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  1. #106
    Postatore Epico L'avatar di RosadiMaggio
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    10-02-2006
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    Tra le Alpi e gli Appennini
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    Riferimento: A. Miller e il perdono in analisi

    Citazione Originalmente inviato da luigi '84 Visualizza messaggio
    Considera che ti rispondo solo perchè non riesco a dormire! A parte questo...
    E perchè non cambi persone? Nel senso, se non vuoi proprio vivere da solo (dato il vetro), cerca altre relazioni...che ci vuole? Basta fare un salto in autobus, o in metro...
    Lo sai che hai ragione? Spesso si fa passare per ''analisi'' un qualche cosa di ortopedico, di pedagogico; qualcosa di cui fare uso per ''migliorarsi'', sento già il tanfo ippocratico!...ma de che, dico io?! Lo hai ripetuto spesso: non vuoi adattarti! Ottimo presupposto per l'analisi direi! Tutto è tranne che soluzione o adattamento...mettiamola così (spero che però stavolta converrai con me): l'analista è quella figura che ti mette davanti a scelte di ordine etico, nè più nè meno. Ovvero: abbi il coraggio etico del tuo desiderio, sei capace ad essere quello che sei? O sei capace a diventarlo? Fuori da ogni ottica pedagogico-comportamentale l'analisi ti pone oggettivamente di fronte a te stesso (l'analista non può dirti mai quello non sa, e generalmente sa molto poco): sei l'unico referente, l'unico che può scegliere, l'unico a dire che una cosa è buona e giusta oppure tremendamente sbagliata. Ovvero, ancora, l'analisi è una sorta di paradosso: non serve a nulla. Salvo il fatto che, di fronte ad un qualsiasi conflitto, siamo già ''2'' a dover decidere chi vince o chi perde. Non c'è scampo. Minimo siamo ''2''. E allora, un uomo che si crede ''uno'' dovrebbe almeno avere la decenza di una risposta coerente per quanto concerne il suo desiderio: perchè non succede? Perchè non si sa quello che si vuole? O perchè, in ogni caso, il volere è già da sempre diviso? A queste domande non so rispondere, ti leggo e basta. Mi basta. L'analisi si pone come possibilità di fronte a questo bivio, proprio nella maniera tale che non sia nessuno, oltre a te, a poter dire: vai a destra! Vai a sinistra! Una possibilità insita nel bivio stesso insomma...non è cosa da poco!
    Mi piace la frase che ti ho sottolineato: abbi il coraggio di sostenere il tuo desiderio! Questo coraggio diventa ''etico'' quando ci si accorge che, purtroppo o per fortuna (come vuoi), gli altri non se ne andranno mai: ma nemmeno a spedirsi sulla vetta della più sperduta montagna asiatica...non c'è verso. E ti capisco, è una tragedia.

    Saluti,
    Luigi
    Scegliere o non scegliere? Questo é il problema.
    Così, senza provarci, é più facile dire che sono gli altri a non avere le "mie" soluzioni ed attaccarli a monte (....) per i "loro personali fallimenti", senza pernsare che perdere talvolta piò edssere la miglior vittoria iniziale.
    Gaia

    Tessera n° 15 Club del Giallo

    Guardiana Radar del Gruppo insieme a Chiocciolina4

  2. #107
    Megiston Matema
    Ospite non registrato

    Riferimento: A. Miller e il perdono in analisi

    Citazione Originalmente inviato da RosadiMaggio Visualizza messaggio
    Scegliere o non scegliere? Questo é il problema.
    Così, senza provarci, é più facile dire che sono gli altri a non avere le "mie" soluzioni ed attaccarli a monte (....) per i "loro personali fallimenti", senza pernsare che perdere talvolta piò edssere la miglior vittoria iniziale.
    “Essere o non essere, questo è il problema: se sia più nobile d'animo sopportare gli oltraggi, i sassi e i dardi dell'iniqua fortuna, o prender l'armi contro un mare di triboli e combattendo disperderli. Morire, dormire, nulla di più, e con un sonno dirsi che poniamo fine al cordoglio e alle infinite miserie naturale retaggio della carne, è soluzione da accogliere a mani giunte.
    Morire, dormire, sognare forse: ma qui é l'ostacolo, quali sogni possano assalirci in quel sonno di morte quando siamo già sdipanati dal groviglio mortale, ci trattiene: é la remora questa che di tanto prolunga la vita ai nostri tormenti.
    Chi vorrebbe, se no, sopportar le frustate e gli insulti del tempo, le angherie del tiranno, il disprezzo dell'uomo borioso, le angosce del respinto amore, gli indugi della legge, la tracotanza dei grandi, i calci in faccia che il merito paziente riceve dai mediocri, quando di mano propria potrebbe saldare il suo conto con due dita di pugnale? Chi vorrebbe caricarsi di grossi fardelli imprecando e sudando sotto il peso di tutta una vita stracca, se non fosse il timore di qualche cosa, dopo la morte, la terra inesplorata donde mai non tornò alcun viaggiatore, a sgomentare la nostra volontà e a persuaderci di sopportare i nostri mali piuttosto che correre in cerca d'altri che non conosciamo? Così ci fa vigliacchi la coscienza; così l'incarnato naturale della determinazione si scolora al cospetto del pallido pensiero”. (Amleto, William Shakespeare, prima scena, Atto III°).

    Ciao

  3. #108
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    Riferimento: A. Miller e il perdono in analisi

    Luigi: Lo hai ripetuto spesso: non vuoi adattarti! Ottimo presupposto per l'analisi direi! Tutto è tranne che soluzione o adattamento...

    Caro Charlie, mi riallaccio all’intervento di Luigi per riportarti un brano del caro e vecchio Jung a proposito di cosa faccia l’analisi e per rispondere alla seconda domanda che mi ponevi nel tuo post: (Charlie: Io non sono riuscito ancora a capire bene che tipo di problemi si possono risolvere imboccando la strada che hai imboccato tu.)

    “Non possiamo emettere nessun giudizio su quello che sarà il futuro orientamento della vita del paziente. Non possiamo pretendere di saperla più lunga della natura stessa del paziente, altrimenti saremmo educatori della peggior specie. La psicoanalisi non è che un mezzo per sgomberare la strada alla nauta, e non un metodo (come spesso l’ipnotismo pretende che sia) con il quale si possno introdurre ne paziente cose che prima non c’erano. E’ meglio quindi che rinunciamo ad ogni pteresa di dare degli oirentamenti e che ci sfroziamo solo di mettere in rilievo tutto ciò che l’analisi porta alla luce, in modo che il paziente veda chiaro e sia capae di trarre appropriate conseguenze. Alla lunga, del resto, egli finisce col non credere a ciò che non ha conquistato personalmente, e quello che ha accettato in base al prinicipio d’autorità serve solo a farlo restare infantile. Al contrario egli deve essere messo in grado di prendere in mano lui stesso la propria vita. L’arte dell’analisi consiste proprio nel seguire senza pregiudizi anche le cosiddette vie errate del paziente.”

    (Jung, carteggio con Loy)

    Saluti
    G

  4. #109
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    Riferimento: A. Miller e il perdono in analisi

    Scusate, è pieno di errori di battitura: è che non avevo a portata gli occhiali...
    Rifo:

    “Non possiamo emettere nessun giudizio su quello che sarà il futuro orientamento della vita del paziente. Non possiamo pretendere di saperla più lunga della natura stessa del paziente, altrimenti saremmo educatori della peggior specie. La psicoanalisi non è che un mezzo per sgomberare la strada alla natura, e non un metodo (come spesso l’ipnotismo pretende che sia) con il quale si possano introdurre nel paziente cose che prima non c’erano. E’ meglio quindi che rinunciamo ad ogni pretesa di dare degli orientamenti e che ci sforziamo solo di mettere in rilievo tutto ciò che l’analisi porta alla luce, in modo che il paziente veda chiaro e sia capace di trarre appropriate conseguenze. Alla lunga, del resto, egli finisce col non credere a ciò che non ha conquistato personalmente, e quello che ha accettato in base al prinicipio d’autorità serve solo a farlo restare infantile. Al contrario egli deve essere messo in grado di prendere in mano lui stesso la propria vita. L’arte dell’analisi consiste proprio nel seguire senza pregiudizi anche le cosiddette vie errate del paziente.”

    (Jung, carteggio con Loy)

  5. #110
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    Riferimento: A. Miller e il perdono in analisi

    Anche Shakespeare, avete scomodato, fra tutti!

    Il più famoso "scuotiscena" della storia.

    (Si vocifera che egli non sia mai esistito, come Omero, o che fosse uno pseudonimo, un prestanome, di qualche suo contemporaneo, oppure che la sua opera fosse una miscellanea di più autori.

    Certo è che Robert Greene ne parla con dispetto, soprannominandolo " scuotiscena".)

    In un certo senso, anche gli psy possono essere associati a degli "scuotiscena")
    Ultima modifica di complicata : 08-06-2010 alle ore 18.27.50

  6. #111
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    Riferimento: A. Miller e il perdono in analisi

    Citazione Originalmente inviato da luigi '84
    un uomo che si crede ''uno'' dovrebbe almeno avere la decenza di una risposta coerente per quanto concerne il suo desiderio: perchè non succede? Perchè non si sa quello che si vuole? O perchè, in ogni caso, il volere è già da sempre diviso? A queste domande non so rispondere, ti leggo e basta. Mi basta. L'analisi si pone come possibilità di fronte a questo bivio, proprio nella maniera tale che non sia nessuno, oltre a te, a poter dire: vai a destra! Vai a sinistra! Una possibilità insita nel bivio stesso insomma...non è cosa da poco!
    Mi piace la frase che ti ho sottolineato: abbi il coraggio di sostenere il tuo desiderio! Questo coraggio diventa ''etico'' quando ci si accorge che, purtroppo o per fortuna (come vuoi), gli altri non se ne andranno mai: ma nemmeno a spedirsi sulla vetta della più sperduta montagna asiatica...non c'è verso. E ti capisco, è una tragedia.
    Ma cos'è una risposta coerente quando abbiamo a che fare con i desideri e le aspettative? Se una persona dicesse "desidero davvero che esista qualcuno che mi ami" e supponiamo che in realtà non esiste alcuna persona che ti ama così come si è, abbiamo a che fare con un desiderio coerente o no?
    Quando una persona afferma desidero che quella donna mi ami, sta immaginando qualcosa di coerente o no?
    A sapere quel che si vuole lo si sa in genere, quello che non si sa è se sia realmente realizzabile, ed è quando la realizzazione di qualcosa che si desidera molto inizia ad incontrare ostacoli si finisce col vivere male e sorgono una serie di problemi senza fine.
    Io purtroppo resto nella tragedia anche sapendo che gli altri così come sono non se ne andranno e tutto il mondo resterà così com'è perché non ho il potere di cambiarlo nei modi che davvero preferisco, ma la consapevolezza non mi aiuta perché sono una persona irragionevole, anzi è proprio questa consapevolezza quasi certa che cose e persone sono proprio così come le ho osservate che mi lascia poi senza possibilità di raggiungere una qualche soluzione che mi soddisfi, ho a che fare con un'irrimediabile miseria eppure sono sempre io a desiderare un rimedio per questa miseria, in fin dei conti non nego il mio desiderio di possedere rimedi, e so che probabilmente non potrà realizzarsi, forse rappresenta un desiderare l’impossibile, ma è così, è questo quel che sento, non posso far finta di nulla. Tutto questo mi rende comunque inevitabilmente insoddisfatto nei confronti di certe cose... Ne posso parlare con qualcuno come suggerisci e così siamo in due a discuterne, ma resta poi tutto comunque fittizio se l’altro non possiede davvero qualche idea migliore delle mie per cambiare le cose come vorrei, alla quale io non ho proprio pensato.
    L’unica soluzione per me sarebbe rendere quel che ora credo quasi impossibile possibile, ossia frantumare quel vetro con qualche sistema a me sconosciuto e non adattarmi a questo. E’ un qualcosa che è inevitabilmente vicino alla magia ma anche alle forme di tecnologia avanzate in cui in certi frangenti sono stati scoperti nuovi modi per manipolare il mondo, le cose e le persone per trasformarli in modi che erano ritenuti impossibili prima.
    Megiston suggerirebbe di demolire questi "desideri infantili" (da quello che ho capito lui ha questa idea di “maturazione” quando si riferisce a questa specie di emersione del soggetto) ma non posso certo far finta che non ci siano, non farebbe per me questo tipo di intervento (alla Megiston intendo) e non mi servirebbe a nulla. Io invece delle volte credo che siano proprio i desideri infantili con cui bisognerebbe fare i conti (molte persone si dicono soddisfatte, dicono di aver superato il loro esser bambini e poi comunque quando li si va ad osservare con attenzione, si lamentano come bambini), io almeno ne tengo conto di tutto questo e non ho mai creato alcuna divisione adulto/bambino, divisione fittizia per me, né penso come Megiston che i bambini non siano soggetti e lo diventino o che ci siano adulti che non sono diventati soggetti. Quelle esigenze infantili (esigenze e basta per me) chiedono soddisfazione e non le si riesce ad accantonare con manovre finte del tipo “abbiamo accettato il male insito nell’esistenza, noi siamo adulti” perché al di là di queste belle frasi, in fondo in fondo non è affatto vero che abbiamo accettato certe cose così come stanno, perché poi ci incazziamo, siamo frustrati e così via.

    Se le persone fossero consapevoli di tutto davvero, come auspicate, credo che già ci saremmo autodistrutti da un bel po’. Parte dell’umanità viene usata similmente a certi animali da soma e se tutte queste persone fossero realmente consapevoli di tutto questo (se nessuno gli avesse inculcato l’idea che questo male è insito nella loro esistenza e devono comunque continuare a fare quel che fanno per sopravvivere perché questa è la loro condizione naturale e “da adulti” devono sopportare tutto questo ed accettare queste limitazioni continuando indefinitamente a star male e morire di fame perché sempre “da adulti” devono sopportare questi disagi) il mondo si fermerebbe, scoppierebbero rivoluzioni a macchia d’olio e chi siede in poltrona e fa il maestro sostenendo che a questi mali ci si deve abituare farebbe una brutta fine (di tanto in tanto la consapevolezza produce qualche atto di “folle” lucidità).

    Produciamola questa consapevolezza, io lo vorrei davvero, ma non lo fate nemmeno voi questo perché voi stessi avete paura di tener conto di questi desideri infantili, in un qualche periodo della vostra esistenza alcuni di voi hanno scelto di metterci un argine ed adesso hanno paura di toglierlo e vorreste aiutare altre persone a piazzare lo stesso argine per farle star bene, questa è la vostra idea di salute ed io non ci sto, l’argine è una soluzione fittizia. Credo di non essere completamente impazzito a differenza di altre persone, che sono sbroccate proprio, perché di argini ho deciso di non metterne e così non sono maturato.

    Io non ho bisogno di comprendere che là “c’è un vetro”, questo l’ho capito, ho bisogno di comprendere perché là “c’è un vetro” in maniera tale da poter possedere un sistema per toglierlo, abbatterlo, frantumarlo quel vetro, se mi si ripete che è necessario che ci sia, mi si ripete qualcosa di cui già sono a conoscenza e non potrò mai farci nulla o risolvere alcunché di quel che vorrei risolvere, l’accettazione del male non risolve in realtà nulla, lascia tutto così com’è.

    Se le persone avessero il coraggio di sostenere i propri desideri senza piazzare limiti, non ci sarebbero alternative, diventeremmo quasi tutti sadici con tendenze alla depressione. Ma non sono i sintomi il problema, perché si tradurrebbero nel caso di salute in mali esistenziali di cui poi non si conosce nemmeno l'origine. Una persona fa un lavoro normale vive normalmente e si sente in crisi senza sapere nemmeno perché.

    Tornando al tema principale di questa discussione direi che se il perdono è un'operazione che non è realmente sentita dal soggetto è un qualcosa che finisce col coprire o rimuovere altri desideri che pulsano là sotto con prepotenza, dietro questa operazione compiuta in modo superficiale. Per perdonare davvero qualcuno bisogna desiderarlo senza riserve.

    Rosa io mi trovo di fronte a certi bivi ma ognuna delle strade capita che non mi sta bene, ho imboccato una delle due in passato rimanendo sempre deluso. L’analisi mi aiuterebbe soltanto se mi facesse scoprire altre strade e non a scegliere una delle due già note, la consapevolezza del bivio non mi aiuta, non hai scelta se devi scegliere di morire impiccato o ghigliottinato mentre quel che davvero vuoi è continuare a vivere, non hai nulla da scegliere.

    Saluti
    Ultima modifica di Char_Lie : 08-06-2010 alle ore 19.17.11

  7. #112
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    Riferimento: A. Miller e il perdono in analisi

    Cerca di voler bene a qualcuno, ti rispondo fuori da ogni logica, anche se la mia risposta non conta niente.
    e' questo, che dà soddisfazione, nella vita, al di fuori c'è poco, o nulla.

    Parti dal principio che i tuoi desideri, le tue aspettative, non sono tanto importanti, rispetto a quelle di un altro, e al suo ricambiare.

    Troppo egocentrico, uhm.
    Ultima modifica di complicata : 08-06-2010 alle ore 20.08.52

  8. #113
    Postatore Epico L'avatar di RosadiMaggio
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    Riferimento: A. Miller e il perdono in analisi

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Ma cos'è una risposta coerente quando abbiamo a che fare con i desideri e le aspettative? Se una persona dicesse "desidero davvero che esista qualcuno che mi ami" e supponiamo che in realtà non esiste alcuna persona che ti ama così come si è, abbiamo a che fare con un desiderio coerente o no?
    Quando una persona afferma desidero che quella donna mi ami, sta immaginando qualcosa di coerente o no?
    A sapere quel che si vuole lo si sa in genere, quello che non si sa è se sia realmente realizzabile, ed è quando la realizzazione di qualcosa che si desidera molto inizia ad incontrare ostacoli si finisce col vivere male e sorgono una serie di problemi senza fine.
    Io purtroppo resto nella tragedia anche sapendo che gli altri così come sono non se ne andranno e tutto il mondo resterà così com'è perché non ho il potere di cambiarlo nei modi che davvero preferisco, ma la consapevolezza non mi aiuta perché sono una persona irragionevole, anzi è proprio questa consapevolezza quasi certa che cose e persone sono proprio così come le ho osservate che mi lascia poi senza possibilità di raggiungere una qualche soluzione che mi soddisfi, ho a che fare con un'irrimediabile miseria eppure sono sempre io a desiderare un rimedio per questa miseria, in fin dei conti non nego il mio desiderio di possedere rimedi, e so che probabilmente non potrà realizzarsi, forse rappresenta un desiderare l’impossibile, ma è così, è questo quel che sento, non posso far finta di nulla. Tutto questo mi rende comunque inevitabilmente insoddisfatto nei confronti di certe cose... Ne posso parlare con qualcuno come suggerisci e così siamo in due a discuterne, ma resta poi tutto comunque fittizio se l’altro non possiede davvero qualche idea migliore delle mie per cambiare le cose come vorrei, alla quale io non ho proprio pensato.
    L’unica soluzione per me sarebbe rendere quel che ora credo quasi impossibile possibile, ossia frantumare quel vetro con qualche sistema a me sconosciuto e non adattarmi a questo. E’ un qualcosa che è inevitabilmente vicino alla magia ma anche alle forme di tecnologia avanzate in cui in certi frangenti sono stati scoperti nuovi modi per manipolare il mondo, le cose e le persone per trasformarli in modi che erano ritenuti impossibili prima.
    Megiston suggerirebbe di demolire questi "desideri infantili" (da quello che ho capito lui ha questa idea di “maturazione” quando si riferisce a questa specie di emersione del soggetto) ma non posso certo far finta che non ci siano, non farebbe per me questo tipo di intervento (alla Megiston intendo) e non mi servirebbe a nulla. Io invece delle volte credo che siano proprio i desideri infantili con cui bisognerebbe fare i conti (molte persone si dicono soddisfatte, dicono di aver superato il loro esser bambini e poi comunque quando li si va ad osservare con attenzione, si lamentano come bambini), io almeno ne tengo conto di tutto questo e non ho mai creato alcuna divisione adulto/bambino, divisione fittizia per me, né penso come Megiston che i bambini non siano soggetti e lo diventino o che ci siano adulti che non sono diventati soggetti. Quelle esigenze infantili (esigenze e basta per me) chiedono soddisfazione e non le si riesce ad accantonare con manovre finte del tipo “abbiamo accettato il male insito nell’esistenza, noi siamo adulti” perché al di là di queste belle frasi, in fondo in fondo non è affatto vero che abbiamo accettato certe cose così come stanno, perché poi ci incazziamo, siamo frustrati e così via.

    Se le persone fossero consapevoli di tutto davvero, come auspicate, credo che già ci saremmo autodistrutti da un bel po’. Parte dell’umanità viene usata similmente a certi animali da soma e se tutte queste persone fossero realmente consapevoli di tutto questo (se nessuno gli avesse inculcato l’idea che questo male è insito nella loro esistenza e devono comunque continuare a fare quel che fanno per sopravvivere perché questa è la loro condizione naturale e “da adulti” devono sopportare tutto questo ed accettare queste limitazioni continuando indefinitamente a star male e morire di fame perché sempre “da adulti” devono sopportare questi disagi) il mondo si fermerebbe, scoppierebbero rivoluzioni a macchia d’olio e chi siede in poltrona e fa il maestro sostenendo che a questi mali ci si deve abituare farebbe una brutta fine (di tanto in tanto la consapevolezza produce qualche atto di “folle” lucidità).

    Produciamola questa consapevolezza, io lo vorrei davvero, ma non lo fate nemmeno voi questo perché voi stessi avete paura di tener conto di questi desideri infantili, in un qualche periodo della vostra esistenza alcuni di voi hanno scelto di metterci un argine ed adesso hanno paura di toglierlo e vorreste aiutare altre persone a piazzare lo stesso argine per farle star bene, questa è la vostra idea di salute ed io non ci sto, l’argine è una soluzione fittizia. Credo di non essere completamente impazzito a differenza di altre persone, che sono sbroccate proprio, perché di argini ho deciso di non metterne e così non sono maturato.

    Io non ho bisogno di comprendere che là “c’è un vetro”, questo l’ho capito, ho bisogno di comprendere perché là “c’è un vetro” in maniera tale da poter possedere un sistema per toglierlo, abbatterlo, frantumarlo quel vetro, se mi si ripete che è necessario che ci sia, mi si ripete qualcosa di cui già sono a conoscenza e non potrò mai farci nulla o risolvere alcunché di quel che vorrei risolvere, l’accettazione del male non risolve in realtà nulla, lascia tutto così com’è.

    Se le persone avessero il coraggio di sostenere i propri desideri senza piazzare limiti, non ci sarebbero alternative, diventeremmo quasi tutti sadici con tendenze alla depressione. Ma non sono i sintomi il problema, perché si tradurrebbero nel caso di salute in mali esistenziali di cui poi non si conosce nemmeno l'origine. Una persona fa un lavoro normale vive normalmente e si sente in crisi senza sapere nemmeno perché.

    Tornando al tema principale di questa discussione direi che se il perdono è un'operazione che non è realmente sentita dal soggetto è un qualcosa che finisce col coprire o rimuovere altri desideri che pulsano là sotto con prepotenza, dietro questa operazione compiuta in modo superficiale. Per perdonare davvero qualcuno bisogna desiderarlo senza riserve.

    Rosa io mi trovo di fronte a certi bivi ma ognuna delle strade capita che non mi sta bene, ho imboccato una delle due in passato rimanendo sempre deluso. L’analisi mi aiuterebbe soltanto se mi facesse scoprire altre strade e non a scegliere una delle due già note, la consapevolezza del bivio non mi aiuta, non hai scelta se devi scegliere di morire impiccato o ghigliottinato mentre quel che davvero vuoi è continuare a vivere, non hai nulla da scegliere.

    Saluti
    Ma se non riprovi come sai se ti potrebbe aiutare o no? E perché continui a vuoto a parlarne?
    A te piace abbastanza usare la logica aristotelica e parlare a paradossi - apparentemente-insolubili ma il vero problema non é che ci sono solo due strade tra cui scegliere (così ti semplifichi artificialmrente il problema) ma che le strade da cui partire per arrivare ad una destinazione o più destinazioni sono moltissime e per farlo bisogna imbarcarsi, fare tappe, perdere la strada, ritrovarla, spaventarsi, ecc..
    Forse la tua difficoltà sta più nell'"apprendere dall'esperienza" che nell'usare la logica lineare che rimane però schiacciata su sè stessa. E per apprendere, ci vuole, come affermava Bion, un "apparato per pensare i pensieri" che non é così scontato - per moltissimi di noi- avere; affinché esso si formi é necessario accettare di essere aiutati anche quando gli altri ci dicono cose che in un primo momento o ad un certo punto, non ci piacciono (e che magari potrebbero essere utili poi). La vita per semplificarla, deve diventare complessa accorgendosi di cose grandi e molto piccole.
    Se si pensa solo, si fa poco a meno di non essere "filosofi" che conservano la capacità di stupirsi di fronte ai fatti del mondo.
    Gaia

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  9. #114
    Megiston Matema
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    Citazione Originalmente inviato da complicata Visualizza messaggio
    Anche Shakespeare, avete scomodato, fra tutti!

    Il più famoso "scuotiscena" della storia.

    (Si vocifera che egli non sia mai esistito, come Omero, o che fosse uno pseudonimo, un prestanome, di qualche suo contemporaneo, oppure che la sua opera fosse una miscellanea di più autori.

    Certo è che Robert Greene ne parla con dispetto, soprannominandolo " scuotiscena".)

    In un certo senso, anche gli psy possono essere associati a degli "scuotiscena")
    "Scuotiscena"??? Ma non era scuotilancia???
    Se hai ragione tu ho fatto di recente una bella figura da "formaggino" paragonabile all'avvocato che si presentò come (letterale) "doctor in lav"

  10. #115
    benedetta14
    Ospite non registrato

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    Citazione Originalmente inviato da Megiston Matema Visualizza messaggio
    "Scuotiscena"??? Ma non era scuotilancia???
    Se hai ragione tu ho fatto di recente una bella figura da "formaggino" paragonabile all'avvocato che si presentò come (letterale) "doctor in lav"
    Rimandato a settembre!
    Aveva detto Shake-scene invece di Shake-spear(e).

  11. #116
    Megiston Matema
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    Riferimento: A. Miller e il perdono in analisi

    Citazione Originalmente inviato da benedetta14 Visualizza messaggio
    Rimandato a settembre!
    Aveva detto Shake-scene invece di Shake-spear(e).
    "Aveva" chi??? Prima di essere rimandato a settembre voglio controllare accuratamente le fonti

  12. #117
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    Riferimento: A. Miller e il perdono in analisi

    Troppo tardi: siamo agli scrutini.

  13. #118
    benedetta14
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    Riferimento: A. Miller e il perdono in analisi

    Citazione Originalmente inviato da Megiston Matema Visualizza messaggio
    "Aveva" chi??? Prima di essere rimandato a settembre voglio controllare accuratamente le fonti
    Il Greene!!! L'ha scritto complicata! (sei distratto, oggi, non va bene).
    Studiati un po' il Praz!

  14. #119
    Megiston Matema
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    Riferimento: A. Miller e il perdono in analisi

    Oh, ragazze, siete già pericolose prese singolarmente a piccole dosi e "virtualmente", insieme fate una bella miscela esplosiva
    Che famo?

  15. #120
    Partecipante Esperto
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    Produciamola questa consapevolezza, io lo vorrei davvero, ma non lo fate nemmeno voi questo perché voi stessi avete paura di tener conto di questi desideri infantili, in un qualche periodo della vostra esistenza alcuni di voi hanno scelto di metterci un argine ed adesso hanno paura di toglierlo e vorreste aiutare altre persone a piazzare lo stesso argine per farle star bene, questa è la vostra idea di salute ed io non ci sto, l’argine è una soluzione fittizia. Credo di non essere completamente impazzito a differenza di altre persone, che sono sbroccate proprio, perché di argini ho deciso di non metterne e così non sono maturato.

    Caro Charlie,
    è proprio la gente come te e che persegue il suo personale desiderio infantile senza piazzare alcun limite che rende schiavi gli altri, che li opprime e li sfrutta come bestie da soma quando, per un qualche malaugurato caso, giungono all’occasione di averne la possibilità.
    Sono coloro che perseguono i loro desideri senza preoccuparsi che l’altro sia d’accordo e quanto gli costi, che la donna per esempio che desiderano possa legittimamente rifiutare quello che loro scambiano per un sentimento e che invece è solo desiderio di possesso; ed è per questo che - più o meno consciamente - la donna, se è libera e sana di mente, fugge via a gambe levate.
    Spremere tutto e tutti per il soddisfacimento dei propri ed esclusivi desideri, e che sia un soddifsacimento immediato altrimenti rode e corrode, vero? E laddove non ci si vede confermati in questa fame senza fine, in questa mefitica ricerca, ecco che sono gli altri a sbagliare, ad essere intruppati, a non essere liberi, ad essere dei burattini.
    Senza rendersi conto che il burattino sei proprio tu, il burattino di te stesso oltretutto: che beffa!
    In prigione ti sei messo da solo, la porta è aperta ma hai il terrore di varcare quella soglia a cercarti un po’ di libertà; e così stai lì ad allambiccarti per trovare un modo per uscire, a pianificare una fuga roccambolesca che non è necessaria - dal momento che la porta è aperta, e lo è per tutti, a volerlo - ad accusare gli altri di non darti le chiavi giuste o di non aiutarti a scavare un tunnel per evadere.
    C’è sempre da augurarsi che le persone come te, incapaci putroppo e spesso di prendersi cura di se stesse, non giungano mai ad avere una qualsiasi forma di potere in mano, sia esso politico, economico, o di qualsiasi altra natura. Perchè in quel modo sarebbero definitivamente prigionieri di se stesse, ma cercando di far prigionieri tutti gli altri con cui vengono in contatto.
    Perchè quel che non sopportano, alla fine, è proprio la libertà altrui. E così si illudono, per poter sopportare la propria prigionia, che la libertà altrui non sia una vera libertà, ma un ripiegamento, una resa.
    Qui, se c’è qualcuno che mette degli arigini, sei proprio tu.

    G.

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