...certamente ogni storia clinica è storia a sé...credo quindi non sia possibile rifarsi a criteri generali...che possono essere usati come linee guida ma...
Onestamente credo che nel processo terapeutico ci stia tutto, naturalmente nel rispetto di sé e dell'altro...ci sta la lacrima come il sorriso, come l'innamoramento (poi questa parola ha tante sfumature che…) e ad un terapeuta ingessato ne preferisco decisamente uno vivo.
Credo che, proprio in virtù di questo rispetto, la differenza stia nel come queste cose vengano gestite dal terapeuta. Perché non parlare col paziente di quella lacrima nella seduta successiva?... magari dopo aver chiarito con se stessi da dove arrivava…del tipo “sa che la volta scorsa mi sono proprio emozionata nel sentirla raccontare quelle cose….”
Per quanto riguarda l’innamorarsi mah…forse è il caso di interrogarsi un po’ sulla parte che ci mettiamo noi terapeuti…a che bisogni nostri risponde questo innamoramento???