E' qui arriviamo al punto importante secondo me: se una persona sta là a piangere io mi chiedo “perché non agisce in modo pragmatico?”

Io quando so come ottenere quel che voglio agisco... "Ho sete? Vado vicino ad una fontana, che so dove si trova, e bevo", anche la persona che si lamenta di certe cose non lo può fare per tutto il tempo a sua disposizione, interromperà pure il suo lamento per andare a bere un bicchiere d'acqua (questo riesce a farlo), altrimenti morirebbe di sete e con la sua morte cesserebbe anche il lamento.
Quella persona di cosa si sta lamentando? Cosa le manca, cosa non le sta bene? A mio avviso quella persona da sola risposte non è stata capace di trovarne o costruirne, non starebbe là a lamentarsi altrimenti... Nel caso della sete la risposta pragmatica l'ha trovata, ma negli altri casi quale sarebbe?
Se una risposta è "giusta" non ci sarà alcuna resistenza, l'individuo agirà.
Ora o qualcuno conosce e sa proporre realmente qualcosa di meglio per modificare l'ambiente e renderlo più adatto alla persona (oppure al minimo sa più o meno come aiutarla a trovarne uno migliore rispetto a quelli che ha già conosciuto) o niente, questa persona continuerà a lamentarsi dell'esistente. E’ inutile secondo me cercare di adattarsi ad un ambiente col quale si sa di fare continuamente a pugni, chi si lamenta già è consapevole almeno di cosa non gli sta bene anche se non sa e conosce come poterlo cambiare agevolmente (se c’è questo sistema adatto a lei), ma se è arrivato a lamentarsi sempre è ovvio che non ha idea di come trasformare il malcontento in azione.
Rispetto al malcontento che esprime a parole che tipo di potere può esercitare per sanarlo? Questo potere lo possiede?
Insistere sullo stesso punto, e cioè smettere di lamentarsi ed esortarlo a farlo riflettere perché impiega il tempo “inutilmente”, senza aggiungere qualcosa di concreto alla sua riflessione, beh questo per me è davvero inutile, insomma non è certo questo che in fin dei conti le serve, ha tempo, certe risorse ed una disponibilità a fare certe cose, il punto è: come impiegarli per risolvere quel di cui si lamenta? E’ risolvibile davvero quel di cui si lamenta? Diventiamo pragmatici, io sono d'accordo, però qualcuno dei rimedi effettivi dovrà pur conoscerli per poter agire.
Una mia amica si lamentava del fatto che non riuscisse a trovare un lavoro con uno stipendio dignitoso, delle difficoltà che incontrava solo nel far questo e che quel che trovava in giro non le stava bene per molti aspetti, ma allo stesso tempo mi diceva che le servivano comunque dei soldi velocemente, che lei aveva bisogno di guadagnare.
Ecco diventiamo pragmatici, i problemi sociali ed esistenziali posti sono dei bei garbugli... In concreto poi cosa si fa?
Voi analisti mettetevi in politica, vediamo cosa riuscite a fare.
Io dalla mia posizione suggerimenti concreti per migliorare la sua situazione (di questa mia amica) non ne ho, quindi perché dovrei suggerirle di non lamentarsi di quel di cui si lamenta se non saprei nemmeno io come far funzionare le cose contro cui si scagliano le sue lamentele?
In alternativa al lamento si può cercare di far finta che siamo pragmatici e ben adattati a tutto quel che ci sta stretto (smettiamo insomma di lamentarci, “Non facciamo più i bambini… Facciamo gli adulti”), con buone probabilità poi però che questa totale assenza di lamento si trasformerà prima o poi in un rigetto futuro molto violento (per aver sopportato troppo) simile a quello che ho descritto prima, in alternativa ci si può suicidare subito (come qualcuno spesso e talvolta decide di fare), oppure infine bisogna disporre di vere e proprie soluzioni rispetto a quel di cui ci si lamenta o avere a disposizione qualcuno che ci aiuti davvero e realmente a divenire pragmatici e che non si limiti a suggerirci solo di divenire pragmatici (senza sprecar tempo a lamentarci) ma senza preoccuparsi mai di cosa si potrebbe fare effettivamente ed a cui l’altra persona probabilmente proprio non potrebbe aver pensato già.
A parole tutti aiutano tutti, è uno sport ormai molto praticato. Se una persona avesse più o meno idea di come esserlo pragmatica soddisfacendo le sue personali esigenze (che non è detto che corrispondano a quelle del generico londinese) sarebbe affaccendata già, ma da faccende che interessano quella persona non quelle del londinese tipo.
Come puoi essere conformista, conformarti a delle regole che a monte non ti stanno bene, ma che non hai il potere di modificare se non senza prima assoggettarti comunque ad altre regole che non ti stanno bene? L’esercizio del potere non solo è presente già nello stato di realtà vuole spostarsi addirittura all’interno del pensiero?
Tutti staranno bene di sicuro se non potranno proprio più nemmeno pensare che la “realtà circostante” più prossimale “in realtà” a questi tanto bene non gli sta affatto.
A mio avviso o si propone davvero una via alternativa che soddisfi il malcontento di cui ci si lamenta , o si ha a che fare sempre e solo con chiacchiere simili a quelle di molti politici. Qualcuno dovrà pur pensare realmente ad un qualcosa da fare che interpoli le esigenze di quell’individuo per risolvere certi suoi malcontenti.
Io guardandomi intorno vedo persone che vivono male, qualcun altro invece sta un po’ meglio ma è in atto sempre una specie di lotta per accaparrarsi spazio. Chi ha acquisito un po’ di potere deve difendersi da chi non lo ha, chi non lo ha deve provare ad aggredire chi ne ha un po’ e tutto questo con certi sistemi specifici, ma nessuno è libero di sottrarsi a questo gioco al massacro se vuole ottenere qualcosa.
Io odio già a monte tutto questo stato di realtà prossimale, odio dover lavorare, odio dover fare certe cose, odio dovermi assoggettare a certi meccanismi… Che soluzioni avete? Le avete rispetto a quel di cui mi lamento? Cosa dovrei fare? Se ce le avete io smetto di lamentarmi e mi affaccendo con quel di cui mi voglio affaccendare, certo che se mi si vuole aiutare a lavorare di meno costringendomi a dover lavorare di più andiamo proprio in contraddizione, si supera il problema posto di cui mi lamento non risolvendolo davvero e qualcosa in questo discorso per me non quadra, rappresenta solo un discorso morale nel senso che si presuppone che io dovrei a monte
voler lavorare.
Mi si dice "Ma per ottenere questo devi lavorare così e colà!"... Ma io è proprio di questo mi sto lamentando. Quale sarebbe la cura? Fatemi capire.
Qua qualcuno mi dice che è tutta panna montata la mia, ma grazie a questo escamotage della panna montata, non si risponde mai davvero ai miei dubbi.