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Come si effettua la Diagnosi - Psicoterapia Comportamentale - Terzocentro di psicoterapia cognitiva
Ragazzi avrei bisogno di chiarimenti:
1 il setting se viene chiesto di definirlo in base ovviamente al tipo di disturbo dobbiamo specificare solo setting individuale-di gruppo o ci sono altre specificazioni a riguardo?
2 sul falabella la psicoterapia ha 2 approcci supportivo o espressivo e poi c'è l'orientamento (dinamico-cognit comportamentale-sistemico) in base a ciò posso mettere intervento con approccio supportivo ad orientamento cognitivo-comportamentale o è sbagliato?
Aiutatemi per favore a risolvere questi dubbi...
Ernesto Guevara de la Sierna «O siamo capaci di sconfiggere le idee contrarie con la discussione, o dobbiamo lasciarle esprimere. Non è possibile sconfiggere le idee con la forza, perché questo blocca il libero sviluppo dell'intelligenza.»
Il mio blog di ricette
vi propongo questo caso
Prova 1
Liliana, una studentessa di 19 anni, viene inviata dal medico di famiglia ad una visita psicologica
per disturbi alimentari.
Si presenta al primo colloquio accompagnata dalla madre, che appare preoccupata per il rapido
dimagrimento della figlia: ha perso 8 Kg. circa in due mesi con conseguente amenorrea.
Dall'osservazione la ragazza appare triste, scoraggiata, rallentata nei movimenti.
Riferisce di non piacersi fisicamente: di avere il naso lungo, i capelli troppo ricci e crespi e di avere
le gambe storte. La ragazza afferma di non valere niente, di essere inferiore alle sue amiche.
Asserisce continuamente di essere sfortunata e che per lei non esiste soluzione per uscire da questa
situazione. Liliana è la seconda di tre figli ed unica femmina. Proviene da una famiglia di
professionisti di classe medio-alta. Dal suo racconto sembra trasparire la presenza di difficoltà di
rapporto tra la madre e il padre e tra i genitori e i figli; tuttavia nessun altro membro della famiglia
ha mai chiesto una visita psicologica. La ragazza frequenta il primo anno di Università e il suo
rendimento è scarso; per quanto riguarda i rapporti con i colleghi di corso e con le amiche non
vengono ricercati, anzi sono sempre più spesso rifiutati. Non esce mai di casa, se non per andare a
scuola, trascorre la maggior parte del suo tempo in camera ad ascoltare la musica fissando il soffitto
o i quadri della sua stanza.
Un approfondimento dell'anamnesi rivela che i suoi problemi d'alimentazione sono iniziati durante
l'adolescenza. E' quasi un anno che si sente molto triste e a disagio, incapace ed insignificante. Il
peso massimo raggiunto è stato di 52 Kg. all'età di 15 anni; il peso minimo, nonché il peso attuale, è
di 44 Kg. Il soggetto riferisce inoltre di non essersi mai sentita grassa, al contrario, in questi ultimi
mesi avrebbe desiderato aumentare di peso senza peraltro esservi riuscita.
Il candidato indichi in maniera sintetica:
1) quale ipotesi diagnostica prenderebbe in considerazione, specificando i criteri diagnostici
ritenuti importanti a giustificazione dell'ipotesi fatta.
2) quali altri dati ha bisogno per poter effettuare una diagnosi differenziale e quale quindi
sarebbe quest'ultima
3) quali strumenti si potrebbero utilizzare per avvalorare tale ipotesi
4) il tipo di intervento ritenuto più idoneo
5) le eventuali risorse di rete psicosociali da attivare
iri
mi sembra un pò a trabocchetto..personalmente metterei come ipotesi diagnostica principale un disturbo dell'umore piuttosto che un'anoressia nervosa in particolare per questo: Il soggetto riferisce inoltre di non essersi mai sentita grassa, al contrario, in questi ultimi
mesi avrebbe desiderato aumentare di peso senza peraltro esservi riuscita. Poi come differenziale a causa del senso di inadeguatezza fisica e dell'evitare le relazioni sociali dopo aver indagato il mostivo (prova ansia ad essere esposta al giudizio degli altri? crede di non piacere?) un disturbo evitante di personalità...scusa se nn lo svolgo tutto come abìndrebbe fatto ma sto ancora ripetendo un mucchio di roba...![]()
Questo caso l'ho svolto proprio ieri e anch'io ho fatto come ntegnomo. In più, però, ho messo che bisognerebbe approfondire un possibile disturbo di dismorfismo corporeo che potrebbe essere primario o secondario alla depressione.
Ernesto Guevara de la Sierna «O siamo capaci di sconfiggere le idee contrarie con la discussione, o dobbiamo lasciarle esprimere. Non è possibile sconfiggere le idee con la forza, perché questo blocca il libero sviluppo dell'intelligenza.»
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anche a me sembra un trabocchetto....
anche perchè di solito oi dist alimentari sono accompagnati da molta iperattività, perfezionismo etce tc..che qui paiono mancare!
io farei un ipotesi su dist umore e diagnosi differenziale dist alimentari e anche qualsiasi malattia che apiega la perdita di peso consistente!![]()
." all'origine gli esseri umani erano doppi:possedevano 2 teste, 4gambe, 2 sessi uguali o diversi.Questa condizione cionferivaloro una grande forza e un ambizione tale che un giorno si lanciarono all'assalto del cielo.Allora zeus infuriato tagliò in due ciascuno di loro e da qual giorno ognuno è alla ricerca della sua metà!"
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Nel trattare un simile caso, ai fini diagnostici richiesti si poterbbe suggerire di fare riferimento al Manuale Diagnostico dei Disturb Mentali versione IV text Revised (DSM IV TR).
Liliana, 19 anni, studentessa universitara, seconda ed unica femmina di 3 figli, madre e padre professionisti (classe medio-alta). Viene inviata dal medico di famiglia ad una visita psicologica per disturbi alimentari; al primo colloquio viene accompagnata dalla madre.
Dalle manifestazioni cliniche riportate risulta un dimagrimento di Liliana di 8 kg in appena 2 mesi, amenorrea, tristezza, disagio, scoramento, movimenti rallentati, rendimento negli studi scarso, rapporti con colleghi e amiche non ricercati. Liliana asserisce, inoltre, di non valere niente e di no piacersi fisicamente (capelli troppo ricci, gambe storte, naso lungo). I problemi d'alimentazione sono iniziati durante l'adolescenza; il peso massimo raggiunto è stato di 52 Kg all'età di 15 anni; il peso minimo, nonché il peso attuale, è di 44 Kg.
Facendo riferimento a quanto appena riportato si potrebbe diagnosticare, in linea del tutto provvisoria e ipotetica un disturbo dell'umore. Il tono dell'umore prevalentemente depresso, la perdita di peso apparentemente non associata a diete o ad attività fisica, la perdita d'interesse verso certe attività e relazioni (sempre più spesso si rifiuta di uscire con le amiche), la sensazione di essere senza speranza e la demotivazione (è da un anno che si sente incapace e insignificante), il movimento rallentato sembrerebbero far ipotizzare un disturbo depressivo maggiore; tuttavia le informazioni diagnostiche nel caso descritte andrebbero approfondite perchè tale quadro clinico possa essere confermato o al contrario confutato.
In sede di diagnosi differenziale la visione distorta che Liliana ha di alcune parti del proprio corpo (naso lungo, gambe storte, cappelli crespi) o l'eccessiva perdita di peso con conseguente amenorrea potrebbero essere considerati indizi diagnostici riconducibili ad un disturbo somatoforme o ad un disturbo dell'alimentazione. La scarsezza di informazioni è, tuttavia, tale da non consentire di argomentare sufficentemente simili quadri clinici, non di meno sarebbe comunque opportuno tenere in considerazione simili ipotesi e verificarle attraverso successivi incontri e colloqui, strumenti e test necessari per i dovuti approfondimenti diagnostici.
Si dovrebbe, pertanto, indagare su una lunga serie di informazioni, ampi e ambiti: si dovrebbe innanzitutto indagare sulle strutture funzionali della paziente, sull'Io, sulla eventuale compromissione delle sue funzioni e sul rapporto con la realtà, nonchè sulle principali figure di riferimento e di dièpendenza della paziente; si dovrebbe indagare sulle aspettative che la paziente nutre nei confronti della terapia, su eventuali sintomi non descritti, quando questi hanno avuto origine (si dovrebbe cercare di raccogliere informazioni quanto più dettagliate e precise possibile); si dovrebbe indagare sui diversi contesti di vita della paziente, come quello amicale, scolastico e, sopratutto familiare (in questo caso è riportato un rapporto non facile tra moglie e marito e tra genitori e figli, sarebbe certamente utile indagare anche circa la qualità del rapporto tra fratelli).
Nel condurre tutte le indagini del caso, il clinico può servirsi di utili strumenti come lo SCID-I (intervista semi strutturata impiegata nella diagnosi dei disturbi di Asse I) e il MMPI-II, utile per indagare sugli aspetti di personalità.
Si potrebbe suggerire un trattamento supportivo espressivo. Supportivo quando l'Io della paziente risulta essere compromesso, così come le funzioni e il rapporto con la realtà (ome sembrerebbe in questo specifico caso), espressivo ad aproccio psicodinamico in modo da favorire un buon Insight nel aziente, una necessaria rielaborazione dei termini conflittuali. Prima ancora di tali trattamenti sarebbe forse opportuno consigliare una visita psichiatrica in modo da prevvedere una terapia farmacologiaca utile per stabilizzare il tono dell'umore
dai commeni precedenti sembrerebbe che anche il mio sia in in linea con i vostri....oh YEAH
Il paziente si presenta nel vostro studio accompagnato dalla madre per una consultazione. Anni 25. Riservato, tendenzialmente timido, sensibile alla critica e al giudizio. L'esordio del quadro psicopatologico risale alla prima giovinezza con saltuario abuso di sostanze (cannabinoidi e alcol) e successivamente allucinogeni (extasy). All'età di 20 anni il paziente ha iniziato a manifestare una crescente insicurezza nei rapporti interpersonali, anche nelle situazioni sociali, con sintomatologia neurovegetativa di accompagnamento (tremore, rossore, sudorazione). ed ha sviluppato condotte di evitamento con conseguente isolamento sociale ed incremento delle condotte di abuso che hanno motivato un ricovero in ambito specialistico da cui il paziente è stato dimesso con terapia farmacologica subito abbandonata dopo la dimissione per decisione spontanea. Successivamente il paziente ha iniziato ad elaborare contenuti ideativi di inadeguatezza fisica con compulsioni al controllo del proprio corpo e all'esercizio fisico. Negli ultimi due anni si è presentata una progressiva flessione timica con sentimenti di inutilità e abulia.
Il persistere della sintomatologia suddetta con incremento della quota di irritabilità ed episodi di aggressività verbale e fisica eterodiretta hanno indotto la richiesta della consultazione. Impostare una linea di intervento iniziale, le osservazioni che ritenete importanti, quali strumenti diagnostici utilizzereste, quali modelli d'intervento potrebbero risultare utili
Il paziente si presenta nel vostro studio accompagnato dalla madre per una consultazione. Anni 25. Riservato, tendenzialmente timido, sensibile alla critica e al giudizio. L'esordio del quadro psicopatologico risale alla prima giovinezza con saltuario abuso di sostanze (cannabinoidi e alcol) e successivamente allucinogeni (extasy). All'età di 20 anni il paziente ha iniziato a manifestare una crescente insicurezza nei rapporti interpersonali, anche nelle situazioni sociali, con sintomatologia neurovegetativa di accompagnamento (tremore, rossore, sudorazione). ed ha sviluppato condotte di evitamento con conseguente isolamento sociale ed incremento delle condotte di abuso che hanno motivato un ricovero in ambito specialistico da cui il paziente è stato dimesso con terapia farmacologica subito abbandonata dopo la dimissione per decisione spontanea. Successivamente il paziente ha iniziato ad elaborare contenuti ideativi di inadeguatezza fisica con compulsioni al controllo del proprio corpo e all'esercizio fisico. Negli ultimi due anni si è presentata una progressiva flessione timica con sentimenti di inutilità e abulia.
Il persistere della sintomatologia suddetta con incremento della quota di irritabilità ed episodi di aggressività verbale e fisica eterodiretta hanno indotto la richiesta della consultazione. Impostare una linea di intervento iniziale, le osservazioni che ritenete importanti, quali strumenti diagnostici utilizzereste, quali modelli d'intervento potrebbero risultare utili
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Il caso è quello di una 28enne che giunge a visita su invio del medico di medicina generale. La giovane donna presenta da circa un anno un insieme di sintomi (quali irritabilità, astenia, anedonia, difficoltà di concentrazione, disturbi del sonno e diminuzione del desiderio sessuale) che appare correlato al trasferimento in un altra città della sorella maggiore a seguito del suo matrimonio. Anna, impiegata presso una scuola statale è la seconda di tre figli e vive in famiglia. Quanto emerge dalla traccia è che i rapporti in famiglia da qualche anno non sono sereni. Non facili appaiono anche i rapporti sul lavoro dove, a seguito di un trasferimento, la giovane donna si trova ad operare in un ambiente disorganizzato e con dei colleghi “rompiscatole”. Sentimentalmente da circa 5 anni, la paziente è impegnata in una relazione stabile con un coetaneo ma nell'ultimo periodo sente che non c'è più la passione di un tempo. Anche se gli elementi appena riassunti indirizzano verso un'ipotesi diagnostica di un possibile disturbo dell'umore che, vista la durata (1 anno circa) potrebbe essere un disturbo depressivo maggiore (asse I del DSM-IVTR), necessitano di ulteriori approfondimenti da effettuare nel corso di una serie di colloqui successivi. Dal momento che il fiorire della sintomatologia appare temporalmente associato al distacco dalla sorella maggiore con la quale la paziente riferisce di avere un legame molto forte, innanzitutto si potrebbe indagare le circostanze in torno a cui si è sviluppata originariamente la sintomatologia. Sarebbe interessante raccogliere si maggiori informazioni sui pensieri, sulle emozioni e sulle rappresentazioni mentali della paziente relativamente al distacco dalla sorella. Successivamente si potrebbe procedere verso una conoscenza più approfondita della fenomenologia dei sintomi. Importante è chiarire e definire quando insorgono i sintomi (in relazione a cosa), in modo da comprendere quali sono le emozioni ed i pensieri ad essi associati. Per esempio di fronte all'affermazione della paziente “mi sento cupa ed irritabile” sarebbe bene chiarire che cosa, lei intenda per cupezza d'animo e che cosa intende per irritabiltà e soprattutto in relazione a che cosa , quali sono gli avvenimenti che la fanno sentire così. Ugualmente importante sarebbe indagare che cosa fanno gli altri in relazione alla sua sintomatologia e tutti i pensieri e le emozioni legati alle dinamiche relazionali entro cui è possibile iscrivere i sintomi. La ricostruzione della storia di vita deve procedere parallelamente a tutto ciò e dev'essere tesa all'individuazione di eventi salienti (lutti, separazioni, presenza di patologie psichiatriche in famiglia...) che possono aver in qualche maniera influito a sviluppare nella paziente questa configurazione sintomatologica piuttosto che un'altra. Opportuno sarebbe chiedere alla paziente cosa fa per gestire la sintomatologia e, dal momento che sappiamo che assume dei farmaci e che quindi probabilmente questo è un suo tentativo di gestione della sintomatologia, potremmo dirigere l'attenzione a sapere come vive l'assunzione di farmaci, quali sono i pensieri e le idee associate a questo. Inoltre, dal momento che la paziente giunge inviata da un altro professionista e probabilmente sarà mossa da una motivazione di tipo estrinseco, nel corso del colloquio sarebbe buono indagare anche la l'eventuale presenza di motivazioni di tipo intrinseco che potrebbero concorrere in maniera positiva in futuro ed ipotetico trattamento del problema. Infine, ma non ultimo, necessario è anche comprendere perchè la sintomatologia è un problema per lei (per quale motivo, che cosa i sintomi le impediscono di fare), cercando in tal modo di approfondire la comprensione della gravità della compromissione provocata dai sintomi. Sarebbe bene intergrare i dati emersi dal colloquio con la somministrazione di strumenti testistici. Allo scopo di definire le caratteristiche generali di personalità, utile potrebbe rivelarsi la somministrazione di un MMPI-2 i cui possibili risultati attesi potrebbero vedere un aumento dei punteggi nella scala di valutazione della depressione (D). A questa somministrazione si potrebbe affiancare la somministrazione di un inventario di valutazione della depressione più specifico quale il Back depression inventory. Qualora i dati ottenuti dai testi e quelli dei colloqui corroborassero con l'ipotesi iniziale di un disturbo depressivo maggiore si potrebbe prevedere un'ipotesi di trattamento di sostegno di tipo cognitivo comportamentale volta alla ristrutturazione dei pensieri e delle credenze disfunzionali (pensieri negativi su se stessi, gli altri ed il mondo). A conclusione della consultazione si potrebbe prevedere un colloquio di restituzione nell'ambito del quale riformulare in maniera semplice alla paziente le problematiche esperite ed indirizzarla verso uno psicoterapeuta ad orientamento cognitivo-comportamentale.
Ultima modifica di sovrappensiero : 19-07-2010 alle ore 17.49.28