ragazze vi posto la mia schifezza...ehm...cioè il mio elaborato sul caso clinico che vi avevo scritto stamani.
tenete conto che è il primo che provo a fare, poi sparate pure a zero...
Si presenta al colloquio la signora b.l di 34 anni, sposata e con un figlio di 7anni che frequenta regolarmente la seconda elementare. Il marito svolge lavori precari ed è iscritto ad un corso universitario. Le famiglie di origine di entrambe i coniugi abitano in città diverse da quella di b.l , hanno discrete possibilità economiche e sono disposte ad aiutare economicamente i due coniugi. La signora bl lavorava come impiegata ma è stata licenziata per ragioni di ristrutturazione aziendale.
Alcune settimane dopo il licenziamento la signora ha cominciato a presentare sintomi quali ansia sistematica e attacchi di panico in diversi contesti ambientali
Per le finalità diagnostiche richieste faremo riferimento al manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (dsm 4-tr).
.La paziente è stata inviata ad un consulto dal suo medico di base; sarebbe opportuno quindi indagare il livello di motivazione intrinseca della signora ad intraprendere una eventuale terapia,cosa si aspetta da questa, perché ha deciso di rivolgersi proprio ora ad uno psicologo visto che i primi sintomi sono comparsi circa un anno fa.
Riterrei opportuno attraverso una serie di colloqui indagare alcuni aspetti che non emergono dal testo.
Innanzitutto,se gli attacchi di panico e l’ansia sistematica si sono presentati precedentemente nella vita della signora e se eventualmente si è già sottoposta ad un intervento terapeutico o se è la prima volta che esperisce questa sintomatologia.
Fondamentale, a mio avviso, sarebbe anche indagare i contesti nei quali si sono verificati gli attacchi di panico,dove si trovava e cosa stava facendo come sono stati vissuti dalla signora, con quali manifestazioni fisiche e psichiche, se hanno causato ansia anticipatoria.,
Successivamente, potremmo indagare come ha vissuto la signora il suo licenziamento: se ritiene che sia stato dovuto veramente ad una ristrutturazione aziendale oppure se può essere atto causato, secondo lei, da una sua presunta inadeguatezza nello svolgere il lavoro.
Importante a mio avviso è anche indagare la relazione coniugale: se risulta soddisfacente, come viene vissuto dalla signora il fatto che il marito non abbia un lavoro stabile e che frequenti un corso universitario. Anche la relazione con le rispettive famiglie di origine potrebbe essere un punto da indagare: come viene vissuta la possibile dipendenza economica soprattutto dopo il suo licenziamento.
Escludendo possibili condizioni mediche che possano influire sulla sintomatologia riportata dalla signora e l’uso di sostanze, si potrebbe ipotizzare un disturbo d’ansia, nello specifico un possibile disturbo di attacco di panico.
Per confermare tale diagnosi riterrei opportuno somministrare alcuni test, quali l’MMPI 2, con particolare attenzione alla scala supplementare A (ansia) e alla scala di contenuto Anx. Proporrei anche la somministrazione della STAI-Y, che fornisce indicazioni sull’ansia di stato e sull’ansia di tratto.
Qualora venisse confermata l’ipotesi di disturbo di attacchi di panico, indirizzerei la signora verso una terapia ad orientamento psicodinamico, in quanto la paziente ha conservato l’esame di realtà ed ha un io ben integrato, con l’obbiettivo di sviluppare maggiore consapevolezza sulla propria sofferenza,, elaborare il conflitto espresso dalla sintomatologia e promuovere il processo di separazione-individuazione, che in questi casi risulta spesso non ancora effettuat0.
troppo corto? scritto male? manca qualcosa? ho sparato ca....te?sbagliato diagnosi e terapia?
aiutooooo....venerdi vado al mare?!







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magari dopo cena...