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Visualizzazione risultati 361 fino 375 di 412
  1. #361
    benedetta14
    Ospite non registrato

    Riferimento: A. Miller e il perdono in analisi

    Citazione Originalmente inviato da ikaro78 Visualizza messaggio
    E già, il problema è quando questo non gli sta più bene. L'adattamento ai giorni nostri ti è venuto bene, però...
    L'adattamento ai giorni nostri mi è venuto bene perché quell'isterico sono io! (ho parlato pure di "reminiscenze" ad uno psi, miiiiiiiiii).
    Ora però non cominciare a dirmi che devo scaricare l'energia psichica eh... sono una donna e c'ho "la resistenza romantica"!

    @ lalangue, hai postato due volte ma un linkino magari per quelli che non c'hanno le opere di Freud....

    Saluti

  2. #362
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Riferimento: A. Miller e il perdono in analisi

    @ lalangue, hai postato due volte ma un linkino magari per quelli che non c'hanno le opere di Freud....
    Sì, varrebbe la pena, anche perchè io sono andato a rileggermela ed effettivamente è una pagina molto bella...

  3. #363
    Partecipante Assiduo
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    Riferimento: A. Miller e il perdono in analisi

    Ma Freud in sostanza cosa vuol dire? Che chi è affaccendato si può dir sano e felice mentre chi non lo è dovrebbe essere insano ed infelice. Questo? Cioé si ferma a quel che pensano altre persone di un individuo? Quel "Cosa pensereste" mi fa intuire questo. Ma quell'individuo che non è giudicato uno sprovveduto, insomma il tipo affaccendato che sembra star bene, vuole vivere davvero così? Affaccendato? E' questo il punto importante e fondamentale secondo me.

    Degli individui vivono in modo affaccendato per buona parte della loro esistenza poi però di punto in bianco magari prendono una rivoltella e fanno fuori famiglia e colleghi di lavoro.
    E mi riecheggiano infatti le parole di Freud che ha riportato Amedeo, però, ai tempi nostri molto probabilmente reciterebbero così:
    “Ma cosa pensereste di un italiano, oggi, che se ne stesse con aria triste davanti al monumento funebre della Giustizia ed insiste a voler essere onesto, invece di accudire ai suoi affari con quell’accaparramento tipico della moderna condizione di delinquenza impunita o di spassarsela con l’escort di turno?”. Senz’altro un isterico, è da curare perché non si armonizza nella cultura entro la quale vive. Così come quello studente di giulietta.o che invece di chiederle quale escamotage utilizzare per passare il suo esame, si mette a studiare…da curare pure lui!
    Però non penso che si possa appiattire il passo su di un semplice e apparente conformismo. La persona che di punto e in bianco, dopo una vita apparentemente in linea con la società, fa una strage avrà lasciato dietro di se molti segni del suo disagio. Se non finisce tutto con il suicidio, ma prosegue all'interno di una analisi, probabilmente questo disagio e questi segni acquisirebbero un senso che, agli occhi dei vicini frettolosi presi dalle loro vite e dei media presi dall'audience, è sfuggito. Anche per il secondo quote, penso che la questione si giochi sul quanto e come qualcuno si dedica a piangere la morte della giustizia in Italia. Una persona potrebbe passare gran parte del tempo a lamentarsi su internet della situazione, piangere ingiustizia, non credere nelle proprie possibilità perché il mondo è ladro oppure crescere e lavorare consapevole della situazione, decidendo quanto e come adeguarsi al contesto in cui vive, magari traendone vantaggio oppure cercando di mantenersi fedele a quello che crede, lì siamo nel campo dell’etica della persona. Trovo difficile esprimere come vorrei quello che intendo, perché trovo la questione del "conformismo" particolarmente delicata che si gioca su equilibri che definirei indistinti, magmatici. Spero di essere riuscito a spiegare, almeno in parte. come non intendo il conformismo mero adeguamento ai canoni di un tempo, ma come qualcosa di pragmatico, legato ad un ambiente molto più prossimale, rispetto alle preferenze estetiche, morali, comportamentali di una cultura.

    Ciao e buona serata!
    Ultima modifica di Amedeo!!?? : 05-07-2010 alle ore 19.42.36

  4. #364
    benedetta14
    Ospite non registrato

    Riferimento: A. Miller e il perdono in analisi

    Citazione Originalmente inviato da Amedeo!!?? Visualizza messaggio
    Però non penso che si possa appiattire il passo su di un semplice e apparente conformismo. La persona che di punto e in bianco, dopo una vita apparentemente in linea con la società, fa una strage avrà lasciato dietro di se molti segni del suo disagio. Se non finisce tutto con il suicidio, ma prosegue all'interno di una analisi, probabilmente questo disagio e questi segni acquisirebbero un senso che, agli occhi dei vicini frettolosi presi dalle loro vite e dei media presi dall'audience, è sfuggito. Anche per il secondo quote, penso che la questione si giochi sul quanto e come qualcuno si dedica a piangere la morte della giustizia in Italia. Una persona potrebbe passare gran parte del tempo a lamentarsi su internet della situazione, piangere ingiustizia, non credere nelle proprie possibilità perché il mondo è ladro oppure crescere e lavorare consapevole della situazione, decidendo quanto e come adeguarsi al contesto in cui vive, magari traendone vantaggio oppure cercando di mantenersi fedele a quello che crede, lì siamo nel campo dell’etica della persona. Trovo difficile esprimere come vorrei quello che intendo, perché trovo la questione del "conformismo" particolarmente delicata che si gioca su equilibri che definirei indistinti, magmatici. Spero di essere riuscito a spiegare, almeno in parte. come non intendo il conformismo mero adeguamento ai canoni di un tempo, ma come qualcosa di pragmatico, legato ad un ambiente molto più prossimale, rispetto alle preferenze estetiche, morali, comportamentali di una cultura.

    Ciao e buona serata!
    Il secondo commento era diretto a cercare di scoprire come fare a vincere le proprie resistenze e diventare un po' più delinquenti, perché pare che ciò ripaghi.

    Sto scherzando, naturalmente, ti assicuro che era stato compreso nel suo intento.

    Buona serata a te

  5. #365
    Partecipante Super Esperto L'avatar di lalangue
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    27-12-2009
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    Riferimento: A. Miller e il perdono in analisi

    Appena ho tempo, cerco il link (o trascrivo il pezzo), perché ne vale veramente la pena. Scusate il doppio post, ma ho dei problemi col cellulare (sono rimasto ancora a piangere sulla Vienna di Freud).
    Citazione Originalmente inviato da complicata Visualizza messaggio
    Ma per caso la reincarnazione di Freud è Tinto Brass?
    La descrizione calzerebbe a pennello, manca solo il cubano..
    Sorella Psicoanalisi e Il Piccolo Mondo Antico

  6. #366
    benedetta14
    Ospite non registrato

    Riferimento: A. Miller e il perdono in analisi

    Citazione Originalmente inviato da ikaro78 Visualizza messaggio
    Sì, ma la questione femminile, per definizione, è una questione sessuale. E' quello che sto dicendo, allora siamo d'accordo...
    Ma chi ha mai parlato di mancanza di identità? Io dico che se la questione dell'identità è legata al femminile, essa è una questione sessuale.
    Mi era sfuggita questa...eh no, non siamo d'accordo, perché io dico la cosa opposta ovvero che la questione femminile non è per definizione una questione sessuale e che è la questione sessuale a dipendere dall'identità femminile, se siamo d'accordo sul fatto che non si tratti solo di anatomia. Non sarà psicoanalitico, ma ancora non ho capito il perché. L'unica cosa che mi posso immaginare è per il fatto dei destini di queste benedette pulsioni che mi sembrano troppo ancorate al biologico.

    Saluti

  7. #367
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Riferimento: A. Miller e il perdono in analisi

    Mi era sfuggita questa...eh no, non siamo d'accordo, perché io dico la cosa opposta ovvero che la questione femminile non è per definizione una questione sessuale e che è la questione sessuale a dipendere dall'identità femminile, se siamo d'accordo sul fatto che non si tratti solo di anatomia. Non sarà psicoanalitico, ma ancora non ho capito il perché. L'unica cosa che mi posso immaginare è per il fatto dei destini di queste benedette pulsioni che mi sembrano troppo ancorate al biologico.
    Ma come fai a dire che non è per definizione una questione sessuale? Dal momento in cui la definisci come "femminile" è chiaro che è una questione sessuale, che concerne il sesso (femminile e non maschile, appunto, e non solo anatomico), nel momento in cui nomini l'identità come 'femminile' è già sessuale la questione, guarda che è quasi una tautologia non so se te ne rendi conto. Sulle pulsioni troppo ancorate al biologico ne abbiamo già parlato a suo tempo, ho cercato di spiegare perchè secondo me non è così (si tratta di un concetto limite), ma so che su questo punto la pensi come il tuo mentore, quindi ci rinuncio! (anche se non ho capito perchè ce le hai infilate dentro, le pulsioni intendo)
    Ultima modifica di ikaro78 : 06-07-2010 alle ore 11.11.21

  8. #368
    benedetta14
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    Riferimento: A. Miller e il perdono in analisi

    Citazione Originalmente inviato da ikaro78 Visualizza messaggio
    Ma come fai a dire che non è per definizione una questione sessuale? Dal momento in cui la definisci come "femminile" è chiaro che è una questione sessuale, che concerne il sesso (femminile e non maschile, appunto, e non solo anatomico), nel momento in cui nomini l'identità come 'femminile' è già sessuale la questione, guarda che è quasi una tautologia non so se te ne rendi conto. Sulle pulsioni troppo ancorate al biologico ne abbiamo già parlato a suo tempo, ho cercato di spiegare perchè secondo me non è così (si tratta di un concetto limite), ma so che su questo punto la pensi come il tuo mentore, quindi ci rinuncio! (anche se non ho capito perchè ce le hai infilate dentro, le pulsioni intendo)
    Ma si, hai ragione.
    Sul mentore, però, hai preso un abbaglio!

    Saluti

  9. #369
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    Riferimento: A. Miller e il perdono in analisi

    Citazione Originalmente inviato da Amedeo!!??
    Una persona potrebbe passare gran parte del tempo a lamentarsi su internet della situazione, piangere ingiustizia, non credere nelle proprie possibilità perché il mondo è ladro oppure crescere e lavorare consapevole della situazione, decidendo quanto e come adeguarsi al contesto in cui vive, magari traendone vantaggio oppure cercando di mantenersi fedele a quello che crede, lì siamo nel campo dell’etica della persona. Trovo difficile esprimere come vorrei quello che intendo, perché trovo la questione del "conformismo" particolarmente delicata che si gioca su equilibri che definirei indistinti, magmatici. Spero di essere riuscito a spiegare, almeno in parte. come non intendo il conformismo mero adeguamento ai canoni di un tempo, ma come qualcosa di pragmatico, legato ad un ambiente molto più prossimale, rispetto alle preferenze estetiche, morali, comportamentali di una cultura.
    E' qui arriviamo al punto importante secondo me: se una persona sta là a piangere io mi chiedo “perché non agisce in modo pragmatico?”
    Io quando so come ottenere quel che voglio agisco... "Ho sete? Vado vicino ad una fontana, che so dove si trova, e bevo", anche la persona che si lamenta di certe cose non lo può fare per tutto il tempo a sua disposizione, interromperà pure il suo lamento per andare a bere un bicchiere d'acqua (questo riesce a farlo), altrimenti morirebbe di sete e con la sua morte cesserebbe anche il lamento.
    Quella persona di cosa si sta lamentando? Cosa le manca, cosa non le sta bene? A mio avviso quella persona da sola risposte non è stata capace di trovarne o costruirne, non starebbe là a lamentarsi altrimenti... Nel caso della sete la risposta pragmatica l'ha trovata, ma negli altri casi quale sarebbe?

    Se una risposta è "giusta" non ci sarà alcuna resistenza, l'individuo agirà.

    Ora o qualcuno conosce e sa proporre realmente qualcosa di meglio per modificare l'ambiente e renderlo più adatto alla persona (oppure al minimo sa più o meno come aiutarla a trovarne uno migliore rispetto a quelli che ha già conosciuto) o niente, questa persona continuerà a lamentarsi dell'esistente. E’ inutile secondo me cercare di adattarsi ad un ambiente col quale si sa di fare continuamente a pugni, chi si lamenta già è consapevole almeno di cosa non gli sta bene anche se non sa e conosce come poterlo cambiare agevolmente (se c’è questo sistema adatto a lei), ma se è arrivato a lamentarsi sempre è ovvio che non ha idea di come trasformare il malcontento in azione.
    Rispetto al malcontento che esprime a parole che tipo di potere può esercitare per sanarlo? Questo potere lo possiede?

    Insistere sullo stesso punto, e cioè smettere di lamentarsi ed esortarlo a farlo riflettere perché impiega il tempo “inutilmente”, senza aggiungere qualcosa di concreto alla sua riflessione, beh questo per me è davvero inutile, insomma non è certo questo che in fin dei conti le serve, ha tempo, certe risorse ed una disponibilità a fare certe cose, il punto è: come impiegarli per risolvere quel di cui si lamenta? E’ risolvibile davvero quel di cui si lamenta? Diventiamo pragmatici, io sono d'accordo, però qualcuno dei rimedi effettivi dovrà pur conoscerli per poter agire.

    Una mia amica si lamentava del fatto che non riuscisse a trovare un lavoro con uno stipendio dignitoso, delle difficoltà che incontrava solo nel far questo e che quel che trovava in giro non le stava bene per molti aspetti, ma allo stesso tempo mi diceva che le servivano comunque dei soldi velocemente, che lei aveva bisogno di guadagnare.

    Ecco diventiamo pragmatici, i problemi sociali ed esistenziali posti sono dei bei garbugli... In concreto poi cosa si fa?
    Voi analisti mettetevi in politica, vediamo cosa riuscite a fare.

    Io dalla mia posizione suggerimenti concreti per migliorare la sua situazione (di questa mia amica) non ne ho, quindi perché dovrei suggerirle di non lamentarsi di quel di cui si lamenta se non saprei nemmeno io come far funzionare le cose contro cui si scagliano le sue lamentele?

    In alternativa al lamento si può cercare di far finta che siamo pragmatici e ben adattati a tutto quel che ci sta stretto (smettiamo insomma di lamentarci, “Non facciamo più i bambini… Facciamo gli adulti”), con buone probabilità poi però che questa totale assenza di lamento si trasformerà prima o poi in un rigetto futuro molto violento (per aver sopportato troppo) simile a quello che ho descritto prima, in alternativa ci si può suicidare subito (come qualcuno spesso e talvolta decide di fare), oppure infine bisogna disporre di vere e proprie soluzioni rispetto a quel di cui ci si lamenta o avere a disposizione qualcuno che ci aiuti davvero e realmente a divenire pragmatici e che non si limiti a suggerirci solo di divenire pragmatici (senza sprecar tempo a lamentarci) ma senza preoccuparsi mai di cosa si potrebbe fare effettivamente ed a cui l’altra persona probabilmente proprio non potrebbe aver pensato già.

    A parole tutti aiutano tutti, è uno sport ormai molto praticato. Se una persona avesse più o meno idea di come esserlo pragmatica soddisfacendo le sue personali esigenze (che non è detto che corrispondano a quelle del generico londinese) sarebbe affaccendata già, ma da faccende che interessano quella persona non quelle del londinese tipo.

    Come puoi essere conformista, conformarti a delle regole che a monte non ti stanno bene, ma che non hai il potere di modificare se non senza prima assoggettarti comunque ad altre regole che non ti stanno bene? L’esercizio del potere non solo è presente già nello stato di realtà vuole spostarsi addirittura all’interno del pensiero?
    Tutti staranno bene di sicuro se non potranno proprio più nemmeno pensare che la “realtà circostante” più prossimale “in realtà” a questi tanto bene non gli sta affatto.
    A mio avviso o si propone davvero una via alternativa che soddisfi il malcontento di cui ci si lamenta , o si ha a che fare sempre e solo con chiacchiere simili a quelle di molti politici. Qualcuno dovrà pur pensare realmente ad un qualcosa da fare che interpoli le esigenze di quell’individuo per risolvere certi suoi malcontenti.

    Io guardandomi intorno vedo persone che vivono male, qualcun altro invece sta un po’ meglio ma è in atto sempre una specie di lotta per accaparrarsi spazio. Chi ha acquisito un po’ di potere deve difendersi da chi non lo ha, chi non lo ha deve provare ad aggredire chi ne ha un po’ e tutto questo con certi sistemi specifici, ma nessuno è libero di sottrarsi a questo gioco al massacro se vuole ottenere qualcosa.

    Io odio già a monte tutto questo stato di realtà prossimale, odio dover lavorare, odio dover fare certe cose, odio dovermi assoggettare a certi meccanismi… Che soluzioni avete? Le avete rispetto a quel di cui mi lamento? Cosa dovrei fare? Se ce le avete io smetto di lamentarmi e mi affaccendo con quel di cui mi voglio affaccendare, certo che se mi si vuole aiutare a lavorare di meno costringendomi a dover lavorare di più andiamo proprio in contraddizione, si supera il problema posto di cui mi lamento non risolvendolo davvero e qualcosa in questo discorso per me non quadra, rappresenta solo un discorso morale nel senso che si presuppone che io dovrei a monte voler lavorare.

    Mi si dice "Ma per ottenere questo devi lavorare così e colà!"... Ma io è proprio di questo mi sto lamentando. Quale sarebbe la cura? Fatemi capire.

    Qua qualcuno mi dice che è tutta panna montata la mia, ma grazie a questo escamotage della panna montata, non si risponde mai davvero ai miei dubbi.

    Saluti

  10. #370
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Riferimento: A. Miller e il perdono in analisi

    E' qui arriviamo al punto importante secondo me: se una persona sta là a piangere io mi chiedo “perché non agisce in modo pragmatico?”
    Io quando so come ottenere quel che voglio agisco... "Ho sete? Vado vicino ad una fontana, che so dove si trova, e bevo", anche la persona che si lamenta di certe cose non lo può fare per tutto il tempo a sua disposizione, interromperà pure il suo lamento per andare a bere un bicchiere d'acqua (questo riesce a farlo), altrimenti morirebbe di sete e con la sua morte cesserebbe anche il lamento.
    Quella persona di cosa si sta lamentando? Cosa le manca, cosa non le sta bene? A mio avviso quella persona da sola risposte non è stata capace di trovarne o costruirne, non starebbe là a lamentarsi altrimenti... Nel caso della sete la risposta pragmatica l'ha trovata, ma negli altri casi quale sarebbe?

    Se una risposta è "giusta" non ci sarà alcuna resistenza, l'individuo agirà.

    Ora o qualcuno conosce e sa proporre realmente qualcosa di meglio per modificare l'ambiente e renderlo più adatto alla persona (oppure al minimo sa più o meno come aiutarla a trovarne uno migliore rispetto a quelli che ha già conosciuto) o niente, questa persona continuerà a lamentarsi dell'esistente. E’ inutile secondo me cercare di adattarsi ad un ambiente col quale si sa di fare continuamente a pugni, chi si lamenta già è consapevole almeno di cosa non gli sta bene anche se non sa e conosce come poterlo cambiare agevolmente (se c’è questo sistema adatto a lei), ma se è arrivato a lamentarsi sempre è ovvio che non ha idea di come trasformare il malcontento in azione.
    Rispetto al malcontento che esprime a parole che tipo di potere può esercitare per sanarlo? Questo potere lo possiede?

    Insistere sullo stesso punto, e cioè smettere di lamentarsi ed esortarlo a farlo riflettere perché impiega il tempo “inutilmente”, senza aggiungere qualcosa di concreto alla sua riflessione, beh questo per me è davvero inutile, insomma non è certo questo che in fin dei conti le serve, ha tempo, certe risorse ed una disponibilità a fare certe cose, il punto è: come impiegarli per risolvere quel di cui si lamenta? E’ risolvibile davvero quel di cui si lamenta? Diventiamo pragmatici, io sono d'accordo, però qualcuno dei rimedi effettivi dovrà pur conoscerli per poter agire.

    Una mia amica si lamentava del fatto che non riuscisse a trovare un lavoro con uno stipendio dignitoso, delle difficoltà che incontrava solo nel far questo e che quel che trovava in giro non le stava bene per molti aspetti, ma allo stesso tempo mi diceva che le servivano comunque dei soldi velocemente, che lei aveva bisogno di guadagnare.

    Ecco diventiamo pragmatici, i problemi sociali ed esistenziali posti sono dei bei garbugli... In concreto poi cosa si fa?
    Voi analisti mettetevi in politica, vediamo cosa riuscite a fare.

    Io dalla mia posizione suggerimenti concreti per migliorare la sua situazione (di questa mia amica) non ne ho, quindi perché dovrei suggerirle di non lamentarsi di quel di cui si lamenta se non saprei nemmeno io come far funzionare le cose contro cui si scagliano le sue lamentele?

    In alternativa al lamento si può cercare di far finta che siamo pragmatici e ben adattati a tutto quel che ci sta stretto (smettiamo insomma di lamentarci, “Non facciamo più i bambini… Facciamo gli adulti”), con buone probabilità poi però che questa totale assenza di lamento si trasformerà prima o poi in un rigetto futuro molto violento (per aver sopportato troppo) simile a quello che ho descritto prima, in alternativa ci si può suicidare subito (come qualcuno spesso e talvolta decide di fare), oppure infine bisogna disporre di vere e proprie soluzioni rispetto a quel di cui ci si lamenta o avere a disposizione qualcuno che ci aiuti davvero e realmente a divenire pragmatici e che non si limiti a suggerirci solo di divenire pragmatici (senza sprecar tempo a lamentarci) ma senza preoccuparsi mai di cosa si potrebbe fare effettivamente ed a cui l’altra persona probabilmente proprio non potrebbe aver pensato già.

    A parole tutti aiutano tutti, è uno sport ormai molto praticato. Se una persona avesse più o meno idea di come esserlo pragmatica soddisfacendo le sue personali esigenze (che non è detto che corrispondano a quelle del generico londinese) sarebbe affaccendata già, ma da faccende che interessano quella persona non quelle del londinese tipo.

    Come puoi essere conformista, conformarti a delle regole che a monte non ti stanno bene, ma che non hai il potere di modificare se non senza prima assoggettarti comunque ad altre regole che non ti stanno bene? L’esercizio del potere non solo è presente già nello stato di realtà vuole spostarsi addirittura all’interno del pensiero?
    Tutti staranno bene di sicuro se non potranno proprio più nemmeno pensare che la “realtà circostante” più prossimale “in realtà” a questi tanto bene non gli sta affatto.
    A mio avviso o si propone davvero una via alternativa che soddisfi il malcontento di cui ci si lamenta , o si ha a che fare sempre e solo con chiacchiere simili a quelle di molti politici. Qualcuno dovrà pur pensare realmente ad un qualcosa da fare che interpoli le esigenze di quell’individuo per risolvere certi suoi malcontenti.

    Io guardandomi intorno vedo persone che vivono male, qualcun altro invece sta un po’ meglio ma è in atto sempre una specie di lotta per accaparrarsi spazio. Chi ha acquisito un po’ di potere deve difendersi da chi non lo ha, chi non lo ha deve provare ad aggredire chi ne ha un po’ e tutto questo con certi sistemi specifici, ma nessuno è libero di sottrarsi a questo gioco al massacro se vuole ottenere qualcosa.

    Io odio già a monte tutto questo stato di realtà prossimale, odio dover lavorare, odio dover fare certe cose, odio dovermi assoggettare a certi meccanismi… Che soluzioni avete? Le avete rispetto a quel di cui mi lamento? Cosa dovrei fare? Se ce le avete io smetto di lamentarmi e mi affaccendo con quel di cui mi voglio affaccendare, certo che se mi si vuole aiutare a lavorare di meno costringendomi a dover lavorare di più andiamo proprio in contraddizione, si supera il problema posto di cui mi lamento non risolvendolo davvero e qualcosa in questo discorso per me non quadra, rappresenta solo un discorso morale nel senso che si presuppone che io dovrei a monte voler lavorare.

    Mi si dice "Ma per ottenere questo devi lavorare così e colà!"... Ma io è proprio di questo mi sto lamentando. Quale sarebbe la cura? Fatemi capire.

    Qua qualcuno mi dice che è tutta panna montata la mia, ma grazie a questo escamotage della panna montata, non si risponde mai davvero ai miei dubbi.
    Ma -per essere pragmatici- il tuo problema qual è? Io ancora non l'ho capito...

  11. #371
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    Riferimento: A. Miller e il perdono in analisi

    [QUOTE=Char_Lie;2373913][QUOTE]
    Povero analista che dovrebbe assumersi la responsabilità di dire cosa fare a qualcun'altro, è una posizione nella relazione che non vorrei mai avere.
    Immagino che alcuni pazienti costantemente vengano in analisi lamentandosi della loro condizione e pretendendo che l'analista dia delle soluzioni. Tutto questo rientra nelle dinamiche e nelle difficoltà che hanno portato la persona a rivolgersi a quello che crede essere uno specialista, il detentore delle risposte, colui che ti porterà nella terra promessa dove ogni problema scomparirà e finalmente si sarà felici. E chi fa l'analista potrà facilmente cadere nell'errore di accettare questo ruolo, tutti sono buoni a dare consigli, magari anche utili, ma a questo punto non sarà stato tanto diverso da un prete o da una Vanna Marchi. Io penso che il ruolo dell'analista sia diverso, sia quello di arrivare al punto nel quale l'analizzando sia in grado di accettare la delusione delle sue aspettative iniziali, esagerate e irrealistiche, fino a riuscire a vedere l'analista per quello che è. Come riuscire a fare questo, beh penso sarà la materia dei miei prossimi 6 anni di studio, ma per quello che posso dire adesso, di sicuro non lo farà dicendo "Ma per ottenere questo devi lavorare così e colà!"
    Ciao!
    Ultima modifica di Amedeo!!?? : 06-07-2010 alle ore 18.53.59

  12. #372
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    Riferimento: A. Miller e il perdono in analisi

    Non ha voglia di lavorare. Tutto lì. Inoltre fatica a trovare un(a) partner. Niente di speciale: perfino agli psicoanalisti capita.
    Uno come un altro, quindi? Basta un consiglio pratico? Non credo ce ne siano: puoi continuare a lamentarti. Molti pagano un analista per farlo, ma tu hai trovato la soluzione: lo fai su un forum, gratuitamente. Quindi?
    Citazione Originalmente inviato da complicata Visualizza messaggio
    Ma per caso la reincarnazione di Freud è Tinto Brass?
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  13. #373
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    Riferimento: A. Miller e il perdono in analisi

    Io penso che il ruolo dell'analista sia diverso, sia quello di arrivare al punto nel quale l'analizzando sia in grado di accettare la delusione delle sue aspettative iniziali
    Ma all'analista chi gliel'ho ha detto che alla persona interessi ottenere questo? Cioé accettare qualcosa, poi si arriva ad un vero paradosso "accettare la delusione di una aspettativa illusoria nei confronti del reale" cosa significa se non "accettare certi aspetti della realtà" che a monte ci stanno stretti. Io non li voglio proprio accettare certi aspetti di cui mi lamento perciò cosa ci arrivi a fare in un punto che non hai intenzione di raggiungere?
    Se un analista afferma che una persona trascura aspetti importanti della vita, c'è da chiedersi però a monte un'altra cosa: per quella persona cosa è importante? Un analista pensa che sia più importante essere affaccendati in qualsiasi modo purché sia diverso dal lamentarsi, ma questo è un suo giudizio di valore, non della persona in questione.
    La vita in sé, oggettivamente non ha alcun valore, è ogni singolo soggetto che dà valore all'esistenza, alle cose ed alle persone.

    I problemi per me Ikaro consistono nel fatto che io già soltanto nel mantenere l'igiene personale faccio fatica (non è affatto vero che facendo sempre le stesse cose ti ci abitui e non avverti più la fatica), tutto questo lo faccio per ottenere quel minimo di possibilità relazionali che desidero avere, poi dovrei lavorare (cosa che ho provato già a fare), dovrei occuparmi di questo e quell'altro per ottenere quel che desidero e questo lo so bene, non è che c'è bisogno di un analista per capirlo.
    Io però a furia di sopportare e sopportare letteralmente poi esplodo e sto male comunque (ottengo qualcosa, ma dentro poi sono arrabbiato perché mi son costretto a fare certe cose), se invece non sopporto tutto questo, sto male lo stesso perché non ottengo quel che voglio (e sono arrabbiato per altri motivi non meno importanti per me).

    In sostanza il mio problema è quello che ho descritto sopra: avete qualcosa di buono e di alternativo che funzioni?

    Alla fine sento proprio che io voglio ottenere qualcosa di buono proprio senza lavorare, o lavorando molto poco... Insomma per me "Lavorare stanca" . In sostanza se mettere in discussione la mia esistenza significa lavorare così come l'intendo io, vado incontro ad un vero e proprio scontro con altre mie esigenze importanti che verrebbero negate e spazzate via. Se l'analisi è un lavoro di integrazione, già prima di intraprenderla sono maldisposto a seguirla, diverrebbe una falsa soluzione automaticamente per me.

    Ad integrarmi come sono integrate altre persone non mi ci trovo e sto male, a stare non integrato sto comunque male perché vorrei avere relazioni con l'altro sesso minimamente appaganti, perciò come si risolve la cosa? L'alternativa l'avete? Quale sarebbe?

    Ho commesso errori di giudizio? Cioé non è vero che per ottenere certe cose bisogna lavorare ed assoggettarsi a determinate altre cose?
    Una persona che puzza come una fogna e non mantiene l'igiene personale ha qualche possibilità di instaurare una relazione con certi tipi di donne? Io sono disposto a mantenermi pulito, ma a fare altro e troppo no (come suggeriva Megiston, non sono ben disposto a passare attraverso il fuoco per una donna), poi però allo stesso tempo certe cose comunque mi mancano.

    Saluti
    Ultima modifica di Char_Lie : 06-07-2010 alle ore 21.49.18

  14. #374
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    Riferimento: A. Miller e il perdono in analisi

    Char_Lie, fai delle domande che per l'importanza che hanno meritano una risposta che non sia una semplice frase scritta su di un forum

  15. #375
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Riferimento: A. Miller e il perdono in analisi

    I problemi per me Ikaro consistono nel fatto che io già soltanto nel mantenere l'igiene personale faccio fatica (non è affatto vero che facendo sempre le stesse cose ti ci abitui e non avverti più la fatica), tutto questo lo faccio per ottenere quel minimo di possibilità relazionali che desidero avere, poi dovrei lavorare (cosa che ho provato già a fare), dovrei occuparmi di questo e quell'altro per ottenere quel che desidero e questo lo so bene, non è che c'è bisogno di un analista per capirlo.
    Io però a furia di sopportare e sopportare letteralmente poi esplodo e sto male comunque (ottengo qualcosa, ma dentro poi sono arrabbiato perché mi son costretto a fare certe cose), se invece non sopporto tutto questo, sto male lo stesso perché non ottengo quel che voglio (e sono arrabbiato per altri motivi non meno importanti per me).
    In sostanza il mio problema è quello che ho descritto sopra: avete qualcosa di buono e di alternativo che funzioni?
    Alla fine sento proprio che io voglio ottenere qualcosa di buono proprio senza lavorare, o lavorando molto poco... Insomma per me "Lavorare stanca" . In sostanza se mettere in discussione la mia esistenza significa lavorare così come l'intendo io, vado incontro ad un vero e proprio scontro con altre mie esigenze importanti che verrebbero negate e spazzate via. Se l'analisi è un lavoro di integrazione, già prima di intraprenderla sono maldisposto a seguirla, diverrebbe una falsa soluzione automaticamente per me.
    Ad integrarmi come sono integrate altre persone non mi ci trovo e sto male, a stare non integrato sto comunque male perché vorrei avere relazioni con l'altro sesso minimamente appaganti, perciò come si risolve la cosa? L'alternativa l'avete? Quale sarebbe?
    Ho commesso errori di giudizio? Cioé non è vero che per ottenere certe cose bisogna lavorare ed assoggettarsi a determinate altre cose?
    Una persona che puzza come una fogna e non mantiene l'igiene personale ha qualche possibilità di instaurare una relazione con certi tipi di donne? Io sono disposto a mantenermi pulito, ma a fare altro e troppo no (come suggeriva Megiston, non sono ben disposto a passare attraverso il fuoco per una donna), poi però allo stesso tempo certe cose comunque mi mancano.
    Beh, un lavoro decente lo puoi trovare, sulla puzza se ti trovi una donna con la sinusite il problema è risolto. Ti sembrano buone alternative?

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