
Originalmente inviato da
Giupeppe
Io ho cercato di rimanere sul classico....ho commentato il caso in questo modo:
P.M., 20 anni, figlia unica, vive con i genitori (padre, 45 anni, madre, 42 anni e una nonna scomparsa da 5 anni), diplomata, lavora nell’esercizio commerciale assieme al padre (che lavora anche come usciere in un ufficio pubblico). Vita familiare molto isolata (frequentazioni prevalentemente del solo parentato).
P.M. viene accompagnata dal padre al colloquio con lo psicologo.
Ai fini diagnostici del seguente caso verrà fatto riferimento al manuale diagnostico DSM IV-TR. Secondo quanto riportato P.M. manifesta “paura di ingrassare”, “comportamenti aggressivi verbali e talvolta fisici, indirizzati prevalentemente verso la madre”, “difficoltà di rapporto con gli altri, specie con i propri coetanei”. A questi sintomi riportati nel primo colloquio seguono i seguenti, riportati in un incontro successivo: difficoltà nell’uscire con gli altri associata al timore di sporcarsi, timore che persiste anche in ambito domestico/familiare e che porta P.M. a far pulire la propria stanza alla madre in quanto timorosa di non esserne sufficientemente capace e brava; necessità di raccontare minuziosamente ai propri genitori tutto ciò che gli accade; conclusione, 2 anni prima, di una relazione sentimentale in quanto ritenuta da P.M. poco interessante e perché non approvata dal padre. La sintomatologia qui riportata potrebbe far propendere il clinico, in via del tutto ipotetica e provvisoria, quantomeno in assenza di ulteriori incontri e indagini, ad un disturbo dell’alimentazione (P.M. presenta, inoltre, amenorrea, da circa un anno e un peso corporeo di 40 kg per un metro e 60 di altezza), e più nello specifico, sempre facendo riferimento ai sintomi riportati, ad una anoressia nervosa. Ciò nonostante si rendono comunque necessari ulteriori colloqui finalizzati ad inquadrare meglio il quadro clinico della paziente e del contesto che ruota attorno alla sua persona, in quanto potrebbe essere forieri di ulteriori sintomi non espressi nei colloqui. Ad esempio si dovrebbe indagare circa il contesto familiare: entrambi i genitori riportano un tono dell’umore relativamente depresso, senza che vi siano comunque manifestazioni cliniche esaltanti. P.M., potrebbe, quindi, essere la portavoce di un nucleo depressivo radicato in ambito familiare. Per poter verificare se esista comunque un disturbo depressivo si dovrebbe comunque attendere prima che la paziente riacquisti completamente, o parzialmente, il peso normale, in quanto i sintomi depressivi potrebbero essere associati semplicemente alle carenze alimentari e alla perdita di peso.
Si consiglia un trattamento espressivo supportivo ad orientamento sistemico familiare.