
Originalmente inviato da
giulietta.o
Caro Charlie,
è proprio la gente come te e che persegue il suo personale desiderio infantile senza piazzare alcun limite che rende schiavi gli altri, che li opprime e li sfrutta come bestie da soma quando, per un qualche malaugurato caso, giungono all’occasione di averne la possibilità.
Sono coloro che perseguono i loro desideri senza preoccuparsi che l’altro sia d’accordo e quanto gli costi, che la donna per esempio che desiderano possa legittimamente rifiutare quello che loro scambiano per un sentimento e che invece è solo desiderio di possesso; ed è per questo che - più o meno consciamente - la donna, se è libera e sana di mente, fugge via a gambe levate.
Spremere tutto e tutti per il soddisfacimento dei propri ed esclusivi desideri, e che sia un soddifsacimento immediato altrimenti rode e corrode, vero? E laddove non ci si vede confermati in questa fame senza fine, in questa mefitica ricerca, ecco che sono gli altri a sbagliare, ad essere intruppati, a non essere liberi, ad essere dei burattini.
Senza rendersi conto che il burattino sei proprio tu, il burattino di te stesso oltretutto: che beffa!
In prigione ti sei messo da solo, la porta è aperta ma hai il terrore di varcare quella soglia a cercarti un po’ di libertà; e così stai lì ad allambiccarti per trovare un modo per uscire, a pianificare una fuga roccambolesca che non è necessaria - dal momento che la porta è aperta, e lo è per tutti, a volerlo - ad accusare gli altri di non darti le chiavi giuste o di non aiutarti a scavare un tunnel per evadere.
C’è sempre da augurarsi che le persone come te, incapaci putroppo e spesso di prendersi cura di se stesse, non giungano mai ad avere una qualsiasi forma di potere in mano, sia esso politico, economico, o di qualsiasi altra natura. Perchè in quel modo sarebbero definitivamente prigionieri di se stesse, ma cercando di far prigionieri tutti gli altri con cui vengono in contatto.
Perchè quel che non sopportano, alla fine, è proprio la libertà altrui. E così si illudono, per poter sopportare la propria prigionia, che la libertà altrui non sia una vera libertà, ma un ripiegamento, una resa.
Qui, se c’è qualcuno che mette degli arigini, sei proprio tu.