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  1. #391
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    21-03-2008
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    Riferimento: A. Miller e il perdono in analisi

    Citazione Originalmente inviato da Megiston Matema
    Perché il sintomo per me è questo, rigidità, non tanto contenuti incompatibili, rappresentazioni sessuali (o aggressive, poco importa) rimosse.
    Ma se la rigidità è un sintomo da curare andrebbero curati tutti gli organismi stessi che si ostinano a mantenere integre le strutture che definiscono cosa questi sono?
    Una cellula mantiene integra la sua struttura di cellula, è già una malattia questa? Il cancro rappresenterebbe una cura?
    Ultima modifica di Char_Lie : 08-07-2010 alle ore 09.59.45

  2. #392
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: A. Miller e il perdono in analisi

    Rigidità non è sinonimo di integrità. La cellula vive perchè incessantemente in bilico tra il mantenimento della propria struttura ed il cambiamento (vd. Kaufmann). Lo chiamano "margine del caos".

    Saluti
    gieko

  3. #393
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    21-03-2008
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    Riferimento: A. Miller e il perdono in analisi

    La cellula vive perchè incessantemente in bilico tra il mantenimento della propria struttura ed il cambiamento
    Ma il cambiamento di cosa? Della struttura di cellula? Quella che non cambia della cellula è proprio la struttura di cellula... Come faremmo a riconoscerla come la stessa cellula se non fosse così? A cambiare è altro, non è la struttura della cellula ad essere in bilico, sono altre forme di organizzazione. Ad esempio la mia struttura di organismo resta in piedi anche se viene sostituita parte della materia molecolare (io poi tutto questo non l'avverto nemmeno), tutta la struttura adesso non è in bilico (insomma non è logico mantenere la struttura sull'orlo del caos e della distruzione con la stessa probabilità della sua continuità), sono in bilico altre cose, altri tipi di organizzazioni sottostanti che pur mutando lasciano immutata questa struttura, cioé queste mutazioni rappresentano un qualcosa che definisce la rigidità della struttura stessa.

    Queste cose bisogna chiarirle, parlare di "cambiamento" e basta non significa nulla. La cellula con la sua attività strutturale modifica certe parti proprio per lasciare invariata la propria struttura di cellula. Quindi da un lato la sua struttura è rigida, cioé non cambia, dall'altro la cellula non resta identica a sé stessa. Ma questo non ha nulla a che vedere con la rigidità (o integrità chiamala come vuoi) della sua struttura di cellula, e la struttura della cellula non è vero che è continuamente in bilico verso la distruzione, le cellule di un organismo verrebbero distrutte tutte in breve tempo se fosse così.

    Non conosco chi ha fatto le affermazioni che citi ma così come le hai espresse per me non reggono.

    Saluti
    Ultima modifica di Char_Lie : 08-07-2010 alle ore 10.56.48

  4. #394
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    28-03-2004
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    Riferimento: A. Miller e il perdono in analisi

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Ma il cambiamento di cosa? Della struttura di cellula? Quella che non cambia della cellula è proprio la struttura di cellula... Come faremmo a riconoscerla come la stessa cellula se non fosse così? A cambiare è altro, non è la struttura della cellula ad essere in bilico, sono altre forme di organizzazione. Ad esempio la mia struttura di organismo resta in piedi anche se viene sostituita parte della materia molecolare (io poi tutto questo non l'avverto nemmeno), tutta la struttura adesso non è in bilico (insomma non è logico mantenere la struttura sull'orlo del caos e della distruzione con la stessa probabilità della sua continuità), sono in bilico altre cose, altri tipi di organizzazioni sottostanti che pur mutando lasciano immutata questa struttura, cioé queste mutazioni rappresentano un qualcosa che definisce la rigidità della struttura stessa.
    Spiacente, a quanto pare le cose non stanno come dici. Cambia la struttura della cellula, basta pensare al processo di trasformazione che compie la cellula totipotente dalla condizione di morula fino all'iperspecializzazione dell'organismo "maturo". La vita è legata alla possibilità del cambiamento nelle strutture, sia a livello macro che a livello micro. La questione del riconoscimento è tutt'altro discorso che rimanda alla capacità specie-specifica dell'essere umano di metariflessione (a quella che ormai è chiaro sia un'"illusione" di continuità del senso di sè). Continuità e cambiamento contemporaneamente dunque. L'irrigidimento o la dispersione rappresentano proprio l'uscita dalla condizione sopra descritta, e determinano la stasi dell'organismo. Non è un caso che si parli di margine del caos, e non di caos sic e simpliciter.

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Non conosco chi ha fatto le affermazioni che citi ma così come le hai espresse per me non reggono.
    Fatti una ricerca.

    Saluti
    gieko

  5. #395
    Partecipante Super Esperto L'avatar di lalangue
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    27-12-2009
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    Riferimento: A. Miller e il perdono in analisi

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Ma se la rigidità è un sintomo da curare andrebbero curati tutti gli organismi stessi che si ostinano a mantenere integre le strutture che definiscono cosa questi sono?
    Una cellula mantiene integra la sua struttura di cellula, è già una malattia questa? Il cancro rappresenterebbe una cura?
    "Poison was the cure", dicevano.
    La sclerosi, a livello cellulare, rappresenta quello che nel discorso è stato tradotto con "rigidità". Nessuno dice che la virilità non sia importante. Da lì al "celodurismo"...
    Un cancro, la pulsione di morte, si insinua nell'organismo (/psichismo) quando delle scorie non possono essere digerite; questo materiale viene spesso accumulato a causa di una cattiva gestione dell'aggressività che, invece di essere usata come appropriazione di cose all'esterno, viene rivolta contro l'interno. La capacità del Todestrieb di slegare può essere utilizzata, ai fini terapeutici, proprio perché destabilizza uno psichismo ormai sclerotizzato.
    Dunque sì, il cancro sarebbe una cura. Anche il sintomo, tra l'altro, è la migliore formazione di compromesso tra uno psichismo in ambasce e delle richieste soverchianti.
    La distinzione tra "bene" e "male", di solito, è approssimativa.
    Citazione Originalmente inviato da complicata Visualizza messaggio
    Ma per caso la reincarnazione di Freud è Tinto Brass?
    La descrizione calzerebbe a pennello, manca solo il cubano..
    Sorella Psicoanalisi e Il Piccolo Mondo Antico

  6. #396
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    Riferimento: A. Miller e il perdono in analisi

    Gieko tu dici che la struttura della cellula cambia, ma ti riferisci a questo tipo di organizzazione in modo ambiguo, la struttura di cellula in realtà non cambia, altrimenti non potremmo più chiamarla, a rigor di termini, cellula e non potremmo nemmeno definire quando una cellula è morta, ossia è venuta meno quel tipo di organizzazione e ne è sopraggiunta una distinta.
    Cosa ci fa distinguere una pietra da una cellula se non una qualche organizzazione strutturale della materia?
    Se la struttura di esser cellula viene meno, la cellula, quella cellula a cui vogliamo riferirci semplicemente da quell'istante in poi non esiste più, la materia di cui era composta diviene altro e potrebbe riorganizzarsi in altro e possiamo anche definire un qualche altro ente la cui struttura rimane in piedi nonostante la struttura di cellula sia venuta meno, ma la struttura della cellula non c'è più, anche se potrebbe continuare ad esistere un'altra struttura che si appoggia a questa perché ingloba tra le sue possibili organizzazioni la struttura di quella cellula.

    Le cellule si specializzeranno anche ma se la specializzazione distruggesse o cambiasse la loro struttura di "esser cellule" perché le si chiama ancora così?

    Nei libri di biologia si parla della struttura della cellula in generale, le cellule specifiche sono una diversa dall'altra, animali, vegetali, sono diverse anche a seconda delle funzioni svolte, ma ognuna di queste dovrà mantenere rigida la propria struttura cellulare per continuare ad esistere come tipo specifico di organismo, cioé cellula.

    Qualcosa di rigido strutturalmente a monte deve pur esserci, perciò contesto l'idea che la rigidità rappresenti una malattia in sé. Se gli organismi non fossero rigidi e non tendessero a mantenere appunto una certa integrità strutturale, verrebbero distrutti tutti, questa è la mia riflessione, che poi quella stessa struttura può continuare ad esistere in diversi modi non lo metto in dubbio, questo è ovvio, oggi come oggi s'è arrivato a sostituire parti biologiche con parti artificiali proprio per mantenere integra la struttura organica e vivere bene.

    Cioé da un lato c'è una struttura che si desidera mantenere integra, dall'altro le possibili organizzazioni della materia che permettono a questa stessa struttura di continuare ad esistere, il problema spesso consiste nel trovare le organizzazioni giuste per permettere a quella stessa struttura di continuare ad esistere con continuità, non nel ridefinire la struttura stessa.

    Sarebbe come credere che per far continuare ad esistere un individuo in fin di vita basti prendere tutte le sue molecole e atomi e riorganizzare tutto in qualcos'altro di organico e vivo... Qualcosa dopo questa operazione magari esiste di sicuro, è viva ed è un organismo, ma possiamo dire che sia proprio quell'individuo? E se avessimo ricombinato le sue parti costituendo una pecora in perfetta salute?

    Una qualche struttura a monte dà continuità ad un tipo, se si vuol far sopravvivere quel tipo non si può certo affermare che è necessario distruggere la sua struttura associata, se si distrugge quella struttura quel tipo semplicemente dopo non esisterà più anche se qualcosa di vivo e vegeto c'è ancora.

    In altre parole certe strutture continuano ad esistere, altre vengono distrutte. Ora per me il discorso risulta incongruente se si afferma questo: per far continuare ad esistere questa struttura specifica bisogna cambiarla ... Che significa?
    Si può riorganizzare altro per far continuare ad esistere quella struttura, ma non la struttura stessa.


    Saluti

  7. #397
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: A. Miller e il perdono in analisi

    Il solito vizio di prendere solo ciò che ti fa comodo, vero charlie? Ho sottolineato che la struttura si deve muovere tra coerenza ed incoerenza. La coerenza non è rigidità o fissità, ma è la capacità di mantenere la propria identità interagendo con le continue mutazioni che provengono dall'esterno. Interfacciarsi con esse. La struttura non è rigida, è coerente, e questa è la sua funzione: creare coerenza, organizzare il caos. Ciononostante col caos ha sempre a che fare.
    Rigidità significa che la coerenza avviene a scapito del caos. Si fa finta che non esista. E' chiaro che a livello psichico (umano) ciò significa ignorare il mondo circostante. Un po' come fai tu: tutti si dovrebbero adeguare a te, il mondo dovrebbe essere a tua immagine e somiglianza. L'altro estremo è l'esatto contrario, il perdersi nell'ambiente a scapito della proprie coerenza: l'identità è fragile, la confusione è dominante, la distinzione tra Sè e altro da Sè labile (che è l'angoscia contro cui combatte lo psicotico).

    E' la via di mezzo che non consideri.

    Saluti
    Ultima modifica di gieko : 08-07-2010 alle ore 14.40.26
    gieko

  8. #398
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di luigi '84
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    Riferimento: A. Miller e il perdono in analisi

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Rigidità significa che la coerenza avviene a scapito del caos.
    D'altro canto, anche il mio analista preferito (!) disse: ''Bisogna avere del caos dentro per partorire una stella che danzi''...si aprano dunque i festeggiamenti! L'analisi ha in sè un che di ''fantastico'', un qualcosa che, per il singolo, ha più a che fare con una follia dionisiaca che altro...''andare da qualcuno''! Che gran cosa! Che gran movimento di libertà! A quel punto, siamo già per metà ''guariti'' dalla nostra pigrizia, già per metà liberi dal culo grosso schiacciato sulla sedia della malattia...ma nemmeno il caos in quanto tale è soluzione, ovviamente...la soluzione è l'impossibile,il terzo...tertium non datur dice infatti la logica, e non a caso! L'impossibile è il sommamente nuovo...ed è qualcosa che ha del tragico, non c'è niente da fare. Caro charlie, tieniti la tua puzza, senti a me...almeno per quella ci hai fatto il naso, come si suol dire...

    Saluti,
    Luigi

    Ps. ciao lalangue, ho letto da qualche parte che eri sulle mie tracce! E' vero sono latitante in questo periodo...cerco il ''nuovo''...

  9. #399
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    Riferimento: A. Miller e il perdono in analisi

    Citazione Originalmente inviato da gieko
    Il solito vizio di prendere solo ciò che ti fa comodo, vero charlie? Ho sottolineato che la struttura si deve muovere tra coerenza ed incoerenza. La coerenza non è rigidità o fissità, ma è la capacità di mantenere la propria identità interagendo con le continue mutazioni che provengono dall'esterno.
    Ma se la struttura si muove tra coerenza e incoerenza si può sapere cosa diavolo è? E' come non aver detto nulla, mi dici "la struttura della tal cosa o organismo si muove tra coerenza ed incoerenza", sì ma allora cosa è questa struttura a cui ci si vuol riferire? Se può essere di qualsiasi forma possiamo dire anche che è indistruttibile, nel senso che se non è fissata da alcunché non può venire neanche mai meno.
    Cioé questa "propria identità" qualcosa dovrà pur essere. Se l'organismo muta in certi modi potrebbe essere spezzata questa continuità, io questo dico, da un lato c'è un'elasticità organizzativa per mantenere costante un certo tipo di identità nel tempo, ma dall'altro deve esserci una forma di rigidità identitaria (nel caso in cui questa viene meno quel tipo di organismo non esiste più), altrimenti come si fa a definire la capacità di cui parli?

    Per fare un esempio supponiamo che ci sia un meccanismo che svolge la funzione di mantenere costante la temperatura di un certo ambiente entro certi limiti, questa è una capacità analoga a quella da te descritta (se sostituisci a "limiti di temperatura"="propria identità"). Ora però se non sono fissati limiti specifici ed il meccanismo può ridefinirli "a piacere", come si fa a stabilire se il meccanismo sta svolgendo o meno questa funzione?

    Se le cose sono descritte in questo modo il meccanismo questa funzione la svolgerà in ogni caso qualsiasi sia la temperatura dell'ambiente, visto che il meccanismo può anche ridefinire a piacere i limiti di temperatura in qualsiasi momento.

    Se la propria identità può essere qualsiasi cosa e la si sceglie a piacere possiamo mantenerla integra anche trasformandoci in un mucchio di cenere, se l'identità si può muovere verso un qualsiasi tipo di incoerenza rispetto alle precedenti sue definizioni può essere ridefinita spezzando questa coerenza a piacere, insomma chi lo ha detto che quello stesso organismo non può continuare ad esistere anche come mucchio di cenere? Qualsiasi cosa fa un organismo, può mantenerla integra la propria identità, basta ridefinirla, visto che l'incoerenza rispetto alle precedenti definizioni di cosa sia questa identità non è un problema.
    Questa capacità ce l'hanno tutti gli enti visto che non si sa mai cosa dovrebbe essere mantenuto costante ed integro col passare del tempo e cosa invece può cambiare senza spazzare via quel tipo di identità.

    Un organismo modifica certi aspetti proprio per dare continuità agli aspetti che definiscono l'identità di quell'organismo, ma a seconda di quale sia "questa identità" abbiamo a che fare con nuclei di continuità diversi.

    Io ho un'identità individuale che va distinta da quella delle singole mie cellule e va distinta anche dall'identità di specie. Non saprei dire nemmeno se questa identità coincide con quella organica, adesso che ci penso meglio, può darsi anche che il mucchio di cellule di cui sono composto organizzandosi in certi modi mantenga in piedi una certa struttura organica ed allo stesso tempo non consente di far continuare ad esistere la mia identità individuale. Ad esempio se andassi in coma irreversibile e le mie cellule cerebrali fossero andate in pappa direi che la mia identità individuale è andata perduta definitivamente (la continuità di quel tipo di integrità è stata spezzata), è stata distrutta e smantellata, ma l'identità organica ha ancora un sistema per sopravvivere (attaccata a dei tubi). In questo caso io come individuo sarei "morto", ma sopravvive a me, a quel tipo di organizzazione con cui era possibile identificare l'individuo che ero, il supporto strutturale organico.
    Un organismo può continuare ad esistere senza cervello, ma non credo che possa continuare ad esistere anche l'individuo senza cervello. Io credo di no.
    Secondo me potrebbe anche capitare che certe riorganizzazioni distruggano un individuo e ne creino un altro più adatto per far sopravvivere la struttura organica, ossia mantenere in piedi la struttura organica, un individuo perciò potrebbe opporsi a delle riorganizzazioni, che permettono sicuramente all'organismo di continuare a vivere ma non a quell'individuo specifico di continuare ad esistere. Quando una persona afferma "io voglio sopravvivere" bisogna allora capire se si riferisce all'identità organica o alla identità individuale, l'identità individuale è più difficile da far sopravvivere: è una struttura costituita da più vincoli, i modi di esistere di un individuo sono contenuti nei modi di esistere di un organismo.
    Adesso ho comunque capito che quando mi riferisco a "me stesso" non mi riferisco all'organizzazione organica, ma ad un'organizzazione più specifica e differenziata che usa solo come supporto la struttura organica.
    Se non esiste una certa struttura organica non esiste quella struttura individuale, ma non è vero il contrario, la struttura organica può sopravvivere a quella individuale.

    Sicuramente avrete visto almeno qualche scena del film "Zombi" o forse del più famoso "La notte dei morti viventi". Alcuni film calcando la mano su certe idee un po' assurde fanno riflettere davvero. Come fa un morto ad esser vivo?
    Gli esseri umani in questi due film non smettono di muoversi dopo essere "morti in certi modi" (lo metto tra virgolette perché non si potrebbe dire, a rigor di termini, che nel film siano morti), non solo dopo questo cambiamento si muovono, ma si muovono in maniera tale da avere anche uno scopo, cibarsi della carne di chi ancora non è morto (cambiato) in questi modi. Dopo questo tipo di cambiamento questi esseri umani hanno modificato radicalmente le loro preferenze in quanto individui, prima mangiavano certe cose ed erano impegnati in certe attività, dopo invece preferiscono fare altro, in genere staccare direttamente a morsi la carne di chi ancora non è cambiato così .
    Possiamo dire che il loro organismo continui comunque a vivere, cioé la struttura organica non è stata definitivamente distrutta, esiste ancora un'organizzazione che le permette di continuare ad esistere, quella che è stata distrutta però è la struttura individuale, gli esseri umani prima e dopo quel tipo di cambiamento sono gli stessi organismi ma non sono più gli stessi individui.

    Interfacciarsi con esse. La struttura non è rigida, è coerente, e questa è la sua funzione: creare coerenza, organizzare il caos. Ciononostante col caos ha sempre a che fare.
    Rigidità significa che la coerenza avviene a scapito del caos. Si fa finta che non esista. E' chiaro che a livello psichico (umano) ciò significa ignorare il mondo circostante. Un po' come fai tu: tutti si dovrebbero adeguare a te, il mondo dovrebbe essere a tua immagine e somiglianza. L'altro estremo è l'esatto contrario, il perdersi nell'ambiente a scapito della proprie coerenza: l'identità è fragile, la confusione è dominante, la distinzione tra Sè e altro da Sè labile (che è l'angoscia contro cui combatte lo psicotico).

    E' la via di mezzo che non consideri.
    Solo che io non li ignoro affatto visto che me ne accorgo che non si adeguano più di tanto alle mie preferenze , se li avessi ignorati non me ne sarei nemmeno accorto e non mi sarei lamentato di nulla.
    E poi mica voglio che il mondo sia a mia immagine e somiglianza, vorrei che certe cose ed aspetti del mondo siano diversi o quanto meno che esistano ambienti migliori dal mio punto di vista da qualche parte, così me ne vado là .

    E comunque per me non è che si fa finta che il caos non esiste... Succede solo che dopo un po' che ci hai ragionato su capisci che il caos è un concetto relativo. Guardiamo dei punti disposti "casualmente" su uno schermo e diciamo "che caos!". Certo relativamente a certi tipi di organizzazioni che abbiamo in mente sono disposti in modo "caotico" perché non rientrano in questi schemi (non sono messi in cerchio o in altri modi), ma i punti in qualche modo sono comunque piazzati là sullo schermo. Rispetto alla loro specifica disposizione quei punti sono piazzati in maniera ordinatissima .
    Da certe idee sbagliate riguardo al caos come concetto assoluto per questo alcuni deducono che sia meno probabile che da certe estrazioni vengano fuori con meno probabilità sequenze di cifre "molto ordinate" come "123456789" rispetto a "142311256" che sono "molto disordinate" ma non è affatto vero che la prima sequenza è più ordinata, mentre la seconda è meno ordinata in assoluto, non ha senso parlare di caos in senso assoluto, e quindi non ha senso parlare di esistenza o non esistenza del caos in sé. Il caos è simile al concetto di movimento, rispetto a certi sistemi di riferimento un oggetto si muove, rispetto ad altri sta fermo.

    Saluti
    Ultima modifica di Char_Lie : 09-07-2010 alle ore 08.48.53

  10. #400
    Partecipante Super Esperto L'avatar di lalangue
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    Riferimento: A. Miller e il perdono in analisi

    Citazione Originalmente inviato da luigi '84 Visualizza messaggio
    D'altro canto, anche il mio analista preferito (!) disse: ''Bisogna avere del caos dentro per partorire una stella che danzi''...si aprano dunque i festeggiamenti! L'analisi ha in sè un che di ''fantastico'', un qualcosa che, per il singolo, ha più a che fare con una follia dionisiaca che altro...''andare da qualcuno''! Che gran cosa! Che gran movimento di libertà! A quel punto, siamo già per metà ''guariti'' dalla nostra pigrizia, già per metà liberi dal culo grosso schiacciato sulla sedia della malattia...ma nemmeno il caos in quanto tale è soluzione, ovviamente...la soluzione è l'impossibile,il terzo...tertium non datur dice infatti la logica, e non a caso! L'impossibile è il sommamente nuovo...ed è qualcosa che ha del tragico, non c'è niente da fare. Caro charlie, tieniti la tua puzza, senti a me...almeno per quella ci hai fatto il naso, come si suol dire...

    Saluti,
    Luigi

    Ps. ciao lalangue, ho letto da qualche parte che eri sulle mie tracce! E' vero sono latitante in questo periodo...cerco il ''nuovo''...
    E vai col nuovo! Non siamo mica hikikomori!
    Citazione Originalmente inviato da complicata Visualizza messaggio
    Ma per caso la reincarnazione di Freud è Tinto Brass?
    La descrizione calzerebbe a pennello, manca solo il cubano..
    Sorella Psicoanalisi e Il Piccolo Mondo Antico

  11. #401
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Riferimento: A. Miller e il perdono in analisi

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Ma se la struttura si muove tra coerenza e incoerenza si può sapere cosa diavolo è? ...
    Saluti
    Ma che cavolo te ne frega di sapere cos'è? Un'auto ti porta in giro anche se non sai che è un'auto no?

    Ah, 'sta gente...

    Buona vita
    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
    Ordine Psicologi Lombardia n° 10126

  12. #402
    benedetta14
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    Riferimento: A. Miller e il perdono in analisi

    Citazione Originalmente inviato da lalangue Visualizza messaggio
    E vai col nuovo! Non siamo mica hikikomori!
    E vai col nuovo???
    Ma se dire che frequento questo forum per curiosità e per imparare cose nuove viene visto col sospetto di chissà quale motivazioni sottese...
    E poi leggo che la curiosità è la fede che porta all'ascolto e che non si debba essere hikikomori...
    Perché allora se mi piace approfondire il caso di Dora mi si chiede il perché di tale interesse?
    E' proprio vero, psy....ve la rigirate come volete (la frittata, intendo).

    Saluti

    PS:

  13. #403
    Megiston Matema
    Ospite non registrato

    Riferimento: A. Miller e il perdono in analisi

    Citazione Originalmente inviato da benedetta14 Visualizza messaggio
    E vai col nuovo???
    Ma se dire che frequento questo forum per curiosità e per imparare cose nuove viene visto col sospetto di chissà quale motivazioni sottese...
    E poi leggo che la curiosità è la fede che porta all'ascolto e che non si debba essere hikikomori...
    Perché allora se mi piace approfondire il caso di Dora mi si chiede il perché di tale interesse?
    E' proprio vero, psy....ve la rigirate come volete (la frittata, intendo).

    Saluti

    PS:
    Cara Benedetta,
    hai ragione, siamo proprio dei tipacci poco raccomandabili; per deformazione professionale cerchiamo sempre motivi reconditi, possibilmente inconsci, architetture cosmiche oltre il velo di maya, siamo come quei cuochi giapponesi che da un cubetto di un cm quadrato di carne sono capaci di tirarci fuori 45 bistecche fiorentine solo usando un coltello
    Faccio ammenda per quello che mi concerne.
    L'unica cosa su cui insisto è che sulla curiosità, in cui ti sono solidale, c'è sempre qualcosa di personale, perché c'è pur sempre una persona dietro ogni curiosità. Per questo l'analista non potrà mai essere autenticamente curioso e nello stesso tempo neutrale.
    Ciao
    P.S. La frittata, io almeno, non la so rigirare molto bene, ma sono bravo a spadellare primi piatti e faccio un discreto risotto all' "onda"

  14. #404
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di luigi '84
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    Riferimento: A. Miller e il perdono in analisi

    Citazione Originalmente inviato da benedetta14 Visualizza messaggio
    ve la rigirate come volete (la frittata, intendo)
    Beh, essendo un ossessivo, mi vien bene qualsiasi ''giro''!...con la frittata poi, concedimelo, sono un vero maestro!...ma, venendomi bene qualsiasi giro, alla fine, mi trovo nell'impossibilità di far girare alcunchè! (analisi che stagna nell'immaginario!...palle a parte!hihi!)...ecco perchè il ''perturbante'', il ''nuovo'', diventa tragicamente incombente...sempre che non si voglia iniziare a far la muffa...e quindi a puzzare...

    Saluti,
    Luigi

  15. #405
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    Riferimento: A. Miller e il perdono in analisi

    Citazione Originalmente inviato da luigi '84
    D'altro canto, anche il mio analista preferito (!) disse: ''Bisogna avere del caos dentro per partorire una stella che danzi''...si aprano dunque i festeggiamenti! L'analisi ha in sè un che di ''fantastico'', un qualcosa che, per il singolo, ha più a che fare con una follia dionisiaca che altro...''andare da qualcuno''! Che gran cosa! Che gran movimento di libertà! A quel punto, siamo già per metà ''guariti'' dalla nostra pigrizia, già per metà liberi dal culo grosso schiacciato sulla sedia della malattia...ma nemmeno il caos in quanto tale è soluzione, ovviamente...la soluzione è l'impossibile,il terzo...tertium non datur dice infatti la logica, e non a caso! L'impossibile è il sommamente nuovo...ed è qualcosa che ha del tragico, non c'è niente da fare. Caro charlie, tieniti la tua puzza, senti a me...almeno per quella ci hai fatto il naso, come si suol dire...
    Ma il cattivo odore che emano, nel caso io sia sudato per esempio, non è un problema per me in prima persona, e non ci ho fatto alcun naso, lo sento da sempre il mio odore fin da quando ero piccolo e non mi ha dato mai fastidio... sono gli altri che dovrebbero farci il naso a questi odori per risolvere il problema . Perciò forse non ci siamo capiti, tu ad esempio quando vai al gabinetto ad evacuare per caso usi deodoranti e profumo anche mentre... Sei in azione... Non ci hai fatto ancora il naso all'odore della tua cacca?

    Comunque a 'ste cose mi ci sono per così dire adattato anche se per farlo consumo energie comunque, è ad altre che non riesco ad adattarmici, anzi non lo voglio proprio.

    Guarire dalla pigrizia?
    Ma perché è una malattia pure questa?
    Essere liberi... E da cosa? A me interessa ottenere ciò che voglio, ma ciò che voglio io, non quel che vuoi tu, Freud, Nietzsche, la civiltà occidentale o orientale o un qualsiasi altro analista, ve l'ho detto, o qualcuno diviene uno strumento efficace di questo mio volere, che per altre persone può essere contorto, perverso, immorale e quant'altro o niente, non mi si può aiutare... C'è poco da fare. Quello che è tragico per me è che voi avete qualcosa da dare ma probabilmente non è quello che serve davvero a molte persone.
    A te ad esempio interessa non esser pigro... Bene, hai ottenuto quel che volevi... O no?
    Poi io non ho mai detto ed affermato da qualche parte di voler divenire uno stacanovista. Io del lavoro mi son sempre lamentato, se leggi i miei interventi non ho mai detto che ritenessi la pigrizia una malattia, perciò io vorrei guarire da qualcosa ma "dal dover lavorare per sopravvivere e guadagnare qualche soldo" e non dalla pigrizia .
    Quando faccio qualcosa che voglio davvero fare con piacere io non devo vincere mai alcuna pigrizia e posso anche impegnarmi per ore, la faccio e basta.
    Se sei pigro è perché in fondo certe cose non le vuoi fare, cioé per me è così, devo guarire pure da quel che preferisco fare? Non ho alcuna intenzione di guarire, non mi interessa questo, tutto qui.

    Saluti
    Ultima modifica di Char_Lie : 09-07-2010 alle ore 16.58.15

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