Rileggendo il divertente ed illuminante libro " TRIBU' "di Gian Antonio
Stella
la figura che emerge prepotente è quella di Umberto Bossi, medico.
ROTFL
Medico? Dipende.
Sul modulo di iscrizione al Partito COMUNISTA Italiano (PCI !) di Verghera di Samarate si qualifica come tale.
In varie interviste racconta di studi alla scuola Radio Elettra e poi all'università, lavori con cliniche mai avvenuti, collaborazioni con luminari mai esistiti.
Effettivamente a medicina si è iscritto e, come racconta sua sorella, ha anche fatto tre feste di laurea senza essersi laureato.
Dopo il matrimonio annuncia alla moglie che si è finalmente laureato e tutte le mattine esce per andare a lavorare all'ospedale Del Ponte di Varese.
Peccato non fosse vero e la moglie lo scopre.
Qualche anno dopo porta anche la madre all'università di Pavia per la consacrazione ma non la fa assistere.
Si scopre poi che anche questa è una balla e la moglie chiede il divorzio.
Sarebbe solo la triste storia di un italiano medio se non fosse che il tale, pur di non lavorare, ha inventato la «padania» ed ha mobilitato milioni di persone contro «Roma ladrona». C'è qualcuno con un minimo di cultura che può aver preso sul serio un personaggio così?
Sì, anche perchè questa storia non la conosce quasi nessuno. :-))
Per qualche dettaglio in più riporto quanto scritto da Mattia Feltri su La Stampa del 21 luglio 2008:
La sua carriera da studente è qualcosa di spettacolare. Frequentò le medie e si iscrisse allo “Stanislao Cannizzaro” di Rho, istituto tecnico per periti chimici. Sono gli anni in cui - come scrisse Gianantonio Stella in 'Tribù ' - Bossi si allontanò dall’etica severa dei genitori e dalla weltanschauung del mondo agricolo. Anni da scapestrato e donnaiolo.
Tanto è vero che non si diplomò. Ma siccome i ciuchi finiscono in catene, Bossi non abbandonò l’idea di scalare le vette del sapere: "La prima tappa della mia marcia d’avvicinamento alla cultura fu la
scuola Radio Elettra di Torino".
La tappa determinante fu la successiva: venticinquenne, si iscrisse a una scuola privata, e quasi trentenne intascò il diploma scientifico.
Non soddisfatto, Bossi provò a diventar dottore, e si cimentò nei corsi di Medicina. Nell’aprile del 1975, l’attempato studente potè infine calzare l’alloro: "Decidemmo di sposarci in agosto. In aprile Umberto diede a tutti la grande notizia: mi sono laureato, presto avrò un impiego come medico. Non facemmo nessuna festa, ma corsi a comprargli un regalo, la classica valigetta in pelle marrone", ricordò intervistata da "Oggi" la prima moglie, Gigliola Guidali. La qual Gigliola, tempo dopo, fiutò la balla.
E Umberto, che tutte le mattine usciva di casa destinato allo stetoscopio confessò: "E’ vero, ma è questione di sei mesi. Poi sarò dottore". I mesi diventarono anni, e sette per la precisione. Trascorsi i quali, perduta la moglie causa divorzio, Bossi condusse la madre a Pavia per la trionfale discussione della tesi; la genitrice, però, attese in auto e le parve sufficiente. Insomma, il babbo di Renzo fece prima a guadagnarsi il titolo di senatore, nel 1987, quando risultava ancora iscritto all’Università.
Uno con una storia scolastica simile si permette anche il lusso di dare giudizi sommari sulla qualità degli insegnanti in base alla provenienza geografica italiana.