Da quello che ci racconta in questo post come in altri in una discussione di qualche tempo fa, sono state molte le emozioni che potrebbero averle reso il cibo meno appetibile: immagino sia difficile vivere il piacere legato al cibo se poi proprio al momento dei pasti si provano emozioni come rabbia, senso di impotenza, inutilità e frustrazione. Ma lei di questo sembra molto consapevole.

Ci dice anche che nella scelta di contattare una dietista ha letto un tentativo di riconquistare autonomia e per ritrovare le sue regole, rimarcando quel confine che le ha permesso di non subire le regole imposte.

Lavorando su di sé nei percorsi terapeutici che ha fatto e che sta facendo è riuscito a capire che la decisione di cambiare anche il suo fisico rappresentava per lei un modo per "dar corpo" ad altri cambiamenti GIA' avvenuti, anche se questo un po’ l’ha spaventata. Ogni trasformazione può generare timore all’inizio ma quello che lei ha guadagnato è un grande arricchimento: si vuole più bene, si prende cura di sé, sa ascoltare le sue emozioni e dare voce ai suoi desideri.

Rispetto al concetto di riconoscere e mostrare il suo cambiamento, espresso in un mio post precedente, intendevo proprio “non nasconderlo e non nasconderselo” cioè avere consapevolezza del percorso che ha fatto, dei sacrifici, dove l’ha portata e cosa le ha consentito, riprendendo le sue parole: di “portare il suo corpo e la sua anima per il mondo con disinvoltura”.



Pamela Serafini
Ordine degli Psicologi del Lazio n. 14572