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  1. #211
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    Riferimento: A. Miller e il perdono in analisi

    "Attirato inconsciamente", ecco..questo mi fa pensare.

    Per esempio, nel caso di un'"aggressione" verbale gratuita ( lo dico non a caso), chi la subisce difficilmente pensa di averla attirata inconsciamente.

    Se anche fosse, insomma, da qui al "perdono", la strada è lunga.

    Prima c'è la reazione immediata, poi la tutela dei propri diritti, e poi eventualmente una riflessione a posteriori.

    Secondo me c'è anche una vita sociale che viene prima delle indagini su te stesso.

    E la giustizia. Con l'analisi andrebbe a finire che si svuoterebbero i tribunali, scusate il paradosso impossibile.

    No?

    Naturalmente parlo di relazioni tra adulti, perchè non c'è solo il passato a incidere sulla vita, ma anche la stagione presente e viva.
    Ultima modifica di complicata : 15-06-2010 alle ore 13.56.40

  2. #212
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    Riferimento: A. Miller e il perdono in analisi

    Ma ci può anche essere la vita sociale che viene dopo l'indagine su se stessi...

    G

  3. #213
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    Riferimento: A. Miller e il perdono in analisi

    Sono perplessa sul legame così messo tra giustizia e perdono. Perchè pensare che l’analisi ti tolga la nozione di giustizia? Che i tribunali si svuoterebbero? Che c’entra?
    Se c’è reato c’è reato. Punto.
    Ma il rimanere intrappolati nell’offesa subita forse e a volte è anche peggio del dolore che ci è stato inferto.

    Ho vissuto in sudafrica.
    Le “commissioni per la verità e la riconciliazione” sono stati la salvezza di quel paese, il futuro possibile.
    Come diceva Tutu: “Guardare negli occhi la bestia per smettere una volta per tutte di essere suoi ostaggi”.

    Una bestia, tra l’altro, che sta in ognuno di noi.

    G

  4. #214
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    Riferimento: A. Miller e il perdono in analisi

    No, secondo me, non c'è la vita dopo.
    La vita viene sempre prima, ti anticipa, non c'è eventualità che tu possa affrontare meglio perchè hai fatto i conti col passato e magari hai perdonato qualcuno.

  5. #215
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    Riferimento: A. Miller e il perdono in analisi

    Citazione Originalmente inviato da giulietta.o Visualizza messaggio
    Sono perplessa sul legame così messo tra giustizia e perdono. Perchè pensare che l’analisi ti tolga la nozione di giustizia? Che i tribunali si svuoterebbero? Che c’entra?
    Se c’è reato c’è reato. Punto.
    Ma il rimanere intrappolati nell’offesa subita forse e a volte è anche peggio del dolore che ci è stato inferto.

    Ho vissuto in sudafrica.
    Le “commissioni per la verità e la riconciliazione” sono stati la salvezza di quel paese, il futuro possibile.
    Come diceva Tutu: “Guardare negli occhi la bestia per smettere una volta per tutte di essere suoi ostaggi”.

    Una bestia, tra l’altro, che sta in ognuno di noi.

    G
    Sì, lo so, ma tu dimmi come perdonare chi per esempio, ti porta via un figlio.
    Chi lo dice, e dice di averlo fatto, non è credibile, secondo me.

    Puoi perdonare te stesso per non riuscire a perdonare, questo sì.
    Ultima modifica di complicata : 15-06-2010 alle ore 18.10.29

  6. #216
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    Riferimento: A. Miller e il perdono in analisi

    Non lo so, Complicata.
    Ma so che si può andare al di là della rabbia e dell’odio. Questo, forse, ci può aiutare a non mollare, qualunque cosa questo significhi per ognuno di noi. Per esempio, il continuare a combattere per i nostri diritti.

    Il sudafrica è pieno di persone che hanno perso figli, mariti, madri e padri, sorelle e fratelli. E per sempre. Potevano decidere, in quei tribunali e alla fine del processo, se condannare gli aguzzini che avevano provocato tutto ciò o perdonarli. Qualsiasi decisione prendessero, lo facevano però da liberi. Liberi dalla bestia, per averla guardata negli occhi appunto.
    Senza la catarsi che avveniva in quei tribunali, senza l’elaborazione della violenza della quale erano stati vittime, quella libertà interiore non sarebbe mai stata possibile.

    "Ubuntu". Significa più o meno "sono umano perchè faccio parte dell'umanità". Compreso dei suoi orrori. Sono concetti distanti dalla cultura occidentale, lo so.
    “Ubuntu” sono le qualità dell’essere umano, la sua essenza più profonda. Ma significa anche come considera gli altri, e come vede se stessa nelle relazioni con gli altri esseri umani.
    Il perdono che si è stati capaci di vivere in Sudafrica non è stato un fatto di altruismo. Ma di recupero della propria dignità umana. Degli oppressi, ma attraverso anche il recupero di quella degli oppressori. Altrimenti non funziona.

    G
    Ultima modifica di giulietta.o : 15-06-2010 alle ore 18.37.59

  7. #217
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    Riferimento: A. Miller e il perdono in analisi

    Cioè mi racconti che il giudizio piò essere affidato a chi ha subito?
    E che egli può essere libero interiormente, con l'elaborazione della violenza e del dolore, al punto tale da sospenderlo?

    Ecco, è interessante, però.

    Ci sono magistrati, ad esempio, che hanno declinato l'incarico perchè ritenevano di non essere obiettivi in quanto padri, (pur non coinvolti direttamente nella vicenda, vedi caso maestre asilo)
    Ultima modifica di complicata : 15-06-2010 alle ore 18.29.16

  8. #218
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    Riferimento: A. Miller e il perdono in analisi

    Ora gli psi si daranno alla macchia, senz'altro, e ci lasceranno qua da sole a disquisire))

  9. #219
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    Riferimento: A. Miller e il perdono in analisi

    La struttura e il funzionamento del tribunale di riconciliazione è molto complessa, ed è stata anche controversa: il lavoro è stato immane, decine di migliaia di casi, crepe nel sistema ci sono state.
    La composizione del tribunale stesso era faccenda chiave: non solo il giudice e avvocati e giuria, ma soprattutto un gran numero di psicologi.

    Comunque sia, il perdono è legato all’ammissione della colpe. E non è un ammissione come possiamo immaginarcela noi occidentali, ma una consapevolezza profonda da parte del colpevole. L’elaborazione della violenza subita e perpetrata è un processo che avviene con il coinvolgimento di entrambe le parti.
    Violenze ne furono commesse anche dall’ANC, certo in misura non paragonabile a ciò che arrivò dall’altra parte.
    Quel che conta davvero però, è il concetto che muoveva alla base il tribunale della riconciliazione. Colui che ha subito violenza ha bisogno di essere in primo luogo creduto. Di un luogo nel quale egli possa raccontare ciò che gli è successo. Il principio fondamentale cioè è che ciò di cui ha bisogno non è solo la giustizia, ma soprattutto la comprensione. Comprensione. E’ intorno a questo che si è strutturato il funzionamento di questa incredibile operazione.

    A me l’Africa ha regalato questo, tra le molte altre cose.
    Nella cultura africana la vendetta per esempio non è considerata soddisfacente. La condivisione del dolore permette invece che il dolore di chi ha subito sia riconosciuto, e compreso. Dalla collettività, e da chi l’ha commesso. Questo, è ritenuto soddisfacente.
    Poi, la ferita rimane. Ma è stata compresa. E questo ha la forza di lenire assai più che la vendetta.

    Ora, so che, a questo punto, l’obiezione sarebbe che non sempre dall’altra parte c’è qualcuno disposto a riconoscere la violenza che ha inflitto. Vero.
    Ma la comprensione non perde la sua potenzialità di riconciliazione. E, questo, è quello che poi mi ha regalato l’analisi.

    G

  10. #220
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    Riferimento: A. Miller e il perdono in analisi

    La domanda è questa: cambia qualcosa se la collettività riconosce e condivide il dolore di una vittima?

    Guarda Primo Levi, che ha raccontato e condiviso la sua sofferenza con altri sofferenti, con persone che invece non l'avevano neppure immaginata, e ha pubblicato dei libri, letti in tutto il mondo.

    Alla fine, si è dovuto arrendere e ha dovuto suicidarsi, pur di smettere di soffrire.

    Vedi, a Norimberga, se ricordo bene, impiccarono quattordici o quindici persone, ma se avessero fatto giustizia e cancellato gli aguzzini dalla Germania, forse avrebbero giustiziato un terzo dei sopravvissuti.

    Il vero motivo per cui si cerca la pacificazione e non si va oltre con la giustizia, in questi casi, è solo per la paura delle conseguenze.

    La giustizia non può essere vendetta, raramente è esempio e ha spesso l'unico scopo di impedire altre violenze.

    La paura della vittima è di ritrovarsi nuovamente l'aggressore davanti, di non riuscire a sopravvivere al proprio terrore e a volte, questa paura non svanisce neppure quando quest'ultimo muore, va oltre la sua vita fisica.

    Cos'è il perdono, è non aver più paura?

  11. #221
    Partecipante Esperto
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    Riferimento: A. Miller e il perdono in analisi

    La domanda è questa: cambia qualcosa se la collettività riconosce e condivide il dolore di una vittima?

    In alcuni casi sì. E nel caso dei tribunali della riconciliazione ha avuto valore per decine di migliaia di persone. E un errore sarebbe immaginarlo come una caratteristica di una società non progredita. E’ qualcosa che a che fare con una società arcaica, sì, ma nel senso di profondità umane che non sono andate perse.

    Vedi, a Norimberga, se ricordo bene, impiccarono quattordici o quindici persone, ma se avessero fatto giustizia e cancellato gli aguzzini dalla Germania, forse avrebbero giustiziato un terzo dei sopravvissuti.

    Fu molto discusso ai tempi il caso di Norimberga in Sudafrica, nel senso se rappresentasse una strada migliore di ciò che poi si decise di fare. Il dubbio naturalmente rimane, volendo. Ma non è quello che mi interessa stabilire. Mi interessava mettere in evidenza un fatto non solo inspiegabilemente ancora poco conosciuto da noi, ma il suo significato nella discussione che stiamo facendo.

    Il vero motivo per cui si cerca la pacificazione e non si va oltre con la giustizia, in questi casi, è solo per la paura delle conseguenze.

    Ha un sua parte di verità. In Sudafrica si trattava anche di evitare una dinamica di altra violenza dopo moltissima violenza già avvenuta. Ma comunque sia, questa idea l’ha avuta un uomo che aveva passato gran parte la sua vita in una cella di un metro per due. Anche questo non va dimenticato. Mandela aveva più timore delle conseguenze della “paura della paura”.

    Cos'è il perdono, è non aver più paura?

    Per me, è essere liberi di tornare ciò che si è.

    G.

  12. #222
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di luigi '84
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    Riferimento: A. Miller e il perdono in analisi

    Citazione Originalmente inviato da complicata Visualizza messaggio

    Cos'è il perdono, è non aver più paura?
    Forse...però, a pensarci bene, duemila anni di cristianesimo non hanno scongiurato il pericolo...a questo punto mi sembra come minimo una impresa impossibile, il non aver paura! Il cristiano tenta di scongiurare la paura ''rielaborando'' il proprio ''ressentiment'', ''sublimandolo'', stando a Nietzsche (che è stato un grande analista!). Cioè quella rabbia, quel timore, quell'accidia che viene dal sentire la propria esistenza estremamente precaria, debole, fuscello sbattuto dai venti forti della vita...quella che non ti chiede conto di nulla eppure alla fine paghi comunque, quella che se ne infischia del tuo personale ''senso'' eppure a volte sembra così propensa ad accoglierlo...quella cosa ambivalente in eterno insomma. Così, in preda al ''risentimento'' i primi ''preti'' si unirono per scongiurare il pericolo che i ''forti'', i ''sani'' (qui Nietzsche intende l'uomo pre-socratico, a-concettuale, in-distinto, tragico in senso greco, libero) continuassero a calpestare liberamente il suolo di una ''terra insensata'' eppure necessaria. Insomma, i forti facevano paura perchè folli, liberi (la bionda bestia...) e i deboli, i contra naturam (i preti) dovettero covare all'ombra del risentimento le loro uova di basilisco. Bisognava rovesciare le carte! Cambiare gioco! Si iniziò col distruggere il mondo vero, quello in cui demoni e dei convivevano e con l'inventarne uno a parte, bianco bianco, ripulito da ogni convivenza bastarda. Bisognava creare una ''storia'', una ''linea'', una ''evoluzione'' il cui 'passato' fosse da 'perdonare' e il futuro da 'costruire'. Bisognava dare un ''senso''! Prima filosofico, poi teologico, poi scientifico...insomma, mi ripeto questa storiella perchè mi vien da chiedere: è questo il destino della psicoanalisi? Una ''analisi'' riuscita significa ''passato perdonato, futuro tutto costruire'' in cui la 'struttura originaria' rimane comunque celata, rimossa? Se è così allora la psicoanalisi è anch'essa una faccenda 'cristiana'...io non lo credo comunque, Freud vide bene che non c'era ''rimedio''. Bisogna però abituarsi a transitare da un'ottica ''evolutiva'', ''teleologica'', che ''redime'', verso una ''genetico-strutturale'' in cui le cose sono ''così e così'' e basta, in cui una ''colpa'' rimane una ''colpa'' e basta, in cui possa esprimersi, perlomeno come meta visionaria, quello che Jung definiva ''geschehenlassen'' e cioè quel ''lasciar-accadere la psiche'' in tutta la sua insensatezza, contingenza, paurosità.

    ''Si può mancare non soltanto la propria felicità, ma anche la propria colpa decisiva, senza la quale un uomo non raggiungerà mai la sua totalità”. (Jung)

    Saluti,
    Luigi

  13. #223
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    Riferimento: A. Miller e il perdono in analisi

    E io che arbitrariamente mi annovero tra coloro che sono deboli, dovrei farmi "bionda bestia?"
    Bionda va bene, ma bestia no, sennò vado bene per il mondo, ma a casa mi cacciano.)

  14. #224
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di luigi '84
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    Riferimento: A. Miller e il perdono in analisi

    Citazione Originalmente inviato da complicata Visualizza messaggio
    E io che arbitrariamente mi annovero tra coloro che sono deboli, dovrei farmi "bionda bestia?"
    Bionda va bene, ma bestia no, sennò vado bene per il mondo, ma a casa mi cacciano.)
    Io invece faccio del mio meglio! In compenso, non mi piacciono le bionde (bestie)...ma nemmeno i preti!

    Saluti,
    Luigi

  15. #225
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    Riferimento: A. Miller e il perdono in analisi

    Beh, ti ci impegni, vuoi dire.

    Ma non è che stai coi frati e zappi l'orto?

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