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  1. #121
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    28-03-2004
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    Milano
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    Riferimento: A. Miller e il perdono in analisi

    Non dimentichiamoci che evidentemente di questo "vetro" c'è bisogno. L'unica domanda che charlie non si pone è perchè si sia creato, che scopo abbia. Prima di infrangerlo ci sarebbe bisogno di sapere questo. E sarebbe già un buon inizio di analisi... Le strade per infrangere il vetro non possono prescindere da questa operazione di domanda, altrimenti si riveleranno tutte inefficaci perchè ha tutti i motivi di esserci al momento...

    Saluti
    gieko

  2. #122
    Partecipante Esperto
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    18-01-2010
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    305

    Riferimento: A. Miller e il perdono in analisi

    Sì, certo Gieko, sono assolutamente d’accordo con ciò che scrivi, ma c’è qui il terreno per porsi anche una sola vera domanda, qualsiasi essa sia, d’analisi compresa? Perchè il nostro, a dispetto delle centinaia di domande che pone a noi, non sembra riuscire a formularsene una per se stesso neanche a morire.
    Da tre anni scrive ad un forum di psicologi per affermare che non servono a niente e non si domanda perchè mai insista in questa operazione grottesca dal momento che ciò dimostra solo il contrario.
    Dallo stesso tempo, chi più chi meno, si prende la briga di rispondergli, e lui pensa che sia solo per affermasi attraverso di lui, per farsi belli di qualcosa: mica lo sfiora che il bisogno di affermazione sia tutto suo, e non sia mai che si interroghi sul perchè abbia un bisogno di questa portata e così specificatamente focalizzato su una categoria.
    In tutto questo, pensa anche di essere originale. Magari Charlie. Siamo circondati da ego smisurati come il tuo che si lamentano del vetro, salvo distogliere lo sguardo dalla maniglia che apre la finestra, così si può dire che non c’è e che siete prigionieri. E che la mamma è cattiva perchè non ve la apre lei.
    Poi, si offende se gli si dice che è infantile ad aspettarsi ancora la soluzione dalla mamma-analista-fidanzata-o-chiunque-sia-purchè-non-lui. E ti da del fallito adulto a te.
    E noi qui a dedicargli del tempo - e che babbei che dobbiamo sembrargli per questo! - per spiegargli che la sua vita se la può prendere in mano solo lui, e che non è compito neanche della mamma farlo.
    Lo lasciano indifferente anche pensieri come quelli che gli ha proposto Complicata, capaci di scuotere anche un “adulta” come me per come ti ricordano con precisione e in due righe che ci stai a fare a questo mondo.
    Non so Gieko, vorrei essere ottimista come sei tu che in tutto questo ci vedi una domanda d’analisi, invece che il solito copione contemporaneo di buona parte dell’umanità.
    Sarà per questo che, in frangenti come questi, capisco perchè il vostro sia “il mestiere impossibile”: voi proprio non mollate mai (e per fortuna!).

    G

  3. #123
    Banned
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    21-03-2008
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    Riferimento: A. Miller e il perdono in analisi

    Citazione Originalmente inviato da giulietta.o
    Caro Charlie,
    è proprio la gente come te e che persegue il suo personale desiderio infantile senza piazzare alcun limite che rende schiavi gli altri, che li opprime e li sfrutta come bestie da soma quando, per un qualche malaugurato caso, giungono all’occasione di averne la possibilità.
    Sono coloro che perseguono i loro desideri senza preoccuparsi che l’altro sia d’accordo e quanto gli costi, che la donna per esempio che desiderano possa legittimamente rifiutare quello che loro scambiano per un sentimento e che invece è solo desiderio di possesso; ed è per questo che - più o meno consciamente - la donna, se è libera e sana di mente, fugge via a gambe levate.
    Spremere tutto e tutti per il soddisfacimento dei propri ed esclusivi desideri, e che sia un soddifsacimento immediato altrimenti rode e corrode, vero? E laddove non ci si vede confermati in questa fame senza fine, in questa mefitica ricerca, ecco che sono gli altri a sbagliare, ad essere intruppati, a non essere liberi, ad essere dei burattini.
    Senza rendersi conto che il burattino sei proprio tu, il burattino di te stesso oltretutto: che beffa!
    In prigione ti sei messo da solo, la porta è aperta ma hai il terrore di varcare quella soglia a cercarti un po’ di libertà; e così stai lì ad allambiccarti per trovare un modo per uscire, a pianificare una fuga roccambolesca che non è necessaria - dal momento che la porta è aperta, e lo è per tutti, a volerlo - ad accusare gli altri di non darti le chiavi giuste o di non aiutarti a scavare un tunnel per evadere.
    C’è sempre da augurarsi che le persone come te, incapaci putroppo e spesso di prendersi cura di se stesse, non giungano mai ad avere una qualsiasi forma di potere in mano, sia esso politico, economico, o di qualsiasi altra natura. Perchè in quel modo sarebbero definitivamente prigionieri di se stesse, ma cercando di far prigionieri tutti gli altri con cui vengono in contatto.
    Perchè quel che non sopportano, alla fine, è proprio la libertà altrui. E così si illudono, per poter sopportare la propria prigionia, che la libertà altrui non sia una vera libertà, ma un ripiegamento, una resa.
    Qui, se c’è qualcuno che mette degli arigini, sei proprio tu.
    No giulietta io non faccio finta di niente, spesso per affermare me stesso, per campare devo togliere spazio agli altri, anche quando mangio una bistecca io non mi dimentico o rimuovo il fatto che faceva parte di un animale che è crepato per questo e non pretenderei che un maiale debba porre un limite interno al suo desiderio di sopravvivere, accettare la sua morte, perché me lo devo pappare io. Siamo in lotta e tutto questo gioco al massacro non l'ho messo su io e non pretendo affatto che gli altri mi aiutino, pretendo solo che chi afferma di volermi aiutare mi aiuti davvero a risolvere i miei problemi e non quelli che lui crede siano i miei problemi le due cose non è detto che coincidano. Tu stessa dicevi che vuoi aiutarmi, hai detto così qualche post fa, ma sempre a modo tuo e secondo il tuo punto di vista ed il tuo metro di giudizio, tanto è vero che io secondo te non dovrei avere nemmeno potere.
    Ti comporti proprio come fanno molti genitori con i figli, li vogliono aiutare ma non tengono conto affatto delle loro esigenze ma sempre delle proprie perché in fondo non le accettano affatto perché risultano conflittuali con quello che preferirebbero loro (i genitori). Le esigenze dei singoli individui sono realmente in conflitto secondo me, non ci si accomoda tutti, come ingenuamente crede qualcuno, tu hai una posizione, uno stipendio e così via e magari nascondi per bene a te stessa che per avere tutto questo non devi comunque sottrarlo ad altri, magari puoi dirti, per stare tranquilla, "eh ma io merito tutto quel che possiedo" ma secondo quale scala di valore sociale? Io non mi dico nemmeno che merito di sopravvivere, diversamente da te e da altri desidero sopravvivere ed ingaggio una vera e propria lotta contro la natura esterna a me e tutto il resto, io desidero soddisfare dei bisogni che ritengo importanti per me, desidero possedere un certo potere, ma spesso per avere questo devo entrare in conflitto con altri punti di vista, devo dire di no a certi tipi di "aiuto fittizio" che mi vengono proposti, aiuto volto ad affermare un punto di vista distinto dal mio, dai miei reali interessi, da quel che voglio ottenere davvero.
    Io faccio del male ad altre persone e agli animali per affermare certe mie esigenze e non mi nascondo dietro a certi buoni sentimenti, invece no, si affermano i propri desideri, si soddisfano le proprie esigenze, mentre poi si pretende che l'altro secondo il proprio punto di vista dovrebbe adattarsi senza protestare perché è giusto che sia così, ma ognuno gioca per sé ed io non accuso affatto gli altri in genere di essere ingiusti perché non mi aiutano, visto che spesso giocano contro di me (le mie esigenze non coincidono affatto con le loro), accuso chi afferma di volermi aiutare e poi fa tutt'altro, essendo in realtà interessato più a soddisfare i propri bisogni e desideri che i miei. I conflitti non sono dentro di noi sono materialmente attivi tra genitori e figli, mariti e mogli, uomini e donne, spesso delle categorie riescono ad assumere il potere piazzando certi argini interni ad altre. Vogliamo la consapevolezza? Togliamoli questi argini a tutte le categorie di persone e vediamo cosa succede.
    Io personalmente non credo in alcuna forma di giustizia, per questo non credo sia giusto porre limiti a quel che si desidera realmente fare o ottenere anche se secondo il mio personale punto di vista a me può tornare utile il fatto che un altro possieda un limite interno che si è autoimposto perché così non devo sforzarmi. Pensa a limiti classici come "Non desiderare la donna d'altri", conviene rispettare questo limite a tutti quelli che "possiedono una donna" perché così non devono sprecare energie per difenderne il possesso, ma chi non ce l'ha ancora, che utilità ricava da questa limitazione?
    Una cosa è quel che risulta utile a me, altro è quel che risulta utile ad altre persone.

    Saluti
    Ultima modifica di Char_Lie : 09-06-2010 alle ore 14.56.07

  4. #124
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    Riferimento: A. Miller e il perdono in analisi

    "La verità di un altro è soltanto una spaventosa menzogna per me".

    A leggere, pare la visione pessimistica di J. Conrad, in un suo scritto che mi ha sempre impressionato.

    Una volta ero d'accordo, adesso non più, sono più per una visione in cui molto ci accomuna, tra esseri umani.
    Ultima modifica di complicata : 09-06-2010 alle ore 14.26.16

  5. #125
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Riferimento: A. Miller e il perdono in analisi

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    ... pretendo solo che chi afferma di volermi aiutare mi aiuti davvero a risolvere i miei problemi e non quelli che lui crede siano i miei problemi le due cose non è detto che coincidano.
    I tuoi problemi, o quelli che tu ritieni essere i tuoi problemi? Perche nemmeno queste, di cose, coincidono...
    E, poi, chi ha mai detto di volerti aiutare? Tu scrivi, io rispondo. Se questo ti aiuta o meno, non ne ho la più pallida idea. Anche perché pasti gratis non mi pare ne esistano su questa terra...


    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    ...I conflitti non sono dentro di noi sono materialmente attivi tra genitori e figli, mariti e mogli, uomini e donne, spesso delle categorie riescono ad assumere il potere piazzando certi argini interni ad altre. Vogliamo la consapevolezza? Togliamoli questi argini a tutte le categorie di persone e vediamo cosa succede.

    Saluti
    Quindi sei vuoto. Un vero paradosso zen, questo Char-Lie

    Buona vita
    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
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  6. #126
    Megiston Matema
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    Riferimento: A. Miller e il perdono in analisi

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    ... io e non pretendo affatto che gli altri mi aiutino ...
    Ma va...?? Davvero?? Allora ci siamo sbagliati tutti quanti! Le nostre scuse più sincere per aver fatto questo errore madornale.

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Tu stessa dicevi che vuoi aiutarmi, hai detto così qualche post fa, ma sempre a modo tuo e secondo il tuo punto di vista ed il tuo metro di giudizio, tanto è vero che io secondo te non dovrei avere nemmeno potere.
    Char_lie, a me pare talmente ovvio che ciascuno ti aiuti “a modo suo”, come altro dovrebbe farlo? Cosa dovrebbe effettuare, una depersonalizzazione, la metempsicosi, la trasmigrazione delle anime, una sorta di meditazione per abbandonare temporaneamente la propria identità? E poi, se ci fosse un “modo tuo” di poterti aiutare, allora non avresti più bisogno di aiuto, non credi?
    Piuttosto, colgo la tua estrema diffidenza verso un’analisi che vedi come un’omologazione, un adattamento, un cambiamento radicale in cui ti sarebbe difficile riconoscerti, una sorta di mistificazione o travisamento di quelli che sono le tue esigenze più autentiche.
    Penso che immagini gli analisti, spesso travisando tu ciò che scriviamo fino a ribaltarlo nell’esatto contrario di ciò che abbiamo detto, come quelle madri nutrici che per qualsiasi motivo il loro bambino pianga (perché vuole essere coccolato, perché vuole giocare, perché ha fame, perché vuole essere preso in braccio, ecc.) gli danno sempre del latte per chetarlo.
    L’analisi non è una risposta, non è qualcosa che serve a risolvere i problemi, persino il benessere e il cambiamento non sono perseguiti come primo obiettivo, sono qualcosa di secondario e assumono la direzione che ad essi vuole dare il paziente; l’analisi ha come unico obiettivo quello di far luce sulle nostre esigenze, su ciò che ci sta accadendo, su come funzioniamo e su noi stessi.
    Quando sai chi sei e che cosa vuoi, sei nella migliore posizione per darti da solo le "tue" risposte, per risolvere i tuoi problemi, per perseguire il "tuo" benessere ... in quanto al cambiamento ... conoscersi è già cambiare, nel momento in cui ci vediamo vedenti e riflettiamo sul nostro riflettere, non siamo più gli stessi di prima, abbiamo effettuato una rivoluzione copernicana di non poco conto.

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Io personalmente non credo in alcuna forma di giustizia, per questo non credo sia giusto porre limiti a quel che si desidera realmente fare o ottenere anche se secondo il mio personale punto di vista a me può tornare utile il fatto che un altro possieda un limite interno che si è autoimposto perché così non devo sforzarmi. Pensa a limiti classici come "Non desiderare la donna d'altri", conviene rispettare questo limite a tutti quelli che "possiedono una donna" perché così non devono sprecare energie per difenderne il possesso, ma chi non ce l'ha ancora, che utilità ricava da questa limitazione?
    Una cosa è quel che risulta utile a me, altro è quel che risulta utile ad altre persone.

    Saluti
    Questo discorso è terrificante!!!
    Un saluto.
    Ultima modifica di Megiston Matema : 09-06-2010 alle ore 15.09.00

  7. #127
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    Riferimento: A. Miller e il perdono in analisi

    Ma che palle!

  8. #128
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    Riferimento: A. Miller e il perdono in analisi

    L’unico modo in cui penso di aiutare mia figlia è non aiutandola affatto nel modo in cui intendi tu.
    E l’unica cosa che mi auguro per lei è che sia in grado di prendere in mano la sua di vita. E mi auguro che il mio prendere in mano la mia di vita la porti a farsi delle domande, quando verrà il momento, eventualmente sulla sua.
    Non ho risposte per lei, non ho certezze, non ho strade da indicarle, non ho soprattutto modi per risolvere quelli che saranno i suoi problemi.
    Io le ho dato la vita, e questa è la cosa più grande che avevo da darle. Ma non potrò vivere la sua vita per lei, ne lei si dovrà aspettare che io lo faccia.
    Per il resto, le voglio un mondo di bene, inimmaginabile fino a che non l’ho messa al mondo. Punto.

    Prova anche tu a dare qualcosa a qualcuno. Può darsi che in questo modo tu veda la vita anche e non necessariamente come un togliere agli altri. Per quanto riguarda la tua presunta delicatezza nei confronti dell’umanità e di ciò che perde a causa del soddisfacimento dei tuoi desideri permettimi di dubitare e di trovarlo tremendamente retorico.
    Non ho mai pensato in termini di meritarmi o meno ciò che ho. Ma so per certo che, se non mi fossi messa in gioco, di sicuro non l’avrei.
    Il che ha comportato qualche piccolo successo, è vero, ma molto di più il rendermi conto di avere dei limiti, di fallire, di sbagliare, di sentire bruciare addosso la perdita. Ma ho rischiato, e continuo a farlo ogni giorno caro. Con tutto lo spavento, l’incertezza e la destabilizzazione che ciò comporta. Viceversa, sarei lì a sbattare contro il vetro...

    Sul fatto che io voglia aiutarti secondo il mio punto di vista e il mio metro cosa ci trovi di strano? Dovrei aiutarti secondo il tuo? Ma ti da di volta? Io non sono te! Come dice Luigi, siamo due o no? Tu vuoi davvero fagocitare l’altro fino a questo punto? Tutti come te? Perchè sennò non riesci a giustificarti?
    Beh, ma chi è che è intruppato qui?

    G

  9. #129
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Riferimento: A. Miller e il perdono in analisi

    Citazione Originalmente inviato da complicata Visualizza messaggio
    Ma che palle!
    Due.

    E' il massimo che noi uomini possiamo fare... (Colleoni escluso, ovviamente)

    Buona vita
    Guglielmo
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  10. #130
    benedetta14
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    Riferimento: A. Miller e il perdono in analisi

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Pensa a limiti classici come "Non desiderare la donna d'altri", conviene rispettare questo limite a tutti quelli che "possiedono una donna" perché così non devono sprecare energie per difenderne il possesso, ma chi non ce l'ha ancora, che utilità ricava da questa limitazione?
    M'hanno messo il burqa e non me ne sono accorta?

  11. #131
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    Riferimento: A. Miller e il perdono in analisi

    Citazione Originalmente inviato da giulietta.o
    Sul fatto che io voglia aiutarti secondo il mio punto di vista e il mio metro cosa ci trovi di strano? Dovrei aiutarti secondo il tuo? Ma ti da di volta? Io non sono te! Come dice Luigi, siamo due o no? Tu vuoi davvero fagocitare l’altro fino a questo punto? Tutti come te? Perchè sennò non riesci a giustificarti?
    Beh, ma chi è che è intruppato qui?
    C'è di strano il fatto che anche per dire dove si trova un oggetto secondo un altro sistema bisogna cambiare certi parametri, se non lo si fa non si aiuta l'altro a calcolare dove si trova un oggetto per lui, ma lo si calcola secondo il proprio sistema di riferimento pretendendo che l'altro incorpori questo sistema.

    Esiste una cosa soltanto che permette di aiutare gli altri, e si chiama empatia, che è proprio la capacità di immergersi in un universo di valori diverso dal proprio. Se non ne siamo capaci non possiamo aiutare veramente nessuno.

    Dobbiamo capire l'altro cosa vede, cosa sente e come giudica e non risolvere le cose secondo quel che vediamo noi, cosa sentiamo noi e come giudichiamo noi. Una donna se parla secondo il proprio punto di vista di donna e le proprie esigenze femminili non arriverà mai a comprendere quelle di un uomo e viceversa.

    Chi vuole aiutare davvero qualcuno deve riuscire a "mettersi nei panni dell'altro" a comprendere i problemi "secondo i suoi schemi" e risolverli poi proprio "all'interno di questi schemi", se esiste una soluzione.

    Senza empatizzare non si potrà aiutare mai l'altro a fare alcunché secondo i suoi bisogni ma lo si "aiuterà in modo fittizio" a divenire la persona ideale che si desiderebbe che divenga per soddisfare certi propri bisogni sostenendo che tutto questo lo si fa per il suo bene, ma se non ci si è preoccupati affatto di chiedere all'altro in cosa consiste "il bene" secondo il suo punto di vista, come si può agire per aiutarlo?

    Aiutare qualcuno può significare anche andare contro le proprie stesse esigenze in generale, se una donna non pone tra parentesi il suo esser donna e tutto quel che ne consegue, secondo i suoi desideri e le sue aspettative nei confronti dell'altro sesso, un uomo non lo può aiutare.

    Ad esempio noi uccidiamo le zanzare, ma immaginiamo di voler aiutare una zanzara a sopravvivere o a vivere meglio, dobbiamo spogliarci del nostro punto di vista ed immergerci in quello della zanzara che per vivere deve succhiare il nostro sangue e per soddisfare i suoi bisogni provoca comunque un danno a noi esseri umani.
    Per aiutare qualcuno dobbiamo, per così dire, "cambiare sistema di riferimento" e risolvere i problemi all'interno di quest'altro sistema di valori, esigenze e bisogni, il nostro non è detto che vada bene e cercare di sovrapporlo all'altro insistendo sul fatto che si può aiutare l'altro solo così è meglio che una persona si disinteressi del benessere altrui. Disoccupatevi degli altri se avete intenzione di aiutarli in questo modo, è meglio.

    Saluti
    Ultima modifica di Char_Lie : 09-06-2010 alle ore 16.18.13

  12. #132
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Riferimento: A. Miller e il perdono in analisi

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    C'è di strano il fatto che anche per dire dove si trova un oggetto secondo un altro sistema bisogna cambiare certi parametri, se non lo si fa non si aiuta l'altro a calcolare dove si trova un oggetto per lui, ma lo si calcola secondo il proprio sistema di riferimento pretendendo che l'altro incorpori questo sistema.

    Esiste una cosa soltanto che permette di aiutare gli altri, e si chiama empatia, che è proprio la capacità di immergersi in un universo di valori diverso dal proprio. Se non ne siamo capaci non possiamo aiutare veramente nessuno.

    Dobbiamo immaginare l'altro cosa vede, cosa sente e come giudica e non risolvere le cose secondo quel che vediamo noi, cosa sentiamo noi e come giudichiamo noi. Una donna se parla secondo il proprio punto di vista di donna e le proprie esigenze femminili non arriverà mai a comprendere quelle di un uomo e viceversa.

    Chi vuole aiutare davvero qualcuno deve riuscire a "mettersi nei panni dell'altro" a comprendere i problemi "secondo i suoi schemi" e risolverli poi proprio "all'interno di questi schemi", se esiste una soluzione.

    Senza empatizzare non si potrà aiutare mai l'altro a fare alcunché secondo i suoi bisogni ma lo si "aiuterà in modo fittizio" a divenire la persona ideale che si desidera per soddisfare certi propri bisogni.

    Aiutare qualcuno può significare anche andare contro le proprie stesse esigenze in generale, se una donna non pone tra parentesi il suo esser donna e tutto quel che ne consegue, secondo i suoi desideri e le sue aspettative nei confronti dell'altro sesso, un uomo non lo può aiutare.

    Saluti
    Comincia. Poi vediamo...

    Buona vita
    Guglielmo
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  13. #133
    benedetta14
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    Riferimento: A. Miller e il perdono in analisi

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Aiutare qualcuno può significare anche andare contro le proprie stesse esigenze in generale, se una donna non pone tra parentesi il suo esser donna e tutto quel che ne consegue, secondo i suoi desideri e le sue aspettative nei confronti dell'altro sesso, un uomo non lo può aiutare.
    Perché se un uomo non mette tra parentesi i suoi desideri e le sue aspettative indipendentemente dal sesso su un altro uomo, lo aiuta di più?
    E' ciò che ripetono post dopo post quando parlano dell'analisi personale dell'analista.


    Comunque, Char_Lie, quello che dici sull'empatia è condivisibile, ma allora non mi spiego perché critichi quanti hanno detto di rimandare all'analisi personale le considerazioni sul perdono, perché escludi a priori le possibilità che vengono prospettate. Perché per mettersi nei panni dell'altro, per essere empatico, occorre rimandare ad un rapporto intimo e profondo che non può emergere in un forum...ciò che è valido per uno non può essere valido per un altro.
    Ma tu questo lo scambi per inefficacia, per manipolazione, per impotenza.
    Vorresti soluzioni, ma non prescrizioni; essere al centro della propria volontà, ma non determinare il percorso da fare...mi sembra che ci siano delle incompatibilità. Scegli cosa vuoi
    Ultima modifica di benedetta14 : 09-06-2010 alle ore 16.19.46

  14. #134
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di luigi '84
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    Riferimento: A. Miller e il perdono in analisi

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    ma secondo quale scala di valore sociale? Io non mi dico nemmeno che merito di sopravvivere, diversamente da te e da altri desidero sopravvivere ed ingaggio una vera e propria lotta contro la natura esterna a me e tutto il resto, io desidero soddisfare dei bisogni che ritengo importanti per me, desidero possedere un certo potere, ma spesso per avere questo devo entrare in conflitto con altri punti di vista

    Io faccio del male ad altre persone e agli animali per affermare certe mie esigenze e non mi nascondo dietro a certi buoni sentimenti, invece no, si affermano i propri desideri, si soddisfano le proprie esigenze, mentre poi si pretende che l'altro secondo il proprio punto di vista dovrebbe adattarsi senza protestare perché è giusto che sia così, ma ognuno gioca per sé

    Io personalmente non credo in alcuna forma di giustizia
    Avresti dovuto fare il filosofo! Quasi un compendio nietzscheano-freudiano-heideggeriano-severiniano! Al di là della pallosità di alcuni tuoi interventi, le riflessioni mi sembrano certamente azzeccate! E' il tramonto dell'uomo, non c'è niente da fare. Ma non è una scoperta nuova. Senza ''fede'' siamo come l'uomo dell'aforisma 125 della Gaia Scienza: folli, appunto. Intendo dire che, oggi come oggi, bisogna per davvero avere ''fede'' in qualcosa di ''giusto'', fede in un punto di vista, fede in qualsiasi cosa, giacchè fuori dalla presunzione di una fede (''le cose stanno così e non così''=volontà di potenza=fede) c'è soltanto il folle baluginare dell'evento, la libertà assoluta del mondo, l'inconsistenza di ogni griglia, di ogni rimando causale che pretendeva di spiegare ogni cosa, la contingenza assoluta. E davvero ha ragione char-lie! Non bisogna forse avere una bella faccia tosta nel credere ancora in una qualche forma di ''giustizia'' quando la terra è consumata dal veleno, l'animale stuprato, ogni ente ni-entizzato? Faccia tosta o ''fede'' è la stessa cosa. E io nemmeno mi sento di credere in una fantomatica ''giustizia''. Ma già Nietzsche ci aveva avvertiti: bisogna che ci prepariamo perchè l'uomo così come l'abbiamo conosciuto va scomparendo perchè ogni immutabile cade e resta solo, dopo il fallimento cristiano di fare della natura un qualcosa di ''giusto'', il mero evento, la cruda vita mia...e la tua. La psicoanalisi dà il definitivo colpo all'Occidente: non c'è rimedio ''medico'' alla nevrosi di un'epoca. E a te continua a sfuggirti questo particolare...

    ''Insensibile, né benevolo, né spietato, sottomesso a leggi rigorose o affidato al caso, il mondo non sa di sé.'' K.Jaspers

    Saluti,
    Luigi

  15. #135
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    Riferimento: A. Miller e il perdono in analisi

    Citazione Originalmente inviato da willy61
    Comincia. Poi vediamo...
    Non mi pare di aver mai detto di voler aiutare qualcuno, e non lo faccio per mestiere. Comunque ogni volta che mi metto in testa di voler fare qualcosa per qualcuno io me lo pongo il problema.
    Anche se devo fare un regalo, non lo faccio seguendo i miei gusti pretendendo poi che all'altro debba piacere e basta. Se io volessi fargli un regalo che gli piaccia devo cercare di capire all'altro cosa può piacere, perché non è detto che coincida con quel che piace a me.
    Io ammetto di non essere particolarmente dotato di questa capacità, per questo aiuto gli altri quando ho intenzione di farlo e quando ho afferrato bene cosa mi stanno chiedendo di fare per loro, o quanto meno cosa stanno cercando di ottenere.
    Se lo scopo è questo è importante essere empatici, se invece lo scopo è quello di soddisfare certi altri propri bisogni non è detto che sia necessario essere empatici.

    Saluti

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