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  1. #331
    Partecipante Assiduo
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    20-03-2009
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    167

    Riferimento: caso clinico adulto 3 prova

    Si avete ragione.....è sicuramente meglio limitarci al dist. ossessivo compulsivo di Asse I senza azzardarci in ipotesi per cui non si hanno minimamente indicazioni.....dist. ossessivo compulsivo decisamente...aspettate che vi posto un altro bel caso

  2. #332
    Partecipante Esperto L'avatar di irenesotgia
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    Riferimento: caso clinico adulto 3 prova

    perchè dist. dell'umore in differenziale?
    forse per i tratti aggressivi e l'angoscia?
    Ultima modifica di irenesotgia : 12-07-2010 alle ore 17.52.28
    iri

  3. #333
    Partecipante Assiduo
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    Riferimento: caso clinico adulto 3 prova

    P.M. è figlia unica, ventenne, vive in casa con i genitori (padre 45 anni, madre 42 anni). Il nucleo familiare è composto dalla nonna paterna, deceduta circa 5 anni fa, dal padre, dipendente di un ente pubblico (usciere) e dalla madre casalinga. Da circa un anno hanno rilevato un esercizio commerciale in un paese vicino alla città di residenza, dove P., diplomatasi da un anno, collabora con il padre che manda avanti l'attività, dopo il lavoro d'ufficio. La vita familiare è molto isolata, non hanno amici e frequentano molto i parenti. Il padre ha avuto un infarto due anni fa.
    P. Viene accompagnata al colloquio con lo psicologo dal padre; con molte difficoltà descrive una sintomatologia presente da circa due anni, che ha come punti principali:
    paura di ingrassare;
    crisi comportamentali con aggressività verbali e talvolta fisiche, soprattutto nei confronti della madre;
    difficoltà di rapporto con gli altri e in particolare con i coetanei, con cui esce raramente.
    Presenta inoltre amenorrea da circa un anno e un peso corporeo di 40 kg per 160 cm di altezza.
    Un successivo colloquio evidenzia altri elementi. P. M. dice:
    - che talvolta il padre nel fare le porzioni dà più cibo alla madre;
    - che la difficoltà ad uscire con altri è legata alla preoccupazione di sporcarsi, truccandosi prima di uscire o nel corso delle uscite stesse; la preoccupazione di "sporcarsi" è legata anche, in casa, alla pulizia della propria stanza, che delega alla madre; lei, inoltre, teme di non pulire bene;
    - che non può fare a meno di raccontare ai genitori minuziosamente tutto ciò che le accade;
    - che ha avuto un ragazzo, due anni fa, ma lo ha lasciato perché si annoiava e perché non andava bene al padre.
    Risulta che la madre ha un tono depresso, ma senza manifestazioni cliniche eclatanti; lo stesso dicasi per il padre, che ha sempre fatto una vita molto isolata e che afferma che la figlia gli somiglia in questo tratto di personalità.
    Sulla base delle informazioni presentate, il candidato proponga una indicazione diagnostica, suggerendo eventualmente ulteriori approfondimenti; indichi inoltre un piano motivato di intervento, specificandone i possibili obiettivi.

  4. #334
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    Riferimento: caso clinico adulto 3 prova

    Citazione Originalmente inviato da Giupeppe Visualizza messaggio
    Un ragazzo di 25 anni presenta i seguenti problemi: timori di malattia, si lava in continuazione, è meticoloso nel fare le cose, è molto angosciato e a tratti moto aggressivo. Non riesce a mantenere un rapporto di lavoro continuativo.
    Vive con il padre, la madre è deceduta quando lui aveva 12 ani, epoca in cui ebbero inizio le sue difficoltà.
    Il candidato faccia un'analisi della situazione e indichi i possibili interventi con riferimento a una teoria, esponendone a grandi linee gli elementi essenziali.
    Citazione Originalmente inviato da irenesotgia Visualizza messaggio
    perchè dist. dell'umore in differenziale?
    forse per i tratti aggressivi e l'angoscia?
    si esatto x questi tratti...

  5. #335
    Partecipante Assiduo
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    Riferimento: caso clinico adulto 3 prova

    Citazione Originalmente inviato da irenesotgia Visualizza messaggio
    perchè dist. dell'umore in differenziale?
    forse per i tratti aggressivi e l'angoscia?
    Bè penso perchè la sintomatologia dei due disturbi è molto simile

  6. #336
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    Riferimento: caso clinico adulto 3 prova

    allora io direi anoressia nervosa in comorbidità con disturbo dipendente...
    aiuto ho un pò di confusione...

  7. #337
    Partecipante Esperto L'avatar di irenesotgia
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    01-06-2007
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    1

    Riferimento: caso clinico adulto 3 prova

    Citazione Originalmente inviato da Giupeppe Visualizza messaggio
    P.M. è figlia unica, ventenne, vive in casa con i genitori (padre 45 anni, madre 42 anni). Il nucleo familiare è composto dalla nonna paterna, deceduta circa 5 anni fa, dal padre, dipendente di un ente pubblico (usciere) e dalla madre casalinga. Da circa un anno hanno rilevato un esercizio commerciale in un paese vicino alla città di residenza, dove P., diplomatasi da un anno, collabora con il padre che manda avanti l'attività, dopo il lavoro d'ufficio. La vita familiare è molto isolata, non hanno amici e frequentano molto i parenti. Il padre ha avuto un infarto due anni fa.
    P. Viene accompagnata al colloquio con lo psicologo dal padre; con molte difficoltà descrive una sintomatologia presente da circa due anni, che ha come punti principali:
    paura di ingrassare;
    crisi comportamentali con aggressività verbali e talvolta fisiche, soprattutto nei confronti della madre;
    difficoltà di rapporto con gli altri e in particolare con i coetanei, con cui esce raramente.
    Presenta inoltre amenorrea da circa un anno e un peso corporeo di 40 kg per 160 cm di altezza.
    Un successivo colloquio evidenzia altri elementi. P. M. dice:
    - che talvolta il padre nel fare le porzioni dà più cibo alla madre;
    - che la difficoltà ad uscire con altri è legata alla preoccupazione di sporcarsi, truccandosi prima di uscire o nel corso delle uscite stesse; la preoccupazione di "sporcarsi" è legata anche, in casa, alla pulizia della propria stanza, che delega alla madre; lei, inoltre, teme di non pulire bene;
    - che non può fare a meno di raccontare ai genitori minuziosamente tutto ciò che le accade;
    - che ha avuto un ragazzo, due anni fa, ma lo ha lasciato perché si annoiava e perché non andava bene al padre.
    Risulta che la madre ha un tono depresso, ma senza manifestazioni cliniche eclatanti; lo stesso dicasi per il padre, che ha sempre fatto una vita molto isolata e che afferma che la figlia gli somiglia in questo tratto di personalità.
    Sulla base delle informazioni presentate, il candidato proponga una indicazione diagnostica, suggerendo eventualmente ulteriori approfondimenti; indichi inoltre un piano motivato di intervento, specificandone i possibili obiettivi.
    inizialmente ho pensato a anoressia nervosa, ma i punti successivi mi fanno pensare a un dist. del cluster A,,, tipo dist schizotipico di personalità...


    voi che dite?
    iri

  8. #338
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    Riferimento: caso clinico adulto 3 prova

    xchè schizotipico?mancano secondo me i sintomi + importanti del disturbo come pensiero magico linguaggio strano...
    l'anoressia secondo me c'è il resto ripeto è un pò confuso...

  9. #339
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    Riferimento: caso clinico adulto 3 prova

    Io ho cercato di rimanere sul classico....ho commentato il caso in questo modo:

    P.M., 20 anni, figlia unica, vive con i genitori (padre, 45 anni, madre, 42 anni e una nonna scomparsa da 5 anni), diplomata, lavora nell’esercizio commerciale assieme al padre (che lavora anche come usciere in un ufficio pubblico). Vita familiare molto isolata (frequentazioni prevalentemente del solo parentato).
    P.M. viene accompagnata dal padre al colloquio con lo psicologo.
    Ai fini diagnostici del seguente caso verrà fatto riferimento al manuale diagnostico DSM IV-TR. Secondo quanto riportato P.M. manifesta “paura di ingrassare”, “comportamenti aggressivi verbali e talvolta fisici, indirizzati prevalentemente verso la madre”, “difficoltà di rapporto con gli altri, specie con i propri coetanei”. A questi sintomi riportati nel primo colloquio seguono i seguenti, riportati in un incontro successivo: difficoltà nell’uscire con gli altri associata al timore di sporcarsi, timore che persiste anche in ambito domestico/familiare e che porta P.M. a far pulire la propria stanza alla madre in quanto timorosa di non esserne sufficientemente capace e brava; necessità di raccontare minuziosamente ai propri genitori tutto ciò che gli accade; conclusione, 2 anni prima, di una relazione sentimentale in quanto ritenuta da P.M. poco interessante e perché non approvata dal padre. La sintomatologia qui riportata potrebbe far propendere il clinico, in via del tutto ipotetica e provvisoria, quantomeno in assenza di ulteriori incontri e indagini, ad un disturbo dell’alimentazione (P.M. presenta, inoltre, amenorrea, da circa un anno e un peso corporeo di 40 kg per un metro e 60 di altezza), e più nello specifico, sempre facendo riferimento ai sintomi riportati, ad una anoressia nervosa. Ciò nonostante si rendono comunque necessari ulteriori colloqui finalizzati ad inquadrare meglio il quadro clinico della paziente e del contesto che ruota attorno alla sua persona, in quanto potrebbe essere forieri di ulteriori sintomi non espressi nei colloqui. Ad esempio si dovrebbe indagare circa il contesto familiare: entrambi i genitori riportano un tono dell’umore relativamente depresso, senza che vi siano comunque manifestazioni cliniche esaltanti. P.M., potrebbe, quindi, essere la portavoce di un nucleo depressivo radicato in ambito familiare. Per poter verificare se esista comunque un disturbo depressivo si dovrebbe comunque attendere prima che la paziente riacquisti completamente, o parzialmente, il peso normale, in quanto i sintomi depressivi potrebbero essere associati semplicemente alle carenze alimentari e alla perdita di peso.
    Si consiglia un trattamento espressivo supportivo ad orientamento sistemico familiare.

  10. #340
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    Riferimento: caso clinico adulto 3 prova

    scusa volevo dire schizoide..
    iri

  11. #341
    Partecipante Esperto L'avatar di irenesotgia
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    Riferimento: caso clinico adulto 3 prova

    la discussione di giuseppe mi sembra perfetta---
    iri

  12. #342
    Partecipante Super Esperto L'avatar di roberta80
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    Riferimento: caso clinico adulto 3 prova

    anch'io ho pensato ad anoressia nervosa
    ma scusate come diagnosi differenziale che dite di un disturbo ossessivo compulsivo???aggressività, paura ossessiva di sporcarsi...bho forse nn c'entra nulla

  13. #343
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    Riferimento: caso clinico adulto 3 prova

    Citazione Originalmente inviato da Giupeppe Visualizza messaggio
    Io ho cercato di rimanere sul classico....ho commentato il caso in questo modo:

    P.M., 20 anni, figlia unica, vive con i genitori (padre, 45 anni, madre, 42 anni e una nonna scomparsa da 5 anni), diplomata, lavora nell’esercizio commerciale assieme al padre (che lavora anche come usciere in un ufficio pubblico). Vita familiare molto isolata (frequentazioni prevalentemente del solo parentato).
    P.M. viene accompagnata dal padre al colloquio con lo psicologo.
    Ai fini diagnostici del seguente caso verrà fatto riferimento al manuale diagnostico DSM IV-TR. Secondo quanto riportato P.M. manifesta “paura di ingrassare”, “comportamenti aggressivi verbali e talvolta fisici, indirizzati prevalentemente verso la madre”, “difficoltà di rapporto con gli altri, specie con i propri coetanei”. A questi sintomi riportati nel primo colloquio seguono i seguenti, riportati in un incontro successivo: difficoltà nell’uscire con gli altri associata al timore di sporcarsi, timore che persiste anche in ambito domestico/familiare e che porta P.M. a far pulire la propria stanza alla madre in quanto timorosa di non esserne sufficientemente capace e brava; necessità di raccontare minuziosamente ai propri genitori tutto ciò che gli accade; conclusione, 2 anni prima, di una relazione sentimentale in quanto ritenuta da P.M. poco interessante e perché non approvata dal padre. La sintomatologia qui riportata potrebbe far propendere il clinico, in via del tutto ipotetica e provvisoria, quantomeno in assenza di ulteriori incontri e indagini, ad un disturbo dell’alimentazione (P.M. presenta, inoltre, amenorrea, da circa un anno e un peso corporeo di 40 kg per un metro e 60 di altezza), e più nello specifico, sempre facendo riferimento ai sintomi riportati, ad una anoressia nervosa. Ciò nonostante si rendono comunque necessari ulteriori colloqui finalizzati ad inquadrare meglio il quadro clinico della paziente e del contesto che ruota attorno alla sua persona, in quanto potrebbe essere forieri di ulteriori sintomi non espressi nei colloqui. Ad esempio si dovrebbe indagare circa il contesto familiare: entrambi i genitori riportano un tono dell’umore relativamente depresso, senza che vi siano comunque manifestazioni cliniche esaltanti. P.M., potrebbe, quindi, essere la portavoce di un nucleo depressivo radicato in ambito familiare. Per poter verificare se esista comunque un disturbo depressivo si dovrebbe comunque attendere prima che la paziente riacquisti completamente, o parzialmente, il peso normale, in quanto i sintomi depressivi potrebbero essere associati semplicemente alle carenze alimentari e alla perdita di peso.
    Si consiglia un trattamento espressivo supportivo ad orientamento sistemico familiare.
    credo che così vada bene l'anoressia ci sta e il resto è da indagare focalizzandosi sull'umore depresso dei genitori

  14. #344
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    Riferimento: caso clinico adulto 3 prova

    Il signor Alessandro, nato nel 1966, vive con i genitori. Fino a tre anni fa faceva il magazziniere, lavoro che ha perduto in seguito a problemi di comportamento. Riferisce che sul lavoro metteva e toglieva dagli scaffali più volte ogni cosa che toccava e spingendo il carrello faceva ripetutamente un metro avanti e uno indietro. Riferisce inoltre che a casa, quando deve rifare il letto, lo disfa e lo rifà per esattamente trenta volte.

    Attacca e stacca la presa della corrente per venti volte. Accende e spegne la luce per venti volte. Attraversa più volte la strada senza necessità apparente e, dopo aver visto una persona attraverso un vetro, prova il bisogno di vedere la stessa persona direttamente, senza vetri frapposti. Tale impulso è all'origine della sua abitudine di guidare l'auto con la testa fuori dal finestrino.

    Descrivi:

    * gli obiettivi generali della valutazione;
    * le ipotesi diagnostiche che si possono avanzare sulla base delle informazioni fornite;
    * i metodi da utilizzare nella valutazione del caso specificando le varie procedure che intendi utilizzare;
    * i test idonei a quantificare la presenza di sintomi;
    * l'intervento di recupero.

    Posto questo caso che vorrei commentaste perchè poi vorrei chiedervi un "chiarimento"...o meglio un conìsiglio...

  15. #345
    Partecipante
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    Riferimento: caso clinico adulto 3 prova

    Pietro è un uomo di 32 anni che si presenta al colloquio con lo psicologo clinico di un Centro di Salute Mentale in uno stato di profonda ed evidente sofferenza psicologica. Il colloquio inizia con un lungo silenzio nel quale Pietro dimostra nervosismo e imbarazzo. Con difficoltà e su sollecitazione dello psicologo, Pietro comincia a raccontare la sua storia partendo da come sta e da ciò che l'ha portato a chiedere aiuto. Il paziente descrive che da quasi due mesi non riesce a provare alcun interesse per tutto quello che, fino ad ora di fatto, rappresentava la sua vita. Pietro riferisce di avere un rapporto affettivo abbastanza soddisfacente anche se ora preferirebbe quasi non farsi vedere più dalla sua partner e si ritaglia spazi di solitudine per evitare che lei possa rendersi conto di quanto sia cambiato, non vuole che lei scopra la sua inquietudine e il suo disagio. D'altra parte la mattina fa fatica ad alzarsi e ad essere puntuale ai suoi impegni. Pietro sostiene che anche nel lavoro, (è un impiegato amministrativo in una grande multinazionale) le cose vanno molto male perché non riesce ad affermarsi e ad avere avanzamenti, né a dimostrare quanto vale agli altri. Inoltre sono anche compromessi i rapporti con i colleghi i quali non lo tengono in considerazione. Confida che avrebbe voluto laurearsi ma per una serie di motivi ha dovuto accontentarsi di un lavoro qualsiasi. Eppure, dice, non è sempre stato così, infatti Pietro riferisce che a volte gli capita di essere per lunghi periodi pieno d'energia, "proprio un vulcano di idee e infatti in quei momenti faccio tanti progetti coinvolgo gli altri e riesco a diventare un capo; poi però all'improvviso tutto cambia, forse perché la vita spesso è crudele e mi manda troppe prove difficili da affrontare, per cui mi ritrovo a sentirmi sempre più triste e penso che non ne vale la pena". Pietro descrive alcuni episodi significativi della sua vita a sostegno della sua convinzione dell'inutilità di impegnarsi in quanto la vita è sempre piena di sorprese negative. Per quel che riguarda la famiglia d'origine Pietro riferisce di avere una madre con la quale ha un pessimo rapporto che cerca di vedere il meno possibile, è una donna sempre indignata che trova sempre un motivo per rimproverarlo. Ha perso il padre da piccolo e di lui ricorda poco. Alla fine della seduta Pietro sottolinea che non aveva alcuna intenzione di fare una consultazione psicologica in quanto non crede di avere un grave problema, né pensa che il suo malessere passeggero anche se pesante possa essere risolto, "ognuno ha i suoi affanni e la vita non risparmia nessuno". Un suo amico d'infanzia però l'ha convinto ad andare dallo psicologo avendo riconosciuto in lui la stessa angoscia che lo tormentava in passato e per la quale aveva richiesto l'intervento di uno psicologo.
    Sulla base di quanto sopra esposto il candidatola indichi in modo sintetico:
    a) la ciassifièazione e il referente teorico utilizzato per l'ipotesi diagnostica;
    b) l'ipotesi diagnostica più rispondente ai comportamenti e alla sintomatologia espressa,
    motivandola;
    c) le dinamiche e i meccanismi alla base del funzionamento sintomatologico del paziente e delle sue modalità di
    presentarsi allo psicologo;
    e) i passi successivi da effettuare nella valutazione del paziente, comprese le aree da indagare e gli eventuali strumenti
    psicodiagnostici da utilizzare (motivando)
    f) una valutazione sulle possibilità di trattamento, specificandone l'orientamento, gli obiettivi, il setting e il modo di
    propor lo al paziente.

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