscio collettivo, che sarebbero vere e proprie, strutture psichiche.
    Sempre più curiosa la faccenda... Tuttavia resta il fatto che se un'analisi junghiana dura comunque anni, qui si parla di tempi molto più brevi parrebbe.

    Citazione Originalmente inviato da bella primavera Visualizza messaggio
    PS. però, la discussione, più che alla contrapposizione Ipnosi vs. psicoanalisi, dovrebbe essere legata, alla teoria dell'autore dell'articolo; e cioè che a livello clinico, le uniche teorie realmente accreditate, sono quelle cognitivo comportamentali.
    Che aggiungere? L'autore non sembra bene informato, dal momento che non è vero che le uniche teorie realmente (??!!) accreditate siano quelle cognitivo-comportamentali. Ti invito a leggere l'articolo di Shedler postato da willy in apposita discussione.

    Saluti
    Ultima modifica di gieko : 17-05-2010 alle ore 12.15.14
    gieko

  8. #203
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    Riferimento: falsi miti

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Sì, non occorre perchè penso di saperne qualcosa, visto che me ne sono occupato per qualche tempo... Appunto per questo penso di poter esprimere un'opinione piuttosto fondata.
    Allora non riesco a capire perchè lasci intendere che la misurabilità dei risultati e l'uso di metodi standardizzati sia prerogativa solo della outcome research ...

    Saremo d'accordo sul fatto che si tratta di cambiamenti di tipo diverso? In caso contrario spiega come è possibile ottenere i medesimi risultati (cambiamento strutturale) - perchè è su questo punto che si discute - con metodi differenti. Non è in gioco un giudizio, ma semplicemente la constatazione che si giunge ad obbiettivi diversi. Ci sono poi dei motivi per cui è opportuno seguire una strada piuttosto che un'altra, basta che la scelta sia fondata.
    Non è il metodo che determina il risultato; in un sistema complesso il risultato di un intervento è imprevedibile, non c'è una relazione univocamente determinata per cui intervento(x) => cambiamento(y).
    Non capisco quindi su cosa si fondi questa tua affermazione.
    Ultima modifica di _daimon_ : 17-05-2010 alle ore 14.11.06

  9. #204
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    Riferimento: falsi miti

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Sempre più curiosa la faccenda... Tuttavia resta il fatto che se un'analisi junghiana dura comunque anni, qui si parla di tempi molto più brevi parrebbe.
    L'attivazione inconscia si ipotizza sia legata alla specializzazione emisferica per cui i processi creativi che vengono attivati siano funzione dell'emisfero non dominante, attraverso il depotenziamento degli schemi coscienti tipici dell'emisfero razionale dominante. Ma sono ipotesi (non teorie), come è naturale che debbano essere quando si parla di processi ancora così poco conosciuti nella loro operatività.
    Ultima modifica di _daimon_ : 17-05-2010 alle ore 13.24.12

  10. #205
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Citazione Originalmente inviato da _daimon_ Visualizza messaggio
    Allora non riesco a capire perchè lasci intendere che la misurabilità dei risultati e l'uso di metodi standardizzati sia sola prerogativa della outcome research
    Perchè sono due modelli di ricerca differenti e si riferiscono a risultati differenti: basati su diagnosi (spesso da DSM) di ingresso ed uscita nell'outcome research; basati su costrutti più complessi (funzioni di mentalizzazione, modifiche di tratti di personalità e modalità di attaccamento) nella process. Il modo di considerare i risultati deriva da riflessioni completamente differenti.

    Citazione Originalmente inviato da _daimon_ Visualizza messaggio
    Non è il metodo che determina il risultato; in un sistema complesso il risultato di un intervento è imprevedibile, non c'è una relazione univocamente determinata per cui intervento(x) => cambiamento(y).
    Non è proprio così. La metodologia di lavoro, ovvero il braccio pratico della teoria, implica scelte ed interventi clinici profondamente diversi, così come sono diversi i risultati. Se così non fosse ci troveremmo di fronte al paradosso che a modalità diverse di intervento corrispondono i medesimi esiti, mentre così non è (come è ampiamente documentato). Che poi - ma a livello delle modalità di funzionamento e delle soluzioni personali del paziente - ci sia una variabilità pressocchè incalcolabile ed imprevedibile è tutto un altro discorso.
    Per intenderci: utilizzare le interpretazioni di transfert piuttosto che lavorare sugli schemi cognitivi, implica lavorare o meno su alcuni aspetti (modelli di funzionamento interpersonale, aspetti emotivi dissociati o rimossi da una parte; modelli registrazione delle esperienze, aspetti cognitivi dall'altra). Ciò significa ovviamente focus differenti e risultati ad essi congruenti, bias permettendo.
    Il modo in cui il paziente raggiunge i propri risultati, chessò, divenendo più autonomo affettivamente, ad esempio andando a vivere in Patagonia, nel primo caso, piuttosto che divenendo più consapevole dei proprio schemi cognitivi, ad esempio non svalutandosi quando non gli riesce di cucinare l'aglio e olio, nell'altro sono questioni inerenti alla soggettività e all'auto-organizzazione del paziente stesso
    gieko

  11. #206
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    Citazione Originalmente inviato da _daimon_ Visualizza messaggio
    L'attivazione inconscia si ipotizza sia legata alla specializzazione emisferica per cui i processi creativi che vengono attivati siano funzione dell'emisfero non dominante, attraverso il depotenziamento degli schemi coscienti tipici dell'emisfero razionale dominante. Ma sono ipotesi (non teorie), come è naturale che debbano essere quando si parla di processi ancora così poco conosciuti nella loro operatività.
    Sì, ma sono ipotesi di tipo neurologico, condivise da molti orientamenti (fanno ad esempio da ipotesi ponte tra psicoanalisi e scienza cognitiva, anche se le cose sono molto più complesse, vd. Bucci; inoltre si considerino gli studi di Kandel, Solms, Turnball...).
    Poi ci devono anche essere le teorie di tipo psicologico, ovvero il vertice di osservazione da cui si presume ci muoviamo noi.

    Saluti
    gieko

  12. #207
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    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Perchè sono due modelli di ricerca differenti e si riferiscono a risultati differenti: basati su diagnosi (spesso da DSM) di ingresso ed uscita nell'outcome research; basati su costrutti più complessi (funzioni di mentalizzazione, modifiche di tratti di personalità e modalità di attaccamento) nella process. Il modo di considerare i risultati deriva da riflessioni completamente differenti.
    Ma anche se ci sono maggiori variabili, il modo di trattare i dati è lo stesso: misurazione, rapporti tra misurazioni, scale di valutazione precise, relazioni tra variabili, studio degli effetti di determinati comportamenti, etc.


    Non è proprio così. La metodologia di lavoro, ovvero il braccio pratico della teoria, implica scelte ed interventi clinici profondamente diversi, così come sono diversi i risultati. Se così non fosse ci troveremmo di fronte al paradosso che a modalità diverse di intervento corrispondono i medesimi esiti, mentre così non è (come è ampiamente documentato).
    Secondo il principio di equifinalità un sistema può raggiungere uno stato finale seguendo percorsi diversi. Quando gli esiti sono diversi è perchè probabilmente sono diversi gli obiettivi.

    Che poi - ma a livello delle modalità di funzionamento e delle soluzioni personali del paziente - ci sia una variabilità pressocchè incalcolabile ed imprevedibile è tutto un altro discorso.
    Ma come si manifesta un soggetto se non tramite le proprie modalità di funzionamento e le proprie soluzioni personali ?

    Per intenderci: utilizzare le interpretazioni di transfert piuttosto che lavorare sugli schemi cognitivi, implica lavorare o meno su alcuni aspetti (modelli di funzionamento interpersonale, aspetti emotivi dissociati o rimossi da una parte; modelli registrazione delle esperienze, aspetti cognitivi dall'altra). Ciò significa ovviamente focus differenti e risultati ad essi congruenti, bias permettendo.
    La distinzione tra aspetti cognitivi e aspetti emotivi mi sembra ormai superata; si sa che ci sono relazioni reciproche.

    Il modo in cui il paziente raggiunge i propri risultati, chessò, divenendo più autonomo affettivamente, ad esempio andando a vivere in Patagonia, nel primo caso, piuttosto che divenendo più consapevole dei proprio schemi cognitivi, ad esempio non svalutandosi quando non gli riesce di cucinare l'aglio e olio, nell'altro sono questioni inerenti alla soggettività e all'auto-organizzazione del paziente stesso
    Ma come si manifesta un soggetto se non tramite la propria soggettività e la propria auto-organizzazione?

  13. #208
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    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Sì, ma sono ipotesi di tipo neurologico, condivise da molti orientamenti (fanno ad esempio da ipotesi ponte tra psicoanalisi e scienza cognitiva, anche se le cose sono molto più complesse, vd. Bucci; inoltre si considerino gli studi di Kandel, Solms, Turnball...).
    Poi ci devono anche essere le teorie di tipo psicologico, ovvero il vertice di osservazione da cui si presume ci muoviamo noi.
    Certo, le cose sono più complesse e non si possono fare facili generalizzazioni.
    C'è comunque un aspetto interessante dell'ipnosi, confermato da ricerche sperimentali con l'utilizzo della PET.
    In particolare nella elaborazione di suggestioni in stato ipnotico sono stati monitorati schemi di attivazione cerebrale diversi rispetto al normale stato di veglia.
    Non è una conferma diretta dell'efficacia di un'ipnoterapia, ma dell'ipnosi come strumento di attivazione di percorsi neurali alternativi e quindi di facilitazione del cambiamento.
    Queste conferme neurologiche mi sembrano più importanti di qualsivoglia metafora psicologica.

  14. #209
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    Ma anche se ci sono maggiori variabili, il modo di trattare i dati è lo stesso: misurazione, rapporti tra misurazioni, scale di valutazione precise, relazioni tra variabili, studio degli effetti di determinati comportamenti, etc.
    No guarda, si parla di impianti di ricerca differenti basate su due idee diverse della cura e, di conseguenza, della verifica. Principalmente l'outcome research è ritenuta meno attuale perchè non consente di verifica l'incidenza del metodo sul risultato. Per questo motivo si è passati a disegni di ricerca più raffinati (con l'utilizzo di metodologie diverse quindi, oltre che di variabili differenti).

    Citazione Originalmente inviato da _daimon_ Visualizza messaggio
    Secondo il principio di equifinalità un sistema può raggiungere uno stato finale seguendo percorsi diversi. Quando gli esiti sono diversi è perchè probabilmente sono diversi gli obiettivi.
    Quanto dici può valere qualora il sistema non incontri perturbazioni particolarmente significative (ma dubiterei anche in questo caso, dato che una minima variazione di partenza comporta che le probabilità di divergenza dalla condizione iniziale siano sempre crescenti). La psicoterapia dovrebbe rappresentare proprio l'opposto, altrimenti che incidenza avrebbe? Secondo quanto dici, chiaccherare con uno sconosciuto o fare ipnoterapia porterebbero al medesimo risultato. Spero per te che non sia così, e che il metodo che adotti - come è ovvio che sia - comporti procedure specifiche volte ad ottenere degli obbiettivi (come scrivevi "Il lavoro iniziale è esplorativo, teso ad individuare le potenzialità del soggetto, ad utilizzarne gli atteggiamenti, le motivazioni e gli schemi di risposta, ad attivare ricerche inconsce e a stimolare risorse, attraverso l'uso di un linguaggio analogico-metaforico").
    E' quindi ovvio che il metodo di lavoro abbia delle ricadute sulla clinica e ottenga risultati differenti.

    Citazione Originalmente inviato da _daimon_ Visualizza messaggio
    Ma come si manifesta un soggetto se non tramite le proprie modalità di funzionamento e le proprie soluzioni personali ?
    Non ci siamo capiti. Il metodo opera ad un livello differente dalle soluzioni personali. Si può usare la metafora dell'edificio: il metodo opera a livello delle fondamenta, mentre le soluzioni personali a livello di ciò che l'edificio contiene.
    Se il metodo "non determina il risultato", come scrivevi, semplicemente non c'è lavoro di psicoterapia. Che poi le relazioni tra metodo e risultati non siano semplici e lineari è tutta un'altra questione.

    Citazione Originalmente inviato da _daimon_ Visualizza messaggio
    La distinzione tra aspetti cognitivi e aspetti emotivi mi sembra ormai superata; si sa che ci sono relazioni reciproche.
    Mi concentrerei sull'esempio anzichè sviare sempre. La questione è che di fatto i diversi metodi X ed Y comportano risultati differenti. In caso non sia d'accordo ti chiederei di argomentare in merito.

    Saluti
    gieko

  15. #210
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    Citazione Originalmente inviato da _daimon_ Visualizza messaggio
    C'è comunque un aspetto interessante dell'ipnosi, confermato da ricerche sperimentali con l'utilizzo della PET.
    In particolare nella elaborazione di suggestioni in stato ipnotico sono stati monitorati schemi di attivazione cerebrale diversi rispetto al normale stato di veglia.
    Non è una conferma diretta dell'efficacia di un'ipnoterapia, ma dell'ipnosi come strumento di attivazione di percorsi neurali alternativi e quindi di facilitazione del cambiamento.
    Queste conferme neurologiche mi sembrano più importanti di qualsivoglia metafora psicologica.
    Ma guarda che sei in bella compagnia: cose simili sono state dimostrate anche per la psicoanalisi (vd. Liss J.) e ovviamente la mindfulness va nella stessa direzione. Tutto ciò però non basta per fare psicologia, a meno di non cadere in un rischioso riduttivismo. Dal nostro vertice di osservazione, piaccia o no, bisogna produrre teorie psicologiche il più spiegative possibili per operare con modalità specifiche e di conseguenza verificarle.
    gieko

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