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  1. #31
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: Psicoterapia in pratica

    Citazione Originalmente inviato da bella primavera Visualizza messaggio
    Gentile Amedeo ti ringrazio per avere dato il tuo contribuo alla discussione, devo però dirti che le mie argomentazioni non sono rilegate ad un esame di stato, ma ad una letteratura che ci dice che esistono terapie validate scientificamente ed altre no! "fermo restando, che in psicologia il termine scientifico vista la soggetività umana, deve essere usato con parsimonia", comunque psicoterapie con anni di ricerca e dati di efficacia a discapito di altre con pochi dati e magari anche di basso risultato.
    Appunto, è sulla questione della validazione che mi sembra ci sia molta più confusione di quanto non venga fatto credere. La presunta superiorità della TCC sul trattamento dei disturbi d'ansia, ad esempio, a ben vedere ha più a che fare con modalità di lavoro che richiamano la psicodinamica che non con i protocolli standardizzati (Westen, 2010). Così come c'è molto da discutere sugli effetti dei trattamenti sintomatici, che sebbene "validissimi" nel loro compito, non sembrano intervenire sulla dimensione di disagio dei pazienti, che spesso si presentano anche dopo anni ad un terapeuta privi di sintomo ma in condizioni disastrate (e questa è la mia, seppur insignificante, esperienza). Peraltro sostenere che tutti i terapeuti si occupino del soggetto è, come diceva ikaro, piuttosto fuorviante. Dipende molto dalla visione teorica che si adotta e dal dialogo tra quest'ultima e la dimensione clinica.
    Insomma, in pratica mi pare che tutte queste grandi certezze non ci siano allo stato dei fatti, quanto piuttosto delle linee di lavoro che convergono anche tra i diversi orientamenti. La principale mi sembra andare proprio nella direzione della ricerca di macroconcetti che spieghino la psicopatologia (gli stili di attaccamento per i cognitivisti, le polarità semantiche per i sistemici, le strutture di personalità per gli psicoanalisti).

    Saluti
    gieko

  2. #32
    Partecipante Figo L'avatar di bella primavera
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    Riferimento: Psicoterapia in pratica

    Non conosco lo sudio di Wensten, per la mia esperienza personale, il terapeuta in questione nel suo modo di agire teraputico aveva ben poco di psicodinamico, era un approccio basato sulle credenze di base, e poi sull'agire comportamentalmente.
    Concordo con te che non esistono certezze ed in un ottica costruttivistica potremmo dire che le certezze scientifiche non esistono.
    Ma a livello clinico (sempre se vogliamo restare in un ottica di scientificità), non possiamo prendere ciò che è stato redatto dall' APA nel 1997, e dalle linee guida del DSM, e buttarlo nel secchio...
    Io continuo a pensare che la teoria di base non conti quanto la clinica, ti porterò degli esempi, la psicoanalisi ortodossa spesso ha portato con se forti dibattiti sulla sua presunta scientificità, quindi i postulati iniziali potrebbero essere criticabili, ma se la clinica ci desse dati strabilianti su certi disturbi, l'aspetto teorico passerebbe in secondo piano, idem la tcc, può essere contestata perchè legata ad una vecchia cibernetica, ma ciò poco conta se in molti testi di riferimento viene considerata come una terapia di eccellenza su certi disturbi, Carl Rogers, è stato considerato tra i personaggi Americani più importanti del secolo e le sue teorie hanno influenzato moltissimi psicologi(tipo il concetto di empatia), ma non possiamo mettere il suo approccio (terapia centrata sul cliente), sullo stesso livello di efficacia di altre terapie es.(Sistemica o psicodinamica breve che hanno diversi studi a loro sostegno), perchè i dati della terapia centrata sul cliente sono molto scarni, di risultati di basso profilo...
    QUindi massima apertura, rispetto per tutti gli orientamenti, ma anche linee guida corrette per chi si rivolge al mondo delle terapie.

  3. #33
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: Psicoterapia in pratica

    Bisogna vedere quali sono i presupposti delle linee guida però, mentre spesso si tende a darli per scontati. Se fossero le assicurazioni o i sistemi sanitari nazionali a dettarle prendiamone atto, ma la valutazione di questi studi ne risentirebbe almeno un po', non credi?
    gieko

  4. #34
    Partecipante Figo L'avatar di bella primavera
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    Riferimento: Psicoterapia in pratica

    In parte si, anche perchè entrebbero in gioco vecchie gerarchie di potere ed interessi nascosti.
    Una cosa è certa il mondo delle terapie è talmente fitto, che un neofita che ci si addentra è meglio che si porti dietro un macete...
    Ultima modifica di bella primavera : 27-07-2010 alle ore 22.49.49

  5. #35
    Partecipante Super Esperto L'avatar di lalangue
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    Riferimento: Psicoterapia in pratica

    A volte mi viene da dubitare anche della "scienza", o meglio di un metodo, quello sperimentale, che è diventato garanzia di qualità per tutto. Siamo nell'Età della Tecnica, ma quella che serve è un'Etica, non solo della psicoanalisi.
    Citazione Originalmente inviato da complicata Visualizza messaggio
    Ma per caso la reincarnazione di Freud è Tinto Brass?
    La descrizione calzerebbe a pennello, manca solo il cubano..
    Sorella Psicoanalisi e Il Piccolo Mondo Antico

  6. #36
    Partecipante Figo L'avatar di bella primavera
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    Riferimento: Psicoterapia in pratica

    per la bioetica (Potter), la scienza è etica perchè è conoscenza, è la tecnologia INVECE sarebbe a rischio etico perchè essa non scopre ma inventa, ed è legata la potere (bellino).

  7. #37
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    Riferimento: Psicoterapia in pratica

    Per tornare alla metafora proposta riguardo ai calcolatori, secondo me conviene oscillare tra diverse teorie della mente a seconda di quale sia il problema da risolvere praticamente così come farebbe un buon programmatore che non trova così problematico passare da un linguaggio di programmazione all’altro.

    Più una teoria si sposta verso il generale più la complessità di certe descrizioni di determinate cose concrete diviene complicata in questa teoria. Per questo secondo me si crea una frattura tra il senso pratico ed il senso teorico.
    In pratica conviene usare approssimazioni e veri e propri errori concettuali. Considerare ad esempio una palla di cuoio come se fosse una sfera geometrica per risolvere certi problemi introduce un oggetto di natura teorica (la sfera) che non esiste affatto e non corrisponde alla palla se non vagamente, ma se volessimo descrivere la palla così com’è fino a spingerci alla teoria delle stringhe non ne usciremmo più. Considerarla una sfera per calcolare occhio e croce quanto percorre rotolando in linea retta ad una certa velocità angolare ci permette di poterci avvicinare ad una qualche soluzione del problema.
    A seconda del problema da risolvere perciò conviene orientarsi verso le teorie, le concettualizzazioni e i modelli più promettenti, quando si passa dalla teoria alla pratica le cose secondo me cambiano. E' quel che dobbiamo fare praticamente che dovrebbe guidarci nello scegliere il modello più adatto per impostare e descrivere un problema e non muoverci al contrario.
    In ambito psicoterapeutico a mio avviso le cose non dovrebbero risultare così diverse. Degli approcci potrebbero realmente risultare più promettenti per risolvere certi problemi specifici (certi tipi di psicopatologia) anche se non sono capaci di costruire teorie generali capaci di affrontare ogni sorta di problema (però solo in teoria ). Spiegare tutto con poche leggi non significa poter risolvere agevolmente ogni sorta di problema usando solo rigorosamente queste leggi. Il titolo della discussione è azzeccato... "psicoterapia in pratica" .

    Citazione Originalmente inviato da lalangue
    Siamo nell'Età della Tecnica, ma quella che serve è un'Etica, non solo della psicoanalisi.
    Ma questa Etica (con la "E" maiuscola) che si cerca ci serve poi per far cosa?

    Saluti
    Ultima modifica di Char_Lie : 28-07-2010 alle ore 13.08.37

  8. #38
    Partecipante Figo L'avatar di bella primavera
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    Riferimento: Psicoterapia in pratica

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Per tornare alla metafora proposta riguardo ai calcolatori, secondo me conviene oscillare tra diverse teorie della mente a seconda di quale sia il problema da risolvere praticamente così come farebbe un buon programmatore che non trova così problematico passare da un linguaggio di programmazione all’altro.

    Più una teoria si sposta verso il generale più la complessità di certe descrizioni di determinate cose concrete diviene complicata in questa teoria. Per questo secondo me si crea una frattura tra il senso pratico ed il senso teorico.
    In pratica conviene usare approssimazioni e veri e propri errori concettuali. Considerare ad esempio una palla di cuoio come se fosse una sfera geometrica per risolvere certi problemi introduce un oggetto di natura teorica (la sfera) che non esiste affatto e non corrisponde alla palla se non vagamente, ma se volessimo descrivere la palla così com’è fino a spingerci alla teoria delle stringhe non ne usciremmo più. Considerarla una sfera per calcolare occhio e croce quanto percorre rotolando in linea retta ad una certa velocità angolare ci permette di poterci avvicinare ad una qualche soluzione del problema.
    A seconda del problema da risolvere perciò conviene orientarsi verso le teorie, le concettualizzazioni e i modelli più promettenti, quando si passa dalla teoria alla pratica le cose secondo me cambiano. E' quel che dobbiamo fare praticamente che dovrebbe guidarci nello scegliere il modello più adatto per impostare e descrivere un problema e non muoverci al contrario.
    In ambito psicoterapeutico a mio avviso le cose non dovrebbero risultare così diverse. Degli approcci potrebbero realmente risultare più promettenti per risolvere certi problemi specifici (certi tipi di psicopatologia) anche se non sono capaci di costruire teorie generali capaci di affrontare ogni sorta di problema (però solo in teoria ). Spiegare tutto con poche leggi non significa poter risolvere agevolmente ogni sorta di problema usando solo rigorosamente queste leggi. Il titolo della discussione è azzeccato... "psicoterapia in pratica" .



    Ma questa Etica (con la "E" maiuscola) che si cerca ci serve poi per far cosa?

    Saluti
    io la intendo come rispetto per l'ecologia della persona!

  9. #39
    Partecipante Figo L'avatar di anturium_rosa
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    Riferimento: Psicoterapia in pratica

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Attendiamo anche le tue riflessioni in merito.

    Saluti
    Ho letto le vostre riflessioni e le trovo tutte interessanti, io personalmente non sono molto esperta di psicoterapia, sono solo a metà del percorso universitario e fino ad ora ho avuto a che fare con molta teoria, ma zero pratica. Sono più d'accordo con chi dice che i diversi approcci di psicoterapia non possono andare bene per tutti e per tutto indistintamente, credo che ci sia una psicoterapia più adatta ad un problema e ad una persona e meno adatta per un altro. Io ad esempio ho avuto modo di parlare con un cognitivo comportamentale e ho capito che non era quello che cercavo.

  10. #40
    Megiston Matema
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    Riferimento: Psicoterapia in pratica

    Citazione Originalmente inviato da anturium_rosa Visualizza messaggio
    Ho letto le vostre riflessioni e le trovo tutte interessanti, io personalmente non sono molto esperta di psicoterapia, sono solo a metà del percorso universitario e fino ad ora ho avuto a che fare con molta teoria, ma zero pratica. Sono più d'accordo con chi dice che i diversi approcci di psicoterapia non possono andare bene per tutti e per tutto indistintamente, credo che ci sia una psicoterapia più adatta ad un problema e ad una persona e meno adatta per un altro. Io ad esempio ho avuto modo di parlare con un cognitivo comportamentale e ho capito che non era quello che cercavo.
    Cara Anturium_Rosa,
    credo che tu abbia ragione fondamentalmente, non esistono panacee universali, elisir di lunga vita, pietre filosofali, pozioni magiche per qualsiasi cosa. Ma vorrei fare qualche distinguo, esistono delle terapie che fanno affidamento su tecniche standardizzate e collaudate, che si applicano ad alcuni sintomi e nella soluzione di questi dimostrano una certa efficacia. Si potrebbe discutere, e si è fatto lungamente, sull’opportunità di eliminare un sintomo, ma questo discorso ci condurrebbe ad affrontare l’essenza stessa del sintomo e ci porterebbe lontani. Sembra ovvio che una tecnica sia efficace per ciò per cui è stata ideata e sperimentata, la sua applicabilità ad altri ambiti sintomatici si fa dubbia e sfumata quanto più questi ultimi sono differenti dai primi. Esistono delle terapie che sono delle esperienze esistenziali, dei percorsi di autoconoscenza, che si strutturano come dei processi dinamici non tesi ad eliminare il sintomo (o meglio, la sofferenza, perché il sintomo quando trova ascolto non ha più ragione di esistere e si trasforma in relazione analitica o in transfert), ma a comprenderlo nella sua funzione, nel cuore del suo senso, come grido di dolore, come organizzazione peculiare del proprio mondo e come equilibrio e riorganizzazione piuttosto che come fastidio o come problema. In questo caso, queste terapie affrontano un ampio spettro di problematiche che comportano la sofferenza, perché non sono specifiche e puntiformi, ma olistiche, tese a comprendere cosa sta accadendo al soggetto che soffre.
    La limitazione che queste terapie possono avere non è certo di natura diagnostica, o strutturale o inerente al tipo di problema, con particolari accorgimenti di setting la psicoanalisi oggi affronta le nevrosi, i disturbi di personalità, le strutture border-line e le psicosi. Il problema è piuttosto dato dai suoi stessi strumenti terapeutici: il rapporto, il transfert ... se questo non dovesse instaurarsi l’analisi stessa non decolla e il viaggio non inizia. E’ un po’ il tuo: “Io ad esempio ho avuto modo di parlare con un cognitivo comportamentale e ho capito che non era quello che cercavo”, la stessa identica frase avresti potuto dirla incontrando un particolare psicoanalista che non ti ispira.
    Un saluto.

  11. #41
    Partecipante Assiduo
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    Riferimento: Psicoterapia in pratica

    Esistono delle terapie che sono delle esperienze esistenziali, dei percorsi di autoconoscenza, che si strutturano come dei processi dinamici non tesi ad eliminare il sintomo (o meglio, la sofferenza, perché il sintomo quando trova ascolto non ha più ragione di esistere e si trasforma in relazione analitica o in transfert), ma a comprenderlo nella sua funzione, nel cuore del suo senso, come grido di dolore, come organizzazione peculiare del proprio mondo e come equilibrio e riorganizzazione piuttosto che come fastidio o come problema.
    Condivido molto il tuo discorso, però mi sento di aggiungere qualcosa. Non tutti desiderano intraprendere questo tipo di percorso, relazionarsi in questo modo al sintomo e alla persona che si aspetti che lo curi. Parlo da studente, ma ogni tanto mi chiedo come l'analista dovrebbe rispondere ad un contesto e a delle aspettative da parte del mondo sociale in cui viene richiesta la sola eliminazione del disagio e la possibilità di continuare a tirare avanti così come si è senza intraprendere le peripezie che per certi versi impone un'analisi.
    Certe volte penso che certi tipi di trattamento, come anche la ricerca di validare e confrontare diverse terapie rispondano più all'esigenza di ottenere un prodotto che il paziente possa consumare e il terapeuta vendere. Una sorta di garanzia sull'uso. Se come studente di psicologia, questa necessità di avere un sostegno empirico, come garanzia del fatto di proceder bene, penso sia solo da comprendere e metabolizzare, mi chiedo come rivolgersi al paziente che ha la necessità di avere un prodotto disponibile per l'uso, con effetti garantiti in poco tempo e senza la volontà di entrare in quel tipo di relazione che certe psicoterapie impongono.
    Buona Serata

  12. #42
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    Riferimento: Psicoterapia in pratica

    Citazione Originalmente inviato da Amedeo!!?? Visualizza messaggio
    mi chiedo come rivolgersi al paziente che ha la necessità di avere un prodotto disponibile per l'uso, con effetti garantiti in poco tempo e senza la volontà di entrare in quel tipo di relazione che certe psicoterapie impongono.
    Penso che l'analista debba dialogare con la richiesta del paziente, di qualsiasi tipo essa sia e proporre un metodo. Se quest'ultimo non viene "scelto" dal paziente, non ci può essere analisi. E può capitare che chi pensava solo a tempo e sicurezze si riesca a mettere in gioco ad altro livello...

    Saluti
    gieko

  13. #43
    Partecipante Figo L'avatar di bella primavera
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    Riferimento: Psicoterapia in pratica

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Per tornare alla metafora proposta riguardo ai calcolatori, secondo me conviene oscillare tra diverse teorie della mente a seconda di quale sia il problema da risolvere praticamente così come farebbe un buon programmatore che non trova così problematico passare da un linguaggio di programmazione all’altro.

    Più una teoria si sposta verso il generale più la complessità di certe descrizioni di determinate cose concrete diviene complicata in questa teoria. Per questo secondo me si crea una frattura tra il senso pratico ed il senso teorico.
    In pratica conviene usare approssimazioni e veri e propri errori concettuali. Considerare ad esempio una palla di cuoio come se fosse una sfera geometrica per risolvere certi problemi introduce un oggetto di natura teorica (la sfera) che non esiste affatto e non corrisponde alla palla se non vagamente, ma se volessimo descrivere la palla così com’è fino a spingerci alla teoria delle stringhe non ne usciremmo più. Considerarla una sfera per calcolare occhio e croce quanto percorre rotolando in linea retta ad una certa velocità angolare ci permette di poterci avvicinare ad una qualche soluzione del problema.
    A seconda del problema da risolvere perciò conviene orientarsi verso le teorie, le concettualizzazioni e i modelli più promettenti, quando si passa dalla teoria alla pratica le cose secondo me cambiano. E' quel che dobbiamo fare praticamente che dovrebbe guidarci nello scegliere il modello più adatto per impostare e descrivere un problema e non muoverci al contrario.
    In ambito psicoterapeutico a mio avviso le cose non dovrebbero risultare così diverse. Degli approcci potrebbero realmente risultare più promettenti per risolvere certi problemi specifici (certi tipi di psicopatologia) anche se non sono capaci di costruire teorie generali capaci di affrontare ogni sorta di problema (però solo in teoria ). Spiegare tutto con poche leggi non significa poter risolvere agevolmente ogni sorta di problema usando solo rigorosamente queste leggi. Il titolo della discussione è azzeccato... "psicoterapia in pratica" .



    Ma questa Etica (con la "E" maiuscola) che si cerca ci serve poi per far cosa?

    Saluti
    Un articolo interessante, tra aspetti teorici e pratici, ho trovato questo!
    © PSYCHOMEDIA - Paolo Migone, "Quale psicoterapia per i tossicodipendenti?"

  14. #44
    Partecipante Esperto L'avatar di missfreedom
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    Riferimento: Psicoterapia in pratica

    Citazione Originalmente inviato da bella primavera Visualizza messaggio
    Negli stessi testi che vengono consigliati per l'esame di stato per la prova del caso clinico,(Gabbard, Dsm),viene sottolineato, l'approcio terapeutico più indicato per una determinata patologia, per farti un es: "nei disturbi alimentari vengono consigliate le terapie sistemiche, o anche di gruppo, metti caso che nel compito, l'aspirante psicologo in un caso di anoressia scrivesse che la terapia consigliata sarebbe una terapia psicodinamica o una terapia comportamentale, rischierebbe una sonora bocciatura".
    Mi trovo più o meno in linea con quel che sostieni e ho la sensazione che ci abbiano fornito insegnamenti molto simili rispetto all'argomento, tuttavia mi è sorta una perplessità, e sono andata a controllare. Non so nel Gabbard, perché non lo possiedo, ma nel DSM IV-TR, alla voce "disturbi dell'alimentazione - anoressia nervosa" non c'è una sola parola che rimandi al tipo di Psicoterapia più o meno idoneo, né al tipo di orientamento per affrontare la patologia, e credo sia giusto. Dico questo perché sostanzialmente un laureato che si appresta a sostenere un esame di stato non si sta preparando a fare Psicoterapia, e molto spesso nulla ne sa a riguardo, se non generiche informazioni. Dunque, secondo il mio punto di vista, lo Psicologo, non dovrebbe avere particolari Orientamenti salvo quelli forniti dal proprio corso di laurea, che al massimo possono oscillare tra Clinico, Cognitivo e del Lavoro. Sicché lui, proprio in sede d'esame, non ha l'obbligo di essere informato sulla Psicoterapia Adeguata per ogni singolo disturbo, in primis perché c'è una confusione a riguardo che è davvero sconcertante persino tra i professionisti, e secondariamente perché non è la Psicoterapia che lo Psicologo andrà ad applicare subito dopo l'esame (oltretutto, lo Psicologo, non è obbligato a diventare Psicoterapeuta). O almeno, questo è quel che penso io.

    Saluti,
    mf

    P.s. La cosa buffa, è che proprio di recente, alcuni esperti del settore, suggerivano una cognitivo-comportamentale per la cura dell'anoressia. Ora, vai a capire qual'è la verità.
    Siamo noi gli inabili che pure avendo a volte non diamo. R. Zero

  15. #45
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    Riferimento: Psicoterapia in pratica

    Citazione Originalmente inviato da lalangue
    A volte mi viene da dubitare anche della "scienza", o meglio di un metodo, quello sperimentale, che è diventato garanzia di qualità per tutto. Siamo nell'Età della Tecnica, ma quella che serve è un'Etica, non solo della psicoanalisi.
    Beh, non credo che il metodo sperimentale garantisca la qualità, ossia il valore di qualcosa, il metodo sperimentale serve solo per misurare la verità di certi asserti o, in ambito medico, l'efficacia di certe tecniche e cure.
    Ora una tecnica per essere usata in modo utile da qualcuno deve risultare efficace, ma l'efficacia è una condizione necessaria ma non sufficiente per sapere se quella tecnica risulta di un qualche valore per un individuo.
    Se qualcuno inventasse uno strumento per contare quanti peli ha un ratto e funzionasse, a me a cosa potrebbe mai servire una cosa del genere? Che valore potrei dare ad uno strumento del genere che funziona perfettamente? Mi interessa sapere quanti peli ha qualche ratto? A me no, comunque tutto questo rappresenta un qualcosa di soggettivo.

    Non siamo a mio avviso in alcuna era della tecnica, a me personalmente soltanto certe tecniche risulterebbero utili (se esistessero ), nessun essere umano ha mai elogiato la tecnica in sé.

    L'era che viviamo non è un'era del trionfo della tecnica (questa in fin dei conti c'è sempre stata da quando gli esseri umani hanno iniziato ad usare certi utensili), è solo un'era in cui c'è una crisi dei valori oggettivi, ma non credo che qualcuno possa realmente portarci fuori da questa crisi rifondando una qualche Etica con la E maiuscola. Tornare indietro e cercare di rifondare una qualche etica oggettiva è una falsa soluzione, insomma poi secondo me non c'è alcun problema da risolvere, sono gli interessi dei singoli individui che ormai sembra proprio che siano andati fortemente in conflitto, tanto vale prenderne almeno atto.

    Se a certe persone interessa intervenire sui sintomi, certe tecniche risulteranno utili a questo tipo di persone, non è che c'è un'etica del benessere assoluta: cosa sia il proprio benessere non è un qualcosa che possa essere deciso una volta per tutte a tavolino dagli esperti. Si potrebbe misurare oggettivamente l'efficacia di una certa tecnica ma a monte non si può di certo misurare oggettivamente la sua utilità e qualità, l'utilità di una tecnica varia a seconda di quali siano gli interessi individuali e questi possono variare da persona a persona.

    Qualcuno potrebbe sostenere che proprio tutte le psicoterapie per lui sono inutili valutando gli scopi che conseguono come un qualcosa che non ha un gran valore per lui anche se potrebbero risultare tutte efficaci nei confronti degli scopi che ognuna di queste dovrebbe teoricamente poter conseguire.

    Però d'altra parte una tecnica che non è efficace a chi potrebbe mai servire? Per questo secondo me si dà una certa enfasi nei confronti della verifica dell'efficacia. L'efficacia è una condizione necessaria ma non sufficiente affinché una qualche tecnica risulti utile a qualcuno, abbia un qualche valore, sia in un ultima analisi un prodotto di qualità per quella persona.

    Saluti
    Ultima modifica di Char_Lie : 29-07-2010 alle ore 01.31.51

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