"Attirato inconsciamente", ecco..questo mi fa pensare.
Per esempio, nel caso di un'"aggressione" verbale gratuita ( lo dico non a caso), chi la subisce difficilmente pensa di averla attirata inconsciamente.
Se anche fosse, insomma, da qui al "perdono", la strada è lunga.
Prima c'è la reazione immediata, poi la tutela dei propri diritti, e poi eventualmente una riflessione a posteriori.
Secondo me c'è anche una vita sociale che viene prima delle indagini su te stesso.
E la giustizia. Con l'analisi andrebbe a finire che si svuoterebbero i tribunali, scusate il paradosso impossibile.
No?
Naturalmente parlo di relazioni tra adulti, perchè non c'è solo il passato a incidere sulla vita, ma anche la stagione presente e viva.







Rispondi citando
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Il cristiano tenta di scongiurare la paura ''rielaborando'' il proprio ''ressentiment'', ''sublimandolo'', stando a Nietzsche (che è stato un grande analista!). Cioè quella rabbia, quel timore, quell'accidia che viene dal sentire la propria esistenza estremamente precaria, debole, fuscello sbattuto dai venti forti della vita...quella che non ti chiede conto di nulla eppure alla fine paghi comunque, quella che se ne infischia del tuo personale ''senso'' eppure a volte sembra così propensa ad accoglierlo...quella cosa ambivalente in eterno insomma. Così, in preda al ''risentimento'' i primi ''preti'' si unirono per scongiurare il pericolo che i ''forti'', i ''sani'' (qui Nietzsche intende l'uomo pre-socratico, a-concettuale, in-distinto, tragico in senso greco, libero) continuassero a calpestare liberamente il suolo di una ''terra insensata'' eppure necessaria. Insomma, i forti facevano paura perchè folli, liberi (la bionda bestia...) e i deboli, i contra naturam (i preti) dovettero covare all'ombra del risentimento le loro uova di basilisco. Bisognava rovesciare le carte! Cambiare gioco! Si iniziò col distruggere il mondo vero, quello in cui demoni e dei convivevano e con l'inventarne uno a parte, bianco bianco, ripulito da ogni convivenza bastarda. Bisognava creare una ''storia'', una ''linea'', una ''evoluzione'' il cui 'passato' fosse da 'perdonare' e il futuro da 'costruire'. Bisognava dare un ''senso''! Prima filosofico, poi teologico, poi scientifico...insomma, mi ripeto questa storiella perchè mi vien da chiedere: è questo il destino della psicoanalisi? Una ''analisi'' riuscita significa ''passato perdonato, futuro tutto costruire'' in cui la 'struttura originaria' rimane comunque celata, rimossa? Se è così allora la psicoanalisi è anch'essa una faccenda 'cristiana'...io non lo credo comunque, Freud vide bene che non c'era ''rimedio''. Bisogna però abituarsi a transitare da un'ottica ''evolutiva'', ''teleologica'', che ''redime'', verso una ''genetico-strutturale'' in cui le cose sono ''così e così'' e basta, in cui una ''colpa'' rimane una ''colpa'' e basta, in cui possa esprimersi, perlomeno come meta visionaria, quello che Jung definiva ''geschehenlassen'' e cioè quel ''lasciar-accadere la psiche'' in tutta la sua insensatezza, contingenza, paurosità. 