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Discussione: falsi miti

  1. #211
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    Riferimento: falsi miti

    Citazione Originalmente inviato da gieko
    Non ci siamo capiti. Il metodo opera ad un livello differente dalle soluzioni personali. Si può usare la metafora dell'edificio: il metodo opera a livello delle fondamenta, mentre le soluzioni personali a livello di ciò che l'edificio contiene.
    Se il metodo "non determina il risultato", come scrivevi, semplicemente non c'è lavoro di psicoterapia. Che poi le relazioni tra metodo e risultati non siano semplici e lineari è tutta un'altra questione
    Ma mica è detto in generale che a risultati uguali debbano corrispondere metodi uguali per raggiungerli. Perché in questo ambito credi che sia così?
    In ambito medico spesso delle tecniche risultano migliori delle precedenti perché permettono di raggiungere gli stessi risultati in minor tempo.

    Poi bisogna capirsi riguardo a questa cosa: se diciamo che "un tipo ha determinato (cioé causato) la morte di un altro per soffocamento" questo non implica che la morte di una persona può essere provocata solo per soffocamento. Si può determinare la morte di una persona con svariati metodi.
    Se il risultato che si vuole ottenere è la morte di quella persona mica è detto che la si possa causare con un unico sistema.

    In conclusione tu come fai a dire il metodo su cosa opera davvero? Anche un esorcista può dire che il suo metodo opera su una presenza demoniaca, ma in sostanza cosa osserva per dire che il demonio non c'è più? Credo che _daimon_ quando diceva "Ma come si manifesta un soggetto se non tramite le proprie modalità di funzionamento e le proprie soluzioni personali?" volesse capire in sostanza cosa bisogna andare a guardare ed osservare alla fine per dire che la struttura è cambiata.

    Se un altro metodo diverso dal tuo permette di ottenere gli stessi ed identici risultati osservabili, gli stessi che ti aspetteresti anche tu, questo dovrà aver modificato per forza anche la struttura alla quale ti riferisci tu, altrimenti non si capisce più nemmeno a cosa ti vuol riferire tu stesso. Certo che se tu non appena sai che il metodo è un altro dici che non si possono ottenere gli stessi risultati su una struttura invisibile che non si sa come si collega con le osservazioni niente potrà mai smentire quel che credi.

    Saluti

  2. #212
    Partecipante Figo L'avatar di bella primavera
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    Riferimento: falsi miti

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Ma mica è detto in generale che a risultati uguali debbano corrispondere metodi uguali per raggiungerli. Perché in questo ambito credi che sia così?
    In ambito medico spesso delle tecniche risultano migliori delle precedenti perché permettono di raggiungere gli stessi risultati in minor tempo.

    Poi bisogna capirsi riguardo a questa cosa: se diciamo che "un tipo ha determinato (cioé causato) la morte di un altro per soffocamento" questo non implica che la morte di una persona può essere provocata solo per soffocamento. Si può determinare la morte di una persona con svariati metodi.
    Se il risultato che si vuole ottenere è la morte di quella persona mica è detto che la si possa causare con un unico sistema.

    In conclusione tu come fai a dire il metodo su cosa opera davvero? Anche un esorcista può dire che il suo metodo opera su una presenza demoniaca, ma in sostanza cosa osserva per dire che il demonio non c'è più? Credo che _daimon_ quando diceva "Ma come si manifesta un soggetto se non tramite le proprie modalità di funzionamento e le proprie soluzioni personali?" volesse capire in sostanza cosa bisogna andare a guardare ed osservare alla fine per dire che la struttura è cambiata.

    Se un altro metodo diverso dal tuo permette di ottenere gli stessi ed identici risultati osservabili, gli stessi che ti aspetteresti anche tu, questo dovrà aver modificato per forza anche la struttura alla quale ti riferisci tu, altrimenti non si capisce più nemmeno a cosa ti vuol riferire tu stesso. Certo che se tu non appena sai che il metodo è un altro dici che non si possono ottenere gli stessi risultati su una struttura invisibile che non si sa come si collega con le osservazioni niente potrà mai smentire quel che credi.

    Saluti
    D'accordo con te, è proprio sull'ultimo punto del tuo post, che si basa il concetto di non falsificabilità Popperiana,secondo il mio avviso ancora viva più che mai fiorente.

  3. #213
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: falsi miti

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Ma mica è detto in generale che a risultati uguali debbano corrispondere metodi uguali per raggiungerli. Perché in questo ambito credi che sia così?
    Carissimo, ho pensato se valga ancora la pena rispondere ai tuoi quesiti, dal momento che non vuoi far altro che confermare i tuoi pregiudizi.
    Comunque sia, e a beneficio della discussione in atto, bisogna considerare che stiamo parlando di sistemi complessi, quindi estremamente sensibili alle condizioni di partenza. Ciò significa che le "strade" che si intraprendono (i metodi utilizzati) comportano necessariamente mete differenti.
    L'esempio medico che porti non è quindi attinente. Sarebbe più corretto fare un paragone considerando l'impatto che ha una corrente di aria fredda piuttosto che calda su una data regione.

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Se un altro metodo diverso dal tuo permette di ottenere gli stessi ed identici risultati osservabili, gli stessi che ti aspetteresti anche tu, questo dovrà aver modificato per forza anche la struttura alla quale ti riferisci tu, altrimenti non si capisce più nemmeno a cosa ti vuol riferire tu stesso. Certo che se tu non appena sai che il metodo è un altro dici che non si possono ottenere gli stessi risultati su una struttura invisibile che non si sa come si collega con le osservazioni niente potrà mai smentire quel che credi.
    Non mi risulta che, sia dal punto di vista clinico che da quello empirico, si osservino i medesimi risultati in base a metodi differenti. Inoltre la modifica del comportamento manifesto (sintomo) è un parametro insufficiente, perchè può dipendere da processi di adattamento all'esterno piuttosto che di riorganizzazione avvenuta tra la persona ed il proprio ambiente.
    A mio modesto parere, la psicoanalisi è l'orientamento che da più tempo si posta a questo livello operativo, seguita ora - con tutti i distinguo del caso - da alcune scuole cognitiviste e sistemiche. Altri orientamenti si sono invece concentrati sul cambiamento sintomale. Non è in questione la il valore nè tanto meno l'efficiacia di questi interventi sul sintomo. Tuttavia c'è dell'altro e si può scegliere di occuparsene oppure no. L'importante è che ciò venga esplicitato e chiarito.

    Saluti
    gieko

  4. #214
    Partecipante Figo L'avatar di bella primavera
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    Riferimento: falsi miti

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Carissimo, ho pensato se valga ancora la pena rispondere ai tuoi quesiti, dal momento che non vuoi far altro che confermare i tuoi pregiudizi.
    Comunque sia, e a beneficio della discussione in atto, bisogna considerare che stiamo parlando di sistemi complessi, quindi estremamente sensibili alle condizioni di partenza. Ciò significa che le "strade" che si intraprendono (i metodi utilizzati) comportano necessariamente mete differenti.
    L'esempio medico che porti non è quindi attinente. Sarebbe più corretto fare un paragone considerando l'impatto che ha una corrente di aria fredda piuttosto che calda su una data regione.



    Non mi risulta che, sia dal punto di vista clinico che da quello empirico, si osservino i medesimi risultati in base a metodi differenti. Inoltre la modifica del comportamento manifesto (sintomo) è un parametro insufficiente, perchè può dipendere da processi di adattamento all'esterno piuttosto che di riorganizzazione avvenuta tra la persona ed il proprio ambiente.
    A mio modesto parere, la psicoanalisi è l'orientamento che da più tempo si posta a questo livello operativo, seguita ora - con tutti i distinguo del caso - da alcune scuole cognitiviste e sistemiche. Altri orientamenti si sono invece concentrati sul cambiamento sintomale. Non è in questione la il valore nè tanto meno l'efficiacia di questi interventi sul sintomo. Tuttavia c'è dell'altro e si può scegliere di occuparsene oppure no. L'importante è che ciò venga esplicitato e chiarito.

    Saluti
    Su quest'ultimo punto ci sarebbe da contestare, proprio in questi giorni, mi sono confrontato a livello epistemico, con due terapeuti sistemico relazionali, e mi hanno confermato che anche loro utilizzano le prescrizioni paradossali (come fa la tbs), per l'eliminazione sintomatica, e che comunque le terapie possano durare anche 10 sedute, se non meno.
    saluti

  5. #215
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: falsi miti

    Da ciò che so anche l'orientamento sistemico presenta scuole piuttosto differenti tra loro. Non ha caso ho sottolineato proprio questo. I colleghi di formazione sistemica con cui ho lavorato e con cui ci siamo lungamente confrontati sono molto più vicini ad una visione "strutturale" che, seppure concettualizzata in maniera differente dalla visione psicoanalitica, presenta interessanti punti di dialogo. Lo stesso dicasi per alcune scuole cognitiviste. Non a caso, questi terapeuti si sono trovati a gestire significativi prolungamenti temporali nelle loro terapie.
    Non è una guerra tra chi è più bravo e chi lo è di meno, nè a chi trova la strada più corta (per inciso, esistono anche le terapie dinamiche brevi). A tempi diversi corrispondono interventi clinici differenti ed i relativi impianti teorici. Non c'è nulla di male...
    gieko

  6. #216
    Partecipante Esperto
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    Riferimento: falsi miti

    Mah, se è tutta una questione di brevità, così come appare sempre di più dalla discussione, su questo tema c’è una letteratura contemporanea piuttosto vasta che si potrebbe tirare in ballo. Ne cito due che ho sottomano in questo momento:

    Un tempo progetto di vita, concidente con la durata della vita, l’identità ormai si è trasformata in attributo del momento. L’identificazione resta una preoccupazione costante, ma ora è spezzettata in una moltitudine di sforzi esageratamente brevi, compatibili anche con il più incostante tra gli intervalli di attenzione; una serie di zampilli repentini e frenetici...in tempi confortevolmente rapidi e ravvicinati...liberando in questo modo le gioie del desiderio dalle oscure segrete dell’attesa.
    (Z. Bauman, “L’etica in un mondo di consumatori”)

    O, ancora:

    Il grado di velocità è direttamente proporzionale all’intensità dell’oblio.
    (Milan Kundera, “La lentezza”)

    Buon proseguimento di discussione
    G.

  7. #217
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    Riferimento: falsi miti

    Citazione Originalmente inviato da gieko
    Carissimo, ho pensato se valga ancora la pena rispondere ai tuoi quesiti, dal momento che non vuoi far altro che confermare i tuoi pregiudizi.
    Comunque sia, e a beneficio della discussione in atto, bisogna considerare che stiamo parlando di sistemi complessi, quindi estremamente sensibili alle condizioni di partenza. Ciò significa che le "strade" che si intraprendono (i metodi utilizzati) comportano necessariamente mete differenti.
    L'esempio medico che porti non è quindi attinente. Sarebbe più corretto fare un paragone considerando l'impatto che ha una corrente di aria fredda piuttosto che calda su una data regione.
    Ma se è così gieko non potresti poi nemmeno dire che è il tuo intervento che ha prodotto quel risultato (un'ora a settimana con una persona è poco rispetto al resto dell'esistenza), se le persone sono così sensibili a queste variazioni una persona potrebbe modificarsi anche grazie ad una corrente di aria calda che soffia chissà dove ed il tuo intervento magari non serve, non si sa mai cosa causa cosa e perciò meglio stare zitti rispetto a tutto.
    O si va fino in fondo in questo discorso in cui non si sa mai nulla ed allora è bene che non si affermi nulla o si decide di andare a vedere se quel che si afferma regge in qualche modo.

    Non mi risulta che, sia dal punto di vista clinico che da quello empirico, si osservino i medesimi risultati in base a metodi differenti. Inoltre la modifica del comportamento manifesto (sintomo) è un parametro insufficiente, perchè può dipendere da processi di adattamento all'esterno piuttosto che di riorganizzazione avvenuta tra la persona ed il proprio ambiente.
    Ma se secondo altri dal punto di vista empirico non ci sono abbastanza prove per sostenere certe affermazioni generali è possibile mai che siano tutti pazzi?
    Poi io ho chiesto come fai a sapere tu che la struttura di un tuo paziente è cambiata? Se non il sintomo qualcosa la dovrai pur osservare, se la puoi osservare tu perché poi sperimentalmente non si può fare?
    Se poi non lo puoi sapere manco tu in tutti i casi se la struttura è cambiata davvero e non sapresti dire nemmeno al livello teorico cosa si dovrebbe osservare in un paziente che prima aveva una struttura e dopo un certo periodo un'altra, ci troviamo di fronte ad una costruzione davvero fittizia.
    Io stesso potrei dire che ogni malanno è causato da un'unica entità presente nelle persone, una singola struttura malfunzionante ed essere guidato dall'idea che per guarire davvero c'è bisogno di un unico intervento (magari un esorcismo senza fine) fino a quando non capita che la persona non ha più alcuna malattia (sono guidato in questo dall'ipotesi che diversi accorpamenti sintomatici e disturbi vari siano causati da un'unica struttura "malfunzionante"), una persona ha la febbre (gli viene somministrato un "esorcismo"), una persona ha un dolore alla schiena (gli viene somministrato un "esorcismo"), l'esorcismo si dirà funziona in certi casi (in quelli in cui le persone riescono a guarire da queste malattie) lo si osserva chiaramente dal punto di vista clinico (si dirà), ma non sempre, nei casi in cui la struttura è troppo rigida non funziona.

    Nel caso in cui una persona è guarita dalla febbre e le viene mal di schiena si potrebbe parlare anche in questo caso di uno spostamento dei sintomi causati da un'unica entità malfunzionante e così gli si somministra di nuovo un altro esorcismo fino a che anche in questo caso o non guarisce o guarisce spontaneamente, tutto questo però non può rappresentare una prova che disparati disturbi siano causati tutti da un'unica struttura presente nell'organismo che non funziona a dovere.

    Una teoria del genere (che ho appena inventato per analogia), che apparentemente spiega tutto, l'insorgere praticamente di ogni malattia e così il rimedio, a mio avviso spiega molto meno di tutte le teorie parziali che sono state messe insieme con fatica per andare a comprendere davvero quali interventi linearmente risultano più efficaci nel modificare osservativamente la remissione di certi disturbi specifici (senza appellarsi alla scusa che non si può sapere tutto, se non si sa nulla riguardo all'efficacia di qualcosa non si affermi che quel qualcosa funziona meglio di altro).

    C'è chi ha cercato di comprendere meglio come funziona il sistema circolatorio sanguigno, chi ha cercato di comprendere meglio come funziona l'apparato osseo... Il cervello non è che sia un'ente così semplice, proprio perché è complesso, come l'organismo umano, spesso regge poco l'idea che tanti disturbi o malanni siano causati da un unico ente strutturale che una volta modificato per magia ci permetterà in futuro di non andare incontro a certi disturbi.

    L'autore dell'articolo citato all'inizio ha comunque argomentato bene tutti i punti, io contro argomenti davvero convincenti ancora non li ho letti. Se sono pregiudizi i miei sono pregiudizi dettati da un certo modo di ragionare che reputo più corretto rispetto ad altri.

    Saluti
    Ultima modifica di Char_Lie : 20-05-2010 alle ore 13.56.08

  8. #218
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: falsi miti

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Ma se è così gieko non potresti poi nemmeno dire che è il tuo intervento che ha prodotto quel risultato (un'ora a settimana con una persona è poco rispetto al resto dell'esistenza), se le persone sono così sensibili a queste variazioni una persona potrebbe modificarsi anche grazie ad una corrente di aria calda che soffia chissà dove ed il tuo intervento magari non serve, non si sa mai cosa causa cosa e perciò meglio stare zitti rispetto a tutto.
    Giusta osservazione. Ho dato una spiegazione frettolosa e non ho tenuto conto del fatto che, a differenza di un sistema complesso inanimato come la condizione meteorologica dell'esempio, l'essere umano presenta la necessità di mantenere una coerenza psicologica, che giustifica la difficoltà del cambiamento. Questo è il motivo per cui il cambiamento strutturale richiede tempi molto più lunghi di quello sintomale.
    Il metodo adottato deve quindi tenere conto di queste caratteristiche per poter consentire risultati. La psicoanalisi è un metodo studiato proprio in base a quanto detto, ed i risultati ne sono la conseguenza.

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Ma se secondo altri dal punto di vista empirico non ci sono abbastanza prove per sostenere certe affermazioni generali è possibile mai che siano tutti pazzi?
    Ma altri chi, scusa? Ci sono letteralmente migliaia di pubblicazioni su questo argomento. Mi spiace non poter dire lo stesso da parte di altri orientamenti (sto ancora aspettando lumi su PNL e ipnoterapia perchè nei database di riferimento si trova ben poco). Le intuizioni psicoanalitiche sulla personalità, sull'inconscio, sul transfert, sui meccanismi di difesa, sulla resistenza hanno trovato riscontri a vari livelli e da parte di ricercatori di diverse aree, così come sono emersi nodi problematici. Tuttavia la psicoanalisi è uno dei grandi orientamenti riconosciuti in psicologia. Che stai dicendo, dunque?

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Poi io ho chiesto come fai a sapere tu che la struttura di un tuo paziente è cambiata? Se non il sintomo qualcosa la dovrai pur osservare, se la puoi osservare tu perché poi sperimentalmente non si può fare?
    Certo che si può osservare: cambiano molti aspetti, come stili interpersonali, organizzazione del mondo interno, tematiche personali, livello di angoscia, capacità di mentalizzazione, meccanismi di difesa... Non tutto è facilmente operazionalizzabile e verificabile, però, anche se si stanno facendo progressi in questo senso. Ad esempio con l'analisi dei temi relazionali conflittuali (vd. Luborski), piuttosto che con le capacità di mentalizzazione e di funzionalità riflessiva (vd. Bucci).

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Il cervello non è che sia un'ente così semplice, proprio perché è complesso, come l'organismo umano, spesso regge poco l'idea che tanti disturbi o malanni siano causati da un unico ente strutturale che una volta modificato per magia ci permetterà in futuro di non andare incontro a certi disturbi.
    Ente strutturale?! Ma che termini usi? Ma chi ha mai parlato di questo, e chi ha mai detto che è l'unica causa di tanti "malanni"... La struttura è paragonabile ai pilastri di un edificio. Se hanno certe caratteristiche la casa sarà costruita in un certo modo e potrebbe presentare pregi e difetti. Le cause sono da ricercare nella nascita della struttura che, anzichè essere unica, è differente a seconda di ogni individuo.

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    L'autore dell'articolo citato all'inizio ha comunque argomentato bene tutti i punti, io contro argomenti davvero convincenti ancora non li ho letti. Se sono pregiudizi i miei sono pregiudizi dettati da un certo modo di ragionare che reputo più corretto rispetto ad altri.
    Credimi, di articoli pro e contro la psicoanalisi ne ho letti parecchi, e questo è scritto piuttosto male, non è aggiornato, porta argomenti obsoleti e pochi riferimenti.
    I tuoi pregiudizi tienili pure, ma allora non capisco come mai sono 3 anni che continui a dibattere sul tema visto che hai già tutte le soluzioni.
    Vai a fare ipnoterapia o PNL o qualsiasi altra cosa ti aggradi se le ritieni più adatte a te. Mica muoriamo, sai?
    Ultima modifica di gieko : 20-05-2010 alle ore 15.25.32
    gieko

  9. #219
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    Riferimento: falsi miti

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Comunque sia, e a beneficio della discussione in atto, bisogna considerare che stiamo parlando di sistemi complessi, quindi estremamente sensibili alle condizioni di partenza. Ciò significa che le "strade" che si intraprendono (i metodi utilizzati) comportano necessariamente mete differenti.
    C'è un aspetto paradossale nell'approccio psicoanalitico ai sistemi complessi. In tutti gli ambiti in cui vengono applicati matematicamente i sistemi non lineari si è consapevoli del fatto che qualsiasi intervento su un tale sistema produce risultati imprevedibili.
    Invece la psicoanalisi, che la usa in modo analogico, pretende di effettuare degli interventi che diano i risultati attesi dalla loro teoria.

    Più che il metodo non è il modo in cui il soggetto elabora (consciamente e inconsciamente) l'interazione con il terapeuta a produrre dei risultati?

    Inoltre la modifica del comportamento manifesto (sintomo) è un parametro insufficiente, perchè può dipendere da processi di adattamento all'esterno piuttosto che di riorganizzazione avvenuta tra la persona ed il proprio ambiente.
    Cosa intendi per adattamento e per riorganizzazione e quale sarebbe la differenza, da un punto di vista sistemico ?
    Poi vorrei capire come fa un'anoressica a superare il suo problema semplicemente "adattandosi" all' "esterno".
    Una prescrizione paradossale ha il fine di provocare un'esperienza che ristruttura la situazione problematica.
    Ed è un'esperienza significativa che può valere più di mesi e mesi di dialogo.

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Da ciò che so anche l'orientamento sistemico presenta scuole piuttosto differenti tra loro. Non ha caso ho sottolineato proprio questo. I colleghi di formazione sistemica con cui ho lavorato e con cui ci siamo lungamente confrontati sono molto più vicini ad una visione "strutturale" che, seppure concettualizzata in maniera differente dalla visione psicoanalitica, presenta interessanti punti di dialogo. Lo stesso dicasi per alcune scuole cognitiviste. Non a caso, questi terapeuti si sono trovati a gestire significativi prolungamenti temporali nelle loro terapie.
    Ma se i metodi che usano sono differenti da quelli della psicoanalisi, come fanno a raggiungere risultati simili ? O è il tempo l'unica variabile significativa ?

  10. #220
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: falsi miti

    Citazione Originalmente inviato da _daimon_ Visualizza messaggio
    C'è un aspetto paradossale nell'approccio psicoanalitico ai sistemi complessi. In tutti gli ambiti in cui vengono applicati matematicamente i sistemi non lineari si è consapevoli del fatto che qualsiasi intervento su un tale sistema produce risultati imprevedibili.
    Invece la psicoanalisi, che la usa in modo analogico, pretende di effettuare degli interventi che diano i risultati attesi dalla loro teoria.
    Se ti riferisci alla psicoterapia, non mi risulta che ci siano orientamenti che sono stati in grado di produrre applicazioni matematiche della teoria dei sistemi complessi. Mi risulta invece che sia un modello teorico che viene utilizzato trasversalmente come cornice generale spiegativa.
    Da questo punto di vista la psicoanalisi usa questa teoria esattamente come gli altri orientamenti, e come tutti gli orientamenti cerca di spiegare il proprio specifico in un dialogo continuo tra la clinica e la teoria. Quindi non c'è alcun paradosso.

    Citazione Originalmente inviato da _daimon_ Visualizza messaggio
    Più che il metodo non è il modo in cui il soggetto elabora (consciamente e inconsciamente) l'interazione con il terapeuta a produrre dei risultati?
    Appunto, il metodo dell'interpretazione del transfert: quindi è l'analisi dell'interazione tra paziente e terapeuta a produrre determinati risultati. L'utilizzo di metodi diversi (ristrutturazione cognitiva ad esempio) ne produce di differenti.

    Citazione Originalmente inviato da _daimon_ Visualizza messaggio
    Cosa intendi per adattamento e per riorganizzazione e quale sarebbe la differenza, da un punto di vista sistemico ?
    Nell'ottica dei sistemi complessi, se ben intendo la tua domanda, l'adattamento consiste nell'ottimizzazione della struttura in base a parametri desunti dall'esterno. Viceversa la riorganizzazione riguarda il cambiamento della struttura in base a processi autopoietici.

    Citazione Originalmente inviato da _daimon_ Visualizza messaggio
    Poi vorrei capire come fa un'anoressica a superare il suo problema semplicemente "adattandosi" all' "esterno".
    Una prescrizione paradossale ha il fine di provocare un'esperienza che ristruttura la situazione problematica.
    Ed è un'esperienza significativa che può valere più di mesi e mesi di dialogo.
    Lavorando sul nesso associativo peso-immagine di sè, o sugli aspetti percettivi. E' un cambiamento sintomale.
    Vorrei però che mi facessi un esempio di prescrizione paradossale per capire meglio a che livello poni la ristrutturazione.

    Citazione Originalmente inviato da _daimon_ Visualizza messaggio
    Ma se i metodi che usano sono differenti da quelli della psicoanalisi, come fanno a raggiungere risultati simili ? O è il tempo l'unica variabile significativa ?
    I risultati possono essere similari se è similare il metodo: se un cognitivista lavora sullo stile di attaccamento per come si presenta in seduta, o un sistemico effettua reframing basati sulle polarità semantiche espresse nella relazione, siamo piuttosto vicini all'interpretazione del transfert della psicoanalisi. Il prolungamento dei tempi è una conseguenza della diversità del metodo e del livello a cui esso opera. Per questo mi pare improbabile che si possano ottenere risultati similari in 10-20 sedute.

    Saluti
    gieko

  11. #221
    Partecipante Figo L'avatar di bella primavera
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    Per es. Milton Erikson: quando un paziente voleva dimagrire, egli chiedeva quanto pesasse, poi alla risposta sdel suo paziente (es.90 kg) passava a sminuire la risposta "numerica" relativa al peso e diceva al suo paziente. "è troppo poco, se lo vuoi veramente devi arrivare almeno a 150 kg".
    In questo modo Ericson, certamente spiazza il pensiero logico del suo paziente e aumentava, nel paziente stesso, il desiderio di dimagrire (immaginanadosi già a 150 g. di peso).
    Se ti interessa, potrei elencartene molti altri esempi, di paradossi.

  12. #222
    benedetta14
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    Citazione Originalmente inviato da bella primavera Visualizza messaggio
    Per es. Milton Erikson: quando un paziente voleva dimagrire, egli chiedeva quanto pesasse, poi alla risposta sdel suo paziente (es.90 kg) passava a sminuire la risposta "numerica" relativa al peso e diceva al suo paziente. "è troppo poco, se lo vuoi veramente devi arrivare almeno a 150 kg".
    In questo modo Ericson, certamente spiazza il pensiero logico del suo paziente e aumentava, nel paziente stesso, il desiderio di dimagrire (immaginanadosi già a 150 g. di peso).
    Se ti interessa, potrei elencartene molti altri esempi, di paradossi.
    Caspita, ma è un genio questo!
    Si, continua per favore, questi paradossi sono interessanti.

  13. #223
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    Citazione Originalmente inviato da giulietta.o Visualizza messaggio
    Mah, se è tutta una questione di brevità, così come appare sempre di più dalla discussione, su questo tema c’è una letteratura contemporanea piuttosto vasta che si potrebbe tirare in ballo. Ne cito due che ho sottomano in questo momento:

    Un tempo progetto di vita, concidente con la durata della vita, l’identità ormai si è trasformata in attributo del momento. L’identificazione resta una preoccupazione costante, ma ora è spezzettata in una moltitudine di sforzi esageratamente brevi, compatibili anche con il più incostante tra gli intervalli di attenzione; una serie di zampilli repentini e frenetici...in tempi confortevolmente rapidi e ravvicinati...liberando in questo modo le gioie del desiderio dalle oscure segrete dell’attesa.
    (Z. Bauman, “L’etica in un mondo di consumatori”)

    O, ancora:

    Il grado di velocità è direttamente proporzionale all’intensità dell’oblio.
    (Milan Kundera, “La lentezza”)

    Buon proseguimento di discussione
    G.
    Innanzi tutto grazie perchè le tue citazioni mi hanno fatto emozionare. Ma forse è un problema mio.
    La questione sulla brevità, per come lavedo io, riguarda l'utilità o meno della psicoterapia. I risultati sono poco oggettivabili, i sintomi sono l'aspetto più eclatante e oggettivabile. Per cui la domanda più che legittima riguarda l'utilità di fare 5 anni di terapia se con 6 mesi gli attacchi di panico ti passano lo stesso. Le difficoltà di rilevare altri cambiamenti sono njotevoli per cui spesso i discorsi tendono ad andare sull'"esoterico", con le virgolette, è una provocazione. Non solo, ma è difficile anche rendersi conto se altri risultati ci sono stati, generalmente è tramite cambiamenti comportamentali che le persone avvertono e descrivono i cambiamenti, che sono oggettivabili. Cosa sta sotto a certi cambiamenti lo è molto meno.
    Non sono d'accordo con l'idea per cui una terapia volta al sintomo ed una volta a strutture di eprsonalità più complesse siano gli stessi, ma alla fin fine è difficile chiarire di cosa si parla, fatta eccezione per chi possiede una conoscenza di un metodo e parla solo con gente che conosce quel metodo. Quando parli con gente che ne conosce altri nascono i problemi.

    Se poi si guarda bene anche i medici hanno gli stessi problemi, oltre dieci anni fa al 118 di firenze provarono a standardizzare i fogli per le diagnosi degli interventio di emergenza, partendo dal presupposto che medici con la stessa formazione, qualcuno anche specializzato, tutti con gli stessi corsi di emergenza e spesso con gli stessi docenti, facessero delle diagnosi e usassero dei protocolli di intervento simili. Dall'analisi delle diagnosi mediche non riuscirono a fare nulla, il lavoro divenne assai più complicato.
    Se prendi le grandi ricerche su psicofarmaci sembrano oggettive, ma se analizzi con criterio le categorie che usano assomigliano ai panieri dell'istat. il che è tutto dire. Il paragone con i medici è dovuto alla sovente associazione per cui medicina=scienza.

    Da questo punto di vista credo che sia evidente come la quesitone brevità sia importante perchè pone molte altre domande, non fine a se stessa.

    sempre per come la vedo io è interessante notare come alla fine certe tecniche sembrino assomigliarsi, l'esempio di gieko su reframing e interpretazione, io aggiungo la ristrutturazione cognitiva. In fondo si tratta di organizzare i dati portati dal paziente (simpatizzando per le scuole americane sostengo che organizza anche i dati del terapeuta, ma è tutta un'altra storia). è lecito domandarsi anche se, pur usando tecniche ed impianti teorici differenti, si finisca per ottenere gli stessi risultati. In fondo l'oggetto è la persona, per cui anche se poto un ulivo con cesoie differenti alla fine se lo poto bene lo poto sempre negli stessi punti (l'esempio non è adeguato alla complessità della psicoterapia, ma rende bene l'idea). Una visione più trasversale forse aiuterebbe a concepire meglio limiti e risorse, nonché punti di convergenza, dei vari modelli. spiegando quindi dove e come si ottengono certi risultati.
    Per cui, cara giulietta.o, mi emoziono leggendo che il grado di velocità è direttamente proporzionale all'intensità dell'oblio. Ma forse è vero anche che la velocità del tempo cambia con l'osservatore, e magari anche l'intensità dell'oblio cambia con l'osservatore
    giustimassimo

  14. #224
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    Riferimento: falsi miti

    Citazione Originalmente inviato da benedetta14 Visualizza messaggio
    Caspita, ma è un genio questo!
    Si, continua per favore, questi paradossi sono interessanti.
    nel Caso di un ossessivo, viene prescritto il sintomo stesso,quindi gli stessi rituali dovrà farli per ben 5 volte, se il soggetto continua ad essere ossessivo come pensieri ma non come azione, può essergli prescritta la formula magica. Nel caso di un disturbo sessuale, eiaculazione precoce, viene prescritto ugualmene lo stesso sintomo "dovrà arrivare subito all'orgasmo, e appena possibile, iniziare un nuovo rapporto sessuale con risoluzione imediata".

  15. #225
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    Riferimento: falsi miti

    Caro Massimomassimo,
    non ho riportato quelle citazioni per emozionare, e se avviene non credo sia poi così importante.
    L’ultimo saggio di Bauman, e per più di 200 pagine, analizza la percezione del tempo da parte della società contemporanea, e le sue conseguenze sul modo di vivere, di consumare, di abitare la città, di formare la propria identità, finanche di amare. Ed è un tema, quello del tempo, che funziona da sfondo in tutto il testo. Per questo l’ho citato.
    Ti consiglio di leggerlo, non per emozionarti. Bauman non emoziona, spaventa casomai.
    E ci fa soprattutto sentire denudati nella nostra pochezza, indifesi nella nostra imperfezione, persi nella nostra incertezza. E questa è la buona notizia. Quel che cioè di prezioso abbiamo e che, una volta capito e soprattutto fatto nostro, dovremmo tenerci ben stretti.

    Noto intanto come l’esempio sia ancora una volta chi soffre di crisi di panico.

    Immagino che tu sappia che molti di coloro che si rivolgono alla psicoanalisi non necessariamente presentino dei sintomi precisi, ma un più diffuso malessere del vivere. Sottile, sotteraneo, costante, che ti sgretola giorno dopo giorno, anche se risulti magnificamente inserito nella società.
    Mi riesce assai difficile, dopo due anni di analisi, anche solo immaginare come sia possibile raggiungere consapevolezze profonde e complesse come quelle che si raggiungono con un lavoro analitico. Un lavoro fatto di continui ritorni su contenuti consci e inconsci, su legami tra le cose, su sogni che vengono continuamente ripresi e rianalizzati da diversi punti di vista, su certezze che diventano incertezze, su perfezioni che ridiventano imperfezioni. Un lavoro nel quale ti rendi conto che la psiche è qualcosa che pulsa, che cambia continuamente, dove la parte conscia e quella conscia continuamente si scambiano di gerarchia, di predominio, di intensità, di influenza reciproca.
    In analisi, ad un certo punto, e parafrasando la frase di chiusura del Gattopardo, ti rendi conto che “Niente cambia, tutto cambia”. Ma per arrivare a cambiare la percezione delle cose, per arrivare cioè alla tua personale percezione - e perchè questa sia davvero qualcosa di sentito e radicato - i tempi e il lavoro dietro sono immani.

    Per concludere. O siamo cretini noi, pazienti dell’analisi, che ci mettiamo tanto a capirci e a percepire diversamente rispetto a quando siamo entrati lì, o qualcosa di ciò che alcuni di voi sostengono non torna.

    Giulietta.O

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